Indian Wells: Osaka non si ferma, Dasha schianta Wozniacki. Super Kerber

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Indian Wells: Osaka non si ferma, Dasha schianta Wozniacki. Super Kerber

INDIAN WELLS – Continua la corsa della giovane Naomi. Halep in crescendo batte Wang, Pliskova mette fine alla favola Anisimova. Kerber stende Garcia, sfiderà Kasatkina

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N. Osaka b. M. Sakkari 6-1 5-7 6-1 (da Indian Wells, Luca Baldissera)

Che Naomi Osaka (20 anni, 44 WTA) fosse una ragazza con la tendenza ad avere la testa fra le nuvole, unico limite nell’ambito di un tennis esplosivo fino a essere a tratti dirompente, ce ne eravamo accorti tutti qui al Tennis Garden di Indian Wells. Unico limite perchè, nel momento in cui Naomi sta concentrata e focalizzata su quello che sta facendo, per esempio giocare un Premier Mandatory, è veramente difficile contrastarla. Sharapova, Radwanska, Vickery spazzate via in due set, e ora la vittoria con la sorpresa greca, figlia d’arte (la mamma è Angeliki Kannellopoulou, ex numero 43 WTA alla fine degli anni ’80), Maria Sakkari (23 anni, 58 WTA). Non si erano mai affrontate in precedenza. Per giungere ai suoi primi quarti di finale in un torneo di questo livello, però, stavolta Osaka ha dovuto andare al terzo set, dopo essere stata in vantaggio 6-1 2-1 e servizio.

A quel punto, chissà cos’è passato per la mente della simpaticissima e svagata nippo-statunitense, sta di fatto che all’improvviso ha spento la luce, ha perso progressivamente precisione in tutti i colpi, dal servizio al rovescio soprattutto, ha subito un parziale di 4 game, ha poi recuperato fino al 5-5, ma ancora un momento di distrazione le è costato un ennesimo break e il set. Maria è una buona giocatrice, incontra con efficacia la palla, bel fisico, ma a volte non è abbastanza propositiva, l’impressione dalla tribuna, anche osservando con attenzione il linguaggio del corpo delle giocatrici, è stata che la vicenda dipendesse pressochè in toto da Naomi. “Penso che la partita la stessi facendo io, nel secondo set ho perso concentrazione e ho iniziato a commettere un sacco di errori non forzati. Poi ho solo cercato di stare lì e non regalarle punti quando non dovevo“, conferma Naomi a fine match.”Quando ha iniziato a tirare i dritti carichi di top-spin non è stato semplice“.

 

Osaka nel terzo parziale si è semplicemente riaccesa, e dato l’evidente margine in termini di pesantezza di palla, e incisività alla battuta, non ha avuto il minimo problema a chiudere 6-1. Il punteggio stesso del match parla chiaro, il secondo set è stata una parentesi, coach Sascha Bajin per quanto soddisfatto della vittoria dovrà lavorare per evitare troppe pause simili in futuro. Già alla prossima partita contro Karolina Pliskova potrebbe essere dura recuperarle come oggi pomeriggio. Un precedente tra Karolina e Naomi, vinto dalla ceca l’anno scorso a Toronto, ma per ritiro di Osaka a inizio terzo set. “Pensando alla partita dell’anno scorso con Karolina, non ero al meglio e lo stesso sono riuscita a fare bene contro di lei, beh, se ora sto concentrata e faccio del mio meglio per come sto adesso, dovrebbe essere un bel match“. Sarà un quarto di finale da vedere, intanto per Naomi ci sarà l’ingresso nella top-40 per la prima volta.

