Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

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Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

La campionessa junior dello US Open lascia 6 giochi a Kvitova. Classe 2001, è la più giovane negli ottavi dal 2005 in California. Una sua cara amica studia nella scuola in cui c’è stato l’attacco armato il mese scorso: “Le armi dovrebbero essere bandite”

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[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4 (Michele Trabace)

La classe 2001 Amanda Anisimova irrompe nel tennis femminile. Se la vittoria di due giorni fa contro una giocatrice esperta come Pavlyuchenkova non aveva destato particolare impressione, quest’oggi l’americana di origini russe si prende il palcoscenico del campo più importante di Indian Wells sconfiggendo nettamente Petra Kvitova, numero 9 del seeding e vincitrice in questa stagione a San Pietroburgo e Doha. Troppo inconsistente la prova della neo ventottenne ceca, apparsa stanca e fuori forma (complice il caldo e la maratona al turno precedente). Dall’altra parte della rete l’attuale numero 149 WTA non si è lasciata trasportare dalle emozioni, aggiungendo un altro passo decisivo per la sua formazione dopo le tappe nella stagione precedente con il titolo juniores allo US Open e la partecipazione nel main draw nell’ultima edizione del Roland Garros grazie ad una wild card della USTA.

 

Primo set impeccabile per la sedicenne del New Jersey: sfrutta abilmente gli errori della sua avversaria, strappandole in avvio la battuta e portandosi pronti via avanti 3-0. Kvitova fatica terribilmente a tenere i suoi colpi in campo, mentre Anisimova si dimostra implacabile nel suo ritmo da fondo e nell’ottavo game si conquista un altro break grazie a un bel rovescio lungolinea, aggiudicandosi cosi la prima partita per 6-2. La due volte campionessa di Wimbledon torna in campo apparentemente più determinata, difatti l’inizio sembra confermare questa percezione con il primo break di giornata che la porta per la prima volta in vantaggio, ma un nuovo passaggio a vuoto consente alla statunitense di riequilibrare il parziale con una risposta fulminante di diritto. I guai però non sono finiti, poiché Anisimova arriva addirittura a servire per il match, con Petra brava a reagire e a tornare in carreggiata sotto 4-5 col servizio a disposizione: Anisimova senza paura conquista quattro punti consecutivi, aggiudicandosi anche la seconda frazione per 6-4 e può festeggiare incredula il suo primo successo contro una top 10. La sua prossima avversaria in ottavi di finale sarà la vincente tra Zhang e Karolina Pliskova.

È incredibile, sono ancora sotto shock – ha detto la teenager in conferenza stampa – [Petra] è la miglior giocatrice che abbia mai incontrato, sul campo più grande su cui abbia mai giocato. È stato molto emozionante, ma mi sono molto divertita ed ho dato il meglio di me stessa. Durante il riscaldamento mi guardavo parecchio intorno a causa degli schermi: non sono abituata a vedermi ripresa negli schermi quando sono in campo, è la prima volta, ma sono riuscita a rimanere concentrata, a godermi il momento ma a non lasciarmi innervosire dalla folla e dal palcoscenico importante“. Come tutte le ragazze della sua età investite da un’improvvisa notorietà, Amanda sta iniziando a gestire la fama ed il rapporto con i social media: “Cerco di rimanere focalizzata sul mio tennis, ma allo stesso tempo sono perfettamente cosciente di tutto ciò che viene postato su di me. Non ci passo troppo tempo, però: guardo un po’, posto ciò che mi sento di postare e via“.

Nonostante la sua relativa inesperienza sulla grande ribalta mediatica dello sport, Anisimova è già consapevole della responsabilità che viene con l’essere un personaggio pubblico. Durante la Festa della Donna ha postato un messaggio di sostegno di Billie Jean King e del suo attivismo in favore delle donne e a favore del controllo delle armi negli USA, soprattutto in relazione al massacro della Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida, dove il mese scorso 17 persone sono rimaste uccise a causa di un attacco con un’arma d’assalto: “È terribile quello che è successo. Ho un’amica che va a quella scuola, siamo molto vicine. Lei sta bene, ma era a scuola quando è avvenuto l’attacco e dovrà vivere per sempre con quel ricordo traumatico. Credo che le armi debbano essere vietate, ci dovrebbero essere leggi più severe, così come non credo che gli insegnanti debbano essere armati, non è questa la soluzione. Bisogna agire sulle armi“.

