Madrid: Sharapova c’è, Halep da una Pliskova all’altra. Muguruza out – Ubitennis

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Madrid: Sharapova c’è, Halep da una Pliskova all’altra. Muguruza out

Grande Maria contro Mladenovic. 15esima vittoria consecutiva a Madrid per Halep. Con la sconfitta di Wozniacki rimane n.1. Passano Pliskova e Kvitova, Dasha fa fuori Muguruza

Ferruccio Roberti

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dal nostro inviato a Madrid

MARIA ABBATTE KIKI – Sharapova, quella vera e non la versione sbiadita post squalifica vista sino a questo torneo di Madrid, è tornata. Questa la conclusione da trarre dopo una meravigliosa prova da parte della russa, capace di annichilire la ventiduesima giocatrice al mondo, che pure tantissimo teneva alla partita odierna. Una Maria tirata a lucido fisicamente, rapida negli spostamenti (in qualunque direzione), efficace al servizio (chiuderà con 9 ace e il 68% di punti vinti nei propri turni di servizio) e abile a tirare colpi veloci, a fil di rete e molto profondi. Ma, soprattutto, in questo torneo ha dato l’impressione di essere animata dalla gran voglia di tornare la protagonista assoluta che è stata in passato. Queste le sensazioni suscitate da una bellissima prova di Maria, che non va dimenticato, tra le giocatrici in attività detiene la percentuale sulla terra rossa di successi in rapporto ai match giocati inferiore solo a quella di Serena Williams.

Questo era l’ottavo di finale che suscitava maggiori curiosità: per la nota rivalità tra le due giocatrici – Mladenovic fu la prima, delle varie colleghe che poi si accodarono, a schierarsi contro le wild card date a Maria dopo la sua squalifica per doping – e per il grande valore che aveva il match per entrambe. Kiki qui difendeva i 650 punti della finale conquistata l’anno scorso, Maria aveva invece l’occasione di tornare a giocare un quarto di un Premier Mandatory, un traguardo mai più raggiunto da Sharapova, da quando nell’aprile 2017 è rientrata nel circuito, in un torneo di questa o di maggiore importanza. Si avverte persino nell’aria che si respira nell’Arantxa Sanchez, la tensione e la rivalità tra le due giocatrici. Parte meglio la francese, che dopo un lungo gioco di sette minuti, strappa il servizio a Maria: Mladenovic sale cosi sul 3-1, ma la russa non ci sta e controbrekka Kiki, salendo sul 4-3. Due doppi falli consecutivi della transalpina, sul 30 pari dell’ottavo gioco, mandano però a servire per il set Sharapova. Nel nono game, l’ex numero 1 del mondo, impressionante per come si muove bene sul campo, anche negli spostamenti in avanti, guadagna due set point, ma Kiki è brava ad annullarli facendo cadere in errore la russa. Il terzo, però, è quello buono: Sharapova chiude con un ace e fa partire un “come on” che rimbomba nell’Arantxa Sanchez per un bel po’.

 

La partita è molto piacevole, non solo agonisticamente: non si vedono soltanto (e non mancano, anzi!) ‘occhiatacce’ o sguardi di sfida, ma anche tanti vincenti e, più in generale, colpi profondi e tirati a filo di rete. Il secondo set è più bello del primo: Kiki è brava a riprendersi dopo il filotto di cinque game consecutivi persi che le erano costati il primo parziale. La francese è brava ad annullare con un servizio vincente una pericolosa palla break nel primo gioco del secondo parziale. Il settimo game è quello della svolta: Maria spara una incredibile serie di fendenti che atterrano sulla riga, costringendo puntualmente all’errore Kiki: si procura tre palle break, la terza delle quali, si rivela la giusta per brekkare Mladenovic. Sharapova chiude due giochi dopo e conquista, in un’ora e trentatre minuti, l’accesso ai quarti dove l’attende un’avversaria per lei inedita, Kiki Bertens, 20 WTA.

