WTA Madrid: Sharapova ok, Wozniacki si salva. Pliskova resiste a Vika – Ubitennis

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WTA Madrid: Sharapova ok, Wozniacki si salva. Pliskova resiste a Vika

MADRID – Altra vittoria per Maria contro un’altra avversaria rumena, Begu. Ora Mladenovic. La n.2 del seeding la spunta al terzo su Barty. Azarenka cede 7-5 al terzo

Ferruccio Roberti

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da Madrid, il nostro inviato

MASHA BATTE ANCORA ROMANIA – Portano bene le tenniste rumene alla convalescente Sharapova di questo 2018: dopo aver vinto contro Buzarnescu, Maria supera anche  Irina Begu. Riesce a raggiungere gli ottavi del Mutua Madrid Open al termine di una buona prova, nella quale, soprattutto nel secondo set, è apparsa tornata a essere competitiva ad alti livelli. Begu, 38 WTA, tennista capace di terminare sei delle sue ultime sette stagioni nella top 50, era una buona prova del nove, anche considerando che la romena aveva un buon feeling con il torneo (aveva raggiunto due volte i quarti qui, nel 2015 e nel 2016) e che appena due giorni fa aveva eliminato sul Manolo Santana Ostapenko, campionessa in carica del Roland Garros. Begu era stata affrontata già tre volte in carriera dalla Sharapova, sempre vincitrice senza perdere un set contro la romena classe 90. Si trattava in ogni caso di un test probante per Sharapova, che, prima di superare positivamente il suo primo turno contro Buzarnescu, non vinceva una partita dal secondo turno di Melbourne. Maria era infatti incappata, dopo la sconfitta ai sedicesimi degli AO contro Kerber, in tre eliminazioni al primo turno (Doha, Indian Wells e Stoccarda).

Quando inizia l’incontro, nonostante dando un’occhiata alle tribune si intravedano diverse bandiere romene, non si hanno dubbi su per chi sia schierato il tifo: del resto l’ex numero 1 del mondo ha vinto qui nel 2014 ed è arrivata in finale l’anno precedente. Parte peggio Maria, che si trova sotto 3-1: Begu è ordinata, sbaglia poco e la fa spostare molto. Nel sesto gioco il controbreak, che dopo mezz’ora fa capire il copione del set, incentrato sull’equilibrio. Maria però, nel dodicesimo gioco, al quale si arriva senza ulteriori sussulti, dopo aver sprecato due set point col dritto, proprio con questo fondamentale, al termine di un lunghissimo scambio, conquista dopo sessantadue minuti il primo parziale. Senza storia il secondo set: Begu scompare dal campo, irriconoscibile rispetto alla sua versione mostrata nel primo set. Maria dal canto suo, ormai liberatasi dalla tensione, si produce in diversi colpi vincenti molto spettacolari. Inevitabile, arriva il 7-5 6-1 con il quale Maria in 1 ora e 32 minuti guadagna il pass per gli ottavi, dove affronterà Mladenovic, 22 WTA, contro la quale i precedenti sono sull’1 pari.

 

GARCIA LA VINCE DUE VOLTE – Il compito di aprire la prima giornata senza sole dell’edizione 2018 del Mutua Madrid Open è spettato, tra le top ten, a Caroline Garcia, 7 WTA, impegnata nel suo secondo turno contro Petra Martic, 40 WTA. Non era un incontro semplicissimo, considerando il buon momento di forma della 27enne croata, la quale, con i quarti a Indian Wells e il terzo turno a Miami, aveva da poche settimane raggiunto il suo best career ranking di trentacinquesima giocatrice al mondo. La 24enne francese, arrivata a Madrid con un piuttosto modesto bilancio nel 2018 (13 vinte e 9 perse e una sola semifinale raggiunta a Stoccarda due settimane fa), aveva dalla sua anche l’unico precedente con Martic, vinto sul cemento di Monterrey l’anno scorso in due set. In un Arantxa Sanchez con pochi e distratti spettatori e un terreno di gioco bagnato da qualche saltuaria goccia di pioggia, la partita non è praticamente nata sino al 6-3 e palla del 5-0 a favore della transalpina, giunta in un’ora di gioco a un situazione di punteggio che faceva svuotare le già piuttosto deserte tribune. Sembrava troppa la differenza odierna, nella potenza e precisione dei colpi, tra le due giocatrici: deve averlo pensato anche Caroline, alla quale, sul 4-3 del secondo non è bastato chiedere il coaching col padre Louis Paul per fermare la rimonta operata dalla croata. Meno di mezz’ora dopo aver annullato una palla dello 0-5, Petra si trovava sul 5-4 0-30 servizio Garcia, a due punti dal set: una delle incredibili situazioni che solo il tennis sa creare. Caroline era brava in quel frangente a riordinare le idee e non lasciarsi innervosire: ingranava le marce alte e chiudeva 6-3 7-5 in 1 ora e 32 minuti. L’esultanza post vittoria con salto annesso, faceva capire lo spavento vissuto dalla francese: contro Georges, vincitrice del suo secondo turno contro Arruabarrena, la settima giocatrice al mondo dovrà assolutamente evitare black-out come quelli odierni, se vorrà accedere per la seconda volta in carriera ai quarti a Madrid.

RISCHIO WOZ – Promossa Caroline Wozniacki: la numero due del mondo non muore mai. Caroline mostra un bel tennis e soprattutto una grande determinazione per avere la meglio su un avversaria di ottimo livello, solo rimandata, che nel terzo set l’aveva messa all’angolo. Era il secondo turno dalla classifica più nobile, quello che metteva di fronte sull’Arantxa Sanchez Caroline Wozniacki e Ashleigh Barty, 18 WTA, affrontatesi in precedenza una sola volta in carriera, con la danese vincente in due set l’anno scorso sul cemento di Cincinnati. Si trattava di un confronto tra due tenniste che non amano la terra rossa: Caroline, che se vincesse il torneo tornerebbe al numero 1 del mondo (ha chance anche arrivando in finale, ma poi dipenderebbe dai concomitanti risultati della Halep) a Madrid in otto partecipazioni ha raggiunto solo una volta la finale (nel 2009, persa dalla Safina) e appena in un’altra i quarti. Del resto, il suo scarso feeling con la terra rossa è notorio: non vince un torneo su questa superficie dal 2011 (Bruxelles). Anche Barty, a 22 anni e con una carriera professionistica molto breve, ha poca esperienza su questi campi: è al suo esordio a Madrid, decimo torneo della carriera a livello WTA sul rosso, superficie dove in una sola circostanza aveva raggiunto i quarti (Strasburgo 2017).

Il giorno feriale, dopo il pienone del week-end, un successo aiutato dai prezzi molto popolari, non agevola l’affluenza di pubblico: l’Arantxa Sanchez presenta larghi vuoti tra le tribune, ma chi assiste alla partita, apprezza la capacità balistica delle due contendenti. Caroline entra in campo maggiormente centrata, portandosi su un 4-0 che le consente di vincere con agilità in 35 minuti il primo parziale. Barty nel secondo set è maggiormente centrata, sbaglia di meno e alcune volte riesce a scalfire la diga eretta da Wozniacki. Si vede tuttavia chiaramente che Ashleigh debba ancora abituarsi del tutto alla terra rossa: alla metà del secondo parziale inciampa malamente provando a scivolare sulla terra, facendo preoccupare anche la sua avversaria, ma per fortuna esce indenne dalla caduta. Lo fa così bene che, dopo essersi scambiate scambiate con Caroline un break tra il settimo e l’ottavo gioco, la ventiduenne australiana si trova sul 5-4 ad avere due set point: il primo Wozniacki lo annulla col servizio, ma sul secondo, la danese perde il controllo del dritto, portando, dopo appena 1 ora e 15 minuti, la partita al terzo.

Il livello di gioco, intanto, piuttosto mediocre nel primo set, si fa sempre più alto e la partita nel decisivo parziale diventa piacevole: Barty colpisce con coraggio bordate, la danese prova in tutti i modi a farla andare fuori giri. Sul 2-1 in favore di Barty, Caroline prova a trovare il bandolo della matassa chiedendo il coaching e affidandosi ai consigli di papà Piotr. Il pubblico inizia a parteggiare per l’australiana, coraggiosa e capace di vincenti di tocco (una palla corta fa impazzire lo stadio) e di potenza. Il suo giocare con la spada e il fioretto alla lunga destabilizza la numero due del mondo: Barty si ritrova così a brekkare la danese nel sesto gioco e ad avere una palla per il 5-2. Caroline potrebbe mollare, invece mostra quanto sia abile nel non arrendersi mai. Barty inizia ad andare fuori giri, a sbagliare colpi che sino a quel momento metteva in campo, se non addirittura trasformava in vincenti. Il vento cambia in pochi minuti e così la danese infila quattro giochi di seguito, che le consegnano il passaggio agli ottavi, dove affronterà Kiki Bertens, 20 WTA, sempre sconfitta nei tre precedenti.

Il programma sul Manolo Santana prevedeva la chiusura con il secondo turno femminile più prestigioso del tabellone, con buona pace delle indicazioni della classifica. Non è venuta fuori una bella partita, ma senz’altro emozionante per i continui saliscendi operati dalle due protagoniste nel corso del folle terzo set, durato più dei primi due sommati. Una partita che manda per la prima volta in sei partecipazioni a Madrid Karolina Pliskova in ottavi: una conferma di quanto la ceca stia iniziando a diventare competitiva anche sui campi in terra battuta.

Senza dubbi l’accoppiamento più interessante del secondo turno era proprio quello che contrapponeva due ex numero 1 del mondo come Karolina Pliskova, 6 WTA, e Victoria Azarenka, 98 WTA. Le due tenniste dell’Est europeo si erano affrontate già quattro volte e in ben tre circostanze ad aver avuto la meglio era stata la bielorussa, l’ultima delle quali in occasione dei recentissimi quarti di finale di Miami. Il match è stato giocato in condizioni indoor, a causa di un forte temporale caduto a Madrid poco prima dell’incontro: una condizione di gioco che sembrava favorire Pliskova, vincitrice meno di un mese fa, in condizioni molto analoghe a queste, del Premier di Stoccarda. Parte meglio proprio Karolina, molto centrata col servizio, che utilizza al meglio nei momenti delicati dei suoi turni di battuta, come quando annulla nel sesto gioco due palle break. La ceca strappa il servizio in apertura a Azarenka – apparsa sin dai primi scambi nervosa per il suo tennis e piuttosto dubbiosa sulle condizioni del terreno di gioco – e, anticipando molto i colpi di rimbalzo, coi quali diverse volte lascia ferma l’avversaria, scava un solco .Troppa la differenza di rendimento tra le due tenniste nel primo set, che difatti si chiude in mezz’ora esatta col punteggio di 6-2. Il tennis è uno sport affascinante anche perché totalmente imprevedibile nell’evolversi del suo punteggio: Karolina cala un minimo nella precisione e profondità dei colpi, offre gratuiti su gratuiti e Vika non aspetta altro che sfruttare l’occasione offertale dalla ceca. La due volte finalista del Mutua Madrid Open (nel 2011 e 2012, quando perse rispettivamente da Kvitova e da Serena) domina il secondo parziale, vinto 6-1 e così, dopo appena 1 ora e due minuti, si arriva al terzo set.

Nel parziale decisivo, sembra di essere tornati nuovamente al primo: Azarenka, tra doppi falli e gratuiti, consegna il break a Pliskova. Una situazione di punteggio che fa incappare la bielorussa in una grossa frustrazione, costatale un warning per racket abuse. L’atmosfera sul Santana è asettica: c’è poca gente e l’andamento altalenante del punteggio non riscalda i pochi appassionati rimasti ad assistere alla fine del match, protrattosi oltre la mezzanotte, quando il clima a Madrid si è molto raffreddato rispetto ai giorni precedenti. Il pubblico madrileno però apprezza la voglia di lottare di Azarenka e a un certo punto fa sentire la sua approvazione: sotto 0-3, la bielorussa annulla due palle break e porta a casa il quarto gioco – durato ventidue punti – che tiene in vita le sue speranze. La numero 98 al mondo fa bene a crederci: nel quinto gioco strappa il servizio a Pliskova e torna in corsa per la vittoria, quando ormai il Manolo Santana, affascinato dalla sua grinta, è tutto per lei. Finalmente si assiste a una vera partita e la parte terminale del terzo set è appassionante, con entrambe le giocatrici capaci contemporaneamente di esprimere un buon tennis. Si arriva senza sussulti al 5 pari: il tabellone elettronico indicante il punteggio va in tilt e intanto Pliskova annulla tre palle break somiglianti a match point aiutandosi con il servizio e il dritto. “Gol mangiato, gol subito” recita un vecchio adagio del calcio, che in questo caso può essere preso a prestito. Vika nel game successivo concede due match point: il primo lo annulla con coraggio con un gran rovescio, ma sul secondo è fulminato dal dritto di Pliskova, che dopo due ore e sei minuti, accede col punteggio di 6-2 1-6 7-5 agli ottavi, dove affronterà Stephens, contro la quale ha perso i due precedenti, seppur molto datati (2012 e 2015).

Risultati:

M. Sharapova b. I.C. Begu 7-5 6-1
[6] Ka. Pliskova b. V. Azarenka 6-2 1-6 7-5
[7] C. Garcia b. P. Martic 6-3 7-5
[2] C. Wozniacki b. Barty 6-2 4-6 6-4
[11] J. Goerges b. [WC] L. Arruabarrena 2-6 6-4 6-2
K. Mladenovic b. S. Zhang 6-4 4-6 6-3
K. Bertens b. [15] A. Sevastova 6-1 6-4
[9] S. Stephens b. S. Stosur 6-1 6-3

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Kvitova soffre, lotta e vince: a Sydney conquista il titolo numero 26

Dopo un primo set da dimenticare, e sotto 3 a 0 nel parziale decisivo, Petra rimonta l’australiana Ashleigh Barty. Secondo trionfo in carriera nel Premier di Sydney

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Petra Kvitova - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5/WC] P. Kvitova A. Barty 1-6 7-5 7-6(3)

Il cuore. La testa. La voglia di non mollare e di lottare su ogni punto. Petra Kvitova (n. 8 WTA) batte l’australiana Ashleigh Barty (n. 15 WTA), conquista il titolo numero 26 della carriera e lo fa al termine di un match lottato e nel corso del quale è stata costretta sempre a rincorrere. Dopo un primo set da dimenticare, Kvitova è stata brava a restare attaccata nel punteggio nel secondo set ed è stata capace di alzare il livello del suo tennis nei momenti decisivi che le hanno consentito di andare a giocarsi il tutto per tutto nel terzo set. E il parziale decisivo non è stato semplice dal momento che si è trovata subito sotto 3 a 0; quando poi è sembrata vicino alla conclusione dell’incontro, non è riuscita a chiudere con due game di servizio a disposizione, avvertendo un calo fisico, che però non le ha impedito di vincere, a suon di accelerazioni vincenti, il tie-break decisivo.

Petra Kvitova in carriera ha disputato 33 finali e ne ha perse solo 7. E dato ancor più significativo: da quando è rientrata nel circuito dopo la terribile aggressione del dicembre 2016 che aveva messo a rischio la sua carriera, non ha mai perso una finale. Quella di Sydney è la settima finale consecutiva vinta dalla ceca bi-campionessa di Wimbledon. L’ottava vittoria consecutiva se si considera la conquista del WTA di Zhuhai avvenuta, però, prima dell’aggressione. “Grazie di tutto – ha detto durante la premiazione una sorridente Kvitova – Ashleigh mi dispiace che tu abbia perso in casa ma sono sicura che un giorno vincerai questo torneo. Buona fortuna per tutto”. Era stata la stessa Barty a congratularsi con l’avversaria poco prima.

 

Il primo set della finale di Sydney è stato tutto a favore dell’australiana: Kvitova non è stata lucida nella gestione dello scambio, è apparsa molto fallosa e al servizio non è riuscita a fare la differenza da fondo. La numero 15 del mondo invece ha coperto bene il campo e letto il gioco dell’avversaria: i gratuiti della ceca hanno iniziato ad aumentare mentre l’australiana si è dimostrata molto solida e capace anche di effettuare delle variazioni nel gioco. Barty, quindi, è apparsa in perfetto controllo del match chiudendo il parziale per 6-1.

Alla ripresa Kvitova ha provato a lasciarsi alle spalle il primo set mettendo più prime in campo e, soprattutto, impostando meglio il gioco nei game di battuta. La ceca ha tentato di incidere anche in risposta; Barty però ha sfruttato bene gli angoli del campo non dando punti di riferimento all’avversaria. L’intensità del match ha iniziato a salire: Kvitova ha trovato fluidità nei colpi mettendo in luce il rovescio, forte e preciso, con il quale aveva dominato la partita di semifinale contro Sasnovich. La numero 15 WTA, però, non si è fatta intimidire e ha rispedito al mittente i tentativi di rimonta da parte della ceca.

Kvitova quindi si è trovata a servire per salvare il match: a questo punto la campionessa Slam ha aumentato la profondità e la potenza dei colpi, ha spolverato le righe e ha trovato interessanti soluzioni con il rovescio che hanno sorpreso l’avversaria. La pressione a questo punto è stata tutta sulle spalle di Barty, che ha accorciato i colpi e ha permesso a Kvitova di dominare lo scambio e conquistare la prima palla break dell’incontro. La numero 8 WTA ha sfruttato l’occasione portandosi a servire per rimandare la contesa del match al set decisivo. Dopo due palle per il set Kvitova ha chiuso per 7 a 5 grazie ad un bellissimo rovescio. È stato questo il colpo che le ha permesso di fare la differenza nel parziale.

Nel terzo set Kvitova ha alternato errori ad ottime soluzioni da fondo e di tocco ed è stata costretta a rincorrere nel parziale, mentre Barty ha ritrovato la fluidità dei colpi del primo set si è portata sul 3 a 0. La ceca, però, non è rimasta passiva e dopo un bellissimo game al servizio ha messo pressione con il suo gioco da fondo recuperando il break e riportando in parità il parziale. Il break che avrebbe potuto concludere l’incontro, però, è arrivato nel nono game: Kvitova ha lottato su ogni punto e grazie a delle risposte molto angolate e profonde ha strappato la battuta all’avversaria. Ma quando si è trovata a servire per il titolo ha subito la rimonta di Barty: il servizio di Kvitova non ha funzionato come in precedenza e alcune imprecisioni hanno rimandato la chiusura dell’incontro.

La ceca ha ritrovato profondità in risposta strappando di nuovo la battuta ma, dopo un punto molto lottato vinto da Barty, è apparsa in affanno e si è piegata più volte sulle gambe. Kvitova, quindi, non ha potuto fare la differenza al servizio, ha aumentato i doppi falli, e il match è arrivato al tie-break decisivo. Con una grande dimostrazione di forza e di voglia di non mollare, Kvitova ha giocato d’esperienza, lasciando andare il braccio e, grazie a molte accelerazioni vincenti e colpi profondi giocati sulle righe, ha chiuso il tie-break per 7 punti a 3.

Grazie ai punti ottenuti in questo torneo da lunedì Kvitova salirà in classifica dalla posizione numero 8 fino alla 6 e, nelle prossime ore, sarà impegnata nel primo Slam dell’anno in un primo turno non proprio facile: dall’altra parte della rete troverà la slovacca Magdalena Rybarikova. Barty invece ha perso la sua seconda finale consecutiva a Sydney (lo scorso anno con Angelique Kerber) e confermerà la sua posizione di numero 15. Per lei a Melbourne ci sarà l’impegno contro la thailandese Luksika Kumkhum.

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Primo sorriso in carriera per Sofia Kenin, battuta Schmiedlova a Hobart

La 20enne americana domina la finale di Hobart vincendo il primo torneo della carriera senza perdere nemmeno un set. Farà il suo ingresso tra le prime 40 giocatrici del mondo

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Sofia Kenin - Hobart 2018 (foto via Twitter, @HobartTennis)

S. Kenin b. A. Schmiedlova 6-3 6-0

Si è conclusa la 25esima edizione del torneo WTA di Hobart: dopo un dominio di giocatrici europee che durava dal 2012, a vincere l’evento International è stata la statunitense Sofia Kenin, che al primo titolo conquistato in doppio conquistato la settimana scorsa ad Auckland, fa subito seguire il primo successo della carriera anche in singolare. A uscire sconfitta da una finale a senso unico è stata la slovacca Anna Schmiedlova, incapace in questo match di trovare contromisure alla maggior potenza di palla della sua avversaria. Dopo Chanda Rubin nel 1999 e Amy Frazier nel 2004, una tennista americana torna a trionfare in Tasmania: dopo appena due settimane il tennis statunitense ha eguagliato il numero di titoli vinti in singolare nel 2018, uno appunto.

Il percorso più ostico per arrivare a questa finale forse lo ha percorso Kenin, la quale al primo turno ha eliminato la testa di serie numero 1 Garcia, mentre l’avversaria più rognosa per Schmiedlova è stata Bencic. Le due finaliste si erano affrontate solamente una volta in precedenza: nel turno di qualificazioni di New Haven e anche in quel caso a vincere fu Sofia. La 20enne americana quest’oggi è partita subito forte e se la sua avversaria aveva dichiarato di essere sorpresa di aver raggiunto la finale, lei non lo sembrava affatto. Con il carattere caparbio che ormai abbiamo imparato a conoscere, ha iniziato sin dai primi scambi a spingere da fondo, ben alternando le sue accelerazioni con frequenti smorzate di rovescio. Schmiedlova in un primo momento è riuscita a contenere la sua avversaria, ma il suo gioco che viaggia a ritmi molto più bassi e privo di un colpo definitivo, alla lunga si è rivelato troppo fiacco.

 

Dopo un momento iniziale particolarmente equilibrato dove entrambe le giocatrici hanno avuto chance per passare in vantaggio, Kenin è riuscita a prendere il sopravvento e con il passare dei game il suo dominio si è esteso sempre di più. Dal 3-3 infatti la tennista classe ’98 non si è più voltata indietro e col punteggio di 6-3 6-0 ha portato a casa l’incontro in un’ora e 13 minuti di gioco. Come detto questo è per lei il primo titolo della carriera ed è arrivato senza perdere un set; inoltre questo successo le permetterà di migliorare il suo best ranking facendole raggiungere la posizione numero 37.

Al di là del risultato di questo match, entrambe le giocatrici partono da Hobart con ottime sensazioni. Se agli Australian Open Schmiedlova è subito chiamata ad un impegno difficilissimo contro Elise Mertens, Sofia Kenin si appresta ad affrontare Veronika Kudermetova nel miglior modo possibile. A questo punto la possibilità di assistere al secondo turno con la numero 1 del mondo dipende molto più da Halep che da lei.

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Kvitova sfida Barty per il titolo a Sydney, Kenin contro Schmiedlova a Hobart

A Sydney Petra vendica la sconfitta di Wimbledon con un match perfetto, Barty proverà a fermarla. A Hobart la giovane statunitense cerca il primo titolo WTA

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Petra Kvitova, WTA Premier Sydney 2019 (foto via Twitter @SydneyTennis)

SYDNEYAncora una volta la pioggia si è resa protagonista al WTA International di Sydney, causando un notevole ritardo nel programma delle semifinali. Tuttavia Ashleigh Barty e Kiki Bertens sono riuscite a completare il loro match e almeno gli spettatori presenti, prima di dover mettersi a riparo dall’acqua, hanno potuto assistere a uno spettacolo a dir poco avvincente.

Entrambe le giocatrici hanno un gioco particolarmente offensivo e possono vantare ottimi risultati anche nel doppio, con l’australiana che forse è più propensa al gioco di volo anche in singolare ed è dotata di maggior sensibilità rispetto all’olandese. Cercando quindi di sfruttare al massimo queste sua abilità, Ash si è recata spesso a rete cercando di togliere tempo alle manovre di Kiki. Nel primo set i servizi sono stati dominanti tanto che, giunte al tie-break, proprio grazie ad un ace Bertens è riuscita a chiudere 7-4. Col passare dei game la numero 9 del mondo, forte del vantaggio acquisito, ha iniziato a rendersi anche lei più propositiva, ma nonostante l’ottima copertura della rete, Barty in numerose occasioni è riuscita a passarla con colpi tanto notevoli quanto efficaci. Un solo break nel quinto game le è bastato per riportare il match in equilibrio e con un altro, al fotofinish del terzo set, si è portata a casa il match. Più ci si avvicinava all’epilogo più il livello si alzava, e proprio nei momenti cruciali Barty ha messo a segno un paio di punti da incorniciare: con una volée in allungo si è aperta la strada per il break sul 5-5 e con un pallonetto di rovescio a una mano ha aperto l’ultimo game, quello che le ha consegnato la meritata vittoria. Questo successo dunque le consente di tornare a giocarsi la finale a Sydney dopo 12 mesi (persa con Kerber) ma soprattutto, considerando la prestazione convincente, le dà grande fiducia in vista degli Australian Open dove il pubblico, come oggi, sarà tutto dalla sua parte.

