Le 68 vittorie di Rafa, i 40 mesi di Nishikori – Ubitennis

Numeri

Le 68 vittorie di Rafa, i 40 mesi di Nishikori

Il maiorchino si conferma ingiocabile nel Principato. Il giapponese torna a battere due top 10 nello stesso torneo dopo più di 3 anni. Questi solo due tra i numeri chiave della settimana

Ferruccio Roberti

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7 – la serie di sconfitte consecutive in incontri a livello ATP interrotta da Marco Cecchinato a Monte Carlo. La vittoria su Damir Dzhumur, 31 ATP, oltre che la più importante relativamente al ranking dell’avversario sconfitto, ha interrotto una lista di sconfitte a livello ATP iniziata lo scorso luglio a Umago con la sconfitta patita da Dodig, dopo aver battuto Gilles Simon, allora 36 ATP in quello che era appena la quarta vittoria in carriera nel circuito maggiore. Il siciliano classe 92, entrato nei primi 200 nell’estate 2013 e tra i primi 100 a fine 2015, grazie a risultati ottenuti soprattutto nei Challenger, (best career ranking: 82) nel circuito ATP ha raggiunto solo una volta i quarti di finale, nel 2016 quando a Bucarest sconfisse Baghdatis e Dzhumur (ancora lui!). Un bilancio complessivo di cinque successi (il quinto a Pesaro in Coppa Davis a punteggio acquisito contro Bossel, allora nemmeno nella top 300) e ventinove sconfitte nel circuito maggiore lo rimanda almeno sinora nel tennis che conta. Tuttavia, il siciliano, che contro i top 100 ha una percentuale migliore di successi rispetto a quella nei match disputati nei tornei ATP – ha vinto 23 volte su 66 che ha affrontato tennisti con quella classifica- quantomeno sulla terra rossa, dove quest’anno si è qualificato a Buenos Aires e Rio e dove a livello Challenger ha vinto il torneo di Santiago e fatto due semifinali- sembra in progresso costante. Sperare nella sua crescita, a 25 anni, non costa nulla.

10- le vittorie della nazionale statunitense in Fed Cup sull’analoga rappresentativa ceca. Le due compagini, affrrontatesi sin qui dodici volte, saranno le protagoniste della finale che si giocherà in Repubblica Ceca- con ogni probabilità a Praga- i prossimi 10 e 11 novembre. Saranno di fronte le due rappresentative ad aver vinto il maggior numero di volte la competizione (gli Usa 18, la Repubblica Ceca 10), nonchè la detentrice del titolo (gli Stati Uniti) e la nazionale – quella ceca- ad aver conquistato ben cinque delle ultime sette edizioni. La Reppublica Ceca non sconfigge gli USA dal 1985 e ha perso gli ultimi otto tie con gli yankee, ma potrà contare, oltre che, come detto, sul vantaggio del fattore campo, anche su una squadra capace di mettere in campo due singolariste come  Pliskova e Kvitova, entrambe nella top ten WTA, un fattore non da poco. Lo si è visto anche nello scorso week-end a Stoccarda, con le ceche vittoriose col punteggio di 4-1 su una nazionale tedesca che schierava Georges e Kerber, rispettivamente 11 e 12 del mondo. Non poteva esserci migliore finale di Fed Cup.

17 – le vittorie ottenute in questo 2018 da Fabio Fognini. Sebbene solo una di esse fosse stata raccolta contro un top 30 (Mannarino in Australia) il nostro numero 1, partito molto bene nei primissimi mesi dell’anno, raggiungendo le semifinali a Sydney e Rio, gli ottavi agli Australian Open, vincendo i tre incontri del tie di Coppa Davis in Giappone e il sesto titolo della carriera a San Paolo sembrava lanciatissimo per lanciare sua rincorsa al best career ranking (13 ATP a marzo 2014). Da marzo in poi è calato, perdendo male contro Chardy a Indian Wells e non esprimendosi al meglio nelle sconfitte rimediate con Kyrgios a Miami e Pouille a Genova. A Monte Carlo non ha fatto meglio, prima soffrendo più del dovuto (6-4 7-5) contro il qualificato Ivashka, 122 ATP; poi subendo una netta sconfitta contro il 27enne tedesco Julian Struff, 61 ATP, vincitore col punteggio di 6-4 6-2. Il periodo di flessione nei risultati non deve però fare disperare sulle possibilità dell’azzurro di fare una buona stagione, sugli standard delle tante già avute in carriera. Andando a vedere negli anni precedenti della carriera, solo nel 2014, in questo periodo della stagione (post Monte Carlo) aveva vinto più partite, ben 23, uno score frutto della vittoria del torneo di Vina Del Mar, degli ottavi a Melbourne, della semifinale a Buenos Aires e della vittoria nei singolari di Coppa Davis contro l’Argentina. Dal 2009, da quando frequenta solo tabelloni del circuito ATP, dopo il torneo monegasco, aveva raccolto al massimo 13 vittorie (nel 2013, quando arrivò in semi nel Principato di Monaco). Un periodo di calo è fisologico, ma la fiducia che Fabio possa continuare a fare cose molto buone, come si vede, non ha motivi di essere scalfita.