SIMONA SUPERA UNA PLISKOVA E… – La giornata dedicata agli ottavi del singolare femminile (a Madrid la finale si gioca il sabato) si è aperta sul Manolo Santana con la partita di Simona Halep, che affrontava la qualificata ceca Kristyna Plyskova, 94 WTA. La numero 1 al mondo e vincitrice delle ultime due edizioni del Mutua Madrid Open, aveva già affrontato due volte la sorella gemella meno forte tennisticamente (almeno sinora) di Karolina, vincendo e non perdendo nemmeno un set in ambo i precedenti. Sul Manolo Santana si è rispettato il copione degli head to head: dopo un primo set dominato in 25 minuti, la rumena ha faticato un po di più nel secondo set, nel quale ha dovuto annullare complessivamente cinque palle break alla ceca, prima di strapparle il servizio nel corso del nono game. Simona in 1 ora e 15 minuti ha avuto la meglio col punteggio di 6-1 6-4, guadagnando per la quarta volta i quarti a Madrid e ottenendo la 15esima vittoria consecutiva alla Caja Magica.

NE TROVA UN’ALTRA – Il terzo turno tra le teste di serie più vicine (6 vs 9) a questo punto del torneo, si risolve in favore di Karolina Pliskova, che raggiunge così i quarti del WTA di Madrid. Terzo confronto tra la sopracitata vincitrice su Azarenka ieri ben oltre la mezzanotte e Sloane Stephens, tornata ad esprimersi su ottimi livelli come dimostra l’affermazione a Miami e la classifica (top 10). L’americana è avanti per 2-0 nei precedenti incontri, mai disputati però su terra. L’incontro non è per “pedalatori” alla Ferrer, gli scambi scorrono via veloci: due break, uno per parte, conditi da più errori che vincenti. Ad avere la peggio nel primo set è Stephens, che col rovescio ne mette più fuori che dentro e permette alla ceca di fortificare il vantaggio e conquistare il primo set grazie a tre break filati. Pliskova che non ha brillato col gioco se non con sporadiche soluzioni, ma ha sapientemente raccolto i diversi regali sotto forma di colpi fuori misura della tennista statunitense. Statistiche impietose per Sloane: 27% di punti vinti con la prima, 14 con la seconda e 15 punti vinti su 46 totali. Inevitabile l’ingresso del coach in campo per lei. Incontro che riparte con Pliskova che continua a tessere la sua trama tra palleggio profondo, angoli e accelerazioni lungolinea; Stephens, più paziente e produttiva con la battuta, ottiene due palle break, che non trasforma. Partita che si trascina, non decollando sul piano dello spettacolo, né su quello del pathos. Il break subìto da Stephens nel quinto gioco indirizza definitivamente la partita, con la ceca brava e cinica in ogni secondo del match. Pliskova chiude la pratica in meno di un’ora contro una Stephens non pervenuta quest’oggi. Ai quarti di finale sfiderà la numero uno Halep.

SEMPRE SOLIDA PETRA – Petra Kvitova conferma di essere in un grande momento di forma. La due volte campionessa di Wimbledon accede ai quarti, ottenendo l’ottava vittoria consecutiva e la decima nelle ultime undici partite giocate sulla terra: la settimana scorsa aveva vinto il torneo di casa a Praga e in Fed Cup aveva vinto entrambi i singolari (l’unica sconfitta è arrivata dalla Kerber a Stoccarda). Oggi aveva un ostacolo tutt’altro che facile: Kontaveit, 29 WTA, era reduce dalla semifinale a Stoccarda e qui a Madrid aveva già eliminato Venus Williams. Non solo: l’unico precedente tra le due, l’anno scorso a Cincinnati, era stato vinto in 3 set da Petra. Ne è venuta fuori una partita equilibrata, a tratti bella: Kvitova, due volte vincitrice del torneo di Madrid (2011 e 2015), sostenuta da una buona manciata di rumorosi sostenitori cechi, è stata brava a non mollare di fronte all’estone, uscita dal campo a testa alta. Kvitova parte meglio e stacca l’avversaria, ma al momento di servire per il set, si fa rimontare. Si arriva al tie-break e in quel frangente è più brava l’estone. Le fatiche delle ultime settimane e il modo in cui aveva perso un set quasi vinto, potevano fare uscire dal match Petra: ma in questo periodo la ceca ha tanta fame di vittorie, come si è visto e sentito in tante circostanze dopo nei punti ottenuti. Nel secondo e terzo set la numero 10 del mondo sale di livello. Anett lotta, ma alla lunga nulla può davanti agli anticipi e alla maggiore potenza della sua avversaria. Petra le rifila nei parziali successivi due 6-3 consecutivi e, dopo 2 ore e 15 minuti, può alzare le mani al cielo: è ai quarti, dove affronterà Daria Kasatkina.

