WTA Madrid: Sharapova ok, Wozniacki si salva. Pliskova resiste a Vika

MADRID - Altra vittoria per Maria contro un'altra avversaria rumena, Begu. Ora Mladenovic. La n.2 del seeding la spunta al terzo su Barty. Azarenka cede 7-5 al terzo

WTA Madrid: Sharapova ok, Wozniacki si salva. Pliskova resiste a Vika
Maria Sharapova - Madrid 2018 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

da Madrid, il nostro inviato

MASHA BATTE ANCORA ROMANIA – Portano bene le tenniste rumene alla convalescente Sharapova di questo 2018: dopo aver vinto contro Buzarnescu, Maria supera anche  Irina Begu. Riesce a raggiungere gli ottavi del Mutua Madrid Open al termine di una buona prova, nella quale, soprattutto nel secondo set, è apparsa tornata a essere competitiva ad alti livelli. Begu, 38 WTA, tennista capace di terminare sei delle sue ultime sette stagioni nella top 50, era una buona prova del nove, anche considerando che la romena aveva un buon feeling con il torneo (aveva raggiunto due volte i quarti qui, nel 2015 e nel 2016) e che appena due giorni fa aveva eliminato sul Manolo Santana Ostapenko, campionessa in carica del Roland Garros. Begu era stata affrontata già tre volte in carriera dalla Sharapova, sempre vincitrice senza perdere un set contro la romena classe 90. Si trattava in ogni caso di un test probante per Sharapova, che, prima di superare positivamente il suo primo turno contro Buzarnescu, non vinceva una partita dal secondo turno di Melbourne. Maria era infatti incappata, dopo la sconfitta ai sedicesimi degli AO contro Kerber, in tre eliminazioni al primo turno (Doha, Indian Wells e Stoccarda).

 

Quando inizia l’incontro, nonostante dando un’occhiata alle tribune si intravedano diverse bandiere romene, non si hanno dubbi su per chi sia schierato il tifo: del resto l’ex numero 1 del mondo ha vinto qui nel 2014 ed è arrivata in finale l’anno precedente. Parte peggio Maria, che si trova sotto 3-1: Begu è ordinata, sbaglia poco e la fa spostare molto. Nel sesto gioco il controbreak, che dopo mezz’ora fa capire il copione del set, incentrato sull’equilibrio. Maria però, nel dodicesimo gioco, al quale si arriva senza ulteriori sussulti, dopo aver sprecato due set point col dritto, proprio con questo fondamentale, al termine di un lunghissimo scambio, conquista dopo sessantadue minuti il primo parziale. Senza storia il secondo set: Begu scompare dal campo, irriconoscibile rispetto alla sua versione mostrata nel primo set. Maria dal canto suo, ormai liberatasi dalla tensione, si produce in diversi colpi vincenti molto spettacolari. Inevitabile, arriva il 7-5 6-1 con il quale Maria in 1 ora e 32 minuti guadagna il pass per gli ottavi, dove affronterà Mladenovic, 22 WTA, contro la quale i precedenti sono sull’1 pari.

GARCIA LA VINCE DUE VOLTE – Il compito di aprire la prima giornata senza sole dell’edizione 2018 del Mutua Madrid Open è spettato, tra le top ten, a Caroline Garcia, 7 WTA, impegnata nel suo secondo turno contro Petra Martic, 40 WTA. Non era un incontro semplicissimo, considerando il buon momento di forma della 27enne croata, la quale, con i quarti a Indian Wells e il terzo turno a Miami, aveva da poche settimane raggiunto il suo best career ranking di trentacinquesima giocatrice al mondo. La 24enne francese, arrivata a Madrid con un piuttosto modesto bilancio nel 2018 (13 vinte e 9 perse e una sola semifinale raggiunta a Stoccarda due settimane fa), aveva dalla sua anche l’unico precedente con Martic, vinto sul cemento di Monterrey l’anno scorso in due set. In un Arantxa Sanchez con pochi e distratti spettatori e un terreno di gioco bagnato da qualche saltuaria goccia di pioggia, la partita non è praticamente nata sino al 6-3 e palla del 5-0 a favore della transalpina, giunta in un’ora di gioco a un situazione di punteggio che faceva svuotare le già piuttosto deserte tribune. Sembrava troppa la differenza odierna, nella potenza e precisione dei colpi, tra le due giocatrici: deve averlo pensato anche Caroline, alla quale, sul 4-3 del secondo non è bastato chiedere il coaching col padre Louis Paul per fermare la rimonta operata dalla croata. Meno di mezz’ora dopo aver annullato una palla dello 0-5, Petra si trovava sul 5-4 0-30 servizio Garcia, a due punti dal set: una delle incredibili situazioni che solo il tennis sa creare. Caroline era brava in quel frangente a riordinare le idee e non lasciarsi innervosire: ingranava le marce alte e chiudeva 6-3 7-5 in 1 ora e 32 minuti. L’esultanza post vittoria con salto annesso, faceva capire lo spavento vissuto dalla francese: contro Georges, vincitrice del suo secondo turno contro Arruabarrena, la settima giocatrice al mondo dovrà assolutamente evitare black-out come quelli odierni, se vorrà accedere per la seconda volta in carriera ai quarti a Madrid.

RISCHIO WOZ – Promossa Caroline Wozniacki: la numero due del mondo non muore mai. Caroline mostra un bel tennis e soprattutto una grande determinazione per avere la meglio su un avversaria di ottimo livello, solo rimandata, che nel terzo set l’aveva messa all’angolo. Era il secondo turno dalla classifica più nobile, quello che metteva di fronte sull’Arantxa Sanchez Caroline Wozniacki e Ashleigh Barty, 18 WTA, affrontatesi in precedenza una sola volta in carriera, con la danese vincente in due set l’anno scorso sul cemento di Cincinnati. Si trattava di un confronto tra due tenniste che non amano la terra rossa: Caroline, che se vincesse il torneo tornerebbe al numero 1 del mondo (ha chance anche arrivando in finale, ma poi dipenderebbe dai concomitanti risultati della Halep) a Madrid in otto partecipazioni ha raggiunto solo una volta la finale (nel 2009, persa dalla Safina) e appena in un’altra i quarti. Del resto, il suo scarso feeling con la terra rossa è notorio: non vince un torneo su questa superficie dal 2011 (Bruxelles). Anche Barty, a 22 anni e con una carriera professionistica molto breve, ha poca esperienza su questi campi: è al suo esordio a Madrid, decimo torneo della carriera a livello WTA sul rosso, superficie dove in una sola circostanza aveva raggiunto i quarti (Strasburgo 2017).

Il giorno feriale, dopo il pienone del week-end, un successo aiutato dai prezzi molto popolari, non agevola l’affluenza di pubblico: l’Arantxa Sanchez presenta larghi vuoti tra le tribune, ma chi assiste alla partita, apprezza la capacità balistica delle due contendenti. Caroline entra in campo maggiormente centrata, portandosi su un 4-0 che le consente di vincere con agilità in 35 minuti il primo parziale. Barty nel secondo set è maggiormente centrata, sbaglia di meno e alcune volte riesce a scalfire la diga eretta da Wozniacki. Si vede tuttavia chiaramente che Ashleigh debba ancora abituarsi del tutto alla terra rossa: alla metà del secondo parziale inciampa malamente provando a scivolare sulla terra, facendo preoccupare anche la sua avversaria, ma per fortuna esce indenne dalla caduta. Lo fa così bene che, dopo essersi scambiate scambiate con Caroline un break tra il settimo e l’ottavo gioco, la ventiduenne australiana si trova sul 5-4 ad avere due set point: il primo Wozniacki lo annulla col servizio, ma sul secondo, la danese perde il controllo del dritto, portando, dopo appena 1 ora e 15 minuti, la partita al terzo.

Il livello di gioco, intanto, piuttosto mediocre nel primo set, si fa sempre più alto e la partita nel decisivo parziale diventa piacevole: Barty colpisce con coraggio bordate, la danese prova in tutti i modi a farla andare fuori giri. Sul 2-1 in favore di Barty, Caroline prova a trovare il bandolo della matassa chiedendo il coaching e affidandosi ai consigli di papà Piotr. Il pubblico inizia a parteggiare per l’australiana, coraggiosa e capace di vincenti di tocco (una palla corta fa impazzire lo stadio) e di potenza. Il suo giocare con la spada e il fioretto alla lunga destabilizza la numero due del mondo: Barty si ritrova così a brekkare la danese nel sesto gioco e ad avere una palla per il 5-2. Caroline potrebbe mollare, invece mostra quanto sia abile nel non arrendersi mai. Barty inizia ad andare fuori giri, a sbagliare colpi che sino a quel momento metteva in campo, se non addirittura trasformava in vincenti. Il vento cambia in pochi minuti e così la danese infila quattro giochi di seguito, che le consegnano il passaggio agli ottavi, dove affronterà Kiki Bertens, 20 WTA, sempre sconfitta nei tre precedenti.

Il programma sul Manolo Santana prevedeva la chiusura con il secondo turno femminile più prestigioso del tabellone, con buona pace delle indicazioni della classifica. Non è venuta fuori una bella partita, ma senz’altro emozionante per i continui saliscendi operati dalle due protagoniste nel corso del folle terzo set, durato più dei primi due sommati. Una partita che manda per la prima volta in sei partecipazioni a Madrid Karolina Pliskova in ottavi: una conferma di quanto la ceca stia iniziando a diventare competitiva anche sui campi in terra battuta.

