SKY verso l’impero: offerta sul DTT, sport gratis fino al 1° luglio – Ubitennis

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SKY verso l’impero: offerta sul DTT, sport gratis fino al 1° luglio

L’estate porterà una rivoluzione nella TV a pagamento italiana: forte ridimensionamento di Mediaset Premium, SKY prenderà le redini. ATP Madrid e Roma (quasi) gratuiti con l’antenna terrestre

Luca De Gaspari

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UNA POLTRONA PER DUE – Gli appassionati di tennis italiani sanno cosa significa un duopolio televisivo in concorrenza: dal 1999 al 2003, quando internet non era certamente la potenza assoluta che è oggi, per poter vedere tutto il grande tennis in televisione era necessario stipulare due abbonamenti separati non proprio economici alle due pay-tv satellitari di allora: Tele+ Digitale (D+) e Stream TV. Il problema era nato quando, proprio nel ’99, la seconda aveva “rubato” i diritti del torneo di Wimbledon alla prima che l’aveva trasmesso (prima in analogico, poi in digitale) in esclusiva fin dal 1991. Nel 2000 poi la situazione divenne ancora più complessa quando Stream acquistò anche i diritti esclusivi dei 9 tornei Tennis Masters Series (oggi ATP Masters 1000). Tele+ deteneva ancora però i diritti degli altri 3 Slam con il Masters di fine anno trasmesso da Eurosport (che era in comune su entrambe le piattaforme). Una situazione di scomodità assoluta per gli utenti perché fino all’arrivo effettivo del cosiddetto “decoder unico” (settembre 2001) erano necessari anche due decoder e due smart card diverse per ricevere entrambe le offerte.

Lo scontro tra le due pay, sommerse dai debiti, non poteva durare a lungo e infatti proprio in occasione dell’edizione di Wimbledon del 2003 (anno del primo successo di Roger Federer), si arrivò alla fusione delle due redazioni sportive che fece da apripista alla nascita ufficiale di SKY Italia il 31 luglio dello stesso anno. Da lì in avanti la pay-tv di Rupert Murdoch è stata il punto di riferimento del tennis in TV avendo trasmesso direttamente o indirettamente (tramite Eurosport), tutti i 14 grandi tornei fino a oggi. Ma se la situazione per il tennis si è risolta, lo stesso non si può dire per i diritti del grande calcio dato che nel 2005 Mediaset si è affacciata al mondo della televisione pay (anche se proprio Telepiù era nata nel 1990 per volontà di Silvio Berlusconi) con la sua offerta Premium che è stata concorrente di SKY dal 2005 a oggi, arrivando a strapparle anche l’esclusiva della Champions League nell’ultimo triennio che si concluderà il prossimo 26 maggio con la finale di Kiev tra Real Madrid e Liverpool.

CORSI E RICORSI La storia però tende sempre a ripetersi: come nel 2002 non c’era spazio per due pay-tv concorrenti in Italia, ancora di meno ce n’è oggi con l’affermazione di internet e delle nuove tecnologie. Un mondo dove il classico televisore è diventato solamente uno dei tanti modi per accedere ai contenuti audiovisivi. E allora dopo 13 anni di costante rosso in bilancio la capogruppo Mediaset ha deciso ora di “tagliare i viveri” alla sua branchia pay Premium che era già stata scorporata dall’azienda madre nel dicembre 2014 con la segreta (ma non poi tanto) speranza di poterla vendere al miglior offerente. Un obiettivo che era stato mancato per un soffio: nell’aprile 2016 Mediaset Premium viene ceduta ai francesi di Vivendi che sottoscrivono un contratto vincolante con il closing previsto per fine settembre. Un closing che però non arriverà mai: ne è derivato un contenzioso legale e finanziario di cui difficilmente a breve si vedrà la fine, specialmente coi tempi non proprio celeri dei processi nel nostro Paese.

