Fognini domina Monfils e fa 300, Djokovic lampo a Roma

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Fognini domina Monfils e fa 300, Djokovic lampo a Roma

ROMA – Fabio timbra la trecentesima vittoria in carriera. Nole supera Dolgopolov in meno di un’ora. Cecchinato continua a sorprendere, Berrettini vince la sua prima al Foro

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da Roma, i nostri inviati Carlo Carnevale e Francesca Marino

Lo scorso anno, al buio di una sessione serale gremita, Fabio Fognini sommerse di vincenti l’allora numero uno del mondo Andy Murray, prima di volare in Spagna per assistere alla nascita del figlio Federico. Era appena il sesto italiano di sempre a sconfiggere il re del ranking, e oggi l’azzurro entra in una cerchia ancora più elitaria. Quella dominante contro Gael Monfils è la numero 300 in carriera: solo Panatta, Seppi e Barazzutti hanno fatto meglio di lui. Fabio inizia la campagna di Roma 2018 con un successo di forza contro uno dei suoi avversari storicamente più ostili, e lo fa senza lasciare spazio a replica alcuna: 6-3 6-1 in meno di un’ora, in nettissimo contrasto con i precedenti (adesso 4-4 il bilancio) che vedevano battaglie epiche, due delle quali al Roland Garros. “Magari ora vado per le 400!”.

BANG BANG – Fognini è centratissimo, sospinto da un pubblico caldissimo, molto più di quanto non sia la serata: domani è previsto il 100% di precipitazioni. Monfils ruzzola e si insabbia nel primo gioco, poi metaforicamente non si rialza più: gli scambi sono pesanti, il suono delle bordate schiocca secco nell’arena del Centrale. Fognini è quasi sempre il primo a prendere l’iniziativa, con il rovescio costruisce, con il dritto chiude o si crea l’occasione definitiva. Il servizio non spacca ma è ragionato, tanto da impedire a Monfils di essere aggressivo. Cambi di velocità e direzione, spari ritmati da fondo senza disdegnare discese in controtempo; è un assolo di qualità, forse meno impressionante di quello dello scorso anno, stante anche un Monfils poco ispirato. Ma il livello è indubbiamente alto, Fognini è spaventosamente più smagliante della pessima versione proposta contro Struff a Montecarlo, quando i colpi non viaggiavano e anche la voglia sembrava essere prossima allo zero. “Non sto giocando bene, ho dei piccoli acciacchi, ho dolore alla caviglia  da Genova, bisognerebbe fermarsi ma preferisco giocare prima del Roland Garros”, afferma Fognini alquanto sfiduciato nonostante la vittoria e confessa: “Non ho programmi dopo Parigi, penso di giocare solo Wimbledon e nessun torneo prima, però ora penso solo una partita alla volta”Al prossimo turno incontrerà Dominic Thiem, recente finalista a Madrid (sconfitto da Zverev): i precedenti dicono 0-2, ma le premesse sono incoraggianti. Di certo più dei nuvoloni che coprono il Foro.

 

SPERANZE DJOKOVIC – Come ai bei tempi, quelli del Nole schiacciasassi. L’avversario non è stato chissà quanto probante, ma sulla carta non avrebbero dovuto esserlo nemmeno Daniel e Paire nella terrificante doppietta degli Stati Uniti di marzo. Lo swing sul rosso prosegue senza sussulti per Djokovic, che a rilento sta cercando di riprendere la sua forma ottimale. Due set a buona intensità per avere la meglio su Aleksandr Dolgopolov, ben lontano dalle condizioni che un paio di anni fa lo avevano portato in top 20. Nole conduce, attacca, risponde profondo. E inizia il cammino sul campo che lo ha visto trionfare quattro volte. Pronti, partenza, via. Il pubblico romano, da sempre affezionato a Novak Djokovic, accoglie all’esordio di questi Internazionali il finalista dell’edizione precedente. Nole entra in campo con il completino “rossocrociato” firmato Lacoste, scarpe asics rigorosamente a riporto: abbinamento piaciuto molto ad alcuni spettatori in tribuna. Il primo set sembra una sfida a braccio di ferro: i due si tirano comodini addosso, ma è Dolgopolov a cedere con dritti a rete o sbagliati di misura. Novak si limita a svolgere il compitino: gioco semplice, dritto diagonale di manovra, in attesa della prima palla utile per accelerare. Tanto basta per vincere il primo set, mentre Dolgo si siede in panchina sconsolato. “Le condizioni sono migliori per il mio gioco, mi piace giocare qui, parlare in italiano mi aiuta a sentirmi connesso con il pubblico e questo mi dà energia. Ho sempre giocato bene a Roma”, afferma Nole sorridente in conferenza stampa.

