'London Coaching'. Il segreto di Dimitrov è Vallverdu

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‘London Coaching’. Il segreto di Dimitrov è Vallverdu

Le Finals di Londra hanno consacrato Grigor Dimitrov. Un talento che già aveva tutto per far bene. Ma forse gli mancava uno come Daniel Vallverdu

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Distratti dall’evoluzione di Grigor Dimitrov abbiamo quasi dimenticato che il suo 2017 – opulento nell’ostentare il primo titolo Masters 1000, la vittoria delle Finals e l’ingresso in top 5 – ha evidenziato la bontà della scelta di assoldare Daniel Vallverdu, ex coach di Murray e Berdych. L’allenatore venezuelano ha cominciato a collaborare con Dimitrov nell’estate del 2016 dopo aver incrociato per un brevissimo tratto la strada di del Potro. In quel momento il bulgaro galleggiava attorno alla 40esima posizione, la peggior classifica da inizio 2013, ed era reduce dal disastroso rendimento del bimestre maggio-giugno: cinque sconfitte al primo turno e due sole vittorie a Wimbledon, una delle quali contro il modesto Fratangelo. Quasi da paradigma calcistico (si cambia allenatore e i risultati immediatamente ne beneficiano), Vallverdu compare per la prima volta al fianco di Dimitrov a Toronto e il bulgaro si destreggia già meglio, perdendo agli ottavi contro il finalista Nishikori. L’asticella sale ancora a Cincinnati (sconfitta in semifinale contro Cilic, ma con lo scalpo di Wawrinka) e a Pechino (dove Murray lo batte in finale). Finisce il 2016 e Dimitrov, d’incanto, sembra poter rinascere. C’è il ritorno in top 20 e soprattutto c’è Daniel Vallverdu in panchina. 

Dimitrov e Vallverdu a Toronto, in uno dei primi scatti che li ritrae insieme

UN RAPPORTO SPECIALE

I fatti dicono che il venezuelano ha portato Dimitrov dalla quarantesima alla terza posizione in soli 16 mesi. Con tutti le circostanze favorevoli che è possibile rintracciare, certo. Il circuito depauperato dall’uscita di scena dei soliti noti, il duopolio Federer-Nadal che ha irretito il resto della concorrenza, i tabelloni che si sono fatti più sormontabili. Il resto però ce l’ha messo Dimitrov, e di quel resto sembra che tanto sia ascrivibile all’impronta di Vallverdu. C’è un ottimo rapporto tra noi, vediamo il tennis nello stesso modo – ha confermato il coach – e abbiamo un bel legame“. Perché tutto nasce dalla capacità di un allenatore di farsi ascoltare dal suo allievo, e senza un rapporto che sappia a volte esulare dal mero universo tennistico è difficile realizzare quello che Dani e Grisha hanno realizzato. Trasformare potenzialità in risultati, opportunità in vittorie. In un anno e mezzo è stato sempre ricettivo come il giorno in cui abbiamo cominciato. Si è aperto con me, ha condiviso il suo punto di vista, le sue ambizioni, le sue motivazioni. Per me è stato importante fargli capire perché facciamo le cose in un certo modo, perché siamo fuori ad allenarci otto ore al giorno. Ci siamo concentrati fortemente sugli obiettivi a breve termine e sulla revisione delle sue prestazioni dopo i tornei“. Il ‘day by day’ fatto per bene ha costruito poi i presupposti per gli obiettivi a lungo termine, tra cui figurava la partecipazione alle Finals di Londra. Grigor poi ha voluto esagerare, vincendole da esordiente.

 

FASE 1: L’IMPORTANZA DELLA ROUTINE

Come ci si arriva? C’è una strada, ma non è di quelle agevoli. “Il tennis è uno stile di vita. La persona che sei fuori dal campo dev’essere la stessa che affronta i momenti cruciali di una partita. Il giocatore in vantaggio 6-3 2-0 potrebbe reagire in modo diverso sul 5-5 40-40. Quel giocatore, ad esempio, potrebbe essere intimidito. Il giocatore che affronta le difficoltà nel modo giusto è una persona che ha l’abitudine di farlo, che ha quella mentalità, quella routine tale da sentirsi a proprio agio anche sotto pressione. È il tempo che si dedica a questi aspetti fuori dal campo a fare la differenza nei momenti topici“. Queste parole di Vallverdu comunicano un messaggio inequivocabile. Non si può scindere il tennis dal resto, e quello che fai fuori dal campo influenza anche il modo in cui reagisci nei momenti di difficoltà sul campo.

