Lea Pericoli: “Io, divina malgrado i maestri” (G. Mura, Repubblica)

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Lea Pericoli: “Io, divina malgrado i maestri” (G. Mura, Repubblica)

Gianni Mura su Repubblica traccia uno splendido ritratto di Lea Pericoli, lasciando che a descriversi sia lei. Tennista incompiuta ma simbolo di un’era diversa, più leggera, oggi quasi dimenticata

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Il tennis e i merletti. Sono stata divina malgrado i maestri” (Gianni Mura, La Repubblica – Il Venerdì)

«Il tennis, certo, e poi il golf. Sempre a rincorrere una pallina. Mi sa che nella vita precedente ero un cane». In questa vita, difficile racchiudere Lea Pericoli in poche parole. Indro Montanelli, amico di suo padre Filippo, la definì un coniglio coraggioso. «Andavano insieme a caccia di lepri, in Etiopia». Fu Montanelli a volerla cronista di sport, e poi di moda. «Sul primo numero del Giornale c’è la mia firma in prima pagina, ne sono orgogliosa. Ricordo che portai il pezzo a Carlo Grandini, capo dello sport. Era un foglio battuto a macchina sui due lati. Prima di leggerlo mi disse: “Guarda che due fogli ce li possiamo permettere”. E mi è sembrato di tornare bambina, quando i diari li scrivevo solo sulla pagina di destra». Poi la conclusione amara: «Diventa direttore Vittorio Feltri, mi convoca e mi dice: da domani lei non è più collaboratrice di questo giornale. Cosi, secco. Mi ha fatto male la mancanza di una spiegazione, dopo tanti anni credevo di meritarla».

Nel suo “500 anni di tennis”, Gianni Clerici scrive che nell’ambiente più o meno tutti erano innamorati di lei, ma non è stata una campionessa. «È vero. Sono stata una buona tennista rovinata nel momento migliore. Contro quelle pari grado o inferiori vincevo, contro quelle più forti perdevo. ma qualche soddisfazione me la sono tolta. “Coniglio coraggioso” ci può stare: una volta ero sotto 0-6, 0-5 e sul 30 pari ho pensato: se faccio questo punto vinco l’incontro. E l’ho vinto, era una finale di campionato italiano con Lucia Bassi. La soddisfazione è aver battuto cinque vincitrici di un grande slam: Shirley Bloomer, Karen Susman, Ann Haydon, Françoise Dürr e Billie Jean King. Mi ha rovinata Dinny Pails, australiano, alle sue lezioni mi aveva mandato la federtennis. Prima, giocavo un tennis istintivo, molto aggressivo. Pails mi ha cambiato l’impugnatura e costretta a diventare specialista di pallonetti. Non avevo l’età per ribellarmi, mi sono adattata a giocare un altro tennis. Clerici scrisse pezzi di fuoco, sostenendo che Pails era un asino, un cane testardo di nessuna utilità. Niente da fare. Non l’ho odiato, odiare costa fatica. Del tennis, a quei tempi, mi affascinavano soprattutto i viaggi, perché guadagni non ce n’erano. Voli notturni per spendere di meno, pensioncine da pochi soldi. A Wimbledon, oltre al ticket per la prima colazione, avevamo diritto al macchinone che ci portava dall’albergo ai campi. Per il resto ci arrangiavamo».

 