NIENTE NUMERO 1 PER CAROLINE – Wozniacki rimanda la corsa al primo posto del ranking subendo una pesante sconfitta, nemmeno così inaspettata, se non nelle nette proporzioni con le quali è arrivata. Caroline aveva vinto, senza perdere un set, tutti e tre i precedenti contro Kiki Bertens (numero 20 del mondo), una tennista molto competitiva sulla terra, dove ha vinto cinque titoli – l’ultimo dei quali su quella verde di Charleston e dove l’anno scorso fu capace di arrivare ai quarti a Madrid e in semi a Roma. Una differenza di rendimento sul rosso – Caroline, pur essendo stata una numero 1 e avendo vinto 14 titoli, sulla terra non trionfa dal piccolo torneo di Bruxelles, nel 2011 – che faceva presagire la giornata difficile nella quale la numero 2 del mondo sarebbe potuta incappare. In effetti, Bertens è stata sempre padrona del campo, travolgendo Wozniacki appena ne aveva la possibilità (la danese ha conquistato appena il 30% dei punti con la seconda). Pochissimo da raccontare su una partita dominata dall’inizio alla fine. All’olandese è bastata appena un’ora di gioco per conquistare per il secondo anno consecutivo i quarti a Madrid, domani affronterà Sharapova.

SARÀ KVITOVA VS KASATKINA – Garbine Muguruza si lancia alla scoperta dei turni sconosciuti del Mutua Madrid Open (per la prima volta in carriera avanza oltre il secondo turno) incontrando la russa Daria Kasatkina, recentemente sconfitta dalla nostra Jasmine Paolini, in un match che si preannuncia teso vista l’importanza della posta in palio. Nel primo set la partita non prende decisamente la direzione di nessuna delle due giocatrici, perché se è vero che le prime palle break sono in favore di Muguruza (non trasformate) è altrettanto vero che Kasatkina non mostra alcun timore reverenziale. Anzi, risponde colpo su colpo, si conquista occasioni nei turni di battuta dell’avversaria, che inizialmente non sfrutta ma che nel sesto gioco le danno il vantaggio sufficiente per prendersi il primo set. L’inizio della seconda frazione di Garbine è promettente, va subito avanti e sembra essere in controllo, però poi la mano comincia inspiegabilmente a tremare ed in un baleno tutto si complica. Daria rialza imperiosamente la testa e ammutolisce il pubblico iberico, si porta sul 4-2 mettendo all’angolo una confusa e fallosa Muguruza apparentemente prendendo in mano il match. La russa però non ha tenuto conto della “variabile” Sumik, che rincuora la sua pupilla e la trasforma in una leonessa che assale l’avversaria alla giugulare, infilando quattro giochi di fila e riequilibrando il match. Sembra che tutto preluda all’ennesima vittoria di Muguruza al terzo set, ma Kasatkina decide di guastare la festa, resiste con caparbietà e conquista un break fondamentale nel quarto gioco, immediatamente confermato lasciando solo un quindici alla nuovamente smarrita Garbine. Il sesto game potrebbe essere nuovamente decisivo: dura oltre 20 minuti, vede 28 punti giocati ed un’alternanza di vincenti spettacolari e di errori che neanche nei tornei di quarta, e alla fine va ad appannaggio della spagnola nativa di Caracas che rialza la testa. Il break conquistato nel turno successivo potrebbe voler dire lieto fine per la beniamina di casa, ma la combattente di Togliatti non è d’accordo, risorge subitaneamente, si riporta in vantaggio e chiude la partita al primo match point dopo aver salvato una palla per il contro break. Partita altalenante e nervosa che ha nuovamente dimostrato come la tenuta mentale della n° 3 del mondo Muguruza spesso e volentieri sia la sua peggior nemica. Kasatkina è adesso attesa da un altro difficile esame rappresentato da Petra Kvitova.

