Madrid: Sharapova c'è, Halep da una Pliskova all'altra. Muguruza out

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Madrid: Sharapova c’è, Halep da una Pliskova all’altra. Muguruza out

Grande Maria contro Mladenovic. 15esima vittoria consecutiva a Madrid per Halep. Con la sconfitta di Wozniacki rimane n.1. Passano Pliskova e Kvitova, Dasha fa fuori Muguruza

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dal nostro inviato a Madrid

MARIA ABBATTE KIKI – Sharapova, quella vera e non la versione sbiadita post squalifica vista sino a questo torneo di Madrid, è tornata. Questa la conclusione da trarre dopo una meravigliosa prova da parte della russa, capace di annichilire la ventiduesima giocatrice al mondo, che pure tantissimo teneva alla partita odierna. Una Maria tirata a lucido fisicamente, rapida negli spostamenti (in qualunque direzione), efficace al servizio (chiuderà con 9 ace e il 68% di punti vinti nei propri turni di servizio) e abile a tirare colpi veloci, a fil di rete e molto profondi. Ma, soprattutto, in questo torneo ha dato l’impressione di essere animata dalla gran voglia di tornare la protagonista assoluta che è stata in passato. Queste le sensazioni suscitate da una bellissima prova di Maria, che non va dimenticato, tra le giocatrici in attività detiene la percentuale sulla terra rossa di successi in rapporto ai match giocati inferiore solo a quella di Serena Williams.

Questo era l’ottavo di finale che suscitava maggiori curiosità: per la nota rivalità tra le due giocatrici – Mladenovic fu la prima, delle varie colleghe che poi si accodarono, a schierarsi contro le wild card date a Maria dopo la sua squalifica per doping – e per il grande valore che aveva il match per entrambe. Kiki qui difendeva i 650 punti della finale conquistata l’anno scorso, Maria aveva invece l’occasione di tornare a giocare un quarto di un Premier Mandatory, un traguardo mai più raggiunto da Sharapova, da quando nell’aprile 2017 è rientrata nel circuito, in un torneo di questa o di maggiore importanza. Si avverte persino nell’aria che si respira nell’Arantxa Sanchez, la tensione e la rivalità tra le due giocatrici. Parte meglio la francese, che dopo un lungo gioco di sette minuti, strappa il servizio a Maria: Mladenovic sale cosi sul 3-1, ma la russa non ci sta e controbrekka Kiki, salendo sul 4-3. Due doppi falli consecutivi della transalpina, sul 30 pari dell’ottavo gioco, mandano però a servire per il set Sharapova. Nel nono game, l’ex numero 1 del mondo, impressionante per come si muove bene sul campo, anche negli spostamenti in avanti, guadagna due set point, ma Kiki è brava ad annullarli facendo cadere in errore la russa. Il terzo, però, è quello buono: Sharapova chiude con un ace e fa partire un “come on” che rimbomba nell’Arantxa Sanchez per un bel po’.

 

La partita è molto piacevole, non solo agonisticamente: non si vedono soltanto (e non mancano, anzi!) ‘occhiatacce’ o sguardi di sfida, ma anche tanti vincenti e, più in generale, colpi profondi e tirati a filo di rete. Il secondo set è più bello del primo: Kiki è brava a riprendersi dopo il filotto di cinque game consecutivi persi che le erano costati il primo parziale. La francese è brava ad annullare con un servizio vincente una pericolosa palla break nel primo gioco del secondo parziale. Il settimo game è quello della svolta: Maria spara una incredibile serie di fendenti che atterrano sulla riga, costringendo puntualmente all’errore Kiki: si procura tre palle break, la terza delle quali, si rivela la giusta per brekkare Mladenovic. Sharapova chiude due giochi dopo e conquista, in un’ora e trentatre minuti, l’accesso ai quarti dove l’attende un’avversaria per lei inedita, Kiki Bertens, 20 WTA.