Nella seconda semifinale si sono incontrate per la seconda volta Petra Kvitova e Aliaksandra Sasnovich. L’unico precedente tra le due è stato a dir poco memorabile e risale ad appena sei mesi fa: si erano incontrate al primo turno di Wimbledon dove la bielorussa, sfruttando al massimo la sua risposta, aveva portato a casa la partita con tanto di bagel nel terzo set. Entrambe le finali WTA raggiunte da Sasnovich risalgono a quando giocava da qualificata: Seoul 2015 (perso contro Begu) e Brisbane 2018 (perso contro Svitolina).

 

Oggi però non era la sua giornata. In appena 66 minuti una Kvitova dirompente ha raggiunto la sua prima finale del 2019, lasciando appena tre giochi alla malcapitata Sasnovich. La bielorussa ha comunque fatto registrare una statistica interessante: è la quinta volta negli ultimi sei anni che una qualificata raggiunge le semifinali di Sydney; addirittura nel 2014 Pironkova vinse il titolo e Puig arrivò seconda due anni dopo. Dopo un grande avvio di Kvitova (3-0), Sasnovich ha avuto tre occasioni di rientrare in partita, ma ha da recriminare solo sulla terza, sciupata con una risposta in rete su una seconda abbordabile della ceca. Il colpo che ha fatto la differenza in favore di Kvitova è il rovescio, quello di solito meno affidabile, con il quale oggi ha disegnato traiettorie imprendibili. Nel secondo set Sasnovich è rimasta in partita solo nei primi quattro giochi. Una volta subito il break nel quinto, la partita è scivolata nelle mani della numero 8 WTA, che ha chiuso anche con ottimi numeri al servizio (solo due punti persi con la prima nel secondo parziale). Kvitova -campionessa a Sydney nel 2015- tornerà a giocare una finale dopo sei mesi di attesa, dal torneo di Birmingham 2018. Proprio al torneo sull’erba del centro Inghilterra (del 2017 però) risale l’ultimo dei due precedenti con Ashleigh Barty, sua avversaria nell’ultimo atto. In entrambi casi ha vinto Petra, ma non si sono mai scontrate sul cemento.

 

HOBART  La prima semifinale del torneo WTA International di Hobart ha visto opposte Belinda Bencic e Anna Schmiedlova. L’incontro è stato equilibrato per due set abbondanti ma si è sempre avuti l’impressione che Anna fosse in controllo delle operazioni e infatti, nel parziale decisivo, la svizzera appena è andata sotto nel punteggio ha iniziato a lasciarsi andare. La 24enne slovacca ha poi riconosciuto le difficoltà nel giocare contro Bencic, soprattutto per il rapporto che le lega fuori dal campo: siamo molto amiche e non avrei mai voluto vincere contro di lei e domani, chiunque sarà la mia avversaria, non avrò nulla da perdere e giocherò senza pressione.” L’ultima finale giocata dalla numero 77 del mondo risale allo scorso anno a Bogotà quando batté Arrubarena.

Nell’altro incontri di giornata la testa di serie n. 6 Alizé Cornet, giunta in semifinale dopo aver battuto due tenniste fuori dalla top 300, interrompe bruscamente la sua corsa contro Sofia Kenin. Quest’ultima si dimostra per l’ennesima volta una giocatrice caparbia e con questo risultato, senza perdere neanche un set, raggiunge la prima finale della carriera (sarà la terza statunitense a giocarsi il titolo a Hobart dopo Madison Keys nel 2015 e Mattek-Sands nel 2011). Cornet, campionessa qui in Tasmania tre anni fa, è scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia sinistra e durante l’incontro ha anche ricevuto un medical time-out. Nonostante ciò è comunque riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria, soprattutto nel secondo set salendo 3-0, ma da quel momento in poi le sue condizioni sono peggiorate drasticamente e le vada dato almeno il merito di non essersi ritirata. La 20enne Sofia invece, continuando a spingere con il potente dritto come se niente fosse, ha portato a casa il match in un’ora e 14 minuti e in finale affronterà la slovacca Schmiedlova, già battuta nell’unico precedente sei mesi fa a New Haven.

con la collaborazione di Antonio Ortu

RISULTATI

Sydney, semifinali:

A. Barty b. [7] K. Bertens 6-7(4) 6-4 7-5
[5/WC] P. Kvitova b. [Q] A. Sasnovich 6-1 6-2

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Hobart, semifinali:

A. Schmiedlova b. B. Bencic 7-6(2) 4-6 6-2
S. Kenin b. [6] A. Cornet 6-2 6-4

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