GARCIA VA DA SUAREZ NAVARRO – Caroline Garcia, 7 WTA, e Julia Georges, 12 WTA, si erano affrontate una sola volta, a Pechino nel 2016, quando a imporsi era stata in tre set la francese. Un ottavo di un così alto livello medio meritava forse uno scenario più confortevole del campo 4, uno dei terreni di gioco del ground della Caja Magica, ma gli organizzatori hanno legittimamente preferito privilegiare la spagnola Suarez Navarro. In ogni caso la francese ha confermato i passi avanti fatti vedere a Stoccarda, dove aveva raggiunto la prima semifinale stagionale, incrementando un bilancio vinte/perse che prima di Madrid segnava un modesto 13/9. Caroline parte bene, strappando il servizio nel secondo game a Georges ed è poi brava a salvare una palla break, sia nel terzo che nel quinto gioco, prima di chiudere 6-2 al sesto set point, dopo 38 minuti di partita. Georges, dopo la sola Karolina Pliskova, conduce la classifica degli ace realizzati nel 2018, ma oggi il fondamentale del servizio non l’aiuta abbastanza (appena il 43% di punti conquistati con la seconda). Nel secondo set, tuttavia, entrambe le giocatrici, nei primi nove giochi, conservano facilmente il servizio (solo una volta, senza dover annullare palle break, Georges deve ricorrere ai vantaggi). Nel decimo gioco si interrompe la serie: Caroline trasforma il secondo match point e accede per la seconda volta in carriera ai quarti di Madrid, dove affronterà la beniamina di casa Carla Suarez Navarro. Dopo l’emozionante sfida, che aveva infiammato il pubblico madrileno, vinta ieri contro Svitolina per 6-4 al terzo, ‘Carlita’ ha superato la prova del nove, battendo, ancora una volta per 6-4 al set decisivo, la qualificata statunitense Bernarda Pera.

con la collaborazione di Corrado Boscolo e Andrea Franchino

Risultati:

[1] S. Halep b. [Q] Kr. Pliskova 6-1 6-4
[6] Ka. Pliskova b. [9] S. Stephens 6-2 6-3
K. Bertens b. [2] C. Wozniacki 6-2 6-2
C. Suarez Navarro b. [Q] B. Pera 2-6 6-2 6-4
[7] C. Garcia b. [11] J. Goerges 6-2 6-4
[10] P. Kvitova b. A. Kontaveit 6-7(4) 6-3 6-3
M. Sharapova b. K. Mladenovic 6-3 6-4
[14] D. Kasatkina b. [3] G. Muguruza 6-2 4-6 6-3

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Kvitova soffre, lotta e vince: a Sydney conquista il titolo numero 26

Dopo un primo set da dimenticare, e sotto 3 a 0 nel parziale decisivo, Petra rimonta l’australiana Ashleigh Barty. Secondo trionfo in carriera nel Premier di Sydney

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Petra Kvitova - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5/WC] P. Kvitova A. Barty 1-6 7-5 7-6(3)

