Garcia, Pliskova, Bertens, Kvitova: spunti da Madrid

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Garcia, Pliskova, Bertens, Kvitova: spunti da Madrid

Il terzo Premier Mandatory del 2018 ha offerto alcune delle migliori partite dell’anno e molti spunti tecnico-tattici interessanti

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Non è semplice valutare la qualità media di un torneo, anche perché è oggettivamente impossibile seguire tutti i match che lo compongono. Per quanto ho avuto la possibilità di vedere, considero il Premier Mandatory di Madrid,  uno dei migliori tornei di questa stagione. Lo metterei ai vertici insieme a Indian Wells. Tante partite ben giocate, tanti spunti interessanti, a dispetto di una partecipazione di pubblico non straordinaria. Per ragioni di spazio ho deciso di limitarmi alle quattro semifinaliste, e ai temi che i loro match hanno suggerito.

Caroline Garcia
Nel 2017 il tennis francese aveva raggiunto la finale di Madrid con Kiki Mladenovic, sconfitta da Simona Halep al termine di un match duro e appassionante (7-5, 6-7(5), 6-2). Quest’anno Mladenovic si è fermata nei quarti contro Maria Sharapova, ma a sostituirla fra le protagoniste c’è stata Caroline Garcia. Un passaggio di consegne transalpino, coerente con il rendimento recente delle giocatrici. Kiki infatti è calata a partire dall’agosto scorso, mentre da settembre 2017 Garcia ha infilato una serie di risultati positivi che l’hanno portata sino alla Top 10.

Nei primi turni di Madrid Caroline ha seguito un percorso netto: due set a zero contro Cibulkova (6-1, 7-5), Martic (6-3, 7-5), Goerges (6-2, 6-4) e Suarez Navarro (6-2, 6-3). Tutti match in cui è riuscita a tenere a distanza le avversarie, e in questo modo ha evitato che diventassero decisivi gli aspetti mentali. Anche se un piccolo scricchiolio si è intravisto contro Martic, quando dopo aver condotto per 6-3, 4-1 (con doppio break) ha perso due volte il servizio, ritrovandosi sotto 4-5 prima di ricomporsi e chiudere sul 7-5.

 

Poi però in semifinale ha perso seccamente contro Kiki Bertens: un doppio 6-2 subito praticamente senza reagire, e con in sovrappiù un coaching avvenuto quasi in lacrime nel finale di secondo set, quando il padre (che è anche l’allenatore) era sceso in campo a parlare con lei. Ci sono tanti casi di sodalizi tecnici tra genitori e giocatrici, con risultati alterni. Senza andare troppo lontano: attualmente in Francia Mladenovic è seguita dalla madre, mentre Oceane Dodin dal padre. Però vedendo Caroline così scossa, mi sono chiesto se si sarebbe lasciata andare fino a quel punto durante un coaching con un semplice allenatore. Forse dialogare con un tecnico “estraneo” l’avrebbe spinta a mantenere un atteggiamento più controllato e, in ultima analisi, più utile di fronte alla difficile situazione.

Credo sia eccessivo trarre dalla partita di Madrid conclusioni definitive, però rimane la perplessità sul rendimento nei turni decisivi di Garcia. Se escludiamo i quindici giorni “magici” in cui vinse consecutivamente Wuhan e Pechino, nel 2017 e 2018 Caroline ha perso tutte le semifinali affrontate, con un solo set vinto. Il parziale è quindi 2 partite vinte (quelle in Cina) e 7 perse.
Contro Bertens che le offriva sistematicamente palle di peso e parabole differenti, Garcia molto spesso è finita fuori giri, perdendo senza dare l’impressione di provare a fare qualcosa di differente. Eppure sono sicuro che Caroline avrebbe le possibilità di variare molti aspetti  di gioco, visto che sul piano tecnico è una delle giocatrici più complete della sua generazione.

Karolina Pliskova
Pliskova era reduce dalla vittoria di Stoccarda: cinque partite per un totale di 10 set a favore e solo uno perso, contro Ostapenko. A Madrid ha esordito contro Vesnina (6-4, 6-2) poi ha superato al fotofinish Azarenka (6-2 1-6 7-5), che sappiamo essere una numero 98 del ranking del tutto particolare. Poteva essere interpretato come un segnale di  appannamento dopo la vittoria in Germania, invece nel turno successivo ha lasciato appena cinque game a Sloane Stephens (6-2, 6-3). Ma il picco lo ha raggiunto nei quarti di finale, dove ha sfoderato una prestazione impressionante contro la bi-campionessa in carica del torneo e numero 1 del mondo Simona Halep (6-4, 6-3).

