Djokovic, vittoria che dice poco. A Montecarlo per ritrovarsi

MONTECARLO - Lajovic è troppo morbido. A Nole serviranno altri match per capire davvero a che punto è: già con Coric sarà più dura. Si rivede Nishikori

Djokovic, vittoria che dice poco. A Montecarlo per ritrovarsi
Novak Djokovic - Montecarlo 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Montecarlo, Carlo Carnevale e Lorenzo Colle

Cinquantasei minuti di gioco, un solo game perso: soprattutto, la prima vittoria in un Masters 1000 della stagione, dopo le sconfitte all’esordio di Indian Wells (Daniel) e Miami (Paire): “Negli USA ho giocato molto al di sotto delle mie aspettative e dei miei desideri. Oggi mi sono sentito molto meglio, è stata la maniera ideale di iniziare il torneo”.  Ma il 6-0 6-1 con cui Djokovic pialla il connazionale Dusan Lajovic non è in realtà foriero di notizie completamente rassicuranti. Si rivedono lampi del vero Nole, specie quando legge la risposta e costringe l’avversario sulla difensiva con il primo colpo. Ma persistono alcuni limiti palesati nel primo frammento di stagione, quelle insicurezze che ormai lo accompagnano da mesi, acutizzate dall’intervento al gomito di inizio anno.

 

BENE MA NON BENISSIMO – Il punteggio si delinea severissimo, Djokovic ha meriti che sussistono fino a un certo punto. Lajovic ha un gioco troppo leggero, poco incisivo e inadatto a far male il più blasonato compatriota, anche se non al meglio della condizione. Nole manca della brillantezza atletica che lo ha reso grandissimo, non si muove come ai bei tempi dei recuperi in spaccata, ma quando è in controllo si diverte senza sudare, sballottando Lajovic in ogni angolo con entrambi i colpi. Tutto sotto gli occhi di Jose Perlas, ex coach di Fognini oggi all’angolo di Dusan. Nel box di Djokovic si rivede invece il maestro di sempre Marian Vajda, richiamato in fretta dopo il naufragio della partnership con Agassi e Stepanek, come in una sorta di ritorno alle origini: “Andre ed io non avevamo contratti o legami formali. Mi stava solo aiutando e non lo ringrazierò mai abbastanza, ma separarci è stata la cosa migliore. Marian mi conosce meglio di chiunque abbia mai avuto nel team, è come un padre e un fratello insieme”. Il primo gioco di Lajovic arriva in apertura di secondo set, accolto da un compassionevole boato del pubblico, ancora ben lungi dal riempire gli spalti del Campo Ranieri III; rimarrà l’unico. Lajovic non ha soluzione alcuna né in difesa né in fase propositiva, e la fiducia di Djokovic si fa via via più solida: le due palle break sprecate nell’ultimo game sono pura statistica.

NATURAL BORNA KILLER – Finisce in meno di un’ora. Djokovic, testa di serie numero 9 e vincitore qui nel 2013 e 2015, è il miglior classificato del tabellone a cominciare il torneo dal primo turno. I primi otto usufruiscono infatti del bye. Al secondo turno lo attende un test ben più significativo: troverà infatti Borna Coric, in ottime condizioni già da inizio anno, che oggi ha superato senza problemi Julien Benneteau, alla passerella conclusiva della carriera. Il francese vinse qui il primo match in un Masters 1000 della propria vita agonistica, che lo ha visto trionfare nel doppio al Roland Garros 2014: “È la mia ultima stagione, mi piacerebbe vincere almeno uno o due match a Parigi” dirà in conferenza, con il sorriso malinconico di chi sicuramente ricorda le dieci finali raggiunte nel circuito, senza mai sollevare un trofeo. Coric, già semifinalista a Indian Wells dove arrivò a un passo dal battere Roger Federer, sarà tutt’altro che netto sfavorito contro un Djokovic sì in ripresa, ma ancora da ritrovare.