Il cuore. La testa. La voglia di non mollare e di lottare su ogni punto. Petra Kvitova (n. 8 WTA) batte l’australiana Ashleigh Barty (n. 15 WTA), conquista il titolo numero 26 della carriera e lo fa al termine di un match lottato e nel corso del quale è stata costretta sempre a rincorrere. Dopo un primo set da dimenticare, Kvitova è stata brava a restare attaccata nel punteggio nel secondo set ed è stata capace di alzare il livello del suo tennis nei momenti decisivi che le hanno consentito di andare a giocarsi il tutto per tutto nel terzo set. E il parziale decisivo non è stato semplice dal momento che si è trovata subito sotto 3 a 0; quando poi è sembrata vicino alla conclusione dell’incontro, non è riuscita a chiudere con due game di servizio a disposizione, avvertendo un calo fisico, che però non le ha impedito di vincere, a suon di accelerazioni vincenti, il tie-break decisivo.

Petra Kvitova in carriera ha disputato 33 finali e ne ha perse solo 7. E dato ancor più significativo: da quando è rientrata nel circuito dopo la terribile aggressione del dicembre 2016 che aveva messo a rischio la sua carriera, non ha mai perso una finale. Quella di Sydney è la settima finale consecutiva vinta dalla ceca bi-campionessa di Wimbledon. L’ottava vittoria consecutiva se si considera la conquista del WTA di Zhuhai avvenuta, però, prima dell’aggressione. “Grazie di tutto – ha detto durante la premiazione una sorridente Kvitova – Ashleigh mi dispiace che tu abbia perso in casa ma sono sicura che un giorno vincerai questo torneo. Buona fortuna per tutto”. Era stata la stessa Barty a congratularsi con l’avversaria poco prima.

 

Il primo set della finale di Sydney è stato tutto a favore dell’australiana: Kvitova non è stata lucida nella gestione dello scambio, è apparsa molto fallosa e al servizio non è riuscita a fare la differenza da fondo. La numero 15 del mondo invece ha coperto bene il campo e letto il gioco dell’avversaria: i gratuiti della ceca hanno iniziato ad aumentare mentre l’australiana si è dimostrata molto solida e capace anche di effettuare delle variazioni nel gioco. Barty, quindi, è apparsa in perfetto controllo del match chiudendo il parziale per 6-1.

Alla ripresa Kvitova ha provato a lasciarsi alle spalle il primo set mettendo più prime in campo e, soprattutto, impostando meglio il gioco nei game di battuta. La ceca ha tentato di incidere anche in risposta; Barty però ha sfruttato bene gli angoli del campo non dando punti di riferimento all’avversaria. L’intensità del match ha iniziato a salire: Kvitova ha trovato fluidità nei colpi mettendo in luce il rovescio, forte e preciso, con il quale aveva dominato la partita di semifinale contro Sasnovich. La numero 15 WTA, però, non si è fatta intimidire e ha rispedito al mittente i tentativi di rimonta da parte della ceca.

Kvitova quindi si è trovata a servire per salvare il match: a questo punto la campionessa Slam ha aumentato la profondità e la potenza dei colpi, ha spolverato le righe e ha trovato interessanti soluzioni con il rovescio che hanno sorpreso l’avversaria. La pressione a questo punto è stata tutta sulle spalle di Barty, che ha accorciato i colpi e ha permesso a Kvitova di dominare lo scambio e conquistare la prima palla break dell’incontro. La numero 8 WTA ha sfruttato l’occasione portandosi a servire per rimandare la contesa del match al set decisivo. Dopo due palle per il set Kvitova ha chiuso per 7 a 5 grazie ad un bellissimo rovescio. È stato questo il colpo che le ha permesso di fare la differenza nel parziale.

