New York, New York: tra Long Island e il sogno di un 500

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New York, New York: tra Long Island e il sogno di un 500

NEW YORK – A tu per tu con il direttore del New York Open che ci parla di come si organizza un torneo ATP nella Grande Mela (o quasi). Un progetto a lungo termine per diventare un appuntamento importante del calendario tennistico

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Lanciare un nuovo torneo è sempre un’operazione piuttosto complicata. Farlo in una città ultracompetitiva come New York City, e per di più avendo come “location” un’arena periferica, seppur appena rimodernata, lo è ancora di più. Qualche appassionato avrà sicuramente storto il naso alla vista degli spalti semivuoti del New York Open durante la prima parte della settimana, simili più a quelli che si vedono nei tornei asiatici che non a quanto accade normalmente in Nord America. Ma la prima edizione del torneo che ha raccolto l’eredità prestigiosa del torneo di Memphis è andata in porto senza intoppi, con due semifinali ed una finale tutte arrivate al terzo set, e con il weekend conclusivo che ha attirato un discreto pubblico al Nassau Veterans Memorial Coliseum di Uniondale, a circa 50 chilometri dal centro di Manhattan.

A parte il controverso incidente tra Harrison e Young durante il primo turno (poi risoltosi in un nulla di fatto) e l’infelice uscita di Mannarino al termine della semifinale persa con Querrey, l’atmosfera del torneo è stata gradita da tutti, in particolar modo è stata apprezzata la prossimità dell’hotel ufficiale, il Marriott Long Island, situato appena fuori dal parcheggio dell’arena, a 200 metri dall’ingresso principale e servito da un corridoio sotterraneo che permetteva agli atleti di fare quasi tutto il percorso al coperto.

Qualche ora prima della finale abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due parole con Josh Ripple, il direttore del torneo, che ci ha parlato di come è nata l’idea di organizzare il New York Open e quali sono le sue aspirazioni per il futuro.

 

Come è nata l’idea di portare un torneo indoor a New York?
La mia società, che si chiama GF Sports, ha acquisito i diritti del torneo di Memphis nel giugno 2015, dopo che già aveva acquistato l’ATP 250 di Atlanta. Il nostro obiettivo era quello di portare un evento nell’area di New York, anche se ci siamo resi subito conto che si trattava di un’impresa non semplice, data la scarsità di impianti disponibili. Quando siamo subentrati alla guida del torneo di Memphis, l’evento stava attraversando difficoltà finanziarie, per cui ci siamo chiesti cosa fare per cambiare rotta. Ragion per cui verso la fine del 2016 e l’inizio del 2017 ci siamo messi alla ricerca di una nuova sede del torneo, proprio quando siamo venuti a conoscenza che la società che gestisce questo edificio, la NYCB Live, era alla ricerca di nuovi “inquilini” per l’arena che era in corso di ristrutturazione. Ci è stata quindi proposta la possibilità di utilizzare il Nassau Veterans Memorial Coliseum, totalmente rinnovato, senza squadre NBA o NHL con cui dover fare i conti (che normalmente pongono delle restrizioni piuttosto precise a livello di disponibiltà n.d.r.) ed in un paio di mesi abbiamo raggiunto un accordo, annunciando il nuovo torneo nell’aprile scorso.

Quanto dura l’accordo che avete siglato?
L’accordo ha una durata di 10 anni, per cui abbiamo in programma di rimanere qui per un periodo di tempo piuttosto lungo.

Come vi è venuta l’idea di una configurazione dell’arena così particolare, con i due campi perpendicolari?
In parte è venuta dall’esigenza imposta dall’ATP di avere due campi per le competizioni, ed in parte dall’inventiva del nostro team. Il Nassau Coliseum dispone di sedili retrattili, per cui è stato possibile allestire due campi nell’arena principale. La configurazione perpendicolare ci è sembrata la migliore soluzione, perché ricordo quando 20-30 anni fa nei tornei indoor negli USA c’erano due campi uno di fianco all’altro separati da una rete, come nei circoli, e si venivano a creare problemi di rumore, di palle, i punteggi chiamati dagli arbitri venivano confusi, con i giocatori che erano tutt’altro che entusiasti della situazione.