Per le tenniste carine, un modo di arrangiarsi era accettare inviti a cena da sconosciuti ammiratori, e dopo cena arrivederci e grazie. «Eravamo a Londra, dico a Lucia Bassi che avevo rimediato un invito per due e lei mi fa: non m’interessa, sono una ragazza che ha dei principi. E io sono una ragazza che ha fame e ci vado anche da sola. Era così anche per gli uomini, anche se non tutti. Pietrangeli sì. Ma con una strategia. In Francia, per esempio, aspettava che quelli con più quattrini, tipo Gardini e Merlo, si accomodassero al ristorante e si presentava al tavolo quando avevano già iniziato. Si accomodava, il cameriere portava un altro menù e Nicola diceva: no, grazie, ho già mangiato. E poi, a Gardini o a Merlo, chiedeva in continuazione di ordinare pane e burro, e via così. Non avrebbe inciso sul loro conto, ma sul suo stomaco sì». Lea Pericoli ha scritto quattro libri. Ha scritto di tennis, «e molti agli inizi mi chiedevano: di’ la verità, i pezzi chi te li ha scritti? Sottinteso: non puoi essere stata tu. Roba da arrabbiarsi, ma ho sempre cercato di vedere nelle cose il lato positivo. Se c’erano questi dubbi, dovevano essere pezzi decenti. Ho avuto la fortuna di scrivere di moda proprio negli anni del boom per il prêt-à porter, di stringere amicizie durature come quella con i Missoni. Sono stata la prima donna a commentare il tennis, senza seconda voce. Con Wimbledon alle porte, avevo firmato un contratto con Tsi, la tv della Svizzera italiana, ma dopo qualche giorno si fa viva madame Cauvigny di TeleMontecarlo. Mi vuole, mi convince. Gli svizzeri sono molto comprensivi, non creano problemi. Il problema è mio: dovrò avvertire Rino Tommasi e Gianni Clerici, due amici già sicuri dell’incarico, che il posto invece è mio. Ecco, per chi vuole risparmiare a Wimbledon la casa di Gianni è il posto ideale. Una bella villa con giardino, in centro».

Da Wimbledon alle mutandine rosa il passaggio è inevitabile. «Lo so, e comunque non me ne vergogno. Era il mio esordio a Wimbledon, in precedenza mi aveva avvicinata Ted Tinling, ex colonnello dell’esercito, gay, lui alto alto, aveva un fidanzato piccolino e malinconico. Disegnava cravatte, camicie, abbigliamento sportivo un po’ bizzarro. La sua prima tennista-modello era stata Gussie Moran, mutandine panterate. Avevo visto la sua foto quand’ero a Nairobi, nel convento di suore in cui stavo». Quando parla d’Africa ha una luce particolare negli occhi. Non a caso uno dei suoi libri s’intitola “Maldafrica” e in Africa torna ogni anno, almeno un mese. In Kenya, perché Etiopia ed Eritrea sono diventate mete a rischio. Infanzia avventurosa. Padre con molto fiuto per gli affari, due volte straricco grazie alla coltivazione di banane, concessionario di Fiat, Om, Olivetti, Piaggio, due volte costretto a ricominciare da capo.

Il tennis di quegli anni è un mondo chiuso, di rigore il bianco («ma io lo vorrei anche adesso, solo il bianco»), donne con gonne abbastanza lunghe, o con sottana-pantalone, movenze aristocratiche. Tinling e le sue tenniste-mannequin buttano il sasso nello stagno. Lea si presenta in sottogonna di tulle rosa, mutandine rosa e calze rosa. I fotografi impazziti, il pubblico diviso. «I fotografi mi distraggono, vinco facile il primo set con una spagnola che mi è inferiore, poi mi blocco e sono eliminata. Peggio, mio padre mi proibisce di continuare col tennis. Il clamore non gli è andato giù. Quelle mutandine, quella gonna di cui hanno misurato la lunghezza più volte, ma era nelle regole, meno nelle regole semmai le mutandine, è tutto esposto al Victoria Albert Museum di Londra, come altri capi che più tardi Ted mi fece indossare: un gonnellino di visone, uno di penne di cigno, un abitino di petali di rose, un pigiama di pizzo, in Sudafrica perfino un vestitino d’oro con le mutandine di brillanti. Vorrei chiarire che questi costumi stravaganti, a volte eccessivi, li indossavo solo per le gare facili. Se c’era da soffrire, tenuta bianca classica. Ho cominciato con Ted perché mi divertiva e perché in Italia era molto diffusa l’idea che lo sport trasformasse le donne in muscolose virago senza grazia. Ho fatto una scelta dalla parte delle donne».

