Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

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Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

La campionessa junior dello US Open lascia 6 giochi a Kvitova. Classe 2001, è la più giovane negli ottavi dal 2005 in California. Una sua cara amica studia nella scuola in cui c’è stato l’attacco armato il mese scorso: “Le armi dovrebbero essere bandite”

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[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4 (Michele Trabace)

La classe 2001 Amanda Anisimova irrompe nel tennis femminile. Se la vittoria di due giorni fa contro una giocatrice esperta come Pavlyuchenkova non aveva destato particolare impressione, quest’oggi l’americana di origini russe si prende il palcoscenico del campo più importante di Indian Wells sconfiggendo nettamente Petra Kvitova, numero 9 del seeding e vincitrice in questa stagione a San Pietroburgo e Doha. Troppo inconsistente la prova della neo ventottenne ceca, apparsa stanca e fuori forma (complice il caldo e la maratona al turno precedente). Dall’altra parte della rete l’attuale numero 149 WTA non si è lasciata trasportare dalle emozioni, aggiungendo un altro passo decisivo per la sua formazione dopo le tappe nella stagione precedente con il titolo juniores allo US Open e la partecipazione nel main draw nell’ultima edizione del Roland Garros grazie ad una wild card della USTA.

 

Primo set impeccabile per la sedicenne del New Jersey: sfrutta abilmente gli errori della sua avversaria, strappandole in avvio la battuta e portandosi pronti via avanti 3-0. Kvitova fatica terribilmente a tenere i suoi colpi in campo, mentre Anisimova si dimostra implacabile nel suo ritmo da fondo e nell’ottavo game si conquista un altro break grazie a un bel rovescio lungolinea, aggiudicandosi cosi la prima partita per 6-2. La due volte campionessa di Wimbledon torna in campo apparentemente più determinata, difatti l’inizio sembra confermare questa percezione con il primo break di giornata che la porta per la prima volta in vantaggio, ma un nuovo passaggio a vuoto consente alla statunitense di riequilibrare il parziale con una risposta fulminante di diritto. I guai però non sono finiti, poiché Anisimova arriva addirittura a servire per il match, con Petra brava a reagire e a tornare in carreggiata sotto 4-5 col servizio a disposizione: Anisimova senza paura conquista quattro punti consecutivi, aggiudicandosi anche la seconda frazione per 6-4 e può festeggiare incredula il suo primo successo contro una top 10. La sua prossima avversaria in ottavi di finale sarà la vincente tra Zhang e Karolina Pliskova.

È incredibile, sono ancora sotto shock – ha detto la teenager in conferenza stampa – [Petra] è la miglior giocatrice che abbia mai incontrato, sul campo più grande su cui abbia mai giocato. È stato molto emozionante, ma mi sono molto divertita ed ho dato il meglio di me stessa. Durante il riscaldamento mi guardavo parecchio intorno a causa degli schermi: non sono abituata a vedermi ripresa negli schermi quando sono in campo, è la prima volta, ma sono riuscita a rimanere concentrata, a godermi il momento ma a non lasciarmi innervosire dalla folla e dal palcoscenico importante“. Come tutte le ragazze della sua età investite da un’improvvisa notorietà, Amanda sta iniziando a gestire la fama ed il rapporto con i social media: “Cerco di rimanere focalizzata sul mio tennis, ma allo stesso tempo sono perfettamente cosciente di tutto ciò che viene postato su di me. Non ci passo troppo tempo, però: guardo un po’, posto ciò che mi sento di postare e via“.

Nonostante la sua relativa inesperienza sulla grande ribalta mediatica dello sport, Anisimova è già consapevole della responsabilità che viene con l’essere un personaggio pubblico. Durante la Festa della Donna ha postato un messaggio di sostegno di Billie Jean King e del suo attivismo in favore delle donne e a favore del controllo delle armi negli USA, soprattutto in relazione al massacro della Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida, dove il mese scorso 17 persone sono rimaste uccise a causa di un attacco con un’arma d’assalto: “È terribile quello che è successo. Ho un’amica che va a quella scuola, siamo molto vicine. Lei sta bene, ma era a scuola quando è avvenuto l’attacco e dovrà vivere per sempre con quel ricordo traumatico. Credo che le armi debbano essere vietate, ci dovrebbero essere leggi più severe, così come non credo che gli insegnanti debbano essere armati, non è questa la soluzione. Bisogna agire sulle armi“.

Amanda è allenata dal padre ed anche la madre la segue da vicino nei tornei: “Ho il mio team qui con me e senza di loro non potrei mai raggiungere questi risultati. Mio padre mi allena da sempre ed ora c’è anche il mio coach Max Fomine, che mi fa anche da sparring partner. Quando sono in Florida, inoltre, mi sento con Nick [Bollettieri] ogni giorno. Durante la off-season mi sono allenata a Lake Nona, al Campus della USTA, che mi dà tutto il supporto possibile”.

