Una diciottenne fra le prime 50 del mondo: Naomi Osaka

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Una diciottenne fra le prime 50 del mondo: Naomi Osaka

Dopo Belinda Bencic, Jelena Ostapenko e Daria Kasatkina un’altra diciottenne sale alla ribalta del tennis femminile. Il Giappone ha trovato una futura top ten?

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Quando, nel mesi di marzo, mi sono occupato di Jelena Ostapenko e Daria Kasatkina, le due giocatrici nate nel 1997 che insieme a Belinda Bencic avevano formato un trio di tenniste straordinariamente precoci, pensavo di avere esaurito l’argomento, quanto meno per la stagione 2016. Mi pareva che tre teenager in grado di diventare protagoniste della WTA costituissero già un dato eccezionale; invece nel giro di qualche mese altre due loro coetanee sono state in grado di affermarsi.

Ecco perché sono “obbligato” a tornare sul tema, trattando separatamente le imprese di Naomi Osaka e Ana Konjuh. Anzi, anticipo che, salvo imprevisti, gli articoli saranno tre: uno su Osaka, uno su Konjuh, e uno di panoramica, analisi e confronto di queste cinque teenager così speciali. E se nessuno può leggere il futuro per avere la certezza che tutte le promesse saranno mantenute, già oggi siamo comunque di fronte a un dato di fatto: “la leva tennistica del 1997” è incredibilmente ricca di talenti precocissimi.

Dopo l’exploit a Tokio, Naomi Osaka è la novità del momento: entrata in tabellone come wild card, ha sconfitto Doi, Cibulkova (6-2, 6-1), Sasnovich, Svitolina, perdendo solo in finale da Wozniacki.
Ma il torneo di Tokio non è stata la sua unica impresa stagionale. Nel 2016 per la prima volta è entrata nel tabellone principale degli Slam, e su tre Major giocati tre volte è approdata al terzo turno. Quindi pochi timori reverenziali, ma al contrario la capacità di esprimersi bene anche nei grandi eventi, superando la timidezza dell’età.

 

Del resto Osaka ha avuto una carriera abbastanza anomala, che ha trascurato i tornei junior a favore dell’impegno nei tornei ITF professionistici statunitensi sin da quando aveva 14 anni. In questo ricorda il percorso che scelse Richard Williams per le sue figlie Venus e Serena.
E, come Serena, anche Naomi ha una sorella maggiore di poco più di un anno, che gioca a tennis (si chiama Mari, e in questo momento è numero 704 WTA). Eccola intervistata:

Le somiglianze con Serena non sono finite qui: proprio come per le sorelle Williams è stato il padre ad avviare le figlie al tennis e a fare loro da allenatore; un apprendistato famigliare poi integrato dalla collaborazione con academy di tennis in Florida: quella di Bollettieri per le sorelle Williams, la ISP Academy per le sorelle Osaka (poi la Pro World Academy).
In questi rimandi tra la ex numero uno del mondo e la “baby” giapponese vanno citati almeno altri due aspetti: Serena è da sempre l’idolo di Naomi, e d’altra parte la stessa Williams ha già espresso parole di elogio su di lei dopo averla vista giocare agli Australian Open.

Ma come mai una giapponese ha così tanti punti in comune con una giocatrice statunitense?
La vicenda di Naomi è quella di una ragazza che racchiude in sé un mix di etnie e culture. È nata a Osaka (no, non ho fatto confusione con il cognome, è effettivamente nata nella seconda città del Giappone) il 16 ottobre 1997. La madre, si chiama Tamaki Osaka, mentre il padre è haitiano e si chiama Leonard Francois. Ecco una foto di famiglia (tratta dal profilo facebook di Naomi):

Famiglia - Naomi Osaka

Dopo i primi tre anni trascorsi in Giappone la famiglia si trasferisce negli Stati Uniti, e alla stessa età Naomi inizia con il tennis. Quando appare evidente che le sorelle possiedono un talento superiore, papà Leonard si accorda con la federazione tennis giapponese per avere un aiuto economico, e da quel momento entrambe giocano ufficialmente per la nazione di origine della madre. Naomi ha raccontato in alcune interviste che era troppo piccola per compiere la scelta in prima persona, ed è stato quindi il padre a decidere, tenendo conto della migliore proposta che aveva ricevuto, visto che anche la USTA (la federazione tennis USA) si era fatta avanti.
Ma indipendentemente dalla scelta di bandiera, Osaka ha una formazione culturale e tennistica sostanzialmente statunitense; parla poco il giapponese, e preferisce essere intervistata in inglese, anche se sta sforzandosi di recuperare la lingua materna, consapevole che sia un elemento importante per il suo futuro professionale.

