Australian Open: Nadal non soffre, toppano Tsitsi e i grandi servitori

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Australian Open: Nadal non soffre, toppano Tsitsi e i grandi servitori

Nadal ritorna allo smanicato e domina l’esordio. Facile anche Dimitrov, così come Kyrgios. Brutto tonfo per Anderson, Isner e Sock. Delude la sfida tra Tsitsipas e Shapovalov

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I (VERI) BIG VANNO IN SCIOLTEZZA – Il numero 1 al mondo, Rafael Nadal, inaugura la sessione serale della Rod Laver Arena dominando con un triplice 6-1 Victor Estrella Burgos, numero 79 del mondo. Il maiorchino si presenta per la prima volta qui a Melbourne senza alcun torneo di preparazione per i noti problemi al ginocchio, come da lui ricordato nei giorni scorsi. Sicuramente non si è trattato di un test probante, troppo inconsistente il tennis del trentasettenne domenicano per poter impensierire una versione di Nadal non sicuramente al massimo, ma subito in palla col diritto e che con l’andare del torneo non potrà che migliorare la sua condizione fisica e tecnica. Nel prossimo turno il campione dell’edizione 2009 e finalista qui lo scorso anno affronterà un giocatore più solido come Leonardo Mayer, con cui è in vantaggio 4 a 0 negli scontri diretti e avremo ulteriori indicazioni sul suo reale stato. Ultima nota di rilievo l’outfit di Rafa: pantaloncini rosa con polsini e fascia sulla testa perfettamente dello stesso colore, ma la vera novità riguarda il ritorno alle origini con una maglietta senza maniche color ghiaccio (l’ultima volta con le braccia scoperte risaliva negli slam all’US Open 2008, mentre a Bercy sempre nella stessa annata è stata l’ultima competizione disputata cosi). In contemporanea l’indiscusso idolo di casa Nick Kyrgios non tradisce le aspettative (anche della stampa australiana), e sconfigge senza alcun patema in tre partite Rogerio Dutra Silva, numero 98 ATP. La diciassettesima testa di seria si presenta sulla Hisense Arena forte del primo titolo appena conquistato in patria a Brisbane e intrattiene il pubblico con una prestazione convincente, in quello che è l’inizio di un percorso che tutta la nazione spera possa vederlo approdare in finale (l’ultimo a riuscirci fu Hewitt sconfitto da Safin nel 2005). Il prossimo impegno lo vedrà contrapposto a Troicki, con cui nell’unico precedente si è imposto lo scorso anno a Montreal.

Michele Trabace

 

Inizia il torneo per uno dei giocatori più attesi, il bulgaro Grigor Dimitrov, semifinalista nella scorsa edizione e recente vincitore delle Finals a Londra. Per la prima volta in carriera è tra i primi quattro del seeding in un torneo Slam e incontra il qualificato austriaco Dennis Novak. Il match scivola via senza sussulti: troppa la differenza sotto qualsiasi punto di vista tra i due giocatori, e si conclude dopo 100 minuti senza set per lo sconfitto. Dimitrov dimostra di essere in ottima condizione atletica (alle volte forse fin troppo esuberante, vedi una caduta nel terzo set) anche se l’avversario è da considerarsi modesto; la conferma perentoria di ogni break ottenuto, però, è indice di attenzione e sapienza nella gestione delle energie. Sarà fondamentale nelle due settimane. Prossima fermata, il qualificato McDonald. Marin Cilic vince in quattro set contro Vasek Pospisil, qualificato e giustiziere dei nostri Giustino e Napolitano. Lo sviluppo del match è abbastanza prevedibile. Cilic parte deciso e spinge da fondo, costringendo Pospisil a sofferti spostamenti continui. Il canadese, che arriva da due incontri combattuti in qualificazione, pare tenere testa al gioco del croato, ma alla fine (complice anche un servizio insolitamente non performante) deve cedere la prima partita. Finisce allo stesso modo la seconda, mentre il terzo set risulta più equilibrato tanto che la distrazione del croato lo espone a tre palle break e al successivo passivo di 6-4. Nel quarto set Cilic va a servire per il match ma spreca due occasioni per vincere, dunque gli tocca sopportare un insidioso tie-break gestito, anche quello, con qualche patema di troppo. Più di tre per un primo turno sono troppe, e Marin lo sa.

