L'efficienza di Madrid, il fascino di Roma

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L’efficienza di Madrid, il fascino di Roma

Sfida aperta tra i due grandi tornei su terra che puntano all’upgrade: la freddezza della Caja Magica è compensata dai servizi. A favore degli Internazionali gioca lo scenario

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Due edizioni come inviato di Ubitennis al Mutua Madrid Open possono far pensare di conoscere abbastanza bene la Caja Magica, l’impianto che dal 2009 ospita il Masters 1000 della capitale madrilena. Un’esperienza che può tornare utile per esprimere un’opinione su un tema che gli appassionati hanno discusso più volte: il paragone tra i due grandi eventi su terra battuta che anticipano il Roland Garros. Da quando nel 2009 è stata costruita la Caja Magica, ed è nato l’antagonismo con Roma e il Foro Italico – soprattutto relativamente alla possibile scelta dell’ATP di premiare uno dei due tornei con un allargamento del tabellone a 96 giocatori – il confronto si è inevitabilmente posto. Tanti hanno detto la loro, magari anche senza aver conosciuto e vissuto in prima persona entrambi i tornei.

A FAVORE DI ROMA 

 

QUESTIONE DI BELLEZZA – Partendo nel confronto tra i due tornei, se si parla di bellezza del contesto in cui l’impianto è inserito, il paragone non si pone nemmeno: così come Roma è molto più bella di Madrid, gli Internazionali si giocano in un impianto incastonato in un quartiere centrale di Roma, mentre la Caja Magica, è situata nella periferia della capitale spagnola. Arrivando al Foro Italico, tra la zona Ponte Milvio e il quartiere Flaminio, con alle spalle Monte Mario, attraversi il Tevere, ti godi il verde di Roma, le strade larghe, l’eterna storia e i magnifici panorami della capitale. Per giungere dal centro madrileno a San Fermin, il quartiere periferico di tradizione operaia e politicamente orientato a sinistra, dove si disputa il Mutua Madrid Open, invece, impieghi almeno 30 minuti e, quando arrivi, intorno non hai che palazzine basse e mal conservate o enormi palazzoni popolari. Di sera, a dire il vero, quando siamo andati a prendere la metro non abbiamo mai avuto problemi, ma la sensazione di sicurezza è stata sempre piuttosto bassa, nei dieci minuti a piedi che occorrono per arrivare alla stazione della metro più vicina.

I CAMPI PRINCIPALI – Il Centrale del Foro Italico non sarà bellissimo – e comunque quelli sono gusti personali – e ha, specie nelle tribune superiori, una seduta non comoda, pensata più per guadagnare file, capienza e incassi Che non per far stare comodo lo spettatore. Tuttavia, da ogni suo angolo, la visibilità verso il terreno di gioco è sicuramente buona. Non si può dire lo stesso del campo principale della Caja Magica: la pianta quadrata dello stadio fa si che per ampie zone delle tribune, situate agli angoli dell’impianto, se ci si siede appoggiando la schiena allo schienale del sediolino, la visuale non ricada sul campo stesso. In questi due anni, abbiamo visto tante persone costrette, sedendosi in maniera scomoda, a guardare la partita sporgendosi verso il campo, invadendo lo spazio di un altro sediolino. A questo, sebbene molto meno fastidioso del risultato che si ha attraverso gli schermi della televisione, si aggiunga l’antipatico effetto luci-ombre, che, durante le ore pomeridiane provoca il tetto rimovibile dello stadio. Gli altri due campi principali madrileni, l’Arantxa Sanchez e il Campo 3, rispettivamente dalla capienza di 3500 e 2500 posti, sono comodi per assistere al tennis e belli – fatto salvo il già citato problema di luci e ombre – ma non possono certamente paragonarsi al fascino unico dello stadio Nicola Pietrangeli. Le tribune in marmo, le statue dei gladiatori che lo circondano, lo rendono unico e affascinante, uno dei più belli al mondo, secondo il parere di tantissimi giocatori.

