Giorgi polverizza una pessima Stephens e torna n.1 d'Italia

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Giorgi polverizza una pessima Stephens e torna n.1 d’Italia

Dominio assoluto (e inatteso) di Camila Giorgi contro la campionessa dell’US Open: nel secondo set la statunitense fa solo 7 punti. Camila torna la prima italiana in classifica

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I rapporti di forza cambiano. Oggi Camila Giorgi concede tre game a Sloane Stephens, n.13 WTA, nel primo turno del Premier di Sydney. Come fosse la cosa più normale del mondo. A ben pensarci anche cinque mesi fa, nonostante una Camila Giorgi già in remissione sotto il profilo delle prestazioni e della forma fisica, immaginare una vittoria dell’azzurra contro Sloane Stephens (appena rientrata in campo) non sarebbe stata una follia. L’ultimo incrocio (Montreal 2016) aveva in fondo sorriso alla marchigiana dopo due tie-break. Entrambe avrebbero poi fatto bene a Cincinnati – Giorgi agli ottavi partendo dalle qualificazioni, Stephens addirittura in semifinale ripetendo il risultato di Toronto – per poi affacciarsi all’US Open con una discreta dose d’ottimismo. A New York però Sloane si sarebbe vestita da campionessa, sbaragliando l’intera concorrenza, mentre Camila avrebbe archiviato una sconfitta al primo turno contro la rinata Rybarikova per poi avviarsi verso una sequela poco edificante di forfait. Sloane Stephens da quel punto sarebbe tornata a tutti gli effetti una giocatrice di vertice, una di quelle contro cui Camila Giorgi non può partire favorita.

Non parte favorita, ma neanche spacciata. La storia di Camila Giorgi è costellata di sconfitte evitabili ma anche di successi di prestigio: ha battuto sette top 10 (l’ultima, Karolina Pliskova a Praga) e altrettante ne ha fatte soffrire nel corso della sua altalenante carriera. È anzi più facile che tiri fuori la miglior prestazione della settimana contro una giocatrice di livello, vuoi per un discorso motivazionale, vuoi perché il suo tennis è impostato per non essere subordinato a quello di alcuna avversaria. Nell’approccio alla gara affrontare Halep o Stephens, Arruabarrena o Haddad Maia, per Camila sembra fare poca differenza. Stanotte a Sydney si è ripetuto uno schema che ormai conosciamo a menadito. Dal 3-2 del primo parziale, dopo aver salvato la pelle in un game complicato, Camila Giorgi ha cominciato a far mulinare il braccio a velocità doppia e ha messo a segno un parziale di nove game a uno. Nel secondo set, in cui Stephens ha dovuto accogliere un pesante bagel, l’azzurra ha perso solo sette punti su trentuno giocati.

 

Quando Camila comincia il suo solito pressing inarrestabile esistono pressapoco due alternative: la sua avversaria riesce a imporle un freno, difendendosi in modo ordinato e costringendola a “pensare” più del dovuto, tanto che il labile equilibrio del suo tennis comincia a scricchiolare e i gratuiti salgono. Fino allo scontato epilogo. Oppure la sua avversaria non riesce in alcun modo a contenere la marea, finendo per uscire presto dal campo con una sensazione di ottundimento e un nuovo torneo su cui concentrarsi. Sloane Stephens è stata investita in pieno dalla seconda casistica, sebbene il suo score successivo alla cavalcata di Flushing Meadows lasciasse intravedere diverse crepe nel suo stato di forma. La 24enne nata in Florida non vince un incontro proprio dalla finale contro Madison Keys sull’Arthur Ashe e da allora ha collezionato sette sconfitte. Al primo turno di Wuhan e Pechino, due nel Round Robin a Zhuhai, due in finale di Fed Cup (contro Sasnovich e Sabalenka, anche gli unici due incontri in cui ha vinto un set) e quest’ultima, al suo esordio nel 2018.