Il nome del torneo è “New York Open”, ma qui non siamo a New York. Manhattan è piuttosto lontana da qui. Come pensate di attrarre pubblico dalla città in modo tale da espandere il vostro bacino d’utenza?
Ovviamente la soluzione ottimale per noi sarebbe stata organizzare questo torneo al Madison Square Garden oppure al Barclays Center di Brooklyn, ma con le squadre NBA ed NHL che disputano i loro incontri in quegli impianti sarebbe stato impossibile ottenere i 10 giorni consecutivi necessari per poter svolgere un torneo. Quindi la nostra presenza qui al Nassau Coliseum ci porta ad avere il pubblico di Long Island come nostro bacino d’utenza principale. Certo, ci piacerebbe avere fans che vengono da Manhattan a vederci, e durante questo fine settimana ne abbiamo avuti parecchi, ma per il momento il nostro obiettivo e fare in modo che il torneo venga accettato dalla comunità tennistica come realtà permanente, e credo si possa dire che il risultato è stato raggiunto. Tra un paio d’anni, probabilmente, saremo nella posizione di poter promuovere il torneo in maniera più aggressiva agli appassionati di Manhattan e facilitare il loro afflusso con navette dedicate tra la stazione della LIRR più vicina (la Long Island Rail Road, la rete di ferrovie locali che collega Long Island a New York, n.d.r.), ma per le prime due edizioni il nostro obiettivo è quello di penetrare il mercato di Long Island, che di per sé è enorme e riteniamo sia in grado di sostenere l’evento senza alcun supporto dai borough di New York.

Non crede che la posizione isolata del torneo, nonostante l’albergo a due passi dai campi, possa costituire un punto negativo nella percezione dei giocatori, i quali al nome “New York” magari associano un ventaglio di opportunità, come ristoranti o spettacoli teatrali, che qui risultano al lato pratico difficilmente raggiungibili?
Può essere una chiave di lettura di questa “location”, ma secondo la mia esperienza i giocatori sono creature piuttosto semplici e sono molto focalizzate sul loro lavoro, sul loro torneo. Se possono avere campi d’allenamento comodi, e qui ce li hanno offsite a circa cinque miglia dall’albergo, una sistemazione di livello e del buon cibo, sono contenti. Se vogliono andare a vedere un musical a Broadway possono farlo, ma si tratta di uno spostamento importante. Grazie al fatto che la Brooklyn Sports Entertainment, la società che gestisce l’edificio, possiede i Brooklyn Nets (squadra di basket NBA n.d.r.) ed ha una quota nei New York Islanders (squadra di hockey NHL n.d.r.), siamo riusciti ad organizzare il party per i giocatori in occasione di un incontro dei Nets. Li abbiamo portati in pullman ad una partita, che è finita con due tempi supplementari, quindi è stata ancora più eccitante, e li abbiamo ospitati in due suite. Il fatto che il tragitto da qui al Barclay Center di Brooklyn abbia richiesto 1 ora e 20 minuti credo abbia contribuito a “far passare la voglia” ai giocatori di passare le loro serate a Manhattan. Qui vicino c’è il Rosevelt Field Mall, che è un enorme centro commerciale con ristoranti ed intrattenimenti vari, ed almeno per questa edizione il feedback dei giocatori è stato positivo.

La posizione in calendario del torneo, unico evento indoor in Nord America nel mese di febbraio, sicuramente non facilita il “reclutamento” dei giocatori. Come pensate di gestire questo problema?
Certamente non ci sono altri tornei dello stesso tipo negli USA, per cui immaginiamo sarà difficile per noi avere giocatori europei di livello, almeno nei primi anni. Per loro venire in USA a metà febbraio è troppo presto, è molto più semplice giocare in Europa a Rotterdam e negli altri ‘250’ indoor nel Continente. Un elemento che potrebbe portare il New York Open ad avere un grande successo potrebbe essere l’esplosione di alcuni dei giovani talenti americani che stanno crescendo in questo periodo: se dovessero diventare Top 15-20, allora siamo certi che il nostro torneo sarà un grande successo. Altrimenti continueremo ad avere il mix di giocatori americani ed europei, almeno fino a quando non avrà economicamente senso per noi sborsare le “garanzie” che vengono richieste dai grandi campioni europei, garanzie che al momento non ha senso per noi pagare. La missione di GF Sport, fin dalla creazione, è sempre stata quella di mantenere tornei sul suolo americano, creare un palcoscenico che permetta ai giovani giocatori USA di crescere e di diventare dei campioni, e di organizzare eventi al meglio delle nostre possibilità. Di conseguenza il nostro approccio sarà sempre un po’ “americanocentrico”.