Ne ha fatta anche un’altra: quella di rendere pubblico il tumore che l’aveva colpita al collo dell’utero. «Sì, fu decisiva la spinta del professor Veronesi. In quegli anni si faticava anche a nominarlo, era “il male inguaribile”, da tener nascosto. Sei mesi dopo l’intervento chirurgico vincevo il campionato italiano e Veronesi diceva che quel risultato valeva cento conferenze, che con una diagnosi precoce, era il mio caso, si continua a vivere. Era il ’73, mi pare. In quella campagna ci ho messo la faccia e il cuore. Quattro anni fa ho avuto un problema di salute ma non l’ha saputo quasi nessuno. Molte donne di una certa età quando vado a fare la spesa in tram mi sorridono e mi salutano e questo mi rende felice. Ho un carattere che mi porta a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Ho avuto una vita meravigliosa e ogni giorno la ringrazio. Ho avuto tanti amori importanti, anche dolorosi, e vivo da sola, ma convivo bene con me stessa, mi parlo e mi rispondo. E ho tanti amici. Nicola dice che solo i cretini non hanno rimpianti, sarò cretina ma non ne ho». Le piace questo tennis? «Non è il mio, i racchettoni hanno cambiato tutto, puoi fare quello che vuoi. Con le racchettine di legno eravamo meno potenti e più tecnici. Meno male che c’è Federer, che sfiora la perfezione: è bello, simpatico, molto impegnato nel sociale e, dettaglio fondamentale, pensa tennis come uno dei nostri tempi e lo gioca con i mezzi e gli avversari di oggi. Promette bene Alex Zverev, se non si rovina. In generale, oggi sono tutti badilanti senza fascino, pensano solo ai soldi. Ma lo sa che c’è chi ha chiesto dei soldi anche per giocare in Davis? In Italia per trovare un vero campione occorre risalire a Nicola e, un po’ più giù, a Panatta. Nicola è l’uomo più pigro e affascinante che abbia conosciuto. Ho scritto io la sua biografia perché era troppo pigro per scriverla lui. Le ragazze, invece, ne hanno fatta di strada. Vedere Pennetta-Vinci in finale di un grande slam è stata un’emozione forte». Da giocatrice la chiamavano la Divina, ma la sua bellezza, l’eleganza, la volontà sono molto terrene. Uscendo, resto attratto da un quadro sulla parete di sinistra. Bello, chi l’ha dipinto? «Io. Ne ho dipinti una sessantina in un solo inverno per superare una crisi». Che stupido a chiedere. Dovevo immaginarmelo.

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Sinner (a fatica), Sonego e Giorgi ok (Crivelli, Giammò, Bertellino, Martucci)