I GROUND – Un altro paragone che l’impianto romano vince a man basse è quello dei campi dei rispettivi ground: a Roma i terreni di gioco che ospitano allenamenti, singolari non giocati da stelle di prima di grandezza e doppi, sono immersi nel parco del Foro Italico e – almeno per chi non soffre di allergia al polline – assistere allo sport professionistico, circondati dalla natura ha un fascino incredibile. Difficile dire lo stesso dei campi secondari della Caja Magica: le tribune sono comode, tutte dotate di sediolini con schienale – cosa impensabile dalle nostre parti – ma sostanzialmente asettiche: a prescindere dal caldo forte che si soffre quando nelle ore pomeridiane batte il fortissimo sole della capitale spagnola, potremmo stare a Madrid, ma anche in qualunque altra parte del mondo a osservare giocare i campioni scesi sul terreno di gioco.

L’ATMOSFERA – Senza dimenticare che, negli ultimi anni, trascorrere una giornata al Foro Italico è piacevole per l’atmosfera di festa dello sport che vi si respira varcando i suoi cancelli: i viali e gli stand sempre pieni di gente trasmettono allegria. Non si può dire lo stesso della Caja Magica: solo nel primo week-end, grazie ai prezzi popolari, l’abbiamo vista riempirsi davvero. Nei giorni successivi, sempre spazi vuoti hanno fatto da contorno alle partite. A eccezione dei match giocati da Nadal. La bellezza e il piacere di assistere a una partita di tennis sono dunque decisamente a favore del Foro Italico e degli Internazionali d’Italia, ma non si possono trascurare gli elementi a favore della Caja Magica e del Mutua Madrid Open.

A FAVORE DI MADRID

L’ARCHITETTURA – Va innanzitutto precisato che una volta arrivati nell’ l’impianto madrileno, quest’ultimo regali un piacevole impatto visivo. Del resto, il suo autore, l’architetto francese Dominic Perrault, è un professionista dalla fama internazionale e vincitore di importanti premi per i suoi lavori (ha lavorato anche in Italia, progettando la risistemazione di uno degli spazi civici più importanti di Napoli, Piazza Garibaldi). Anche i costi, di certo non indifferenti, occorsi per costruire l’impianto – circa 300 milioni di euro- che nelle previsioni doveva servire a sostenere la candidatura di Madrid alle Olimpiadi del 2016, fanno del resto immaginare che questo impianto – costruito facendo ricorso esclusivamente ad acciaio, cemento e vetro – abbia peculiarità positive. Caja Magica, che in italiano significa “Scatola Magica”, dall’idea progettuale che questo sia un impianto scatolare (le forme dei tre stadi principali le ricordano fortemente). Sfruttando la sua capacità di cambiare aspetto grazie al tetto che, pur pesando svariate tonnellate, è movibile, ci si è avvicinati poi all’effetto “magia” evocato nel nome. Un impianto che non vive solo durante i dieci giorni del torneo di tennis: ha più volte ospitato le gare interne del Real Madrid di basket ed è sede durante l’anno di festival e concerti musicali. Alcuni osservatori hanno sottolineato la pesantezza architettonica della Caja Magica, che pure pero’ presenta vari angoli di comfort e di piacevolezza visiva.

MUJERES – Uno degli aspetti – che il patron del torneo spagnolo, il manager rumeno Ion Tiriac, più volte ha giustamente sottolineato – per i quali il Mutua Madrid Open si fa preferire è sicuramente relativo al suo torneo femminile, di una categoria superiore rispetto a quello romano (a Madrid si gioca un Premier Mandatory, la categoria di torneo più importante dopo quella degli Slam, a Roma un Premier 5). Una differenza che si concretizza per il pubblico spagnolo nella possibilità di vedere otto partite in più con protagoniste le prime otto giocatrici del seeding, in genere tutte top ten, le quali non accedono, come accade agli Internazionali, con un bye direttamente al secondo turno. Avendo vissuto tra il pubblico le prime giornate di entrambi i tornei, avere un numero di partite maggiori con le star del tennis in rosa fa sicuramente la differenza, nella ricchezza dell’offerta che si propone, a favore del torneo madrileno.