[20] D. Kasatkina b. [2] C. Wozniacki 6-4 7-5 (da Indian Wells, Vanni Gibertini)

Il match serale andato in scena martedì sullo Stadium 2 di Indian Wells ha mostrato i due lati della stessa medaglia del tennis come intrattenimento sportivo. Da più parti, specialmente tra gli addetti ai lavori, ci si lamenta perché il circuito WTA sembra ormai omologato al paradigma delle giocatrici “sparapalle”, preoccupate quasi esclusivamente di infierire sulle povere palline. Poi però quando arriva un match come quello tra Caroline Wozniacki e Daria Kasatkina, ci si rende conto che il pubblico degli appassionati meno sofisticati, quelli che magari non giocano a tennis o seguono solo distrattamente qualche torneo l’anno, fa fatica a cogliere il fascino di una simile partita a scacchi. Almeno questo spettacolo non è andato in scena sullo Stadium 1: un match del genere meritava un palcoscenico più intimo e raccolto, come è lo splendido Stadium 2 del BNP Paribas Open, anche se l’acustica dei corridoi tende a far risultare l’esperienza piuttosto rumorosa per chi siede nelle ultime file del primo anello. Tuttavia, nonostante le pregevolezze tecnico-tattiche fatte vedere dalle due protagoniste, non è mancata la sensazione di aver vol au vent con funghi trifolati e olio di tartufo serviti ad un pubblico abituato a cheesburger e patatine fritte.

L’ottavo di finale che gli appassionati dal palato più fine avranno apprezzato di più è finito con la vittoria di Daria Kasatkina in due set, entrambi salvati da situazioni molto pericolose con estro, talento e intelligenza. La partenza di peste della russa, trovatasi sotto 0-3 dopo solo otto minuti e con due palle dello 0-4 da fronteggiare dopo solo 10, è stata per lo più colpa del suo diritto, con il quale ha commesso ben nove errori gratuiti nei primi tre game e mezzo. Tuttavia una volta fermata l’emorragia dalla parte destra, è partita la controffensiva di Kasatkina che, contenendo meglio il rovescio incrociato aggressivo di Wozniacki, costringe la danese a spingere troppo ed a commettere parecchi errori proprio dalla parte sinistra. Cinque giochi di fila della ragazza di Togliattigrad ed il primo set viene confezionato in 50 minuti.

Le sirene dei ristoranti (dal celebre giapponese Nobu all’italiano Spago di Wolfgang Puck ospitato in una suite del centrale) sembrano attrarre gli spettatori dei posti riservati a bordo campo, mentre nelle gradinate più in altro il pubblico forse più competente rimane ai propri posti a vedere la regola dei servizi venire definitivamente accantonata. Wozniacki è certamente quella che prova a fare più gioco, ma Kasatkina è abilissima a variare traiettorie, rotazioni ed altezza della palla per non dare all’avversaria una palla comoda da aggredire. Caroline prova ad aprirsi il campo sia con il rovescio incrociato sia con il diritto inside-in, ma la sua precisione è altalenante. “Su questa superficie la palla rimbalza molto alta – ha commentato Wozniacki dopo il match – è piuttosto insolito che si giochi su campi del genere, che si adattano benissimo al suo gioco. Quando lei ha iniziato a rimandare parecchie palle con parabole alte sopra la rete, sono stata costretta a ridurre i margini di sicurezza”. Nonostante tutto però Caroline è andata a servire per il set sul 5-3, ma come già detto il servizio non è stato un fattore in questo match. L’insistenza di Daria sul diritto dell’avversaria con palle basse a stimolare la “spazzolata” incrociata è la mossa che la porta allo ‘scacco matto’ ed ai quarti di finale, dove incontrerà Angelique Kerber.

[5] Ka. Pliskova b. [WC] A. Anisimova 6-1 7-6(2) (Corrado Boscolo)