Amanda è allenata dal padre ed anche la madre la segue da vicino nei tornei: “Ho il mio team qui con me e senza di loro non potrei mai raggiungere questi risultati. Mio padre mi allena da sempre ed ora c’è anche il mio coach Max Fomine, che mi fa anche da sparring partner. Quando sono in Florida, inoltre, mi sento con Nick [Bollettieri] ogni giorno. Durante la off-season mi sono allenata a Lake Nona, al Campus della USTA, che mi dà tutto il supporto possibile”.

[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide‎ 1-6 7-6(3) 6-2 (Alessandro Calia)

La numero 1 del mondo Simona Halep (qui vincitrice nel 2015) è opposta alla sorprendente Caroline Dolehide (165 WTA). La wild card statunitense‎ tenta il colpaccio contro la rumena, reduce da una tendinite che l’ha tenuta lontano dai campi per quasi un mese (l’ultima apparizione in Qatar col forfait prima di affrontare in semifinale Garbine Muguruza). La diciannovenne dell’Illinois, a dispetto della sua giovane età, ha sinora dimostrato una solidità da veterana vincendo in rimonta contro giocatrici del calibro di Rogers e Cibulkova.

‎Dopo un primo game durato 10 minuti, in cui Dolehide annulla ben 5 palle break e che lascia intendere che in campo ci sarà battaglia, la giovanissima di Hinsdale libera tutto il suo tennis a suon di dritti poderosi e cambi di ritmo che trovano assolutamente impreparata la numero 1 del mondo. Continue variazioni (con il servizio in kick e con lo slice di rovescio), improvvise accelerazioni e furtive discese a rete spiazzano Simona. Tatticamente ineccepibile, Dolehide mette in cascina il primo parziale in appena mezz’ora di tennis di altissimo livello, a tal punto da oscurare la stella della prima giocatrice del mondo. La rumena è impotente, incapace di trovare le adeguate contromisure per arginare un fiume in piena; va detto che Caroline non è giocatrice soltanto potente ma anche molto intelligente in quanto alterna sapientemente colpi di pura violenza a tocchi di fino corredati dall’utilizzo frequente del rovescio in back (colpo ben eseguito) che, per una tennista bimane della sua generazione, è cosa assai rara da vedere. Nel secondo set Dolehide mantiene alto il livello di gioco spingendo Halep al limite e costringendola a tirar fuori tutta la sua esperienza per non rischiare di perdere la leadership appena riconquistata ai danni dell’altra Caroline (Wozniacki). Adesso le due giocatrici si equivalgono,gli scambi sono “tosti” ed il pubblico sembra gradire molto questa appassionante sfida che la tennista di Costanza riporta in parità dopo un tie-break vinto d’esperienza. ‎Nel set decisivo si avverte qualche crepa nel gioco dell’americana, visibilmente stanca (nei due turni precedenti è rimasta in campo 5 ore) e delusa dall’essere vicina alla vittoria, sebbene Halep avesse controllato l’andamento del punteggio più o meno in tutto il secondo parziale. Ora è evidente che la ragazza non ne ha più ed Halep ne approfitta proiettandosi agli ottavi di finale dove attende Qiang Wang (55 WTA) che ha spazzato via Kiki Mladenovic.

[10] A. Kerber b. E. Makarova 3-6 6-4 6-2 (Raffaello Esposito)

Dopo l’interruzione di ieri al termine del primo set vinto da Ekaterina Makarova (37 WTA) contro Angelique Kerber (10 WTA, tds 10) si riprende sullo stadium 2 al termine di Stephens-Azarenka. Evidentemente la tedesca è in difficoltà nell’adattare le sue tattiche a una tennista mancina – come del resto testimoniano i precedenti – e pur concretizzando subito il break lasciato in sospeso ieri non si stacca nel punteggio. È la russa comunque a proporre gioco, seppur commettendo qualche errore, e in un modo o nell’altro dopo quattro break in sei giochi è lei a tenere la battuta per il 4-3 annullando tre vantaggi esterni. Si tratta del momento nel quale è più vicina alla vittoria ma da lì in poi Kerber cresce e pareggia il conto con un 6-4 ottenuto a morsi e unghiate dal 15-40. Ci sarebbe piaciuto sapere il tedesco per comprendere le parole di Wim Fissette alla pausa. Saranno state quelle o la ritrovata tranquillità di Angelique, sta di fatto che nel decider lei prende subito la testa del punteggio. Sempre micidiale in risposta ma incerta in battuta, Kerber riesce comunque a difendere i turni di servizio necessari a portarla alla vittoria. Avrà un’altra russa, Elena Vesnina, al prossimo turno.