Riguardo al team di Grigor, abbiamo fatto uno sforzo per ridurre al minimo le persone al suo fianco. Vogliamo mantenere l’attenzione su quello che è importante evitando tutte le distrazioni. Ovviamente ci divertiamo fuori dal campo, come una vera squadra. Ma cerchiamo di creare un’atmosfera positiva attorno a Grigor, prendendo le distanze da tutto ciò che potrebbe distogliere la sua attenzione. Per giocare bene, non puoi lasciare che la tua testa vaghi altrove“. Fase 1, dunque: abituarsi alla pressione, modellando a tale scopo la routine.

FASE 2: ‘WINNING UGLY’, QUANDO SERVE

Molto spesso l’abilità del campione è quella di svestire una difficoltà, ammansirla, portarla in un territorio amico che è in grado di renderla innocua. Nella finale di Londra è stato Goffin ad attaccare dall’inizio alla fine, conscio di doverlo fare per supplire al deficit di “arsenale”. Il belga ha giocato meglio, nell’accezione più completa del termine, ma alla fine ha vinto Dimitrov. Perché è stato più forte. “Dimitrov ha lottato con i nervi, soprattutto in finale, e ha trovato il modo di vincere. Quando Grigor è nella sua ‘zona’ gioca a un livello molto alto, ma abbiamo lavorato per permettergli di competere anche nelle giornate in cui non è al meglio. In finale diventa anche una questione di attitudine, e Grigor ha risposto presente“. Fase 2: imparare a ‘vincere sporco’, anche quando non si è al meglio. 

Grigor Dimitrov e David Goffin – ATP Finals 2017 (foto di Alberto Pezzali/Ubitennis)

FASE 3: RIMANERE IN ALTO, RICORDANDO NADAL

I buoni risultati aiutano a rimanere concentrati sul proprio gioco“. Una frase tanto banale quanto dirimente. Perché se come dice Vallverdu ‘Grigor è sempre stato un grande giocatore, ma c’è molto di più che giocare bene nei tornei’ allora c’è un tassello che il bulgaro dovrà ancora curarsi di sistemare al meglio. Salire è difficile, rimanere in sella lo è persino di più. E lo sarà ulteriormente con il ritorno degli assenti che hanno aiutato Dimitrov a scalare la classifica. “Continuare la crescita per competere ad alti livelli, e contemporaneamente consolidare la nuova posizione in classifica, richiederà un duro lavoro. La concorrenza nel 2018 sarà più agguerrita, molti top player torneranno dai rispettivi infortuni. Per fortuna l’appagamento non sarà un problema per Grigor. A vincere, ci ha preso gusto. Sarà il duro allenamento e la voglia di raccoglierne i frutti a mantenerlo affamato”.

Vallverdu però è tanto uomo di vittorie – anche prestigiose, con Murray ha portato a casa due Slam – quanto uomo in grado di riconoscere il valore (e il potere) delle sconfitte. I cinque set che hanno condannato Dimitrov a Melbourne contro Nadal, ad esempio. “Una sconfitta come quella può fare molto male. Anche a Grigor fa ancora male. Era così vicino a raggiungere la prima finale in uno Slam e ovviamente è stato difficile da accettare. Stava giocando un grande tennis. Ma abbiamo trasformato la sconfitta in un evento positivo che ci ha aiutato ad affrontare le grandi partite nel resto della stagione. A Londra Grigor ha cominciato il torneo con una grande pressione sulle spalle ma l’ha gestita alla grande. Ecco, in questo la sconfitta contro Nadal l’ha aiutato”.