La GF Sport gestisce anche il torneo di Atlanta: come vedete il futuro di quell’evento?
Il 250 di Atlanta al momento gode di un contratto molto vantaggioso per il suo svolgimento ad Atlantic Station. Abbiamo ereditato un contratto firmato dai nostri predecessori che prevede lo svolgimento in questa location centralissima a condizioni di assoluto vantaggio. All’epoca del trasloco da Norcross (un club a circa 40 chilometri da Atlanta che ha ospitato il torneo fino al 2011 n.d.r.), le condizioni offerte dall’agenzia immobiliare che stava sviluppando il centro commerciale all’aperto di Atlantic Station erano assolutamente straordinarie. Ma contratti come quelli non capitano tutti i giorni, per cui siamo alla ricerca di una nuova sede per il torneo a partire dal 2019. Possibilmente ad Atlanta, in modo da sfruttare il lavoro fatto in questi anni e il rapporto creatosi con gli appassionati locali, tuttavia se dovesse essere necessario traslocare, intraprenderemo con entusiasmo una nuova sfida in una nuova città.

Infine, quale sarebbe il vostro sogno per il torneo nel medio periodo, diciamo tra cinque anni?
Innanzitutto la nostra aspirazione sarebbe quella di diventare un ATP 500. Sappiamo che è molto difficile, perché il numero di questi eventi è limitato, ma vogliamo crescere e il nostro obiettivo è quello. Dal punto di vista operativo, invece, vorrei arrivare ad avere la possibilità, a metà settimana, di rimuovere il secondo campo dall’arena principale e spostare il campo “centrale” in modo da passare da una configurazione a 6.500 posti, come adesso, ad una da 12.000 posti per le fasi finali del torneo. Inoltre vorremmo poter installare i campi di allenamento sotto dei tendoni allestiti all’esterno dell’impianto, nei quali il pubblico potesse assistere agli allenamenti, in modo tale da poter avere tutto ciò che ci serve per il torneo nello stesso luogo e non dover far allenare i giocatori off-site. In questo modo si creerebbero anche maggiori occasioni di promozione per il pubblico, con un evidente beneficio economico da parte del torneo. Al momento si tratta di un sogno finanziariamente non realizzabile, ma speriamo di poterci arrivare presto.

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WTA Lione: Osorio, Noskova e Parks ai quarti

Linda Noskova impressiona per facilità contro Sherif, venerdì troverà una vivacissima Camila Osorio. Alycia Parks rimonta Martic, Van Uytvanck prenota Garcia

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Camila Osorio - WTA Monterrey 2022 (Twitter - Abierto_GNP)
Camila Osorio - WTA Monterrey 2022 (Twitter - Abierto_GNP)

Cinque incontri in programma all’Open 6e Sens Métropole de Lyon, due di primo turno, con la vittoria di Jasmine Paolini (di nuovo in campo giovedì, secondo match dalle 18.30), e tre validi per gli ottavi di finale, con un un accoppiamento ai quarti già decretato.

Caroline Garcia, idolo di casa, ha conosciuto oggi il nome della sua avversaria nel secondo turno del torneo WTA di Lione. Si tratta di Alison Van Uytvanck che ha archiviato la pratica Tamara Korpatsch per 6-2 6-4, in 1 ora e 31’. Gara ricca di break, ben undici in diciotto game complessivi. Percentuali al servizio pessime per la tedesca che chiude con il 44% di prime servite e ben undici doppi falli. Molto più solida la belga che sfrutta due break di vantaggio per chiudere il primo parziale.

Nel secondo parziale, gli scambi sono combattuti e sono ben cinque i break consecutivi. La n. 76 del ranking scappa via sul 4-2, prima di perdere il servizio nell’ottavo gioco. Van Uytvanck rimette a posto le cose nel game successivo e tiene a “0” il servizio che vale il passaggio del turno.

 

Saluta il torneo la testa di serie n. 4, ovvero Petra Martic sconfitta da Alycia Parks in 2ore e 26’ con il punteggio di 2-6 7-6(3) 6-2.