SIMONA SUPERA UNA PLISKOVA E… – La giornata dedicata agli ottavi del singolare femminile (a Madrid la finale si gioca il sabato) si è aperta sul Manolo Santana con la partita di Simona Halep, che affrontava la qualificata ceca Kristyna Plyskova, 94 WTA. La numero 1 al mondo e vincitrice delle ultime due edizioni del Mutua Madrid Open, aveva già affrontato due volte la sorella gemella meno forte tennisticamente (almeno sinora) di Karolina, vincendo e non perdendo nemmeno un set in ambo i precedenti. Sul Manolo Santana si è rispettato il copione degli head to head: dopo un primo set dominato in 25 minuti, la rumena ha faticato un po di più nel secondo set, nel quale ha dovuto annullare complessivamente cinque palle break alla ceca, prima di strapparle il servizio nel corso del nono game. Simona in 1 ora e 15 minuti ha avuto la meglio col punteggio di 6-1 6-4, guadagnando per la quarta volta i quarti a Madrid e ottenendo la 15esima vittoria consecutiva alla Caja Magica.

NE TROVA UN’ALTRA – Il terzo turno tra le teste di serie più vicine (6 vs 9) a questo punto del torneo, si risolve in favore di Karolina Pliskova, che raggiunge così i quarti del WTA di Madrid. Terzo confronto tra la sopracitata vincitrice su Azarenka ieri ben oltre la mezzanotte e Sloane Stephens, tornata ad esprimersi su ottimi livelli come dimostra l’affermazione a Miami e la classifica (top 10). L’americana è avanti per 2-0 nei precedenti incontri, mai disputati però su terra. L’incontro non è per “pedalatori” alla Ferrer, gli scambi scorrono via veloci: due break, uno per parte, conditi da più errori che vincenti. Ad avere la peggio nel primo set è Stephens, che col rovescio ne mette più fuori che dentro e permette alla ceca di fortificare il vantaggio e conquistare il primo set grazie a tre break filati. Pliskova che non ha brillato col gioco se non con sporadiche soluzioni, ma ha sapientemente raccolto i diversi regali sotto forma di colpi fuori misura della tennista statunitense. Statistiche impietose per Sloane: 27% di punti vinti con la prima, 14 con la seconda e 15 punti vinti su 46 totali. Inevitabile l’ingresso del coach in campo per lei. Incontro che riparte con Pliskova che continua a tessere la sua trama tra palleggio profondo, angoli e accelerazioni lungolinea; Stephens, più paziente e produttiva con la battuta, ottiene due palle break, che non trasforma. Partita che si trascina, non decollando sul piano dello spettacolo, né su quello del pathos. Il break subìto da Stephens nel quinto gioco indirizza definitivamente la partita, con la ceca brava e cinica in ogni secondo del match. Pliskova chiude la pratica in meno di un’ora contro una Stephens non pervenuta quest’oggi. Ai quarti di finale sfiderà la numero uno Halep.

SEMPRE SOLIDA PETRA – Petra Kvitova conferma di essere in un grande momento di forma. La due volte campionessa di Wimbledon accede ai quarti, ottenendo l’ottava vittoria consecutiva e la decima nelle ultime undici partite giocate sulla terra: la settimana scorsa aveva vinto il torneo di casa a Praga e in Fed Cup aveva vinto entrambi i singolari (l’unica sconfitta è arrivata dalla Kerber a Stoccarda). Oggi aveva un ostacolo tutt’altro che facile: Kontaveit, 29 WTA, era reduce dalla semifinale a Stoccarda e qui a Madrid aveva già eliminato Venus Williams. Non solo: l’unico precedente tra le due, l’anno scorso a Cincinnati, era stato vinto in 3 set da Petra. Ne è venuta fuori una partita equilibrata, a tratti bella: Kvitova, due volte vincitrice del torneo di Madrid (2011 e 2015), sostenuta da una buona manciata di rumorosi sostenitori cechi, è stata brava a non mollare di fronte all’estone, uscita dal campo a testa alta. Kvitova parte meglio e stacca l’avversaria, ma al momento di servire per il set, si fa rimontare. Si arriva al tie-break e in quel frangente è più brava l’estone. Le fatiche delle ultime settimane e il modo in cui aveva perso un set quasi vinto, potevano fare uscire dal match Petra: ma in questo periodo la ceca ha tanta fame di vittorie, come si è visto e sentito in tante circostanze dopo nei punti ottenuti. Nel secondo e terzo set la numero 10 del mondo sale di livello. Anett lotta, ma alla lunga nulla può davanti agli anticipi e alla maggiore potenza della sua avversaria. Petra le rifila nei parziali successivi due 6-3 consecutivi e, dopo 2 ore e 15 minuti, può alzare le mani al cielo: è ai quarti, dove affronterà Daria Kasatkina.