Difficile inerpicarsi in disamine tattiche dopo un 6-3 6-0, per giunta in favore della giocatrice sfavorita dai pronostici. Stephens si è mossa troppo poco e troppo male, forse ancora condizionata da un ginocchio malconcio, forse dal caldo che ieri ha steso MladenovicLa temperatura può incidere sui tempi di recupero tra un punto e l’altro e sulla reattività, che oggi ha evidentemente fatto difetto a Sloane più volte infilata da Camila già in risposta, soprattutto nel secondo – disastroso – parziale. È quindi una sconfitta sorprendente ma meno di quello che potrebbe sembrare. La statunitense non è in buone condizioni, inutile nasconderlo. Di buono per lei c’è che è difficile fare peggio di così, a meno di iscriversi alla stessa facoltà – quella delle Sconfitte in Serie – nella quale proprio Kiki Mladenovic sta conseguendo il massimo dei voti.

A Camila però, dello stato di forma precario della sua avversaria odierna, dovrebbe interessare poco. Trionfalismi no, moderato ottimismo sì: una vittoria del genere fa morale sempre e inoltre le riconsegna la palma di prima italiana nel ranking WTA – formalmente da lunedì prossimo – che ancora per pochi giorni cingerà (un po’ tristemente, va ammesso) il capo dell’eterna Francesca Schiavone. Giorgi sarà almeno n.84 (+16 rispetto alla posizione 100 attualmente occupata), a meno che il pronostico non venga sovvertito anche agli ottavi contro Petra Kvitova. Nell’unico precedente, in semifinale di Fed Cup 2014, ha vinto nettamente la giocatrice ceca.

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Interviste

Dopo Anversa, Sinner ‘vede’ Torino: “È nella mia mente ma io penso solo a giocare a tennis”

Jannik non nasconde l’entusiasmo dopo il quarto titolo stagionale: “Mi sono sentito alla grande, ora voglio fare bene a Vienna”. Opelka lo attende

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Jannik Sinner - Anversa 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

La settimana appena conclusa è stata particolarmente gioiosa per Jannik Sinner: ieri infatti all’European Open di Anversa è arrivato il quinto titolo della sua carriera (il quarto del 2021) e la nuova posizione più alta in classifica alla n. 11. Oltre ai numeri però ci sono anche delle prestazioni di grande qualità che danno fiducia per il futuro e lo stesso Jannik ha subito constatato la cosa nella conferenza stampa dopo la premiazione. “Mi sentivo bene, mi muovevo bene in campo e ho anche servito alla grande ma nel tennis ogni giorno è differente quindi bisogna stare attenti. In questo torneo ho giocato bene dal primo all’ultimo punto. Sono stato bravo negli ultimi due giorni a confermare i break.

In generale comunque questo periodo della stagione sembra particolarmente sorridente per lui. “In ogni torneo cerco di imparare qualcosa e ne parlo col mio team. Per prima cosa mi piace giocare indoor e oggi ho cercato di spingere molto la palla contro Diego, perché lui si muove bene, e ci sono riuscito. Ho dovuto adattarmi all’avversario e questa è una cosa importante che ho imparato da questo torneo; in finale mi sono sentito alla grande ma come i grandi giocatori dovrò imparare anche a vincere quando non gioco bene.

Com’è noto però il circuito del tennis non si arresta mai e lo sguardo punta già alla nuova tappa. “Domani [lunedì, ndr] andrò subito a Vienna per un altro torneo dove le condizioni saranno differenti. Due mesi fa avevo vinto Washington e al torneo successivo di Toronto avevo perso subito al primo turno e non voglio che accada di nuovo a Vienna. Ora mi rilasserò un po’ e mi goderò questo momento poi vedremo cosa accadrà”. Dunque per sua stessa ammissione, il tennista italiano riconosce che c’è da lavorare su questo processo di transizione tra uno evento e l’altro, e ancora una volta è l’esperienza che può dare una mano. “Sono sempre motivato, sia che si tratti di un torneo 250 o di uno più importante. Non è un problema di motivazione ma di come scendo in campo, come devo reagire se non sento bene la palla, come trovare soluzioni per vincere un particolare incontro”.

