Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

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Indian Wells: sedici anni e non sentirli, Anisimova è già grande

La campionessa junior dello US Open lascia 6 giochi a Kvitova. Classe 2001, è la più giovane negli ottavi dal 2005 in California. Una sua cara amica studia nella scuola in cui c’è stato l’attacco armato il mese scorso: “Le armi dovrebbero essere bandite”

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[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4 (Michele Trabace)

La classe 2001 Amanda Anisimova irrompe nel tennis femminile. Se la vittoria di due giorni fa contro una giocatrice esperta come Pavlyuchenkova non aveva destato particolare impressione, quest’oggi l’americana di origini russe si prende il palcoscenico del campo più importante di Indian Wells sconfiggendo nettamente Petra Kvitova, numero 9 del seeding e vincitrice in questa stagione a San Pietroburgo e Doha. Troppo inconsistente la prova della neo ventottenne ceca, apparsa stanca e fuori forma (complice il caldo e la maratona al turno precedente). Dall’altra parte della rete l’attuale numero 149 WTA non si è lasciata trasportare dalle emozioni, aggiungendo un altro passo decisivo per la sua formazione dopo le tappe nella stagione precedente con il titolo juniores allo US Open e la partecipazione nel main draw nell’ultima edizione del Roland Garros grazie ad una wild card della USTA.

 

Primo set impeccabile per la sedicenne del New Jersey: sfrutta abilmente gli errori della sua avversaria, strappandole in avvio la battuta e portandosi pronti via avanti 3-0. Kvitova fatica terribilmente a tenere i suoi colpi in campo, mentre Anisimova si dimostra implacabile nel suo ritmo da fondo e nell’ottavo game si conquista un altro break grazie a un bel rovescio lungolinea, aggiudicandosi cosi la prima partita per 6-2. La due volte campionessa di Wimbledon torna in campo apparentemente più determinata, difatti l’inizio sembra confermare questa percezione con il primo break di giornata che la porta per la prima volta in vantaggio, ma un nuovo passaggio a vuoto consente alla statunitense di riequilibrare il parziale con una risposta fulminante di diritto. I guai però non sono finiti, poiché Anisimova arriva addirittura a servire per il match, con Petra brava a reagire e a tornare in carreggiata sotto 4-5 col servizio a disposizione: Anisimova senza paura conquista quattro punti consecutivi, aggiudicandosi anche la seconda frazione per 6-4 e può festeggiare incredula il suo primo successo contro una top 10. La sua prossima avversaria in ottavi di finale sarà la vincente tra Zhang e Karolina Pliskova.

È incredibile, sono ancora sotto shock – ha detto la teenager in conferenza stampa – [Petra] è la miglior giocatrice che abbia mai incontrato, sul campo più grande su cui abbia mai giocato. È stato molto emozionante, ma mi sono molto divertita ed ho dato il meglio di me stessa. Durante il riscaldamento mi guardavo parecchio intorno a causa degli schermi: non sono abituata a vedermi ripresa negli schermi quando sono in campo, è la prima volta, ma sono riuscita a rimanere concentrata, a godermi il momento ma a non lasciarmi innervosire dalla folla e dal palcoscenico importante“. Come tutte le ragazze della sua età investite da un’improvvisa notorietà, Amanda sta iniziando a gestire la fama ed il rapporto con i social media: “Cerco di rimanere focalizzata sul mio tennis, ma allo stesso tempo sono perfettamente cosciente di tutto ciò che viene postato su di me. Non ci passo troppo tempo, però: guardo un po’, posto ciò che mi sento di postare e via“.