FUTURO PROSSIMO – L’ultimo match sul Campo Ranieri III è un derby con sguardo sul futuro nel quale Stefanos Tsitsipas doma in due set un Denis Shapovalov troppo discontinuo e si guadagna con merito l’accesso al secondo turno, dove troverà Goffin. Era stato un assolo la prima volta in Australia e lo è stato anche oggi, solo a parti invertite. Propositivo con tutti i colpi e supportato dal servizio anche nei (pochi) momenti di pericolo, il talento greco mette pressione sul proprio avversario sin dal primo punto e non gli permette quasi mai di prendere in mano lo scambio. Nel primo set, a suon di sberle di rovescio, si invola piuttosto rapidamente sul 4-1 e ha anche due palle per andare in vantaggio 5-1 (una delle quali cancellata da Denis con un ottimo dritto stretto). Dopo aver rintuzzato un tiepido tentativo di ribellione da parte di Shapovalov, il giocatore di Atene mette in saccoccia il primo set col punteggio di 6-3. La musica non cambia nel secondo parziale: Stefanos continua a martellare con uguale intensità sia di dritto che di rovescio e si prende un break subito nel primo game. La controffensiva di Shapovalov si limita a poche ondate: vincenti splendidi sono troppo spesso intervallati da errori di foga evitabili, ma tutto ciò, unito forse ad un fisiologico calo dell’avversario, è comunque sufficiente per recuperare il break di svantaggio e riportare in parità la contesa. Solo un fuoco di paglia però, perché pochi minuti dopo Tsitsipas torna a guidare le operazioni, strappando nuovamente il servizio e issandosi sul 4-3. Negli occhi di Shapovalov non si intravede nessun segno di reazione o di voglia di rialzarsi dopo l’ultimo montante ricevuto, mentre sul volto di Tsitsipas, oggi sporcato da un filo di barba che lo faceva apparire più grande di qualche anno, si legge grande concentrazione. Pochi minuti dopo, si giunge all’ovvio epilogo: il Court Rainier III si congeda con un’ovazione dal secondo episodio di una rivalità che si spera possa regalare in futuro sfide emozionanti ed equilibrate. Irruenti, monomani e tremendamente belli da vedere: Stefanos e Denis, il futuro del tennis è vostro.

GUARDA CHI SI RIVEDE – Successo in rimonta per Kei Nishikori contro Tomas Berdych, in un match velato di malinconia. Solo un paio di anni fa infatti non ci si sarebbe stupiti di vedere questa sfida in un quarto o addirittura in una semifinale Slam e trovarli invece uno contro l’altro in un match di primo turno fa uno strano effetto. Nishikori, a dire il vero, inizia malissimo il match, sbagliando tanto e subendo l’iniziativa del ceco. Per una buona quarantina di minuti il giapponese appare solo un lontano parente del giocatore che nel 2014 fece vedere i sorci verdi a Nadal nella finale di Madrid 2014, prima di ritirarsi per l’ennesimo infortunio. Sempre in bilico a causa quest’anno Kei era ripartito addirittura dai Challenger per riprendere condizione dopo uno stop fisico, andando a vincere a Dallas. Oggi, nel secondo set,  l’intervento del fisioterapista per un trattamento al polso ridesta un po’ di preoccupazione, ma incredibilmente proprio da quel momento tutto cambia. Nishikori infatti prende le redini della partita a metà secondo set e non le lascia più fino al termine del parziale decisivo, chiuso con un perentorio 6-1 anche grazie alla complicità di un Berdych decisamente spento e svogliato. “Il polso sta meglio, ma non è ancora al 100%. Fortunatamente domani ho un giorno di riposo, ma anche se dovessi giocare di nuovo potrei dirmi pronto. Vedremo come andrà nei prossimi giorni”.

(in aggiornamento)

Risultati:

[9] N. Djokovic b. [Q] D. Lajovic 6-0 6-1
B. Coric b. J. Benneteau 6-2 6-3
A. Rublev b. R. Haase 7-6(7) 2-6 7-5
[15] A. Ramos-Vinolas b. J. Donaldson 6-3 6-3
[11] R. Bautista Agut b. P. Gojowczyk 6-4 6-3
K. Nishikori b. [12] T. Berdych 4-6 6-2 6-1
[14] M. Raonic b. [WC] L. Catarina 3-6 6-2 6-3
[Q] S. Tsitsipas b. D. Shapovalov 6-3 6-4
[Q] P.H. Herbert b. P. Lorenzi 7-6(7) 6-4
G. Muller b. [LL] F. Mayer 7-5 6-4
A. Bedene b. [LL] M. Basic 6-4 7-6(3)

Il tabellone completo

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