 

Costretta a riprendere in mano la gestione di un asset che sembrava ormai ceduto, Mediaset non vedeva più come affrontabile una guerra col gigante, una guerra che non avrebbe mai potuto vincere dato che il rapporto nel numero di abbonati è oltre 3:1 in favore di SKY. Ovviamente però c’erano ancora 2 stagioni di diritti TV del calcio, Serie A e Champions League, da gestire (2016-2017 e 2017-2018). Ebbene le due stagioni sono arrivate ormai al termine, ultimo appuntamento come detto prevista a fine mese con la finale della “Coppa dalle grandi orecchie” (che sarà comunque trasmessa anche in chiaro su Canale 5).

IL FUTURO PROSSIMO – E allora ecco, dopo questo lungo excursus storico, che cosa ci riserverà il futuro della televisione a pagamento in Italia. Il 30 marzo scorso viene siglato l’armistizio storico: Piersilvio Berlusconi e Andrea Zappia firmano l’accordo che chiude un’epoca televisiva iniziata nel 2005. Mediaset torna a vestire i panni dell’editore di canali pay (esattamente come fa Eurosport dal 2003) e si impegna a portare su SKY i suoi canali Premium di cinema e Serie TV. In più, mette a disposizione di SKY le sue frequenze del digitale terrestre (che Mediaset possiede tramite la sua controllata Ei Towers) per permettere a SKY di lanciare una sua offerta a pagamento anche sul digitale terrestre. Un accordo che frutterà al Biscione una cifra fino a 70 milioni di euro l’anno. Ovviamente data la scarsa disponibilità di banda terrestre rispetto a quella satellitare, si tratterà di un’offerta ridotta rispetto a quella tradizionale via satellite, naturalmente a un prezzo inferiore (non ancora definito).

Ed eccoci dunque al presente: cosa cambia allora per chi è abbonato al pacchetto Sport di SKY? Sostanzialmente niente ma cambia parecchio per quelli che invece non sono (ancora) abbonati…

LA VETRINA DI LUSSO – SKY si prepara a lanciare la sua offerta a pagamento sul DTT e per invogliare gli attuali o ex abbonati di Mediaset Premium a sottoscriverla offre fino al 1° luglio un canale provvisorio con il meglio della sua offerta sportiva denominato “SKY Sport Vetrina DTT” in modalità gratuita (free-to-view). Questa settimana grande spazio alla diretta del Masters 1000 di Madrid con questi orari:

  • mercoledi 9/5: dalle 13:30 a fine giornata
  • giovedì 10/5: dalle 13:30 alle 20:00
  • sabato 12/5: dalle 21:00 (seconda semifinale)
  • domenica 13/5: dalle 18:30 (finale)

Prevedibile un’ampia copertura anche per il torneo maschile degli Internazionali d’Italia la prossima settimana.

*Potete trovare la programmazione completa del torneo spagnolo (maschile e femminile) a questo indirizzo.

COME ABILITARE LA VISIONE DI SKY SPORT VETRINA DTT e SKY UNO VETRINA DTT

Per accedere all’offerta di SKY Vetrina sono necessari:

  • una tessera Mediaset Premium (anche ricaricabile) attiva e non scaduta (NON è però necessario essere abbonati a Mediaset Premium)
  • un decoder o una CAM compatibile con la tessera Mediaset Premium

Questi possono essere acquistati in un qualsiasi negozio di elettronica. Dopo di che bisogna attivare i canali vetrina che resteranno gratuiti e senza impegno fino al 1° luglio per poi cessare le trasmissioni: è possibile attivare i 2 canali recandosi a questo indirizzo o telefonando al numero verde Sky 800 944 444. I canali SKY Vetrina si trovano alla seguente numerazione del digitale terrestre:

  • SKY Uno Vetrina: 318
  • SKY Sport Vetrina: 374 (definizione standard)
  • SKY Sport Vetrina HD : 379 (Alta definizione)

NE RESTERÀ SOLTANTO UNO – Un periodo di transizione dunque, che offre un regalo agli appassionati di sport italiani e che porterà dalla prossima estate all’inizio di una nuova era: il dominio incontrastato di SKY sulla televisione a pagamento in Italia è ormai inevitabile.