La giornata atroce per il tennis americano si chiude con una sconfitta e non poteva essere altrimenti: l’ultimo match sulla Margaret Court Arena della prima giornata degli Australian Open ha visto un monologo di Tsonga che, senza troppi problemi, ha superato il primo scoglio chiamato Kevin King. Il mancino Made in USA però, nonostante la netta sconfitta, ha ben figurato: atteggiamento giusto e qualche buon colpo che ha suscitato diversi applausi degli aficionados australiani però non sono bastati per provare a domare Jo, che sin dalle prime fasi ha controllato la situazione. A 10 anni dalla sua prima (ed unica) finale Slam il nativo di Le Mans è sempre coerente col suo modo di intendere il tennis: numerosi.cambi di gioco, tanta varietà e la consueta strepitosa condizione atletica fanno di Cassius Jo la consueta mina vagante. La sorte però non é stata benevola col vincitore della Davis Cup del mese scorso: nel prossimo turno troverà un’altra mina vagante come lui, un altro cavallo pazzo come lui, quel Denis Shapovalov che al secondo turno degli scorsi US Open l’ha letteralmente preso a pallate in quella che é tuttora la loro unica sfida. Per King invece è arrivata una prevedibile sconfitta all’esordio in un torneo del Grande Slam che però non cancella la soddisfazione di una crescita lenta e costante che l’ha portato dal college agli Australian Open.

Andrea Franchino e Manuel Dicorato

PRIMO GIORNO, QUINTO SET – In una giornata in cui i big vanno a razzo, c’è spazio anche per la solita montagnola di quinti set. Oltre a quello che purtroppo condanna (con qualche ingiustizia) il nostro Paolo Lorenzi, altri sei incontri si decidono all’ultimo parziale concesso e rischiano già di costare importanti tacche sul serbatoio dell’energia dei vincitori. Tra Diego Schwartzman e Dusan Lajovic serve addirittura l’oltranza, con il mini-argentino che la spunta 11 game a 9 oltre la quarta ora di gioco. Il migliore dei match maratona, per capacità di coniugare sforzo, qualità e dramma, è comunque quello che vede Andrey Rublev superare David Ferrer in quello che banalmente si definirebbe un confronto di stili. Il russo sa guadagnarsi una seconda e una terza occasione, rarità assolute nello sport che non perdona nulla, per chiudere con un set di ritardo un match inedito nel circuito.

Ferrer, due volte semifinalista a Melbourne, scatta meglio dai blocchi denotando la stessa buona mobilità della settimana di Auckland. Sotto 3 a 1 Rublev comincia a martellare col dritto, buttandolo sempre più fuori dal campo e rompendo l’equilibrio con un paio di accelerazioni ingestibili per il valenciano. Vinto il primo set, Rublev ne conduce un secondo che ne è tatticamente la fotocopia ma nel tie-break, con una semplice volée che sarebbe valsa set point del 2-0, sciupa e viene punito. È abile a resettare e ricominciare a giocare come prima, mentre un Ferrer poco lucido si consegna facilmente nel terzo parziale e parte male anche nel quarto, trovandosi con le spalle al muro quando il finalista delle Next Gen Finals serve per l’incontro in vantaggio 5 a 2. Due volte a match point, Rublev perde prima il controllo dei colpi, poi quello di sé stesso e infine le staffe e si fa rimontare fino a un nuovo tie-break, ancora una volta perso per 8 punti a 6. I sogni di 2013 di Ferrer devono però arrendersi all’anagrafe: il miracolo non è più possibile, Rublev si mangia il quinto set fino in fondo e va spedito verso un secondo turno contro Marcos Baghdatis che lo vede ancora una volta favorito.

Raoul Ruberti e Alessandro Calia

DENIS-STEFANOS, IL PRIMO CAPITOLO È UN FLOP – Nell’anello dello show court 2 è Denis Shapovalov a prendersi il primo turno più giovane di questi Australian Open 2018. Il classe 1999 canadese supera in tre set – due abbondanti dei quali piuttosto agevoli – Stefanos Tsitsipas, un compagno Next Gen al quale è stato spesso associato per caratteristiche tecniche e visive. Nel finale della scorsa stagione entrambi hanno trovato posto ben dentro i primi 100 del ranking ATP: Shapovalov (50) con due exploit in grandi tornei, Tsitsipas (80, miglior bandiera greca di sempre nel maschile) da formichina, raggranellando piazzamenti negli eventi minori. Il sorteggio di Melbourne li ha voluti subito l’uno di fronte all’altro, come un tempo nel circuito junior di cui sono stati numeri 1 e 2, per una sorta di test.

