Madrid: Sharapova c’è, Halep da una Pliskova all’altra. Muguruza out

Grande Maria contro Mladenovic. 15esima vittoria consecutiva a Madrid per Halep. Con la sconfitta di Wozniacki rimane n.1. Passano Pliskova e Kvitova, Dasha fa fuori Muguruza

Madrid: Sharapova c’è, Halep da una Pliskova all’altra. Muguruza out
Maria Sharapova - Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

dal nostro inviato a Madrid

MARIA ABBATTE KIKI – Sharapova, quella vera e non la versione sbiadita post squalifica vista sino a questo torneo di Madrid, è tornata. Questa la conclusione da trarre dopo una meravigliosa prova da parte della russa, capace di annichilire la ventiduesima giocatrice al mondo, che pure tantissimo teneva alla partita odierna. Una Maria tirata a lucido fisicamente, rapida negli spostamenti (in qualunque direzione), efficace al servizio (chiuderà con 9 ace e il 68% di punti vinti nei propri turni di servizio) e abile a tirare colpi veloci, a fil di rete e molto profondi. Ma, soprattutto, in questo torneo ha dato l’impressione di essere animata dalla gran voglia di tornare la protagonista assoluta che è stata in passato. Queste le sensazioni suscitate da una bellissima prova di Maria, che non va dimenticato, tra le giocatrici in attività detiene la percentuale sulla terra rossa di successi in rapporto ai match giocati inferiore solo a quella di Serena Williams.

 

Questo era l’ottavo di finale che suscitava maggiori curiosità: per la nota rivalità tra le due giocatrici – Mladenovic fu la prima, delle varie colleghe che poi si accodarono, a schierarsi contro le wild card date a Maria dopo la sua squalifica per doping – e per il grande valore che aveva il match per entrambe. Kiki qui difendeva i 650 punti della finale conquistata l’anno scorso, Maria aveva invece l’occasione di tornare a giocare un quarto di un Premier Mandatory, un traguardo mai più raggiunto da Sharapova, da quando nell’aprile 2017 è rientrata nel circuito, in un torneo di questa o di maggiore importanza. Si avverte persino nell’aria che si respira nell’Arantxa Sanchez, la tensione e la rivalità tra le due giocatrici. Parte meglio la francese, che dopo un lungo gioco di sette minuti, strappa il servizio a Maria: Mladenovic sale cosi sul 3-1, ma la russa non ci sta e controbrekka Kiki, salendo sul 4-3. Due doppi falli consecutivi della transalpina, sul 30 pari dell’ottavo gioco, mandano però a servire per il set Sharapova. Nel nono game, l’ex numero 1 del mondo, impressionante per come si muove bene sul campo, anche negli spostamenti in avanti, guadagna due set point, ma Kiki è brava ad annullarli facendo cadere in errore la russa. Il terzo, però, è quello buono: Sharapova chiude con un ace e fa partire un “come on” che rimbomba nell’Arantxa Sanchez per un bel po’.

La partita è molto piacevole, non solo agonisticamente: non si vedono soltanto (e non mancano, anzi!) ‘occhiatacce’ o sguardi di sfida, ma anche tanti vincenti e, più in generale, colpi profondi e tirati a filo di rete. Il secondo set è più bello del primo: Kiki è brava a riprendersi dopo il filotto di cinque game consecutivi persi che le erano costati il primo parziale. La francese è brava ad annullare con un servizio vincente una pericolosa palla break nel primo gioco del secondo parziale. Il settimo game è quello della svolta: Maria spara una incredibile serie di fendenti che atterrano sulla riga, costringendo puntualmente all’errore Kiki: si procura tre palle break, la terza delle quali, si rivela la giusta per brekkare Mladenovic. Sharapova chiude due giochi dopo e conquista, in un’ora e trentatre minuti, l’accesso ai quarti dove l’attende un’avversaria per lei inedita, Kiki Bertens, 20 WTA.

SIMONA SUPERA UNA PLISKOVA E… – La giornata dedicata agli ottavi del singolare femminile (a Madrid la finale si gioca il sabato) si è aperta sul Manolo Santana con la partita di Simona Halep, che affrontava la qualificata ceca Kristyna Plyskova, 94 WTA. La numero 1 al mondo e vincitrice delle ultime due edizioni del Mutua Madrid Open, aveva già affrontato due volte la sorella gemella meno forte tennisticamente (almeno sinora) di Karolina, vincendo e non perdendo nemmeno un set in ambo i precedenti. Sul Manolo Santana si è rispettato il copione degli head to head: dopo un primo set dominato in 25 minuti, la rumena ha faticato un po di più nel secondo set, nel quale ha dovuto annullare complessivamente cinque palle break alla ceca, prima di strapparle il servizio nel corso del nono game. Simona in 1 ora e 15 minuti ha avuto la meglio col punteggio di 6-1 6-4, guadagnando per la quarta volta i quarti a Madrid e ottenendo la 15esima vittoria consecutiva alla Caja Magica.

