WTA, chi migliorerà nel 2018?

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WTA, chi migliorerà nel 2018?

Da Aryna Sabalenka a Kristyna Pliskova, da Camila Giorgi ad Ashleigh Barty, le giocatrici che potrebbero crescere in classifica nel 2018

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In attesa di capire un po’ meglio come rientreranno i grandi nomi che nel 2017 hanno avuto impedimenti di varia natura (mi riferisco a Serena Williams, Sharapova, Kvitova, Azarenka), questa settimana vorrei provare a fare un ragionamento su tenniste meno celebrate, ma che penso potranno avere margini di crescita rispetto al 2017. Lascio fuori da queste considerazioni anche Kerber e Radwanska, per molte stagioni abituali frequentatrici della Top 10, che negli ultimi dodici mesi hanno subito una involuzione. Agnieszka forse distratta dal matrimonio, Angelique forse sazia per le enormi soddisfazioni raccolte nel 2016. Su queste grandi protagoniste della WTA ci sarà modo di tornare più avanti.

Per avere situazioni comparabili e non allargare troppo il ragionamento, mi sono dato un limite nella selezione delle giocatrici: non andare oltre il centesimo posto della classifica attuale. Come sempre in queste in casi le previsioni hanno una grande componente di aleatorietà, a partire dal fatto che nel tennis basta un infortunio, un malanno e la stagione può essere compromessa. Definite le “regole”, ecco i miei nomi, elencati in ordine rispetto al ranking.

Kaia Kanepi
ranking attuale: n° 99
Kanepi è nata il 10 giugno 1985, e aveva smesso di giocare a 31 anni appena compiuti (giugno 2016), a causa dei ripetuti problemi fisici: una costante di tutta la carriera. È stata lontana dalle competizioni quasi dodici mesi e la lunga pausa l’ha aiutata a rimettersi in salute. Quando è rientrata, nella seconda metà del 2017 è ripartita di slancio: è arrivata nei quarti di finale a Flushing Measows partendo dalle qualificazioni (dove era stata ammessa grazie al ranking protetto).
Numero 15 del mondo come best ranking (nell’agosto 2012), al momento non ha la mobilità di quel periodo, ma anche così la sua classifica attuale per me è sottostimata; in più nei primi cinque mesi del 2018 non ha punti da difendere. Per questo penso possa crescere, sempre che il fisico non cominci nuovamente a scricchiolare.

 

Aliaksandra Sasnovich e Aryna Sabalenka
ranking attuale: rispettivamente n° 88 e n° 73
Le due artefici dell’approdo in finale di Fed Cup della Bielorussia, una nazione che fino a qualche tempo fa si identificava solo in Azarenka. Con Vika bloccata dalla vicenda giudiziaria per l’affidamento del figlio, hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante nel 2017 soprattutto attraverso la competizione a squadre, ma non solo.
Accomunate dalla nazionalità, ma non dal tipo di tennis: la più leggera Sasnovich fa leva sulle qualità tattiche e sulla costruzione del palleggio per emergere, la più potente Sabalenka non ha quasi bisogno di sovrastrutture strategiche, visto che punta letteralmente a spazzare via le avversarie, attraverso l’aggressività e la pesantezza dei colpi.

Tutte e due hanno fatto intravedere livelli di gioco superiori alla loro classifica. A 23 anni Aliaksandra può puntare, se trovasse continuità, a un posto in top 50. Più difficile ipotizzare il limite per Aryna, visto che che si tratta di una giocatrice di appena 19 anni capace di mettere in campo una energia a volte quasi incontrollata, ma spesso anche incontrollabile per le avversarie.

Camila Giorgi
ranking attuale: n° 80
Leggendo i commenti su Ubitennis sappiamo che su Giorgi ci sono valutazioni contrastanti, spesso inconciliabili. Per quanto mi riguarda la considero una giocatrice con grandi potenzialità ma che nel tempo ha evidenziato due problemi di difficile risoluzione: una tendenza al braccino nei momenti importanti, e un fisico piuttosto fragile. Il numero 80 con cui ha chiuso la stagione è la conseguenza di un 2017 in cui spesso le sue condizioni non sono state ottimali. Per il 2018 penso che il discorso sia semplice: se riesce a ritrovare la salute per me vale sicuramente di più dell’ottantesimo posto nel ranking.