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Australian Open

Fognini, basta rimpianti. Giorgi coraggio invece: si può sperare [VIDEO]

MELBOURNE – Prima o poi lei coglierà una grande affermazione. Lui solo qualche exploit

Ubaldo Scanagatta

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Camila Giorgi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

Non ci sono più italiani in gara all’Open d’Australia, sono usciti anche gli ultimi due, i nostri numeri uno, Fabio Fognini per la sesta volta su sei con Carreno Busta, Camila Giorgi per la quinta volta su sei contro Karolina PliskovaMa non sono due sconfitte minimamente paragonabili. Fognini ha perso e giocato male contro un avversario che non giocava bene, ma che evidentemente gli pone dei problemi. Giorgi ha giocato bene contro un’avversaria che ha giocato meglio. E che due anni fa era n.1 del mondo e sembra tornata sui suoi migliori livelli.

Non so se Fognini abbia dei rimpianti. Io sul suo conto non ce li ho perché ormai non mi illudo più. Lui è così. Può giocare bene una volta, battere anche un ottimo tennista come ha fatto più di una volta (3 volte Murray, tre volte Nadal, tanto per dire) ma nei grandi appuntamenti quando si pensa che potrebbe farcela fallisce quasi sempre, entra in campo come se fosse preso da una tensione insopportabile – anche se magari non lo dà a vedere come quando andava subito in escandescenze – e in un balletto consente all’avversario di salire in cattedra e di giocare più tranquillo. È un vero maestro… nel complicarsi le cose, fermo restando che è il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni e che certo non fa apposta.

Poi magari ha un bello sprazzo di tennis, quello che saprebbe giocare e che sarebbe anche bellissimo da vedere – lo è, lo è – vince il terzo set quando ormai nessuno più se lo aspetta, va avanti 3-0 nel quarto e sembra aver riacciuffato una partita compromessa, ma di nuovo sul 3-1 si rituffa nel niente iniziale, in una caterva di errori che paiono di pigrizia perché quasi non si muove preferendo tirare un dritto da fermo. Risale da uno 0-40 regalato al 40 pari grazie al talento che per la qualità dei colpi nessuno può discutere, dopo di che la testa di nuovo gli va in tilt, regala altri due punti, e consente a Carreno Busta che era già sottoterra di tornare a respirare. In sala stampa altri italiani dicono, scuotendo la testa: “Purtroppo è il solito Fognini”.

Così come è… la solita Giorgi… Camila. Già perché gioca infatti una partita bellissima, che riscuote applausi a scena aperta e perfino da Karolina Pliskova che in conferenza stampa, forse anche perché incalzata un tantino dal sottoscritto, ne magnifica le lodi, e lei dice: “Mah, avrei preferito giocare male e vincere” e fin qui ci sta per carità, ma poi aggiunge “Non sono delusa, ma non basta giocare bene… non provo una particolare emozione” dice con la voce di sempre, senza un cambio di tono, di entusiasmo. Quell’entusiasmo che noi cerchiamo invano di trasmetterle: “Ma dai, hai giocato alla pari con una che era n.1 del mondo solo due anni fa e potrebbe tornare ad esserlo alla fine di questo torneo!”

E lei: “A me però non cambia niente”. Calma piatta, emozione zero. Chissà, magari è così che si diventa campionesse un giorno. Certo fra lei e Francesca Schiavone, c’è una bella differenza. Francesca, se di buon umore era un fiume in piena. Ma se di cattivo umore assolutamente insopportabile e spesso anche inutilmente aggressiva. Tutto ciò non significa che una sia meglio dell’altra, o che sia preferibile parlare con l’una o l’altra. Con Francesca, per la verità, infatti spesso era meglio non parlarci affatto. E con Camila, per motivi opposti, talvolta è perfino inutile cercare di andare alle sue conferenze per cercare di strappargli con il cavatappi qualche battuta. I titoli per gli articoli difficilmente lei li dà. In questo senso invece Francesca spesso li dava.  