La rassegna stampa di venerdì 27 maggio 2022

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Sinner, leone da rosso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La fatica non è mai sprecata: soffri ma sogni. E Jannik Sinner, attraverso la sofferenza di una partita che sembrava infinita. domata dopo 3 ore e 44 minuti, può continuare a coltivare aspirazioni di gloria in uno spicchio di tabellone senza la concentrazione di big che illumina la parte alta. Ma per venire a capo di Carballes Baena, che si era rodato sulla terra vincendo cinque giorni fa il challenger di Tunisi, una volta di più il Rosso deve affidarsi alle risorse supplementari del carattere, dell’orgoglio, della feroce tenacia che si oppone alla resa. Perché, almeno nel primo set, il tennis del numero 12 del mondo non è certo sfavillante, con troppi errori di misura e la difficoltà ad arginare il ritmo da fondo dello spagnolo, ottimo prospetto da junior ma con poco fisico e punch per diventare un campione (è numero 89 del mondo, è stato 71 a novembre). Conta anche il campo lentissimo, ma con il 45% di prime in campo e i 19 gratuiti del primo parziale Sinner farebbe poca strada. E infatti, aggiustato il servizio e messi i piedi in campo, comincia a ritrovare le accelerazioni che fanno male, anche se il match resta un’altalena fino alla fine, quando Jan, avanti di un break, va sotto 0-30 nell’ottavo game del quarto set e rischia di riportarsi in casa il tignoso Roberto, prima del sudato successo. Ora lo attende lo yankee McDonald già sconfitto nella finale di Washington ad agosto, e sinceramente non si potrebbe chiedere di meglio a un terzo turno sulla terra: «Le condizioni non erano facili, sono salito di livello dal terzo set ma ho ancora margine». Il sorriso più smagliante di giornata così è quello di Sonego, che vince due partite di seguito dopo tre mesi e mezzo battendo d’autorità il pericoloso portoghese Sousa, seppellito da 47 vincenti: «Credo di aver giocato una delle migliori partite della carriera – dirà Lorenzo – ho tenuto un livello di gioco molto alto per tutta la gara, anche perché lui non ha mai mollato e io sono sempre stato aggressivo. Sono molto contento del mio atteggiamento, di come sto riuscendo a gestire i momenti più importanti delle partite. Il mio obiettivo è mantenere questo livello di gioco ed entrare tra i primi 20 del mondo, con il sogno di riuscire a qualificarmi per le Finals in questi quattro anni in cui si giocheranno a Torino». Ora lo attende un esame tosto, contro un terraiolo evoluto come Ruud: «Mi aspetto una partita dura – confessa Lollo – ma sono pronto: dovrò guadagnare campo prima di lui, altrimenti con il dritto mi farà molto male». Bisogna tornare al 2013 per ritrovare almeno due uomini e due donne italiani al terzo turno di Parigi: allora ci arrivarono Fognini, Seppi, Errani, Vinci e Schiavone. Dunque, anche il cuore rosa del nostro tennis comincia a battere di nuovo: dopo la Trevisan, che oggi affronta l’australiana Saville con la ghiotta opportunità di guadagnarsi la seconda settimana come già le accadde nel 2020 (allora fece quarti), anche la Giorgi si avvicina ai piani nobili con un convincente successo sulla russa naturalizzata kazaka Putintseva, che si arrende alla distanza. E’ solo la seconda volta che la Giorgi conquista la terza partita al Bois Boulogne, ma in un tennis femminile senza padrone, Swiatek a parte, l’unico limite è il cielo anche di fronte all’ostico incrocio con la numero 7 del mondo Sabalenka: «In queste due partite – commenta la marchigiana – sono sempre partita piano, ma è dovuto al fatto che sono stata ferma tanto e ho bisogno di giocare qualche game per trovare il ritmo, Ritrovarmi a giocare a questi livelli per me è incredibile, come sempre per le partite che arrivano io guardo a me stessa e non alle altre». Intanto, da lunedì, entrerà per la prima volta in top 30. Non è mai troppo tardi.