TETTI PROVVIDENZIALI – Un altro comfort importante, non solo per le TV, ma per gli appassionati, specie quelli non residenti in nessuna delle due città, è la garanzia che offre Madrid di svolgere integralmente il programma di gioco sui suoi tre campi principali: è accaduto anche in quest’ultima edizione, quando per ben tre volte i temporali improvvisi –  a Madrid li chiamano “Tormentas“- nel tardo pomeriggio hanno costretto a chiudere il tetto, permettendo però la continuità di gioco. Cosa sarebbe successo a Roma in condizioni analoghe? Quale sarebbe stato il disagio per gli spettatori paganti che aspettano un anno quel giorno e in molti casi pagano un caro biglietto, se si fosse dovuto attendere la fine della pioggia? Ricordiamo l’anno scorso la grande delusione dei tifosi italiani, quando, nel serale del venerdì fu interrotto a fine primo set il quarto di finale tra Del Potro e Djokovic, lasciandoli, tra l’altro, nel caos di una metropoli di notte, paralizzata da acqua e traffico? Un disagio che a Madrid non può mai verificarsi.

LA LOGISTICA – A proposito di caos e disagio nei trasporti, si fa davvero grande, in questo caso, il divario a favore della Caja Magica e di Madrid, specie nel programma serale. Infatti, in quello diurno a Roma, sebbene in maniera non comoda e coi lunghi tempi del traffico romano, preferibilmente col bus 190, a meno di farsi lunghe camminate dalle stazioni della metro più vicine, lo spettatore ha la possibilità di muoversi da e per il Foro Italico. Nel serale, però, iniziano le grosse difficoltà, se non si ha la fortuna di poter arrivare con una propria auto in prossimità dell’impianto. Con la metro romana che chiude alle 23, se si vuole assistere a entrambe le partite del serale, si rischia, specie negli ultimi turni, di vivere una piccola Odissea. Purtroppo, se non si ha la pazienza, la forza e il tempo di voler aspettare il bus della linea notturna, la richiesta di taxi – pubblici e privati – è infinitamente più grande dell’offerta logistica preparata per l’evento. Tra litigi e gente che tenta furbate, si può rischiare di stressarsi e stancarsi almeno un’ora prima di trovare una via notturna per lasciare il Foro Italico. Volontariamente, stendiamo un velo pietoso in questa trattazione sull’eventualità che piova durante il serale, soprattutto dopo le 23. Circostanze scomode che il Mutua Madrid Open non presenta ai suoi ospiti: la capitale madrilena ha un servizio metropolitano che funziona ogni giorno sino alle 2 di notte. La stazione della metro più vicina alla Caja Magica è distante circa 700 metri: si può ben dire che allo spettatore pagante del torneo madrileno, lo stress di non sapere come tornare ai propri alloggi non viene nemmeno posto.

I PREZZI – Una serie di disservizi, siano essi colpa o meno dell’organizzazione, che non vengono nemmeno compensati – anzi è il contrario – da un proporzionale minore politica dei prezzi del torneo romano rispetto a quello madrileno. A prescindere dalle meritorie iniziative del Mutua Madrid Open, che con un biglietto non superiore ai 10 euro, nel corso delle giornate del primo week-end di torneo, consente di entrare in tutti i campi della Caja Magica, ad eccezione del Manolo Santana, un facile confronto dei prezzi nei giorni centrali e finali fa vedere come quelli di Madrid siano circa il 20% meno cari. Se a questa differenza si aggiunge anche quella eventuale del costo della vita mediamente maggiore di Roma rispetto a quello della capitale spagnola, chi vuole pernottare per magari vedere più giornate di tennis, vede aumentare ancora la differenza nell’investimento.