Karolina Pliskova liquida la pratica Anisimova, sedicenne wild card e una delle sorprese del torneo in due set non scontati. La giovanissima americana classe 2001, reduce dalla vittoria contro Kvitova lotta solo nel secondo parziale contro la numero 5 del mondo. Primo set che è un monologo ceco: Pliskova scappa subito 5-0 approfittando dei molti errori di una contratta e fallosa avversaria. Parziale difficile da analizzare: la campionessa junior degli scorsi US Open si fa notare giusto alla fine del set lottando sul servizio di Pliskova, che chiude 6-1.
Secondo set che parte in maniera differente, sicuramente più combattuto: Anisimova prima salva un break point, poi ne conquista quattro senza però concretizzarne nessuno. La notizia però è che c’è partita. Di questa ragazzina, in ogni caso, sentiremo parlare: colpi fulminanti già oggi, rovescio in primis ed enormi margini di miglioramento nella gestione della partita. Qualità del match che si è impennata, tanti vincenti e match frizzante. Pliskova mette sul piatto potenza, tocco ed esperienza, conquistando il break nel quinto gioco. Potrebbe essere l’allungo decisivo, ma Anisimova non si smarrisce e continua a pigiare l’acceleratore: strappa per la prima volta il servizio all’avversaria e pareggia i conti. La teenager statunitense chiama il medico durante il cambio campo, sembra per problemi non di natura muscolare. Si arriva alla fine del parziale, sarà il tie break a deciderne l’esito. Non sono certo i servizi a fare la differenza: cinque mini break nei primi 5 punti, ma a mettere la racchetta avanti è Pliskova che si invola 5-2, chiudendo il match poco dopo. Quarti per la numero cinque del torneo, finisce il torneo per Anisimova. Pliskova ora affronterà Naomi Osaka.

[10] A. Kerber b. [7] C. Garcia 6-1 6-1 (Andrea Franchino)

Caroline Garcia, attuale n. 7 WTA, avrà di certo  attentamente preparato il match contro Angelique Kerber, attuale n. 10 WTA, e sicuramente avrà ripensato all’andamento del loro ultimo confronto, avvenuto poco meno di sei mesi fa in terra cinese, chiusosi con una sua vittoria in tre set che le aveva consentito di iniziare la sua cavalcata verso la conquista del suo terzo titolo WTA. Il problema di oggi è che dall’altra parte della rete non c’era più la tremolante tennista che aveva iniziato il 2017 schiacciata dal peso del n° 1 del ranking mondiale e che si trovava in caduta verticale di posizioni e fiducia, ma una sorta di incrocio tra una macchina sparapalle e un rullo compressore, che si muoveva con rapidità fulminea e che ribatteva ogni palla a velocità supersonica. La povera transalpina ha dovuto da subito fronteggiare palle break a ripetizione, andando subito sotto di due break. Nel quarto gioco Garcia è riuscita a strappare a sua volta il servizio, ma si è trattato di un momentaneo problema di alimentazione. Dal game successivo il motore teutonico ha ricominciato a girare alla grande e in poco più di mezz’ora, con un parziale di 8 giochi a 0, l’indiavolata Angelique si è trovata a un passo dalla vittoria. Qui probabilmente il meccanismo germanico ha mancato un colpo e Caroline è riuscita a cancellare lo zero dalla casella dello score, prima di finire un match durato un’ora e quattro minuti che candida Angelique Kerber alla vittoria finale di questo torneo. Il prossimo match contro Daria Kasatkina, che ha eliminato la tds n.2 Wozniacki, potrà dare un’immagine definitiva a questo gradito ritorno e confermare di aver definitivamente ritrovato la giocatrice che nel 2016, dopo aver vinto Australian Open e US Open, si è issata in vetta alla classifica del tennis femminile.

[1] S. Halep b. Q. Wang 7-5 6-1 (Federico Bertelli)