 

18 – le partite vinte da Andraes Seppi quest’anno, il migliore inizio della stagione mai avuto in carriera dell’altoatesino, per numero e qualità di vittorie. Uno stato di forma testimoniato anche questa settimana, quando ha raggiunto gli ottavi a Monte Carlo, un traguardo conquistato solo una volta (nel 2014, quando perse da Nadal) in undici partecipazioni. Andreas è stato prima bravo a qualificarsi al tabellone principale sconfiggendo senza perdere un set, prima Alex De Minaur (6-4 7-5), 112 ATP, poi Marcelo Granollers (con un duplice 6-3), 129 ATP. Una volta nel main draw, ha ottenuto la seconda vittoria contro un top 30 del 2018 (dopo quella su Sasha Zverev a Rotterdam) eliminando (6-3 5-7 6-2) Kyle Edmund, 23 ATP, e nei sedicesimi ha sconfitto (4-6 6-3 7-5) Garcia Lopez, 68 ATP. Negli ottavi, contro Nishikori, 36 ATP, ha lottato, prima di arrendersi e far passare il 28enne nipponico col punteggio di 6-0 2-6 6-3. Ma è interessante soprattutto constatare come Seppi, quest’anno vincitore del ricco challenger di Canberra, semifinalista all’ATP 500 di Rotterdam e tra gli ultimi 16 a Melbourne, tennista da quindici stagioni a pieno regime nel cicuito ATP, solo a 34 anni abbia fatto così bene da inizio stagione sino a Monte Carlo. Andando a spulciare i precedenti anni, è curioso notare come in analogo periodo, dal 2008 in poi, solo in due circostanze avesse vinto un numero in doppia cifra di match. Accadde solo nel 2013, quando ne vinse dodici, tra le quali quelle necessarie per raggiungere gli ottavi a Melbourne, i quarti a Dubai e la semifinale a Sydney e nel 2015 (finale a Zagabria e ancora ottavi a Melbourne, quando sconfisse Federer prima di arrendersi a Kyrgios). Seconda giovinezza per Andreas.

33%- la percentuale di successi in singolari di Fed Cup di Sloane Stephens, prima della semifinale dello scorso week-end a Aix- en Provence. La campionessa in carica di Us Open e Miami, aveva esordito nel 2012, da 19enne, in doppio con la sua rappresentativa (vittoria con Liezel Huber nello spareggio in Ucraina) e solo l’anno successivo in singolare, perdendo da 16 del mondo contro la Arvidsson, 54 all’epoca. In sei singolari affrontati con la nazionale a stelle e strisce, Sloane aveva vinto solo in due circostanze, contro tenniste non nella top 70 e rimediando anche deludenti sconfitte, come le due dello scorso novembre nella finale in Bielorussia contro Sasnovich e Sabalenka. La numero 9 WTA si è riscattata questa volta in terra francese: non tanto vincendo (7-6 7-5) contro Pauline Parmentier, 122 WTA, ma soprattutto nello scontro con la numero 1 transalpina, Kiki Mladenovic, 20 WTA, annichilita con un pesante 6-2 6-0. Un contributo fondamentale quello della svizzera, che così vede i suoi U.S.A. protagonisti della finale contro la Repubblica Ceca. Finalmente protagonista anche in Fed Cup.

40 – i mesi trascorsi dall’ultima volta che Kei Nishikori aveva sconfitto nello stesso torneo due top 10. Prima che il nipponico sconfiggesse a Monte Carlo la scorsa settimana Marin Cilic, 3 ATP, e Alexander Zverev, 4 ATP, non riusciva nell’impresa di ottenere due vittorie dello stesso valore tecnico da dicembre 2014, quando a Londra nel round robin delle ATP Finals vinse contro Ferrer e Murray. Del resto, l’anno scorso è stato davvero povero di gioie per l’ex numero 4 del mondo, arrivato in finale, oltre che a Brisbane (dove perse da Dimitrov) solo a Buenos Aires (sconfitto da Dolgopolov) e ad appena due semifinali, sempre in eventi minori (Ginevra e Washington). Un 2017, a causa degli infortuni che periodicamente hanno colto il giapponese, terminato in anticipo dopo Montreal, per l’operazione, resasi inevitabile, al polso destro. Rientrato a fine gennaio, preferendo un approccio più leggero nei Challenger, ha perso all’esordio contro Novikov, 238 ATP. Dopo aver vinto la settimana successiva il Challenger di Dallas, era rientrato a livello ATP a New York, perdendo solo in semifinale da Anderson. Sconfitto da Shavopalov a Acapulco e da Del Potro a Miami (aveva saltato nuovamente un torneo, Indian Wells, per febbre) si è presentato a Monte Carlo, dove aveva giocato solo nel 2012 (arrivando agli ottavi). Nel Principato ha sconfitto (4-6 6-2 6-1) Berdych, 18 ATP, Medvedev (7-5 6-2), 49 ATP; il nostro Seppi in tre set (6-0 2-6 6-3) e, sempre in tre parziali (6-4 6-7(1) 6-3), nei quarti, il numero 3 del mondo, prima vittoria contro un top ten da gennaio 2017, quando a Brisbane sconfisse Wawrinka. In semifinale la vittoria (3-6 6-3 6-4) contro Zverev, la quarta del suo torneo nel set decisivo, lo ha portato in finale, dove non ha potuto fare altro che inchinarsi di fronte a Nadal, vincitore con lo score di 6-3 6-2. Ben tornato Kei e che la salute sia con te.