Belinda Bencic
ranking attuale: n° 74
Ex numero 7 del mondo nel febbraio 2016 a 18 anni, Bencic subito dopo il picco di classifica ha attraversato un lungo periodo di infortuni (a partire dal polso sinistro), che l’hanno fatta precipitare oltre il trecentesimo posto. Poi è rientrata nel settembre scorso e ha vinto tornei ITF in serie, recuperando una posizione sufficiente per essere ammessa negli Slam senza passare dalle qualificazioni. Anche su Belinda non credo ci sia molto da dire: a mio avviso se è sana vale una classifica ben più alta, e quindi nel 2018 il suo progresso dipenderà sostanzialmente dal poter giocare senza problemi fisici.

Naomi Osaka
ranking attuale: n° 68
Forse non riesco a essere obiettivo, perché mi faccio fuorviare da alcune doti di Osaka, sottovalutando invece i difetti, ma per me rimane una giocatrice da seguire con molta attenzione. Prima qualità: il suo modo di far viaggiare la palla che rimane tanto speciale quanto spettacolare: dritto, rovescio e anche un’ottima prima di servizio (ne sa qualcosa anche Federer). Per questo non posso credere che prima o poi non riesca a mettere a frutto il suo potenziale di colpitrice fuori dalla media. E lo dico pur essendo consapevole che deve cercare di migliorare nella mobilità, a rete, e nelle situazioni di gioco (offensive e difensive) costruite sulla verticale del campo. Se riuscirà a essere più convinta dei suoi mezzi penso sia comunque destinata a progredire.

Marketa Vondrousova e CiCi Bellis
ranking attuale: rispettivamente n° 67 e n° 60
Una ceca e una statunitense ma ugualmente compagne di doppio a Wimbledon e agli US Open 2017 (e già partner diverse volte anche da junior), sono le due più giovani Top 100 della WTA. Ma Vondrousova e Bellis non sono solo precoci, partono anche da un ottimo potenziale tecnico su cui costruire il futuro.
Giocatrici differenti che però mi sento in parte di accomunare, per un possibile limite ad altissimi livelli: un certo deficit di potenza. Del resto non sono due “gigantesse” (entrambe attorno al metro e 70) e non hanno un fisico superpotente. Ma a tennis a volte è sufficiente riuscire a togliere una frazione di secondo alle avversarie per diventare molto più incisive. Intendo cioè questo: se riuscissero a fare un passo in avanti nella conduzione del palleggio si troverebbero proiettate qualche decina di posizioni più in alto in classifica. Per me possono riuscire a farlo perché, sarò banale, l’età è dalla loro. E il talento anche.

Kristyna Pliskova
ranking attuale: n° 61
Non so in quanti fino a qualche stagione fa avrebbero pensato che le gemelle Pliskova si sarebbero trovate a distanza di qualche anno così lontane nei risultati. Ad esempio nel 2016: Karolina finalista agli US Open e invece Kristyna addirittura fuori dal tabellone principale, eliminata nelle qualificazioni. Lo dico perché fino al 2014 avevano avuto una carriera simile, da vere gemelle, in cui si erano superate reciprocamente. Karolina la prima a vincere uno Slam junior (Australian Open 2010), poi raggiunta da Kristyna (Wimbledon 2010). E viceversa: la mancina Kristyna prima a entrare nelle 100 WTA (gennaio 2013) in anticipo rispetto alla sorella oggi più famosa (top 100 nel marzo 2013).

La mia sensazione è che per tutte e due il principale freno a livello professionistico sia stata la paura di vincere, il famigerato “braccino”. Solo che poi Karolina ha imparato a tenerlo a bada, e anche a costruirsi una carriera di primissimo piano; Kristyna invece sembra faticare a liberarsi dai timori psicologici. Però rimane una tennista dalle notevoli potenzialità, con una delle migliori prime di servizio del circuito. Per questo mi aspetto che prima o poi riesca a progredire ancora, riavvicinandosi alla sorella.

a pagina 2: le giocatrici Top 50

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Wimbledon 2020 virtuale: fuori Williams e Kvitova, chi sarà la campionessa?