Troppo forte Halep, che come un diesel ci mette un po’ a carburare, ma poi innesta il pilota automatico e porta a casa il match. Nessun precedente fra la romena n.1 del mondo e la cinese Wang, onesta mestierante del tennis cinese che ormai a 26 anni difficilmente potrà portare i fasti del tennis cinese ai livelli di Li Na. Pronostico all’apparenza chiuso, ma che ha visto una Halep in difficoltà al turno precedente con l’estrosa Dolehide, al contrario di Wang che ha fatto un sol boccone di Mladenovic, con la quale ha vinto gli ultimi 3 incontri. Da notare inoltre che Wang finora si è sbarazzata di Bacsinszky, semifinalista allo scorso Roland Garros e di Mertens, semifinalista agli ultimi Australian Open. Primo set nel quale Halep per larghi tratti non sfrutta a dovere la propria superiorità in manovra e nel momento di massima confusione si appella all’on court coaching sul 5-4 per la cinese. La chiacchierata (a scopo per lo più psicologico) con il vecchio volpone Darren Cahill ha effetti taumaturgici: le consegne di ridurre gli errori non forzati, non farsi prendere dalla fretta e non chiudere necessariamente al secondo-terzo colpo vengono rispettate. Ordinate le idee, la numero uno finalmente lascia andare il braccio e comincia ad esibire alcune ottime difese in stile Murray mettendo in mostra la nota intelligenza tattica. La partita in pratica finisce qua, con un parziale di 9 giochi a 1 per Halep. Troppo forte la rumena che adesso potrebbe sfruttare un tabellone con un possibile scontro in semifinale con Osaka o Pliskova.

GLI ALTRI INCONTRI

Continua il percorso netto di Venus Williams, che nel torneo non ha lasciato per strada neanche un set. Ma contro Anastasia Sevastova, numero 20 del mondo “appena” dieci anni più giovane, la pratica non è stata sbrigata in scioltezza. Soprattutto per demeriti della stessa Venus, estremamente svagata nei turni di servizio: inizierà perdendo consecutivamente i primi due, chiuderà con nove doppi falli. La lettone però non riesce ad approfittarne, anzi fa quasi peggio nello stesso fondamentale: 54% di resa totale delle prime e ben cinque break subiti. Uno in più della statunitense. La differenza nel 7-6 6-4 è tutta qui, ha vinto chi ha sbagliato (leggermente) di meno. Nei quarti zia Venus sarà alle prese con un’affascinante sfida da vecchia guardia contro Suarez Navarro: negli otto precedenti (il primo risale al 2009, l’ultimo agli Us Open) la spagnola l’ha spuntata tre volte. Carlita, solida sul veloce come l’avevamo vista già a Melbourne, ha messo fine senza affanni alla favola di Danielle Collins. La wild card di casa ci ha messo del suo, esaltando le doti in risposta di Suarez Navarro al punto da subire quattro break di fila nel primo set. Tanto basta per finire fuori partita. Continua a non sbagliare un colpo anche Petra Martic. La croata per la seconda volta nel 2018 (l’ha battuta già ad Auckland) stoppa l’esuberanza della diciottenne ceca Vondrousova, che le regala ben 11 doppi falli. Nella parte alta del tabellone troverà la numero uno Simona Halep: precedenti in parità (1-1), ma troppo lontani nel tempo visto che l’ultima volta si sono incrociate nel 2015.

Risultati:

P. Martic b. M. Vondrousova 6-3 7-6(4)
[1] S. Halep b. Q. Wang 7-5 6-1
[5] Ka. Pliskova b. [WC] A. Anisimova 6-1 7-6(2)
N. Osaka b. M. Sakkari 6-1 5-7 6-1
[8] V. Williams b. [21] A. Sevastova 7-6(6) 6-4
[27] C. Suarez Navarro b. [WC] D. Collins 6-2 6-4
[20] D. Kasatkina b. [2] C. Wozniacki 6-4 7-5
[10] A. Kerber b. [7] C. Garcia 6-1 6-1

Il tabellone completo

https://www.spreaker.com/user/ubitennis/sunshine-drive-09-gli-scacchi-di-dasha-e

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WTA Finals: trionfo di Garbine Muguruza davanti al “suo” pubblico

Garbine Muguruza supera in finale Anett Kontaveit e chiude l’anno con il prestigioso trofeo delle Finals. Titolo di doppio a Krejcikova/Siniakova

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-3 7-5

Con una progressione di condizione e adattamento ai 1600 metri sul livello del mare di Guadalajara, Garbine Muguruza è riuscita a conquistare il titolo delle Akron WTA Finals 2021, prima giocatrice spagnola ad aggiudicarsi questo prestigioso torneo nella storia della manifestazione.