68 – le partite vinte in carriera da Rafael Nadal sulla terra di Monte Carlo, a fronte di sole quattro incontri persi (nel 2003, non ancora 17enne, contro Coria, nella finale del 2013 e nella semifinale del 2015 contro Djokovic e nel 2014 nei quarti contro Ferrer). Il maiorchino si è più volte speso in parole di grande amore per il torneo monegasco, vinto addirittura undici volte, un autentico suo feudo anche negli anni in cui, comunque re incontrastato sulla terra rossa, non poteva poteva più contare sullo strapotere fisico dato dalla sua giovane età: infatti, escludendo come già detto le annate dal 2013 al 2015, il numero 1 al mondo dal 2010 ha vinto lo storico torneo del Principato mostrando una superiorità sugli avversari se possibile ancora più netta di quella da lui avuta nello stesso arco temporale nelle altre grandi competizioni sulla terra rossa. Nelle sei avventure conclusesi con un titolo dal 2010 ad oggi, Rafa ha lasciato agli avversari solo quattro parziali nelle trenta partite occorse per vincere i suoi ultimi sei titoli. Numeri pazzeschi in un torneo di questo livello, che da sempre annovera la grande maggioranza dei campioni del circuito. Il Country club di Monaco ha il suo Principe, Rafael Nadal da Maiorca.

100– gli esseri umani elencati ogni anno dalla rivista statunitense Time come i più influenti del pianeta. Tra essi, Roger Federer, tra l’altro scelto come uno dei sei- assieme all’attrice Nicole Kidman, alla cantante Jennifer Lopez, all’attivista afroamericana Tarana Burke, all’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella, all’attrice comica Tiffany Haddish-  ad avere l’onore di avere il proprio viso sulla copertina della rivista. Il campione svizzero, vincitore di 20 Majors, 97 titoli complessivi e 308 settimane al numero 1 del mondo- solo per citare alcuni degli svariati record appartenenti a Roger-, è stato uno dei pochissimi sportivi a essere incluso nella lista. Solo altri sei atleti – e nessun calciatore- vi figurano: il cestista dei Golden State Warriors Kevin Durant, il giocatore di football americano J.J. Watt, il pattinatore artistico su ghiaccio Adam Rippon, la snowboarder olimpica Chloe Kim, il capitano della nazionale indiana di cricket Virat Kohli e la ginnasta Rachael Denhollander. Il tennista elevetico è stato scelto non solo per l’ammirazione universale che nel globo ha suscitato la sua carriera e il suo modo spettacolare di giocare a tennis, ma anche per l’attivita filantropica che svolge con la sua fondazione. Un concetto che ben emerge dal tributo che Bill Gates, col quale ha condiviso in passato dei doppi tennistici organizzati a scopo benefico, ha dedicato al campione elvetico. Tra i vari passaggi, Gates ha sottolineato come “Roger sa che la vera filantropia, come il grande tennis, richiede tempo e disciplina. Sarà un giorno triste per tutti noi quando deciderà di lasciare il tennis, ma possiamo essere sereni sapendo che sarà impegnato a fare del mondo un posto migliore“.

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Eppur si muove (il ranking ATP)

I movimenti di classifica dopo le prime due settimane di tornei: Cecchinato sale e ha margine per migliorarsi ancora. Dimitrov esce dalla top 20

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Il primo Major dell’anno inizia con i seguenti giocatori ai primi venti posti della classifica:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Classifica

 

Giocatore

Nazione

Punteggio

Classifica al 31/12

Variazione

1

N. Djokovic

Serbia

9135

1

=

2

R. Nadal

Spagna

7480

2

=

3

R. Federer

Svizzera

6420

3

=

4

A. Zverev

Germania

6385

4

=

5

JM del Potro

Argentina

5150

5

=

6

K. Anderson

S. Africa

4810

6

=

7

M. Cilic

Croazia

4160

7

=

8

D. Thiem

Austria

4095

8

=

9

K. Nishikori

Giappone

3750

9

=

10

J. Isner

USA

3155

10

=

11

K. Khachanov

Russia

2835

11

=

12

B. Coric

Croazia

2435

12

=

13

F. Fognini

Italia

2315

13

=

14

K. Edmund

GB

2150

14

=

15

S. Tsitsipas

Grecia

2095

15

=

16

D. Schwartzman

Argentina

1925

17

1

17

M. Raonic

Canada

1900

18

1

18

M. Cecchinato

Italia

1889

20

2

19

D. Medvedev

Russia

1865

16

-3

20

N. Basilashvili

Georgia

1820

21

1

Rispetto al 31 dicembre scorso notiamo che:

