Sydney e Hobart: Kerber sta tornando, Bouchard sta scomparendo

WTA

Sydney e Hobart: Kerber sta tornando, Bouchard sta scomparendo

In Tasmania ennesima partita sciagurata di Eugenie Bouchard. A Sydney brilla Kerber, che forse a Melbourne sarà un osso duro per tutti

Pubblicato

il

 
 

In Tasmania domina l’inedia tennistica di Eugenie Bouchard, a Sydney invece torna a brillare la stella di Angie Kerber che vince l’incontro del giorno contro Safarova. Bene anche Strycova, Cibulkova e Barty, mentre Petra Kvitova è dovuta stare in campo apena 29 minuti.

SYDNEY: KERBER VINCE LA BATTAGLIA MANCINA, A KVITOVA BASTA UN SET

Allo start dell’Australian Open mancano meno di sette giorni, ma sul cemento di Sydney – torneo di categoria Premier – si fa sul serio. Il tabellone comandato da Muguruza e Venus Williams è di livello, e nonostante tre delle prime quattro teste di serie debbano ancora esordire non sono mancati gli spunti d’interesse. Con sorprendente agio Dominika Cibulkova ha eliminato l’ottava testa di serie Sevastova, che a Brisbane si era arresa soltanto a Sasnovich in semifinale. E dopo la mattanza (per fortuna a tinte azzurre) di Giorgi-Stephens, ci hanno pensato Strycova e Kasatkina a risollevare l’accalorato pubblico australiano contendendosi in tre set la possibilità di infilarsi nel corridoio di tabellone lasciato sguarnito da Ostapenko, partita col freno a mano tirato in questo 2018. Ha prevalso Strycova, che ora affronterà Makarova. Ha rimediato al brutto esordio di Brisbane un’altra giocatrice da cui ci si attende molto quest’anno: Ashleigh Barty, autrice di una fenomenale scalata in classifica negli ultimi mesi. La brevilinea ma insidiosissima australiana, maestra del taglia e cuci tennistico, si è liberata senza affanni di Cepede Royg e non dovrebbe ora soffrire eccessivamente contro la wild card locale Ellen Perez, al secondo turno per grazia ricevuta da Kiki Mladenovic.

Il match di giornata però è stato senz’altro lo scontro tutto mancino tra Angelique Kerber e Lucie Safarova. Due personalità piuttosto mansuete, accomunate non dal modo di stare in campo ma dal braccio dominante. La vittoria della tedesca è arrivata al termine di un incontro piacevole (78 vincenti complessivi, 47 per Safarova) nel quale l’ex numero 1 del mondo è stata costretta ad annullare due palle del match, nel tie-break del secondo parziale. Una pioggia di attacchi che Kerber ha neutralizzato proprio sul filo, con la verve difensiva dei bei tempi. Come spesso accade dopo un’occasione così ghiotta sciupata, la ceca ha perso fiducia. Ha tenuto botta circa fino al 2-1 del set decisivo, poi si è lasciata visibilmente andare. Sia messo agli atti però che questa Kerber è lontana parente della giocatrice incerta che abbiamo tristemente rimirato nella scorsa stagione. È tornata tennista vera, con un dritto che finalmente incide e sul quale sembra già intravedersi la mano del nuovo coach Wim Fissette. 31 vincenti e 24 gratuiti è uno score che conferma come i progressi della Hopman Cup non fossero un caso. La strada per tornare a giocare ‘di sabato e di domenica’ è quella giusta.

 

Poco da dire invece sull’esordio di Petra Kvitova, che ha passeggiato per un set sulle spoglie di Mirjana Lucic-Baroni prima che la croata optasse per il ritiro. Sulla sua strada ora ci sarà Camila Giorgi in una partita a rischio rottura per i rilevatori di velocità. Nell’ultimo incontro di giornata Cici Bellis ci ha messo un set per scrollarsi di dosso la campionessa delle aperture minime Magdalena Rybarikova. Dopo aver vinto al tie-break, il secondo parziale è stato poco più che una formalità per la 18enne di San Francisco che divide con Vondrousova lo scettro di giocatrice più giovane in top 100.