La statunitense vince in rimonta, malgrado una partenza sottotono. A far la differenza gli undici ace dell’americana, ben sette dei quali messi a segno nel secondo parziale. Nel set decisivo, l’americana ha portato a casa il 94% dei punti serviti con la prima di servizio, mentre la croata, malgrado abbia messo in campo il 74% di prime palle, si è aggiudicata il 55% dei punti.

Martic comincia la gara con un doppio break di vantaggio e un 6-2 arrivato in 39’ con l’americana molto fallosa al servizio. Il secondo set è molto più equilibrato, nel quale non si registrano break. L’unico pericolo lo corre Parks nel secondo gioco, quando è costretta ad annullare una palla break. Il match scivola via agevolmente con pochi scambi all’interno dei giochi. Nel tie-break, la croata subisce un parziale di 5-0 che rimanda il verdetto al terzo set.

Martic spreca tre palle break nel secondo gioco, le ultime opportunità per portare a casa la posta in palio. La gara della croata di fatto finisce qui. Sono cinque i giochi consecutivi di Parks che sfrutta il calo fisico di Martic e passa il turno.

L’americana affronterà la vincente della sfida tra Kovinic e Bondar.

Match godibile quello che ha visto Camila Osorio imporsi 7-6(5) 7-5 su Jule Niemeier. Due set tirati, due ore e due minuti e due anche le volte in cui la tedesca ha servito per chiudere un parziale. Classe 1999 di Dortmund, Niemeier è giocatrice potente, dotata anche di ottima mano, ma non di non eccezionale mobilità, caratteristica che certo non difetta alla ventunenne colombiana, abilissima nel contenere anche affidandosi allo slice e senz’altro più regolare dell’avversaria. Le premesse per un bel match c’erano dunque tutte e sono state mantenute, con forse l’unica pecca di qualche “strappo” avvenuto con grossa complicità di chi era in battuta, ma le belle giocate sono state comunque ricorrenti nella sfida.

È così che Niemeier commette due doppi falli e affossa un dritto quando va a servire per il primo set – peraltro restituendo il favore delle due seconde fallite da MCOS nel break subito al quinto gioco –, per poi cedere al tie-break al terzo set point consecutivo. Jule fa valere la sua pesantezza nel quarto game del secondo, aperto da un doppio fallo, e vola sul 4-1. Brava Osorio a prendere l’iniziativa e riprendersi il break, anche approfittando di una seconda fuori bersaglio e una smorzata dimenticabile. In ogni caso, Niemeier si issa sul 5-3, ma a quel punto subisce quattro giochi consecutivi di una Osorio scatenata che vola per il campo. Emblematico l’ultimo punto: il dritto tedesco fa tre buchi per terra ma torna sempre indietro e la scelta finale del contropiede invece del campo aperto è punita da un lob non scontato sul quale Jule va a vuoto.

L’avversaria di Osorio ai quarti sarà la diciottenne ceca Linda Noskova, vincitrice della n. 50 WTA Mayar Sherif per 6-3 6-2 in sessantotto minuti. Linda è entrata dalle qualificazioni, ma partiva con i favori del pronostico contro l’egiziana che peraltro la precede di appena sei posizioni in classifica. Grande pulizia nei colpi a rimbalzo, con lo sguardo che rimane sul punto di impatto (quindi la testa non “scappa”, con grosso giovamento dell’equilibrio), già un ottimo servizio, Linda ha annullato tutte le tre palle break concesse proprio grazie alla battuta, brekkando invece l’avversaria in ognuno dei quattro giochi in cui si è creata l’opportunità. Match chiuso con un game di risposta imperioso in attesa dell’interessante sfida di venerdì.

(ha collaborato M.S.)

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI LIONE

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WTA Hua Hin: Zidansek piega Fruhvirtova dopo tre ore di lotta. Bene Wang e Zhu

La diciassettenne Linda Fruhvirtova si arrende alla semifinalista del Roland Garros 2021. Nell’ultimo match di giornata Tsurenko elimina a sorpresa la testa di serie numero quattro Kalinskaya

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Tamara Zidansek – WTA Hua Hin 2023 (Image Credit: 2023 Thailand Open presented by E@)

