Indian Wells: Federer, 58 minuti per finire. "A Djokovic serve tempo"

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Indian Wells: Federer, 58 minuti per finire. “A Djokovic serve tempo”

Il n.1 del mondo lascia 3 giochi a Krajinovic. “Non sono convinto che il mio ‘nuovo rovescio’ mi possa aiutare contro Rafa sulla terra”. Al prossimo turno Jeremy Chardy

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[1] R. Federer b. [25] F. Krajinovic 6-2 6-1 (dal nostro inviato a Indian Wells)

Assuefazione all’eccellenza. Capita anche questo, purtroppo. La specie umana deve la sua superiorità alla capacità di adattarsi a moltissime situazioni, ma qualche volta la naturale tendenza ad assimilare come “normale” qualcosa di “straordinario” solamente perché vi si è esposti con una certa frequenza diventa una distorsione negativa, da evitare. Impegnati a fare le solite mille cose che si tengono d’occhio durante la copertura di un torneo, ci si era dimenticati che Roger Federer stava per scendere in campo per il suo incontro di terzo turno contro Filip Krajinovic e che era nostro compito seguire quella partita. “Ah, caspita, comincia Federer: che palle!” ci usciva di bocca, come se si trattasse di andare a fare il bucato.

 

Se per noi assistere ad un match di uno dei migliori atleti del nostro tempo, o forse di qualunque tempo, può essere un affare di routine, è necessario ricordarsi che non capita tanto spesso trovarsi in presenza dell’eccellenza, e quando capita è bene approfittarne. Anche per rispetto all’incredibile privilegio che per qualche motivo ci viene concesso.  Ed il Signor Federer è il primo esempio di come sia sempre necessario mantenere un atteggiamento umile e rispettoso, ribadendolo con una risposta esemplare ad una domanda certamente mal posta dal cerimoniere Andrew Krasny appena dopo la sua netta vittoria per 6-2, 6-1 contro il serbo: “Cinquantotto minuti, Roger: come mai ci hai messo così tanto a vincere questa partita?”. Con la solita classe lo svizzero si disimpegnava spendendo parole di apprezzamento per l’avversario senza risparmiare una stoccatina al suo interlocutore: “Quando si perde non è così divertente finire la partita in 58 minuti. Purtroppo Filip non ha giocato bene oggi, anche dalla parte del rovescio, la sua migliore ha sbagliato parecchio. Ma è giovane, ha un grande futuro davanti a lui, sono felice di aver incamerato questa vittoria perché nei nostri prossimi match le cose potrebbero andare diversamente”.

Nonostante un break subito nel terzo game del match (colpa di cinque errori gratuiti), Federer ha sempre controllato la partita nel punteggio mettendo a segno tre strisce mortifere a cavallo tra il primo ed il secondo set: sette game consecutivi dal 2-2, diciassette punti consecutivi sulla sua battuta (interrotti da un doppio fallo sul 3-1) e quattordici punti consecutivi (tra il 4-2 ed il 6-2, 1-0). Nel primo set il numero uno del mondo ha adottato un approccio piuttosto cauto, volto principalmente alla difesa ed al contrattacco sugli affondi di Krajinovic che, però, spesso mancavano il bersaglio. Qualche palla corta con il rovescio lungolinea a far fermare la palla sul cemento sabbioso di Indian Wells è sufficiente per soddisfare il desiderio di “magia” da parte del pubblico seduto sullo Stadium 1 con lo stesso atteggiamento con cui si va al Louvre a vedere la Gioconda.

Negli ottavi di finale lo svizzero dovrà affrontare Jeremy Chardy, che superando in tre set il connazionale Mannarino è arrivato ad occupare lo spazio in tabellone che avrebbe potuto essere di Fabio Fognini. “Oggi ero molto più calmo rispetto all’incontro di primo turno – ha spiegato Federer alla stampa – contro un destro è tutto molto più semplice, anche perchè [Krajinovic] gioca con molta meno rotazione e più avanti nel campo. Avevo l’impressione che il mio slice gli desse fastidio, e sono riuscito a variare molto bene con qualche palla corta. Credo però che lui possa giocare molto meglio di quanto non abbia fatto oggi. Forse ha influito il fatto che era la prima volta che giocava contro di me, chissà“.

A proposito del difficile momento di Novak Djokovic, Federer non entra nei particolari, sostenendo di non conoscere abbastanza la situazione: “Non so cosa stia attraversando Novak in questo momento, al di là del suo infortunio. Non ci conosciamo abbastanza bene e non l’ho visto molto recentemente. So che il Novak che abbiamo visto in Australia non era al 100%, ha dato tutto quello che aveva e non è poi andato così male. Penso che tutto sommato abbia giocato piuttosto bene. Qui abbiamo visto una seconda edizione di Novak, ancora non al meglio a causa dell’operazione. C’è bisogno di più tempo. Ha provato ad evitare di operarsi, perché è quello che si fa di solito, il chirurgo è solitamente l’ultima alternativa. Spero che si riprenda completamente, così come Murray, Stan e KeiCredo si tratti soltanto di un momento no nella sua carriera, e spero si sia goduto il tempo che ha dovuto passare lontano dai campi, perché se ritorna al pieno della condizione sarà di nuovo impegnato come al solito“.