Seconda settimana dei Championships, arrivano le partite decisive. Prevarrà l’esperienza di Halep o Pliskova oppure la linea verde di Andreescu o Kenin? O vincerà una outsider?

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Simona Halep e Serena Williams - Wimbledon 2019

Seconda parte del nostro torneo di Wimbledon 2020 virtuale.
Trovate QUI l’articolo dedicato alla prima settimana.
Per la spiegazione su come è stato composto il tabellone di partenza vedi QUI. Mentre per le regole che illustrano i criteri per stabilire le vincitrici delle partite vedi QUI.

Questo è il tabellone, come lo avevamo lasciato al termine del terzo turno:

 

Day 7: Ottavi di finale
Il lunedì della seconda settimana di Wimbledon, il cosiddetto “Manic Monday” è considerato da molti appassionati una festa del tennis, per l’alto numero di partite importanti che propone. Io però la vedo in modo un po’ diverso. L’affollamento di match interessanti avviene perché non si gioca di domenica, e visto che il martedì vanno già disputati i quarti di finale (quindi senza il normale giorno di pausa fra turni), gli organizzatori sono obbligati a programmare tutte le partite all’inizio della giornata, in modo da garantire un minimo di equità sulle ore di riposo.

La conseguenza è un affastellamento quasi ingestibile, che obbliga a forzate rinunce. Andare in tribuna a seguire un match dal vivo, infatti, significa non solo perdere gli altri cominciati alla stessa ora, ma anche, se per caso la partita si allunga, buona parte di quelli successivi.

L’alternativa è rimanere in sala stampa e utilizzare il proprio monitor per fare zapping tra i diversi campi, oppure sintonizzarsi su un match diverso da quello del collega vicino, e seguire più partite in contemporanea.

Wimbledon – Sala stampa piano terra

Stare al chiuso a guardare un monitor, quando a pochi metri hai il tennis reale, non è esattamente la mia concezione di inviato, eppure negli anni passati ho quasi sempre optato per questa soluzione, per non perdere troppi avvenimenti di giornata.

Ma non questa volta; saltando dal Court 1 al Centre Court, c’erano buone possibilità di seguire dal vivo due partite quasi imperdibili: prima Muguruza contro Pliskova, poi Williams contro Andreescu. Trascurando però altri match allettanti, come Kenin contro Martic e Kvitova contro Ostapenko. Ma, come detto, durante il “Manic Monday” si finisce in ogni caso per perdere molto tennis. Veniamo comunque alle partite.

Halep, Stephens e Sabalenka (rispettivamente contro Mertens, Mladenovic e Pavlyuchenkova) hanno fatto valere la loro migliore classifica, e hanno superato l’ostacolo in due set. Una sottolineatura in più per Sabalenka, per due motivi: perché aveva perso l’unico precedente con Pavlyuchenkova, ma soprattutto perché con questa vittoria approda per la prima volta in carriera ai quarti di finale di uno Slam.

Rispetto ai pronostici della vigilia, la grande sorpresa di giornata è la sconfitta nettissima di Naomi Osaka contro Greet Minnen (6-3, 6-0). Di fronte a un punteggio così marcato, è difficile trovare un senso affidandosi solo a spiegazioni tecniche; in questi casi quasi sempre l’aspetto preponderante è quello mentale. Per questo forse la cosa migliore è affidarsi alle parole della stessa Osaka in conferenza stampa: “Ho iniziato molto emozionata, ma può capitare, specie nelle partite degli Slam. Ma poi, forse a causa del break subito in apertura, non sono mai riuscita a liberarmi dalla tensione iniziale, per cominciare a esprimermi serenamente. A quel punto è stato come giocare con uno zaino sulle spalle, che diventava sempre più pesante a ogni game perso”.

Petra Martic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Petra Martic ha sconfitto di nuovo Sofia Kenin, come era accaduto all’inizio del 2019 ad Auckland. Da allora Kenin è sicuramente cresciuta sia sul piano tecnico che come status nel circuito, grazie al successo all’Australian Open 2020. Probabilmente l’erba ha però aiutato Martic, che ha potuto evidenziare le proprie qualità al servizio. Grazie ai molti punti legati al colpi di inizio gioco, Petra è riuscita a evitare troppi scambi lunghi, con il rischio di rimanere impigliata nella ragnatela tattica di Kenin. Risultato finale: 5-7, 6-3, 6-4 per Martic.

