New York, New York: tra Long Island e il sogno di un 500

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New York, New York: tra Long Island e il sogno di un 500

NEW YORK – A tu per tu con il direttore del New York Open che ci parla di come si organizza un torneo ATP nella Grande Mela (o quasi). Un progetto a lungo termine per diventare un appuntamento importante del calendario tennistico

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Lanciare un nuovo torneo è sempre un’operazione piuttosto complicata. Farlo in una città ultracompetitiva come New York City, e per di più avendo come “location” un’arena periferica, seppur appena rimodernata, lo è ancora di più. Qualche appassionato avrà sicuramente storto il naso alla vista degli spalti semivuoti del New York Open durante la prima parte della settimana, simili più a quelli che si vedono nei tornei asiatici che non a quanto accade normalmente in Nord America. Ma la prima edizione del torneo che ha raccolto l’eredità prestigiosa del torneo di Memphis è andata in porto senza intoppi, con due semifinali ed una finale tutte arrivate al terzo set, e con il weekend conclusivo che ha attirato un discreto pubblico al Nassau Veterans Memorial Coliseum di Uniondale, a circa 50 chilometri dal centro di Manhattan.

A parte il controverso incidente tra Harrison e Young durante il primo turno (poi risoltosi in un nulla di fatto) e l’infelice uscita di Mannarino al termine della semifinale persa con Querrey, l’atmosfera del torneo è stata gradita da tutti, in particolar modo è stata apprezzata la prossimità dell’hotel ufficiale, il Marriott Long Island, situato appena fuori dal parcheggio dell’arena, a 200 metri dall’ingresso principale e servito da un corridoio sotterraneo che permetteva agli atleti di fare quasi tutto il percorso al coperto.

Qualche ora prima della finale abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due parole con Josh Ripple, il direttore del torneo, che ci ha parlato di come è nata l’idea di organizzare il New York Open e quali sono le sue aspirazioni per il futuro.

 

Come è nata l’idea di portare un torneo indoor a New York?
La mia società, che si chiama GF Sports, ha acquisito i diritti del torneo di Memphis nel giugno 2015, dopo che già aveva acquistato l’ATP 250 di Atlanta. Il nostro obiettivo era quello di portare un evento nell’area di New York, anche se ci siamo resi subito conto che si trattava di un’impresa non semplice, data la scarsità di impianti disponibili. Quando siamo subentrati alla guida del torneo di Memphis, l’evento stava attraversando difficoltà finanziarie, per cui ci siamo chiesti cosa fare per cambiare rotta. Ragion per cui verso la fine del 2016 e l’inizio del 2017 ci siamo messi alla ricerca di una nuova sede del torneo, proprio quando siamo venuti a conoscenza che la società che gestisce questo edificio, la NYCB Live, era alla ricerca di nuovi “inquilini” per l’arena che era in corso di ristrutturazione. Ci è stata quindi proposta la possibilità di utilizzare il Nassau Veterans Memorial Coliseum, totalmente rinnovato, senza squadre NBA o NHL con cui dover fare i conti (che normalmente pongono delle restrizioni piuttosto precise a livello di disponibiltà n.d.r.) ed in un paio di mesi abbiamo raggiunto un accordo, annunciando il nuovo torneo nell’aprile scorso.

Quanto dura l’accordo che avete siglato?
L’accordo ha una durata di 10 anni, per cui abbiamo in programma di rimanere qui per un periodo di tempo piuttosto lungo.

Come vi è venuta l’idea di una configurazione dell’arena così particolare, con i due campi perpendicolari?
In parte è venuta dall’esigenza imposta dall’ATP di avere due campi per le competizioni, ed in parte dall’inventiva del nostro team. Il Nassau Coliseum dispone di sedili retrattili, per cui è stato possibile allestire due campi nell’arena principale. La configurazione perpendicolare ci è sembrata la migliore soluzione, perché ricordo quando 20-30 anni fa nei tornei indoor negli USA c’erano due campi uno di fianco all’altro separati da una rete, come nei circoli, e si venivano a creare problemi di rumore, di palle, i punteggi chiamati dagli arbitri venivano confusi, con i giocatori che erano tutt’altro che entusiasti della situazione.