  • Nikoloz Basilashvili è entrato per la prima volta nella top 20;
  • Grigor Dimitrov ne è uscito (è ventunesimo);
  • Marco Cecchinato, grazie alla semifinale di Doha, ha ottenuto il suo best ranking. Agli AO del 2018 era 85 gradini più sotto

La tabella che segue mostra i punti conquistati nella scorsa edizione dello Slam australiano dai primi dieci giocatori del ranking:

Classifica

Giocatore

Punti AO 2018

Punti Ranking

1

N. Djokovic

180

9135

2

R. Nadal

360

7480

3

R. Federer

2000

6420

4

A. Zverev

90

6385

5

JM del Potro

90

5150

6

K. Anderson

10

4810

7

M. Cilic

1200

4160

8

D. Thiem

180

4095

9

K. Nishikori

0

3750

10

J. Isner

10

3155

Alcune considerazioni:

  • al netto dei punti conquistati nel 2018, Djokovic ha un vantaggio di 1.835 punti su Nadal; quindi il maiorchino per poter salire sul tetto del mondo (tennistico) deve vincere il torneo e augurarsi che  il serbo non superi i sedicesimi di finale. Difficile. Molto più probabile che alla fine il numero uno del mondo aumenti il gap tra sé e i propri inseguitori;
  • ad Alexander Zverev sarà sufficiente raggiungere gli ottavi di finale per superare Federer indipendentemente da ciò che il Maestro riuscirà a fare;
  • fortemente a rischio la quinta posizione di del Potro e la settima di Cilic che però avrà, a differenza del collega argentino, la possibilità di difenderla sul campo;
  • ottime chance per Nishikori di migliorare ulteriormente la propria classifica e per Khachanov – che difende solo 45 punti- di entrare in top ten alla luce dell’uscita di scena di  Isner sconfitto da Opelka nella Battaglia dei Giganti

La pattuglia italiana si presentava con i seguenti effettivi al primo appuntamento dell’anno:

Classifica

Giocatore

Punti Ranking

Punti AO 2018

13

F. Fognini

2315

180

18

M. Cecchinato

1889

0

35

A. Seppi

1170

180

54

M. Berrettini

920

26

102

T. Fabbiano

573

10

137

S. Travaglia

401

8

163

L. Vanni

325

0

Al momento attuale sappiamo che Fabbiano, Seppi e Travaglia si sono già qualificati per il secondo turno mentre Berrettini ha ceduto con onore a Tsitsipas. Se grazie a questo risultato Fabbiano è pressoché certo di ritornare in top 100, è però Cecchinato il giocatore italiano ad avere le chance più allettanti per un ulteriore progresso in classifica che da un anno a questa parte pare non dover avere (fortunatamente) fine.

Concludiamo il primo commento dell’anno alla classifica ATP con i complimenti ai giocatori che nel 2019 hanno raggiunto per la prima volta il loro best ranking:

Classifica

Giocatore

Nazione

18

M. Cecchinato

Italia

20

N. Basilashvili

Georgia

29

A. de Minaur

Australia

42

M. Jaziri

Tunisia

45

D. Lajovic

Serbo

76

H. Hurkacz

Polonia

77

G. Andreozzi

Argentina

97

R. Opelka

USA

E una domanda per i lettori relativa all’Australian Open: chi è il giocatore italiano ad avere raggiunto il miglior risultato di sempre in questo major nell’era open?

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Focus

Verso l’esordio di Federer: le differenze statistiche tra 2017 e 2018

Un’analisi dettagliata del rendimento del campione elvetico al servizio e in risposta nelle ultime due stagioni, in vista del primo turno di Melbourne contro Istomin. C’è qualcosa che ha funzionato meno nel 2018? Forse sì

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A poche ore dall’esordio ufficiale in questa nuova stagione contro Istomin, sebbene Federer sia già sceso in campo per la Hopman Cup, è tempo di stilare un ultimo bilancio. Dopo l’anno di grazia 2017, il 2018 per Roger Federer si è concluso con un sapore agrodolce (come diceva Sampras, un anno concluso con uno Slam portato a casa è sempre da considerarsi positivo). Tuttavia le soddisfazioni sono arrivate subito in Australia e durante l’anno, specie a Wimbledon, l’impressione generale è che qualche occasione sia stata persa. Per avere un’idea più precisa di quella che è stata la performance di Roger nel 2018 comparata con il 2017 andiamo a vedere allora qualche numero ricavato dal sito ufficiale ATP, che per i tornei Masters 1000 e per le ATP Finals offre il dettaglio su servizio e risposta. Andremo quindi a comparare il rendimento della prima e della seconda di servizio, oltre che la performance in risposta sulla seconda di servizio dei propri avversari e vedremo come sono cambiati alcuni pattern di gioco, confrontandolo con le partite giocate contro Djokovic.