I BILANCILa Federtennis si è molto vantata in questi anni, anche giustamente, del grande successo economico degli Internazionali d’Italia. Si tratta di un merito indiscutibile, visto che gli utili sono reinvestiti per il nostro tennis (in che modo venga effettivamente fatto, è un discorso che esula da questa analisi). Tuttavia, l’evento tennistico più importante in Italia deve essere per la Federtennis non solo una fonte di introiti, ma una grossa (e la migliore) occasione per promuovere il tennis, facendo conoscere dal vivo il grande tennis ai ragazzini. Per riuscirci, per decidere i prezzi si deve rinunciare alla semplice logica della domanda e dell’offerta e invece trovare il modo affinché il Centrale e i vari Nadal, Djokovic, Del Potro siano accessibili agli under 18 e a qualunque tasca, quantomeno sino ai quarti di finale. Se si vuole che un bambino si innamori del tennis e poi lo giochi con assiduità, una cosa è fargli ammirare i suddetti giocatori e vivere il fascino che emanano; un’altra, con tutto il rispetto, è metterlo nel ground a vedere i numeri 30 (o peggio) del mondo. Tiriac non sarà mosso certamente da questi fini promozionali per lo sport (i 12500 seggiolini del Manolo Santana si riempiono davvero soltanto per la finale maschile o se gioca Nadal) ma il suo torneo, nella pratica, può essere molto più facilmente accessibile a tutti, in ogni senso.

I MEDIA – Infine, colpisce come sia molto diverso, rispetto a quello storicamente avuto dal torneo romano, il rapporto che l’organizzazione spagnola assume con i media. Se a Roma il giornalista non solo non viene coccolato, ma nemmeno sempre messo in condizione di lavorare dignitosamente; se agli Internazionali ogni scelta logistica adottata non tiene mai in conto di come essa possa inficiare il lavoro di chi poi racconta alla gente il torneo, a Madrid la storia è ben diversa. La sala delle conferenze stampa dei giocatori è praticamente a fianco della sala stampa e, contemporaneamente, è distante pochissimi minuti dai principali campi di gioco. Ogni corrispondente è certo di poter avere il biglietto per ogni sessione di gioco del Manolo Santana, ha a disposizione due ticket per il pranzo e la cena e ha la facoltà di poter pernottare, a un prezzo convenzionato, in un hotel quattro stelle, con incluso servizio shuttle – in macchine di lusso, le stesse usate per il trasporto dei giocatori – da e per la Caja Magica. Una serie di servizi che fa capire come l’organizzazione ritenga la stampa un veicolo fondamentale per far conoscere al meglio il torneo, un approccio forse comprensibile meglio con un aneddoto. Al termine di un turno serale, siamo stati “costretti” ad attendere una ventina di minuti oltre all’orario stabilito l’arrivo dello shuttle che ci riportasse all’hotel. Il giorno successivo, per questo piccolo inconveniente, assolutamente comprensibile nel caos di un torneo così grande, il responsabile della sala stampa sarà venuto nel corso della giornata almeno una decina di volte a scusarsi per l’accaduto. Come si legge, la differenza nel rispetto per il lavoro del corrispondente è anche qui ben diversa.

Dopo questa lunga panoramica sulle caratteristiche dei due tornei, è difficile trarre una conclusione univoca su quale dei due sia il torneo migliore e la sensibilità di ogni lettore farà assumere a ciascuno le proprie conclusioni. Personalmente, ad esempio, e non per stupido campanilismo,  il fascino della tradizione e la bellezza del Foro Italico, nonostante i disservizi organizzativi romani e la minore offerta al pubblico garantita dal torneo romano, fanno preferire gli Internazionali d’Italia.

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ATP

ATP Montreal: super Fritz passeggia su Murray, Kyrgios non manca la prova del nove con Baez

Norrie sconfiggendo Nakashima, vendica Sir Andy e pareggia i conti con i “cugini” d’oltreoceano. A Tiafoe in rimonta la lotta di giornata contro Bonzi. Nishioka si conferma in stato di grazia, Van de Zandschulp riscatta Indian Wells contro Kecmanovic

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Taylor Friz - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

N. Kyrgios b. S. Baez 6-4 6-4

C’era grande curiosità nel vedere all’opera, nel primo turno dell’Omnium Banque National presented by Rogers, il fresco campione dell’ATP 500 di Washington Nick Kyrgios. L’australiano era contrapposto, nel quarto incontro sul Centrale dell’IGA Stadium, all’argentino Sebastian Baez, dopo che i due si erano già incontrati all’inizio dell’anno sul veloce del deserto californiano: al primo round del Masters 1000 d’Indian Wells, la sfida se l’aggiudicò nettamente il 27enne di Canberra per 6-4 6-0. Il tennista originario della Malesia si è invece imposto quest’oggi, con un doppio 6-4 in quasi un’ora e mezzo di partita. L’interesse nei confronti del match con protagonista il finalista di Wimbledon, non veniva destato solo ed esclusivamente dal fatto di poter ammirare il suo sempre entusiasmante e spettacolare tennis, ma soprattutto dal voler appurare quale versione di Nick si sarebbe presentata in Canada dopo la vittoria di un torneo.