Si è conclusa nella tarda serata locale la terza giornata del WTA 250 di Hua Hin. Il programma odierno del Thailand Open prevedeva solo quattro match di ottavi di finale, ma tre di questi si sono protratti ben oltre le due ore, con la sfida tra Linda Fruhvirtova e Tamara Zidansek che si è fermata a soli tre minuti dall’ingresso nella quarta ora di gioco. Ad uscire vincente da quello che era il match di cartello di oggi – per le alte aspettative che ruotano attorno alla 17enne ceca, già numero 51 del mondo, e per il valore dell’avversaria cui non fa giustizia la posizione 132 occupata nel ranking – è stata la slovena Zidansek (6-3 4-6 6-4), abile a sfruttare le difficoltà di Fruhvirtova con la seconda di servizio. Ai quarti di finale Tamara troverà la cinese Zhu che, dopo aver eliminato la connazionale e terza favorita secondo il seeding Xiyu Wang, ha superato la coreana Jang con il punteggio di 6-4 7-6.

Anche nell’altro quarto di finale della parte bassa del tabellone ci sarà una giocatrice cinese: la settima testa di serie Xinyu Wang ha infatti sconfitto con un doppio 6-3 la svedese Bjorklund e attende ora la vincitrice del match tra Han e Watson. L’ultimo incontro di giornata è stato quello tra la 24enne russa Kalinskaya e l’esperta ucraina Tsurenko. Quest’ultima ha contraddetto i pronostici, eliminando la numero 4 del seeding per 6-0 6-7 6-4. Ai quarti potrebbe quindi andare in scena un derby con Yastremska che però dovrà prima vedersela con la semifinalista di Wimbledon 2022 Tatjana Maria.

E’ stata semifinalista in uno Slam anche Tamara Zidansek (al Roland Garros nel 2021) che, dopo una stagione negativa, sta provando a scalare nuovamente la classifica. “Sono davvero felice perché l’anno scorso non è stato il migliore per me dopo la trasferta australiana, mentre ora sono in forma, in salute e sto finalmente giocando come voglio. Devo solo ottenere qualche vittoria ma sono molto contenta di come mi sono gestita in campo” – ha detto la slovena dopo la vittoria su Fruhvirtova, che ha provato a rimanere in partita fino all’ultimo. Le condizioni di gioco, però, non hanno agevolato la giovane ceca: l’elevata percentuale di umidità ha infatti reso più lento il campo, dando a Zidansek la possibilità di assorbire con più facilità i colpi offensivi dell’avversaria.

 

Nella giornata di giovedì tornerà in campo, contro la russa Zakharova, la favorita numero 1 del torneo Bianca Andreescu, a caccia di un titolo WTA che le manca dal 2019.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI HUA HIN

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AO Donne, Steve Flink: “Sabalenka ha fatto grandi progressi, sono un po’ preoccupato per Iga Swiatek”

Il giornalista e Hall of Famer risponde al direttore sul tennis femminile: “Nei prossimi due-tre anni vedremo la migliore Coco Gauff”

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

0:04 Ubaldo: parlando del torneo femminile, credo si possa dire che, anche se non molti si aspettavano una nuova sconfitta negli ottavi di finale di Iga Swiatek, abbiamo avuto una delle più belle finali degli ultimi anni a livello Slam. Tra Sabalenka e Rybakina abbiamo avuto del buon tennis con pochi break, cosa che accade spesso nel singolare femminile. Abbiamo avuto una finale tra la numero 2 del mondo e una numero 10 che con i duemila punti del successo a Wimbledon sarebbe una top five.

1:09 Flink: Ubaldo sono arrabbiato con te!

1:13 Ubaldo: come mai? (sorride)

 

1:16 Flink: mi hai tolto le parole di bocca! Sono d’accordo, è stata una splendida finale, e come hai detto tu, è stata una sfida tra due ottime battitrici. Nel primo set Sabalenka ha ceduto il servizio sul quattro pari, e quindi ha perso il il set; ma poi non ha più perso la battuta, e ha vinto con un break per set. Aryna ha messo in campo diciassette ace e solo sette doppi falli, dati molto buoni per lei. Inoltre, il livello di gioco è stato alto, condotto da entrambe in maniera aggressiva. Entrambe hanno giocato molto bene da fondo, soprattutto Sabalenka; non potrei essere più d’accordo sul fatto che questa finale spicca tra quelle giocate nei Major durante l’ultimo biennio. Per come è stata giocata, perché è stata combattuta. Rybakina ha dimostrato che la sua vittoria a Wimbledon non è arrivata per caso, e Sabalenka finalmente c’è l’ha fatta.