HOBART: LA CAMPIONESSA IN CARICA VA, BOUCHARD NEGLI ABISSI

Secondo turno sul velluto per Elise Mertens, detentrice del titolo dell’Hobart International, che batte in due set Kurumi Nara. Per Elise non ha evidentemente pesato sulle gambe la visita alla fabbrica del cioccolato con Sorana Cirstea.

Sorana ha invece pagato dazio ed è stata sconfitta in due set dall’inglese Heather Watson, numero 74 della WTA, proveniente dalle qualificazioni. Non una gran partita di Sorana che sbaglia molto e serve in modo discontinuo. Avanti con qualche fastidio in più la numero uno del tabellone, Shuai Zhang, che ha battuto in due set Magda Linette, numero 72 del mondo. Partita in salita per Shuai che perde un servizio subito ed è costretta a rincorrere la polacca, che però sul più bello si scioglie e perde due game di seguito alla battuta, regalando il primo set. Secondo set più regolare, con Shuai che torna a giocare a tutto ritmo e porta a casa il match. Vince con meno patemi del previsto la promettent(issim)a Marketa Vondrousova, numero 66 del mondo, contro Natalia Vikhlvantseva, numero 63 del ranking. La giocatrice ceca, a cui mancano ancora sei mesi per compiere 19 anni, affronterà adesso Donna Vekic. I sommovimenti in seno alla WTA non possono distrarci dalla crescita di una tennista che, a tutti gli effetti, sembra una predestinata.

La crisi, continua già da un po’ e sempre più vicina a sembrare irrimediabile, è quella di Genie Bouchard, presente a Hobart grazie a una wild card. La canadese, che in Tasmania ha perso una finale nel 2016, è stata sconfitta piuttosto nettamente (6-4 6-3) da Aryna Sabalenka. Notevole il numero di break subiti da Genie, ben sei nei due set, e soltanto una condotta incerta dell’avversaria alla battuta l’ha tenuta (virtualmente) in gioco nei due set, comunque mai realmente in discussione. Dopo il ritiro in Hopman cup l’abisso per Genie non sembra aver fine. Contando i tre capitomboli nel torneo di esibizione a squadre sono nove le sconfitte consecutive sul curriculum di Bouchard, sei in match ufficiali; l’ultima vittoria risale al primo turno di New Haven contro Lauren Davis. Tanto che la bella giocatrice canadese sembra guardarsi attorno, sportivamente parlando.

Negli altri match da segnalare il ritorno alla vittoria nel circuito maggiore di Anna Lena Friedsam, tedesca n. 507 del mondo che non vinceva un incontro da Wimbledon 2016, e della giovane wild card australiana Jaimee Fourlis (classe 1999) che si è liberata in due set di Stojanovic.

Diego Serra

Risultati:

HOBART

[5] L. Tsurenko b. T. Babos 7-6 (2) 6-2
M. Vondrousova b. N. Vikhlyantseva 6-4 6-3
[WC] J. Fourlis b. [Q] N. Stojanovic 7-5 7-6 (9)
D. Vekic b. [7] T. Maria 6-4 6-2
A-L Friedsam b. [Q] A. Van Uytvanck 4-6 7-6 (4) 6-4
[2] E. Mertens b. [Q] K. Nara 6-0 6-4
[Q] K. Flipkens b. Kr. Pliskova 5-7 7-5 6-3
H. Watson b. S. Cirstea 7-5 6-3
A. Sabalenka b. [WC] E. Bouchard 6-4 6-3
[1] S. Zhang b. M. Linette 7-5 6-3

