Mondo Challenger: Nishioka risorge, Millman si conferma

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Mondo Challenger: Nishioka risorge, Millman si conferma

Il giapponese vince il primo titolo dopo l’operazione al legamento crociato. John conferma lo straordinario stato di forma e avvicina la top 50. Fanno festa anche Gerasimov, Pavlasek e Pedro Sousa

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Gimcheon (Corea del Sud, $50.000, cemento) – [Q] Y. Nishioka b. [2] V. Pospisil 6-4 7-5

Tredici mesi fa Yoshihito Nishioka giaceva su un letto d’ospedale con il legamento crociato in frantumi e mille incertezze circa il prosieguo della carriera. “Davvero non sapevo cosa mi sarebbe potuto accadere, quali sarebbero state le mie possibilità di tornare a giocare a certi livelli, anche perché l’infortunio era non solo molto grave ma anche parecchio inusuale nel mondo del tennis. Ho fatto una fatica immane e pensato giorno dopo giorno ai piccoli progressi che mi sembrava di compiere. Se vincere un titolo poco più di un anno dopo era nei programmi? Direi proprio di no”. Invece è successo, e lo scricciolo di Mie – 170 centimetri per 64 chili, taglia identica a quella di Diego Schwartzman, non proprio un vantaggio nel tennis ultra fisico di oggi – sul cemento sud coreano ha sollevato il quinto trofeo in carriera, mantenendo peraltro immacolato il final sheet (5-0 nei duelli decisivi). Un titolo giunto con modalità anche bizzarre, volendo: indisponibile a cedere set alcuno durante il corso della settimana con tanto di due scalpi da top 100 (Jordan Thompson negli ottavi e Vasek Pospisil nella finalissima), Nishioka ha rischiato grosso nelle qualificazioni, quando ha dovuto rimontare da 3-5 nel terzo il carneade australiano Jacob Grills. “Non so come ho fatto a risalire, a quel punto credevo sarei uscito nelle quali: ciò che contava era allenarmi, non provare dolore al ginocchio e trovare continuità, anche per questi motivi ho optato per continuare sul cemento in tornei più piccoli piuttosto che volare in Europa per giocare sulla terra battuta sfruttando il mio ranking protetto. In questo modo forse posso recuperare più in fretta una classifica decente, mettere partite nelle gambe e tornare al livello superiore in condizioni ottimali. Le cose però sono volte al meglio molto velocemente e ho vinto il torneo senza accusare problemi fisici, sono sorpreso e felice”. Yoshihito torna tra i primi 300 (da oggi è 262) e promette di scalare il ranking molto più velocemente del previsto.

Aix En Provence (Francia, $127.000, terra) – [1] J. Millman b. B. Tomic 6-1 6-2

 

John Millman è tra i giocatori più caldi del circuito: dopo la finale conquistata a Budapest un paio di settimane fa e persa contro Marco Cecchinato, il tennista australiano ha centrato in Provenza l’undicesimo titolo challenger in carriera oltre un best ranking ora fissato al numero 58 ATP. Il successo è maturato al termine di una breve finale contro Bernard Tomic, certamente non usuale e per le condizioni di gioco – due tennisti down under in una finale su terra non si vedono tutti i giorni – e per la fase della carriera attraversata dall’ex A-Tomic, digiuno di vittorie addirittura dalle qualificazioni dell’Australian Open. Condizioni di gioco in effetti mutate in concomitanza della finalissima, visto che il diluvio abbattutosi sulla splendida cittadina cara a Cézanne ha costretto gli organizzatori prima a rinviare, poi a far disputare sul cemento indoor l’ultimo atto del torneo. Finale dominata da Millman in 48 minuti di passeggio ma brodino di non lieve ristoro per Tomic, il quale non aveva mai, dicasi mai, vinto quattro match consecutivi su terra in tutta la carriera e qui ha rischiato di uscire presto, considerati i vari match point annullati al primo turno al campione del Roland Garros Junior 2016 Geoffrey Blancaneaux. “Giocherò le qualificazioni a Parigi – ha dichiarato Bernie -, se rimango concentrato sul mio tennis posso fare bene”. Se ci crede lui, buona camicia a tutti.

Karshi (Uzbekistan, $75.000, cemento) – [3] E. Gerasimov b. [Q] S. Betov 7-6(3) 2-0 Rit.