Nel terzo set Kvitova ha alternato errori ad ottime soluzioni da fondo e di tocco ed è stata costretta a rincorrere nel parziale, mentre Barty ha ritrovato la fluidità dei colpi del primo set si è portata sul 3 a 0. La ceca, però, non è rimasta passiva e dopo un bellissimo game al servizio ha messo pressione con il suo gioco da fondo recuperando il break e riportando in parità il parziale. Il break che avrebbe potuto concludere l’incontro, però, è arrivato nel nono game: Kvitova ha lottato su ogni punto e grazie a delle risposte molto angolate e profonde ha strappato la battuta all’avversaria. Ma quando si è trovata a servire per il titolo ha subito la rimonta di Barty: il servizio di Kvitova non ha funzionato come in precedenza e alcune imprecisioni hanno rimandato la chiusura dell’incontro.

La ceca ha ritrovato profondità in risposta strappando di nuovo la battuta ma, dopo un punto molto lottato vinto da Barty, è apparsa in affanno e si è piegata più volte sulle gambe. Kvitova, quindi, non ha potuto fare la differenza al servizio, ha aumentato i doppi falli, e il match è arrivato al tie-break decisivo. Con una grande dimostrazione di forza e di voglia di non mollare, Kvitova ha giocato d’esperienza, lasciando andare il braccio e, grazie a molte accelerazioni vincenti e colpi profondi giocati sulle righe, ha chiuso il tie-break per 7 punti a 3.

Grazie ai punti ottenuti in questo torneo da lunedì Kvitova salirà in classifica dalla posizione numero 8 fino alla 6 e, nelle prossime ore, sarà impegnata nel primo Slam dell’anno in un primo turno non proprio facile: dall’altra parte della rete troverà la slovacca Magdalena Rybarikova. Barty invece ha perso la sua seconda finale consecutiva a Sydney (lo scorso anno con Angelique Kerber) e confermerà la sua posizione di numero 15. Per lei a Melbourne ci sarà l’impegno contro la thailandese Luksika Kumkhum.

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Primo sorriso in carriera per Sofia Kenin, battuta Schmiedlova a Hobart

La 20enne americana domina la finale di Hobart vincendo il primo torneo della carriera senza perdere nemmeno un set. Farà il suo ingresso tra le prime 40 giocatrici del mondo

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Sofia Kenin - Hobart 2018 (foto via Twitter, @HobartTennis)

S. Kenin b. A. Schmiedlova 6-3 6-0

Si è conclusa la 25esima edizione del torneo WTA di Hobart: dopo un dominio di giocatrici europee che durava dal 2012, a vincere l’evento International è stata la statunitense Sofia Kenin, che al primo titolo conquistato in doppio conquistato la settimana scorsa ad Auckland, fa subito seguire il primo successo della carriera anche in singolare. A uscire sconfitta da una finale a senso unico è stata la slovacca Anna Schmiedlova, incapace in questo match di trovare contromisure alla maggior potenza di palla della sua avversaria. Dopo Chanda Rubin nel 1999 e Amy Frazier nel 2004, una tennista americana torna a trionfare in Tasmania: dopo appena due settimane il tennis statunitense ha eguagliato il numero di titoli vinti in singolare nel 2018, uno appunto.

Il percorso più ostico per arrivare a questa finale forse lo ha percorso Kenin, la quale al primo turno ha eliminato la testa di serie numero 1 Garcia, mentre l’avversaria più rognosa per Schmiedlova è stata Bencic. Le due finaliste si erano affrontate solamente una volta in precedenza: nel turno di qualificazioni di New Haven e anche in quel caso a vincere fu Sofia. La 20enne americana quest’oggi è partita subito forte e se la sua avversaria aveva dichiarato di essere sorpresa di aver raggiunto la finale, lei non lo sembrava affatto. Con il carattere caparbio che ormai abbiamo imparato a conoscere, ha iniziato sin dai primi scambi a spingere da fondo, ben alternando le sue accelerazioni con frequenti smorzate di rovescio. Schmiedlova in un primo momento è riuscita a contenere la sua avversaria, ma il suo gioco che viaggia a ritmi molto più bassi e privo di un colpo definitivo, alla lunga si è rivelato troppo fiacco.

 

Dopo un momento iniziale particolarmente equilibrato dove entrambe le giocatrici hanno avuto chance per passare in vantaggio, Kenin è riuscita a prendere il sopravvento e con il passare dei game il suo dominio si è esteso sempre di più. Dal 3-3 infatti la tennista classe ’98 non si è più voltata indietro e col punteggio di 6-3 6-0 ha portato a casa l’incontro in un’ora e 13 minuti di gioco. Come detto questo è per lei il primo titolo della carriera ed è arrivato senza perdere un set; inoltre questo successo le permetterà di migliorare il suo best ranking facendole raggiungere la posizione numero 37.

Al di là del risultato di questo match, entrambe le giocatrici partono da Hobart con ottime sensazioni. Se agli Australian Open Schmiedlova è subito chiamata ad un impegno difficilissimo contro Elise Mertens, Sofia Kenin si appresta ad affrontare Veronika Kudermetova nel miglior modo possibile. A questo punto la possibilità di assistere al secondo turno con la numero 1 del mondo dipende molto più da Halep che da lei.

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Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

A Sydney Petra vendica la sconfitta di Wimbledon con un match perfetto, Barty proverà a fermarla. A Hobart la giovane statunitense cerca il primo titolo WTA

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Petra Kvitova, WTA Premier Sydney 2019 (foto via Twitter @SydneyTennis)

SYDNEYAncora una volta la pioggia si è resa protagonista al WTA International di Sydney, causando un notevole ritardo nel programma delle semifinali. Tuttavia Ashleigh Barty e Kiki Bertens sono riuscite a completare il loro match e almeno gli spettatori presenti, prima di dover mettersi a riparo dall’acqua, hanno potuto assistere a uno spettacolo a dir poco avvincente.

Entrambe le giocatrici hanno un gioco particolarmente offensivo e possono vantare ottimi risultati anche nel doppio, con l’australiana che forse è più propensa al gioco di volo anche in singolare ed è dotata di maggior sensibilità rispetto all’olandese. Cercando quindi di sfruttare al massimo queste sua abilità, Ash si è recata spesso a rete cercando di togliere tempo alle manovre di Kiki. Nel primo set i servizi sono stati dominanti tanto che, giunte al tie-break, proprio grazie ad un ace Bertens è riuscita a chiudere 7-4. Col passare dei game la numero 9 del mondo, forte del vantaggio acquisito, ha iniziato a rendersi anche lei più propositiva, ma nonostante l’ottima copertura della rete, Barty in numerose occasioni è riuscita a passarla con colpi tanto notevoli quanto efficaci. Un solo break nel quinto game le è bastato per riportare il match in equilibrio e con un altro, al fotofinish del terzo set, si è portata a casa il match. Più ci si avvicinava all’epilogo più il livello si alzava, e proprio nei momenti cruciali Barty ha messo a segno un paio di punti da incorniciare: con una volée in allungo si è aperta la strada per il break sul 5-5 e con un pallonetto di rovescio a una mano ha aperto l’ultimo game, quello che le ha consegnato la meritata vittoria. Questo successo dunque le consente di tornare a giocarsi la finale a Sydney dopo 12 mesi (persa con Kerber) ma soprattutto, considerando la prestazione convincente, le dà grande fiducia in vista degli Australian Open dove il pubblico, come oggi, sarà tutto dalla sua parte.

Nella seconda semifinale si sono incontrate per la seconda volta Petra Kvitova e Aliaksandra Sasnovich. L’unico precedente tra le due è stato a dir poco memorabile e risale ad appena sei mesi fa: si erano incontrate al primo turno di Wimbledon dove la bielorussa, sfruttando al massimo la sua risposta, aveva portato a casa la partita con tanto di bagel nel terzo set. Entrambe le finali WTA raggiunte da Sasnovich risalgono a quando giocava da qualificata: Seoul 2015 (perso contro Begu) e Brisbane 2018 (perso contro Svitolina).

 

Oggi però non era la sua giornata. In appena 66 minuti una Kvitova dirompente ha raggiunto la sua prima finale del 2019, lasciando appena tre giochi alla malcapitata Sasnovich. La bielorussa ha comunque fatto registrare una statistica interessante: è la quinta volta negli ultimi sei anni che una qualificata raggiunge le semifinali di Sydney; addirittura nel 2014 Pironkova vinse il titolo e Puig arrivò seconda due anni dopo. Dopo un grande avvio di Kvitova (3-0), Sasnovich ha avuto tre occasioni di rientrare in partita, ma ha da recriminare solo sulla terza, sciupata con una risposta in rete su una seconda abbordabile della ceca. Il colpo che ha fatto la differenza in favore di Kvitova è il rovescio, quello di solito meno affidabile, con il quale oggi ha disegnato traiettorie imprendibili. Nel secondo set Sasnovich è rimasta in partita solo nei primi quattro giochi. Una volta subito il break nel quinto, la partita è scivolata nelle mani della numero 8 WTA, che ha chiuso anche con ottimi numeri al servizio (solo due punti persi con la prima nel secondo parziale). Kvitova -campionessa a Sydney nel 2015- tornerà a giocare una finale dopo sei mesi di attesa, dal torneo di Birmingham 2018. Proprio al torneo sull’erba del centro Inghilterra (del 2017 però) risale l’ultimo dei due precedenti con Ashleigh Barty, sua avversaria nell’ultimo atto. In entrambi casi ha vinto Petra, ma non si sono mai scontrate sul cemento.

 

HOBART  La prima semifinale del torneo WTA International di Hobart ha visto opposte Belinda Bencic e Anna Schmiedlova. L’incontro è stato equilibrato per due set abbondanti ma si è sempre avuti l’impressione che Anna fosse in controllo delle operazioni e infatti, nel parziale decisivo, la svizzera appena è andata sotto nel punteggio ha iniziato a lasciarsi andare. La 24enne slovacca ha poi riconosciuto le difficoltà nel giocare contro Bencic, soprattutto per il rapporto che le lega fuori dal campo: siamo molto amiche e non avrei mai voluto vincere contro di lei e domani, chiunque sarà la mia avversaria, non avrò nulla da perdere e giocherò senza pressione.” L’ultima finale giocata dalla numero 77 del mondo risale allo scorso anno a Bogotà quando batté Arrubarena.

Nell’altro incontri di giornata la testa di serie n. 6 Alizé Cornet, giunta in semifinale dopo aver battuto due tenniste fuori dalla top 300, interrompe bruscamente la sua corsa contro Sofia Kenin. Quest’ultima si dimostra per l’ennesima volta una giocatrice caparbia e con questo risultato, senza perdere neanche un set, raggiunge la prima finale della carriera (sarà la terza statunitense a giocarsi il titolo a Hobart dopo Madison Keys nel 2015 e Mattek-Sands nel 2011). Cornet, campionessa qui in Tasmania tre anni fa, è scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia sinistra e durante l’incontro ha anche ricevuto un medical time-out. Nonostante ciò è comunque riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria, soprattutto nel secondo set salendo 3-0, ma da quel momento in poi le sue condizioni sono peggiorate drasticamente e le vada dato almeno il merito di non essersi ritirata. La 20enne Sofia invece, continuando a spingere con il potente dritto come se niente fosse, ha portato a casa il match in un’ora e 14 minuti e in finale affronterà la slovacca Schmiedlova, già battuta nell’unico precedente sei mesi fa a New Haven.

con la collaborazione di Antonio Ortu

RISULTATI

Sydney, semifinali:

A. Barty b. [7] K. Bertens 6-7(4) 6-4 7-5
[5/WC] P. Kvitova b. [Q] A. Sasnovich 6-1 6-2

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Hobart, semifinali:

A. Schmiedlova b. B. Bencic 7-6(2) 4-6 6-2
S. Kenin b. [6] A. Cornet 6-2 6-4

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