SYDNEY

D. Cibulkova b. [8] A. Sevastova 6-3 6-1
[Q] C. Giorgi b. [6] S. Stephens 6-3 6-0
B. Strycova b. D. Kasatkina 7-5 1-6 6-4
A. Barty b. [Q] V. Cepede 6-3 6-4
A. Kerber b. L. Safarova 6-7(3) 7-6(8) 6-2
K. Bertens b. [Q] K. Ahn 6-2 6-4
P. Kvitova b. M. Lucic-Baroni 6-1 RIT.
[Q] C. Bellis b. M. Rybarikova 7-6(2) 6-0

Continua a leggere
Commenti

Flash

WTA Toronto: l’aria canadese fa bene a Giorgi, abbattuta Raducanu, ora Mertens. Passeggiano Gauff e Anisimova, Osaka senza pace

Per la prima volta Camila vince a Toronto, avrà la belga al secondo turno. Senza sudare le due giovani americane. Si ritira Osaka dopo un set e mezzo contro Kanepi

Pubblicato

il

Camila Giorgi Toronto

Sembrerà paradossale, essendo campionessa in carica della Rogers Cup WTA, dell’Open del Canada, eppure Camila Giorgi non aveva mai vinto una partita a Toronto nella sua carriera (data l’alternanza tra Montreal e quest’ultima negli anni, per ospitare i due 1000 ATP e WTA). Almeno fino ad oggi, il giorno in cui ha iniziato la sua difesa del titolo più prestigioso della carriera. E quale modo migliore di farlo, se non battendo una top 10 e campionessa Slam (per quanto in crisi), come Emma Raducanu. 7-6(0) 6-2 il punteggio dei due set che all’esordio già condannano la nona forza di questo torneo e mandano avanti la nostra Camila, a larghi tratti brillante, pesante sul rovescio e quasi dominante, come nel tie-break in cui non ha perso neanche un punto. Per quanto la britannica sicuramente abbia giocato male, tanto merito va anche a Camila che ha saputo metterla in difficoltà, non permettendole di trovare i punti di appoggio e le certezze necessarie, specie dopo un primo set versione rollercoaster.

Il match – Inizio che appare tranquillo per Giorgi, avanti 40-0, ma un clamoroso passaggio a vuoto porta 3 doppi falli su 4 punti, oltre a due non forzati che sono una manna dal cielo per Raducanu, regalandole un importante break in avvio. Ma l’inizio in risposta è di altissimo livello per Camila, che trova subito ritmo e profondità nelle ribattute, riuscendo in un subitaneo contro-break. Peccato che il conto dei doppi falli e degli errori si ripresenti ben salato nel terzo gioco, con un netto calo e un’altra papera sulla terza palla break che riaccende le montagne russe e rimette avanti Raducanu. Ma oggi in risposta il passo di Giorgi è di tutt’altra velocità, e può così approfittarne per rientrare operando un buon forcing e verticalizzando per recuperare nuovamente il break, e mantenerlo (ma la prima è ancora un miraggio).

E proprio questa mancanza di prime pesa con l’andare del tempo: permette a Raducanu di impostare sin dalla risposta il gioco come preferisce e mettere in difficoltà Camila, che da parte sua continua a sbagliare e subisce il terzo break su quattro game di servizio. Le cose per la britannica non vanno meglio, dato che anche lei non brilla in battuta, mentre Giorgi sul rovescio trova grandi angoli e si mostra propositiva, con l’ennesimo, stavolta ancora più sudato, break di questo vertiginoso primo set. Da lì in poi si prosegue sui binari dei servizi, con una qual certa stabilità trovata da ambo le parti, per quanto Giorgi sembri avere qualcosa in più da fondo; non a caso nel tie-break, anche per qualche errore di troppo di Raducanu, è un dominio dell’azzurra, perfetta su entrambi i colpi di inizio gioco, che le permettono di non perdere neanche un punto.