Finale tra australiani in Francia, derby tra bielorussi in Uzbekistan. Torneo di livello inferiore, certo, e dal tabellone non di primissimo pregio, per giunta privato della testa di serie numero uno, l’ottimo polacco Hurkacz, addirittura prima che il torneo iniziasse. Sesto titolo per Egor, rientrato da un periodo piuttosto lungo funestato da infortuni fastidiosi e favorito nella finale dal ritiro della connazionale sorpresa, il qualificato Betov, capace in un sol colpo di rimontare qualcosa come quattrocento posizioni nel ranking in una singola settimana (da oggi è numero 469). Va detto che, al momento della stretta di mano anticipata, Gerasimov era avanti di un set e un break. Maluccio i due italiani in trasferta, Andrea Basso e Alessandro Bega, entrambi eliminati all’esordio.

Roma (Italia, $64.000, terra) – A. Pavlasek b. [2] L. Djere 7-6(1) 6-7(9) 6-4

Finale infinita al Garden, quella vinta in quasi tre ore di battaglia da Adam Pavlasek su Laslo Djere, secondo favorito del torneo. Due tie break ferocemente lottati e un decisivo break nel terzo gioco del terzo set per il ceco, giustiziere di Gianluigi Quinzi in semifinale. Altro buon torneo per il ventiduenne di Porto San Giorgio, capace di collezionare nelle ultime tre uscite una vittoria (Francavilla), un quarto (Ostrava) e, appunto, la semifinale romana. Un pizzico di rammarico deve albergare da quelle parti, nondimeno: gli ultimi due eventi frequentati si potevano forse vincere, ma la fiducia sta tornando poco a poco insieme alla classifica (da oggi è 247), non più lontanissima da un best ranking comunque ancora non soddisfacente (226).

Braga (Portogallo, $43.000, terra) – [4] P. Sousa b. [8] C. Ruud 6-0 3-6 6-3

Pedro Sousa profeta in patria a Braga. Il ventinovenne di Lisbona ha infiocchettato una settimana da sogno con il quarto titolo challenger in carriera, arrivato grazie al successo finale contro la speranza norvegese Casper Ruud. Il povero Casper ha dovuto cedere un altro alloro all’ultimo rettilineo, dopo quello sottrattogli a Francavilla da Gianluigi Quinzi, mentre Sousa festeggia un trofeo dal valore simbolico molto alto: nel percorso, egli ha avuto ragione dei connazionali Joao Domingues (quarti) e soprattutto di Gastao Elias (prima testa di serie, in semifinale). All’ombra del principe Joao Sousa, recente campione a Estoril, l’esperto Pedro si sta ritagliando un degno ruolo da reggente.

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A Francavilla Matteo Arnaldi alza il suo primo trofeo Challenger

Il 21enne sanremese prevale nel derby maratona contro Francesco Maestrelli e ottiene la sua prima importante vittoria. A Tunisi vince Carballes Baena mentre a Shymkent tocca a Sergey Fomin

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Matteo Arnaldi – ATP Challenger Francavilla 2022 (foto via Facebook @ CT Francavilla Al Mare SP)

Al Challenger 50 di Francavilla al Mare (terra battuta) è il momento di Matteo Arnaldi che batte 6-3 6-7(7) 6-4 un indomito Francesco Maestrelli al termine di un match durissimo che ha tenuto in campo i giocatori per tre interminabili ore. Una partita più emozionante che bella perché entrambi hanno sentito l’importanza della posta in palio.

Il 19enne pisano è partito, come quasi sempre gli è successo questa settimana, di rincorsa, cedendo il primo set ad Arnaldi. Nel secondo parziale una lunga sequenza di break e contro-break ha tenuto il numeroso pubblico col fiato sospeso, senza lasciar intuire in che direzione si sarebbe orientata la partita. Anche se quando il 21enne sanremese è andato a battere sul 5-3 sembrava tutto chiaro. Non si erano però fatti i conti con la resilienza di Maestrelli che in questi giorni ha più volte dimostrato di saper gestire con maturità i momenti difficili. Così è stato anche oggi perché non solo è riuscito a portare il set al tie-break, ma nemmeno si è spaventato quando si è trovato a dover fronteggiare due match-point, il primo dei quali senza l’aiuto del servizio. Bravo lui, un po’ timido invece Arnaldi che sul primo ha passivamente aspettato l’errore dell’avversario, errore che non è arrivato.