Ampiamente sfavorita per i bookmaker (1,45 a 2,75), Karolina dopo aver perso i primi due game ha smentito tutti prendendo in mano il gioco e dominandolo sotto ogni aspetto: servizio, risposta, scambio. E così Simona, che pure non ha giocato male, ha potuto solo contenere le perdite, visto che nel primo set ha rischiato di subire un punteggio anche più duro. La partita è risultata ancora più sorprendente se confrontata con quella degli Australian Open 2018, vinta senza difficoltà da Halep per 6-3, 6-2 (allora significava sesta sconfitta di Pliskova su sette confronti).
Invece a Madrid Karolina ha giocato praticamente senza sbavature. Addirittura nel secondo set ho avuto l’impressione che lo stato di grazia fosse tale da spingerla a provare colpi sempre più difficili, che regolarmente le sono riusciti. E così abbiamo assistito non soltanto agli abituali ottimi servizi ma anche a risposte fulminanti, a scambi vinti sia con l’uno-due che con soluzioni più articolate. Ma forse quello che mi ha colpito di più è stata la qualità nelle fasi di contenimento: la capacità di allungare il palleggio nelle situazioni difficili, l’utilizzo molto efficace dei chop difensivi, al punto da rovesciare l’inerzia dello scambio e chiudere il quindici a proprio favore.

Questa straordinaria partita ha rilanciato due temi aperti nei confronti di Pliskova. Il primo: malgrado ancora le statistiche ci dicano che in carriera su terra ha una percentuale di vittorie inferiore rispetto alle altre superfici, non si può non sottolineare come negli ultimi tre tornei affrontati su terra il risultato sia: una semifinale al Roland Garros, una vittoria a Stoccarda e una semifinale a Madrid. Dato complessivo: 14 vittorie e solo 2 sconfitte (87,5%).
Secondo tema: dopo la delusione negli ultimi tre Slam (in particolare Wimbledon 2017, dove si era presentata da favorita per i bookmaker) “questa” Pliskova rilancia la propria candidatura come una seria concorrente anche per i Major. Su qualsiasi superficie. Sempre che riesca a non farsi sopraffare dalla troppa responsabilità.

a pagina 2: Kiki Bertens

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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International Hall of Fame: Cara Black la più votata dai tifosi di tennis

Cara Black, dieci volte campionessa di Slam in doppio e misto, ha superato Ana Ivanovic e Carlos Moya nel voto popolare

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International Hall of Fame - Newport (foto Ubitennis)

Gli appassionati di tennis hanno espresso il loro giudizio: Cara Black, la dieci volte campionessa di Slam in doppio e doppio misto, merita di essere inserita nell’International Tennis Hall of Fame. La campionessa zimbabwese ha preceduto Ana Ivanovic e Carlos Moya.

Votazione di grande successo, con decine di migliaia di tifosi ad aver votato, provenienti da 150 paesi.

Il giudizio degli appassionati di tennis  è solo una componente del multiforme processo elettorale della Hall of Fame. Oltre al voto dei tifosi, ci sarà la votazione dei giornalisti di tennis, degli storici e degli Hall of Famers.

 

Ciascun candidato riceverà punti percentuali in base al gruppo di provenienza dell’elezione. Black riceverà tre punti percentuali in più, Ivanovic due punti percentuali in più, Moya guadagnerà un punto percentuale in più. “La votazione dei tifosi è giunta al suo quinto anno e rappresenta un tassello importante nel motore di questo sport. Il numero elevato dei votanti e la loro provenienza da tutto il mondo testimonia quanto affetto c’è per questa disciplina”, afferma Todd Martin, CEO, International Tennis Hall of Fame

Durante i suoi 17 anni di carriera, Black ha vinto 60 titoli WTA di doppio, di cui tre a Wimbledon e uno agli Australian Open e agli US Open. Con 163 settimane in testa alla classifica di doppio della WTA, Black è dietro solo a Martina Navratilova e Leizel Huber di tutti i tempi. Nel doppio misto, è tra le giocatrici più affermate della storia, conquistando cinque titoli importanti con due partner. Black è una delle sole tre donne nell’era Open ad aver ottenuto un Career Grand Slam nel doppio misto.

Sono orata del giudizio dei tifosi e del loro voto. Essere inseriti nella International Tennis Hall of Fame è  un traguardo che tutti i tennisti vorrebbero tagliare”, afferma Cara Black.

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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