Il grande cuore di Olga

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Il grande cuore di Olga

La promessa serba Olga Danilovic, vincitrice del premio “Heart Award” dell’ITF per le sue prestazioni in Fed Cup, ha devoluto in beneficenza l’assegno collegato al premio

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Nel 2009 la Federazione Internazionale di Tennis ha istituito il “Fed Cup Heart Award”, un riconoscimento con il quale premia ogni anno le giocatrici – dal World Group ai primi gruppi dei raggruppamenti zonali – che si sono maggiormente distinte per coraggio e impegno nel corso della maggiore manifestazione a squadre femminile, la Federation Cup. Tra le vincitrici delle edizioni precedenti anche tre tenniste azzurre: Francesca Schiavone nel 2010, Sara Errani nel 2013 e Flavia Pennetta nel 2015.

Quest’anno il premio relativo al Gruppo I della Zona Euro-Africana è andato alla giovanissima promessa del tennis serbo Olga Danilovic. La 17enne figlia del grande Sasa, fuoriclasse del basket mondiale degli anni ’90, ha esordito infatti nel febbraio di quest’anno nella manifestazione e lo ha fatto col botto, con tre vittorie su tre incontri disputati in singolare. Una, quella più delicata e importante addirittura contro Sevastova, n. 15 WTA, nel primo match dello spareggio promozione contro la Lettonia (poi perso dalla Serbia  per 2-1). “Un onore per me essere stata scelta dall’ITF per questo premio. E un privilegio avere a possibilità di rappresentare il proprio paese e lottare per la propria bandiera. Così mi sentivo quando giocavo per la Serbia a livello juniores, così mi sento quanto la gioco a livello seniores” ha dichiarato la giovanissima tennista serba, che diventa la terza giocatrice del suo paese a ricevere il riconoscimento, dopo Jelena Jankovic (due volte, nel 2010 e nel 2012) e Bojana Jovanovski (2011).

Insieme a Olga sono state premiate la francese Kiki Mladenovic (World Group), la paraguaiana Montserrat Gonzales (Americhe) e la kazaka Yulia Putintseva (Asia/Oceania). Il premio prevede anche un assegno di 1.000 dollari (per le vincitrici dei raggruppamenti zonali, a Mladenovic sono invece andati 3.000 dollari), che sicuramente avrebbero fatto comodo ad una ragazza che sta lottando per farsi strada nel tennis che conta e che da poco è entrata tra le prime trecento giocatrici al mondo (attualmente è n. 269). Ma la giovane tennista ha pensato che fosse più importante utilizzare quel denaro in altro modo. I soldi li donerò alla Clinica Pediatrica di Belgrado, dove i medici ogni giorno cercano di salvare la vita a molti bambini. Spero che il mio contributo possa essere d’aiuto”. Niente da aggiungere, se non che il cuore di Olga oltre ad essere coraggioso è anche molto grande.

 

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Il direttore generale della federazione francese: “Ci saranno 20.000 persone al day 1 del Roland Garros”

La FFT farà il possibile per assicurare la presenza del pubblico sugli spalti, anche con il 50% di capacità. E i prezzi dei biglietti non aumenteranno

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Ashleigh Barty - Roland Garros 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Il COVID-19 fa meno paura in Europa e ogni tentativo sembra volto a ritrovare una normalità. Lo stiamo vedendo in Italia con la proposta di riaprire gli stadi di calcio al pubblico e con la speranza della FIT di organizzare gli Internazionali d’Italia con gli spettatori. Non stupisce quindi che il Roland Garros stia già elaborando piani per riempire il più possibile gli spalti, dopo aver cominciato a vendere i biglietti da qualche giorno (domani partirà la vendita libera).

Lo Slam parigino, in programma dal 27 settembre, ad oggi è l’unico Slam che sembra realmente sicuro di svolgersi, vista la situazione d’emergenza negli Stati Uniti. Il piano della FFT è di riempire gli stadi al 50-60% della capacità effettiva. L’obiettivo sarebbe raggiunto lasciando un posto vuoto di distanza su ogni fila di spalti.

Come fa notare sulle pagine de L’Equipe il direttore generale della federazione francese Jean-François Vilotte, il difficile non sarà rispettare il distanziamento sugli spalti, ma negli spazi comuni. “Per la prima giornata siamo pronti ad accogliere 20.000 persone nell’impianto. L’equivalente di una giornata finale […] Faremo di tutto per far rispettare le distanze, potremmo considerare di adottare nuovi percorsi attorno agli stadi per evitare assembramenti, ci adatteremo alle ultime indicazioni governativi da quel punto di vista“.