Novak Djokovic – Roma 2018 (foto Felice Calabrò)

Sugli spalti ci sono anche diversi ammiratori del folle ucraino, che in avvio di secondo set tira fuori dal suo repertorio un numero da circo: rovescio incrociato di Novak sulla linea, Aleksandr ci arriva per un pelo e, accartocciandosi su stesso, riesce ad infilare una palla sulla riga del corridoio. Il rovescio del serbo continua a non soddisfarlo, nonostante qualche sprazzo del suddetto colpo in salto e in allungo. Ancora diversi errori di misura e un movimento poco fluido, per essere il suo colpo prediletto. “Devo ritrovare l’equilibrio, è un gioco mentale: quando vado in campo mi aspetto di vincere tutte le partite, dopo aver avuto i risultati migliori, ora devo pensare slo al mio gioco, devo approcciare i tornei in maniera diversa”, dichiara Djokovic, apparentemente più sereno e rilassato, in completo total white. Dolgopolov continua a mettere la palla in rete e non oppone troppa resistenza alla cavalcata serba, d’altronde questo è solo il secondo match per lui dagli Australian Open, a causa del persistente infortunio al polso. Al primo match point utile Novak archivia la pratica e prosegue il cammino agli Internazionali senza troppi sussulti. Non sarà semplice per il serbo bissare il risultato dei due anni precedenti (finale persa contro Murray nel 2016 e contro Zverev nel 2017), specialmente dopo le recenti sconfitte contro giocatori ampiamente alla sua portata (Klizan a Barcellona ed Edmund a Madrid). Eppure il barlume di speranza di rivedere la tempra agonistica dell’ex numero uno del mondo viene alimentato anche da match come questo: “Sento che il mio gioco sta andando nella direzione giusta, gli ultimi match sono incoraggianti, spero di continuare così”.

SUPER CECCHINATO – Prosegue la striscia di risultati positivi di Marco Cecchinato, che dopo aver trionfato nel Challenger di Santiago, aver conquistato il suo primo titolo ATP a Budapest e vinto contro Fabio Fognini a Monaco, oggi infiamma il Foro Italico con una vittoria contro ogni pronostico ai danni dell’esperto terraiolo Pablo Cuevas. Il ritiro di Roberta Vinci ha lasciato un alone di commozione in tutto il Pietrangeli: sulle tribune in marmo si continua a chiacchierare dell’ultimo match della beniamina azzurra. The show must go on: lo stadio circondato dalle imponenti statue marmoree resta gremito da un pubblico ancora assetato di tennis e pronto a sostenere il prossimo giocatore made in Italy. Marco Cecchinato fa il suo esordio nell’arena storica del Foro Italico per un incontro inedito con il favorito Pablo Cuevas (i due si erano già sfidati in un torneo del circuito Challenger a Mestre, in cui ebbe la meglio l’uruguaiano).

Fin dalle prime battute della partita il pubblico incoraggia il siciliano, che, però si lascia travolgere dall’emozione del momento: Il primo set è stato emozionante, non tornavo qui da due anni, vedere tutta questa gente, giocare al Pietrangeli mi ha impressionato”, confessa l’azzurro in conferenza stampa. Infatti il primo parziale di gioco vola via in mezz’ora a favore di Cuevas. Marco cerca di aiutarsi, guardando il suo box, nel quale sono presenti genitori, team e fidanzata: “Mi ha aiutato tantissimo avere vicino tutte le persone care, anche il self talk è diventato un mio punto di forza”. Il secondo set è una guerra ad armi pari e non solo per il rovescio monomane sfoderato da ambo le parti, ma anche per la tenuta mentale dimostrata. Il Foro Italico può finalmente ammirare un Cecchinato maturo, che non si lascia andare a turpiloqui e gesti di stizza, ma resta aggrappato alla partita, lottando colpo a colpo: “Non mollo più un punto, l’anno scorso avrei perso un partita del genere, qualunque occasione mi danno i miei avversari ora riesco a coglierla, sono più consapevole delle mie capacità e di poter giocare a questo livello”, dichiara a tal proposito il palermitano nel post partita. La svolta del match arriva sul 5-4: Marco salva un break point, acquisisce fiducia e nell’ultimo turno di battuta, strappa il servizio a Cuevas, riportando il match in parità. Ho capito che potevo vincere la partita sul 5-4, ce l’ho fatta perché ho avuto tanto coraggio. Quest’anno ho fatto la preparazione invernale migliore della mia carriera, ora posso giocare tre, quattro ore, prima calavo fisicamente, ho migliorato il servizio e, vincendo partite, ho acquisito fiducia”.