Andando a vedere l’andamento della prima di servizio notiamo che fra 2017 e 2018 la sintesi è la seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Deuce 1st 43,3% 4,4% 52,3% 73,9% 68,4% 78,0% 32,0% 3,0% 40,8%
2018 Serve Ad 1st 45,8% 3,7% 50,5% 76,1% 60,0% 78,8% 34,9% 2,2% 39,8%
2017 Serve Deuce 1st 44,4% 5,1% 50,6% 81,1% 78,1% 79,9% 36,0% 4,0% 40,4%
2017 Serve Ad 1st 46,9% 4,3% 48,8% 74,6% 68,2% 79,2% 35,0% 2,9% 38,6%

 

La performance 2018, pur leggermente peggiore rispetto al 2017, non è drammaticamente peggiorata se si eccettua l’efficacia dei servizi down the T (centrale) dal lato del deuce court (da destra, per intenderci). La distribuzione dei punti ottenuti con le diverse tipologie di servizio (centrale, al corpo, e ad uscire) evidenza che il vero problema è dovuto proprio a questa particolare fattispecie, come si può apprezzare anche graficamente.

Il fatto che il totale dei punti ottenuti sia minore è da attribuire in piccola parte ad un effetto volume (-1,7% dei servizi rispetto al 2017) e soprattutto a una perdita di efficacia nel tasso di trasformazione (-7,2%). Evidenziato questo trend, e con tutti i rispetti del caso, ci sentiremmo di ‘consigliare’ a Roger un uso più parsimonioso di questa direzione per il 2019, anche se con il rischio di rendere più leggibile il servizio ad uscire, e magari compensando con un maggior ricorso al servizio al corpo anche sulla prima, la categoria decisamente più negletta.

Passando a considerare il rendimento sulla seconda di servizio il quadro è il seguente:

Anno Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 Serve Ad 2nd 32,7% 25,2% 42,1% 58,6% 63,0% 58,9% 19,2% 15,9% 24,8%
2018 Serve Deuce 2nd 46,1% 23,5% 30,5% 65,2% 61,4% 62,2% 30,1% 14,4% 19,0%
2017 Serve Ad 2nd 33,1% 24,2% 42,7% 65,2% 61,9% 63,5% 21,6% 15,0% 27,1%
2017 Serve Deuce 2nd 48,0% 21,3% 30,7% 67,7% 56,8% 66,4% 32,5% 12,1% 20,4%

 

In questo caso vi è una generale peggioramento (abbastanza marcato) nella tipologia di servizi al centro e ad uscire, non compensati da un miglioramento nell’uso del servizio al corpo. Anche in questo caso l’indicazione tattica sembrerebbe quella di rivedere alcune scelte nella distribuzione dei servizi e magari continuare sul trend iniziato nel 2018, di privilegiare il servizio al corpo.

LA RISPOSTA DI ROGER

Andiamo ora ad esaminare la performance in risposta sulla seconda di servizio avversaria, partendo sempre dal presupposto che – a parte casi particolari come Nadal, in grado di rispondere sistematicamente anche dai teloni di fondocampo – la risposta alla prima di servizio è più una dote naturale che una componente tecnica “allenabile”, e quindi ha senso concentrarsi sulla risposta alla seconda di servizio.

Anno VS Serve/return Court Serve T-section % Mid-section % Wide-Section % T-section w% Mid-section w% Wide-Section w% T-section Mid-section Wide-section
2018 All Return Deuce 2nd 60,7% 25,7% 13,6% 60,3% 55,10% 46,2% 36,6% 14,1% 6,3%
2018 All Return Ad 2nd 10,6% 39,9% 49,5% 45,0% 42,7% 49,5% 4,8% 17,0% 24,5%
2017 All Return Deuce 2nd 63,8% 21,4% 14,9% 57,9% 56,1% 47,8% 36,9% 12,0% 7,1%
2017 All Return Ad 2nd 14,5% 39,6% 45,9% 52,2% 57,9% 62,3% 7,6% 22,9% 28,6%

Dall’analisi della risposta alla seconda di servizio emerge come il campione svizzero nel 2018 abbia sofferto soprattutto i servizi al corpo a ad uscire dalla parte dell’ad-court (da sinistra, per intenderci). In questo caso, il problema della risposta ad uscire sul rovescio di Roger è tornato inesorabilmente a farsi sentire; una volta perso il timing magico che nel 2017 gli aveva dato grandi soddisfazioni, il 2018 è tornato a mostrare quell’atavico tallone d’achille. Curiosamente invece, sembrerebbe che il ricorso alla risposta slice dalla parte del deuce court (molto più pronunciato nel 2018) gli abbia consentito di contenere i danni. Mentre un full swing è più probabile sia ad uscire, la risposta slice tende ad essere lungolinea. E infatti il piazzamento passa dal 74,1% al 61,9%.