[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide‎ 1-6 7-6(3) 6-2 (Alessandro Calia)

La numero 1 del mondo Simona Halep (qui vincitrice nel 2015) è opposta alla sorprendente Caroline Dolehide (165 WTA). La wild card statunitense‎ tenta il colpaccio contro la rumena, reduce da una tendinite che l’ha tenuta lontano dai campi per quasi un mese (l’ultima apparizione in Qatar col forfait prima di affrontare in semifinale Garbine Muguruza). La diciannovenne dell’Illinois, a dispetto della sua giovane età, ha sinora dimostrato una solidità da veterana vincendo in rimonta contro giocatrici del calibro di Rogers e Cibulkova.

‎Dopo un primo game durato 10 minuti, in cui Dolehide annulla ben 5 palle break e che lascia intendere che in campo ci sarà battaglia, la giovanissima di Hinsdale libera tutto il suo tennis a suon di dritti poderosi e cambi di ritmo che trovano assolutamente impreparata la numero 1 del mondo. Continue variazioni (con il servizio in kick e con lo slice di rovescio), improvvise accelerazioni e furtive discese a rete spiazzano Simona. Tatticamente ineccepibile, Dolehide mette in cascina il primo parziale in appena mezz’ora di tennis di altissimo livello, a tal punto da oscurare la stella della prima giocatrice del mondo. La rumena è impotente, incapace di trovare le adeguate contromisure per arginare un fiume in piena; va detto che Caroline non è giocatrice soltanto potente ma anche molto intelligente in quanto alterna sapientemente colpi di pura violenza a tocchi di fino corredati dall’utilizzo frequente del rovescio in back (colpo ben eseguito) che, per una tennista bimane della sua generazione, è cosa assai rara da vedere. Nel secondo set Dolehide mantiene alto il livello di gioco spingendo Halep al limite e costringendola a tirar fuori tutta la sua esperienza per non rischiare di perdere la leadership appena riconquistata ai danni dell’altra Caroline (Wozniacki). Adesso le due giocatrici si equivalgono,gli scambi sono “tosti” ed il pubblico sembra gradire molto questa appassionante sfida che la tennista di Costanza riporta in parità dopo un tie-break vinto d’esperienza. ‎Nel set decisivo si avverte qualche crepa nel gioco dell’americana, visibilmente stanca (nei due turni precedenti è rimasta in campo 5 ore) e delusa dall’essere vicina alla vittoria, sebbene Halep avesse controllato l’andamento del punteggio più o meno in tutto il secondo parziale. Ora è evidente che la ragazza non ne ha più ed Halep ne approfitta proiettandosi agli ottavi di finale dove attende Qiang Wang (55 WTA) che ha spazzato via Kiki Mladenovic.

[10] A. Kerber b. E. Makarova 3-6 6-4 6-2 (Raffaello Esposito)

Dopo l’interruzione di ieri al termine del primo set vinto da Ekaterina Makarova (37 WTA) contro Angelique Kerber (10 WTA, tds 10) si riprende sullo stadium 2 al termine di Stephens-Azarenka. Evidentemente la tedesca è in difficoltà nell’adattare le sue tattiche a una tennista mancina – come del resto testimoniano i precedenti – e pur concretizzando subito il break lasciato in sospeso ieri non si stacca nel punteggio. È la russa comunque a proporre gioco, seppur commettendo qualche errore, e in un modo o nell’altro dopo quattro break in sei giochi è lei a tenere la battuta per il 4-3 annullando tre vantaggi esterni. Si tratta del momento nel quale è più vicina alla vittoria ma da lì in poi Kerber cresce e pareggia il conto con un 6-4 ottenuto a morsi e unghiate dal 15-40. Ci sarebbe piaciuto sapere il tedesco per comprendere le parole di Wim Fissette alla pausa. Saranno state quelle o la ritrovata tranquillità di Angelique, sta di fatto che nel decider lei prende subito la testa del punteggio. Sempre micidiale in risposta ma incerta in battuta, Kerber riesce comunque a difendere i turni di servizio necessari a portarla alla vittoria. Avrà un’altra russa, Elena Vesnina, al prossimo turno.