NIENTE NUMERO 1 PER CAROLINE – Wozniacki rimanda la corsa al primo posto del ranking subendo una pesante sconfitta, nemmeno così inaspettata, se non nelle nette proporzioni con le quali è arrivata. Caroline aveva vinto, senza perdere un set, tutti e tre i precedenti contro Kiki Bertens (numero 20 del mondo), una tennista molto competitiva sulla terra, dove ha vinto cinque titoli – l’ultimo dei quali su quella verde di Charleston e dove l’anno scorso fu capace di arrivare ai quarti a Madrid e in semi a Roma. Una differenza di rendimento sul rosso – Caroline, pur essendo stata una numero 1 e avendo vinto 14 titoli, sulla terra non trionfa dal piccolo torneo di Bruxelles, nel 2011 – che faceva presagire la giornata difficile nella quale la numero 2 del mondo sarebbe potuta incappare. In effetti, Bertens è stata sempre padrona del campo, travolgendo Wozniacki appena ne aveva la possibilità (la danese ha conquistato appena il 30% dei punti con la seconda). Pochissimo da raccontare su una partita dominata dall’inizio alla fine. All’olandese è bastata appena un’ora di gioco per conquistare per il secondo anno consecutivo i quarti a Madrid, domani affronterà Sharapova.

SARÀ KVITOVA VS KASATKINA – Garbine Muguruza si lancia alla scoperta dei turni sconosciuti del Mutua Madrid Open (per la prima volta in carriera avanza oltre il secondo turno) incontrando la russa Daria Kasatkina, recentemente sconfitta dalla nostra Jasmine Paolini, in un match che si preannuncia teso vista l’importanza della posta in palio. Nel primo set la partita non prende decisamente la direzione di nessuna delle due giocatrici, perché se è vero che le prime palle break sono in favore di Muguruza (non trasformate) è altrettanto vero che Kasatkina non mostra alcun timore reverenziale. Anzi, risponde colpo su colpo, si conquista occasioni nei turni di battuta dell’avversaria, che inizialmente non sfrutta ma che nel sesto gioco le danno il vantaggio sufficiente per prendersi il primo set. L’inizio della seconda frazione di Garbine è promettente, va subito avanti e sembra essere in controllo, però poi la mano comincia inspiegabilmente a tremare ed in un baleno tutto si complica. Daria rialza imperiosamente la testa e ammutolisce il pubblico iberico, si porta sul 4-2 mettendo all’angolo una confusa e fallosa Muguruza apparentemente prendendo in mano il match. La russa però non ha tenuto conto della “variabile” Sumik, che rincuora la sua pupilla e la trasforma in una leonessa che assale l’avversaria alla giugulare, infilando quattro giochi di fila e riequilibrando il match. Sembra che tutto preluda all’ennesima vittoria di Muguruza al terzo set, ma Kasatkina decide di guastare la festa, resiste con caparbietà e conquista un break fondamentale nel quarto gioco, immediatamente confermato lasciando solo un quindici alla nuovamente smarrita Garbine. Il sesto game potrebbe essere nuovamente decisivo: dura oltre 20 minuti, vede 28 punti giocati ed un’alternanza di vincenti spettacolari e di errori che neanche nei tornei di quarta, e alla fine va ad appannaggio della spagnola nativa di Caracas che rialza la testa. Il break conquistato nel turno successivo potrebbe voler dire lieto fine per la beniamina di casa, ma la combattente di Togliatti non è d’accordo, risorge subitaneamente, si riporta in vantaggio e chiude la partita al primo match point dopo aver salvato una palla per il contro break. Partita altalenante e nervosa che ha nuovamente dimostrato come la tenuta mentale della n° 3 del mondo Muguruza spesso e volentieri sia la sua peggior nemica. Kasatkina è adesso attesa da un altro difficile esame rappresentato da Petra Kvitova.

GARCIA VA DA SUAREZ NAVARRO – Caroline Garcia, 7 WTA, e Julia Georges, 12 WTA, si erano affrontate una sola volta, a Pechino nel 2016, quando a imporsi era stata in tre set la francese. Un ottavo di un così alto livello medio meritava forse uno scenario più confortevole del campo 4, uno dei terreni di gioco del ground della Caja Magica, ma gli organizzatori hanno legittimamente preferito privilegiare la spagnola Suarez Navarro. In ogni caso la francese ha confermato i passi avanti fatti vedere a Stoccarda, dove aveva raggiunto la prima semifinale stagionale, incrementando un bilancio vinte/perse che prima di Madrid segnava un modesto 13/9. Caroline parte bene, strappando il servizio nel secondo game a Georges ed è poi brava a salvare una palla break, sia nel terzo che nel quinto gioco, prima di chiudere 6-2 al sesto set point, dopo 38 minuti di partita. Georges, dopo la sola Karolina Pliskova, conduce la classifica degli ace realizzati nel 2018, ma oggi il fondamentale del servizio non l’aiuta abbastanza (appena il 43% di punti conquistati con la seconda). Nel secondo set, tuttavia, entrambe le giocatrici, nei primi nove giochi, conservano facilmente il servizio (solo una volta, senza dover annullare palle break, Georges deve ricorrere ai vantaggi). Nel decimo gioco si interrompe la serie: Caroline trasforma il secondo match point e accede per la seconda volta in carriera ai quarti di Madrid, dove affronterà la beniamina di casa Carla Suarez Navarro. Dopo l’emozionante sfida, che aveva infiammato il pubblico madrileno, vinta ieri contro Svitolina per 6-4 al terzo, ‘Carlita’ ha superato la prova del nove, battendo, ancora una volta per 6-4 al set decisivo, la qualificata statunitense Bernarda Pera.

con la collaborazione di Corrado Boscolo e Andrea Franchino

Risultati:

[1] S. Halep b. [Q] Kr. Pliskova 6-1 6-4
[6] Ka. Pliskova b. [9] S. Stephens 6-2 6-3
K. Bertens b. [2] C. Wozniacki 6-2 6-2
C. Suarez Navarro b. [Q] B. Pera 2-6 6-2 6-4
[7] C. Garcia b. [11] J. Goerges 6-2 6-4
[10] P. Kvitova b. A. Kontaveit 6-7(4) 6-3 6-3
M. Sharapova b. K. Mladenovic 6-3 6-4
[14] D. Kasatkina b. [3] G. Muguruza 6-2 4-6 6-3

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WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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WTA Indian Wells: Azarenka ferma Ostapenko, in finale trova Badosa

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Victoria Azarenka - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] V. Azarenka b. [24] J. Ostapenko 3-6 6-3 7-5

Grandi emozioni, se non proprio grande spettacolo, nella prima semifinale femminile del BNP Paribas Open di Indian Wells che ha visto di fronte Victoria Azarenka e Jelena Ostapenko. Due ore e 20 minuti che per buona parte sono stati caratterizzati da una giocatrice (Ostapenko) che sparava a tutto braccio senza troppo discernimento tattico e un’altra (Azarenka) che invece cercava di resistere al bombardamente cercando di far perdere il ritmo dei colpi all’avversaria.

Per i primi 40 minuti di gioco non c’è stata molta partita: Ostapenko sembrava aver trovato il tennis dei giorni migliori e i vincenti piovevano da tutte le parti. “Ero la migliore giocatrice in campo oggi – ha detto Ostapenko dopo il match – i miei colpi erano troppo veloci per lei. Giocavo solo contro me stessa”. Poi, come spesso accade, come troppo spesso accade, l’incantesimo si è spezzato e i colpi della lettone hanno iniziato a finire fuori dalle righe. Dal 6-3 2-0 Azarenka è riuscita a rientrare in partita ribaltando il risultato nel secondo set e trascinando la partita al terzo.

 

Lì la giocatrice bielorussa ha forse commesso l’errore di non aver insistito abbastanza sul diritto di Ostapenko, che era molto in difficoltà, permettendo alla sua avversaria di ritrovare il suo gioco quanto bastava per tornare in parità sul 3-3 e giocare il match fino alla fine.

Jelena Ostapenko – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Sul 5-5 per Azarenka è stato sufficiente aspettare gli errori di Ostapenko, che puntualmente sono arrivati: quattro gratuiti consecutivi completamente senza senso dal 30-0 hanno concesso il break ad Azarenka, che ha chiuso il match al servizio non senza aver annullato tre palle del sei pari, una delle quali con uno splendido schema di palla corta seguita a rete con volée vincente. “Mi ero promessa di fare una sola palla corta, e l’ho fatta su quel punto” ha scherzato Azarenka con chi le ha chiesto di come avesse pensato a una soluzione simile.

Credo che la cosa più importante di oggi, ciò di cui sono più orgogliosa, è stato il mio spirito combattivo. Ci sono alcune cose che avrei potuto fare meglio, ma lei nel primo set ha giocato davvero bene, per cui ho cercato di trovare occasioni per rientrare nel match, combattendo su ogni palla,” ha dichiarato Azarenka alla fine.

[21] P. Badosa b. [12] O. Jabeur 6-3 6-3

L’avversaria di Vika in finale sarà Paula Badosa, alla sua prima apparizione nella finale di Indian Wells (Azarenka ne ha già disputate due, nel 2012 e nel 2016, vincendo il titolo in entrambe le occasioni) e alla sua prima esperienza nel match decisivo di un WTA 1000. In semifinale ha battuti in un match a senso unico la tunisina Ons Jabeur che con la vittoria nei quarti di finale aveva celebrato l’ingresso nella Top 10 WTA, traguardo storico per un’atleta proveniente dal mondo arabo.

Paula Badosa (sinistra) abbraccia Ons Jabeur (destra) – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Evidentemente le emozioni di questa settimana hanno giocato un brutto scherzo a Jabeur, che ha disputato un incontro estremamente sconclusionato, senza alcun filo tattico e pieno zeppo di errori gratuiti.  Solo sul 6-3, 5-2 per l’avversaria Jabeur è riuscita ad annullare tre match point facendo infiammare per un attimo il pubblico sulle tribune che era rimasto a sostenere le protagoniste fino alla fine. Ci sono voluti altri tre match point nel game successivo perché Badosa potesse sdraiarsi a terra, mani sul viso, per festeggiare incredula questo grande risultato.

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WTA Indian Wells: Jabeur realizza il sogno della Top 10

Battendo Kontaveit nei quarti di finale, Ons Jabeur irrompe nella Top 10. Affronterà Paula Badosa in semifinale

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[12] O. Jabeur b. [18] A. Kontaveit 7-5 6-3

Dopo la falsa partenza di mercoledì, quando la WTA aveva precipitosamente anticipato i tempi e aveva inviato le sue congratulazioni prima del dovuto, ora è ufficiale: da lunedì prossimo Ons Jabeur sarà nella Top 10 della classifica WTA, sarà la prima giocatrice proveniente da un Paese arabo a raggiungere questo prestigioso obiettivo.

La vittoria che ha sancito il risultato è stata quella arrivata nei quarti di finale del BNP Paribas Open contro una delle giocatrici più in forma del momento, Anett Kontaveit. Il match è stato controllato da Jabeur dall’inizio alla fine, se si eccettua quel momento nel primo set nel quale la giocatrice tunisina si è fatta riprendere dal 5-1 al 5-5. “Onestamente ho giocato una grande partita – ha detto Jabeur – è sempre difficile giocare contro Anett, mi conosce molto bene, è stato difficile eseguire le palle corte. Sono molto contenta di essere rimasta calma quando ne avevo bisogno. Alla fine è stato complicato chiudere, ma ora perché fermarsi alla semifinale? Perché non andare fino in fondo?

 

Arrivare nelle prime 10 del ranking è una di quelle tappe che tutti i giocatori professionistici sognano quando iniziano a fare questo mestiere: il primo punto, l’ingresso nei primi 100, il primo titolo, sono tutti passaggi di una carriera che rimangono indelebili nella mente di chi gira il mondo inseguendo una pallina gialla: “Non guardavo tanto il ranking prima dell’inizio del torneo, guardavo più alla race. È quasi come un sogno che si avvera, qualcosa che aspettavo da quando avevo 16 anni. Ma la Top 10 è solo l’inizio, il traguardo finale è la prima posizione mondiale. So di meritarmi la Top 10, è un po’ che gioco a questo livello, ma voglio dimostrare di meritarmi questa posizione”.

Per Ons è stato certamente più difficile che per altre giocatrici: chi cresce in Tunisia non ha il supporto di una federazione ricca, deve arrangiarsi con i propri mezzi e lavorare ancora più duro per superare quei piccoli ostacoli che gli altri giocatori magari non conoscono neppure. Viaggiare con il passaporto tunisino vuol dire dover richiedere visti su visti per qualunque posto si debba raggiungere per il prossimo torneo. E quando si è soltanto una giovane armata di racchetta e speranze non è facile ottenere quei visti. “ Chi è americano, francese o australiano ha tanti esempi di altri giocatori da seguire, tanti tennis club, tanti tornei. Sono stata messa da parte da potenziali sponsor per il Paese da cui provengo, e non è giusto. L’ho accettato, l’ho superato, e sono orgogliosa della persona che sono diventata oggi.”

Tutti, in un modo o nell’altro, hanno dovuto superare delle difficoltà nella propria carriera, non voglio dire che le mie sono state superiori a quelle di altri. Volevo farcela, volevo realizzare il mio sogno senza dipendere da uno sponsor o da qualcuno a cui magari il tennis non interessa nemmeno”.

Dopo uno US Open abbastanza deludente, terminato con la sconfitta al terzo turno per mano di Elise Mertens, Jabeur e il suo team hanno fatto una scelta coraggiosa: sono rimasti negli Stati Uniti ad allenarsi e hanno fatto una mini pre-season per preparare la fine della stagione. “Siamo lontani da casa dal torneo di Montreal – ha spiegato la tunisina – ma sono molto contenta della decisione che abbiamo preso, evitando di tornare in Europa. Fortunatamente il mio fisio è mio marito, il mio coach Issam è una persona che conosco da tantissimi anni, ci capiamo a meraviglia. Siamo tutti una sola famiglia e ci vogliamo bene. E soprattutto mi capiscono, e questa per me è la cosa più importante”.

Nel corso della stagione aveva ricevuto diverse critiche per questa sua scelta autarchica nella composizione del suo entourage. “Sono dovuta intervenire per difendere il mio team dagli attacchi, arrivati principalmente in Tunisia. Lavoriamo duro, è davvero duro essere attaccati da chi non sa tutto il lavoro e i sacrifici che ci sono dietro. Non è giusto nei loro confronti, prima ancora che nei miei. E quando qualcuno attacca la mia famiglia divento molto aggressiva”.

In semifinale Jabeur affonterà Paula Badosa, che nella sessione serale ha disposto in due set di Angelique Kerber con il punteggio di 6-4, 7-5.Paula gioca davvero bene, è una giocatrice molto aggressiva. Ha raccolto vittorie molto prestigiose contro Gauff, Pliskova, è incredibile quello che ha fatto. Sarà un match molto complicato”.

Il tabellone femminile di Indian Wells con i risultati aggiornati

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