Nonostante la sua relativa inesperienza sulla grande ribalta mediatica dello sport, Anisimova è già consapevole della responsabilità che viene con l’essere un personaggio pubblico. Durante la Festa della Donna ha postato un messaggio di sostegno di Billie Jean King e del suo attivismo in favore delle donne e a favore del controllo delle armi negli USA, soprattutto in relazione al massacro della Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida, dove il mese scorso 17 persone sono rimaste uccise a causa di un attacco con un’arma d’assalto: “È terribile quello che è successo. Ho un’amica che va a quella scuola, siamo molto vicine. Lei sta bene, ma era a scuola quando è avvenuto l’attacco e dovrà vivere per sempre con quel ricordo traumatico. Credo che le armi debbano essere vietate, ci dovrebbero essere leggi più severe, così come non credo che gli insegnanti debbano essere armati, non è questa la soluzione. Bisogna agire sulle armi“.

Amanda è allenata dal padre ed anche la madre la segue da vicino nei tornei: “Ho il mio team qui con me e senza di loro non potrei mai raggiungere questi risultati. Mio padre mi allena da sempre ed ora c’è anche il mio coach Max Fomine, che mi fa anche da sparring partner. Quando sono in Florida, inoltre, mi sento con Nick [Bollettieri] ogni giorno. Durante la off-season mi sono allenata a Lake Nona, al Campus della USTA, che mi dà tutto il supporto possibile”.

[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide‎ 1-6 7-6(3) 6-2 (Alessandro Calia)

La numero 1 del mondo Simona Halep (qui vincitrice nel 2015) è opposta alla sorprendente Caroline Dolehide (165 WTA). La wild card statunitense‎ tenta il colpaccio contro la rumena, reduce da una tendinite che l’ha tenuta lontano dai campi per quasi un mese (l’ultima apparizione in Qatar col forfait prima di affrontare in semifinale Garbine Muguruza). La diciannovenne dell’Illinois, a dispetto della sua giovane età, ha sinora dimostrato una solidità da veterana vincendo in rimonta contro giocatrici del calibro di Rogers e Cibulkova.

‎Dopo un primo game durato 10 minuti, in cui Dolehide annulla ben 5 palle break e che lascia intendere che in campo ci sarà battaglia, la giovanissima di Hinsdale libera tutto il suo tennis a suon di dritti poderosi e cambi di ritmo che trovano assolutamente impreparata la numero 1 del mondo. Continue variazioni (con il servizio in kick e con lo slice di rovescio), improvvise accelerazioni e furtive discese a rete spiazzano Simona. Tatticamente ineccepibile, Dolehide mette in cascina il primo parziale in appena mezz’ora di tennis di altissimo livello, a tal punto da oscurare la stella della prima giocatrice del mondo. La rumena è impotente, incapace di trovare le adeguate contromisure per arginare un fiume in piena; va detto che Caroline non è giocatrice soltanto potente ma anche molto intelligente in quanto alterna sapientemente colpi di pura violenza a tocchi di fino corredati dall’utilizzo frequente del rovescio in back (colpo ben eseguito) che, per una tennista bimane della sua generazione, è cosa assai rara da vedere. Nel secondo set Dolehide mantiene alto il livello di gioco spingendo Halep al limite e costringendola a tirar fuori tutta la sua esperienza per non rischiare di perdere la leadership appena riconquistata ai danni dell’altra Caroline (Wozniacki). Adesso le due giocatrici si equivalgono,gli scambi sono “tosti” ed il pubblico sembra gradire molto questa appassionante sfida che la tennista di Costanza riporta in parità dopo un tie-break vinto d’esperienza. ‎Nel set decisivo si avverte qualche crepa nel gioco dell’americana, visibilmente stanca (nei due turni precedenti è rimasta in campo 5 ore) e delusa dall’essere vicina alla vittoria, sebbene Halep avesse controllato l’andamento del punteggio più o meno in tutto il secondo parziale. Ora è evidente che la ragazza non ne ha più ed Halep ne approfitta proiettandosi agli ottavi di finale dove attende Qiang Wang (55 WTA) che ha spazzato via Kiki Mladenovic.