Anno VS Serve/return Court Serve Placement T section- ad court % Placement  T section- Deuce court% Placement mid section- ad court Placement  mid section- Deuce court% Placement wide section- ad court Placement  wide section- Deuce court%
2018 All Return Deuce 2nd 74,1% 25,9% 55,1% 44,9% 57,7% 42,3%
2018 All Return Ad 2nd 65% 35% 72% 28% 71% 29%
2017 All Return Deuce 2nd 61,9% 38,1% 63,6% 36,4% 47,8% 52,2%
2017 All Return Ad 2nd 56,5% 43,5% 70,6% 29,4% 76% 24%

Andando infine ad esaminare in via sintetica com’è andata nelle situazioni di palleggio (distinguendo per superficie), il dato è abbastanza chiaro. Mentre la stagione sull’erba, macchiata dall’inciampo con Anderson, è stata inferiore ma non troppo rispetto al 2017, la stagione sul cemento è stata chiaramente deficitaria in un aspetto concreto: la capacità di incidere sulla seconda di servizio dei propri avversari. Mentre il 2017 è stato salutato un po’ da tutti come un ‘rinascimento’ nella capacità di rispondere aggressivamente da parte dello svizzero, il passo indietro in questo senso è stato chiaro nel 2018, almeno sotto il profilo dei dati. Mentre nel 2017 la percentuale di trasformazione sulle seconde palle servite dall’avversario era prossima al 52%, nel 2018 si è attestata al di sotto del 48%. In uno sport come il tennis in cui spesso la capacità di incidere sulla seconda del proprio avversario è fondamentale, si tratta di un passo indietro non irrilevante.

LE SFIDE CON DJOKOVIC

Se andiamo infine ad analizzare qual è stato la performance del servizio di Federer contro Djokovic nel 2018 e la compariamo con i risultati generali del 2017, possiamo trarre alcune linee di tendenza:

  • Per quanto riguarda la prima di servizio, il peggioramento nel 2018 dell’efficacia del servizio centrale da destra si acuisce contro Djokovic. È significativo in particolare come Roger cerchi con più insistenza il servizio ad uscire e nonostante questo Djokovic sia comunque in grado di risolvere brillantemente le situazioni – più rare – in cui lo svizzero cerca il servizio centrale. In altre parole, sembrerebbe che Roger contro Djokovic estremizzi ancora di più le proprie scelte al servizio, specie dal lato destro. Dal lato sinistro invece non emergono pattern particolarmente significativi: le scelte di direzionamento del servizio fatte contro Djokovic rispecchiano più o meno la media misurata contro gli altri giocatori.
  • Con riferimento alla seconda di servizio anche in questo caso abbiamo una netta divaricazione fra ad-court e deuce court. Mentre nel caso dei servizi da destra il peggioramento delle prestazioni è – cosa abbastanza prevedibile visto che si tratta del miglior ribattitore sul mercato – generalizzato, per quanto attiene ai servizi da sinistra invece emerge un dato abbastanza significativo: se il campione di Belgrado non sembra patire il servizio al corpo e il servizio kick ad uscire, grazie al suo eccezionale rovescio, le cose cambiano quando si parla di servizi centrali che il serbo deve gestire con il proprio dritto. Mentre Nole dal lato destro sembra gradire le risposte sul dritto, soffre quando risponde di dritto da sinistra. Si tratta infatti dell’unico caso in cui la statistica media di Federer nel 2018 contro gli altri giocatori risulta migliore rispetta a quella dei soli match con Djokovic. L’idea insomma potrebbe essere quella – rischiosa, ma sensata – di cercare di mandare fuori giri il serbo dal lato del dritto, evitando di stuzzicare il rovescio, la cui solidità è normalmente rocciosa.

In conclusione, l’analisi dei dati ATP relativi al monitoraggio dei pattern di servizio mostra alcuni risultati sorprendenti e perché no, potrebbe anche dare qualche chiave di lettura tattica non banale. E se Federer deciderà di accogliere qualcuno dei nostri ‘consigli’ già da questo Australian Open, beh, lo scopriremo presto. Quanto a Djokovic lo svizzero può respirare, almeno parzialmente: non c’è modo di incrociarlo prima dell’eventuale finale.

Federico Bertelli

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Focus

Federer, Nadal e Djokovic sotto la lente: chi ha fatto meglio negli ultimi 10 anni?

Una dettagliata analisi statistica per mettere a confronto i tre giocatori più forti del tennis moderno, evidenziare i loro picchi di rendimento… e anche i rimpianti. Per Federer, forse quella finale del 2014