Credo abbia un’importanza simile ai tornei dello Slam, perché anche se manca la tradizione che rende gli Slam speciali, qui ogni due giorni si gioca una finale di un torneo importante contro una giocatrice fortissima”. Questo aveva detto Muguruza durante la conferenza stampa dopo la semifinale vinta con Paula Badosa. E la sua reazione al momento della vittoria, con le mani portate al volto, lo sdraiarsi a terra e la celebrazione in gruppo del suo team guidato dall’allenatrice Conchita Martinez conferma quanto ci tenessero tutti a questa vittoria, soprattutto perché arrivata durante la prima edizione delle Finals disputata in America Latina.

 

L’inizio di partita è stato titubante per le due giocatrici, ma certamente lo è stato di più per Kontaveit, all’esordio in partite di questa importanza, che ha commesso decisamente molti più errori del solito: 22 grautiti per lei alla fine del primo parziale, contro solamente sei colpi vincenti.

Dopo essersi fatta recuperare immediatamente il break di vantaggio preso al terzo gioco, Muguruza è riuscita a infilare una serie di cinque giochi consecutivi che ha chiuso il primo set per 6-3 in 43 minuti. Nel secondo parziale, a causa di un calo di Muguruza soprattutto al servizio (dal 75 al 55 per cento di prime palle) e di alcuni errori grossolani a rete in alcune occasioni delicate, è stata Kontaveit ad andare in vantaggio di un break sul 4-3 per poi arrivare a servire per il match sul 5-4. Lì, come aveva tremato Muguruza qualche game prima regalando il turno di battuta con quattro errori gratuiti, anche Kontaveit ha dimostrato di non avere i nervi d’acciaio ed ha restituito il favore per il 5-5. Sul rush finale del set è stato evidente che era Muguruza quella ad avere più benzina nel serbatoio e il parziale finale di 12-4 ha siglato la fine del match e la vittoria delle WTA Finals per Muguruza.

Mi sento davvero felice, e anche un po’ sollevata – ha raccontato la spagnola in conferenza stampa – perché all’inizio del torneo ho fatto fatica a trovare un buon gioco, ma poi sono riuscita progressivamente ad adattarmi. Questa vittoria significa ancora di più perché è stata ottenuta qui in America Latina, e specialmente in Messico, dove il pubblico mi ha sempre sostenuta fin dalla prima volta che sono venuta a giocare qui, quando ero una giocatrice sconosciuta”.

Credo davvero che questa sia stata la mia migliore stagione in carriera, anche se non ho vinto tornei dello slam. È stata una stagione in cui sono riuscita a trovare continuità nel gioco, anche se con alti e bassi nel risultato. Le ultime stagioni sono state altalenanti, ma mai per colpa del mio tennis: qualche volta magari non riesco a mettere tutti i pezzi insieme, ma il mio tennis è sempre lì. Ora sono riuscita a trovare un equilibrio verso cui ho lavorato tanto con il mio team: questa vittoria ci dimostra che il lavoro paga e che stiamo seguendo la strada giusta.

I tornei dello Slam sono più grandi, più famosi, c’è la tradizione. Ma qui alle Finals si sa che ci sono soltanto le migliori, e se si vince questo torneo si può davvero dire di essere la migliore dell’anno”.

Con questo successo Muguruza sale alla terza posizione della classifica mondiale, mentre la finalista Kontaveit, reduce da un finale di stagione straordinario ma sconfitta due volte su due negli ultimi tre giorni da Muguruza, conclude questa sua magnifica annata al n. 7.

Nel torneo di doppio, vittoria della testa di serie n. 1 Barbora Krejcikova/Katerina Siniakova che hanno sconfitto in finale Su Wei Hsieh/Elise Mertens per 6-3, 6-4.