Non dissimile dal primo set è la partenza del secondo, con entrambe imprecise al servizio ma con la capacità di trovare un pizzico di iniziativa e profondità in più in risposta. Il primo break, guidato da un passaggio a vuoto di Giorgi, è a favore di Raducanu, molto “sportiva” però a restituirlo subito dopo con improponibili colpi da fondo sballati. E da lì il set assume tratti a tinta unita, di colore azzurro: Camila Giorgi dimostra perché sia campionessa in carica di questo torneo (seppur a Montreal) e come sia determinata a fare una figura di livello anche quest’anno. Alza il tasso dei colpi e del proprio palleggio, mentre la n.9 del seeding sembra accusare questo improvviso ritmo alto, non riuscendo a reggerlo né da fondo né mettendo in campo servizi che possano disturbare l’azzurra, in pieno controllo. 5 game di fila vengono vinti dalla n.29 al mondo per portare a casa set e match nettamente, facendo ben sperare alla luce di ciò che ha mostrato.

Avversaria di Camila, al secondo turno, sarà un’altra giocatrice decisamente pericolosa come Elise Mertens. La belga, nel suo esordio, ha battuto senza faticare eccessivamente Ana Bondar con il punteggio di 7-6(2) 6-1, facendo suo il campo e il gioco dopo un set di adattamento, in cui è stata capace di farsi rimontare servendo per chiudere sul 5-1. Nel secondo parziale scende in campo più decisa e concentrata, capitalizzando sopra il 60% sia con la prima che con la seconda, e facendo soprattutto ben fruttare i tanti errori accumulati dall’ungherese, specie verso la fine quando è apparsa decisamente scoraggiata dall’ottimo tennis, brillante, della n.37 al mondo.

Delle altre partite finora disputate, ben poco da segnalare che possa agitare gli animi o far sobbalzare. Esordio tranquillo e dominato per Coco Gauff, tds n.10, che vuole fare bella figura sul “suo” cemento dopo la finale al Roland Garros; e l’inizio è ottimo, con un netto 6-1 6-3 in poco più di un’ora a Madison Brengle. Chiude con l’81% di conversione con la prima la giovane americana, che si prepara ora ad affrontare la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, in uno scoppiettante secondo turno. Altrettanto comodo l’esordio di Amanda Anisimova, altra americana, n.22 del mondo, che ha lasciato solo 4 game in 57 minuti alla canadese Carol Zao, infliggendole un severo e speculare (a Gauff) 6-1 6-3. La percentuale di conversione con la prima è buona anche per lei, un onesto 72% che le ha permesso una partita tranquilla e in discesa; certamente da alzare, accompagnandolo ad un costante buon gioco da fondo, in vista della prossima partita contro la vicecampionessa in carica Karolina Pliskova, anche lei non però in un periodo particolarmente generoso come risultati.

OSAKA SI RITIRA – Un altro dei match attesi della giornata era quello tra Naomi Osaka e la rediviva Kaia Kanepi ma il match non è riuscito nemmeno a concludersi con la giapponese costretta al ritiro sotto 7-6(4) 3-0 per un problema fisico.

Kanepi mostra un buon tennis nel primo set, attacca bene da fondo e gestisce bene il servizio, a fronte di un’Osaka che accusa un grave passaggio a vuoto nel quinto game, l’unico in cui gioca davvero male, che le costa il break a 0, anche a causa di qualche acciacco, che la costringe a un lungo medical time out tra settimo e ottavo game. L’estone è però ben centrata, gioca con regolarità, pur non avendo i numeri della giapponese, che appena trova un buon filotto infila il contro-break. Ma Kanepi sfrutta la mano non certo chirurgica di Naomi quest’oggi, e unendo gli errori a una palla sempre pesante, rimette il muso avanti. Seppur con qualche patema in più del dovuto, con un ulteriore contro-break di Osaka che porta il set al tie-break, è infine la n.31 al mondo a portare il parziale a casa per 7 punti a 4, proseguendo nella sua buona prestazione e sfruttando ancor più i troppi errori e problemi dell’avversaria.
Il secondo set si apre con un break immediato in favore di Kanepi, che sfruttando i diversi gratuiti di Osaka s’invola rapidamente sul 3-0. Un parziale di 12 punti a 3 per l’estone che segna la definitiva conclusione del match, dato che al primo cambio campo prolungato la giapponese si ritira in lacrime: un altro infortunio colpisce la sua sfortuna stagione, oggi problemi a livello lombare che seguono quelli agli addominali accusati ad inizio stagione e l’infortunio alla caviglia sinistra, che l’ha messa fuori dai giochi per tutto lo swing erbivoro.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