[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5 (Raffaello Esposito)

Sloane Stephens (13 WTA, tds 13) vince contro Victoria Azarenka (204 WTA) solo fuori dall’Australia. La tennista bielorussa infatti aveva vinto i tre precedenti giocati tutti a Melbourne park. Il primo dei quali nella cavalcata verso il titolo 2013. Non è stato un incontro molto equilibrato e neanche poteva esserlo considerando le vicende di Azarenka negli ultimi mesi, ma l’ultima campionessa di New York non ha rubato nulla. Break immediato e illusorio di Vika in principio, poi solo Sloane. La sua pallina viaggia veloce seguendo traiettorie più rettilinee di quella avversaria e al servizio preferisce puntare su una prima sicura e ben piazzata per comandare lo scambio. Azarenka per contro appare in chiara difficoltà sul ritmo, regge due/tre colpi poi alza la traiettoria. Non tiene neanche un turno di battuta nel 6-1 crudele del primo set, il primo vinto dalla statunitense in quattro incontri. Nel secondo parziale Stephens parte distratta, conquista due break solo per restituirli immediatamente e quando la bielorussa difende il suo primo servizio per il 3-2 finalmente abbiamo un incontro. Vika alza la percentuale di prime e si fa aggressiva cercando la rete. Arriva a tanto così dal vincere il set ma Sloane sul 4-5 e 15-30 si salva con una gran difesa e quel punto decide il match. Sarà possibile giudicare meglio lo stato di forma della statunitense nel prossimo turno contro Kasatkina.

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2 (Matteo Guglielmo)

Ottima vittoria di Marketa Vondrousova nel ‘derby next gen’ con Aryna Sabalenka. La bielorussa, una delle grandi attese del 2018, ha deluso i pochi spettatori presenti nello Stadium 3. L’intero match è stato condizionato dai troppi gratuiti della classe ’97 che sin dall’inizio ha avuto enormi difficoltà a trovare il campo. Il primo set scivola via veloce e nonostante l’intervento del coach, Sabalenka non riesce ad entrare in partita, e in meno di mezz’ora Vondrousova incamera il parziale con lo score di 6-2. Le principali difficoltà per Sabalenka sono causate dalle traiettorie mancine e abbastanza lavorate del dritto della ceca. Il dominio è a tutto campo e Sabalenka, vera paladina di Fed Cup della sua nazione, non riesce a trovare la chiave per contenere i gratuiti. Il risultato è senz’appello, 6-2 6-2. Continua l’ottimo torneo di Marketa Vondrousova che conferma di avere tutte le carte in regola per scalare ancora di più la classifica e assicurarsi un posto nell’elite del tennis. Molto negativa invece la prestazione di Aryna Sabalenka che ancora è alla ricerca del giusto equilibrio tra potenza e solidità. Confermato dunque l’unico precedente giocato tra le due nel torneo di Biel tanto caro a Marketa Vondrousova.

[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3 (Federico Bertelli)

La partita fra le teste di serie n.32 e n.5 si conclude come da pronostico con la vittoria della 25enne ceca Karolina Pliskova, non senza qualche patema d’animo. Prima di questo match gli h2h vedevano Pliskova avanti 6-0 (di cui 5 su cemento) e con una Zhang tuttavia reduce da un buon finale di 2017 con i titoli incamerati a Guangzhou e alle Hawaii. Pliskova d’altro canto ha raggiunto i suoi migliori risultati in carriera sul cemento americano quando nel 2016 vinse il titolo a Cincinnati, raggiunse la finale agli US Open e proprio qui ad Indian Wells si fermò alle semifinali nel 2016 e nel 2017. Il tema tattico del match quindi è stata la difesa di Zhang contro gli attacchi di Pliskova fatti di colpi piatti e potenti. L’andamento del match è stato dominato dalla cangiante vena della Pliskova, che ha dovuto ricorrere agli straordinari per chiudere il primo set. Nel secondo, buon finale di Zhang che grazie a una bella serie di game in risposta è riuscita a strappare per due volte di fila il servizio ad una ondivaga Pliskova. Si va così al terzo, in un match che sembra essere totalmente girato; invece, una Pliskova finalmente diligente e centrata approfitta dei troppi errori di Zhang e chiude con 6-3 condito da due break, senza concedere nulla al servizio. Da rilevare i ben 12 ace di Pliskova che se dovesse riuscire a mantenere il livello del terzo set potrebbe diventare un cliente ostico per chiunque. Il momento chiave del match è stato probabilmente il primo game del terzo set nel quale Pliskova è riuscita a strappare subito il servizio a Zhang andando poi a condurre con autorità.