[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5 (Raffaello Esposito)

Sloane Stephens (13 WTA, tds 13) vince contro Victoria Azarenka (204 WTA) solo fuori dall’Australia. La tennista bielorussa infatti aveva vinto i tre precedenti giocati tutti a Melbourne park. Il primo dei quali nella cavalcata verso il titolo 2013. Non è stato un incontro molto equilibrato e neanche poteva esserlo considerando le vicende di Azarenka negli ultimi mesi, ma l’ultima campionessa di New York non ha rubato nulla. Break immediato e illusorio di Vika in principio, poi solo Sloane. La sua pallina viaggia veloce seguendo traiettorie più rettilinee di quella avversaria e al servizio preferisce puntare su una prima sicura e ben piazzata per comandare lo scambio. Azarenka per contro appare in chiara difficoltà sul ritmo, regge due/tre colpi poi alza la traiettoria. Non tiene neanche un turno di battuta nel 6-1 crudele del primo set, il primo vinto dalla statunitense in quattro incontri. Nel secondo parziale Stephens parte distratta, conquista due break solo per restituirli immediatamente e quando la bielorussa difende il suo primo servizio per il 3-2 finalmente abbiamo un incontro. Vika alza la percentuale di prime e si fa aggressiva cercando la rete. Arriva a tanto così dal vincere il set ma Sloane sul 4-5 e 15-30 si salva con una gran difesa e quel punto decide il match. Sarà possibile giudicare meglio lo stato di forma della statunitense nel prossimo turno contro Kasatkina.

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2 (Matteo Guglielmo)

Ottima vittoria di Marketa Vondrousova nel ‘derby next gen’ con Aryna Sabalenka. La bielorussa, una delle grandi attese del 2018, ha deluso i pochi spettatori presenti nello Stadium 3. L’intero match è stato condizionato dai troppi gratuiti della classe ’97 che sin dall’inizio ha avuto enormi difficoltà a trovare il campo. Il primo set scivola via veloce e nonostante l’intervento del coach, Sabalenka non riesce ad entrare in partita, e in meno di mezz’ora Vondrousova incamera il parziale con lo score di 6-2. Le principali difficoltà per Sabalenka sono causate dalle traiettorie mancine e abbastanza lavorate del dritto della ceca. Il dominio è a tutto campo e Sabalenka, vera paladina di Fed Cup della sua nazione, non riesce a trovare la chiave per contenere i gratuiti. Il risultato è senz’appello, 6-2 6-2. Continua l’ottimo torneo di Marketa Vondrousova che conferma di avere tutte le carte in regola per scalare ancora di più la classifica e assicurarsi un posto nell’elite del tennis. Molto negativa invece la prestazione di Aryna Sabalenka che ancora è alla ricerca del giusto equilibrio tra potenza e solidità. Confermato dunque l’unico precedente giocato tra le due nel torneo di Biel tanto caro a Marketa Vondrousova.

[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3 (Federico Bertelli)

La partita fra le teste di serie n.32 e n.5 si conclude come da pronostico con la vittoria della 25enne ceca Karolina Pliskova, non senza qualche patema d’animo. Prima di questo match gli h2h vedevano Pliskova avanti 6-0 (di cui 5 su cemento) e con una Zhang tuttavia reduce da un buon finale di 2017 con i titoli incamerati a Guangzhou e alle Hawaii. Pliskova d’altro canto ha raggiunto i suoi migliori risultati in carriera sul cemento americano quando nel 2016 vinse il titolo a Cincinnati, raggiunse la finale agli US Open e proprio qui ad Indian Wells si fermò alle semifinali nel 2016 e nel 2017. Il tema tattico del match quindi è stata la difesa di Zhang contro gli attacchi di Pliskova fatti di colpi piatti e potenti. L’andamento del match è stato dominato dalla cangiante vena della Pliskova, che ha dovuto ricorrere agli straordinari per chiudere il primo set. Nel secondo, buon finale di Zhang che grazie a una bella serie di game in risposta è riuscita a strappare per due volte di fila il servizio ad una ondivaga Pliskova. Si va così al terzo, in un match che sembra essere totalmente girato; invece, una Pliskova finalmente diligente e centrata approfitta dei troppi errori di Zhang e chiude con 6-3 condito da due break, senza concedere nulla al servizio. Da rilevare i ben 12 ace di Pliskova che se dovesse riuscire a mantenere il livello del terzo set potrebbe diventare un cliente ostico per chiunque. Il momento chiave del match è stato probabilmente il primo game del terzo set nel quale Pliskova è riuscita a strappare subito il servizio a Zhang andando poi a condurre con autorità.

GLI ALTRI INCONTRI (A.S.)