Continua a leggere

evidenza

Serena Williams si prepara al ritiro dopo lo US Open: “Devo andare oltre il tennis”

La campionessa statunitense svela i suoi piani per il futuro in un articolo su Vogue

Pubblicato

il

Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Serena Williams annuncia di essere vicina al ritiro, con parole proprie e a modo proprio. Lo fa tramite un articolo apparso su Vogue, in cui fa capire (pur senza dirlo esplicitamente) che l’orizzonte temporale del suo ritiro è lo US Open 2022, a cui parteciperà grazie a una wild card. “Devo evolvermi, andare oltre il tennis, concentrarmi su cose che sono importanti per me, ha detto Serena”. Dichiarazioni che vengono divulgate poche ore dopo il primo successo sul circuito dopo un anno, quello raccolto al primo turno di Toronto contro Nuria Parrizas-Diaz, a cui era seguita una conferenza stampa in cui Serena aveva fatto capire di star pensando al ritiro, ma senza scendere nei particolari.

Serena Williams, che compirà 41 anni il 26 settembre, ha conquistato 23 titoli dello Slam, a un trofeo soltanto dal record assoluto di Margaret Smith Court.

Serena Williams parla del suo futuro con un lungo articolo a sua firma comparso su Vogue. Il racconto inizia così: “Stamattina mia figlia, Olympia, che compie cinque anni in questo mese, e io stavamo andando a procurarle un nuovo passaporto per un viaggio in Europa. Eravamo in macchina e lei aveva il mio telefono in mano, usava una app educativa che le piace. La voce robotica le ha fatto una domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”. Lei non sapeva che io stavo sentendo tutto. La sua risposta è stata: “Vorrei essere una sorella maggiore”.

Olympia ripete questa cosa un sacco di volte, anche quando sa che io sto ascoltando. A volte prima di andare a dormire, prega per avere una sorellina. (Non vuole avere niente a che fare con un ragazzo!). Io sono la più giovane di cinque sorelle, e le mie sorelle sono le mie eroine, quindi ho avuto l’impressione di dover riflettere su questa cosa.

Credetemi, non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia. Non penso sia giusto. Se fossi un uomo, non starei scrivendo queste cose perché sarei là fuori, giocando e vincendo mentre la mia donna sarebbe alle prese con il lavoro fisico necessario per allargare la famiglia. Non fraintendetemi: adoro essere una donna, e ho amato ogni secondo della mia gravidanza. Sono stata una di quelle fastidiose donne che hanno lavorato fino al giorno in cui sono dovuta andare in ospedale. E ho fatto quello che è quasi impossibile: molta gente non si è resa conto che ero incinta di due mesi quando ho vinto l’Australian Open 2017. Ma presto compirò 41 anni e qualcosa è da cambiare.

Non mi è mai piaciuta la parola “ritiro”. Non mi sembra una parola moderna. Significa qualcosa di molto specifico e importante per una comunità e bisogna utilizzarla con cura. Forse la parola più giusta per dire la fase che sto vivendo è: evoluzione. Sono qui per dirvi che mi sto per evolvere lontano dal tennis, verso altre cose che sono importanti per me. Pochi anni fa ho iniziato in silenzio Serena Ventures, una società economica. Poco dopo, ho dato vita a una famiglia. E voglio allargarla.