GLI ALTRI INCONTRI (A.S.)

Per una Naomi Osaka fa egregiamente il suo dovere contro Sachia Vickery, non lasciandosi affatto turbare dal fatto che avesse eliminato dal torneo Muguruza e anzi continuando a dare la sensazione di poter prendere a pallate tutte quelle che tirano tanto forte quanto lei, ci sono tre ragazze accreditate con una testa di serie che abbandonano, deludendo parecchio, il Mandatory californiano. C’è Coco Vandeweghe, favorita numero 17, che con meno clamore delle altre due sconfitte lascia a Maria Sakkari l’onore della vittoria e l’onere di sfidare proprio Naomi Osaka, che quindi non può nascondersi e deve puntare dritta ai quarti di finale. Vandeweghe lo sappiamo, gioca a tutta solo gli Slam e (forse) i tornei di casa: non è stato il caso di questa rassegna californiana, evidentemente. C’è soprattutto Kiki Mladenovic, che rivede i fantasmi della crisi contro una tennista che era stata in grado di batterla persino a inizio 2017, nel miglior momento della sua carriera, tra la finale (vinta) a San Pietroburgo e quella (persa) ad Acapulco. Si tratta di Qiang Wang, numero 55 del mondo, capace di rifilarle un secco 6-1 6-2 che dà perfetto seguito al 6-1 6-4 (Dubai 2017) e soprattutto al clamoroso doppio bagel di Tokyo, settima di quindici sconfitte consecutive della francese e forse quella più indicativa per descrivere il suo periodo horror tra fine 2017 e inizio 2018. Ora gli scontri diretti dicono 3-0: con la cinese proprio non si passa. A chiudere il trittico di sconfitte è Jelena Ostapenko, che nonostante un matchup favorevole non sfrutta nessuno dei vantaggi tattici per battere Petra Martic, della quale è ormai ridondante sottolineare la qualità del tennis. Gratuiti, registro fuori fase e un po’ di confusione tattica: la terra si avvicina e con essa la cambialona di Parigi, 2000 punti. Jelena ha bisogno di ritrovare tranquillità.

Risultati:

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2
[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4
[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3
[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5
[10] A. Kerber vs E. Makarova 3-6 6-4 6-2
P. Martic b. [6] J. Ostapenko 6-3 6-3
Q. Wang b. [14] K. Mladenovic 6-1 6-2
[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide 1-6 7-6(3) 6-2
M. Sakkari b. [17] C. Vandeweghe 6-2 6-4
N. Osaka b. [Q] S. Vickery 6-3 6-3

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Internazionali di Roma: Una Pliskova in gran forma si (ri)prende la finale

Partita di altissimo livello nel derby ceco tra Vondrousova e Pliskova, ma la forza della campionessa uscente è abbastanza per volare in finale

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[2] Ka. Pliskova b. [12] M. Vondrousova 6-2 6-4

Il derby ceco per un posto in finale se lo aggiudica Karolina Pliskova, che supera l’ostacolo posto da Marketa Vondrousova dopo una partita in cui l’altissimo ritmo imposto dalla campionessa in carica ha avuto la meglio. Pliskova rafforza quindi il parziale dei testa a testa tra le due, con l’unico precedente dei quarti di Miami dello scorso anno, vinti dalla numero 4 del mondo.

Pliskova parte subito centrata e si crea l’opportunità di due palle break dopo un doppio fallo di Vondrousova, ma la numero 12 del tabellone è brava e fortunata ad annullarle con uno scambio infinito a rete ed un nastro che ricade miracolosamente in campo avversario. L’appuntamento al break è solamente rimandato. L’aggressività in risposta di Pliskova, finora in grande giornata con tutto il suo repertorio di colpi, le procura altre tre palle break e converte la seconda con uno splendido vincente di rovescio in risposta.

 

La reazione di Vondrousova arriva nel settimo game, dove trova un vincente di rovescio identico a quello che le era costato il break, ma non riesce a convertire la palla del controbreak che Pliskova chiude con uno smash facile. La campionessa uscente di Roma non molla la presa e si guadagna il primo set point con un passante di dritto. Spreca il primo tirando un rovescio a rete, ma Pliskova se ne procura altri due e si prende break e set con un dritto a rete dell’avversaria.