L’ho vista più calma, più composta; persino quando ha servito un doppio fallo sul match point nell’ultimo game, non si è disunita. È rimasta concentrata su quello che doveva fare, ha preso un bel respiro e ha chiuso il match; sta crescendo come giocatrice e agonisticamente. Rybakina ha un bel temperamento; possiede un delle migliori prime palle del circuito, e deve migliorare forse la seconda nel kick, altrimenti le migliori ne trarranno vantaggio e lei potrebbe vacillare un attimo, ma aver giocato due finali Slam nell’ultimo anno con una vittoria e per lei incoraggiante. Sabalenka è sempre stata frenetica, sovraeccitata durante i match importanti; questo è un momento fondamentale per lei, non credi Ubaldo? Non dico che vincerà tutti gli Slam, ma ora crede di più in sé stessa.

3:36 Ubaldo: sì, ho visto Sabalenka perdere al Roland Garros da Camila Giorgi; ha commesso tantissimi doppi errori, proprio senza testa, senza voler offendere. E ora, come tu dicevi, aver vinto uno Slam dopo aver perso tre semifinali, le darà una grande fiducia. senz’altro potrà anche migliorare la seconda palla, se consideriamo che ha giocato nella finale un colpo molto piatto; un effetto in kick le permetterebbe di risparmiare qualche doppio fallo.

4:50 Flink: non è stato così male, certo può migliorare. Ha iniziato con un doppio fallo, e ne ha fatto uno sul match point, ma servire solo 7 doppi errori in tre set relativamente lunghi non è male, soprattutto se consideriamo che ha servito 17 ace.

Deve migliorare il kick sulla seconda, ma gioca già bene lo slice; sta migliorando, lo scorso anno ne faceva anche venti a match.

5:35 Ubaldo: se non ricordo male lo scorso anno ha servito 428 doppi errori: una media di 8 a match. Ma alcuni match sono finiti 62 61, quindi era come iniziare da 0-15 ogni turno di servizio!

6:03 Flink: sì Ubaldo, ma non credo che lo vedremo più così. Lei migliorerà ancora, anche negli altri aspetti del gioco. Un particolare a suo favore nella finale è che ha difeso meglio, ha colpito meglio da fondocampo. Puoi fare più cose di Rybakina da entrambe le parti del campo. È davvero completa, sa colpire sopra il capo, sa volleare.

6:48 Ubaldo: dal momento che ama prendere dei rischi, forse la terra battuta è la superficie più pericolosa. Se non riesci a chiudere nei primi quattro scambi, allora più provi più rischi di sbagliare. Comunque come dicevi tu è completa e gioca bene sia dritto che rovescio, mentre il dritto di Rybakina non è tra i migliori.

dal punto di vista di un americano, e stata più brutta la sconfitta di Pegula o di Gauff?

7:40 Flink: Pegula ha avuto un ottimo inizio d’anno; ha battuto Iga Swiatek e in tanti si aspettavano facesse grandi cose; per Coco dobbiamo sempre ricordarci che è giovanissima, quindi una sconfitta è comprensibile. la gente si dimentica la sua età e crede che abbia 25 anni solo perché è nel grande tennis da almeno cinque. Quindi è stata più deludente Pegula.

8:18 Ubaldo: in termini di potenziale chi vedi meglio tra le due?

8:29 Flink: Gauff. Nel lungo periodo; lavorerà molto e migliorerà la seconda palla e il dritto, mentre il rovescio è già ottimo adesso. Ha uno splendido atteggiamento sul campo, sa stare calma. Il suo dritto è traballante, e la sua seconda palla. Le ci vorranno due o tre anni. Pegula può andare meglio quest’anno, ma nei prossimi cinque anni scelgo Coco.

9:21 Ubaldo: parlando di delusioni, Iga Swiatek ha perso 64 64 da Rybakina, mentre Ons Jabeur ha ceduto a Vondrousova 61 57 61, risultato deludente per una numero 2 del seeding.