Il nome del torneo è “New York Open”, ma qui non siamo a New York. Manhattan è piuttosto lontana da qui. Come pensate di attrarre pubblico dalla città in modo tale da espandere il vostro bacino d’utenza?
Ovviamente la soluzione ottimale per noi sarebbe stata organizzare questo torneo al Madison Square Garden oppure al Barclays Center di Brooklyn, ma con le squadre NBA ed NHL che disputano i loro incontri in quegli impianti sarebbe stato impossibile ottenere i 10 giorni consecutivi necessari per poter svolgere un torneo. Quindi la nostra presenza qui al Nassau Coliseum ci porta ad avere il pubblico di Long Island come nostro bacino d’utenza principale. Certo, ci piacerebbe avere fans che vengono da Manhattan a vederci, e durante questo fine settimana ne abbiamo avuti parecchi, ma per il momento il nostro obiettivo e fare in modo che il torneo venga accettato dalla comunità tennistica come realtà permanente, e credo si possa dire che il risultato è stato raggiunto. Tra un paio d’anni, probabilmente, saremo nella posizione di poter promuovere il torneo in maniera più aggressiva agli appassionati di Manhattan e facilitare il loro afflusso con navette dedicate tra la stazione della LIRR più vicina (la Long Island Rail Road, la rete di ferrovie locali che collega Long Island a New York, n.d.r.), ma per le prime due edizioni il nostro obiettivo è quello di penetrare il mercato di Long Island, che di per sé è enorme e riteniamo sia in grado di sostenere l’evento senza alcun supporto dai borough di New York.

Non crede che la posizione isolata del torneo, nonostante l’albergo a due passi dai campi, possa costituire un punto negativo nella percezione dei giocatori, i quali al nome “New York” magari associano un ventaglio di opportunità, come ristoranti o spettacoli teatrali, che qui risultano al lato pratico difficilmente raggiungibili?
Può essere una chiave di lettura di questa “location”, ma secondo la mia esperienza i giocatori sono creature piuttosto semplici e sono molto focalizzate sul loro lavoro, sul loro torneo. Se possono avere campi d’allenamento comodi, e qui ce li hanno offsite a circa cinque miglia dall’albergo, una sistemazione di livello e del buon cibo, sono contenti. Se vogliono andare a vedere un musical a Broadway possono farlo, ma si tratta di uno spostamento importante. Grazie al fatto che la Brooklyn Sports Entertainment, la società che gestisce l’edificio, possiede i Brooklyn Nets (squadra di basket NBA n.d.r.) ed ha una quota nei New York Islanders (squadra di hockey NHL n.d.r.), siamo riusciti ad organizzare il party per i giocatori in occasione di un incontro dei Nets. Li abbiamo portati in pullman ad una partita, che è finita con due tempi supplementari, quindi è stata ancora più eccitante, e li abbiamo ospitati in due suite. Il fatto che il tragitto da qui al Barclay Center di Brooklyn abbia richiesto 1 ora e 20 minuti credo abbia contribuito a “far passare la voglia” ai giocatori di passare le loro serate a Manhattan. Qui vicino c’è il Rosevelt Field Mall, che è un enorme centro commerciale con ristoranti ed intrattenimenti vari, ed almeno per questa edizione il feedback dei giocatori è stato positivo.

La posizione in calendario del torneo, unico evento indoor in Nord America nel mese di febbraio, sicuramente non facilita il “reclutamento” dei giocatori. Come pensate di gestire questo problema?
Certamente non ci sono altri tornei dello stesso tipo negli USA, per cui immaginiamo sarà difficile per noi avere giocatori europei di livello, almeno nei primi anni. Per loro venire in USA a metà febbraio è troppo presto, è molto più semplice giocare in Europa a Rotterdam e negli altri ‘250’ indoor nel Continente. Un elemento che potrebbe portare il New York Open ad avere un grande successo potrebbe essere l’esplosione di alcuni dei giovani talenti americani che stanno crescendo in questo periodo: se dovessero diventare Top 15-20, allora siamo certi che il nostro torneo sarà un grande successo. Altrimenti continueremo ad avere il mix di giocatori americani ed europei, almeno fino a quando non avrà economicamente senso per noi sborsare le “garanzie” che vengono richieste dai grandi campioni europei, garanzie che al momento non ha senso per noi pagare. La missione di GF Sport, fin dalla creazione, è sempre stata quella di mantenere tornei sul suolo americano, creare un palcoscenico che permetta ai giovani giocatori USA di crescere e di diventare dei campioni, e di organizzare eventi al meglio delle nostre possibilità. Di conseguenza il nostro approccio sarà sempre un po’ “americanocentrico”.

