Coppa Davis: Kyrgios risponde a Zverev. Belgio ok, pari in Croazia

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Coppa Davis: Kyrgios risponde a Zverev. Belgio ok, pari in Croazia

Pari a Brisbane tra Australia e Germania, Popko e Kukushkin lanciano i kazaki contro gli svizzeri. A Liegi Goffin e Bemelmans regolano gli ungheresi, pari ad Osijek tra Croazia e Canada grazie alle vittorie di Coric e Shapovalov

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

AUSTRALIA-GERMANIA 1-1 (Andrea Franchino)

A. Zverev b. A. De Minaur 7-5 4-6 4-6 6-3 7-6(5) 

 

Inizia la Coppa Davis 2018 con un incontro intrigante tra Australia e Germania, ricco di storia (il primo incontro risale al 1914) e di talento (il tedesco Zverev e gli australiani Kyrgios e De Minaur), che ha visto il sorteggio designare come primi a scendere in campo il n°1 germanico Alexander Zverev (n°5 ATP) e il n°2 australiano Alex De Minaur, giovane emergente lanciato nella mischia da Hewitt grazie al suo scoppiettante inizio di stagione. Ne sortisce un match equilibrato chiuso solamente al tie break del quinto set da Zverev, che sfrutta al meglio il primo match point per portare in vantaggio la sua nazionale. All’inizio si vede Zverev preciso e solido prendere in mano il match ed andare 5-2, De Minaur, confermando le sue qualità tecniche e di carattere, riesce a risalire ma un nuovo break nel dodicesimo gioco chiude la frazione. Il secondo ed il terzo set vanno all’australiano, nel quarto c’è la reazione di Zverev che riporta in equilibrio la contesa brekkando l’avversario nell’ottavo gioco. Nella quinta partita l’inerzia pare spostarsi sulla sponda australiana, con De Minaur sale 3-0, ma a questo punto emerge lo spirito indomito germanico e Zverev recupera fino al 3 pari. Conclusione del match al tie break che si chiude 7-5 dopo 3 ore e 20 minuti.

N. Kyrgios b. J.L. Struff 6-4 6-4 6-4

Nel secondo match della prima giornata si affrontano Nick Kyrgios (14 ATP) per l’Australia e Jan Lennard Struff (58 ATP): da parte australiana si spera di assistere ad un’altro scontro magari avvincente ed equilibrato come quello appena concluso nella Brisbane Arena ma con un esito diverso. Probabilmente animato dal giusto spirito, il buon Nick da Canberra oggi non pare in vena di fare sconti, comincia, prosegue e finisce in modalità “top ten”, facendo da subito pesare il differente tasso tecnico che porta al tranquillo triplo 6-4 in suo favore in un’ora e mezza di gioco. Per la cronaca giova rimarcare che Kyrgios ha concesso un’unica palla break in tutta la partita (peraltro non sfruttata da Struff) e ne ha trasformata una per set (rispettivamente al 5° gioco nel primo e terzo, al 3° gioco nel terzo) ottenendo il minimo vantaggio necessario per poi gestire in tranquillità i suoi turni al servizio (21-1 il conto finale ace-doppi falli, 11-8 per Struff). Per il capitano tedesco Kolhmann diventa imperativo schierare la miglior formazione nel doppio di domani per consentire a Sascha Zverev di affrontare Kyrgios nel quarto incontro in una situazione di vantaggio e cercare di chiudere la contesa rendendo ininfluente il quinto incontro tra i numeri 2 De Minaur e Struff che, per quanto si è visto oggi, vede l’australiano nettamente favorito.