[10] A. Kerber b. E. Makarova 3-6 6-4 6-2 (Raffaello Esposito)

Dopo l’interruzione di ieri al termine del primo set vinto da Ekaterina Makarova (37 WTA) contro Angelique Kerber (10 WTA, tds 10) si riprende sullo stadium 2 al termine di Stephens-Azarenka. Evidentemente la tedesca è in difficoltà nell’adattare le sue tattiche a una tennista mancina – come del resto testimoniano i precedenti – e pur concretizzando subito il break lasciato in sospeso ieri non si stacca nel punteggio. È la russa comunque a proporre gioco, seppur commettendo qualche errore, e in un modo o nell’altro dopo quattro break in sei giochi è lei a tenere la battuta per il 4-3 annullando tre vantaggi esterni. Si tratta del momento nel quale è più vicina alla vittoria ma da lì in poi Kerber cresce e pareggia il conto con un 6-4 ottenuto a morsi e unghiate dal 15-40. Ci sarebbe piaciuto sapere il tedesco per comprendere le parole di Wim Fissette alla pausa. Saranno state quelle o la ritrovata tranquillità di Angelique, sta di fatto che nel decider lei prende subito la testa del punteggio. Sempre micidiale in risposta ma incerta in battuta, Kerber riesce comunque a difendere i turni di servizio necessari a portarla alla vittoria. Avrà un’altra russa, Elena Vesnina, al prossimo turno.

[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5 (Raffaello Esposito)

Sloane Stephens (13 WTA, tds 13) vince contro Victoria Azarenka (204 WTA) solo fuori dall’Australia. La tennista bielorussa infatti aveva vinto i tre precedenti giocati tutti a Melbourne park. Il primo dei quali nella cavalcata verso il titolo 2013. Non è stato un incontro molto equilibrato e neanche poteva esserlo considerando le vicende di Azarenka negli ultimi mesi, ma l’ultima campionessa di New York non ha rubato nulla. Break immediato e illusorio di Vika in principio, poi solo Sloane. La sua pallina viaggia veloce seguendo traiettorie più rettilinee di quella avversaria e al servizio preferisce puntare su una prima sicura e ben piazzata per comandare lo scambio. Azarenka per contro appare in chiara difficoltà sul ritmo, regge due/tre colpi poi alza la traiettoria. Non tiene neanche un turno di battuta nel 6-1 crudele del primo set, il primo vinto dalla statunitense in quattro incontri. Nel secondo parziale Stephens parte distratta, conquista due break solo per restituirli immediatamente e quando la bielorussa difende il suo primo servizio per il 3-2 finalmente abbiamo un incontro. Vika alza la percentuale di prime e si fa aggressiva cercando la rete. Arriva a tanto così dal vincere il set ma Sloane sul 4-5 e 15-30 si salva con una gran difesa e quel punto decide il match. Sarà possibile giudicare meglio lo stato di forma della statunitense nel prossimo turno contro Kasatkina.

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2 (Matteo Guglielmo)

Ottima vittoria di Marketa Vondrousova nel ‘derby next gen’ con Aryna Sabalenka. La bielorussa, una delle grandi attese del 2018, ha deluso i pochi spettatori presenti nello Stadium 3. L’intero match è stato condizionato dai troppi gratuiti della classe ’97 che sin dall’inizio ha avuto enormi difficoltà a trovare il campo. Il primo set scivola via veloce e nonostante l’intervento del coach, Sabalenka non riesce ad entrare in partita, e in meno di mezz’ora Vondrousova incamera il parziale con lo score di 6-2. Le principali difficoltà per Sabalenka sono causate dalle traiettorie mancine e abbastanza lavorate del dritto della ceca. Il dominio è a tutto campo e Sabalenka, vera paladina di Fed Cup della sua nazione, non riesce a trovare la chiave per contenere i gratuiti. Il risultato è senz’appello, 6-2 6-2. Continua l’ottimo torneo di Marketa Vondrousova che conferma di avere tutte le carte in regola per scalare ancora di più la classifica e assicurarsi un posto nell’elite del tennis. Molto negativa invece la prestazione di Aryna Sabalenka che ancora è alla ricerca del giusto equilibrio tra potenza e solidità. Confermato dunque l’unico precedente giocato tra le due nel torneo di Biel tanto caro a Marketa Vondrousova.

