Indian Wells, spunti tecnici: Osaka, grande servizio e dinamismo

(S)punti Tecnici

Indian Wells, spunti tecnici: Osaka, grande servizio e dinamismo

INDIAN WELLS – La nippo-statunitense è la giocatrice del momento a Indian Wells. Capacità di spinta da vendere con le gambe, e un servizio che non si vedeva da tempo fra le donne. Ma soprattutto, un carattere tutto suo, e tanta simpatia

Pubblicato

il

da Indian Wells, il nostro inviato

Undici di mattina, sole splendido, “practice court” 3 del Tennis Garden di Indian Wells. Fa caldo solo a stare fermi di fianco al campo, posso solo immaginare quanto sia faticoso allenarsi sul cemento per oltre un’ora e mezza in queste condizioni. Ma non potevo assolutamente esimermi dall’andare a vedere finalmente da vicino la ragazza del momento, Naomi Osaka, che è arrivata agli ottavi di finale letteralmente come un treno. 6-4 6-4 a Sharapova, 6-3 6-2 a Radwanska, e ieri sera 6-3 6-3 a Vickery (che aveva eliminato Muguruza). In conferenza stampa, le chiedono quanto fosse stato difficile il match, lei replica “Qual è stato il punteggio? Ah, 6-3 6-3? Oh, wow, sembrava molto più dura di così dal campo“, il tutto con la massima sincerità, e un’aria contemporaneamente svagata e sorridente, di una che con la testa non è mai presente fino in fondo nel luogo e nella situazione che sta vivendo, ma che comunica simpatia istintiva quasi suo malgrado.

Una specie di Jelena Ostapenko, testa fra le nuvole costante, ma più pacata, meno pungente come carattere rispetto alla “belvetta” lettone. Naomi è nata in giappone, proprio a Osaka (!) da padre haitiano e madre giapponese, e vive in Florida da quando ha tre anni, ma tennisticamente rappresenta il paese del Sol Levante. Come è ovvio, è madrelingua inglese, ma sta imparando il giapponese, con qualche primo tentativo di utilizzarlo rispondendo ai reporter asiatici, fino all’anno scorso negli incontri con i giornalisti c’era l’interprete. Che due personaggi, queste ragazze, la salvezza dalle conferenze stampa preconfezionate e noiose all’insegna dei “dovevo essere più aggressiva” e dei “sarà importante mettere molte prime palle“. Ci divertiremo, con loro, in futuro, ne sono convinto. Da da poco più di tre mesi Osaka è seguita da Sascha Bajin, ottimo professionista ex sparring-partner e preparatore fisico di Serena Williams, poi di Vika Azarenka e Caroline Wozinacki, “promosso” quindi a coach vero e proprio.

 

Ma a parte il fatto di essere un’autentica sagoma, non solo nei rapporti con i media, ma da quello che ho visto in questi giorni anche nel privato, in campo con il coach e con chi la segue, Naomi è una che tecnicamente merita di essere analizzata del dettaglio. Perchè tira forte, ma veramente forte, a partire dal servizio, che rivaleggia con le velocità delle Williams, per arrivare ai colpi da fondo, aggrediti di potenza attraverso la palla in ogni circostanza, grazie a un dinamismo nella spinta delle gambe impressionante. Andiamo a vedercela insieme.


Qui sopra, una buonissima tecnica del dritto, in alto le preparazioni, sotto gli swing a colpire, con gli appoggi a sinistra in open stance (peso sulla gamba destra, esterna) e a destra in neutral stance (peso sulla gamba sinistra, avanzata). Bella piantata sul campo, ottimo trasferimento del peso in avanti.


Nessun problema sulle palle basse, sia di dritto che di rovescio Naomi va giù con le ginocchia che è un piacere, ed evita di arretrare a ogni costo, anche se le arrivano pallate sulla riga di fondo. Per farlo, giocando di conseguenza quasi in controbalzo, ci vuole un grandissimo timing. Belli da vedere gli angoli retti formati dalla flessione di entrambe le gambe, sia quella avanzata che quella in appoggio posteriore, e l’asse di equilibrio centrato alla perfezione.