Ad inizio secondo set cala l’efficacia di Pliskova, che fino a quel momento aveva sbagliato pochissimo, e Vondrousova si conquista due palle break con una difesa strenua. Pliskova annulla la prima con un ace, ma due righe sul pallonetto che sorprende la ceca e sul vincente con cui Vondrousova trafigge Pliskova portano in vantaggio la numero 20 del mondo per la prima volta nel match. Non si perde d’animo Pliskova, che trova l’ennesima palla break nel game successivo ma la spreca malamente affondando un comodo smash a rete. La numero 2 del tabellone è brava a non farsi condizionare dall’errore e si riprende il break di svantaggio costringendo Vondrousova all’errore. Pliskova si rimette subito nei guai dando l’opportunità del secondo break consecutivo a Vondrousova, ma aiutata dal servizio annulla due palle break e si porta avanti nel set.

Karolina sembra essere risalita di livello e continua a mettere pressione all’avversaria, che deve concedere due palle break dopo uno smash messo a segno da Pliskova. Vondrousova li annulla entrambi con due contropiedi ma regala subito dopo il break all’avversaria con due errori non forzati a rete. La risposta della finalista del Roland Garros, come in tutto il secondo set, non si fa attendere. Trova subito il controbreak sfruttando il calo di tensione di Pliskova, trapassata da uno splendido passante di rovescio dell’avversaria e che poi consegna il servizio con una pessima palla corta.

La paura di Pliskova passa solamente nel decimo game. Dopo aver salvato l’ennesima palla break si conquista il primo match point con una serie di attacchi ben giocati, resterà l’unico. Sulla risposta aggressiva dell’avversaria il dritto di Vondrousova muore a rete, consegnando set e partita all’avversaria. Domani Karolina Pliskova sfiderà Simona Halep per il secondo titolo consecutivo al Foro Italico, che invece ancora manca alla tennista rumena. Halep è in vantaggio nei precedenti per 7-5, ma Pliskova ha vinto gli ultimi due incontri in assoluto e l’ultimo incontro sulla terra, i quarti di Madrid del 2018.

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La strenua difesa di Muguruza non basta: terza finale per Halep agli Internazionali di Roma

Terza finale al Foro Italico per Simona Halep che supera al terzo set, dopo 2 ore e 17 minuti, una mai doma Garbiñe Muguruza. Per la rumena è la 13° vittoria di fila dopo la pausa

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Simona Halep - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Simona Halep e Garbiñe Muguruza hanno dato vita a una lotta degna di due ex n. 1 del mondo, ma alla fine l’ha spuntata la rumena. Dopo aver dominato il primo set e parte del secondo, sul 6-3 4-2, Halep ha subito la rimonta di una Muguruza in condizioni fisiche non ideali e ha rischiato di compromettere un vantaggio di 5-1 nel terzo set. Strenua difesa da parte della spagnola che si è aggrappata al match con le unghie e con i denti ma alla fine ha pagato il grande sforzo fisico e ha terminato il match con due doppi falli. La n. 2 del mondo raggiunge così la terza finale in carriera al Foro Italico: ha perso le altre due con Elina Svitolina, nel 2017 e 2018.

Un tennis granitico quello di Halep, rapida nei movimenti, solida in difesa e travolgente da fondocampo ma, a tratti, condizionato dalla tensione e dal nervosismo. Garbiñe è stata abilissima a trovare variazioni e aggressività, ma non è bastato; Halep, più fresca fisicamente, è uscita alla distanza e ha chiuso il match con lo score di 6-3 4-6 6-4. È la tredicesima vittoria consecutiva per la rumena dal post lockdown, dopo il successo a Praga.

SIMONA RULLO COMPRESSORE – L’inizio di primo set è caratterizzato dal ritmo forsennato imposto da Halep. Muguruza invece appare esitante e commette quattro errori che consentono alla rumena di strapparle subito il servizio. Halep continua a spingere, sempre in avanzamento per mettere pressione a Garbiñe ed è a un soffio dal 3-0; tuttavia, la spagnola si salva, per poi trovare progressivamente il giusto ritmo e la profondità. Sul 2-1 Halep, è Muguruza ad avere tre palle per il 2-2 ma Simona accelera il ritmo, martella sugli angoli e cancella così le tre occasioni di break spagnole. Da questo momento, Halep sale di nuovo in cattedra, diventa sempre più precisa con il rovescio e sale così 5-1. Perfetta la rumena negli spostamenti e nella ricerca degli angoli, sempre in spinta. Muguruza tenta di tenerle testa, entra progressivamente dentro il campo e riesce così ad ottenere un secondo gioco sul 2-5. Qui Halep si concede una distrazione, Muguruza sale ancora 3-5 ma “Simo” disegna benissimo il campo e dopo 39 minuti intasca la prima frazione per 6-3.