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WTA Finals: Muguruza di forza, Kontaveit di grinta. Saranno loro a contendersi il titolo di “maestra”

Garbine Muguruza vince il derby spagnolo con Paula Badosa e in finale ritrova Anett Kontaveit, vincitrice di Maria Sakkari

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. P. Badosa 6-3 6-3

C’è stata sicuramente la tensione di un match importante tra due atleti dello stesso Paese, soprattutto due Top 10 che non si erano mai incontrate prima, ma non c’è stato l’equilibrio della grande sfida. Nella prima semifinale delle Akron WTA Finals di Guadalajara Garbine Muguruza ha battuto senza appello Paula Badosa, che si era classificata prima nel suo girone Chichen Itza, ma che forse nella inutile partita di lunedì persa contro Iga Swiatek ha perso il ritmo gara ed ha finito per entrare in campo senza il giusto spirito.

Non so per quale motivo oggi il mio tennis non era in campo – ha detto Badosa dopo la sconfitta – se lo sapessi forse avrei potuto fare qualcosa mentre ero in campo. Non mi sono sentita me stessa durante il match, fin dall’inizio, ma non voglio togliere meriti a [Garbine] che ha fatto quello che doveva fare, cogliendo le occasioni che ha avuto e vincendo con pieno merito la parita”.

 

Muguruza ha strappato il servizio all’avversaria al terzo game e sulla sua battuta è stata granitica, concedendo le briciole nei suoi turni di servizio. Badosa dopo il break, è invece sempre stata in affanno, dovendo rimontare due volte da 0-30 e perdendo la battuta una seconda volta alla fine del set. Muguruza ha mantenuto quasi costantemente in mano il pallino del gioco, aprendo il campo alla prima occasione senza aver paura di esporsi ai colpi di Badosa. Molto profonda negli scambi da fondo, Muguruza ha usato molto bene i lungolinea per spostare l’avversaria e crearsi delle aperture per chiudere sia a rete sia a fondo.

Il match ha preso definitivamente la strada di Muguruza nei primi game del secondo set: sullo 0-1 Badosa ha servito un game da 16 punti nel quale ha finito per cedere la battuta alla quarta palla break; subito dopo si è giocato l’unico gioco combattuto del match sul servizio Muguruza, nel quale Badosa non è riuscita a concretizzare ben tre occasioni del controbreak.

Una volta capitalizzato il vantaggio sul 3-0 Muguruza ha inserito il pilota automatico fino alla fine, e il punteggio avrebbe potuto anche essere più severo dato che Badosa ha continuato a faticare nei propri turni di servizio senza avere mai la chance di poter fare qualcosa alla risposta.

In totale Muguruza ha sfruttato solamente tre delle 11 palle break avute, ed ha avuto occasioni per strappare il servizio a Badosa in altre due occasioni rendendo il punteggio molto più pesante di quello che in realtà è stato.

“Sono molto contenta di come ho giocato oggi – ha confermato Garbine alla stampa – sicuramente è stata la mia miglior partita in questo torneo. Era un match difficile, due spagnole una contro l’altra, in un’occasione così importante, in un match inedito che comporta sempre qualche aggiustamento. La partita si è giocata molto di più a livello mentale che non tecnico, e sono stata concentrata e decisa dal primo minuto di gioco. Sono felice di essere riuscita a migliorare progressivamente il mio modo di giocare in queste condizioni di altura, soprattutto al servizio, ma anche negli altri reparti del mio gioco”.

A. Kontaveit b. M. Sakkari 6-1 3-6 6-3

Per decidere l’avversaria di Garbine Muguruza in finale si sono affrontate nella sessione serale la vincitrice del girone Teotihuacan Anett Kontaveit e la vincitrice del “quarto di finale virtuale” del girone Chichen Itza Maria Sakkari. Due giocatrici che si conoscono molto bene (11 precedenti incontri diretti, 6-5 in favore di Kontaveit il bilancio) e si rispettano.

Si pensava che il fattore atletico potesse giocare un ruolo in favore di Kontaveit, che aveva avuto un giorno di riposo in più tra il girone e la semifinale, e invece è stata proprio la estone a dare l’impressione di essere più stanca verso la fine delle 2 ore e 2 minuti di match, ma è riuscita a supplire con la “garra” alla minore prestanza atletica, approfittando di una Sakkari che ancora una volta ha tentennato nei momenti più importanti del match.