9:52 Flint: delusione perché abbiamo visto Jabeur perdere la finale di Wimbledon da Rybakina e la finale degli US Open da Swiatek, e quindi ci aspettavamo di più da lei. Nel suo puzzle ci sono così tanti pezzi; colpi bellissimi, il servizio la palla corta. Se non è ispirata accadono cose come quelle in Australia. Ma non sono preoccupato per lei, saprà rifarsi più avanti nella stagione.

Riguardo Swiatek, l’anno scorso ha vinto 37 match di fila fino a Wimbledon. durante la sua striscia vincente ha trionfato a Parigi. Poi ha vinto gli US Open. Non credo la vedremo dominare in questo modo; certo vincerà ancora altri Slam e rimarrà a lungo tra le prime tre o quattro del ranking. Per la consistenza del suo gioco. Ma punto di più su Rybakina. Iga si affida molto al suo gioco in difesa; prova ad essere più aggressiva, cosa che le serve per restare al top, ma non è a suo agio. È stata così convincente a Miami e Indian Wells, e poi a Parigi.

Quest’anno per lei sarà in altalena; potrebbe rimanere numero 1 del mondo, ma non rimarrei scioccato se alla fine della stagione fosse terza o quarta. Sono curioso di vedere cosa combinerà quest’anno; non ha vinto agli US open e adesso ha cominciato l’anno con questa caduta. Sono un po’ preoccupato per lei.

11:56 Ubaldo: penso che non sia facile continuare a vincere per chi non ha nel dritto il proprio colpo migliore. Tu puoi avere il miglior rovescio del mondo; guarda Djokovic. Lui ha probabilmente il miglior rovescio del mondo, specialmente il lungolinea e la risposta, ma i vincenti più importanti li ottiene con il dritto. È anche il limite di Rybakina, che ha un gran rovescio ma un dritto da migliorare.

Steffi Graf invece aveva un rovescio non tra i migliori, ma giocava un dritto straordinario; è difficile dominare a lungo senza un gran dritto.

13:23 Flink: sono d’accordo. L’anno scorso Swiatek ah ha migliorato il colpo e ha giocato diversi vincenti…

13:36 Ubaldo: sulla terra forse, dove hai più tempo per colpire.

13:47 Flint: no, anche agli US Open, ma sono d’accordo su quanto dici sulla terra battuta. Il dritto è importante un po’ per tutte; Rybakina ha un ottimo servizio e quindi può compensare in un game con tre punti diretti. Swiatek ha un servizio buono, non un grande servizio, e quindi non può ricavarci gli stessi punti.

Hai parlato di Steffi: il suo rovescio non era una grande arma, ma sapeva tenere lo slice molto basso per poi riuscire a colpire con il dritto, e lo sapeva fare in maniera meravigliosa.

Il dritto di Swiatek è la chiave; avrà bisogno di migliorarlo del 10-20%.

14:48 Ubaldo: grazie mille Flint, abbiamo spaziato su diversi argomenti di questi Australian Open. Un’ultima cosa: chi vincerà i singolari al Roland Garros?

15:10 Flint: tra le donne dico Swiatek, che gioca sulla sua superficie preferita, dove ha vinto due volte negli ultimi tre anni. Tra gli uomini forse ti aspetti che io dica Nadal per il suo quindicesimo trofeo. Ma non è al meglio, e in Australia si è infortunato ancora, contro McDonald. Penso che Djokovic potrà fare il colpo. Se Nadal sta bene può farcela. Cosa ne dici Ubaldo?

16:02 Ubaldo: che non è più il miglior Rafa; non lo vediamo al meglio da almeno sei mesi. Il favorito sarà Djokovic, anche se è difficile dirlo quattro mesi prima.

16:34 Flint: se Rafa non torna in condizione, Djokovic sarà il favorito. Inoltre, se nemmeno quest’anno potrà giocare negli Stati Uniti, ne trarrà giovamento dal punto di vista fisico, perché si presenterà fresco per la stagione sulla terra battuta.

17:12 Ubaldo: si ritroveranno a Montecarlo.

17:17 Flint: sì, non farà troppa differenza se Djokovic salta due tornei sul duro. Lui è determinato, ha vinto il suo secondo Roland Garros due anni fa e l’anno scorso ha perso nei quarti da Nadal. E’ dura batterlo, anche sulla terra rossa. È il secondo giocatore del mondo sulla terra battuta.

17:41 Ubaldo: grazie Flint, ottimo amico grande collega e… altri complimenti te li farò in privato!

Danilo Gori

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