CROAZIA-CANADA 1-1 (dal nostro inviato ad Osijek, Ilvio Vidovich)

B. Coric b. V. Pospisil 3-6 6-2 6-3 

Se c’è una cosa che non si può dire di Borna Coric è che non sia un lottatore. Il giovane croato oggi ha dimostrato una volta di più di essere un vero e proprio “animale da Davis”. Di fronte ad un Vasek Pospisil chiamato stamane dal ct Dancevic a sostituire l’infortunato Polansky ma entrato subito in partita, tanto da vincere meritatamente il primo set con un tennis solido ed aggressivo, il tennista di Zagabria ha mantenuto la calma ed ha saputo invertire l’inerzia del match, vinto alla fine con pieno merito.

All’inizio lo sparuto (una trentina circa) ma colorito gruppo di tifosi canadesi si fa sentire sugli spalti, gremiti ma non gremitissimi, del palazzetto “Gradski Vrt” molto più dei tifosi locali. La stessa cosa, come abbiamo detto in premessa, succede in campo, dove il tennista nordamericano parte bene, aggressivo e intenso come quando nel 2014 era salito al n. 25 del ranking. Sono soprattutto la profondità e la pesantezza dei colpi del 27enne di Vernon ad impressionare in questa fase, mentre dall’altra parte della rete Coric palesa i soliti problemi con il dritto, che viaggia a velocità troppo basse per infastidire il suo avversario, reduce tra l’altro dalla vittoria nel Challenger di Rennes che gli ha permesso di rientrare nella top 100. Lo zagabrese si aggrappa al servizio per cercare almeno di rimanere in scia e far passare la buriana, ma è proprio questo colpo a tradirlo quando nell’ottavo gioco si ritrova ad affrontare le prime palle break dell’incontro, tre consecutive. Annulla la prima, ma sulla seconda compie il primo doppio fallo del match. Un game dopo siamo 6-3 Canada. Aiutato dal pubblico, che ne ha capito le difficoltà inizia a sostenerlo con sempre più vigore, il n. 48 del mondo inizia il secondo parziale con tutt’altro approccio, cercando (e trovando) maggior profondità con i suoi colpi da fondo. Al contempo si palesa puntuale il difetto cronico di Pospisil: la continuità. D’improvviso il servizio cala d’efficacia (sia con la prima che con la seconda) e anche i colpi da fondo del canadese si fanno meno incisivi. Borna non si fa pregare e con un parziale di 12-3 si porta sul 3-0. Pospsil salva una palla break del doppio break, ma il match è completamente girato: da fondo il canadese non fa più male, non ottiene più punti facili, e quindi Coric può tessere con profitto il suo gioco di pressione da fondo. Il secondo break è nell’aria ed arriva inesorabile: curiosamente anche in questo caso è un doppio fallo a sancire la fine del set, 6-2 Croazia.

Pospisil è in rottura prolungata: subisce subito un altro break nel secondo game del terzo parziale e per coerenza con la propria situazione, rompe anche la racchetta prendendosi la doverosa ammonizione. Il tennista croato è in pieno controllo del match, che ormai scorre senza particolari sussulti. Coric tiene senza problemi i suoi turni di servizio ed incamera il terzo set: 6-3 Croazia. Nel quarto parziale il copione non cambia: nonostante i tifosi canadesi non cessino di incitarlo, Pospisil alza definitivamente bandiera bianca facendosi strappare il servizio nel secondo gioco dopo essersi trovato 40-0. Unico momento di leggero pathos lo 0-30 nel quinto game sul servizio di Coric, che però conquista il lunghissimo scambio che lo porta 30 pari e chiude così la porta alle ultime speranze canadesi. Subito dopo arriva infatti un altro break a suo favore e poco dopo ecco il 6-2 Croazia, dopo due ore e venti minuti, che chiude a favore della squadra di casa il primo match del tie.