La dimostrazione di quanto detto dall’italiano è proprio l’ultimo parziale di gioco, che si decide sul filo del rasoio: la tensione da parte di Marco è palpabile, così come la sua voglia di portare a casa la partita. Il set prosegue punto a punto, in perfetto equilibrio, a spostare l’ago della bilancia è solo il tifo da stadio che regna sovrano nel Pietrangeli. Entrambi i giocatori mantengono i loro turni di battuta, fino a quando Cuevas subisce il calo di tensione all’apice dell’incontro, Marco ne approfitta al primo match point e conclude un esordio al fotofinish con un urlo trionfante: “In quel grido c’era tanta gioia, ho battuto un avversario difficile, stavo giocando male, ma questo risultato dimostra il buon momento che sto vivendo”, conferma Marco in conferenza stampa, dopo un match vinto con un solo punto di distacco dall’avversario (94 su 187, mentre Cuevas ne ha totalizzati 93). Una vittoria inaspettata, che non esalta Cecchinato, il quale resta con i piedi per terra e con la testa rivolta al prossimo match, “Goffin è un giocatore difficile, ma con il pubblico a favore so che posso giocarmela alla pari”.

LA PRIMA DI MATTEO – Dopo Lorenzo Sonego, anche Matteo Berrettini trova la sua prima vittoria in Masters 1000: due set per superare Frances Tiafoe, il Next Gen statunitense che solo tre mesi fa alzava il suo primo trofeo ATP. L’anno scorso, per la prima volta al Foro Italico, Matteo Berrettini aveva rimediato una sonora sconfitta dal più esperto connazionale Fabio Fognini. Oggi, invece, è il giorno del riscatto contro un giocatore più giovane di due anni, ma difficile da domare: Frances Tiafoe. “L’esperienza dell’anno scorso è stata molto importante: oggi ero meno emozionato, ho fatto esperienza e mi è servita tanto per vincere oggi”, dichiara Matteo presentatosi in conferenza stampa con cappellino al rovescio come se non fosse mai uscito dal campo.

Berrettini ha imposto da subito il suo gioco: “Mi sono sentito bene con i colpi, in difesa lui gioca bene, copre  il campo, col servizio nasconde dove tira”, così ha analizzato la sua partita il tennista romano, felice e sorridente per aver giocato di fronte al suo pubblico (“Pensavo alle emozioni che stavo vivendo, vorrei giocare sempre al Pietrangeli”).  Il primo set è scivolato via rapidamente, mentre nel secondo Tiafoe si è risvegliato, riuscendo a portare il match al tiebreak.  Tuttavia a niente è servito il contrattacco dello statunitense: Matteo è deciso, sicuro nei fondamentali e chiude al primo match point. Mercoledì se la vedrà con il campione in carica, ma Berrettini ha sensazioni positive: “Affronterò la partita consapevole delle mie armi, penso di poterlo mettere in difficoltà. Credo di potermela giocare”.

KEI OK – La giornata si era aperta con il divertente successo di Kei Nishikori, scivolato al numero 24 ATP dopo i cronici problemi fisici, su Feliciano Lopez, ormai alla sua ultima passerella prima del ritiro a fine anno. Lopez sarà infatti il nuovo direttore del torneo di Madrid dal 2019, sulle orme di quanto fatto da Tommy Haas a Indian Wells. Nishikori sembra su binari positivi per tornare ai livelli migliori, quelli che lo avevano portato al best ranking di numero 4 e alla finale degli US Open nel 2014. Bene con i colpi a rimbalzo, soprattutto il dritto a uscire con cui insiste per non farsi irretire dai rovesci tagliati di Lopez. Velocità sostenute e pioggia di vincenti sono ingredienti perfetti per un incontro godibile, risolto da Nishikori grazie al maggior peso dal suo lato sinistro: il rovescio è la chiave con cui incide sia nel tie-break del primo set che nella fase centrale del secondo, quando subìto si riappropria del break appena restituito. Al secondo turno avrà già un test ad alto livello contro Grigor Dimitrov.

Risultati:

R. Haase b. D. Medvedev 3-6 6-4 6-1
[10] P. Carreno Busta b. J. Donaldson 6-4 3-6 6-0
A. Bedene b. G. Muller 6-4 6-4
F. Fognini b. G. Monfils 6-3 6-1
K. Nishikori b. F. Lopez 7-6(5) 6-4
P. Kohlschreiber b. K. Khachanov 7-5 6-7(7) 7-6(6)
[11] N. Djokovic b. A. Dolgopolov 6-1 6-3
A. Ramos b.  [Q] F. Delbonis 2-6 7-5 6-1
[9] D. Goffin b. L. Mayer 6-1 6-2
[WC] M. Cecchinato b. P. Cuevas 2-6 7-5 6-4
B. Paire vs R. Gasquet 6-4 6-4
[WC] M. Berrettini b. [Q] F. Tiafoe 6-3 7-6(1)
K. Edmund b. M. Jaziri 6-3 3-6 6-3

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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