L’incontro in sé, che avrebbe dovuto mostrare in mondovisione la speranza ancora viva di un biondo futuro fatto di tennis a rete e rovesci a una mano, di fatto però delude. Tanta grazia non si manifesta se non a sprazzi impossibili da connettere, soprattutto per colpa di uno Tsitsipas che conferma la sua difficoltà a sbloccarsi nei tabelloni Slam (è zero su tre ora, e nessun set vinto). L’impatto del greco con il match è lento e torpido quanto un allunaggio, Shapovalov sale 5-0 nel giro di venti minuti e da lì in poi tutto si riduce a un vano inseguimento. La ricerca del punto diretto con il servizio da parte di entrambi è madre di due basse percentuali di prime palle in campo, e nel tennis “giocato” Shapovalov si dimostra per il momento assai superiore: sbaglia meno quando non sollecitato, mostrando maggior fiducia nei propri mezzi – che si riflette come spesso capita nel rendimento a rete – e a parità di rovesci, i suoi singoli colpi sono più pronti a fare male nelle occasioni “regolari” concesse dallo scambio.

Se in partenza c’è tra i due una qualche sorta di tensione adolescenziale, una necessità di dimostrare sul grande palcoscenico chi è il migliore, anche da quel punto di vista è Shapovalov a imporsi. Dopo un inizio molto vocale, con lo scorrere dei game in un’unica direzione Tsitsipas demorde, tacendo tra i costanti come on! dell’avversario. Senza mai il joystick in mano, incapace di prendere spazio dentro le righe, l’ateniese spacchetta una reazione soltanto a metà terzo set: Sul 3-2 ottiene il primo (contro)break, ma vale giusto un tie-break anche quello, alla fine, perso. Shapovalov, apprezzato e sostenuto anche a così tanti chilometri (e gradi centigradi) di distanza da casa, chiude al primo match point una prima volta non bellissima. Gli anni a venire continuano a prometterne di migliori.

TONFI PRECOCI – Con le 32 teste di serie di un tabellone Slam (si è parlato da poco di ridurle) tiene sempre banco il discorso su chi meriti davvero uno status di “favorito”. Spesso basta il primissimo giorno di torneo a sconfessare il numerino: è il caso di Philipp Kohlschreiber, che perde contro uno Yoshihito Nishioka emozionatissimo al termine del suo primo incontro nel circuito maggiore dalla rottura del legamento crociato dieci mesi fa. Al secondo turno il possibile antipasto di Davis contro Seppi. E ci si aspettava di certo molto di più anche da elementi sulla carta solidi come Kevin Anderson, Jack Sock e John Isner, i grandi (servitori) delusi del day 1 di Melbourne Park. Tocca per primo al finalista nell’ultima prova Slam, gli US Open dello scorso anno, che deve rimettere i privilegi della sua testa di serie numero 11 a Kyle Edmund dopo una battaglia da cinque set e oltre quattro ore. Prosegue inoltre il pessimo rapporto tra Lucas Pouille e l’Happy Slam: quinta sconfitta al primo turno in altrettante partecipazioni, questa volta per mano del belga Ruben Bemelmans in quattro set, in una sorta di mini rivincita della finale di Davis di novembre scorso

Il primo set del loro incontro non regala alcun sussulto, con il sudafricano si affida al servizio, scendendo spesso a rete per chiudere il punto, e accelera d’esperienza nel tie-break trovando due mini-break grazie ad altrettanti vincenti col dritto. Nel secondo atto Edmund lo imita e anche stavolta la tattica aggressiva frutta: capitalizzato il break point nel sesto gioco, il britannico concede appena tre quindici nei successivi due game al servizio e ripiana il conto dei parziali. L’inatteso arrivo della pioggia forza però una pausa di venti minuti, sufficiente alla ripresa a fargli perdere il filo, il servizio e il set. Segue una nuova rimonta, stavolta completa: riportato l’incontro sul 2-2, Edmund stoppa l’allungo di Anderson all’alba del set decisivo e nonostante un dolore alla spalla destra piazza il break decisivo per aggiudicarsi il match e regalarsi un meno scomodo Denis Istomin al secondo turno.