Da giocatrice Osaka comincia a farsi le ossa negli ITF americani, a cui aggiunge qualche trasferta in Giappone, approfittando del fatto che la federazione le procura wild card nei tornei di casa. A 15 anni, nell’agosto 2014, raccoglie il primo grande risultato quando sconfigge Samantha Stosur nel torneo di Stanford (disputato dopo aver passato le qualificazioni); è la conferma delle sue grandi doti, che la portano rapidamente a scalare il ranking: numero 1028 nel 2012, numero 450 nel 2013, numero 203 nel 2015, fino al numero 47 di questa settimana.

Secondo i dati WTA Osaka sarebbe alta 1,80 per 69 kg. Si sa che il peso indicato nelle schede WTA è spesso inattendibile, mentre normalmente l’altezza si avvicina di più alla realtà. In questo caso direi forse che il dato della statura potrebbe essere un po’ generoso: toglierei due-tre centimetri; mentre, considerando la struttura fisica solida e potente, non penso possa pesare meno di quanto indicato.

La prima volta che l’ho seguita, in Tv, ho avuto la sensazione che avesse veramente qualcosa di speciale: un timing molto preciso le permetteva di far viaggiare la palla a una velocità superiore; poteva reggere scambi ad alto ritmo, ma anche modulare la potenza per poi accelerare in modo definitivo, lasciando ferma l’avversaria. Il tutto con apparente facilità, tanto che dentro di me ho fatto un ragionamento ben poco tecnico e articolato. Ho direttamente pensato: “Questa ragazza è davvero forte. Ma proprio forte-forte”.
Poi è intervenuto il mio lato meno impulsivo, quello del pompiere che prova a spegnere gli eccessi di entusiasmo. Allora ho cercato di razionalizzare la prima sensazione, dicendomi che magari era in giornata di grazia, che forse l’avversaria le offriva il tipo di palla con cui si trovava meglio, che andava verificata nel tempo, che di illusioni e promesse non mantenute è piena la storia del tennis, etc etc.
Di sicuro era un nome di cui tenere conto per i tornei a venire. Purtroppo non ho potuto seguirla dal vivo a Wimbledon, che Osaka ha dovuto saltare a causa di un problema al ginocchio sofferto durante un match a Birmingham, e quindi la mia curiosità è rimasta inappagata.

È capace di tirare la prima di servizio a oltre 200 Km/h (dato misurato agli Us Open: 125 miglia contro Coco Vandeweghe, un valore che la colloca tra le prime dieci della storia dell’intera WTA), e possiede due fondamentali da fondo campo estremamente temibili.
Nelle interviste dichiara di avere il dritto come colpo preferito, ed effettivamente è quello con il quale riesce a raggiungere i picchi di velocità maggiore. È quello il colpo sul quale da ragazzina ha cominciato a costruire  il proprio tennis, con l’obiettivo di mantenere il comando dello scambio. Però credo si debba riconoscere che con il rovescio ha compiuto enormi progressi, tanto da essere diventata quasi altrettanto incisiva.
Confrontando come gioca in questo filmato di tre anni fa rispetto al 2016, emerge l’evoluzione dei colpi. Oggi, quando vuole, con il rovescio riesce a velocizzare la testa della racchetta al momento dell’impatto, producendo una specie di schiaffo che frusta ulteriormente la palla imprimendole un surplus di velocità.

Il dritto invece lo spinge trasferendo in modo ancora più completo il peso di tutto il corpo: forse è per questo che se non riesce ad arrivare ben coordinata sulla palla può sbagliarlo in modo più evidente. Quando invece ha la possibilità di eseguirlo al meglio è in grado di produrre velocità devastanti.

Ad esempio chi ha seguito il suo match di settimana scorsa contro Svitolina a Tokio si sarà forse chiesto perché Elina cercasse di impostare gli scambi sulla diagonale dei rovesci, senza provare a cambiare qualcosa, malgrado il punteggio a sfavore (avrebbe poi finito per perdere 6-1, 3-6, 2-6). Direi che la risposta sta in due aspetti: il rovescio è il colpo più sicuro di Svitolina, ma soprattutto penso che Elina ricordasse l’esperienza della sconfitta agli Australian Open, quando aveva subito la bellezza di 19 vincenti di dritto, a fronte di appena 3 vincenti di rovescio.