Non solo. Nadal ha partecipato indirettamente anche a un altro turning point della stagione di Dimitrov: il titolo a Cincinnati. Prima della trasvolata estiva per raggiungere il cemento statunitense, infatti, Dimitrov aveva trascorso una settimana con Nadal presso la sua accademia di Maiorca. Pranzi e chiacchierate informali, ma soprattutto sedute mattutine di allenamento sotto gli occhi vigili dei due coach Moya e Vallverdu. Dopo aver sollevato il ‘vaso cinese‘ a Cincinnati, tre settimane dopo, il bulgaro ha riconosciuto il valore di quell’esperienza. “Quei giorni con Rafa mi sono serviti moltissimo, dentro e fuori dal campo. Ora quando mi capita di essere sotto nel punteggio e sto per lamentarmi mi domando ‘Nadal lo farebbe? Non credo’. Prima o poi gli chiederò di allenarmi ancora con lui“. Voci dicono che i due potrebbero ritrovarsi a Manacor a dicembre, dove magari si scambieranno la promessa di non incrociarsi ancora in semifinale a Melbourne. Da prima e terza testa di serie, se l’urna li sistemasse nello stesso lato di tabellone, sarebbe proprio quello l’eventuale destino.

Rafa Nadal&Grigor Dimitrov – Australian Open 2017

Fase 3, infine: scacciare l’appagamento e rimanere affamati, con uno sguardo al modello Nadal. Ma soprattutto, continuando ad affidarsi alle sapienti cure di Dani Vallverdu. Il coach venezuelano appare totalmente immerso nel progetto. Dal sentito abbraccio dopo il trionfo londinese alle sue dichiarazioni a mezzo stampa, che contemplano sempre la prima persona plurale. ‘Noi abbiamo‘, e poi ancora ‘noi vogliamo‘. Sembra anche chiaro cosa. Il prossimo passo è vincere uno Slam, e Dimitrov lo sa. O meglio, loro lo sanno.

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Wimbledon: Rufus il falco, guardiano attento dei sacri prati dell’All England Club

LONDRA – Se i prati dell’All England Club sono così perfetti è anche grazie a loro: Rufus il falco e il suo addestratore Wayne

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Da Londra, la nostra inviata

L’occhio di falco, quello vero, a Wimbledon c’è eccome ed è quello di Rufus. Il rapace è bravissimo nel tenere lontani i piccioni dai campi dell’All England Club e a preservarne così la bellezza.

Una vera e propria tradizione e istituzione quella del rapace ai Championships, necessario per tenere i piccioni lontani dai campi, mantenendoli così integri e puliti.

 

Ovviamente il buon Rufus proviene da una “scuola” che lo prepara adeguatamente. Alla base delle delle sue “performance” c’è Wayne Davis, 59 anni, originario del Northamptonshire che fa l’addestratore di falchi ormai da ventidue anni.

Ora Wayne è diventato un professionista di successo nel suo campo ma, all’inizio della sua carriera, la sua scelta aveva lasciato perplesso il suo entourage, tant’è che gli era stato detto di “trovarsi un vero lavoro“.

Fortunatamente Davis non ha ascoltato chi lo voleva più “convenzionale” ed ora, grazie al falco Hamish, prima, e a Rufus, adesso, è uno dei più celebri addestratori britannici di rapaci, nonché uno dei fautori, assieme a Rufus, certo, della perfezione dei campi dei Championships.

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Gianni Clerici ed Hemingway

Ricordi e aneddoti su Gianni Clerici: dall’incontro con Hemingway, alle passeggiate tra i vialetti di Wimbledon

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Gianni era dolcissimo e fumantino allo stesso tempo. L’ho conosciuto più di dieci anni fa a una conferenza stampa della Schiavone, che aveva appena passato un turno a Wimbledon. Gianni Clerici le chiese se la leonessa (nomignolo, che forse le aveva appioppato proprio lui) fosse tornata a ruggire…E lei: “Voi giornalisti dovete smetterla di chiamarmi così”…Non l’avesse mai detto. Gianni da persona affabile divenne un leone e alla Schiavone replicò che lei non doveva permettersi di apostrofarlo come “giornalista”, perché lui era un semplice scriba e non poteva essere accomunato con nessuno. Abbandonò la conferenza stampa e non ci mise più piede quell’anno e negli anni successivi. Gianni era così: un aristocratico del tennis e della scrittura.