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Alla vigilia dell’Australian Open, mentre ci si interroga sulla possibilità che possa finalmente toccare a un nome nuovo, è facile lasciarsi sedurre dall’idea che alla fine toccherà a uno dei soliti. Da oltre dieci anni il tempo nel mondo del tennis sembra essersi cristallizzato: anche nel 2018 Djokovic, Nadal, Federer (anche se per un pelo, visto che Zverev ha chiuso la stagione a una manciata di punti da King Roger) si sono spartiti il podio della classifica mondiale. Come già ricordato in un precedente articolo, il tennis gira intorno a tre nomi quasi ininterrottamente da un’era geologica. Visto il ritorno di fiamma di Federer e Nadal nel 2017 e di Djokovic nel 2018 si è sentito spesso dire che queste erano le “migliori versioni di Nadal o Federer” o che “Djokovic quest’anno è tornato ai suoi livelli”. Un modo per verificare queste affermazioni è confrontare il rendimento tenuto dei cari mostri sacri di questa era e confrontarlo con performance ottenute negli anni passati. A livello metodologico la scelta è quella di vedere quali sono stati in questi anni i picchi di rendimento e come si sono evolute le rivalità incrociate in questi ultimi 10 anni. Similmente a quanto fatto per le analisi dell’anno 2018, si è cercato di costruire degli indicatori di performance che potessero dare conto sinteticamente dell’andamento per anno e per superficie.

Questa prima tipologia di tabelle ha come scopo quello di evidenziare in termini comparati quale sia stata l’evoluzione dell’indicatore preso in esame di volta in volta. L’idea è quella di darci una linea di tendenza, al fine di capire soprattutto come un giocatore abbia ‘performato’ rispetto a se stesso e quali siano stati i picchi di rendimento in carriera. Il fatto che in un certo anno un indicatore risulti più elevato rispetto a quello dei rivali non necessariamente indica una maggiore probabilità di successo negli scontri diretti (quella verrà riportata più avanti nell’andamento storico degli H2H); resta in ogni caso un’indicazione rilevante in caso di differenziale cospicuo.

CONFRONTO SULLA TERRA BATTUTA

 

Per condurvi all’interno del discorso utilizziamo i numeri e cominciamo dalla terra rossa. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 0.5

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su terra battuta

Per quanto riguarda questa superficie, non verrà preso in esame il numero di partite vinte in quanto a differenza del cemento, dove spesso Nadal ha marcato visita, sulla terra battuta tutti e tre i giocatori hanno quasi sempre mantenuto un sufficiente numero di partite giocate e vinte nel corso degli anni. L’eccezione è ovviamente Federer negli ultimi due anni, ma la sua completa assenza non provoca del ‘rumore’ nel modello; il dato viene semplicemente viene escluso.

Emerge immediatamente come Nadal abbia avuto un picco di rendimento nel 2010, ripetuto incredibilmente nel 2017. Mentre nel 2010 la chiave era la ferocia sulla seconda di servizio (60% dei punti conquistati), nel 2017 il dato incredibile è stata l’efficacia sulla propria seconda di servizio (64%, il più alto in tutto l’arco di riferimento tra tutti e tre i giocatori). Sempre in riferimento a Nadal, i numeri confermano come lo spagnolo abbia dovuto avvalersi di unghia e denti per vincere il Roland Garros nel 2013 e 2014, due stagioni di chiaro calo, in cui il suo livello di performance era stato notevolmente insidiato da Djokovic.

Il serbo, dopo l’anno di grazia 2011, ha fatto registrare un calo generale nel 2012 per poi ritornare gradualmente su livelli di eccellenza nel 2013 e 2014. Nel 2015 Djokovic ha raggiunto il suo picco di rendimento sulla terra battuta ed è infatti stato sconfitto solo da un grandissimo Wawrinka in finale a Parigi, capace quella domenica di scagliare sessanta colpi vincenti. Curiosamente, nei suoi anni migliori, Djokovic ha dovuto fronteggiare a Parigi due veri e propri cigni neri: Federer in semifinale nel 2011 e Wawrinka appunto nel 2015. Non sarà difficile ricordare la maestosa performance dello svizzero nel 2011, quando fermò un Djokovic ancora imbattuto in stagione. Quanto al 2009 di Federer, la stagione in cui ha vinto il suo unico Roland Garros, i numeri suggeriscono come abbia approfittato del calo di Djokovic e dell’inciampo di Nadal, che fino a quel punto della stagione si stava esprimendo ai suoi soliti livelli.

CONFRONTO SULL’ERBA

Passiamo adesso all’erba, il territorio d’elezione per Roger Federer. L’indicatore prescelto è il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,1

Confronto Djokovic, Federer e Nadal su erba

In questo secondo caso saltano subito all’occhio i “buchi” di Nadal, che dopo l’immancabile campagna sulle paludi rosse spesso e volentieri ha dovuto cedere il passo. In questo caso emerge come il toro di Manacor abbia ben capitalizzato le opportunità costruite nel 2008 e nel 2010; è invece un peccato che nel 2017 non si sia potuto assistere a un replay delle finali 2006/2007/2008, perché i presupposti numerici erano veramente ottimi. Djokovic conferma il trend di dominanza del 2015, mentre in rapporto alla rivalità con Federer c’è forse da crucciarsi per la mancata qualificazione dello svizzero alla finale di Wimbledon 2011: dopo la splendida partita di Parigi, con ogni probabilità se ne sarebbe vista una seconda.

L’annus horribilis‘ è stato per tutti e tre il 2016: Federer a mezzo servizio, Nadal assente e Djokovic alle prese con i primi dolori del giovane Novak. Rimpianti? Probabilmente per Federer la finale persa nel 2014, poiché avrebbe potuto rallentare il ritorno di Djokovic che da quel momento ha vissuto un anno e mezzo di grazia quasi ininterrotto.

CONFRONTO SUL CEMENTO

Per concludere andiamo ad esaminare cosa è successo sulle superfici dure; segnaliamo che in questo caso è stato necessario accorpare indoor e outdoor, in quanto le statistiche disponibili sul sito ATP non consentivano questo livello di ‘granularità’ del dato. L’indicatore prescelto quindi è stato il seguente:

  • % combinata punti vinti sulla seconda di servizio e sulla risposta alla seconda di servizio
  • % punti servizio vinti con la prima sul totale dei punti giocati al servizio * 1,05
  • % combinata break point salvati e convertiti *0,5

Il tutto ponderato per un moltiplicatore che tenga conto delle partite vinte nella stagione così costruito:

=SE N. Partite vinte >=52; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE 51<N. Partite vinte>22; → fattore di ponderazione = 1,1;

=SE N. Partite vinte <=22; → fattore di ponderazione = 0,8;

Confronto Djokovic, Federer e Nadal sul cemento

Secondo questa metrica il picco di rendimento lo ritroviamo con Djokovic nel 2015, che in quella stagione si è rivelato effettivamente ingiocabile per chiunque. Il Federer del 2015 era (numeri alla mano) una versione assolutamente competitiva e paragonabile a quella del 2017, che pure ha vinto tanto di più; verrebbe da concludere, forse semplificando, che semplicemente nel 2017 non ha dovuto confrontarsi con la macchina serba. Da notare come negli anni 2012 e 2013 si sia visto in campo un ottimo Djokovic che forse ha raccolto a livello Slam meno di quello che avrebbe potuto: in quei due anni infatti le partite vinte dal serbo su questa superficie sono state rispettivamente 50 e 49. Nel 2013 la sfida ‘hard rock’ con Nadal fu estremamente equilibrata, con Djokovic che nelle situazioni di palleggio (relative agli scambi su seconde di servizio) dimostrava una maggior efficienza, mentre Nadal compensava con il rendimento sulla prima e nel dato combinato saved/converted break point %.

GLI SCONTRI DIRETTI

Queste statistiche sintetizzano con efficacia il rendimento dei singoli giocatori ‘rispetto a se stessi’, ma per un’analisi completa non si può prescindere da un riepilogo degli H2H; altrimenti si perderebbero alcuni fenomeni clamorosi come la distruzione di Nadal ad opera di Djokovic nel 2011 e la rivincita nel 2017 da parte di Federer sul maiorchino.

Djokovic vs Federer

A partire dal 2011, la rivalità tra il serbo e lo svizzero ha visto un netto prevalere di Djokovic con Federer capace di invertire la tendenza soltanto nel 2014, stagione in cui il serbo ha psicologicamente ‘prestato il fianco’ dopo le tante finali perse agli US Open. Probabilmente non se ne avrà mai la controprova, ma per Djokovic sembra essere stata decisiva la vittoria a Wimbledon le 2014: è stato forse stato il punto di svolta di una carriera, che altrimenti avrebbe potuto configurarsi come quella di un ‘fenomeno spuntato’, sempre e comunque in secondo piano rispetto al dinamico duo Roger&Rafa.

Federer vs Nadal

Come tutti sanno, il 2017 è stato l’anno della grande rivincita di Svizzera 1 sull’armada spagnola. È invece meno noto che il 2017 sia stato un anno straordinario per Nadal sul cemento; con un Federer ‘normale’, forse Rafa avrebbe potuto confezionare la migliore stagione dell’intera carriera, superiore anche agli anni di grazia 2010 e 2013. Senza inerpicarci in analisi che sono state fatte sin troppe volte in relazione a questo confronto diretto, si evidenziano come decisive le stagioni 2008 (in cui Rafa mandò Roger al tappeto in finale a Londra e a Parigi) e il 2013 in cui la schiena ha costretto Federer a giocare al di sotto dei suoi standard.

Djokovic vs Nadal

Nella rivalità fra Rafa e Novak, emerge come il serbo abbia saputo capitalizzare meglio le stagioni in cui ha espresso il miglior tennis. In uno degli anni miglior, Nadal è riuscito a cogliere un vantaggio comparato relativamente ridotto (+2), mentre nei suoi anni di grazia (2011 e 2015) Djokovic ha inciso in maniera molto più pesante (+6) e (+4). In generale sembra quindi poter dire che i picchi di rendimento di Djokovic negli ultimi 10 anni sono stati inarrivabili, ma che laddove (come nel triennio 2012-2013-2014) il rendimento dei tre è stato molto vicino, Djokovic è spesso venuto a mancare, non riuscendo a convertire in successi un livello di gioco comunque molto alto. La supremazia è rimasta confinata ai ‘soli’ Masters 1000 e sulla superficie (allora) amica degli Australian Open, che potrebbe tornare a sorridergli tra pochi giorni.

Federico Bertelli

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