[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3 (Federico Bertelli)

La partita fra le teste di serie n.32 e n.5 si conclude come da pronostico con la vittoria della 25enne ceca Karolina Pliskova, non senza qualche patema d’animo. Prima di questo match gli h2h vedevano Pliskova avanti 6-0 (di cui 5 su cemento) e con una Zhang tuttavia reduce da un buon finale di 2017 con i titoli incamerati a Guangzhou e alle Hawaii. Pliskova d’altro canto ha raggiunto i suoi migliori risultati in carriera sul cemento americano quando nel 2016 vinse il titolo a Cincinnati, raggiunse la finale agli US Open e proprio qui ad Indian Wells si fermò alle semifinali nel 2016 e nel 2017. Il tema tattico del match quindi è stata la difesa di Zhang contro gli attacchi di Pliskova fatti di colpi piatti e potenti. L’andamento del match è stato dominato dalla cangiante vena della Pliskova, che ha dovuto ricorrere agli straordinari per chiudere il primo set. Nel secondo, buon finale di Zhang che grazie a una bella serie di game in risposta è riuscita a strappare per due volte di fila il servizio ad una ondivaga Pliskova. Si va così al terzo, in un match che sembra essere totalmente girato; invece, una Pliskova finalmente diligente e centrata approfitta dei troppi errori di Zhang e chiude con 6-3 condito da due break, senza concedere nulla al servizio. Da rilevare i ben 12 ace di Pliskova che se dovesse riuscire a mantenere il livello del terzo set potrebbe diventare un cliente ostico per chiunque. Il momento chiave del match è stato probabilmente il primo game del terzo set nel quale Pliskova è riuscita a strappare subito il servizio a Zhang andando poi a condurre con autorità.

GLI ALTRI INCONTRI (A.S.)

Per una Naomi Osaka fa egregiamente il suo dovere contro Sachia Vickery, non lasciandosi affatto turbare dal fatto che avesse eliminato dal torneo Muguruza e anzi continuando a dare la sensazione di poter prendere a pallate tutte quelle che tirano tanto forte quanto lei, ci sono tre ragazze accreditate con una testa di serie che abbandonano, deludendo parecchio, il Mandatory californiano. C’è Coco Vandeweghe, favorita numero 17, che con meno clamore delle altre due sconfitte lascia a Maria Sakkari l’onore della vittoria e l’onere di sfidare proprio Naomi Osaka, che quindi non può nascondersi e deve puntare dritta ai quarti di finale. Vandeweghe lo sappiamo, gioca a tutta solo gli Slam e (forse) i tornei di casa: non è stato il caso di questa rassegna californiana, evidentemente. C’è soprattutto Kiki Mladenovic, che rivede i fantasmi della crisi contro una tennista che era stata in grado di batterla persino a inizio 2017, nel miglior momento della sua carriera, tra la finale (vinta) a San Pietroburgo e quella (persa) ad Acapulco. Si tratta di Qiang Wang, numero 55 del mondo, capace di rifilarle un secco 6-1 6-2 che dà perfetto seguito al 6-1 6-4 (Dubai 2017) e soprattutto al clamoroso doppio bagel di Tokyo, settima di quindici sconfitte consecutive della francese e forse quella più indicativa per descrivere il suo periodo horror tra fine 2017 e inizio 2018. Ora gli scontri diretti dicono 3-0: con la cinese proprio non si passa. A chiudere il trittico di sconfitte è Jelena Ostapenko, che nonostante un matchup favorevole non sfrutta nessuno dei vantaggi tattici per battere Petra Martic, della quale è ormai ridondante sottolineare la qualità del tennis. Gratuiti, registro fuori fase e un po’ di confusione tattica: la terra si avvicina e con essa la cambialona di Parigi, 2000 punti. Jelena ha bisogno di ritrovare tranquillità.