NE TROVA UN’ALTRA – Il terzo turno tra le teste di serie più vicine (6 vs 9) a questo punto del torneo, si risolve in favore di Karolina Pliskova, che raggiunge così i quarti del WTA di Madrid. Terzo confronto tra la sopracitata vincitrice su Azarenka ieri ben oltre la mezzanotte e Sloane Stephens, tornata ad esprimersi su ottimi livelli come dimostra l’affermazione a Miami e la classifica (top 10). L’americana è avanti per 2-0 nei precedenti incontri, mai disputati però su terra. L’incontro non è per “pedalatori” alla Ferrer, gli scambi scorrono via veloci: due break, uno per parte, conditi da più errori che vincenti. Ad avere la peggio nel primo set è Stephens, che col rovescio ne mette più fuori che dentro e permette alla ceca di fortificare il vantaggio e conquistare il primo set grazie a tre break filati. Pliskova che non ha brillato col gioco se non con sporadiche soluzioni, ma ha sapientemente raccolto i diversi regali sotto forma di colpi fuori misura della tennista statunitense. Statistiche impietose per Sloane: 27% di punti vinti con la prima, 14 con la seconda e 15 punti vinti su 46 totali. Inevitabile l’ingresso del coach in campo per lei. Incontro che riparte con Pliskova che continua a tessere la sua trama tra palleggio profondo, angoli e accelerazioni lungolinea; Stephens, più paziente e produttiva con la battuta, ottiene due palle break, che non trasforma. Partita che si trascina, non decollando sul piano dello spettacolo, né su quello del pathos. Il break subìto da Stephens nel quinto gioco indirizza definitivamente la partita, con la ceca brava e cinica in ogni secondo del match. Pliskova chiude la pratica in meno di un’ora contro una Stephens non pervenuta quest’oggi. Ai quarti di finale sfiderà la numero uno Halep.

SEMPRE SOLIDA PETRA – Petra Kvitova conferma di essere in un grande momento di forma. La due volte campionessa di Wimbledon accede ai quarti, ottenendo l’ottava vittoria consecutiva e la decima nelle ultime undici partite giocate sulla terra: la settimana scorsa aveva vinto il torneo di casa a Praga e in Fed Cup aveva vinto entrambi i singolari (l’unica sconfitta è arrivata dalla Kerber a Stoccarda). Oggi aveva un ostacolo tutt’altro che facile: Kontaveit, 29 WTA, era reduce dalla semifinale a Stoccarda e qui a Madrid aveva già eliminato Venus Williams. Non solo: l’unico precedente tra le due, l’anno scorso a Cincinnati, era stato vinto in 3 set da Petra. Ne è venuta fuori una partita equilibrata, a tratti bella: Kvitova, due volte vincitrice del torneo di Madrid (2011 e 2015), sostenuta da una buona manciata di rumorosi sostenitori cechi, è stata brava a non mollare di fronte all’estone, uscita dal campo a testa alta. Kvitova parte meglio e stacca l’avversaria, ma al momento di servire per il set, si fa rimontare. Si arriva al tie-break e in quel frangente è più brava l’estone. Le fatiche delle ultime settimane e il modo in cui aveva perso un set quasi vinto, potevano fare uscire dal match Petra: ma in questo periodo la ceca ha tanta fame di vittorie, come si è visto e sentito in tante circostanze dopo nei punti ottenuti. Nel secondo e terzo set la numero 10 del mondo sale di livello. Anett lotta, ma alla lunga nulla può davanti agli anticipi e alla maggiore potenza della sua avversaria. Petra le rifila nei parziali successivi due 6-3 consecutivi e, dopo 2 ore e 15 minuti, può alzare le mani al cielo: è ai quarti, dove affronterà Daria Kasatkina.

NIENTE NUMERO 1 PER CAROLINE – Wozniacki rimanda la corsa al primo posto del ranking subendo una pesante sconfitta, nemmeno così inaspettata, se non nelle nette proporzioni con le quali è arrivata. Caroline aveva vinto, senza perdere un set, tutti e tre i precedenti contro Kiki Bertens (numero 20 del mondo), una tennista molto competitiva sulla terra, dove ha vinto cinque titoli – l’ultimo dei quali su quella verde di Charleston e dove l’anno scorso fu capace di arrivare ai quarti a Madrid e in semi a Roma. Una differenza di rendimento sul rosso – Caroline, pur essendo stata una numero 1 e avendo vinto 14 titoli, sulla terra non trionfa dal piccolo torneo di Bruxelles, nel 2011 – che faceva presagire la giornata difficile nella quale la numero 2 del mondo sarebbe potuta incappare. In effetti, Bertens è stata sempre padrona del campo, travolgendo Wozniacki appena ne aveva la possibilità (la danese ha conquistato appena il 30% dei punti con la seconda). Pochissimo da raccontare su una partita dominata dall’inizio alla fine. All’olandese è bastata appena un’ora di gioco per conquistare per il secondo anno consecutivo i quarti a Madrid, domani affronterà Sharapova.