Dritto e rovescio che poi, non appena ne ha l’opportunità, Naomi trasforma in armi micidiali, andando in accelerazione e in anticipo sopra la palla con un’aggressività fantastica. Le immagini qui sopra credo siano auto-esplicative, stiamo parlando di una ragazza di 1.80 per 70 chili, che vola sui colpi da qualunque posizione di campo. Da due metri, il suono di queste pallate sembrava un petardo.


Qui sopra, meritava fermare le immagini di uno swing in open stance impeccabile dal punto di vista della compostezza geometrica. Appoggi frontali, caricamento dell’anca e backswing da manuale a sinistra, ingresso dell’anca e spinta delle gambe verso l’alto, con allineamento palla-racchetta preciso al millimetro a destra. Rotazione busto-spalle anch’essa di 90° precisi, un’esecuzione del dritto moderno (impugnatura western, nemmeno troppo caricata in effetti) di grandissima efficacia. Ma veniamo al pezzo forte di casa Osaka, ovvero il servizio.



Qui sopra, un interessante “drill” di allenamento, che personalmente consiglio anche agli amatori, che Sascha ha fatto fare a Naomi per migliorare la sensibilità nelle traiettorie esterne, non solo lo slice da destra e il kick a uscire da sinistra, ma anche i piattoni “da ace” in entrambe le direzioni. Semplicemente, si esegue la battuta partendo due-tre metri dentro la riga di fondo, ovviamente questo permette di “vedere” molto più spazio nel campo di servizio, e quindi piazzare la palla sui bersagli lavorando bene con la flessochiusura del polso sull’avambraccio è relativamente facile. Poi si arretra man mano, un’esecuzione dopo l’altra, fino ad arrivare alla posizione di partenza standard. La cosa utile, qui, è che si impara a schiacciare la palla verso il basso con decisione, ma senza perdere il controllo, la pronazione finale del polso nel servizio è un movimento allo stesso tempo semplice ma potenzialmente traditore, anche ad alti livelli capita che uno “se lo perda”, con conseguente perdita anche di sensibilità e precisione. Quando e se accade, un bel cesto, si parte a servire dalla riga di metà campo andando pian piano all’indietro, e in tre minuti il colpo è di nuovo sotto controllo. Torniamo a Naomi, e chiedo scusa per la digressione, ma è deformazione professionale.


Ecco qui sopra la botta di servizio di Naomi, poco da commentare, a sinistra vediamo una bellissima uscita dell’anca sinistra, una spanna buona dentro il campo, gran ribaltamento verso l’alto-avanti del piano delle spalle, impatto (a destra) alla massima altezza e distensione possibili. La pronazione finale su cui lavorava in precedenza Osaka la vedete in testa al pezzo. Una legnata che non sfigurerebbe nel circuito ATP, perchè anche i kick carichi con le seconde palle sono ottimi e saltano belli cattivi. Se ci starà con la testa, e con la voglia di lavorare, questa ragazza potrebbe veramente fare un salto di qualità importante, di quelli che ti fanno vincere i tornei grossi, intendo. Ha vent’anni, quindi ha anche tempo, ma già adesso personalmente ho visto una giocatrice a cui devono stare attente tutte.

Per chiudere con una nota simpatica, perchè come detto innanzitutto Naomi è una tipa di una solarità quasi ingenua, che ti mette di buonumore solo a vederla, ecco qui sopra ancora una sequenza del servizio. Lo stava provando dalla riga di fondo dopo aver appena finito l’esercizio che abbiamo visto più su: la prima battuta che ha tirato è stata una fucilata esterna da destra sulla riga, che ha lasciato immobile lo sparring dall’altra parte. Lei si è girata verso Sascha, con gli occhi che le brillavano, gli ha detto “Wow! Funziona!”, e con un sorriso a tutta faccia, si è subito messa a provarne altri, il primo lo vedete nelle immagini, felice come una bambina che ha scoperto un giocattolo nuovo. Per lei, il giocattolo nuovo è lo slice a uscire. Adorabile a dire poco.

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

Pubblicato

il

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Acquista l’outfit di Berrettini

Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Acquista l’outfit di Berrettini

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

Acquista l’outfit di Berrettini

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement