Il nuovo Raonic: "Più semplice con Ivanisevic"

Interviste

Il nuovo Raonic: “Più semplice con Ivanisevic”

Dopo una stagione da dimenticare, il bombardiere canadese è di nuovo in semifinale ad Indian Wells. E grazie al suo nuovo coach ha le idee più chiare che mai

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In conferenza stampa, al termine del successo in tre set nei quarti di finale di Indian Wells contro lo statunitense Sam Querrey, è proprio Milos Raonic a riepilogare il suo 2017 costellato dagli infortuni. “Dolori all’adduttore destro e al gluteo sinistro all’inizio dell’anno, strappo ai tendini del ginocchio a febbraio, operazione al polso prima degli US Open, problemi al menisco in novembre”, ricorda ai giornalisti il 27enne tennista canadese. Ho ricominciato ad allenarmi solo prima degli Australian Open e ora sono qua”. E sì sembra quasi impossibile rivederlo in semifinale nel Masters 1000 californiano per la terza volta in carriera (le altre nel 2015 e nel 2016) dopo tale “catastrofe”, come lui stesso l’ha definita senza mezzi termini.

Eppure è successo. Grazie alle vittorie in serie sul giovane connazionale Felix Auger-Aliassime, poi sull’ostico portoghese Joao Sousa e, dopo il forfait in ottavi del veterano cipriota Marcos Baghdatis, proprio su Querrey, n.21 del ranking ATP. Nonostante il risultato ottenuto al quarto torneo disputato in questa stagione, Raonic non è comunque pienamente soddisfatto della sua prestazione contro l’americano. “Devo essere disciplinato dall’inizio alla fine. Sono stato un po’ altalenante e se non avessi avuto un po’ di fortuna come ho avuto alla fine del primo set le cose sarebbero andate diversamente”, ha commentato il finalista di Wimbledon 2016, precipitato al 38esimo posto della classifica mondiale. “Quindi sì è stata una partita importante. Sono contento ma c’è ancora una lunga strada da fare, un sacco di cose sulle quali lavorare e migliorare”.

E ad aiutarlo nel suo percorso di riavvicinamento ai vertici del circuito ATP ora c’è la leggenda del tennis croato Goran Ivanisevic, trionfatore ai Championships nel 2001 ed ex allenatore di Marin Cilic e Tomas Berdych. Il primo consiglio di Goran a Milos si può riassumere così: keep it simple. “La cosa che ha fatto è essere chiaro con me e cercare di semplificare le cose in maniera che io mi possa concentrare sulle cose che so fare bene e non complicare troppo il mio tennis in questo momento”, ha rivelato il bombardiere nato in Montenegro. “E quando devo prendere una decisione, crederci. Senza alcuna esitazione. Non pensare a quello che succederebbe se. Cosa dovrei fare? Cosa non dovrei fare? Alla fine il mio gioco non dovrebbe essere così complicato: devo andare avanti alla prima occasione, servire bene, picchiare forte quando posso”.

 

I due hanno diverse cose in comune: origini balcaniche, gran servizio (e le due cose spesso sono andate di pari passo in questo gioco), qualche secondo posto di troppo, e l’aver avuto a che fare con pesanti infortuni. Ivanisevic infatti trionfò a Church Road quando ormai la sua carriera sembrava segnata dai ricorrenti problemi alla spalla. “Sa bene come ci si sente nella mia situazione”, ha detto Raonic. “Ha superato diversi infortuni nella sua carriera”. Insieme questi Raonic e Ivanisevic possono davvero essere un team vincente. A partire da Juan Martin del Potro, suo avversario in semifinale ad Indian Wells, sono tutti avvertiti: Milos is back.

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I dolori di Thiem, tra ginocchio malconcio e pensieri negativi: “Sono caduto come in un buco”

L’austriaco spiega al Der Standard di avere un piccolo problema congenito alle ginocchia, che ogni tanto riemerge. E che la pandemia ‘si è presa le cose più belle del tennis’

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Dominic Thiem - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Assente dai campi da un mese e titolare di un inizio di 2021 sfortunato, Dominic Thiem ha parlato del suo momento con il quotidiano austriaco Der Standard, soffermandosi sulle problematiche accusate in questi mesi, sia a livello fisico che mentale, in vista del suo ritorno in campo previsto per il torneo di Madrid.

GLI INFORTUNI E LA PREPARAZIONE

Per quanto riguarda le sue condizioni di salute, il Dominator ha ribadito di non aver patito un grave infortunio: “Si tratta di piccoli acciacchi, ora al ginocchio sinistro, per esempio. Lo scorso anno, durante il primo lockdown, mi è capitata la stessa cosa, ma al destro; all’epoca chiaramente non mi sono dovuto cancellare da nessun torneo, visto che non si stava giocando, quindi ho avuto tutto il tempo necessario per guarire“. Allo stesso tempo, però, si tratta di un fardello di lungo corso: “È un piccolo problema congenito che di tanto in tanto riemerge, anche se questa è la prima volta che l’opinione pubblica ne viene a sapere. Mi ci vorrà qualche settimana prima di non avere più dolore, è così dall’Australia“.

Thiem è da sempre un giocatore dalla preparazione maniacale. Molti ricorderanno il suo sfogo nei confronti degli organizzatori degli Internazionali nel 2019, quando quest’ultimi obbligarono i giocatori a rimanere in attesa al Foro Italico per tutta la giornata di mercoledì nonostante la pioggia battente, impedendo così loro di prepararsi a dovere per il doppio impegno del giorno successivo. Non stupisce quindi che questa serie di problemi fisici lo stia condizionando: “La mia vita è interamente pianificata, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, tutto è organizzato. Mi sento meglio quando so cosa succederà domani. Questa possibilità non esiste al momento“.

 

Per lui è necessario essere al meglio, o il suo tipo di tennis non può reggere: “Se non sei al 100 percento perdi, come successo a Doha e Dubai; il livello è veramente alto e gli avversari sono sempre fortissimi, quindi se non sei in forma puoi perdere al primo o al secondo turno. Rimanere fuori fino a quando non si è pronti è probabilmente la scelta più intelligente: se fossi andato a Belgrado questa settimana avrei perso ancora al primo turno, e sarei entrato in una spirale negativa. Visto che voglio evitare che succeda, preferisco stare a casa e recuperare, non sono il primo e non sarò l’ultimo a fare una scelta di questo tipo“.

I DISAGI DELLE BOLLE E DELLE PORTE CHIUSE

Purtroppo, però, non sono solo gli infortuni a gravare sui tennisti e sulle tenniste in questo momento – tutto ciò che a suo dire animava il circuito è venuto a mancare, e questo non lo aiuta a livello mentale: “Nonostante l’assenza del pubblico il tour è proseguito normalmente […]. Un sacco di pezzi del tennis si stanno perdendo. Il coronavirus si è preso le parti più belle del nostro lavoro, a partire dai viaggi e dalla libertà di spostarsi. Di contro, le cose peggiori sono rimaste. È difficile giocare tutte le settimane in queste condizioni […]. C’è un senso di vuoto, settimana scorsa non ho nemmeno guardato i match di Champions League, e ho seguito pochissimo il torneo di Montecarlo“.

Per certi versi, sembra essere lo stillicidio creato dal Covid a condizionarlo di più, perché inizialmente le cose stavano andando bene: “Dopo la vittoria di New York ero euforico, ma i risultati hanno continuato ad arrivare, visto che ho raggiunto la finale delle Finals Quando ho iniziato a prepararmi per questa stagione, però, sono caduto come in un buco. Pensavo che mi sarei sentito più rilassato dopo aver vinto uno Slam, e spero ancora che quella sensazione arrivi“.

Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Soprattutto di recente, però, le cose sono peggiorate, perché il mondo si è mosso a ritmi diversi da quelli dell’ATP Tour: “A Dubai le restrizioni erano estreme, perché noi eravamo rinchiusi nella bolla, ma al di fuori la vita era tornata alla normalità. Potevamo solo andare dall’hotel ad uno stadio vuoto; non era una bella situazione in cui trovarsi”.

Il momento che l’ha messo più in difficoltà, però, è avvenuto a Melbourne, dove un mini-lockdown è stato implementato durante il programma della parte alta del terzo turno (nel caso del match fra Djokovic e Fritz, al pubblico fu intimato di lasciare lo stadio a match in corso). Quel giorno, Thiem stava giocando un match estremamente intenso, e questa combinazione di fattore gli è pesata non poco: “In Australia ho fatto un grande sforzo ma senza ottenere grandi risultati. Stavo giocando uno dei match più memorabili della mia carriera, rimontando due set al beniamino locale Kyrgios, e c’era un’atmosfera incredibile a Melbourne, anche se il pubblico non tifava per me. Finito il match, tutto d’un tratto è iniziato un altro lockdown; ero nello spogliatoio, ancora madido di sudore, e la struttura è stata evacuata, come se ci fosse stato un attacco nucleare. Nel match successivo con Dimitrov mi sono trovato a giocare sotto il sole di mezzogiorno in uno stadio vuoto, e non sono stato in grado di gestire la situazione“.

Curiosamente, peraltro, Thiem ha anche indicato il tipo di giocatore che potrebbe trarre beneficio dalle norme attuali, facendo due esempi che a prima vista potrebbero apparire contro-intuitivi per via della loro natura istrionica, ma evidentemente secondo l’austriaco è l’impossibilità di svagarsi l’aporia che decide chi sopravvive e chi no nel tennis pandemico: “Ci sono giocatori che riescono a non pensarci, per i quali la bolla potrebbe addirittura essere un vantaggio, per esempio Evans o Bublik. Sono giocatori che in tempi normali fanno fatica a concentrarsi sullo sport, quindi per loro questa situazione è ottima, perché c’è solo il tennis a cui pensare“.

IL ROLAND GARROS RIMANE IL GRANDE SOGNO

Ora che la consacrazione ad altissimi livelli è arrivata, il N.4 ATP vorrebbe rivedere le sue priorità: “Ho inseguito il mio grande obiettivo per 15 anni senza distrazioni. Ora l’ho raggiunto, seppur in circostanze particolari, ma questo non è importante dal mio punto di vista. Nel frattempo ho dovuto mettere da parte molte cose, come la mia vita privata e gli interessi al di fuori del tennis. A un certo punto devi fare qualcosa per la tua testa; finora c’è stato solo il tennis, ma da qui in avanti voglio cambiare un po“.

Detto questo, le sue mire sono ancora molto chiare, e quella di detronizzare Nadal verrà perseguita con la dedizione di sempre: “Il Roland Garros è ancora il mio grande obiettivo. Ovviamente ho un problema in questo momento, e cioè che non affronto i migliori da parecchio, mi mancano quei match nelle gambe, quindi non so quale sia il mio livello. Spero di poter recuperare, in questo senso, a Madrid e Roma. Il mio obiettivo è di essere al massimo a Parigi, ma sarebbe un sogno anche vincere una medaglia alle Olimpiadi, sempre che si disputino. Mi piacerebbe saperlo, ma purtroppo sarà la pandemia a decidere. In ogni caso, non lascerò che la mia passione per il tennis mi venga portata via, perché a un certo punto si tornerà alla normalità“.

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Nadal: “Non puoi vincere contro un giocatore così servendo in questa maniera”

Rafael Nadal saluta uno dei suoi tornei-roccaforte ai quarti di finale battuto da Andrey Rublev. ” “Lui ha giocato bene, ha meritato più di me. La cosa positiva è che ho lottato”

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Rafael Nadal - Montecarlo 2021 (foto Rolex Montecarlo Masters)

Beh, è semplice da spiegare no? Quando affronti un grande giocatore come lui e non giochi bene, perdi. Semplice da analizzare“. Ha esordito così in conferenza stampa Rafael Nadal, pochi minuti dopo il match point trasformato da Andrey Rublev su un campo che raramente condanna il maiorchino alla sconfitta (solo in sei occasioni, inclusa questa). “Per qualche ragione ho avuto problemi al servizio, non capisco come mai; in allenamento non ho avuto problemi di alcun tipo. Ma oggi è stata una giornata disastrosa al servizio, ed è un colpo che ha un impatto sul resto del gioco. E quando servi senza fiducia, sei concentrato semplicemente sul tentativo di servire in campo, non pensi a come vuoi giocare la palla. Quindi hai problemi a preparare il punto nel modo giusto”.

Insomma, è semplice” tira le somme Rafa. “Lui ha giocato bene, ha meritato più di me. La cosa positiva è che ho lottato, ero lì, ma non puoi aspettarti di vincere con un giocatore come lui perdendo il servizio… quante volte? Sei, sette? Decisamente troppe. Lui ha giocato alla grande, aggressivo, è stato bravo. Sono felice per lui, è un bravo ragazzo e gli auguro il meglio“.

Ovviamente questo è un torneo importante per me, lo è sempre stato nel corso della mia carriera” continua Nadal nella sua analisi. “Perdere qui è sempre triste, ho mancato l’opportunità di iniziare la stagione su terra nel mondo giusto. Ma è andata così, non è il momento di lamentarsi. Quando non sei in grado di fare le cose che dovresti fare in campo, non è mai il momento di lamentarsi. L’unica cosa che posso fare è andare a Barcellona e continuare ad allenarmi, per cercare di sistemare le cose che non sono andate al meglio. Credo che anche il mio rovescio oggi non sia stato sufficiente, ho sbagliato molto e non sono riuscito a usarlo per aprirmi il campo. Sono piccole cose, anche difficili da spiegare, che fanno una grande differenza per il risultato finale“.

 

Nonostante sia appena stato battuto da Rublev, e anche in modo piuttosto bruciante, Nadal concede qualche speranza a Casper Ruud, che lo affronterà in semifinale. Il norvegese si è anche allenato presso l’Accademia di Manacor. “Sarebbe bello vedere un ragazzo che si è allenato spesso in Accademia in finale a Montecarlo, e magari vincere. Non vedo un chiaro favorito, credo che entrambi possano vincere. Casper sta giocando alla grande e gli auguro il meglio, anche lui è un gran ragazzo. Sarà una bella partita, non so se potrò guardarlo perché domani sarò in viaggio. Sì, forse Rublev è un pizzico favorito per via del ranking, ma ho fiducia che Casper possa vincere. Tutto può succedere“. Persino che l’undici volte campione di Montecarlo perda, due volte di fila, contro giocatori che non siano Djokovic o Federer e che non abbiano mai vinto un Masters 1000. Fognini ci riuscì proprio nel 2019, dopo aver battuto Rafa; chissà che a Rublev non possa toccare lo stesso destino.

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Fognini su Sinner e Musetti: “Probabilmente faranno la storia del tennis italiano”

“Sinner tra poco lotterà per vincere gli Slam. Lorenzo è più indietro ma è sulla via giusta. E io son lì, se la lampadina rimane accesa posso ancora divertirmi”, è il parere di Fabio Fognini

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Nel corso della conferenza stampa virtuale tenuta dopo la vittoria agli ottavi contro Krajinovic, da Montecarlo, Fognini si è soffermato anche su temi che esulano dal torneo che si sta svolgendo.

Il tennista italiano ha confessato la difficoltà di vivere le dinamiche del circuito da quando è diventato padre, due volte, di Federico (quasi quattro anni) e Farah (un anno e mezzo). “Il rapporto con mio figlio è bello, e anche per questo motivo il viaggiare si fa sempre più duro per me. Però diciamo che qua in Europa abbiamo la fortuna di poter tornare a casa, anche solo per un giorno, tra un torneo e l’altro. Flavia non vuole viaggiare, non ha fatto un torneo da quando è iniziata la pandemia – e ha ragione, capisco che è molto difficile. Io faccio fatica, però son qua“. La famiglia Fognini si divide tra Barcellona e la sua casa di Arma di Taggia, dove Fabio è nato.

In coda alla conferenza, Fognini ha risposto diffusamente a una domanda sul suo rapporto con gli altri tennisti italiani e in particolar modo con Sinner e Musetti, i due ragazzi emergente che hanno in qualche modo oscurato Berrettini e lo stesso Fognini, fino a un anno fa i punti di riferimento del tennis italiano. “Ho un buon rapporto con tutti. In questi 10-15 anni di carriera ho sempre detto che più siamo, meglio è. Ora siamo in tanti e stiamo giocando bene“.

 

Con i due giovani, si spera, siamo coperti per i prossimi dieci anni” continua Fognini. “Sinner è già a un livello super-alto e ha un team pazzesco, perché Riccardo ha costruito Ivan (Ljubicic, ndr) e sa come si fa. Inutile dire che di qui a poco lotterà per vincere gli Slam. Lorenzo (Musetti, ndr) deve acquisire un altro po’ di fiducia, da questo punto di vista è leggermente indietro ma è sulla via giusta. Non bisogna mettere loro fretta: probabilmente questi due ragazzi faranno la storia del tennis italiano, lasciateli giocare. Se li lasciate giocare sicuramente ci saranno delle ottime sorprese“.

Dopo l’elogio dei giovani, Fognini parla anche degli altri. “Ovviamente non bisogna dimenticare gente come Matteo, che nel giro di due o tre anni ha fatto un salto pazzesco; o Lorenzo (Sonego, ndr), che è anche lui tra i primi 30 e ha dimostrato di avere un ottimo livello. Poi c’è quel range di ranking un po’ più basso, con Stefano (Travaglia, ndr), Marco (Cecchinato, ndr) che adesso è in ripresa, Mager. E c’è Seppino – il più vecchio di tutti – che è ancora lì che lotta. Hanno tutti ampi margini di miglioramento. E io son lì; come dice Barazzutti, se la lampadina rimane accesa in questi anni posso ancora divertirmi“.

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