D. Shapovalov b. V. Galovic 6-4 6-4 6-2

Troppo Shapovalov per Galovic. Il “croato d’Italia” (Viktor Galovic vive in Italia sin da quando era bambino, risiede a Bussero, in Lombardia, e si allena a Verona con Daniel Panajotti) ci ha messo cuore e mestiere, ma non sono bastati contro il talento cristallino del 18enne nato a Tel Aviv. Il campioncino canadese deve ancora mettere ordine e dare continuità al suo gioco, che va ancora un po’ troppo a fiammate, ma la velocità dei suoi colpi e la facilità di esecuzione sono impressionati.

Il match di oggi è emblematico in questo senso. Nel primo set Shapovalov brekka Galovic subito, nel secondo game, poi si accontenta di tenere il suo servizio, non senza rischiare qualcosina dato che deve annullare tre palle break, e chiude 6-4. Il 27enne croato cerca di mettere il match sul piano del palleggio da fondo sul quale ha costruito la sua classifica, da qualche mese finalmente da top 200, cercando regolarità e profondità e sperando così di far andare fuori giri il suo avversario. Ma sulla terra rossa – come aveva appena confermato Coric in conferenza stampa – parecchio veloce del palazzetto “Gradski Vrt”, la tattica è destinata a fallire. Denis alterna cose pregevoli a qualche errore – soprattutto nella scelta dei colpi – di troppo, ma alla fine, quando i punti contano davvero, il suo talento mancino ha sempre la meglio (saranno 22 i vincenti alla fine del match contro i 10 del croato, a fronte di un numero praticamente identico, 48 a 49, di errori non forzati). Il tennista croato lotta, annulla palle break a ripetizione, se ne procura a sua volta un paio quando il n. 48 del mondo abbassa i giri del motore, ma alla fine deve capitolare anche nel secondo parziale: break decisivo al nono gioco e poi con il nono ace Shapovalov chiude il parziale, di nuovo per 6-4.

Si capisce che a questo punto siamo in dirittura d’arrivo. Viktor rimane a ruota fino al due pari, grazie anche al sostegno del pubblico (un po’ più caloroso rispetto al match precedente, anche se continuano ad esserci parecchi posti vuoti sugli spalti) che apprezza i tentativi del n. 181 del mondo di restare in partita. Poi però il canadese piazza l’accelerazione decisiva – regalando agli spettatori un paio di punti veramente spettacolari grazie anche alla strenua difesa del croato – e abbatte le ultime resistenze del suo avversario, per il 6-2 conclusivo, dopo un’ora e cinquanta minuti di gioco, che porta in parità la sfida tra Croazia e Canada.


BELGIO-UNGHERIA 2-0 (Vanni Gibertini)

R. Bemelmans b. M. Fucsovics 6-4 4-6 7-6(5) 6-3

A Liegi si inizia con una sorpresa per i padroni di casa: nell’unico punto che vedeva favorita l’Ungheria, Ruben Bemelmans ha regolato in poco più di tre ore il n.1 magiaro Marton Fucsovics, sessanta posizioni in classifica più in alto di lui (63 contro 120) e reduce dagli ottavi di finale agli Australian Open. Il belga inizia il match ben intenzionato a tener sempre l’iniziativa, principalmente per mascherare i suoi traballanti colpi difensivi. Dopo uno scambio di break nei primi game dell’incontro, è Bemelmans ad effettuare l’allungo decisivo nel primo parziale sul 5-4, quando si porta 0-40 sul servizio dell’avversario ed al terzo set point si aggiudica il set grazie ad un diritto steccato di Fucsovics. Nel secondo set Bemelmans avrebbe la chance di andare avanti di un break sul 2-1, ma l’ungherese fa vedere la propria maggiore caratura, tiene i suoi turni di battuta ed alla prima occasione, sul 5-4, ottiene il break su uno scambio in pressing da fondo e pareggia il conto dei set. Equilibratissimo il terzo parziale, decisosi solamente al tie-break nel quale è Bemelmans ad indovinare due splendidi punti sul 3-2 e servizio Fucsovics, sufficienti per dargli la vittoria nel set. Incapace di far valere la sua maggiore pesantezza di palleggio, l’ungherese sul 2-2 del quarto set si imballa in due doppi falli che gli costano il break decisivo per mandare Bemelmans alla conquista di un punto insperato.