Senza dubbi l’accoppiamento più interessante del secondo turno era proprio quello che contrapponeva due ex numero 1 del mondo come Karolina Pliskova, 6 WTA, e Victoria Azarenka, 98 WTA. Le due tenniste dell’Est europeo si erano affrontate già quattro volte e in ben tre circostanze ad aver avuto la meglio era stata la bielorussa, l’ultima delle quali in occasione dei recentissimi quarti di finale di Miami. Il match è stato giocato in condizioni indoor, a causa di un forte temporale caduto a Madrid poco prima dell’incontro: una condizione di gioco che sembrava favorire Pliskova, vincitrice meno di un mese fa, in condizioni molto analoghe a queste, del Premier di Stoccarda. Parte meglio proprio Karolina, molto centrata col servizio, che utilizza al meglio nei momenti delicati dei suoi turni di battuta, come quando annulla nel sesto gioco due palle break. La ceca strappa il servizio in apertura a Azarenka – apparsa sin dai primi scambi nervosa per il suo tennis e piuttosto dubbiosa sulle condizioni del terreno di gioco – e, anticipando molto i colpi di rimbalzo, coi quali diverse volte lascia ferma l’avversaria, scava un solco .Troppa la differenza di rendimento tra le due tenniste nel primo set, che difatti si chiude in mezz’ora esatta col punteggio di 6-2. Il tennis è uno sport affascinante anche perché totalmente imprevedibile nell’evolversi del suo punteggio: Karolina cala un minimo nella precisione e profondità dei colpi, offre gratuiti su gratuiti e Vika non aspetta altro che sfruttare l’occasione offertale dalla ceca. La due volte finalista del Mutua Madrid Open (nel 2011 e 2012, quando perse rispettivamente da Kvitova e da Serena) domina il secondo parziale, vinto 6-1 e così, dopo appena 1 ora e due minuti, si arriva al terzo set.

Nel parziale decisivo, sembra di essere tornati nuovamente al primo: Azarenka, tra doppi falli e gratuiti, consegna il break a Pliskova. Una situazione di punteggio che fa incappare la bielorussa in una grossa frustrazione, costatale un warning per racket abuse. L’atmosfera sul Santana è asettica: c’è poca gente e l’andamento altalenante del punteggio non riscalda i pochi appassionati rimasti ad assistere alla fine del match, protrattosi oltre la mezzanotte, quando il clima a Madrid si è molto raffreddato rispetto ai giorni precedenti. Il pubblico madrileno però apprezza la voglia di lottare di Azarenka e a un certo punto fa sentire la sua approvazione: sotto 0-3, la bielorussa annulla due palle break e porta a casa il quarto gioco – durato ventidue punti – che tiene in vita le sue speranze. La numero 98 al mondo fa bene a crederci: nel quinto gioco strappa il servizio a Pliskova e torna in corsa per la vittoria, quando ormai il Manolo Santana, affascinato dalla sua grinta, è tutto per lei. Finalmente si assiste a una vera partita e la parte terminale del terzo set è appassionante, con entrambe le giocatrici capaci contemporaneamente di esprimere un buon tennis. Si arriva senza sussulti al 5 pari: il tabellone elettronico indicante il punteggio va in tilt e intanto Pliskova annulla tre palle break somiglianti a match point aiutandosi con il servizio e il dritto. “Gol mangiato, gol subito” recita un vecchio adagio del calcio, che in questo caso può essere preso a prestito. Vika nel game successivo concede due match point: il primo lo annulla con coraggio con un gran rovescio, ma sul secondo è fulminato dal dritto di Pliskova, che dopo due ore e sei minuti, accede col punteggio di 6-2 1-6 7-5 agli ottavi, dove affronterà Stephens, contro la quale ha perso i due precedenti, seppur molto datati (2012 e 2015).

Risultati:

M. Sharapova b. I.C. Begu 7-5 6-1
[6] Ka. Pliskova b. V. Azarenka 6-2 1-6 7-5
[7] C. Garcia b. P. Martic 6-3 7-5
[2] C. Wozniacki b. Barty 6-2 4-6 6-4
[11] J. Goerges b. [WC] L. Arruabarrena 2-6 6-4 6-2
K. Mladenovic b. S. Zhang 6-4 4-6 6-3
K. Bertens b. [15] A. Sevastova 6-1 6-4
[9] S. Stephens b. S. Stosur 6-1 6-3

Il tabellone completo

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