Immancabile la domanda sui suoi piani per la stagione sulla terra battuta, anche se meno diretta del solito: “Non sono convinto che il mio cosiddetto ‘nuovo rovescio migliorato’ mi possa aiutare contro Rafa sulla terra. Lui è e rimane il giocatore che si muove meglio su quella superficie, ed io non gioco sulla terra da non so quanto tempo. Non ho ancora pensato a cosa farò, ma non dipenderà da cosa faranno Rafa o Novak, dipenderà da quello che voglio fare io, dalla mia abilità di mantenermi sano e da cosa avrò voglia di fare. Certo, mi piacerebbe incontrare Rafa sulla terra in un match al meglio dei cinque set, sicuramente. Ma non c’è nessuna garanzia che ora avrei migliori chance di batterlo di quante ne avessi quando ci siamo incontrati in passato. È il giocatore da battere su quella superficie e sarà per sempre il miglior giocatore di tutti i tempi sulla terra battuta, con ampio margine“.

Risultati:

J. Chardy b. [20] A. Mannarino 7-5 4-6 6-1
[1] R. Federer b. [25] F. Krajinovic 6-2 6-1
B. Coric b. [13] R. Bautista Agut 6-1 6-3
[11] P. Carreno Busta b. D. Medvedev 6-1 7-5
[7] K. Anderson b. N. Kicker 7-6(1) 7-6(3)
T. Fritz b. F. Verdasco 4-6 6-2 7-6(1)
[30] P. Cuevas b. [5] D. Thiem 3-6 6-4 4-2 rit.
[23] H. Chung b. [12] T. Berdych 6-4 6-4

Il tabellone completo

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Sospensione di due mesi per Verdasco, positivo all’antidoping per una dimenticanza

Fernando Verdasco non aveva rinnovato l’esenzione medica che gli permetteva di usare il farmaco vietato. Potrà tornare a giocare dal 9 gennaio

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Fernando Verdasco - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

‘Tutto bene quel che finisce bene’ verrebbe da dire leggendo fino in fondo l’ultimo comunicato ufficiale dell’ITIA, l’Agenzia internazionale per l’integrità nel mondo del tennis. Il protagonista della vicenda è Fernando Verdasco, 39 anni lo scorso 15 novembre e numero 125 del mondo. Lo spagnolo sta scontando in queste settimane una sospensione di due mesi figlia di un accordo volontario con la stessa ITIA, in seguito a un test antidoping positivo effettuato nel febbraio di quest’anno durante il torneo di Rio de Janeiro. La sostanza vietata che è stata rintracciata in quell’occasione è il metilfenidato, contenuto in un farmaco che Verdasco usa per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I problemi sono però sorti in quanto l’ex numero 7 del mondo aveva dimenticato di rinnovare l’esenzione per uso terapeutico (TUE) che dunque non lo poteva tutelare al momento del test.

Nel comunicato dell’ITIA si legge però che l’Agenzia “accetta che il giocatore non aveva intenzione di imbrogliare, che la sua violazione è stata involontaria e non intenzionale, e che non ha alcuna colpa o negligenza significativa. Nelle circostanze specifiche di questo caso, in base al grado di colpa del giocatore, il TADP (il “Tennis Anti-Doping Programme”, ndr) consente di ridurre il periodo di ineleggibilità applicabile da due anni a due mesi”. Verdasco ha infatti immediatamente ammesso la violazione e ha dato prova della diagnosi e della prescrizione medica del farmaco in questione.

Lo scorso 9 novembre, giorno della sua ultima partita ufficiale, il giocatore nato a Madrid ha accettato volontariamente una sospensione provvisoria dopo la notifica dell’accusa e potrà quindi tornare a giocare già dal prossimo 9 gennaio, senza dover saltare la trasferta australiana. Dopo l’antipasto della United Cup (dal 29 dicembre al 5 gennaio), proprio nelle settimana del 9 prenderanno il via le qualificazioni al primo Slam stagionale.

 

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Il 2023 di Novak Djokovic partirà da Adelaide

Come confermato dal suo sito ufficiale, il serbo inizierà la stagione nella città natale di Darren Cahill, in preparazione per l’Australian Open

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Novak Djokovic - Bercy 2022 (foto Twitter @atptour)

Un anno fa, di questi periodi, si iniziava a vociferare sulla possibile esclusione di Novak Djokovic dall’Australian Open 2022, a causa della sua volontà di non vaccinarsi. Sappiamo la storia com’è andata, con il serbo che non ha potuto disputare il suo Slam preferito (vinto 9 volte) e ha dovuto scontare anche un periodo di detenzione. Problemi legati alla mancata vaccinazione, purtroppo per lui, Nole ne ha vissuti in abbondanza durante la stagione appena trascorsa, venendo costretto a saltare molti tornei, tra cui anche lo US Open. Ma, un paio di settimane fa, finalmente le cose sono tornate alla normalità per il n.5 del mondo: è infatti notizia recente che potrà giocare all’Australian Open 2023, tornando a Melbourne Park poco meno di due anni dopo la vittoria in finale su Daniil Medvedev.