Gianni Clerici e quel bar sospeso tra tennis e tempo

Al Press Center di Wimbledon la mattina era tra i primi ad arrivare. Condividevo questo privilegio per la mia insonnia. Alla macchinetta del caffè il primo commento: Repubblica mi ha dato le solite 40-50 righe striminzite di spalla“…
“Gianni preferisco leggerti altrove… nei tuoi libri
E lui si illuminava e ribatteva: “ma va là…

 

Gli raccontai che un amico di mio figlio, Guido, aveva assistito a una match vicino a lui ed era rimasto folgorato dalle sue parole. Gianni si ricordò perfettamente di questo ragazzo gracilino e molto educato, compagno di una partita. Gianni era un peripatetico. Gli piaceva tantissimo passeggiare lungo i vialetti di Wimbledon, il nostro Eden, e raccontare. Un giorno incontrò Ernest Hemingway in un baretto di Pamplona. Ma dai Gianni…

“Sì, ho origliato quello che diceva a un amico. Parlava di un torero, Romero, ucciso dal torello di cui si era innamorato”. Al grande scrittore americano Gianni si presentò come ammiratore e scriba, chiedendo se Romero fosse al centro del suo nuovo romanzo. E lui rispose con la proposta di un gentlemen’s agreement: se lui non avesse utilizzato quella storia, avrebbe potuta scriverla l’interlocutore appena conosciuto.

Il pittore della carta stampata: il ricordo di Gianni Clerici di Steve Flink

Gianni qualche tempo dopo mi inviò una copia di “Quello del tennis”, appena edito. C’era la storia del torero Romero, ereditata da Hemingway. Con questo biglietto che conservo come una reliquia: “Caro Antonio, non sono in molti, oltre a noi, ad aver giocato a Wimbledon. Alla prossima edizione! Gianni”.

Era un uomo generoso. Avevo partecipato al torneo dei giornalisti accreditati a Wimbledon, vincendo una bottiglia di Champagne che la sera avevamo bevuto assieme al ristorante. Gianni nobilitò questa partecipazione con quelle righe. Lui, invece, aveva partecipato al Wimbledon vero, all’età di 23 anni, dopo aver raggiunto Londra in Topolina.

Ciao Gianni, porterò nel cuore quelle lunghe passeggiate e quelle cene offerte il giovedì ai giornalisti dal Wimbledon Club. Al termine mi chiedevi mezzo toscano, che fumavi con orgoglio, facendo il giro dei tavoli. Gianni, la Hall of Fame già dal 2006 ti ha accolto tra gli immortali del tennis. Per me resti un caro amico che condivide i vialetti di Wimbledon come se fossero quelli dell’Eden. Grazie.

Antonio De Florio

L’addio a Clerici sui giornali italiani: “Lui, Mura e Brera, i tre grandi Gianni del racconto sportivo”

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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La vita di un giornalista di tennis che vive nell’Ucraina dilaniata dalla guerra [ESCLUSIVA]

UbiTennis è il primo media a parlare con Sergey Kontorchik, delle sue esperienze di guerra e della reazione
della comunità del tennis

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Traduzione dell’intervista di Adam Addicott, pubblicata su ubitennis.net 26/05/2022

A volte dovevo scrivere notizie mentre ero seduto in un rifugio, soprattutto durante i primi mesi. Le sirene d’allarme suonavano molto, molto spesso. Molte volte ci sono anche suoni di aerei, jet da combattimento, ambulanze o sirene di camion dei pompieri e suoni di esplosioni se un missile colpisce qualcosa o se i sistemi di difesa aerea entrano in funzione”.

Sergey Kontorchik è come qualsiasi altro giornalista di tennis nel mondo. Segue religiosamente lo sport per tenersi aggiornato sugli ultimi sviluppi. L’ucraino è il fondatore del sito web Великий теніс України o come è comunemente noto in inglese BTU. Nel 2012 ha deciso di creare una pagina Facebook per promuovere il tennis nel suo paese. Tre anni dopo è stato lanciato un sito web e l’anno scorso ha ricevuto per la prima volta più di un milione di visitatori.