Ma sono riluttante nell’ammettere a me stessa o a qualcun altro che devo smettere di giocare a tennis. Alexis, mio marito, e io ne parliamo appena. È come un argomento tabù. Non riesco a parlarne nemmeno con i miei genitori. […] So che molte persone sono entusiaste all’idea di ritirarsi. Vorrei essere così anche io. Ash Barty era al numero uno del mondo quando a marzo ha lasciato vacante quella poltrona. Caroline Wozniacki, una delle mie migliori amiche, ha avvertito un grande sollievo quando ha fatto questo passo nel 2020. Lode a loro, ma per me non c’è felicità in questo. So che non è una cosa molto comune da dire, ma sento un grande dolore. E’ la cosa più dura che avrei potuto immaginare. Lo odio, odio essere a questo punto. Sono dilaniata: non vorrei che fosse finita, ma allo stesso punto mi sento pronta per quello che verrà dopo. […] Questo sport mi ha dato molto. Adoro vincere. Adoro lottare. Adoro divertire […]

Il tennis è stato tutta la mia vita. Mio padre dice che la prima volta che ho preso in mano una racchetta avevo tre anni. Io penso fosse ancora prima. C’è una foto di Venus che mi porta in un campo quando non potevo avere più di un anno e mezzo. A differenza di Venus, non ho mai saputo contenere le mie emozioni […] Questa sono sempre stata io. Voglio essere grande, voglio essere perfetta, anche se so che la perfezione non esiste, ma dovunque fosse, non mi sarei fermata finchè non la avrei raggiunta.

Essere Serena è stato questo: aspettarsi il massimo da me stessa e dimostrare alle persone che si sbagliavano. Questo è ciò che mi ha guidato. […] Una volta mia sorella Venus ha detto che se c’è qualcuno che ti dice che non puoi fare qualcosa, è perché non possono farlo loro. Ma io ce l’ho fatta. E così potete farcela anche voi. […] Per come la vedo io, avrei dovuto vincere più di 30 slam. Ma non ce l’ho fatta. Ho giocato mentre allattavo, mentre vivevo la depressione post-parto. Ho comunque vinto 23 tornei, è bello, è straordinario. Ma questi giorni, se dovessi scegliere tra costruire un bilancio della mia carriera e costruire una famiglia, sceglierei la seconda”.

Dopo aver raccontato quanto non le costi fatica occuparsi della figlia Olympia e quanto sia assorbita dal suo lavoro con il fondo di investimenti da lei varato, Serena spiega: “Nell’ultimo anno, Alexis e io abbiamo provato ad avere un altro bambino, e di recente abbiamo ricevuto alcune informazioni dal mio dottore che mi hanno rasserenata e mi hanno fatto capire che quando lo vorremo, potremo allargare la famiglia. Ma di certo non voglio vivere un’altra gravidanza durante la mia carriera. Devo essere o dentro il tennis mani e piedi, o completamente fuori.

Questa primavera, mi è tornata la voglia di scendere in campo. Chiacchieravo con Tiger Woods, un amico, e gli ho detto che avevo bisogno di qualche consiglio. Gli ho detto: non so cosa fare, penso sia finita, ma forse non è così. Lui mi ha risposto: “Serena, perché non giochi per un paio di settimane? Non devi prenderti impegni con nessuno. Vai semplicemente in campo per due settimane, dai tutto, e vedi cosa succede”. Un mese dopo, ci ho provato. Ed è stato magico prendere in mano di nuovo una racchetta. Ho pensato a lungo sul fatto di giocare Wimbledon e US Open. Come ho detto, tutta questa fase di evoluzione non è facile per me.