Oltre al già citato Nishioka c’è anche Yuichi Sugita a rallegrare un Giappone privato del suo uomo migliore. È il numero 2 nazionale a “cappottare” Jack Sock, facendo prevalere il suo tennis guizzante su entrambe le diagonali, senza sbavature pericolose né paure. Vestito del nuovo look rosa-nero Nike, il ragazzo del Nebraska si innervosisce nel non trovare mai lo snodo di un incontro senza dubbio complicato. Fa il paio l’altra sconfittaccia a stelle e strisce di Isner, che quantomeno regala al fomentato pubblico di casa una gioia inattesa: a superarlo in quattro set troppo lisci per essere veri è l’aussie Matthew Ebden, che lo breakka quelle rare volte che può (e che bastano) per accedere al sesto secondo turno Slam della carriera. I primi cinque li ha persi tutti, la notizia non può che essere di buon auspicio per Alexandr Dolgopolov, suo prossimo avversario nel giro di 48 ore.

Raoul Ruberti e Benedetto Napoli

Risultati:

A. Dolgopolov b. A. Haider-Maurer 7-6(3) 6-3 6-4
R. Harrison b. D. Sela 6-3 5-7 3-6 7-5 6-2
K. Edmund b. [11] K. Anderson 6-7(4) 6-3 3-6 6-3 6-4
[10] P. Carreno Busta b. [WC] J. Kubler 7-5 4-6 7-5 6-1
[31] P. Cuevas b. M. Youzhny 7-6(7) 6-3 7-5
D. Istomin b. P.H. Herbert 6-2 6-1 5-7 7-6(3)
A. Seppi b. [WC] C. Moutet 3-6 6-4 6-2 6-2
[30] A. Rublev b. D. Ferrer 7-5 6-7(6) 6-2 6-7(6) 6-2
[23] G. Muller b. F. Delbonis 7-5 6-4 6-3
M. Ebden b. [16] J. Isner 6-4 3-6 6-3 6-3
Y. Nishioka b. [27] P. Kohlschreiber 6-3 2-6 6-0 1-6 6-2
V. Troicki b. [WC] A. Bolt 6-7(2) 4-6 6-2 6-3 6-4
[24] D. Schwartzman b.D. Lajovic 2-6 6-3 5-7 6-4 11-9
[3] G. Dimitrov b. [Q] D. Novak 6-3 6-2 6-1
[28] D. Dzumhur b. P. Lorenzi 2-6 3-6 7-6(5) 6-2 6-4
D. Shapovalov b. S. Tsitsipas 6-1 6-3 7-6(5)
[6] M. Cilic vs [Q] V. Pospisil 6-2 6-2 4-6 7-6(5)
N. Basilashvili b. G. Melzer 6-3 6-4 2-6 6-3
G. Simon b. M. Copil 7-5 6-4 6-3
I. Karlovic b. L. Djere 7-6(3) 6-3 7-6(2)
J. Millman b. B. Coric 7-5 6-4 6-1
M. Baghdatis b. [Q] Y. Bhambri 7-6(4) 6-4 6-3
[Q] C. Ruud b. [Q] Q. Halys 6-3 3-6 6-7(5) 7-5 11-9
J. Sousa b. [Q] D. Brown 6-4 6-3 4-6 6-7(4) 6-1
[Q] M. McDonald b. [Q] E. Ymer 6-4 6-3 4-6 6-1
L. Mayer b. N. Jarry 6-2 7-6(1) 6-3
[Q] R. Bemelmans b. [18] L. Pouille 6-4 6-4 6-7(4) 7-6(6)
M. Jaziri b. [Q] S. Caruso 6-7(2) 3-6 6-3 7-5 6-3
Y. Sugita b. [8] J. Sock 6-1 7-6(4) 5-7 6-3
[15] J.W. Tsonga b. [Q] K. King 6-4 6-4 6-1
[17] N. Kyrgios b. R. Dutra Silva 6-1 6-2 6-4
[1] R. Nadal b. V. Estrella Burgos 6-1 6-1 6-1

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Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Australian Open

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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