La GF Sport gestisce anche il torneo di Atlanta: come vedete il futuro di quell’evento?
Il 250 di Atlanta al momento gode di un contratto molto vantaggioso per il suo svolgimento ad Atlantic Station. Abbiamo ereditato un contratto firmato dai nostri predecessori che prevede lo svolgimento in questa location centralissima a condizioni di assoluto vantaggio. All’epoca del trasloco da Norcross (un club a circa 40 chilometri da Atlanta che ha ospitato il torneo fino al 2011 n.d.r.), le condizioni offerte dall’agenzia immobiliare che stava sviluppando il centro commerciale all’aperto di Atlantic Station erano assolutamente straordinarie. Ma contratti come quelli non capitano tutti i giorni, per cui siamo alla ricerca di una nuova sede per il torneo a partire dal 2019. Possibilmente ad Atlanta, in modo da sfruttare il lavoro fatto in questi anni e il rapporto creatosi con gli appassionati locali, tuttavia se dovesse essere necessario traslocare, intraprenderemo con entusiasmo una nuova sfida in una nuova città.

Infine, quale sarebbe il vostro sogno per il torneo nel medio periodo, diciamo tra cinque anni?
Innanzitutto la nostra aspirazione sarebbe quella di diventare un ATP 500. Sappiamo che è molto difficile, perché il numero di questi eventi è limitato, ma vogliamo crescere e il nostro obiettivo è quello. Dal punto di vista operativo, invece, vorrei arrivare ad avere la possibilità, a metà settimana, di rimuovere il secondo campo dall’arena principale e spostare il campo “centrale” in modo da passare da una configurazione a 6.500 posti, come adesso, ad una da 12.000 posti per le fasi finali del torneo. Inoltre vorremmo poter installare i campi di allenamento sotto dei tendoni allestiti all’esterno dell’impianto, nei quali il pubblico potesse assistere agli allenamenti, in modo tale da poter avere tutto ciò che ci serve per il torneo nello stesso luogo e non dover far allenare i giocatori off-site. In questo modo si creerebbero anche maggiori occasioni di promozione per il pubblico, con un evidente beneficio economico da parte del torneo. Al momento si tratta di un sogno finanziariamente non realizzabile, ma speriamo di poterci arrivare presto.

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Wimbledon, prosegue la favola di Maria: battuta Ostapenko dopo due match point annullati. Ai quarti anche Bouzkova e Niemeier

La lettone butta via una grande occasione. Ai quarti derby tedesco Maria-Niemeier

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Tatjana Maria continua a sognare. La giocatrice tedesca, che negli ultimi 9 Slam giocati non aveva mai superato il primo turno o le qualificazioni, è nei quarti di finale di Wimbledon dopo aver battuto Jelena Ostapenko in tre set (5-7 7-5 7-5). La lettone ha anche avuto due match point sul 7-5 5-4, ma Maria è stata fredda nell’annullarli con due prime vincenti. L’incontro è stato gradevole nel corso del primo set anche in virtù dello scontro tra due stili molto diversi: la costante – e in alcuni casi scriteriata – ricerca del vincente di Ostapenko contro i back di dritto e di rovescio di Maria. Nel secondo e nel terzo, però, la quantità di errori della lettone si è alzata notevolmente e allora la tedesca ha intelligentemente optato per una strategia sempre più attendista, costringendo l’avversaria a spingere su palle basse e senza peso. Al prossimo turno sarà un inedito derby tedesco con Niemeier: due giocatrici – mai affrontatesi – a cavallo della top 100 che giocheranno martedì il match più importante della loro carriera. In palio c’è la semifinale a Wimbledon.