Lascia i campi di Church Road anche Petra Kvitova, che deve quindi rimandare al 2021 la speranza di fare tris a Wimbledon. Anche lei vittima di Jelena Ostapenko, che in questi Championships ha già sconfitto tre teste di serie: prima Bencic (numero 8), poi Strycova (numero 32), ora Kvitova (numero 12).

Come detto, non ho seguito il match per intero, ma rivedendo le fasi salienti al ritorno in sala stampa, sottolineerei questo: Petra è sembrata in controllo fino al 6-3, 3-3. Poi ha avuto un passaggio a vuoto nel finale di secondo set, che ha incrinato la sicurezza dei suoi colpi. Al contrario Ostapenko ha preso fiducia, e nella seconda parte del match è stata lei a diventare più incisiva (3-6, 6-3, 6-4). Risultato a sorpresa fino a un certo punto, visto che i precedenti fra le due giocatrici erano quasi in equilibrio (4-3 Kvitova).

Petra Kvitova – Wimbledon 2017

Pliskova contro Muguruza era un confronto fra ex numero 1 WTA. La partita prometteva molto, ma alla fine non ha offerto particolari emozioni. I precedenti fra Karolina e Garbiñe indicavano una chiara favorita (8-2 per Pliskova), e non ci sono state sorprese. Con un doppio 6-3 Pliskova ha confermato di trovarsi bene contro Muguruza; quello che forse merita di essere sottolineato è che con questo risultato Karolina raggiunge per la prima volta i quarti di finale a Wimbledon. Nel 2018 e 2019 gli ottavi le erano sempre stati fatali: due anni fa contro Bertens, lo scorso anno contro Muchova, nel memorabile match terminato 13-11 al terzo.

Per chiudere, la partita più attesa della giornata, rivincita della finale dello scorso US Open: Bianca Andreescu contro Serena Williams. Serena è partita meglio, con un primo set impeccabile soprattutto alla battuta. Grazie al servizio molto efficiente le è bastato un break per chiudere il primo set 6-3.

Ma nel secondo set Andreescu ha cominciato a rispondere più efficacemente, è riuscita a muovere di più il gioco mettendo in evidenza i limiti di Williams negli spostamenti. E così Bianca è arrivata a servire per il set sul 5-3. Ha perfino mancato di un soffio un set point (il nastro ha bloccato un dritto in avanzamento che sarebbe stato vincente). Scampato il pericolo, Serena ha reagito e forzato la decisione del set al tiebreak. Bianca però non si è abbattuta e lo ha vinto con un certo margine (7-3).

Pareggiati i conti, sullo slancio Andreescu si è portata avanti di un break all’inizio del terzo set. Poi ha perso il vantaggio, ma l’ha di nuovo riottenuto, riuscendo alla fine a chiudere 3-6, 7-6, 6-4. A conti fatti Andreescu è ancora imbattuta su tre confronti avuti con Serena Williams, e si presenta come unica Top 10 sopravvissuta nella parte alta del tabellone. Ecco il riepilogo degli ottavi di finale:

a pagina 2: I quarti di finale

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Wimbledon 2020 virtuale: fuori la numero 1 Barty, resistono Serena, Halep e Andreescu

Prima settimana dei Championships virtuali. Serena Williams, Bianca Andreescu o ancora Simona Halep. O forse una outsider: chi sarà la regina di Wimbledon?

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Una delle particolarità del torneo di Wimbledon è che, anno dopo anno, è sempre diverso e sempre uguale a se stesso. Ogni stagione il tabellone è differente, le partite cambiano, e cambiano anche vincitori e vinti. Ma il quadro di insieme che li accoglie, le regole e i costumi che governano la manifestazione, sono quasi immutabili; e si conformano a una idea di tradizione che forse solo gli inglesi riescono ad applicare così profondamente, al limite della maniacalità.

Questo atteggiamento non è un semplice segno di rispetto verso il passato: è molto di più. È l’idea che passato, presente e futuro debbano scorrere mantenendosi uguali per tutto ciò che è possibile. In poche parole, la tradizione a Wimbledon è coltivata con tale puntiglio e ambizione da sfidare il concetto di eternità.