Risultati:

M. Vondrousova b. A. Sabalenka 6-2 6-2
[WC] A. Anisimova b. [9] P. Kvitova 6-2 6-4
[5] Ka. Pliskova b. [32] S. Zhang 7-5 5-7 6-3
[13] S. Stephens b. [WC] V. Azarenka 6-1 7-5
[10] A. Kerber vs E. Makarova 3-6 6-4 6-2
P. Martic b. [6] J. Ostapenko 6-3 6-3
Q. Wang b. [14] K. Mladenovic 6-1 6-2
[1] S. Halep b. [WC] C. Dolehide 1-6 7-6(3) 6-2
M. Sakkari b. [17] C. Vandeweghe 6-2 6-4
N. Osaka b. [Q] S. Vickery 6-3 6-3

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WTA Berlino: maratone vincenti per Bencic e Cornet, battute Alexandrova e Muguruza

Entrambi i match decisi dal tie-break del terzo set. Muguruza spreca anche un match point

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Qualche squarcio di sereno per Belinda Bencic, sotto al cielo in effetti azzurrissimo di Berlino. La numero uno svizzera, uscita col muso lungo da una stagione sulla terra molto al di sotto delle aspettative minime, ha battuto al termine di una lotta tiratissima Ekaterina Alexandrova, e così guadagnato la seconda semi annuale quattro mesi dopo l’unica altra di stagione, quella giocata ad Ad Adelaide a fine febbraio. Una vittoria sudatissima, maturata in oltre due ore e mezza colme di capovolgimenti di fronte e in discussione fino al tie break del terzo set, peraltro giocato molto bene dall’ex stellina di San Gallo.

A lungo sotto pressione contro una collega comunque parecchio ostica sul rapido, Bencic è più volte finita sotto di un break nelle prime due partite, ma se nella prima un parzialone di quattro giochi a zero le ha garantito il vantaggio di un set, la rimonta non le è riuscita nella seconda, vinta da una versione anche spettacolare della giocatrice russa. La frazione decisiva è stata dominata dai servizi: l’unica palla break, peraltro pericolosissima, se l’è procurata Alexandrova con un gran dritto lungolinea, ma i nervi saldi di Belinda ne hanno impedita la conversione. La soluzione di cotanto equilibrio non poteva dunque non essere affidata al tie break, che Belinda, come anticipato, ha giocato bene e concluso raccogliendo uno sventaglio largo di Alexandrova con il dritto.

Nella semifinale di domani Bencic affronterà Alizé Cornet, emersa con la tremarella da un altro tie break decisivo, strappato da sfavorita a Garbine Muguruza. Era partita forte l’ex numero uno, rincuorante il suo primo set. Nel secondo, come spesso le accade da molto tempo, le cose hanno preso un andazzo ondivago: subito sotto di un break, la spagnola di Caracas ha chiesto una prima pausa medica per lenire una fastidiosa vescica sul tallone sinistro, poi, perso il set, è rientrata negli spogliatoi accudita dal trainer, che le ha praticato una fasciatura alla coscia destra. Posto che la sinistra era bendata sin dal principio, Muguruza è parsa a molti sull’orlo del ritiro, ma ha invece deciso di giocarsi le proprie carte al terzo. La chance, grossa, è arrivata nel decimo gioco, quando l’ex campionessa di Wimbledion e Roland Garros ha avuto un match point in risposta, coincidente con l’unica palla break vista nell’intero parziale. Come successo poco prima ad Alexandrova in un momento altrettanto decisivo, anche il tentativo di Garbine è andato a vuoto, e di lì a poco gli spettatori hanno potuto apprezzare il secondo tie break dirimente di giornata, alla quinta ora complessiva di un intenso primo pomeriggio.

 

Muguruza si è scavata da sé la profondissima fossa dell’uno a sei commettendo una serie di errori non forzati da tre in pagella, e tuttavia è arrivata a un solo punto dal completare la rimonta, con il braccio libero e facendo leva sulle paturnie sempre più percepibili, anche a livello uditivo, della francese. Le è mancato l’ultimo tassello, e del resto non avrebbe dovuto trovarsi in una condizione tanto disperata. Il bagagliaio di Garbine fatica a riempirsi di fiducia: vedremo se le prossime corse sui prati rincuoreranno lei e Conchita Martinez, più volte apparsa contrariata in tribuna.

Risultati, quarti di finale:

[5] B. Bencic b. E. Alexandrova 6-4 4-6 7-6(4)
A. Cornet b. [6] G. Muguruza 4-6 6-3 7-6(5)
M. Keys vs [Q] L. Samsonova
J. Pegula vs [7] V. Azarenka

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WTA Birmingham 250: Giorgi si fa rimontare da Vekic, Garcia crolla, si rivede Vandeweghe

Camila va avanti di un set contro Donna Vekic ma poi si spegne. Quarta vittoria consecutiva per Vandeweghe, proveniente dalle qualificazioni: un gradito ritorno

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Il circuito femminile rimane in Inghilterra, dopo la tappa di Nottingham, passando dalle Midlands orientali a quelle occidentali di Birmingham. Nella Black Country continua il periodo nero di Caroline Garcia, che si deve arrendere in maniera netta alla ceca Bouzkova. La tennista francese si era portata avanti 3-1 con un break nel primo set, salvo farsi recuperare subito dopo. Da quel momento in poi l’ex numero 4 del mondo è scomparsa completamente dalla partita, incapace di vincere un game in tutto il resto della partita. Bouzkova ringrazia e vola ai quarti di finale contro CoCo Wandeweghe, che supera in tre set l’australiana Ajla Tomljanovic, giustiziera della testa di serie numero 1 Elise Mertens al primo turno.

L’ex numero 9 del mondo proveniva dalle qualificazioni e quest’anno non aveva mai vinto due partite di fila prima di questo torneo. Ora le partite vinte consecutivamente sono addirittura quattro, e chissà che la striscia non si allunghi in un torneo che già l’ha vista semifinalista nel 2016.

Il derby francese va a Kiki Mladenovic, che supera in più di due ore di gioco la connazionale Fiona Ferro. L’ex numero 10 del mondo sta vivendo una stagione non semplice ma l’erba sembra avere effetti positivi sul suo gioco. La tennista francese infatti è reduce dai quarti di Nottingham della settimana passata e sembra aver trovato un buon ritmo anche a Birmingham. Contro la giovane russa Potapova avrà una buona chance per regalarsi i quarti di finale anche qui.

 

Non c’è stata ripresa invece per Camila Giorgi, fermata in tre set dalla testa di serie numero 3 Donna Vekic. La tennista italiana era partita bene, soprattutto al servizio dove è praticamente intoccabile, portandosi subito avanti di un break. Vekic ha poi chiesto un medical timeout per un problema alla parte bassa della schiena (ricordiamo che la croata ha appena subito un’operazione al ginocchio), ma la scelta non ha avuto effetti immediati sul match e Giorgi ha tolto il servizio alla croata una seconda volta e chiuso il set. La musica è però cambiata nettamente nel secondo set, con Giorgi molto più fallosa e meno efficace con il servizio. La tennista italiana subisce un break, lo riprende subito, ma Vekic adesso è molto più in palla del primo set e con un altro break pareggia il conto dei set.

Nel terzo set gli equilibri si ribaltano del tutto ed è Vekic che comanda con il servizio. Allo stesso tempo gli errori da fondo di Camila si moltiplicano; i due break subiti dall’italiana sono una conseguenza naturale dell’andamento della partita. La reazione arriva solo quando Vekic serve per il match nell’ottavo game,: Giorgi salva tre match point e rimanda la fine della partita. La fine però è soltanto rimandata: nel decimo game Vekic difende bene il proprio servizio e guadagna l’accesso ai quarti di finale. Sfiderà la britannica Watson, che ha approfittato del ritiro della testa di serie numero 6 Shuhai Zhang sul vantaggio di 5-2. Continua così il pessimo periodo di forma di Camila, quest’anno capace di vincere due partite di fila solo a Lione.

[8] Bouzkova b. Garcia 6-3 6-0
[3] Vekic b. Giorgi 2-6 6-3 6-4
[Q] Wandeveghe b. Tomljanovic 4-6 6-4 6-3
Mladenovic b. [7] Ferro 3-6 6-3 6-4
Watson b. [6] Zhang 5-2 ret.

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WTA Berlino, fuori le prime tre della classe: Sabalenka, Svitolina e Andreescu

Cadono tutte e tre le prime teste di serie. Aryna cede al terzo contro Keys, Bianca (che oggi compie 21 anni) e Elina eliminate in due da Cornet e Alexandrova

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Aryna Sabalenka - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

La prima giornata di ottavi al WTA di Berlino ha visto la caduta di tutte e tre le prime teste di serie.

La numero uno, Aryna Sabalenka, è stata eliminata in chiusura di programma da un’ottima Madison Keys, che l’ha spuntata 7-5 al terzo. Nel primo set, la statunitense si è presa subito due break di vantaggio ed è salita 4-0. Sabalenka ne ha recuperato uno, ma non è riuscita a ricucire del tutto lo strappo e il set è finito in tasca a Keys per 6-4. Nel secondo, la bielorussa ha reagito e ha trovato finalmente continuità con i colpi, pareggiando subito il conto dei parziali con un perentorio 6-1. In apertura di terzo, l’inerzia sembrava ormai cambiata in favore di Aryna che ha strappato per la terza volta consecutiva la battuta a Keys, andando 2-0.

La statunitense si è rifatta sotto e la partita è diventata molto combattuta. A differenza dei primi due set infatti, entrambe hanno giocato su un buon livello contemporaneamente. Nel dodicesimo gioco, a un passo dal tie-break, Keys è riuscita a piazzare la zampata decisiva, prenotando un posto nei quarti di finale dove aspetta la vincente della sfida tra Liudmila Samsonova e Veronika Kudermetova.

 

Fuori in due set invece la seconda favorita del tabellone, Elina Svitolina. L’ucraina ha pagato cara nel primo set l’unica palla break concessa, sfruttata con grande cinismo dalla sua avversaria Ekaterina Alexandrova. Nel secondo, Svitolina ha cercato subito di prendere il sopravvento e reagire, riuscendo finalmente a togliere il servizio all’avversaria nel sesto game, alla settima palla break. Sul 5-4, l’ucraina ha però sciupato la bellezza di sette set point e ha permesso ad Alexandrova di tornare in partita. Il colpo è stato duro per Svitolina che ha perso anche i successivi due giochi e con essi la partita. Per Alexandrova si prospetta una sfida interessante ai quarti contro Belinda Bencic, uscita vittoriosa in due set dal proprio incontro con Petra Martic, che è stato più combattuto di quanto il 6-3 6-4 lasci presagire.

Due lunghi set hanno decretato anche l’eliminazione di Bianca Andreescu, testa di serie numero tre, per mano di Alizé Cornet. La canadese – che proprio oggi compie 21 anni – è generalmente apparsa un po’ impacciata e solo a sprazzi è riuscita a far viaggiare bene i propri colpi, così come il servizio. Sotto 4-1 nel primo set, è riuscita a recuperare fino al 4-4 e si è arrampicata fino al tiebreak, non prima di aver annullato un set point sul 5-4 e due sul 6-5. Nel tie-break però non c’è stata storia, e Cornet lo ha vinto rapidamente col punteggio di 7-2. La partita sembrava ben avviata alla conclusione quando la tennista francese si è ritrovata avanti 4-1 e servizio nel secondo set. Andreescu però ha avuto un’ultima reazione d’orgoglio, infilando quattro giochi consecutivi. Cornet ha ripreso le fila del discorso e stavolta è riuscita a chiudere prima del tie-break.

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