 

STRENUA RESISTENZA DI MUGURUZAMedical Time Out per la spagnola alla fine del primo set per un problema fisico: Garbiñe infatti sembra in difficoltà negli spostamenti e nella spinta con le gambe. Nonostante ciò, resiste con grinta e con una continua ricerca della profondità. Halep sale ancora 3-1, continuando a tempestarla con incrociati stretti e colpi profondi; la rumena è ottima anche al servizio, con prime varie e precise. Ma la spagnola non ci sta a soccombere. Partono dalle sue corde colpi rabbiosi e profondi. Ora è anche Simona a correre da un angolo all’altro, pressata da Garbiñe che scende anche a rete. Giunge il break e Muguruza accorcia il gap sul 2-3 per poi tallonare ancora Simona sul 3-4.

I punti vengono scanditi da un intenso bum bum da fondo da parte di entrambe, con la spagnola che a volta riesce a rubare il tempo a Simona verticalizzando il gioco. Muguruza attacca ma Halep rivela ancora una volta una mobilità straordinaria, sorprendendola con un passante di dritto in corsa incrociato stretto. La n.17 del mondo, spesso in difficoltà, cerca di abbreviare gli scambi con maggiore aggressività ma Halep la costringe sempre alla fase difensiva. Garbiñe resiste e d’orgoglio fa 4-4. Variando le rotazioni, Muguruza infila tre giochi consecutivi e sfila il set a un’avversaria improvvisamente insofferente e nervosa. La rumena paga un atteggiamento troppo passivo nella seconda parte del set: è 6-4, si decide tutto al terzo.

ALLA DISTANZA VINCE HALEP– La n. 2 del mondo reagisce e, nonostante Garbiñe abbia ritrovato ritmo ed energie, mette a segno il game d’apertura di terzo set e contrasta al meglio i tentativi di cambi di ritmo dell’avversaria. Ma ecco che un sanguinoso doppio fallo spagnolo consegna alla rumena il vantaggio del 2-0; se Garbiñe conferma ancora difficoltà al servizio, Simona invece ritrova le misure e il controllo degli scambi, imponendo di nuovo all’avversaria la supremazia nello score, e sale 3-0. Allunga ancora sul 4-0 ma non converte due palle break, permettendo così a Muguruza di mettere a segno il primo gioco del terzo set. Ma Halep sembra inesauribile e vola sul 5-1. Qui però qualcosa s’inceppa nel gioco della rumena.

Tenace e mai doma, Muguruza si gioca il tutto per tutto e piazza un altro parziale di tre game (recuperando i due break di svantaggio) per il 4-5. Grinta inesauribile per la spagnola che fa partire dalle corde soluzioni di cui non sembrava più disporre, a match quasi compromesso. Adesso è la rumena ad essere frastornata, ma viene ringalluzzita dai tre gratuiti dell’avversaria intenta a servire per la parità: due match point per Halep. Basta il primo, dopo il secondo doppio fallo di fila della spagnola che le permette di chiudere l’incontro e scacciare la paura.

Brava Halep, anche se il passaggio a vuoto di fine match ha rischiato di compromettere un lavoro quasi perfetto sino a quel momento; onore e merito alla reazione di Garbiñe Muguruza che, a dispetto di una condizione imperfetta, ha allungato un match che sembrava compromesso. Adesso Halep attende in finale una giocatrice ceca: sarà Karolina Pliskova o Marketa Vondrousova.

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Internazionali di Roma: Muguruza ferma la corsa di Azarenka, avanza la campionessa in carica

L’iberica troverà Halep, che ha beneficiato del ritiro di Putintseva. L’altra semifinale sarà il derby ceco Vondrousova-Pliskova

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Garbine Muguruza - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Giornata di quarti di finale anche nel femminile, con un parco giocatrici di altissimo livello; vediamo com’è andata.

[9] G. Muguruza b. [SE] V. Azarenka 3-6 6-3 6-4

Garbiñe Muguruza si è imposta nel match di cartello della giornata, per la verità non bellissimo, in due ore e 19 minuti, interrompendo la corsa di un’altra bi-campionessa Slam ed ex numero uno WTA, Vika Azarenka, che è rimasta in partita pur perdendo il servizio sei volte di fila. Per Muguruza prosegue la strage di nomi altisonanti, dopo Stephens, Gauff e Konta.

 

2-1 Azarenka nei confronti diretti prima di questa sfida, con l’ultimo match proprio a Roma lo scorso anno, quando si ritirò la spagnola agli ottavi, mentre qualche mese prima era stata Vika ad abbandonare in corso d’opera durante la finale di Monterrey.