 

Non sarà previsto un rincaro dei prezzi, nonostante la diminuita capacità, assicura Vilotte. “Abbiamo sempre fatto vendite dell’ultimo minuto. Le condizioni sarebbero quindi le stesse di un edizione normale. Ci sono meno posti in vendita nel 2020, ma non abbiamo aumentato i prezzi“.

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La prima apparizione post-coronavirus di Djokovic è alle “Piramidi bosniache”

Djokovic visita le controverse “Piramidi del Sole” di Visoko, a tre settimane dalla sua positività al coronavirus

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Prima apparizione pubblica per Novak Djokovic dopo la fine della quarantena e in un luogo molto particolare. Il campione serbo è andato infatti a visitare le cosiddette “Piramidi del Sole“, un complesso collinare a natura piramidale della zona di Visoko, in Bosnia. Le due colline sono oggetto di dibattito da anni.

Il loro ‘scopritore’, il bosniaco Semir Osmanagic, sostiene che le due colline siano in realtà il prodotto di un’antica civiltà illirica, che 12.000 anni fa ha lavorato queste colline in due piramidi. Osmanagic ha condotto degli scavi (pur non essendo un vero archeologo, ndr) e ha dichiarato di aver trovato dell’antica “pavimentazione stradale” e delle iscrizioni all’interno delle piramidi.

La “pavimentazione stradale”

La comunità scientifica ha rifiutato tutte le ipotesi di Osmanagic, affermando come in realtà le formazioni siano di natura naturale. Secondo alcuni scienziati le iscrizioni sono state aggiunte successivamente dallo stesso Osmanagic, che è stato anche accusato anche di aver tagliato il terreno per dare l’impressione che ci fossero lastre di pavimentazione stradale. Secondo le principali ricostruzione storiche, le uniche popolazioni vissute nella zona erano composte da cacciatori e raccoglitori, dunque difficilmente abili alla costruzione di un’opera tanto maestosa.

 

Osmanagic, inoltre, sostiene che le Piramidi siano dei ‘conduttori di energia cosmica’. Il suo obiettivo iniziale era di scavarle entro il 2012, per “rompere la barriera di energia negativa, permettendo alla terra di ricevere energia cosmica dal centro della galassia“. Scorrendo l’home page del suo sito il suo pensiero è chiaro sin da subito grazie al tagline “Il luogo dove la scienza incontra la spiritualità“.

In qualche modo, insomma, le teorie di Osmanagic sembrano abbastanza lontane da fondamenti scientifici come quelle portate avanti da Chervin Jafarieh, con cui Djokovic ha fatto una diretta Instagram che ha fatto parecchio discutere.

Chiaramente la visita del campione serbo non implica che Djokovic condivida le teorie di Osmanagic, ma è un indizio sufficiente per alimentare un sospetto che aumenterebbe i dubbi su alcune posizioni poco chiare sostenute dal numero uno del mondo.

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L’USTA annulla diversi tornei, US Open a rischio?

Il coronavirus non si ferma negli Stati Uniti, anzi, i contagi sembrano essere ripartiti, e l’USTA è costretta ad annullare molti tornei

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USTA National Campus di Lake Nona, Florida

Il contagio del coronavirus dilaga negli Stati Uniti e la federazione tennistica statunitense (USTA) è costretta ad annullare molti eventi inizialmente previsti per questo agosto. La maggior parte dei tornei sono di livello nazionale, e USTA giustifica la loro cancellazione con “le difficoltà di poter assicurare un ambiente controllato e protetto a un così alto numero di persone, a livello sia logistico che economico“.

Sfumano quindi i Nationals under 18 e under 16 per ragazzi e ragazze, oltre ai tornei senior per gli over 65 e over 75/80 maschili e femminili. Le cancellazioni non si sono limitate però soltanto ai tornei patrocinati dall’USTA, ma anche tornei del tour ITF in programma sempre ad agosto a Lexington, Concord, Memphis, Landisville e Decatur.

La decisione dell’USTA non è di buon auspicio per lo svolgimento degli US Open, in programma dal 31 agosto al 13 settembre a Flushing Meadows. La situazione resta critica in molti stati americani, con l’epicentro della pandemia che si è spostato da New York alla Florida e al Texas. Nonostante le rassicurazioni dei dirigenti dell’USTA sarà un’impresa molto complicata riuscire a tenere in piedi lo Slam statunitense, tra i dubbi di Djokovic e Nadal e l’emergenza coronavirus che continua a sferzare l’America.

 

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