La Pliskova di certo ha mostrato, parlando a mille all’ora, quasi fosse ancora sotto l’adrenalina della gara appena vinta, non ha invece avuto il minimo problema a sottolineare come si sia resa conto che si è trattato di un grande match, di grande qualità (qui le sue dichiarazioni). E ha concluso con grande serenità che in effetti non sono tante le giocatrici capaci di tirare così forte come Camila e alla fine ammonisce – quando io le faccio presente che in fondo noi siamo un po’ stupiti del fatto che Camila da un lato riceva certi complimenti e abbia anche già battuto ben 9 top-ten ma al contempo non sia mai ancora riuscita a salire più del 27mo posto nel ranking WTA o a vincere un grandissimo torneo – “Lei ha 27 anni…”. Proprio vero, come vero che Francesca Schiavone sembrava persa per un grandissimo exploit, e invece a 30 anni compiuti vinse il Roland Garros. E Flavia Pennetta? Idem.

Quindi rassegniamoci a non pretendere più troppo da Fabio Fognini, che certo qualche altro exploit ce lo regalerà ma ha anche quasi 32 anni, ma attendiamo con fiducia che Camila Giorgi prima o poi invece la grande affermazione la centri. Ha fiducia lei, abbiamo fiducia noi. O quantomeno io dopo averla vista troppe volte giocare a livelli assolutamente non banali.

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Australian Open

Australian Open: una grande Giorgi non basta, Pliskova agli ottavi

MELBOURNE – Camila Giorgi sfodera una splendida partita, ma si contrae nei momenti importanti e cede in tre set. Ora non ci sono più italiani in singolare

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

[7] Ka. Pliskova b. [27] C. Giorgi 6-4 3-6 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ci è andata vicina, Camila Giorgi, a fare il colpaccio contro la n.7 del seeding Karolina Pliskova, ma purtroppo alla fine la maggiore esperienza e abitudine a questo livello della ceca hanno pesato in maniera decisiva, lasciando la nostra rappresentante, e un buon numero di simpatizzanti italiani qui a Melbourne, con l’amaro in bocca.

Solo un break fa la differenza nel primo parziale, quello ottenuto da Pliskova al quinto game grazie soprattutto a due doppi falli di Camila. La ceca sembra ben inquadrata tatticamente: forza la risposta quando può per trovare il colpo vincente ma non accetta il palleggio ad alta velocità di Giorgi sul quale è in evidente difficolta negli spostamenti. Il servizio di Karolina è come al solito molto efficace, non soltanto con la prima palla veloce e piazzata, ma anche sulla seconda che è molto carica per disturbare una colpitrice come l’italiana.

Con il pubblico della Rod Laver Arena nettamente dalla sua parte (con parecchi spettatori che la incoraggiano in un buon italiano) Camila non si perde d’animo e parte alla grande nel secondo set: Karolina non rallenta i suoi scambi e sul bum-bum da fondocampo è Camila a far valere le sue doti di colpitrice sopraffina. Giorgi sprinta subito sul 3-0, poi entra nella sua modalità “creatore” nella quale fa e disfa tutto da sola, anche Pliskova gioca decisamente bene. Nel game del 4-2 commette 3 errori clamorosi da fondo, un doppio fallo e altri tre gratuiti. Ma sul 5-3 Camila conquista uno splendido game, nel quale tutte e due giocano benissimo e al terzo set point pareggia i conti mandando il match al terzo set.