Non mi piace molto parlare di quel che lascio dietro di me. Molti me lo chiedono, ma non ho mai saputo esattamente cosa rispondere. Ma mi piace pensare che grazie alle opportunità che ho avuto io, le donne atlete capiscono di poter essere loro stesse in campo. Che possono giocare in modo aggressivo e fare il pugnetto se vincono. Che possono essere forti ma anche belle. Che possono indossare quello che vogliono, dire quel che vogliono ed esserne orgogliose. Ho fatto un sacco di errori nella mia carriera. Ma gli errori servono a fare esperienza e li ho vissuti pienamente. Non sono certo perfetta, ma mi piace pensare che le difficoltà che ho vissuto io possano servire a rendere la vita più facile alle prossime generazioni. Spero che tra qualche tempo la gente possa guardare a me come simbolo di qualcosa che va oltre il tennis. Io ammiro Billie Jean King perché è andata oltre il tennis. Io vorrei che la gente pensasse: Serena è tutto questo e inoltre è stata una grande tennista”.

Il lungo articolo si conclude così: “Sfortunatamente non ero pronta a vincere Wimbledon quest’anno. E non so se sarò pronta per vincere a New York. Ma ci proverò. E i tornei che porteranno allo US Open saranno divertenti. So che ad alcuni è piaciuto fantasticare sul fatto che avrei potuto raggiungere Margaret Court vincendo a Wimbledon e superarla allo US Open per poi salutare tutti. Ma non è una cerimonia pazzesca quello che cerco. Sono terribile nel salutare, la peggiore del mondo in questo. Ma per favore sappiate che sono grata in un modo che non so esprimere a parole. Siete stati al mio fianco in così tante vittorie e così tanti trofei. Mi mancherà questa versione di me, quella ragazza che giocava a tennis. E mi mancherete tutti voi”.

Continua a leggere

Flash

Serena Williams: “Amo giocare a tennis, ma so di non poterlo fare per sempre”

“Sono sempre più vicina alla luce in fondo al tunnel” scherza Williams. “Mentalmente non sono ancora al livello che desidero”

Pubblicato

il

Serena Williams - Eastbourne 2022 (foto @the_LTA)

Una disinvolta e raggiante Serena Williams si è presentata ai microfoni della sala stampa del Nationa Bank Open, dopo la prima vittoria in singolare arrivata a 430 giorni dalla precedente: la statunitense infatti ha battuto Parrizas Diaz 6-3 6-4 raggiungendo il secondo turno del WTA 1000 canadese.

A questo punto della tua carriera o della tua vita cos’è che continua a guidarti o ti fa venire fame in questo sport?

Non lo so. Immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel. (Ride) Non lo so, direi che sono sempre più vicina alla luce, quindi… (ride). Sì, è così, ultimamente è stato così per me. Non vedo l’ora di arrivare a quella luce.

 

In che senso una luce?

La libertà. Amo giocare a tennis, per me è fantastico, ma so di non poterlo fare per sempre.

Come si è sentita durante la partita? Il tifo del pubblico l’ha aiutata?

Mi sono sentita bene, tornare a competere era quello che dovevo fare. Mentalmente non sono ancora al livello che desidero, ma è normale dopo aver giocato così poco negli ultimi due anni e scendere in campo mi aiuta a progredire sotto questo punto di vista. Fisicamente mi sento molto meglio in allenamento, sto aspettando di sentire buone sensazioni anche in campo, deve scattare quel clic.

Quanto è stato importante giocare davanti a Olimpia? Probabilmente è in un’età in cui ricorderà di aver visto la mamma in campo.

Vero, ero super emozionata perché non aveva mai assistito dal vivo a un mio match. Scorgendola in tribuna a un certo punto sono entrata in modalità mamma, chiedendomi: c’è il sole, ha la crema protettiva? E poi mi sono detta di rimanere calma (sorride), non era il caso di sbattere a terra la racchetta. In ogni caso sono contenta che questa prima volta sia avvenuta a Toronto.

Molte giovani giocatrici ne hanno parlato proprio in questi giorni: come ci si sente a sapere di aver avuto un impatto sulla crescita tennistica di ragazze come Gauff, Swiatek e Fernandez?

È una bella sensazione, lo so perché è capitato anche a me avere delle persone di riferimento. Sono contenta che sia così e da parte mia continuerò a incoraggiarle per fare in modo che lascino il segno e diventino sempre migliori.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement