Coppa Davis, quarti: in campo Nadal (già venerdì) e altri tre top 10

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Coppa Davis, quarti: in campo Nadal (già venerdì) e altri tre top 10

In uno degli ultimi weekend di Davis che potremmo vivere con la sua tradizionale formula, tutti i team coinvolti schierano le loro punte di diamante. I sorteggi delle sfide

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SPAGNA-GERMANIA (precedenti 6-10)

Reduce dal comodo successo casalingo sulla Gran Bretagna orfana degli infortunati Murray ed Edmund (sostituiti soltanto da un tenace Norrie, al tempo 114 ATP, e da Broady n. 165), la Spagna si appresta ad accogliere nell’infuocata Plaza de Toros di Valencia la Germania, che si è guadagnata il pass per i quarti sbancando Brisbane per 3-1 grazie ai due punti procurati dal leader Alexander Zverev e dal sorprendente doppio Struff-Puetz.

Il coach iberico Sergi Bruguera dispone di un roster invidiabile, guidato dal n.1 del mondo Rafael Nadal, imbattuto da 22 partite in Davis (e al ritorno nella competizione dopo un anno e mezzo di assenza (doppio nei playoff 2016 contro l’India). Il leader del ranking ATP però, come dichiarato ai microfoni della radio spagnola “Onda Cero”, non è certo di disputare il match di Venerdì e si riserva di decidere dopo essersi testato in allenamento, vista la sequela di ritiri che si protrae da Parigi-Bercy dovuti all’infortunio prima al ginocchio e poi all’ileopsoas. In caso di forfait, potrà esser degnamente sostituito dal semifinalista a Miami e n.12 Pablo Carreño Busta e dal solido Roberto Bautista Agut (17 ATP), reduce da un opaco marzo sul cemento americano ma con già all’attivo due trofei nel 2018. A completare il team i tre volte campioni in Davis Feliciano López, ottimo doppista (il suo palmarès vanta un Roland Garros e la finale allo scorso US Open) che sarà schierato presumibilmente il sabato pomeriggio insieme a Carreño, e David Ferrer (35 ATP).

 

Rafael Nadal e Alexander Zverev – Montecarlo 2017 (foto di Roberto Dell’Olivo)

Situazione più definita per Michael Kohlmann ed il suo team, che proveranno ad issarsi in semifinale ad 11 anni dall’ultima volta affidando le sue speranze al fresco finalista di Miami Alexander Zverev. Per avere qualche chance di qualificazione il n.4 del mondo dovrà portare al suo team almeno i 2 punti in singolare, mentre per il resto toccherà al n.31 Philipp Kohlschreiber (sfavorito in ogni possibile accoppiamento) o più probabilmente alla coppia Struff-Puetz che tanto ha sorpreso in Australia con la vittoria al quinto sul ben più quotato duo Ebden-Peers. L’unica possibile variazione potrebbe riguardare proprio il doppio, nel caso in cui venga chiesto a Sascha di giocare 3 match in 3 giorni sulla lunga distanza che negli Slam ha dimostrato di mal sopportare.

Valutando fattore campo, superficie e giocatori a disposizione la Spagna, che ha vinto 28 degli ultimi 29 tie sulla terra rossa ed è imbattuta in casa da ben 26 incontri, parte sicuramente favorita con o senza Nadal. L’unico modo per arginarla è rappresentato da Sascha Zverev, che però non disputa un match su terra da giugno e comincerà ad allenarsi soltanto mercoledì su questa superficie dopo le fatiche in Florida, fautrici di probabili scorie sia fisiche che psicologiche (in fondo quella di domenica scorsa è stata la prima finale 1000 persa dal giovane tedesco).

Precedenti tra i giocatori:

  • Nadal – A. Zverev 3-0
  • Nadal – Kohlschreiber 14-1
  • Carreño Busta – A. Zverev 0-1
  • Carreño Busta – Kohlschreiber 0-2
  • Bautista Agut – A. Zverev 2-2
  • Bautista Agut – Kohlschreiber 2-1

ULTIMA ORA: la Spagna perde per un infortunio al pollice Pablo Carreno Busta. Al suo posto dentro Marc Lopez.

IL SORTEGGIO DEGLI INCONTRI

Venerdì 6 aprile 
D. Ferrer vs A. Zverev
R. Nadal vs P. Kohlschreiber

Sabato 7 aprile
F. Lopez/M. Lopez vs T. Puetz/J.L. Struff

Domenica 8 aprile 
R. Nadal vs A. Zverev
D. Ferrer vs P. Kohlschreiber


USA-BELGIO (precedenti 4-0)

Incontro molto sbilanciato sul duro indoor del Curb Event Center di Nashville tra gli Stati Uniti, qualificati ai quarti con una netta vittoria in trasferta (già decretata il sabato) contro la Serbia priva di Djokovic, ed il Belgio che ha battuto a Liège l’Ungheria per 3-1.

Quel che rende ben segnato sulla carta l’andamento dell’incontro è l’assenza del leader della nazionale belga David Goffin, dovuta allo sfortunatissimo infortunio all’occhio di Rotterdam che lo debilita tuttora (emblematica la disfatta di Miami contro Joao Sousa contro il quale ha racimolato soltanto un game). Per rendere bene l’idea della sua importanza nel cammino del Belgio in Davis nel 2017, basti pensare che dai quarti di finale vinti contro l’Italia alla finale persa a Lille, Goffin ha sempre vinto i due singolari che gli sono stati affidati dal coach Johan Van Herck. Come pioggia sul bagnato, mancherà all’appello anche il Davis-man Steve Darcis, ai box dalla finale di novembre. Quel che resta del Belgio è la coppia Bemelmans-De Loore, che giocheranno anche i singolari visto che gli altri due convocati (i debuttanti Joran Vliegen, n.98 in doppio, e Sander Gille, n.85 di specialità) nemmeno ne possiedono il ranking.

Dall’altra parte Jim Courier ha solo l’imbarazzo della scelta, forte della presenza di tutti i suoi migliori giocatori. Difficile capire chi scenderà in campo venerdì tra il vincitore di Miami John Isner (9 ATP), forse stanco dopo i 6 match giocati a Crandon Park, un Jack Sock opaco ma sempre efficace su questi campi (indoor ha vinto il suo primo 1000 ed ha raggiunto la semifinale nel Master) o un Sam Querrey in ripresa (quarti ad IW) dopo un pessimo avvio di stagione. Idem per il doppio, dove gli USA potrebbero schierare la coppia vincitrice di Indian Wells Isner-Sock, che potrebbe essere modificata con l’ingresso del vincitore in doppio del Roland Garros 2017 Ryan Harrison in modo da rendere tutti partecipi al tie. A completare il team è Steve Johnson, che potrebbe giocare il match di esibizione domenicale se la contesa sarà già stata chiusa il sabato.

Precedenti tra i giocatori:

  • Sock – Bemelmans 1-1
  • Isner – Bemelmans 1-0
  • Querrey – Bemelmans 1-0

IL SORTEGGIO DEGLI INCONTRI

Venerdì 6 aprile 
J. Isner vs J. De Loore
S. Querrey vs R. Bemelmans

Sabato 7 aprile
R. Harrison/J. Sock vs S. Gille/J. Vliegen

Domenica 8 aprile 
J. Isner vs R. Bemelmans
S. Querrey vs J. De Loore


CROAZIA-KAZAKISTAN (primo incontro)

Se nella sfida precedente lo squilibrio è dovuto alla contingenza, in questo caso è il valore assoluto delle due squadre al completo a segnare la profonda differenza tra i padroni di casa, che hanno sconfitto tra le mura amiche il Canada di Shapovalov e Pospisil, ed i kazaki che hanno sconfitto facilmente la Svizzera-2, ormai abituata all’assenza di Federer ma aggravata dal forfait di Wawrinka.

Sulla terra indoor della Varazdin Arena, situata nell’omonima città vicina al confine con l’Ungheria, il capitano croato Zeljko Krajan  infatti può disporre di un team di tutto rispetto. Infatti, hanno risposto alla convocazione il n.3 Marin Cilic, che dista solo 2 match dal record di partite vinte in Davis da un giocatore croato (detenuto da Ivan Ljubicic con 36 vittorie), e il lanciato Borna Coric (28 ATP), che ha vinto il suo unico titolo ATP sulla terra rossa di Marrakech e proviene da un fantastico mese di marzo in cui ha sfiorato la finale ad Indian Wells ed ha raggiunto i quarti a Miami. Inoltre, la rappresentanza croata per raggiungere la seconda semifinale in 3 anni ha come asso nella manica l’ottimo doppista Ivan Dodig (nr.10 nella specialità), che con Cilic forma un’ottima coppia rimasta imbattuta nel 2016, quando i croati raggiunsero la finale poi persa al match decisivo contro l’Argentina. Nel caso in cui dopo i primi singolari il punteggio sarà fissato sul 2-0, probabilmente al posto del finalista degli ultimi Australian Open scenderà in campo il buon doppista Nikola Mektic mentre alla domenica a risultato acquisito potrebbe scendere in campo Viktor Galovic (193 ATP), che nel tie contro il Canada ha perso nettamente il match del venerdì contro Shapovalov ma fu decisivo anno scorso per la salvezza della sua nazionale grazie alla vittoria nel match decisivo contro il colombiano Alejandro Gonzalez. Se invece Cilic volesse limitarsi a giocare il doppio del sabato ed un’eventuale match domenicale, la scelta di Galovic secondo singolarista al venerdì potrebbe essere riproposta grazie alla netta superiorità sulla carta dei croati.

Marin Cilic – Zagabria, Finale Coppa Davis 2016 (foto Prensa AAT/Sergio Llamera)

I pronostici potrebbero essere ribaltati soltanto dallo specialista della competizione Kukushkin, che ha un bilancio molto positivo in Davis (22-13) arricchito da vittorie prestigiose come quella contro Wawrinka nel 2010 (al tempo nr. 20) e da una sconfitta al quinto contro l’allora nr.1 al mondo Novak Djokovic ad inizio 2016. è innegabile però che il leader kazako non si trovi molto a suo agio sulla terra, rendendo la sua impresa ancor più improba. Gli altri elementi del team ospite, promosso in World Group l’anno scorso grazie al successo sui campioni in carica dell’Argentina, sono il ventunenne Dmitry Popko (258 ATP), che vestirà probabilmente i panni del secondo singolarista, e la coppia composta da Timur Khabibulin e Aleksandr Nedovyesov, imbattuta negli ultimi due tie che ha disputato la selezione kazaka.

Precedenti tra i giocatori:

  • Cilic – Kukushkin 2-1
  • Coric – Kukushkin 0-2

IL SORTEGGIO DEGLI INCONTRI

Venerdì 6 aprile 
M. Cilic vs D. Popko
B. Coric vs M. Kukushkin

Sabato 7 aprile
I. Dodig/N. Mektic vs T. Khabibulin/A. Nedovyesov

Domenica 8 aprile 
M. Cilic vs M. Kukushkin
B. Coric vs D. Popko

Niccolò Masiero

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Coppa Davis: Hewitt, Haggerty, Bertolucci, Barazzutti e Rojas. Opinioni contrastanti su un format che fa discutere

Il 2023 non vedrà nessun cambiamento nella formula della Coppa Davis, anche se non sono in pochi ad augurarsi un ritorno al passato

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La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)
La Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Per la prima volta nella sua storia, il Canada di Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime ha vinto la Coppa Davis, battendo in finale l’Australia di Lleyton Hewitt. Proprio il capitano aussie tuttavia, insieme ad altre voci importanti del tennis italiano, non sembra troppo convinto dell’attuale format della Davis Cup, in vigore dal 2019. Le discriminanti principali sono due: in primis, spesso il doppio – punto di forza di tante nazionali – neanche si gioca, come accaduto proprio nella finale di quest’anno. L’altra critica mossa verso questa formula è che possono bastare quattro set per sollevare l’insalatiera, mentre fino al 2018 questi potevano non essere sufficienti neanche per vincere una singola partita.

Lo stesso Hewitt, nella conferenza al termine della finale, aveva rimarcato la sua posizione:

Il formato così com’è adesso non mi piace; non è un mistero, ma la mia voce non viene ascoltata. Come si fa a dire a dei doppisti che si preparano tutto l’anno e che arrivano qua per giocare in una delle più grandi competizioni che non avranno la possibilità di esprimersi? Penso ad esempio al team olandese che abbiamo battuto. O addirittura penso al leggendario doppio Woodforde-Woodbridge, che oggi non avrebbero messo piede in campo”.

 

Anche l’ex capitano dell’Italia Corrado Barazzutti, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, non ha usato mezzi termini per esprimere la sua posizione: È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni: non mi piace. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Major, mentre adesso l’hanno ridimensionata. Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile“.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Paolo Bertolucci, che era presente insieme a Barazzutti nello storico successo di Santiago del Cile. Questo un suo breve pensiero tratto da un’intervista a Il Messaggero: La Coppa non va più chiamata ‘Davis’, quella era un’altra cosa. Questa invece si vive in un giorno solo, tutta d’un fiato, è totalmente diversa rispetto a quando c’erano cinque partite al meglio di cinque set“.

Le critiche non sono ovviamente condivise da chi organizza e gestisce la competizione, ossia il presidente dell’ITF David Haggerty e il CEO di Kosmos Tennis Enric Rojas, secondo i quali le migliorie apportate alla Davis Cup stanno riscontrando un effetto molto positivo sulla competizione. “Siamo molto contenti del format e dei cambiamenti che abbiamo apportato – commenta Haggerty – ai giocatori piace, ce l’hanno confermato. Apprezzano i due singolari e il doppio decisivo, è un metodo che funziona bene considerando anche la parte di stagione in cui si gioca”.

L’interesse di Kosmos, proprietaria della Coppa Davis, e dell’ITF è quello di ricreare un ambiente simile ad un Mondiale di calcio, dove fan di tutto il mondo possano riunirsi in un’unica città ospitante. In realtà, tuttavia, dal 2019 soltanto il 21% dei biglietti sono stati comprati da appassionati provenienti da paesi diversi dalla Spagna, paese che da tre stagioni ospita la fase finale.

“Guardando il dato del 21% di fan stranieri, penso che questo sia il punto con i maggiori margini di miglioramento. Se riuscissimo ad ottenere, ad esempio, un’affluenza del 50/50, come accade già in molti altri sport, sarebbe fantastico” – ha dichiarato Rojas – In ogni caso, il numero di tifosi è stato decisamente alto. Dobbiamo migliorare la percezione negli appassionati che questo sia il Mondiale del tennis. Vogliamo essere un evento quanto più internazionale possibile, raccogliendo sempre più tifosi da tutto il mondo”.

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Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

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Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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