E dovendo competere in uno Slam, Djokovic ha ben pensato di iniziare la sua stagione il prima possibile, proprio in Australia, così da riprendere confidenza con le condizioni di gioco e i campi. Per la prima volta in carriera, infatti, Nole giocherà all’Adelaide International 1, torneo di categoria 250 dal 2 all’8 gennaio (seguito da un altro torneo sugli stessi campi nella settimana successiva). Dunque inizio fulmineo di 2023 per il serbo, che troverà, nella città che ha dato i natali a Darren Cahill, l’eterno rivale di tante battaglie Andy Murray, e soprattutto il nostro Jannik Sinner, che salterà la United Cup per darci subito dentro sul circuito. In più, nella città del suo coach, con la prospettiva di affrontare anche il cannibale serbo, per iniziare col passo giusto un anno fondamentale per la sua carriera.

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Holger Rune sogna in grande per il 2023: “Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam”

La svolta per il danese è arrivata cambiando piano nutrizionale: “Non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno”

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Holger Rune - ATP Parigi-Bercy 2022 (foto: twitter @atptour)

Holger Rune è senza dubbio uno dei nomi nuovi del 2022, anno in cui ha centrato il primo titolo 1000 (Parigi-Bercy) e la prima top 10 della carriera. Ora il danese classe 2003 si candida per un 2023 da grande protagonista.

Il danese si è concesso al sito “Relevant tennis” in un’intervista a tutto campo dove ha parlato della sua vita e dei suoi obbiettivi prossimi. Su di sé ha detto: “Ho 19 anni, sono una persona molto calma e gioiosa. Sul campo da tennis mi piace lavorare sodo, amo le sfide e amo migliorarmi. Sono super ambizioso e voglio vincere”. Rune si sofferma dunque su quanto sia importante nutrirsi in maniera adeguata e di quanto lo facesse male prima:Senza energia il motore si spegne. Ho un piano nutrizionale ora, quindi so si assumere quello di cui ho bisogno. Abbiamo capito che non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno, per questo avevo cali di zuccheri e crampi”. Il suo allenatore dice sempre: “una Ferrari senza carburante è inutile“. Holger sembra aver imparato la lezione dato che adesso ha molta più consapevolezza di quello che mangia: “anche se adoro la pizza e il gelato”.

Il colpo che fatto le fortune del danese quest’anno è il servizio, riconosciuto già ora come uno dei migliori del circuito: “Sto ancora crescendo – dice – il mio servizio diventerà ancora più letale. Sto lavorando sull’essere ancora più preciso. Quando mi alleno con Novak sono sempre impressionato dalla sua precisione, specie al servizio. Sto lavorando su questo, su spin e altri effetti. L’anno scorso non ho fatto particolare attenzione a questo fondamentale. Mi piaceva di più scambiare la palla. Sto studiando molto ora. Quando ti applichi con energia in qualcosa, migliori sempre“. Rune si sofferma poi sulle sue fonti di ispirazione da bambino: “Ho avuto molti idoli quando ero piccolo. Ora che sono un giocatore professionista, mi concentro sul diventare la versione migliore di me stesso. Anche giocando a tennis, ci sono ancora atleti che mi ispirano: Djokovic è uno di questi. Il serbo è un tennista fantastico e cerco di imparare molto da lui: il servizio, la precisione dei colpi e la tenuta fisica”.

 

Alla memoria riaffiora subito la finale poi vinta a Parigi contro Nole: “Vincere a Parigi contro di lui è stato incredibile. È stata una finale da sogno contro un avversario che rispetto molto per tutto quello che ha ottenuto nel mondo del tennis. Novak è sempre stato molto generoso. Come ho detto prima, è una grande ispirazione per me. I Big 3 sono molto speciali. Sono stato molto felice di vedere Novak vincere le ATP Finals a Torino e uguagliare Roger Federer in un’altra statistica” . In chiusura Rune ha parlato degli obiettivi che cercherà di raggiungere il prossimo anno: “A dicembre, io e il mio allenatore fissiamo gli obiettivi per la stagione successiva. Per noi la classifica non è solo un numero. Analizziamo ogni torneo che intendo giocare. Nel 2022 mi sono posto l’obiettivo di raggiungere la top 25, e l’ho superato di gran lunga. Non vedo l’ora di parlare con il mio allenatore e fissare gli obiettivi per il 2023. So già cosa voglio. Ho vinto un ATP 250 , ho raggiunto la finale di un ATP 500 e ho vinto un Masters 1000. Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam” 

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