Uno dei motivi per il quale Sinner e il suo team stanno spingendo così tanto sull’acceleratore in questo momento è l’eventualità di qualificarsi per le Nitto ATP Finals di Torino a fine anno. Sinner ora è fuori di un posto e davanti a lui, con appena 110 punti in più, c’è proprio l’amico Hurkacz che ad aprile l’aveva battuto nella finale del Masters di Miami. Ovviamente l’idea di andare [a Torino] è nella mia mente. Ogni giocatore sente un po’ di quella pressione ma quando scendi in campo devi pensare alla partita, alle tattiche, questo è il segreto credo per non pensare a Torino. Onestamente io amo giocare a tennis quindi è normale che vorrei vincere i tornei e magari andare a Torino ma certe volte le cose accadono e altre volte no. Io cerco solo di giocare a tennis.

 

Tornando invece a parlare di quel match fatidico con il polacco, e più in generale dell’approccio prima di una finale, Sinner ha aggiunto: “Ovvio che preferisci vincere un torneo 1000 ma devi accettare quello che ti capita. In quell’occasione avevo sbagliato un po’ tattica e quindi nella finale che ho giocato un po’ di tempo dopo a Sofia sono sceso in campo un maniera un pochettino diversa. Lì ho messo insieme tutte le finali che avevo giocato e infatti mi sono sentito bene, e oggi è successa la stessa cosa ma non significa che ogni finale che giocherò la vincerò. È inutile lamentarsi per le sconfitte perché quello che è successo è successo; bisogna concentrarsi anche lì sulle cose positive perché quelle negative ci saranno sempre e devi essere bravo a metterle da parte. Per questo serve un team che te lo faccia capire perché a 20 anni non puoi sapere tutto, ma neanche a 30, perché un maestro di 60, 70 o 80 anni credo che abbia molta più esperienza di uno che non ne ha neanche la metà. Devi essere mentalmente aperto e anche accettare le cose ‘brutte’ che ti vengono dette. Se oggi non fosse andata come volevo io sarei stato qui a cercare di capire cosa non andava”.

Poi è stato il turno del Direttore Scanagatta il quale ha cercato di risolvere il quizzone che ha lanciato Jannik dopo la semifinale. Il n. 11 del mondo ha ammesso di star lavorando a nuovi aspetti del suo tennis ma non ha voluto dire quali sono e Ubaldo ha tentato di indovinarli, facendo presente al diretto interessato un cambiamento nell’impugnatura con la volée di rovescio e un maggior uso dei cross stretti di dritto e slice di rovescio, ma Sinner non è caduto nel tranello ed è subito intervenuto scherzando: È inutile andare avanti perché non li dico mai, anche se tu avessi ragione non lo direi.

E allora ha finito per parlare del suo prossimo avversario nel primo turno di Vienna, il gigante americano Reilly Opelka.“Non ci sarà ritmo e dovrò stare anche attento sui miei turni di servizio e fare poche sciocchezze. Questa settimana ho risposto bene quindi sarà molto importante anche a Vienna, e penso che anche lui avrà un po’ di pressione perché credo sappia che io posso rispondere bene. Lì inoltre mi ricordo che la pallina su quel campo rimbalza ancora di più; vedremo se sarà così anche quest’anno”.

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ATP

Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

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Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

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Flash

ATP Anversa, Sinner: “Sto lavorando su un aspetto del mio gioco, ma non vi dico quale!”

Dopo la vittoria su Harris, l’azzurro tira le somme del 2021: “Giocare un’altra finale vuol dire tanto. Credo di aver fatto una buona stagione, seppur con alcuni alti e bassi che secondo me sono normali”

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Jannik Sinner ad Anversa 2021 (Credits: @atptour on Twitter)

È uno Jannik Sinner soddisfatto quello che ha parlato ai microfoni della stampa dopo la netta vittoria riportata ai danni di Lloyd Harris nella semifinale dello European Open di Anversa: “Ho iniziato bene in entrambi i set, ho cercato di crearmi un vantaggio con il servizio e mi sentivo bene anche in risposta. Di sicuro è più facile giocare quando sono in vantaggio, perché sono molto più rilassato. Lui è un grande giocatore, non concede niente, quindi sapevo di dover rimanere concentrato: per esempio, quando ero avanti 4-1 nel secondo non volevo consentirgli di riavvicinarsi. In generale sono stato molto solido“.