Lo spettacolo continua, nessuna delle protagoniste vuole cedere di un centimetro. Giorgi deve incassare un game durissimo sull’1-2: 13 minuti, 18 punti giocati, quattro palle game per Camila che però alla quinta palla break mette fuori il colpo che dà il break a Pliskova. È la chiave di volta del match: Karolina al servizio è una roccia, da fondo ormai è consapevole che deve comandare riesce ad uscire vincente anche dagli scambi nei quali Giorgi comincia a mostrare segni di nervosismo. Nei game finali Giorgi lascia andare il braccio, estrae dal cilindro alcuni colpi da highlight, ma quando dopo due ore e 11 minuti di gioco il suo 53 esimo errore (non mi viene proprio di chiamarlo gratuito) vola oltre la linea di fondo è Pliskova che può stringere i pugni e festeggiare verso Conchita Martinez nel suo angolo.

Davvero un peccato per Camila Giorgi, che ha giocato un gran match, ma alla fine si è contratta nei punti decisivi (quelli di quel game infinito) vedendosi sfuggire di mano una bella chance di arrivare agli ottavi contro una Muguruza tutt’altro che imbattibile. La stessa Pliskova ha sottolineato in conferenza stampa l’ottima prestazione di Camila: ”Mi ha messo un sacco di pressione. Non è facile giocare contro una giocatrice così, perché è davvero molto potente. Non sempre ero in grado di reagire ai suoi colpi”. Stuzzicata dal Direttore, la ceca ha poi allargato la propria riflessione sulla tennista azzurra. “Penso che sia migliorata negli ultimi due o tre anni. Ci avevo già giocato prima e aveva veramente tantissimi alti e bassi. Poteva commettere moltissimi errori e fare venti doppi falli in una partita. Ora è migliorata e infatti era testa di serie qui. Può essere pericolosa per molte giocatrici, ma deve essere ancora più costante”.

Il tabellone femminile

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Australian Open

Il mondo di Lorenzo Musetti, primo favorito dell’Australian Open dei piccoli

Intervista al 16enne di Carrara, tra i maggiori prospetti del tennis italiano. Il suo è un gioco vario, fantasioso, quasi d’altri tempi: sta ancora studiando il salto tra i pro, ma ha già una routine da professionista

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Lorenzo Musetti - US Open junior 2018

Lorenzo Musetti è senza dubbio una delle maggiori speranze del tennis azzurro. Nativo di Carrara, si allena vicino a La Spezia allo Junior Tennis San Benedetto sotto l’egida di coach Simone Tartarini, che lo segue sin da quando era bambino, e a Tirrenia con il programma federale. Nella sua carriera c’è anche molto del Park Tennis Club di Genova, che per primo ha creduto in lui tesserandolo all’età di soli 12 anni e per il quale ha giocato la Serie A quest’anno senza mai perdere un singolo (battendo anche Berrettini junior, n. 430 ATP).

Dotato di un tennis esplosivo e d’attacco, Lorenzo è un classe 2002: 16 anni e già un 2018 da incorniciare, con i successi agli U18 di Firenze e Salsomaggiore, i quarti a Wimbledon Junior e soprattutto la finale agli US Open Junior persa in tre set contro Thiago Seyboth Wild, maggiore di lui di due anni, più forte e più potente e soprattutto con un ranking ATP al n. 464. Musetti invece, che vanta due sole presenze in tornei ITF – due sconfitte a Pontedera, a pochi passi da casa, nel 2017 e nel 2018 – deve ancora conquistare il suo primo ATP.

Non c’è fretta, però, con le porte del circuito juniores ancora aperte. Lo US Open dello scorso anno, a detta dello stesso Lorenzo, è stata l’esperienza più emozionante della sua giovanissima carriera: “Ho vissuto delle sensazioni che non avevo mai provato” ci racconta, e non stentiamo a crederci perché è riuscito nell’impresa di inanellare cinque vittorie consecutive nel tabellone principale del torneo, inclusa la semifinale contro l’americano Brooksby che ha letteralmente dominato dall’inizio alla fine.