 

“Sono stato ispirato dal tennis e avevo anche il desiderio di essere più vicino al mondo del tennis e forse di attirare più ucraini nello sport che amo”, racconta a UbiTennis.

All’inizio il sito web era piuttosto piccolo, perché non avevo sponsor e nessun collaboratore e pagavo tutto di tasca mia“.

Ho iniziato a comunicare di più con i nostri giocatori. Ogni volta che ce n’era la possibilità ho provato a visitare le partite della nazionale in Coppa Davis/Billie Jean King Cup e altri tornei, scattare foto e parlare con i giocatori per approfondire la storia del tennis ucraino. Dal 2015 altre due persone, entusiaste quanto me, si sono unite a BTU. Sono molto fortunato di avere questo team, perché senza di loro non sarebbe possibile portare avanti questo progetto così attivamente”.

È difficile trovare un difetto nell’impegno di Kontorcvhik mentre si occupa degli ultimi sviluppi agli Open di Francia dalla sua terra natale colpita dalla guerra. L’Ucraina è impegnata in un conflitto militare con la Russia dal 24 febbraio dopo che è stata intrapresa una cosiddetta “operazione speciale”. Dal 24 maggio l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha potuto verificare che 3.942 civili sono stati uccisi e altri 4.591 feriti. Anche se si teme che il bilancio sia significativamente più alto e il conteggio non tenga conto delle morti dei militari coinvolti.

Kontorchik vive a Dnipro, una città situata al centro della regione di Dnipropetrovsk che confina con Donetsk, una delle due aree controllate dai separatisti sostenuti da Mosca e si chiama Repubblica Popolare di Donetsk. Secondo il diritto internazionale la regione fa parte dell’Ucraina ma la Russia la riconosce come nazione indipendente. È una delle aree [di interesse russo] che ha fatto sì che la guerra iniziasse.

Mi sono svegliato alle 6 del mattino a causa dei terribili e rumorosi schianti: il nostro aeroporto è stato colpito da diversi missili. Ho controllato il mio telefono e ho visto dozzine di messaggi su Putin che ha avviato una guerra e inviato truppe russe che sono entrate nel nostro paese da più direzioni e che Kiev e il nord dell’Ucraina sono stati attaccati dalla parte della Bielorussia. È stato terrificante, ha detto Kontorchik nel momento in cui ha scoperto che la guerra era iniziata.

Dnipro è sempre stata vicina alla prima linea nel sud-est dell’Ucraina. È diventata un fulcro per gli sforzi sia umanitari che militari. Dnipro è diventata un luogo in cui i feriti arrivano dal fronte e gli sfollati vengono per sfuggire dalla guerra. Lo stesso sta accadendo ora, solo su scala molto più ampia”. Ha aggiunto.

UbiTennis è il primo media ad offrire a Kontorchik una piattaforma per parlare delle sue esperienze come giornalista di tennis che vive in una zona di guerra. A causa delle barriere linguistiche, abbiamo interagito tramite un traduttore per ottenere informazioni accurate.

In un certo senso il tennis ha creato un piccolo senso di evasione per gli scrittori di BTU e il loro proprietario. Hanno partecipato a vari eventi di raccolta fondi per aiutare a sostenere le persone colpite dalla guerra. Uno dei loro lettori con sede in Italia ha inviato loro “diversi pallet” di medicinali.

Ti permette di allontanarti per un attimo da questo orrore che gira dappertutto e che ti ruba un sacco di energie. Non è rilassante. Sì, il tennis è una distrazione e ti ricorda che la vita deve andare avanti, ma è sbagliato vederlo come “ok, ora posso godermi il mio tempo ed essere eccitato a causa del tennis, spiega Kontorchik.

Abbiamo scoperto che è davvero difficile guardare le partite di tennis in questo momento. Non riesci a mantenere la concentrazione o il tuo interesse. Ho provato a seguire alcune partite importanti e non sono riuscito a guardarle a lungo. Perdevo l’attenzione rapidamente. Prova a immaginare, sei stato così interessato a qualcosa per tutta la tua vita e la guerra te la rende quasi indifferente. Molti ucraini dicono che è difficile guardare film o leggere libri in questo momento. Come se il loro cervello avesse qualche forma di resistenza. Ma è importante fare qualcosa per non perdere completamente la testa”.