Entrambe piuttosto centrate all’inizio, soprattutto con il rovescio. L’iberica si è procurata le prime due chance, non consecutive, nel terzo gioco: ha risposto con colpi centrali ma potenti alle frequenti seconde dell’avversaria, approfittando di qualche iniziale esitazione in uscita dal servizio per salire a palla break, ma un errore di dritto e un rimbalzo infido l’hanno respinta. Nel gioco successivo, di contro, Vika non è stata così generosa, e rispondendo colpo su colpo ad ogni attacco di Muguruza l’ha portata a commettere tre non forzati per il 3-1, dimostrando di soffrire poco la prima potente di Garbine. Replica immediata, però, con la spagnola a disegnare entrambi i lungolinea per lo 0-40 prima di commettere altri errori esiziali, peccando di concretezza.

Azarenka, che questa settimana si è distinta sia per quanto fatto in campo (la bicicletta a Kenin al secondo turno) che per l’empatia mostrata nei confronti di Kasatkina, infortunatasi alla caviglia durante il tie-break del primo set di ieri, si è più volte lamentata dell’eccessiva altezza della sua panchina, e ha risolto il problema meditando come Siddartha sotto al fico:

Da lì ha gestito il punteggio con più punti diretti dal servizio (20/24 con la prima) e con le sue classiche variazioni di spin e direzione, sempre destabilizzanti per il tennis travolgente ma non troppo sfumato di Muguruza. La bielorussa ha chiuso il set con relativa tranquillità in 47 minuti, trovando punti soprattutto da sinistra e chiudendo su una risposta lunga dell’avversaria.

Bruttino il secondo set, con ben quattro break consecutivi: Azarenka è passata subito senza fare sforzi particolari, sfruttando altri tre dritti sbagliati e un doppio fallo, ma stavolta anche lei ha staccato la spina, sbagliando anche lei con servizio e dritto e riaprendo la contesa. Muguruza però non è stata da meno, e ha perso la battuta a zero continuando a soffrire la posizione avanzata dell’avversaria.

L’ultimo break, però, ha segnato un innalzamento del livello dell’iberica, che ha ritrovato il dritto per salire 2-2 grazie a un altro doppio fallo della bielorussa, il quinto. La chiave in questa fase è stata una maggior accortezza di Muguruza, che ha smesso di spingere già dal terzo colpo per aprirsi gli angoli a poco a poco e ha poi strappato la battuta ad Azarenka per la terza volta procurandosi due chance su una volée non chiusa dalla bielorussa e passando alla seconda occasione su un dritto lungo.

L’incanto è durato poco, sfortunatamente per lei, e un rovescio sbagliato dal centro ha regalato lo 0-40 ad Azarenka, tornata in gioco grazie a… un doppio fallo, ça va sans dire. Vika era in un momento di astenia anche peggiore del suo, però, e l’ha mandata a servire per il set prima di risvegliarsi dal torpore e trovare i suoi migliori colpi di giornata (un passante in corsa, un rovescio vincente dal centro e una combo drop/lob) per andare guadagnarsi tre palle dell’ennesimo contro-break, ma Muguruza ha tenuto e ha portato la partita al terzo grazie a due rovesci appena larghi dopo un’ora e 32 minuti. Per Azarenka 5/21 al servizio nel parziale. L’impressione è che i tanti match giocati (17 in 28 giorni) abbiano iniziato a pesare sulla pur imperturbabile Vika.

Il terzo set è iniziato allo stesso modo, con tre break consecutivi e qualità intermittente. Vantaggio immediato per Muguruza grazie a un doppio fallo di Azarenka, quasi una superfetazione scriverlo, e contro-break a zero con un bel passante e un cross di dritto imprendibile. Nel gioco successivo, 0-40 in favore della spagnola, imprecisa inizialmente ma brava a chiudere lo smash per il 2-1 e servizio. Azarenka è riuscita a tenere la battuta dopo sei break subiti di fila per accorciare, e improvvisamente il livello del match è salito: Muguruza ha vinto un punto straordinario con un dritto lungolinea al termine di una strenua difesa:

Ciononostante, ha concesso tre palle break non consecutive, e, pur salvando le prime due con degli ottimi punti giocati in progressione, si è fatta raggiungere con un rovescio lungo. Proprio quando Vika sembrava essere tornata ai livelli dell’ultimo mese, Muguruza è però riuscita a rialzarsi nell’ottavo gioco, salvando una palla break con il rovescio, e ha vinto 11 degli ultimi 13 punti, breakkando a zero nel nono e chiudendo al terzo match point grazie a un rovescio in rete dell’avversaria. Domani affronterà Halep.