Per una Naomi Osaka fa egregiamente il suo dovere contro Sachia Vickery, non lasciandosi affatto turbare dal fatto che avesse eliminato dal torneo Muguruza e anzi continuando a dare la sensazione di poter prendere a pallate tutte quelle che tirano tanto forte quanto lei, ci sono tre ragazze accreditate con una testa di serie che abbandonano, deludendo parecchio, il Mandatory californiano. C’è Coco Vandeweghe, favorita numero 17, che con meno clamore delle altre due sconfitte lascia a Maria Sakkari l’onore della vittoria e l’onere di sfidare proprio Naomi Osaka, che quindi non può nascondersi e deve puntare dritta ai quarti di finale. Vandeweghe lo sappiamo, gioca a tutta solo gli Slam e (forse) i tornei di casa: non è stato il caso di questa rassegna californiana, evidentemente. C’è soprattutto Kiki Mladenovic, che rivede i fantasmi della crisi contro una tennista che era stata in grado di batterla persino a inizio 2017, nel miglior momento della sua carriera, tra la finale (vinta) a San Pietroburgo e quella (persa) ad Acapulco. Si tratta di Qiang Wang, numero 55 del mondo, capace di rifilarle un secco 6-1 6-2 che dà perfetto seguito al 6-1 6-4 (Dubai 2017) e soprattutto al clamoroso doppio bagel di Tokyo, settima di quindici sconfitte consecutive della francese e forse quella più indicativa per descrivere il suo periodo horror tra fine 2017 e inizio 2018. Ora gli scontri diretti dicono 3-0: con la cinese proprio non si passa. A chiudere il trittico di sconfitte è Jelena Ostapenko, che nonostante un matchup favorevole non sfrutta nessuno dei vantaggi tattici per battere Petra Martic, della quale è ormai ridondante sottolineare la qualità del tennis. Gratuiti, registro fuori fase e un po’ di confusione tattica: la terra si avvicina e con essa la cambialona di Parigi, 2000 punti. Jelena ha bisogno di ritrovare tranquillità.

Risultati:

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2
[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4
[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3
[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5
[10] A. Kerber vs E. Makarova 3-6 6-4 6-2
P. Martic b. [6] J. Ostapenko 6-3 6-3
Q. Wang b. [14] K. Mladenovic 6-1 6-2
[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide 1-6 7-6(3) 6-2
M. Sakkari b. [17] C. Vandeweghe 6-2 6-4
N. Osaka b. [Q] S. Vickery 6-3 6-3

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WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

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WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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WTA Lussemburgo: la finale sarà Ostapenko-Tauson

Ostapenko si complica la vita nel secondo set, ma alla fine elimina Samsonova senza andare al terzo. Tauson supera Vondrousova in tre

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Jelena Ostapenko e Clara Tauson si giocheranno la finale 2021 del WTA 250 di Lussemburgo. La lettone ha superato in due set Liudmila Samsonova, complicandosi non poco la vita in dirittura d’arrivo in pieno stile Ostapenko. La partita è infatti filata liscia fino al 6-1 5-1 risultato toccato quando ancora mancavano una decina di minuti allo scoccare della prima ora di gioco, poi improvvisamente qualcosa si è inceppato e, dopo il controbreak a zero sul 5-2, il dominio di Jelena si è rapidamente dissolto. Dopo cinque game consecutivi persi, Ostapenko si è aggrappata al dritto e ha centrato l’approdo al tiebreak, iniziato in maniera orribile con uno svantaggio di 4-1. Da quel momento in poi però, complice anche un po’ di leggerezza di Samsonova, la lettone è tornata a spingere con coraggio, aggiudicandosi tutti i successivi sei punti e con essi il match.

Decima finale in carriera per Jelena, che domenica andrà a caccia del quinto titolo (il secondo in Lussemburgo dopo quello del 2019). Ad attenderla ci sarà Clara Tauson, danese classe 2002, che ha eliminato in tre set la testa di serie numero 5, Marketa Vondrousova. La diciottenne – compirà gli anni il prossimo 21 dicembre – è stata molto brava a gestire i vantaggi sfumati nel primo e nel terzo set, così come il secondo dominato da Vondrousova. In tutto questo va segnalato anche un problemino alla coscia sinistra (che presentava una vistosa fasciatura), che l’ha costretta a chiedere l’intervento della fisioterapista sotto 4-3 (senza break) nel terzo. In verità la pausa potrebbe averle anche permesso di rimettere in ordine le idee, tanto è vero che al rientro in campo Tauson ha vinto tre game di fila, facendo suo il match.

La danese ha gestito piuttosto bene gli scambi e soprattutto l’insidiosa diagonale sinistra, sulla quale Vondrousova è riuscita a imporsi con continuità solo nel secondo set tra incrociati liftati e repentini lungolinea. Quella di domenica sarà la seconda finale della giovane carriera di Tauson, che è emersa vincitrice dalla prima, giocata lo scorso marzo a Lione (6-4 6-1 a Viktorija Golubic).

 

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