Il match si apre a suon di parziali: il primo è della tedesca che, dopo aver perso il primo gioco, infila 15 punti dei successivi 20. Ciò però non le vale il doppio break per colpa di un paio di brutti errori in lunghezza con il dritto. Ne approfitta per mettersi in partita la lettone che mette a segno un parziale di 12-3. La campionessa al Roland Garros del 2017 trova la pazienza e il timing per spingere senza esagerare sulle variazioni in back della tedesca e si porta così sul 4-3. Dopo l’alternarsi degli strappi nella prima parte del set, la volata finale è più regolare e infatti si va molto vicini al tie-break. Maria ha una palla per il 6-6 ma la prima non l’aiuta nel tentativo di arginare la spinta costante di Ostapenko. Commette poi un doppio fallo rilevato dalla sola Jelena che si ferma per chiamare il falco: la lettone vince la scommessa e poi mette il punto esclamativo con il dritto che le vale il 7-5 dopo 40 minuti.

Il secondo set si apre sulla scia di come era finito il primo. Ostapenko, a mente libera dopo essersi scrollata di dosso la tensione del primo parziale, si porta sul 3-0 in 10 minuti. Maria, però, rimane mentalmente nel match in attesa di un calo dell’avversaria. Gli errori di Jelena, in effetti, arrivano sul 4-2 in suo favore e la tedesca brekka. Sul 5-4 per Ostapenko, Tatjana deve però servire per rimanere nel match ed è la sua battuta a fare il bello e il cattivo tempo: sulla seconda della tedesca Jelena non ha problemi ad aggredire, ma quando la prima entra fa male. Proprio con due prime pesanti la numero 103 del mondo annulla altrettanti match point e nel gioco successivo brekka anche. Con freddezza invidiabile, Maria chiude poi il set tenendo a zero il servizio.

 

Anche in avvio di terzo set Ostapenko parte bene ma poi sul 2-0 in suo favore si blocca, sbagliando tutto il possibile e anche qualcosa di più. La lettone fa sempre più fatica a piegarsi sui colpi senza peso in back della tedesca. È comunque la numero 17 del mondo ad avere in mano le sorti della partita rimanendo in grado di tirare fuori vincenti non scontati. Maria, invece, è attendista, chiama spesso a rete l’avversaria e prova a farle giocare sempre un colpo in più. È questo il copione del punto che dà alla tedesca il break per poter servire per il match: Ostapenko sbaglia uno smash ed è 5-4. Maria, però, tentenna e parte con un doppio fallo. La lettone, invece, deresponsabilizzata dal punteggio, si lascia andare e rientra nel match. Ma Maria continua a crederci, mentre Jelena torna a sbagliare: chiuderà con 57 non forzati. Questa volta la 34enne tedesca non trema e sfrutta il crescente nervosismo di Ostapenko (senza challenge ma convinta che la palla che ha dato il break del 6-5 all’avversaria fosse fuori) per mettere la parola fine su questa partita, ma non sul suo sogno. Prima di questo Wimbledon, solo una volta era arrivata al terzo turno in uno Slam: nel 2015, proprio ai Championships.

BOUZKOVA E NIEMEIER OK – Primo quarto Slam in carriera anche per Maria Bouzkova, che ha battuto Caroline Garcia 7-5 6-2. Per lei una cavalcata senza macchia: per lei sono otto i set consecutivi vinti dopo aver perso il primo del suo torneo contro Danielle Collins. In tre occasioni su quattro ha battuto giocatrici davanti a lei nel ranking. E dire che nei precedenti 13 Slam non aveva mai oltrepassato il secondo turno. Una ceca ha raggiunto i quarti di Wimbledon in ciascuna delle precedenti tre edizioni. Ora per lei c’è la vincente di Jabeur-Mertens.

Se Bouzkova è l’outsider che sta giocando il miglior torneo della carriera, la 22enne tedesca Jule Niemeier è la giovane emergente che si sta proponendo come possibile protagonista del tennis femminile. Jule ha centrato anch’essa il suo primo quarto Slam cancellando le ultime speranze britanniche nel tabellone femminile: sconfitta Heather Watson con un secco 6-2 6-4. Al suo battesimo sul Centre Court, Niemeier ha mostrato grande personalità vincendo cinque game di fila per vincere il primo set, e sei degli ultimi otto nel secondo set, dopo essere stata sotto 2-0. Ora per lei c’è il derby tedesco contro Maria.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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ATP

John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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