Cercare di promuovere il tennis in un paese colpito da un conflitto è un compito difficile. Secondo un recente rapporto, si dice che le forze russe abbiano distrutto in Ucraina almeno 130 strutture scolastiche e danneggiato altre 1500. Inevitabilmente questo avrà anche un impatto sull’accesso agli impianti sportivi. Quanto a BTU, hanno perso tutti i loro guadagni dalla pubblicità. Ora si affidano alle donazioni dei lettori per sopravvivere.

Affrontare una nuova realtà

Sin dall’inizio del conflitto, BTU ha sentito il bisogno di dare voce a coloro che nello sport potrebbero non essere in grado di parlare con i media internazionali. Un esempio è quello di Viacheslav Bielinskyi. Un diciottenne che lo scorso dicembre ha raggiunto la quinta posizione nella classifica [mondiale] juniores, dice che i giocatori russi hanno parlato con lui della loro opposizione alla guerra, ma hanno paura di farlo pubblicamente. Quelle conversazioni sono avvenute tra giocatori che giocavano nel circuito ITF.

“Siamo stati in contatto con i nostri tennisti dal primo giorno di guerra”, ha risposto Kontorchik quando gli è stato chiesto del suo legame con le stelle del tennis del suo paese.

In questo momento cerchiamo anche di raccogliere le loro storie sull’affrontare una nuova realtà, magari per parlare con chi non ha avuto la possibilità di comunicare con i media internazionali e vuole condividere con noi la propria storia. C’è chi vuole condividere e c’è chi vuole andare avanti e magari lasciare qualche episodio dell’orrore nel passato“.

Sembra assurdo che nel 2022 alcune di queste interviste siano state realizzate mentre i tennisti si nascondevano nei rifugi antiaerei. Coloro che sono riusciti a sfuggire al conflitto continuano a esprimere la loro posizione in campo. Elina Svitolina ha già parlato dell’impatto mentale della guerra e ha raccolto fondi per la sua patria. Dayana Yastremska ha donato il premio in denaro vinto con il titolo dell’Open di Lione. Nel frattempo, gli ex giocatori Alexandr Dolgopolov e Sergiy Stakhovsky si sono uniti alle forze armate del loro Paese.

Per quanto riguarda i giocatori russi e bielorussi, alcuni hanno espresso messaggi contro la guerra, ma nessuno si è spinto a tal punto da criticare il proprio governo. Il motivo principale è probabilmente legato alle severe leggi del loro Paese, che potenzialmente puniscono chi critica il conflitto. Per questo motivo Wimbledon ha deciso di non mettere in atto un documento che preveda una dichiarazione che i giocatori dovrebbero firmare, nella quale si condanna il proprio governo per poter prendere parte al torneo.

Tuttavia, questa argomentazione colpisce particolarmente Kontorchik, che sottolinea come la Russia abbia annesso la Crimea nel 2014, ma le leggi contro la guerra in Russia siano state pubblicate solo nel marzo 2022.

“C’è stata una reazione molto limitata da parte della famosa popolazione russa o bielorussa in generale. Anche da parte di coloro che trascorrono la maggior parte del loro tempo all’estero, anche da parte di coloro che vivono lì con le loro famiglie. Molti hanno provato a parlare solo dopo che le sanzioni hanno iniziato a impedire loro di condurre il loro solito stile di vita lussuoso, afferma.

Per i giocatori ucraini è come un doppio fallo: il primo “out” è che non si ottiene la risposta che ci si aspetterebbe dagli amici o dai colleghi; il secondo “out” è che si ha l’impressione che l’intera comunità degli appassionati di tennis, dei media e delle autorità non capisca affatto il tuo punto di vista. Se questi ragazzi rimangono in silenzio, i giocatori ucraini continuano ovviamente a chiedersi cosa possano pensare: forse sostengono Putin, forse pensano che sia tutta colpa dell’Ucraina, forse non riescono a vedere la differenza tra il bene e il male. È assurdo. È già davvero difficile continuare a giocare e cercare di costruire la propria carriera soltanto considerando questi fattori, senza parlare del fatto di non avere una casa”.