Turni di servizio sempre in bilico anche nel set decisivo (alla fine conteremo ben 13 break) con i due giocatori che arrivano in parità fino al 4-4. Qui l’ennesimo break subito dal pisano (alla quarta palla utile) è quello decisivo, questa volta non ci sarà recupero. Grande gioia ovviamente per Arnaldi, molta delusione per Maestrelli che fa prima volare il cappellino e poi la racchetta, prima di sciogliersi in un bell’abbraccio col vincitore. Siamo assolutamente convinti che Maestrelli, sbollita la delusione, realizzerà di aver compiuto una vera impresa, certificata tra l’altro dal nuovo best ranking alla posizione n.403 ATP.

 

Dovrà lavorare su alcuni aspetti tecnici, il servizio soprattutto, ma il suo livello, quello mentale in primo luogo, è già di prima fascia. Molto contento deve ovviamente essere anche Arnaldi che, dopo i guai fisici del 2020 e inizio 2021, ha giocato un torneo in modalità ‘rullo compressore’ e non solo vince il suo primo Challenger ma si issa al n.239 ATP. Questo significa, tra le altre cose, che tra un mese alle qualificazioni di Wimbledon ci sarà anche lui.

Al Challenger 80 di Tunisi (terra battuta) la vittoria va a quella vecchia volpe di Roberto Carballes Baena che in finale non ha praticamente lasciato giocare l’olandese Gijs Brouwer (n.231 ATP) che in meno di un’ora era già a rete stringere la mano all’avversario che, da parte sua, mette in bacheca il nono titolo Challenger in carriera.

Più combattuta la finale del Challenger 80 di Shymkent (Kazakistan, terra battuta) che ha visto l’uzbeko Sergey Fomin prevalere 7-6(4) 6-3 sul vecchio leone Robin Haase che a 35 anni è precipitato al n.265, ma nel lontano 2012 fu n.33 ATP. Per Fomin è il primo successo nel circuito Challenger che lo lancia al n.404 ATP, ovviamente suo nuovo best ranking. Solo il tempo ci dirà se per il 21enne sia l’inizio di una bella carriera o solo un fuoco di paglia.

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Al Challenger di Francavilla, Maestrelli e Arnaldi ci regalano una finale tutta italiana

Incredibile prestazione dei due giovani azzurri che dominano
le semifinali e si apprestano a giocare un inaspettato derby
nella finale di domani

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Francesco Maestrelli - Challenger di Torino (foto Sergio Errigo)

Al Challenger 50 di Francavilla al Mare il primo a scendere in campo è stato un Matteo Arnaldi che, col vento sempre più in poppa, approda quasi senza colpo ferire alla sua prima finale Challenger, superando l’argentino Hernan Casanova (n.307 ATP) che è stato costretto al ritiro quando aveva appena perso 6-3 il primo set. Quella del 21enne sanremese è stata finora una marcia devastante: nessun set lasciato per strada e solo 11 giochi persi in quattro incontri. Il suo stato di forma è impressionante, l’unico problema è che nella finale di domani incontrerà un altro che potremmo come minimo definire in trance agonistica. Francesco Maestrelli oggi è partito a razzo (6-0), contrariamente alle sue recenti abitudini, e poi ha contenuto il rientro di Alexis Galarneau (n.309 ATP) che nel secondo set ha giocato tutti i suoi assi. In realtà il 19enne pisano sembrava aver già messo il risultato in cassaforte quando è andato a servire per il match sul 5-4 del secondo set. Ma qui è subentrato un momento di tensione, giusto a ricordarci che il ragazzo fino a poche settimane fa i Challenger li guardava in streaming. Ora li gioca da protagonista, come ha confermato nel tie-break che ha dominato con una superiore consapevolezza. Domani finale dal pronostico molto incerto che in ogni caso regalerà a un giovane italiano la prima vittoria Challenger e ad entrambi il nuovo best ranking. Già al momento la classifica live ci dice di un Arnaldi 259, già dentro alle prossime qualificazioni Slam, e di un Maestrelli 403. Possiamo solo applaudire.