Questo non significa che gli organizzatori rimangano immobili. Nel tempo sono stati presi provvedimenti per adeguare le strutture: per esempio le coperture del Centre Court e del Court 1, oppure il prossimo allargamento dell’area dedicata ai campi. Ma si tratta di provvedimenti adottati per fare in modo che la sostanza non cambi. Che Wimbledon, cioè, continui a essere il tempio del tennis.

 

Come in ogni tempio, le regole di comportamento vanno seguite nei minimi dettagli, e questo trasforma il torneo in una liturgia sportiva. E quando per caso si esce dal canone prestabilito, lo si ricorda come una avvenimento eccezionale:

Di fronte a una liturgia, c’è chi segue l’evento con assoluta dedizione e chi prova un certo disincanto, a volte con punte di fastidio e irritazione. Sta di fatto che quest’anno il “rito” non si è potuto svolgere, a causa delle miserie terrene e della imperfezione umana: ai tornei non disputati durante le guerre mondiali, si è aggiunta l’edizione del 2020, cancellata della pandemia.

In mancanza di tennis vero, dobbiamo accontentarci di soluzioni alternative. In questi giorni, per esempio, il sito ufficiale (Wimbledon.com) offre la possibilità di rivedere integralmente grandi match del passato. Qui invece proviamo a svolgere il torneo virtualmente, secondo regole che eleggeranno una vincitrice che, forse, avrebbe potuto essere la reale trionfatrice di quest’anno. Se solo si fosse potuto giocare.

Rispetto a qualsiasi altro torneo virtuale, sicuramente Wimbledon offre un vantaggio: dato che tutto è così preciso e prestabilito, secondo regole scritte (ma anche non scritte), è più semplice definire il contesto, e immaginare aspetti di contorno che aiuteranno a descrivere le vicende e i match che seguiremo turno dopo turno.

Il torneo virtuale
Qualche indicazione su come è concepito il torneo virtuale. Quando leggerete le cronache tenete presente che prima vengono i risultati e poi il commento. In pratica lo svolgimento di Wimbledon 2020 sarà così: primo turno giocato, primo commento (e senza sapere cosa succederà al secondo turno). Secondo turno giocato, secondo commento (senza sapere cosa succederà più avanti). Proprio come avviene a un normale inviato sul posto.

Per questo non ho assolutamente voluto adeguare i risultati a desideri “letterari”. Una volta definiti gli input, accadrà quello che dovrà accadere. Tanto che al momento ancora non so chi vincerà i Championships, visto che si è appena conclusa la prima settimana e i match decisivi devono ancora arrivare. E attendo di scoprire se il vero meteo dei prossimi giorni a Londra (pioggia, caldo, etc.) potrà incidere sui risultati.

Cominciamo con il tabellone. Per approfondire come è stato costruito rimando a queste spiegazioni. Ecco il nostro punto di partenza:

Per quanto riguarda invece i criteri che indirizzano la sorte e influiscono sui risultati, rimando alla Appendice di questo articolo (pagine 5 e 6), che spiega nel dettaglio la procedura utilizzata.

a pagina 2: Day One e oltre, cadono le prime teste di serie

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I migliori colpi in WTA: capitolo finale

Quindicesima e ultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Serena Williams a Bianca Andreescu, da Simona Halep ad Ashleigh Barty, ecco la classifica definitiva con il “meglio del meglio”

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Simona Halep - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco
14. I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche


Siamo arrivati all’ultimo articolo della serie dedicata ai migliori colpi in WTA: è il momento di provare a tirare le fila di tutti i temi trattati, e di chiudere con qualche riflessione.

Prima riflessione. Proprio come nella suddivisione degli articoli, capita piuttosto spesso di pensare alle giocatrici isolando singoli colpi, nel tentativo di identificarne punti forti e punti deboli: servizio, risposta, dritto, rovescio, etc etc. Sicuramente è un approccio logico, ma non è privo di controindicazioni.