Il conflitto ha scatenato l’azione del mondo sportivo, ma anche nel tennis è un argomento che divide. L’ATP, la WTA e l’ITF hanno sospeso i giocatori russi e bielorussi dal giocare sotto la loro bandiera, oltre a escludere le loro federazioni nazionali dagli eventi a squadre. Wimbledon ha fatto un ulteriore passo avanti, vietando loro di giocare e facendo arrabbiare gli altri organi di governo dello sport. Il risultato è che il Grande Slam di quest’anno si svolgerà senza l’assegnazione di punti di classifica per la prima volta da quando il sistema di classifica è stato introdotto quasi 50 anni fa.

Questo divieto è stato un segno inaspettato, ma importante, di sostegno all’Ucraina, anche se alcuni continuano a ricordarci che lo hanno fatto solo per l’immagine pubblica“, ha commentato Kontorchik. “Tuttavia è stato anche un messaggio per gli altri grandi tornei. Wimbledon è il più grande evento tennistico della storia, le persone al di fuori del tennis lo conoscono e lo seguono. Il tennis, come qualsiasi altro sport, è un importante strumento di propaganda per i russi, che stanno sfruttando al massimo il loro successo sportivo”.

“Se guardiamo la questione dal punto di vista della dirigenza del tennis, sembra incomprensibile che stiano seriamente spingendo per togliere i punti a tutti. Con il pretesto di proteggere i diritti di tutti i tennisti, in sostanza tutti saranno puniti, e nessuno avrà l’opportunità di guadagnare punti a Wimbledon. Questa sarebbe la cosiddetta tutela dei diritti?”.

Date le ripercussioni legate a Wimbledon, è probabile che gli altri tornei non seguano lo stesso precedente, a meno che non siano costretti a farlo.

Il tutto fa sorgere la domanda: cos’altro si potrebbe fare? Kontorchik rende omaggio a coloro che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi, tra cui la numero 1 del mondo Iga Swiatek, che ha parlato più volte della guerra. Andy Murray e Roger Federer sono tra i giocatori che hanno fatto donazioni per gli sforzi umanitari. La Federazione svizzera di tennis ha ospitato giocatori ucraini. Infine, l’ex campionessa degli Open di Francia Francesca Schiavone ha organizzato un evento di beneficenza a favore della fondazione di Svitolina.

D’altro canto, c’è anche un certo grado di delusione. Quando è emerso il timore che Peng Shuai potesse essere sottoposta a censura da parte delle autorità cinesi, la WTA ha reagito in modo rapido e deciso sospendendo tutti i suoi eventi in Cina, causando perdite di milioni di dollari.

Le azioni del mondo del tennis, dei top player, del management, sono state estremamente deludenti in generale. Molti ucraini hanno lasciato commenti, stanno perdendo o hanno già perso il desiderio di seguire questo sport se questa ne è la reazione sincera”, ritiene Kontorchik.

“La guerra in Ucraina è uno slogan “No war” o “Stand for peace” (usato nello sport) – ma siamo onesti – come può qualcuno, qualsiasi persona sana di mente, essere a favore della guerra e contro la pace in generale?”.

Il racconto di Kontorcvhik su cosa significhi vivere in Ucraina in questo periodo rimette davvero tutto in prospettiva. Come milioni di suoi compatrioti, è inevitabilmente colpito dalla guerra. Eppure, continua a dedicare il suo tempo al tennis. Anche se nessuno sa per quanto tempo, visto che si trova in un Paese dal futuro incerto.

“Siamo chiari: il futuro del tennis in Ucraina è molto, molto incerto. A nessuno interesserà il tennis, quando la gente in Ucraina non avrà dove vivere e cosa mangiare. Le Nazioni Unite dicono che una guerra prolungata porterà 9 ucraini su 10 a vivere in condizioni di povertà o quasi. Il 50% delle aziende ha già chiuso, l’altro 50% sta lottando in questo momento. Il nostro nuovo e moderno centro di tennis è stato distrutto, i campi non sono in buone condizioni tali da permettere i giocatori di allenarsi. È solo la punta dell’iceberg”, conclude.

Traduzione di Alice Nagni e Massimo Volpati

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