KYRGIOS MOSTRA LA MATURITÀ ACQUISITA – Infatti erano tre anni che il giocatore aussie non si trovava a dover gestire una situazione di questo tipo, e si sa che non è mai facile affrontare un nuovo appuntamento del Tour – ancor di più se si tratta di un evento tra i più prestigiosi del circuito – dovendo amministrare un fisico provato dalle fatiche della settimana precedente. Il Citi Open però non si è limitato a richiedere all’istrionico di origini greche il normale sforzo fisico e mentale che serve per conquistare partite in sequenza ed alzare un trofeo, ma ha voluto ogni goccia di sudore ed energia a disposizione del suo serbatoio. L’ex n. 13 del ranking si è difatti rivelato il mattatore assoluto dei sette giorni nella capitale USA, tra doppi turni a ripetizione per via dei ritardi dovuti alla pioggia ed un percorso parallelo nel doppio, esaltante allo stesso modo del singolare. Il risultato finale è stata una doppietta trionfante, con il successo assieme a Jack Sock.

 

Kyrgios quando aveva vinto il suo ultimo titolo – il sesto – proprio a Washington, in Canada a Montreal il lunedì successivo aveva lasciato inopinatamente il torneo già al primo turno, sconfitto senza colpo ferire dal nobile decaduto Kyle Edmund. Dunque l’attesa di scoprire se i miglioramenti fatti vedere sotto l’aspetto mentale, della continuità di rendimento e dell’approccio al professionismo nel 2022 avrebbero portato una reale rottura con quello che è stato il bad boy del passato; era importante anche alla luce del confronto possibile con quanto successo tre stagioni orsono. Ebbene l’esame, o la prova del nove fate vobis, è stata superata a pieni voti dall’ex n. 1 juniores. Certo non sono mancate le difficoltà lungo il corso della partita, ma alla fine ciò che emerso è la seguente costatazione: quando Nick ha giocato da Nick, l’argentino non ha potuto che subire e soccombere dimostrando di essere disarmato contro il talento fumantino dell’avversario.

L’inizio del duello è stato scoppiettante per Kyrgios, il quale ha messo in mostra tutta la propria completezza tecnica: creatività, manualità, cambi di ritmo, velocità di braccio, timing sulla palla sensazionale, esplosività, rovesci anticipati, accelerazioni incredibili e improvvise, angoli mozzafiato. Insomma tutto il campionario aussie, il solito ed ineluttabile one-man show. Non aveva possibilità di reagire in alcun modo il pedalatore albiceleste, che pure si discosta dal classico sudamericano cresciuto a pane e mattone tritato e che può esprimersi al meglio solamente nelle lunghe e fangose battaglie sulla polvere rossiccia. Intendiamoci, nasce sul rosso e la terra rimane la sua superficie preferita, ma Seb ha già dimostrato ampiamente di sapersi districare nelle condizioni di gioco più rapide che si trovano sul cemento, ad esempio quando si fece conoscere al grande pubblico nelle Next Gen novembrine di Milano togliendosi immediatamente di dosso l’odiosa etichetta di specialista. Ma come preannunciato, stereotipo o no, l’ex Top 15 in tutto il suo splendore sale 5-1.

Qui però le energie consumate nell’ultimo periodo annebbiano la lucidità di Kyrgios, che almeno per un frangente di gara torna quello di sempre: atteggiamento svogliato, discontinuità, scelte insensate; permettendo così il rientro prepotente di Baez. Il 21enne di Buenos Aires limita gli errori e si rifà sotto prepotentemente, ricordandosi di possedere nella solidità e nella resistenza agli scambi prolungati i fiori all’occhiello del suo gioco. Probabilmente non gli aveva mostrati finora a causa della scarsa fiducia di cui gode dopo un periodo per lui alquanto negativo – 5 sconfitte consecutive dalla finale di Bastad -, anzi aveva fatto sì che essi si trasformassero in frequenti aiutini per Nick.