E’ un’Italia formato Slam (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Sono quattro gli italiani qualificatisi per il terzo turno del Roland Garros. Un bilancio ancora in divenire ma che riconsolida un movimento che oltre alle sue certezze trova oggi maggiore profondità e nuovi volti in ascesa. La giornata di ieri si è chiusa con il successo in quattro set di Jannik Sinner contro lo spagnolo Carballes Baena. Match rivelatosi insidioso, che l’altoatesino ha fatto suo con non poca fatica. L’avvio e stato in salita: il servizio dell’azzurro nel primo set non ne voleva sapere di accendersi, precisione e misura sembravano smarrite e nonostante sia riuscito a pareggiare il conto per poi portarsi in vantaggio 2-1, era un Sinner con ben 43 errori gratuiti quello che si accingeva ad aprire il quarto set dopo due ore e mezzo di gioco. Segno che oltre al servizio, c’era anche qualche altro dettaglio da perfezionare. La prima vittoria di giornata era arrivata grazie a Lorenzo Sonego. Un’affermazione, quella in tre set contro il portoghese Sousa, che conferma i suoi progressi e sulla quale continuare a costruire in termini di sicurezza e ritrovata abitudine al successo. Dopo essersi scambiati dei break, in chiusura di primo set l’azzurro è riuscito ad annullare tre set point alzando ulteriormente il suo livello nel tie break successivo condotto dal primo all’ultimo punto. «Ho giocato davvero un bel match – ha dichiarato il n.35 del mondo – Ho vinto in tre set ma é stata davvero dura. Nel primo set ho dovuto annullare tre set point ma poi ho giocato bene i due set successivi e l’ho vinta». Al terzo turno l’attende la sfida contro Ruud. Il secondo acuto della giornata era arrivato da Camila Giorgi, approdata di nuovo al terzo turno di Parigi come nel 2018 grazie alla vittoria in due set contra la kazaka Putintseva. Avversaria che si annunciava complicata: esperienza, buon ranking. E invece fatta eccezione per il primo game, nel primo set Giorgi ha riservato alla kazaka lo stesso travolgente trattamento con cui aveva dismesso in rimonta Zhang nel primo turno: break, turni di battuta chiusi in un baleno, accelerazioni. «Ho giocato un match davvero molto solido, ogni fondamentale ha funzionato bene. E’ stato questo oggi il mio punto di forza», ha dichiarato poi l’azzurra, brava a non disunirsi nemmeno nel secondo set, nonostante un indecisione sul finale.

Camila sfodera il suo swing (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Una delle versioni migliori di Camilla Giorgi, quella messa in scena sulla terra rossa di Parigi, ha regalato alla marchigiana il 3° turno al Roland Garros. Camila ha dato spettacolo, recuperando nel primo set lo svantaggio di 1-3 contro la kazaka Yulia Putintseva, n’ 37 del mondo. Messi a punto i meccanismi l’azzurra ha travolto la rivale che si è molto innervosita in più occasioni quando si è trovata lontana dalla palla per le accelerazioni dell’avversaria. Dopo il successo nel primo set (6-3) l’azzurra è salita sul 4-3 e servizio nel secondo ed ha avuto l’unico momento di difficoltà quando è stata ripresa sul 4-4. Con grande attenzione e maturità non si è persa d’animo e ha sigillato il confronto al 12° gioco, deliziando la platea con alcuni anticipi di alta scuola (7-5). Ora è attesa dalla bielorussa Aryna Sabalenka, settima testa di serie. La superfavorita del torneo, Iga Swiatek, ha fatto trenta (vittorie consecutive) lasciando soli due giochi all’americana Riske. E’ uscita invece a sorpresa la rumena Halep, ancora alla ricerca della miglior condizione, per mano della cinese Zheng, al terzo set. […]

Sinner fatica con Baena. Bel Sonego con Sousa (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Jannik Sinner rischia di diventare il protagonista negativo del giovedì azzurro al Roland Garros. Col suo gioco troppo lineare e prevedibile, senza variazioni ma solo forza e un eccesso di rischi, il 20enne altoatesino finisce nell’imbuto del modesto terraiolo spagnolo Carballes Baena e la spunta solo dopo 3 ore e 44 minuti per 4-6 6-4 6-4 6-3. Jannik reagisce davvero solo sul 4-6 0-1 15-40, anche grazie al calo psico-fisico dell’avversario, classificato tanto più lontano dall’italiano (numero 89 contro 12). Evidenziati ancora i limiti di gestione che l’hanno portato a divorziare da coach Riccardo Piatti e tentare una nuova strada con Simone Vagnozzi. Sul rosso, dev’essere lui a creare le variazioni, non potendo sfruttare la superficie come fa sul duro. Ma il comportamento non gli viene naturale, non è assimilato nell’allenamento e resta un suo problema importante. Comunque, di rabbia e di testa, con tanta fatica, alla fine Sinner raddrizza il match. Coach Gipo Arbino gongola davanti alla crescita degli ultimi giorni del suo Lorenzo Sonego: «Mai così continuo per tutta la partita, lo vedo molto bene». “Lore” salva 4 set point nel primo parziale poi s’impone per 7-6 6-3 6-4 su un avversario temibile come Joao Sousa, fresco finalista a Ginevra e si auto-applaude: «E’ stato uno dei migliori match della carriera, sto giocando bene sono in fiducia, sono stato sempre pronto nelle situazioni di gioco». Dopo l’esplosione dell’anno scorso, si sta stabilizzando nell’élite del circuito, è diventato più saggio, non si fa più prendere dal miraggio ATP Finals: «Ho 4 anni di tempo per provare a qualificarmi, intanto vorrei entrare nei primi 20». Ora incrocia contro pronostico Casper Ruud.

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Flash

Italia avanti a Parigi (Crivelli, Giammò, Martucci). Chapeau Tsonga (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 25 maggio 2022

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Sinner sul velluto rosso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quando al Roland Garros ti ritrovi dall’altra parte della rete uno che di nome fa Bjorn, devi per forza avvertire qualche farfalla nello stomaco, anche se hai soltanto vent’anni e la tua storia nel tennis è appena cominciata. Solo che per fortuna di Sinner il rivale di giornata Fratangelo non è Borg e ne porta il nome solo perché papà Mario, emigrato negli States da Campobasso, era un fanatico del tennis. Da ragazzino il figlio prometteva alla grande, tanto da vincere questo Slam da junior nel 2011, ma al piano superiore è rimasto un onesto mestierante capace di approdare al massimo al numero 99 del mondo nel 2016. Insomma, non poteva essere lui l’avversario- trappola di primo turno per uno Jannik concentrato fin dal primo punto, e completamente recuperato dopo il guaio all’anca destra patito a Roma: «Fisicamente sto molto bene, non mi ero preoccupato dopo gli infortuni ed essere venuto qui già da una settimana mi ha aiutato ad ambientarmi». Una partita che non ha mai avuto storia e come ormai da consolidata consuetudine nelle ultime uscite del Rosso, il servizio si è rivelato l’arma tattica fondamentale per scardinare la (scarsa) resistenza del rivale yankee, piegato con l’80% di punti con la prima: «Sicuramente il servizio è il fondamentale in cui sono migliorato di più da quando mi alleno con Vagnozzi, ma si può crescere ancora, anche perché non basta tirare forte». Prossima fermata lo spagnolo Carballes Baena, mai affrontato: «Ma come sapete io non lo guardo mai e penso a una partita per volta». Intanto però i nati negli anni 2000, l’ultimo è Rune, stanno imparando a fare la voce grossa: «Siamo tutti ragazzi con grandi potenzialità – ammette con orgoglio Sinner – e credo sia bello per il tennis avere questo ricambio generazionale alle porte. Ciascuno matura con le sue modalità, ma penso davvero che ci sia un gruppo di giovani molto forti». Tra di loro, va conteggiato certamente Musetti, che tuttavia rivive l’incubo di 12 mesi fa, trovandosi sopra due set a zero contro un big (allora era Djokovic negli ottavi, stavolta è Tsitsipas) prima di cedere alla rimonta del rivale, ancora una volta più di personalità che di tecnica. Una gran partita di Lorenzo, con l’amaro di un epilogo purtroppo già visto. Torna a sorridere invece l’altro Lorenzo, Sonego, dopo qualche mese sull’ottovolante. Il terzo uomo del rinascimento azzurro ritrova finalmente gioco e fiducia, tanto che la partita con il tedesco Gojowczyk procura qualche brivido solo all’inizio: «Ho giocato un buon match e sono molto contento. Sono stato concentrato dall’inizio alla fine». Intanto, dopo gli ottavi del 2020, ha cancellato la delusione dell’eliminazione al primo turno di un anno fa e il prossimo ostacolo, il portoghese Sousa, sembra un buon viatico per inseguire altri sogni: «Ma non sarà facile perché è in forma, viene da un momento molto positivo, ha appena giocato la finale di Ginevra. Mi aspetto una partita dura». […]

Sonego e Cecchinato, gli amici ritrovati (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

E’ una vittoria incoraggiante quella colta ieri da Lorenzo Sonego contro il tedesco Gojowczyk nel primo turno del Roland Garros. Ma altrettanto straordinario è il successo di Marco Cecchinato che, dopo aver rimontato due set allo spagnolo Andujar ha chiuso con un netto 6-0. Numeri e statistiche non potrebbero essere più distanti: il match del piemontese non è mai stato in discussione e si è risolto in un monologo di novanta minuti; quello del siciliano è stata un’altalena di emozioni durata quasi quattro ore. In comune una cornice – Parigi – e la speranza che su questi successi possano per entrambi innestarsi anche quelle certezze e quelle ambizioni che in tempi più o meno recenti avevano smarrito. D’altronde funziona così: le partite cambiano inerzia in un attimo. L’inciampo per Sonego era coinciso con la sconfitta nel singolare di qualificazione Davis del marzo scorso, un passo falso che gli lasciò in eredi dubbi e ombre che il rendimento nei mesi successivi non si sarebbe premurato di cancellare. Per Cecchinato i dubbi affondano ormai nella notte dei tempi, per rintracciare la sua ultima vittoria sul circuito ATP – prima di quella giunta la settimana scorsa a Ginevra contro Thiem – occorre risalire alla scorsa estate e al cemento del Nord Carolina per individuarla. Se il ritorno alla vittoria contro l’austriaco poteva suggerire per il siciliano quel segnale di ripresa tanto atteso, nel match di primo turno giocato a Roma contro Shapovalov anche Sonego era riuscito a mettere in mostra cose interessanti: tra tutte una ritrovata voglia di lottare e con lei la capacità di incendiarsi nei momenti clou del match. Due storie per un unico mosaico che oggi sembra riconsegnarci l’immagine dei giocatori che eravamo soliti riconoscere. […] Sonego: «Sono migliorato molto negli ultimi tre anni, ma non basta, ci sono cose che devo migliorare per raggiungere il mio obiettivo, ovvero arrivare in top-20. Ho però capito che nel tennis ci vuole tempo e pazienza». Nel secondo turno Cecchinato troverà il polacco Hurkacz, per Sonego ci sarà il portoghese Sousa, reduce dalla finale persa a Ginevra: «Sarà un match molto duro – ha detto l’italiano in conferenza stampa – è un giocatore molto in forma ha appena giocato una finale dove stava per battere Ruud. Sarà una lotta, è molto preparato anche fisicamente».