Il primo set è volato nelle mani di Kontaveit in soli 27 minuti: troppi errori per Sakkari (13, contro solamente 2 vincenti), decisamente tesa per l’occasione e incapace di lasciare andare i suoi colpi usuali colpi vincenti da fondocampo. La greca tuttavia non si è persa d’animo e ha iniziato a combattere colpo su colpo, prima aggrappandosi ai propri turni di servizio e poi, dopo aver tenuto un difficile game da 16 punti sul 3-3 ha piazzato la zampata vincente aggiudicandosi il secondo parziale per 6-3 e trascinando la partita al terzo con un’avversaria che pareva decisamente in difficoltà con le gambe.

Il grande equilibrio dell’inizio del terzo set sembrava essersi interrotto quando Sakkari ha dato un colpo di acceleratore prendendosi il campo e il break di vantaggio per il 3-2. Ma dopo aver restituito immediatamente il favore (cedendo la battuta a zero, peraltro), ha commesso l’errore fatale quando, sul 3-4, si è fatta rimontare un game di servizio da 40-0, invischiandosi in una battaglia di 18 punti chiusa con un doppio fallo e un errore gratuito e consegnando quindi la vittoria a Kontaveit.

Davvero troppi i 31 errori gratuiti di Sakkari contro solamente 17 vincenti (32-34 il bilancio per Kontaveit), che non è riuscita a nascondere la delusione davanti ai microfoni dopo la fine della partita: “Ero molto vicina a cogliere questa grande occasione e l’ho buttata via, un’altra occasione sprecata. Questo è uno degli aspetti su cui voglio lavorare per la prossima stagione, soprattutto dal punto di vista mentale”.

“Partita molto dura – ha dichiarato invece Kontaveit – Maria ha migliorato molto il suo gioco dopo il primo set, soprattuttu al servizio Quando sono andata in svantaggio di un break nel terzo set mi sono detta che mi sarei divertita il più posibile per cui sono riuscita a decontrarmi e a giocare in maniera più rilassata.”

I precedenti ufficiali tra Muguruza e Kontaveit parlano di 3 vittorie a 2 in favore di Muguruza, l’ultima delle quali arrivata proprio due giorni fa in questo stesso torneo. Tuttavia tre di questi cinque incontri sono datati 2016 e 2017, quindi il loro risultato probabilmente non è troppo rilevante.

La finale si giocherà mercoledì sera alle 19.30 locali, le 2.30 in Italia.

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WTA Finals: Sabalenka smarrisce il servizio, in semifinale va Sakkari

Tra equilibrio e tanti errori Maria Sakkari supera Aryna Sabalenka e raggiunge Kontaveit in semifinale

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Maria Sakkari - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

M. Sakkari b. A. Sabalenka 7-6(1) 6-7(7) 6-3

È indubbio che il tennis è uno sport creato per l’eliminazione diretta, dove chi vince va avanti e chi perde va a casa. Semel in anno si gioca con il girone all’italiana, nelle Finals dei due circuiti, ma è quando si può assaporare l’atmosfera del “dentro o fuori” che il tennis dà il meglio di sé.

Alle Akron WTA Finals di Guadalajara l’ultimo incontro del round robin nel gruppo Chichen Itza tra Aryna Sabalenka e Maria Sakkari era di fatto un quarto di finale, perché la vincitrice avrebbe conquistato il secondo posto nel girone avanzando alle semifinali per incontrare Anett Kontaveit, vincitrice del gruppo Teotihuacan.