[1] S. Halep b. Y. Putintseva 6-2 2-0 rit.

Di breve durata l’incontro che ha aperto la giornata sul Centrale, dove Simona Halep ha approfittato del ritiro di Yulia Putintseva dopo soli 48 minuti. La kazaka è partita bene, procurandosi due palle break nel terzo gioco, ma una volta sprecate quelle ha sofferto il pressing da fondo della prima favorita del torneo, per poi soccombere a un problema alla parte bassa della schiena – i lunghi match precedenti contro Martic e Rybakina hanno probabilmente influito.

La rumena raggiunge così la sua quinta semifinale romana (non ha mai perso ai quarti), e cercherà di conquistare il suo primo titolo. Interrogata sul vuoto a forma di Roma nel suo palmares, Halep ha risposto: “Vincere qui è il mio obiettivo più importante al momento. Voglio davvero questo trofeo. Amo giocare qui, e ho raggiunto cinque semifinali, quindi magari avrò una chance nel futuro immediato“.

[12] M. Vondrousova b. [4] E. Svitolina 6-3 6-0

La finalista del Roland Garros 2019, Marketa Vondrousova, ha battuto la campionessa di Roma del 2018 e 2019 in 80 minuti. Sei palle break non sfruttate nei primi due giochi da Svitolina, stranamente fallosa (16 unforced) e destabilizzata dai cambi di ritmo dell’avversaria, dotata di un dritto mancino molto carico che tiene le avversarie lontane dal campo per poi colpire con soventi palle corte. La ceca si è allora portata avanti nel gioco successivo, e ha addirittura sprecato due palle per il 5-1 prima di concederne un paio all’avversaria, cancellate però da un rovescio largo e da un drop – zero su otto per Svitolina con le palle break nel parziale. Set estremamente combattuto, con sei game ai vantaggi, ma chiuso a zero da Vondrousova su un dritto in corsa complicato tirato in corridoio dall’ucraina.

La ceca ha subito messo la racchetta avanti anche nel secondo, vincendo uno scambio di pittino e aggredendo una palla corta un po’ telefonata. Svitolina ha avuto una chance per rientrare grazie a un doppio fallo, ma Vondrousova si è schernita attaccando bene con il colpo bimane prima di scappare definitivamente nel gioco successivo, soffrendo solo nell’ultimo game del match prima di chiudere con l’ennesima palla corta chiosata da un pallonetto.

Marketa Vondrousova – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

[2] Ka. Pliskova b. [11] E. Mertens 6-3 6-0

Non c’era solo Azarenka fra le reduci dello US Open, visto che sia Pliskova che Mertens hanno giocato a Flushing Meadows, e pure molto bene nel caso della belga (fermata solo dal ciclone-Azarenka). Il loro match odierno si è chiuso con la vittoria della campionessa uscente degli Internazionali d’Italia in due ore e otto minuti.

La ceca ha salvato due palle break nel game d’apertura, ma si è salvata e ha colpito nel game successivo per il rapido 3-0 iniziale. Pliskova avrebbe potuto allargare ulteriormente il gap, ma non è riuscita a sfruttare due occasioni non consecutive nel quarto game. Nonostante questo, ha chiuso facilmente il parziale per 6-3.

L’inizio del secondo sembrava aver indirizzato l’incontro definitivamente, visto che Pliskova era rapidamente salita 1-0 e servizio, e invece la belga ha iniziato a trovare continuità in risposta, arrivando a palla break in ogni turno di servizio dell’avversaria e vincendo cinque game di fila per mandarla al terzo dopo un’ora e 37 minuti. Pliskova ha commesso alcuni errori esiziali, come il doppio fallo sulla palla del 4-2 e il 15-40 non sfruttato sul 3-3.

All’inizio del terzo, però, la campionessa uscente ha ritrovato i suoi colpi, ed è salita 2-0 grazie a un paio di vincenti, uno in contropiede e uno di puro muscolo, beneficiando anche di un’esitazione di Mertens nello scendere a rete. La partita è finita lì, perché la belga è completamente uscita dall’incontro, subendo anche la beffa di un break a zero favorito dal nastro nel quarto gioco. Mertens ha avuto una chance per accorciare il divario subito dopo, ma una bella combinazione seconda-e-dritto di Pliskova l’ha ricacciata indietro, infornando il bagel poco dopo con tre risposte senza tema di smentita consecutive.

Il tabellone femminile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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