D.Goffin b. A. Balazs 6-4 6-4 6-0

Nessun problema per David Goffin che, messo di fronte al n.227 ATP Attila Balazs, non deve far molto di più che palleggiare per portare a casa la partita. Un break a zero ottenuto al quinto gioco basta a decidere il primo set, in quanto Goffin perde la miseria di due “quindici” in cinque turni di battuta. Nessun cambiamento anche nel secondo parziale: si gioca solamente quando serve Balazs, che cede la battuta di nuovo sul 2-2 e riesce nell’impresa di ottenere ancora meno punti sul servizio di Goffin (solamente uno!). Dopo un’ora e 10 di gioco il Belgio si trova avanti per due set a zero, ed il Top 10 decide di dare un altro colpo di coda per finire l’impegno senza far troppa fatica, lasciando a zero l’avversario nel set finale. Abissale la differenza tra i due, basti pensare che in tredici turni di battuta di Goffin, Balazs ha conquistato la miseria di cinque punti.


KAZAKISTAN-SVIZZERA 2-0 (Paolo Di Lorito)

D. Popko b. H. Laaksonen 6-2 7-6(7) 3-6 7-5

Dmitry Popko, al suo quarto match di singolare in Davis e sostenuto dall’indomito pubblico di Astana, ha battuto un Henri Laaksonen, numero 123 del mondo, davvero spento e confusionario. Nonostante le oltre 100 posizioni che separano i due tennisti ci si rende subito conto che il divario tecnico non è così ampio; il numero 231 kazako ha mostrato un’ottima solidità da fondo e più volte è stato in grado di risalire in alcuni game complicati. Il primo set Popko lo porta a casa grazie ad un break in avvio e uno in chiusura con lo svizzero che entra in partita, a sprazzi, solamente nel secondo parziale e riesce a farsi recuperare da 5-2. Il 21enne giallo-azzurro risale fino al tie-break e dopo aver annullato 3 set point con grande coraggio, chiude il set durato un’ora esatta per 9 punti a 7. Il numero uno del team svizzero imbastisce una rimonta nel terzo set e sfruttando un calo dell’avversario vince con un doppio break 6-3 ma è costretto poi ad arrendersi al quarto parziale. Popko chiude con autorità al primo match point quella che è la vittoria più importante della sua carriera.

M. Kukushkin b. A. Bodmer 3-6 6-3 6-2 6-3

Non riesce l’impresa al terzo miglior rovescio a una mano della Svizzera: il n. 485 Adrian Bodmer, al suo primo match in singolare in Coppa Davis, si arrende davanti al n. 73 Kukushkin giocando un discreto match per un’ora circa, salvo poi affievolirsi in maniera inesorabile. Il numero uno kazako parte molto contratto – come aveva fatto la sua controparte svizzera nel match precedente – facendosi scappare subito il primo set 6-3 e complicandosi le cose anche nel secondo. Comunque sempre supportato dal pubblico della capitale, Mikhail risale con autorevolezza accelerando spesso sul lato sinistro del suo avversario e riesce a riequilibrare l’incontro ancora con un 6-3. I restanti due parziali non sono mai stati in discussione e il 22 enne rosso-crociato non impiega molto per passare ad un atteggiamento rinunciatario. Il 30enne nato in Russia ottiene dunque il suo 22esimo successo in Davis, tutti arrivati in singolare. Con questa vittoria la nazionale asiatica si porta sul 2-0 e la possibilità che si ripeta il 5-0, come nel loro precedente datato 2010, non è così remota. Le formazioni per il doppio di domani vedono schierati i quattro tennisti che non sono scesi in campo oggi ma non sorprenderebbe affatto se i due capitani decidessero di fare delle modifiche.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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