 

In un match tra due giocatrici non certo famose per i loro nervi d’acciaio, è stata Maria Sakkari a mantenere maggiormente il controllo delle sue emozioni nelle due ore e 47 minuti di gioco. Una grossa mano gliel’ha data il servizio dell’avversaria, in una delle sue peggiore giornate in quel colpo: 59% di prime palle, ma 36% di punti vinti sulla seconda e soprattutto 19 doppi falli, di cui due consecutivi molto pesanti nel tie-break del primo set. La qualità del tennis non è stata eccelsa: 29 vincenti e 56 errori gratuiti per Sabalenka, 27 vincenti e 36 gratuiti per Sakkari. Ma l’equilibrio, la tensione e la grande partecipazione del pubblico, che ha inneggiato ora l’una ora l’altra giocatrice hanno reso il match speciale.

All’inizio del match il nervosismo per la posta in palio era palpabile, nessuna delle due riusciva a dare continuità al proprio gioco. Lo stile di gioco delle due protagoniste è noto, simile ma diverso: più potente per Sabalenka, più atletico per Sakkari. Due rapidi break nelle fasi iniziali hanno subito dato l’impressione che i servizi non avrebbero dettato legge nella partita, anche se non è mai capitato che una delle due giocatrici di avvantaggiasse sull’altra di più di due game. Sakkari cedeva un game tostissimo dal 40-15 mandando Sabalenka a servire per il match, ma l’occasione se ne andava più velocemente di quanto non fosse arrivata. Si arrivava a una piccola chance sul 6-5 30-30 per la Bielorussa, ma il suo diritto volava in corridio. Si giungeva quindi al tie-break, dove la differenza la faceva questa volta la battuta: tre aces per Sakkari, due doppi falli per Sabalenka, e 7-1 per la greca.

Il secondo set è andato via abbastanza tranquillo per i primi sei game, fino al break subito da Sakkari sul 3-3. Sabalenka sul 5-3 si procurava anche due set point sul servizio dell’avversaria, ma era Sakkari ad annullare con gran coraggio. Lo psicodramma a quel punto era in pieno svolgimento: tre break degli ultimi tre giochi del set, e nuovo tie-break. Questa volta si procedeva punto a punto, il primo doppio fallo di Sabalenka arrivava sul 3-3, ma si rimaneva con il testa a testa. Il primo set point è per Aryna, ma è il secondo a essere quello buono.

Oltre due ore di gioco per arrivare al terzo set. Inevitabilmente all’inizio del parziale decisivo c’è stato un po’ di rilassamento, e Sabalenka iniziava con il suo show di doppi falli, minimo due per turno di battuta. Due break nei primi due giochi, poi la bielorussa metteva male un piede, ma le reazioni si limitavano a qualche smorfia. Sul punto a punto era Aryna ad avvantaggiarsi sul 3-1, ma da quel momento in poi diventava schiava del suo servizio: “Davvero non riesco a credere di aver servito così male oggi – ha detto una comprensibilmente delusa Sabalenka dopo il match – non sono riuscita a trovare il ritmo per tutta la partita ed è stato un disastro”. Ben 19 per lei i doppi falli totali, di cui 10 soltanto nei cinque turni di battuta del terzo set. Con una striscia di cinque games di fila Sakkari prendeva il controllo del punteggio, se non della partita, e conquistava la semifinale alla sua prima partecipazione alle WTA Finals.

È stata davvero una partita da montagne russe – ha dichiarato Sakkari nell’incontro post-match con la stampa – prima era avanti lei, poi io, alla fine ho giocato con il cuore e sono riuscita a vincere. Giocare per la prima volta di notte è ho impiegato un po’ ad abituarmi alle condizioni. Aryna ha un’apertura alare notevole, è difficile riuscire a servire in modo da metterla in difficoltà, ma una volta che sono riuscita a trovare il giusto schema le cose sono migliorate”.

Il torneo ovviamente non è ancora finito, ma sono molto contenta di essere arrivata in semifinale, cercherò di divertirmi il più possibile domani“.

Nel pomeriggio si era disputata l’altra partita del girone, totalmente ininfluente ai fini della qualificazione, nella quale la spagnola Paula Badosa, già con la testa alla semifinale di martedì, aveva perduto contro la già eliminata Iga Swiatek per 7-5 6-4.

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