 

Anche se non sa ancora se considerarsi un tennista professionista, sicuramente sta lavorando duro per diventarlo e il suo programma di allenamento è quello di un professionista. La sua giornata abituale prevede la sveglia alle 7.20, una sessione in palestra alle 8.30 e dalle 11 alle 13 circa allenamento sul campo da tennis; quindi una pausa per il pranzo e ancora in campo dalle 15 alle 18, orario in cui inizia a studiare, fin verso le 20. Un programma molto intenso, che sta portando i suoi frutti. Ci svela che sta allenando principalmente il servizio, per rendere il suo gioco pericoloso già dall’inizio del punto: per essere competitivo a questi livelli è un’arma a cui non si può più rinunciare. Il dritto funziona alla grande, così come il gioco di volo, ma è l’intelligenza tattica di Lorenzo a stupire, una certa maturità nell’approccio alla partita – soprattutto se si pensa che ha solo 16 anni – che gli consente di portare a casa incontri che altri suoi coetanei non sono ancora in grado di vincere.

La preparazione fisica rimane uno dei nodi da sciogliere, perché è necessario potenziare la massa muscolare per acquisire più potenza e peso sui colpi, per cui ci sta lavorando molto. E l’aspetto mentale? Su quello non ho ancora iniziato, ma se proseguirò in questo percorso e diventerò a tutti gli effetti un professionista del circuito maggiore sarà un lato da curare maggiormente. La pressione nella vita di un professionista c’è sicuramente, ma è un aspetto a cui i tennisti sono abituati e in qualche misura imparano a conviverci”.

Quanto alla programmazione di quest’anno le idee sono abbastanza chiare: Farò i tornei Slam juniores e poi mi dedicherò ad attività transition e challenger”. Sì, perché con l’introduzione del Transition Tour e la rivoluzione dei tornei Futures i giovani tennisti come Lorenzo dovrebbero essere favoriti nel delicato momento dell’ingresso tra i professionisti.

EXTRA-TENNIS – Lorenzo pare un ragazzo serio e tranquillo, centrato, a domanda risponde senza farneticazioni né vanesie e senza spendere troppe parole. È conciso e va dritto al punto, dote che speriamo possa definitivamente accorpare al suo tennis. Fuori dal campo invece? Come potete immaginare non ho tanto tempo libero e sono spesso lontano da casa, in giro per il mondo per i tornei. Studio privatamente al liceo linguistico, con questa programmazione era impossibile riuscire a frequentare la scuola normalmente come fanno i miei coetanei, però mi piacciono molto le lingue straniere. Quando posso cerco di svagarmi e di uscire con i miei amici. Oltre ai ragazzi conosciuti per via del tennis ho anche altri amici al di fuori del contesto sportivo, quelli dell’infanzia soprattutto. Non ho però una fidanzata, penso sia difficile avere un rapporto serio e stabile a questa età. Vedremo in futuro…”.

La sua maturità traspare nettamente quando gli chiediamo se è un peso per lui passare tanto tempo lontano da casa. Mi ci sono abituato ormai, anche se la lontananza da casa un po’ pesa sempre… quando torno mi piace anche giocare a tennis con mio padre, è lui che mi ha trasmesso la passione per questo sport, lui mi avviato alla competizione, la mia famiglia mi sostiene e mi accompagna in giro, nei limiti del possibile“. E soprattutto non ha mai pensato di mollare, né ha mai smesso di credere nel sogno per raggiungere il quale deve ancora fare molta strada: Ci ho sempre creduto, non ho mai avuto questo tipo di problemi“. 

La grinta e la voglia di provarci seriamente sembrano effettivamente doti che gli appartengono naturalmente, unite a una capacità di variare il gioco, una fantasia “all’italiana” che lo rendono competitivo anche con giocatori più forti di lui sul piano fisico. Diciamocelo, è un piacere per gli occhi vedere all’opera un giocatore così. Se ancora non vi è capitato di vederlo giocare e siete curiosi, l’Australian Open junior è pronto a cominciare: tra i favoriti, addirittura accreditato della prima testa di serie, ci sarà anche Lorenzo Musetti. Il 16enne di Carrara esordirà attorno alle 3 di notte italiane contro la wild card locale Tai Sach, suo coetaneo

Paola Farina

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