Ciò nonostante, nulla avrebbe potuto evitargli di finire sotto il treno Kyrgios, che quando parte così è difficile anche solo dirottarlo fuori dai binari, a meno che non sia lui stesso a risollevare l’avversario, come accade puntualmente nello scontro odierno. Perciò parziale di quattro giochi del n. 32 e l’equilibrio torna dirompente, ma per fortuna dell’australiano ha una seconda opportunità per chiudere il set che non si fa sfuggire. Alla prima frazione da 43 minuti, segue un’altra identica sia come punteggio che come durata: questa volta con molta più stabilità, con un Baez ormai dentro il match e che addirittura si permette di beffare Nick con un tweener-lob. Kyrgios se la ride sornione, punzecchiato dalla sua stessa velenosa freccia, ma poco importa visto che la battuta risale vertiginosamente ed il break maturato nel quinto game viene portato fino in fondo. Al quarto match point è finalmente ufficiale, dopo lo scontro in Australia sarà ancora Medvedev contro Kyrgios.

[10] T. Fritz b. [WC] A. Murray 6-1 6-3

Il tre volte campione del torneo Andy Murray, vincitore nel 2009 e nel 2015 in quel di Montreal – batté Nishikori e Djokovic per alzare il titolo -, mentre fu autore del trionfo del 2010 a Toronto, invitato dagli organizzatori tramite wild card viene immediatamente estromesso dal torneo per mano della tds n. 10 Taylor Fritz. Il 24enne di San Diego con questa splendida vittoria, ottiene il primo successo nel torneo, ponendo fine ad una serie di sconfitte subite nelle sue apparizioni all’Open del Canada: fuori sempre al primo turno nel 2016 e nel 2021 a Toronto, nel 2019 a Montreal. Il n. 1 del tennis americano può così mettersi subito alle spalle il crollo fisico avuto contro Evans a Washington, mentre il 34enne di Glasgow oggi ha palesato evidenti ed imponenti limiti sulla seconda di servizio.

UN FRITZ SPAZIALE ACCENDE “RADIO MURRAY” – Il confronto tra Murray e Fritz è il classico scontro tra un solido tennista moderno dotato di grande servizio ed un altrettanto fantastico ribattitore. Da una parte il rampante n. 1 del tennis americano, che sembra in ripresa, voglioso di una piazza tra i primi dieci giocatori del mondo e che non nasconde l’ambizione di essere a Torino alla fine dell’anno solare. Dall’altra quello che riprendendo la definizione coniata dal maestro Clerici è la pura rappresentazione del contro attaccante, abile nel palleggio prolungato e soprattutto nell’alzare difese arcigne invalicabili.

Andy si esalta nella lotta e non si risparmia mai sul piano fisico, allora Taylor decide che bisogna subito testare le qualità dello scozzese e verificare se lo scorrere del tempo ha eroso oppure no l’immarcescibile tennista dall’anca d’acciaio: pronti via ed è già game surreale, 14 minuti e 19 secondi, 20 punti giocati, cinque palle break concesse. Mettiamoci pure che l’ex n. 1 mondiale trova solo 9 prime, cadendo anche in due doppi falli: così in men che non si dica, è 3-0 per il campione d’Indian Wells. Ma ciò che sorprende maggiormente è l’estrema aggressività, fatta vedere in risposta dal primo quindici del match da parte del numero 13.

Anticipa e lo fa benissimo, inoltre sono soprattutto molto evidenti gli enormi miglioramenti compiuti dalla tds n. 10 dal lato del rovescio. Ora è un colpo che fa veramente male, e che Fritz non disdegna neanche di mandare in lungolinea direttamente in ribattuta. Taylor è semplicemente ingiocabile, s’esibisce in un super fotonico dritto in corsa che ricade sulla riga. Un vincente eccezionale, che dà il là alla mattanza di Murray. Il due volte oro olimpico è totalmente impotente, continuamente confinato a remare sui teloni e ciò facilita di gran lunga “le castagne” del drittone di Fritz. Lo statunitense comanda con sublime tranquillità, non concede praticamente nulla nei suoi turni di servizio (85% di punti vinti con la prima, 71% con la seconda). È quasi avvilente osservare lo sguardo del 34enne di Glasgow, in completa balia del californiano e incapace di trovare una soluzione al massacro tennistico che sta subendo.