Grande Italia a Parigi. Sinner doma Fratangelo. Cecchinato vecchio stile (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e il redivivo Marco Cecchinato illuminano l’Italia al Roland Garros. Non superano ostacoli straordinari ma lo fanno in modo perentorio, peraltro in un momento di forma non eccelso per tutti e tre. Anche Camila Giorgi passa il primo turno, debellando le proprie paure. Mentre il pronostico negativo affossa Bronzetti, Paolini e Zeppieri. Sinner chiede parecchio al secondo Slam stagionale, dove negli ultimi due anni si è sempre fermato contro il re dei re della terra rossa, Rafa Nadal. Caricato anche da un buon sorteggio, il numero 12 del mondo, 11 del tabellone, dà un buon segnale della nuova dimensione dominando il 28enne statunitense Bjorn Fratangelo, 186 ATP, promosso dalle qualificazioni. Jannik, che è nella parte bassa del tabellone, quella con principale testa di serie Daniil Medvedev, con l’altro russo Rublev come ipotetico avversario negli ottavi, può davvero essere soddisfatto della sua prova: comincia un po’ contratto ma si scioglie via via sempre più, concludendo la pratica senza sbavature e senza perdere tempo ed energie preziose. Se Sinner non è completamente soddisfatto dei progressi tecnici e dei risultati ma è comunque arrivato ai quarti sulla terra di Montecarlo e Roma, Sonego è stato eliminato d’acchito sia a Madrid che a Roma e contro avversari giocabili. Ma all’esordio al Roland Garros, da 35 del ranking e 32 del seeding, il torinese liquida per 6-2 6-2 6-1 il tedesco Gojowczyk. Al secondo turno trova il redivivo portoghese Joao Sousa. Marco Cecchinato che, nel 2018, è esploso arrivando miracolosamente alle semifinali del Roland Garros battendo Djokovic e poi è salito al numero 16 del mondo, ritrova una serata magica sulla terra rossa. Da appena 132 ATP, dopo aver cominciato l’anno con 11 ko al primo turno e dopo aver perso i primi due set contro il veterano spagnolo Pablo Andujar (n.98), reagisce di nervi e s’impone per 4-6 4-6 6-0 7-5 6-0. Qualificandosi al match contro Hurkacz, 13 del mondo. Dopo 4 mesi, Camila Giorgi (n. 30) torna alla vittoria domando in rimonta la cinese Zhang (41) per 3-6 6-2 6-2 e ora incrocia la temibile kazaka Putintseva. Subito eliminate Bronzetti e Paolini.

Chapeau Tsonga (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nel giorno degli italiani, i francesi piangono. Sui grandi schermi del Centrale, con il volto da Muhammad Ali insieme bello e triste, Jo-Wilfried Tsonga appare l’unico che sappia il perché di questa sua decisione tanto attesa quanto inconcepibile per i suoi tifosi di una volta. Legge da un foglio parole scontate. E piange, anche lui. Si commuove quasi a ogni frase e ringrazia perché, quando le ha scritte, quelle parole di commiato non gli erano sembrate così appassionate, e così sincere, né così belle e commoventi. Ma tutto ha una fine, dice. E tutto merita di essere ricordato, spera. Era il suo ultimo torneo, l’aveva annunciato, e i motivi sono tanti, ma ne basterebbe uno. La spalla di nuovo infortunata, proprio ieri, proprio nel match dell’addio, e proprio sul più bello, quando è andato a servire per pareggiare il conto dei set e portare al quinto Casper Ruud, con quell’aria da imbucato alla festa di chi non ha avuto nemmeno il tempo di conoscere. Tsonga ha 37 anni, e da almeno tre stagioni non esisteva più. Troppo giovane Ruud per innamorarsi del tennis d’attacco di J-W. Casper si fa di nebbia appena vinta la partita, al tie-break di un quarto set in cui Tsonga non riusciva nemmeno a tenere la racchetta. Va di corsa mentre sui teleschermi comparivano i volti di fi Federer, Nadal, Murray e Djokovic per il saluto a un tennista che giunse a un palmo da loro. Così, nel giorno degli italiani, si finisce per parlare di altri argomenti. C’è la dolente questione Wimbledon che sta spaccando il mondo del tennis. Paire ha confezionato la sua arringa contro l’ATP, che ha deciso di rispondere alla decisione degli organizzatori di non far partecipare tennisti russi e bielorussi, annullando i punti del torneo validi per la classifica, senza congelare quelli dell’anno scorso. «L’Atp ha deciso di stare dalla parte dei russi. Ma soltanto di loro, non di tutti i tennisti. E questo non va bene. Alla fine di Wimbledon gli unici che finirebbero premiati sono proprio i tennisti russi. Che senso ha? Mi hanno risposto che così è stato deciso. Ma non hanno interpellato nessuno e vi posso assicurare che il 99% dei giocatori ritiene che sia un’idiozia procedere così». Medvedev si ritroverebbe numero uno, Djokovic varie posizioni sotto. Per non parlare di Matteo Berrettini, per il quale c’è il rischio di sprofondare di circa 50 posizioni. […]

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Rassegna stampa

Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

(…)

 

Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

(…)

Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

(…)

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