 

Con questo criterio, ogni esecuzione vista in campo viene fatta rientrare in una categoria definita di gesti tecnici (servizio, dritto, rovescio, etc.) che può essere anche analizzata sul piano numerico attraverso statistiche. L’approccio può risultare molto seducente perché in questo modo qualsiasi partita di tennis viene distillata, sezionata, e trasformata in qualcosa di più semplice e omogeneo. E quindi classificabile. Sembra tutto molto coerente, eppure ci si rende conto che non sempre questi numeri riescono davvero a descrivere un match. E parlo di descrivere, perché pretendere di spiegare sarebbe ancora più ambizioso. Come mai?

In parte per il sistema di punteggio del tennis, che fa sì che i singoli punti non pesino allo stesso modo. Ma secondo me ci sono anche ragioni tecniche. Pensiamo per esempio alla differenza tra un dritto colpito su una parabola alta sopra la spalla, e uno invece eseguito con la palla sfuggente a pochi centimetri da terra. Sono sempre due dritti, e quindi finiscono nella stessa categoria: ma quanto hanno in comune?

Dovremmo allora dividerli in sotto-categorie differenti? Potrebbe essere, ma in questo modo è come se aprissimo un vaso di Pandora, perché diventerebbe molto difficile identificare le nuove categorie e anche il modo di gestirle e analizzarle sul piano statistico.

E cosa dire dei colpi funzionali allo sviluppo di una combinazione, vale a dire che hanno un senso soprattutto in funzione del colpo successivo? Per esempio una volta si ragionava in termini di serve&volley; oggi qualcosa di affine accade, con la combinazione “servizio+dritto”.

Insomma, i colpi sono elementi fondamentali di un match, ma non lo descrivono completamente. E così, più si prova a definire un quadro completo, più ci si accorge che è quasi impossibile trovare un punto di vista capace di abbracciarlo per intero.

E poi c’è un secondo aspetto, che porta a un’altra riflessione fondamentale. Durante una partita di tennis, tra un colpo e l’altro, entrano in gioco altri elementi non meno importanti: un intero mondo di movimenti, di gesti, di pensieri che possono fare la differenza. Ecco perché (come ho spiegato alcune settimane fa) ho deciso di ampliare la serie provando a considerare alcune caratteristiche fisiche e mentali. Aggiungendo quindi una classifica dedicata alla mobilità, una alle qualità tattiche, e una alle doti agonistiche. Con la consapevolezza che si tratta comunque di un tentativo parziale che non sarà mai del tutto soddisfacente.

In sostanza credo che queste classifiche non vadano considerate un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per continuare a sviluppare ragionamenti sul tennis giocato, anche in un periodo senza nuovi match. E proprio per continuare a discutere, a conclusione di tutto, è arrivato il momento di riepilogare “il meglio del meglio”.

Negli articoli precedenti, prima della classifica vera e propria, segnalavo qualche giocatrice esclusa in extremis. Questa volta, invece, cito i colpi sui quali sono stato più in dubbio nel definire le gerarchie. Sul servizio è stato facile: Serena Williams ha chiuso la questione prima ancora di aprirla. Anche per la risposta e per il rovescio, tutto sommato non è stato poi così difficile decidere le primissime (parere personale, naturalmente).

La classifica del dritto, invece è stata molto ardua. E confesso che riaprendo l’articolo a distanza di qualche settimana mi sono sorpreso, perché mi ricordavo il podio virtuale con un ordine diverso; a dimostrazione di quanto vicine percepisco le prime giocatrici.

L’altro colpo sul quale ho avuto le maggiori difficoltà è stata la demivolée. Qui di seguito troverete tre nomi con un ordine, giusto per non andare contro l’impostazione generale; ma rimango convinto di non avere argomenti sufficienti per definire una gerarchia definitiva. Ecco perché nell’articolo specifico mi ero limitato all’ordine alfabetico.

Partiamo quindi con il meglio di ogni tema. Ricordo che cliccando sul titolo di ogni classifica si aprirà l’articolo corrispondente, che prova a spiegare le ragioni delle scelte.

Per chi non fosse interessato a ripercorrere le classifiche, invito a dare una occhiata a pagina 4, dove è illustrata l’anteprima relativa ai prossimi articoli dedicati a Wimbledon 2020 virtuale.

a pagina 2: Le migliori nei colpi da fondo campo

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