Ha poi aggiunto: “Raggiungere un’altra finale vuol dire tanto per me, credo di aver giocato bene e di aver fatto una buona stagione, seppur con alcuni alti e bassi che secondo me sono normali. Non mi interessa chi sarà il mio prossimo avversario, scenderò in campo e farò del mio meglio“. La conferenza stampa si è svolta durante la seconda semifinale, e quindi l’azzurro non conosceva ancora il nome del suo avversario: ora sappiamo invece che gli toccherà il secondo favorito del torneo Diego Schwartzman (curiosamente anche a Sofia la finale contro Monfils aveva messo di fronte il primo seed Sinner e il numero due), che ha battuto Jenson Brooksby 6-4 6-0 – fra i due non ci sono precedenti.

LE SUPERFICI INDOOR E IL LAVORO “SEGRETO”

Non è un mistero che Sinner ami giocare al chiuso, dove ha vinto gli ultimi sette incontri giocati senza mai perdere un set fra Sofia e Anversa. Interrogato sull’argomento ha commentato: La superficie è buona per il mio stile di gioco, perché non ci sono né il sole né il vento. Indoor poi la palla non rimbalza molto alta, come invece succede per esempio ad Indian Wells. Certo, le condizioni sono le stesse per entrambi i giocatori, quindi se le condizioni sono cattive lo sono per entrambi e viceversa“.

 

Una prestazione di questo livello non è però motivo di adagiarsi sugli allori, come ben sanno sia lui che Riccardo Piatti: “Non siamo mai soddisfatti, c’è sempre qualcosa da migliorare. Io vedo delle cose da sistemare, lui ne vede altre. Ora stiamo lavorando tanto su una cosa in particolare, anche se non voglio dire cosa, ma è un aspetto che sto cercando di mettere in pratica anche durante le partite. Non vi dico cos’è perché altrimenti nella prossima partita vi metterete a parlare solo di quello! Però lavoriamo su ogni aspetto, inclusi i piani tattico e mentale“.

LA PROGRAMMAZIONE: VIENNA, BERCY, LA DAVIS…E TORINO?

Questo risultato consente a Sinner di rimanere in corsa per le ATP Finals, obiettivo che lo sta portando a giocare tutte le settimane. A prescindere dall’esito del match di domani, infatti, la settimana prossima sarà a Vienna, dove spera di poter scendere in campo mercoledì per riposarsi un pochino, anche come dice lui stesso dipende solo dal torneo: “La verità è che non siamo noi a decidere quando giochiamo, possiamo solo chiedere, poi decidono gli organizzatori: se a Vienna mi metteranno mercoledì bene, altrimenti giocherò martedì“.

Esordire di mercoledì lo obbligherebbe a giocare tutti i giorni, programmazione che alcuni giocatori preferiscono perché consente loro di mantenere il ritmo partita, mentre altri prediligono il giorno di pausa ad inizio torneo. Sinner però non sembra avere una condizione favorita in questo senso: “Se hai giocato tre ore sicuramente preferisci riposarti il giorno successivo, però onestamente non ho una preferenza, dipende dalla situazione“.

Il suo avversario a Vienna sarà Reilly Opelka (in coppia con il quale ha peraltro vinto il titolo di doppio ad Atlanta durante l’estate), ma per ora la sua mente è rivolta giustamente alla finale: “Non penso ad Opelka, ora mi concentro sul match di domani. Sicuramente è un primo turno complicato, lui tirerà forte e mi darà poco ritmo, e io magari non avrò buonissime sensazioni perché non avrò molto tempo per adattarmi al campo“.

La grande densità del calendario di queste ultime settimane è anche il motivo per cui ha deciso di giocare meno partite in doppio: “Ho preferito non giocare in queste ultime settimane in doppio perché credo di aver fatto tante partite quest’anno [al momento sono 59 con 41 vittorie, ndr]; in ogni caso mancano ancora molti tornei, Vienna, Parigi, una fra Stoccolma e Milano, poi la Davis, quindi vedremo“. E chissà che non si aggiunga un altro impegno sempre in Italia del nord, verrebbe da dire: di sicuro lui se lo augura!

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