SARÀ KVITOVA VS KASATKINA – Garbine Muguruza si lancia alla scoperta dei turni sconosciuti del Mutua Madrid Open (per la prima volta in carriera avanza oltre il secondo turno) incontrando la russa Daria Kasatkina, recentemente sconfitta dalla nostra Jasmine Paolini, in un match che si preannuncia teso vista l’importanza della posta in palio. Nel primo set la partita non prende decisamente la direzione di nessuna delle due giocatrici, perché se è vero che le prime palle break sono in favore di Muguruza (non trasformate) è altrettanto vero che Kasatkina non mostra alcun timore reverenziale. Anzi, risponde colpo su colpo, si conquista occasioni nei turni di battuta dell’avversaria, che inizialmente non sfrutta ma che nel sesto gioco le danno il vantaggio sufficiente per prendersi il primo set. L’inizio della seconda frazione di Garbine è promettente, va subito avanti e sembra essere in controllo, però poi la mano comincia inspiegabilmente a tremare ed in un baleno tutto si complica. Daria rialza imperiosamente la testa e ammutolisce il pubblico iberico, si porta sul 4-2 mettendo all’angolo una confusa e fallosa Muguruza apparentemente prendendo in mano il match. La russa però non ha tenuto conto della “variabile” Sumik, che rincuora la sua pupilla e la trasforma in una leonessa che assale l’avversaria alla giugulare, infilando quattro giochi di fila e riequilibrando il match. Sembra che tutto preluda all’ennesima vittoria di Muguruza al terzo set, ma Kasatkina decide di guastare la festa, resiste con caparbietà e conquista un break fondamentale nel quarto gioco, immediatamente confermato lasciando solo un quindici alla nuovamente smarrita Garbine. Il sesto game potrebbe essere nuovamente decisivo: dura oltre 20 minuti, vede 28 punti giocati ed un’alternanza di vincenti spettacolari e di errori che neanche nei tornei di quarta, e alla fine va ad appannaggio della spagnola nativa di Caracas che rialza la testa. Il break conquistato nel turno successivo potrebbe voler dire lieto fine per la beniamina di casa, ma la combattente di Togliatti non è d’accordo, risorge subitaneamente, si riporta in vantaggio e chiude la partita al primo match point dopo aver salvato una palla per il contro break. Partita altalenante e nervosa che ha nuovamente dimostrato come la tenuta mentale della n° 3 del mondo Muguruza spesso e volentieri sia la sua peggior nemica. Kasatkina è adesso attesa da un altro difficile esame rappresentato da Petra Kvitova.

GARCIA VA DA SUAREZ NAVARRO – Caroline Garcia, 7 WTA, e Julia Georges, 12 WTA, si erano affrontate una sola volta, a Pechino nel 2016, quando a imporsi era stata in tre set la francese. Un ottavo di un così alto livello medio meritava forse uno scenario più confortevole del campo 4, uno dei terreni di gioco del ground della Caja Magica, ma gli organizzatori hanno legittimamente preferito privilegiare la spagnola Suarez Navarro. In ogni caso la francese ha confermato i passi avanti fatti vedere a Stoccarda, dove aveva raggiunto la prima semifinale stagionale, incrementando un bilancio vinte/perse che prima di Madrid segnava un modesto 13/9. Caroline parte bene, strappando il servizio nel secondo game a Georges ed è poi brava a salvare una palla break, sia nel terzo che nel quinto gioco, prima di chiudere 6-2 al sesto set point, dopo 38 minuti di partita. Georges, dopo la sola Karolina Pliskova, conduce la classifica degli ace realizzati nel 2018, ma oggi il fondamentale del servizio non l’aiuta abbastanza (appena il 43% di punti conquistati con la seconda). Nel secondo set, tuttavia, entrambe le giocatrici, nei primi nove giochi, conservano facilmente il servizio (solo una volta, senza dover annullare palle break, Georges deve ricorrere ai vantaggi). Nel decimo gioco si interrompe la serie: Caroline trasforma il secondo match point e accede per la seconda volta in carriera ai quarti di Madrid, dove affronterà la beniamina di casa Carla Suarez Navarro. Dopo l’emozionante sfida, che aveva infiammato il pubblico madrileno, vinta ieri contro Svitolina per 6-4 al terzo, ‘Carlita’ ha superato la prova del nove, battendo, ancora una volta per 6-4 al set decisivo, la qualificata statunitense Bernarda Pera.

con la collaborazione di Corrado Boscolo e Andrea Franchino

Risultati:

[1] S. Halep b. [Q] Kr. Pliskova 6-1 6-4
[6] Ka. Pliskova b. [9] S. Stephens 6-2 6-3
K. Bertens b. [2] C. Wozniacki 6-2 6-2
C. Suarez Navarro b. [Q] B. Pera 2-6 6-2 6-4
[7] C. Garcia b. [11] J. Goerges 6-2 6-4
[10] P. Kvitova b. A. Kontaveit 6-7(4) 6-3 6-3
M. Sharapova b. K. Mladenovic 6-3 6-4
[14] D. Kasatkina b. [3] G. Muguruza 6-2 4-6 6-3

Il tabellone femminile

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