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ATP Challenger: a Francavilla al Mare è il momento di Francesco Maestrelli

Il tennista pisano onora la wild card e raggiunge i quarti di finale. Gli farà compagnia il sanremese Matteo Arnaldi

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Il Challenger 50 di Francavilla al Mare (terra battuta) è partito con la benedizione di un magnifico sole estivo, per la gioia del numeroso pubblico che affolla quotidianamente il CT Sporting Club. Dirige il torneo quel Gianluigi Quinzi che proprio qui nel 2018 vinse il suo primo titolo, che in pratica rappresentò l’apice della sua carriera, da poco prematuramente conclusa, invece che quel trampolino di lancio che tutti auspicavano. Il Challenger di Francavilla torna in calendario dopo due anni di stop causa pandemia e deve purtroppo subire la concorrenza delle qualificazioni parigine che hanno visto impegnati molti degli azzurri che normalmente frequentano il circuito Challenger. Sono comunque 11 gli italiani in tabellone, e per molti di loro è un’occasione imperdibile per fare esperienza e cercare di guadagnare punti preziosi. Un’opportunità che ha sfruttato in pieno un bravissimo Francesco Maestrelli che, onorando al meglio la wild card ricevuta, si fa largo fino ai quarti di finale vincendo due match complessi, sempre in rimonta. Prima contro l’ucraino Oleksii Krutykh (n.299 ATP), battuto 4-6 6-3 6-2 e poi contro il britannico Billy Harris (n.375 ATP) 2-6 6-3 6-2. Contattato telefonicamente Francesco ci ha detto: ‘Sono state due partite complicate, entrambe in rimonta. Ma mentre nel match con l’ucraino avevo un buon feeling e il piano tattico mi era ben chiaro, con Harris è stato più complicato perché lui giocava molto bene e qualsiasi cosa provassi a fare sembrava inefficace. Ho dovuto fare appello a tutte le mie energie mentali per trovare un modo per farlo giocare peggio. E alla fine ci sono riuscito’. Adesso al 19enne pisano toccherà il francese Mathias Bourgue (n.314 ATP e testa di serie n.9). Incontro difficile ma non impossibile e, male che vada, sarà comunque nuovo best ranking, probabilmente alla posizione n.457 ATP.

Raggiunge i quarti di finale anche Matteo Arnaldi che, dopo essere passato a rullo compressore su Francesco Forti con un nettissimo 6-1 6-3, ha riservato lo stesso trattamento al qualificato polacco Pawel Cias (n.483 ATP), liquidato 6-1 6-2 in poco più di un’ora. L’incrocio col francese Dan Added (n.391 ATP) non dovrebbe essere impossibile, considerando lo stato di forma del sanremese.

Proprio Added al secondo turno ha eliminato il nostro Filippo Baldi 6-3 0-6 6-4 in un match che è stato sempre sulle montagne russe e in cui Baldi era stato avanti 4-2 nel parziale decisivo.

 

Così così Matteo Viola che, dopo essersi aggiudicato il derby contro il qualificato Omar Giacalone, deve cedere 6-3 2-6 6-3 all’ungherese Mate Valkusz (n.268 ATP e seconda testa di serie). Peccato perché il mestrino sembrava in palla, reduce dalla bella vittoria all’Open di Sernaglia della Battaglia.

Bene Riccardo Balzerani che, ripescato come lucky loser, supera un turno ai danni dell’altro ‘fortunello’ Tristan Schoolkate per poi arrendersi 6-3 4-0 rit. al canadese Alexis Galarneau (n.309 ATP).

Bravi a superare le qualificazioni il futuro ingegnere Gian Marco Ortenzi e il livornese Davide Galoppini che però non sono riusciti a fare strada nel tabellone principale, eliminati rispettivamente dallo statunitense Alex Rybakov (n.349 ATP)

E dal francese Mathias Bourgue (n.314 ATP).

Eliminato al primo turno anche Matteo Gigante che non sfrutta la wild card con cui era entrato in tabellone e deve cedere, dopo un match molto contrastato, al portoghese Joao Dominguez col punteggio di 5-7 7-6(4) 6-4. Stessa sorte per Giovanni Fonio che perde all’esordio 7-6(1) 6-1 con l’argentino Hernan Casanova.

 Al Challenger 80 di Tunisi (terra battuta) presente per l’Italia il solo Raul Brancaccio che purtroppo viene eliminato all’esordio dallo spagnolo Roberto Carballes Baena (n.102 ATP e seconda testa di serie) che vince in rimonta 6-7(5) 6-0 6-1.

Si giocava anche in Kazakistan (Challenger 80 Shymkent, terra battura) e c’erano due azzurri in gara. Matteo Donati che, entrato nelle qualificazioni grazie al ranking protetto, si è fermato al secondo turno contro lo statunitense Evan Zhu (n.463 ATP) ed Edoardo Lavagno che ha offerto poca resistenza (6-4 6-2) al russo Alexander Shevchenko (n.237 ATP e prima testa di serie).

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