https://youtu.be/kHzE7Kd8XuM?t=4

E il resto del gioco? Al momento di scrivere questo articolo mi sono reso conto che non ero in grado di esprimere un fondato parere su molti colpi: possibile che non ricordassi come giocava in certe situazioni? Ho provato allora a fare una verifica sulla scorta delle statistiche dettagliate che vengono tenute negli Slam.
Ebbene, su nove match disputati nei Major, per un totale di 21 set, risultano rilevate la miseria di 5 volèe. Addirittura nei tre incontri di Melbourne i dati ufficiali parlano di zero volèe e zero colpi di volo sopra la testa (smash e volèe alte, i cosiddetti “overhead strokes”).
E’ vero che le statistiche registrano solo i colpi definitivi (nel bene o nel male) ma trattandosi di volèe non è che il dato si allontani molto da quello complessivo. Delle 5 volèe registrate negli Slam, 3 le ha eseguite contro Madison Keys (due di queste sbagliate), una contro Duan Ying-Ying agli US Open e una contro Simona Halep a Parigi. Stop. Non c’è altro.
Smorzate? Un solo drop-shot in nove partite (di rovescio, sbagliato) contro Elina Svitolina a Melbourne. Numeri davvero marginali.

Al momento siamo quindi di fronte a una giocatrice quasi del tutto monodimensionale, non in grado di costruire il proprio tennis sulla verticale. Si tratta di aspetti ancora tutti da scoprire, che possono essere considerati in maniera opposta: in una visione negativa si potrebbe pensare che, se in futuro non riuscisse a svilupparli, si troverebbe ad avere molti limiti. Al contrario in una visione positiva significherebbe che Osaka ha di fronte a sé grandi margini di miglioramento, che le permetterebbero di diventare ancora più forte.
Aggiungerei infine che, pur non essendo dello stesso livello del gioco offensivo, anche quello di contenimento è abbastanza efficace, logica conseguenza di una discreta mobilità e di una naturale capacita di coordinazione.

Quanto possano essere alti i suoi picchi di gioco già oggi, lo ha sperimentato agli ultimi US Open Madison Keys: la testa di serie numero 8 del torneo ha rischiato di essere eliminata quando si è trovata sotto 1-5 nel set decisivo. Poi Keys è riuscita a ribaltare il match (vincendolo 7-5, 4-6, 7-6), impegnandosi come non mai nel gioco difensivo (perché contro Osaka anche Madison Keys è costretta in diversi frangenti a difendersi), e approfittando del braccino che ha bloccato Naomi al momento di chiudere il match. Ma anche in una giornata non positiva è emerso prepotentemente il suo grande potenziale. Tanto che dopo quel match e dopo l’impresa di Tokio sono stati in diversi a predirle un futuro da protagonista del circuito.

Al di là degli aspetti tecnici, sarà in ogni caso interessante scoprire come evolverà nelle prossime stagioni Naomi Osaka in quanto personaggio della WTA, soprattutto in caso riuscisse a sfondare ad altissimi livelli.
Messa sotto contratto dalla Adidas fin dal 2014, secondo il suo manager ha la possibilità di incontrare l’interesse di un pubblico (e di conseguenza di un mercato) molto vasto ed eterogeneo. Una multiformità legata alle sue origini, e all’immagine del tutto particolare: ragazza di colore con gli occhi a mandorla, cresciuta con una cultura americana ma anche con una seconda lingua orientale e un padre che la lega ad Haiti. Il New York Times in un articolo dedicato a lei ha raccontato come a volte questo mix possa generare qualche qui pro quo, visto che Naomi ama fare battute, ma il suo senso dell’umorismo è poco compreso in Giappone. In compenso sa utilizzare in modo appropriato l’inchino, secondo i modi tipici della cultura orientale.

Lei si sente a tutti gli effetti una ragazza della sua epoca, a volte perfino troppo. Come quando, dopo i successi di Melbourne, le avevano chiesto quali fossero i suoi obiettivi di carriera e ha risposto:I wanna be the very best, like no one ever was”. Di fronte allo sconcerto dei giornalisti per l’affermazione quantomeno azzardata, ha chiesto scusa spiegando che si trattava di una citazione della sigla dei cartoni animati Pokemon, e pensava che anche loro la conoscessero:

L’intervista era del gennaio 2016, prima del ritorno in auge a livello mondiale dei “mostriciattoli”, grazie al gioco per gli smartphone. Quindi forse aveva ragione lei: volendo cercare un legame tra Giappone e Occidente, che cosa si può trovare oggi di più diffuso e popolare dei Pokemon?

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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