La wild card britannica cerca conforto nel suo angolo prima che le operazioni riprendano, ma è difficile scovare risposte utili a soverchiare l’”amico Fritz” in gradissimo spolvero. Ma il campione per quanto possa perdere colpi nella parte finale di carriera, in questo caso dovendo sopportare anche tanti gravi infortuni, rimane dentro di sé un fenomeno con quella fiammella che non si spegnerà mai: Andy ruggisce in apertura di seconda frazione, e nonostante la propria palla continui a viaggiare parecchi chilometri in meno rispetto a quella americana, oltre a rimanere molto più corta, quantomeno si porta per la prima volta ai vantaggi in risposta.

Ma il vincitore junior dello US Open per ora non si scompone minimante, il barone di sua maestà adesso tuttavia è molto più consistente da fondo. Fritz dunque è chiamato ad essere perfetto, ma tentenna però prima l’ace e poi il dritto a comandare lo portano sul 2-2 pur attraversando i primi brividi dell’incontro. Il giocatore a stelle e strisce allora comprende che deve affondare il coltello e finire la preda, non permettendo a quest’ultima di riemergere: così si arrampica a palla break. La radio scozzese, a questo punto, inizia a imperversare su tutte le frequenze, la seconda continua incessantemente a latitare a livello di efficacia ma il cuore di Murray riesce ad evitare l’allungo definitivo (3-2, senza break per lo scozzese).

Ma è soltanto questione di tempo, nel settimo game ancora problematiche in battuta per il n. 48 ATP: come era accaduto nel break del primo set, due doppi falli in aggiunta ad un brutto dritto scaraventato in rete condannano Murray. Il tre volte campione Slam è frustato, nervoso, colpisce violentemente la racchetta verso il suolo; ma Taylor proprio nel momento in cui si avvicina alla vittoria concede la prima palla break (dopo 80 minuti). Lo schema “servizio e dritto” però non perdona e la tds n. 10 s’inerpica sul 5-3. Fritz oggi è semplicemente di un altro livello, continua a vincere anche i punti sulla diagonale a lui sfavorevole contro uno dei bimani migliori degli ultimi decenni, ed inevitabilmente breakka ancora chiudendo il match.

ALTRI MATCH – Tra gli incontri più belli andati in scena tra il tardo pomeriggio canadese e l’apertura della la sessione serale, c’è sicuramente da menzionare la strabiliante battaglia durata la bellezza di 2h37 fra Frances Tiafoe e Benjamin Bonzi. Il tennista statunitense, attuale n. 24 ATP, ha avuto la meglio in rimonta dopo aver perso il primo set al tie-break nonostante un set point avuto a disposizione con lo score finale di (8)6-7 7-5 6-3. Una lotta nel segno degli ace, 10 per il francese e addirittura 15 per il 24enne americano, ma in generale costellata da servizi dirompenti a tal punto che sono state cancellate 10 delle 15 palle break concesse. Frances ha dimostrato però anche grande capacità nell’utilizzo del colpo del ko, con i suoi 53 vincenti mitigati da pochi gratuiti nel rapporto con essi (28).

Ora per una delle nuove leve del tennis USA, che pare aver imboccato la strada giusta per ritornare grande, ci sarà proprio l’indomabile Fritz in un derby che si preannuncia da fuochi d’artificio. Se per il vecchio leone ferito Andy, le cose non sono andate come avrebbe voluto, a prenderne il testimone – come successo a Wimbledon – e a vendicarsi contro i “cugini” d’oltreoceano ci pensa Cameron Norrie. Il mancino di Sua Maestà, reduce dalla finale a Los Cabos, ha liquidato con un doppio 6-4 il solido Brandon Nakashima in 1h14: andamento del match simmetrico, con un break per frazione arrivato in entrambi i casi nel terzo game. Il n. 63 del mondo si arrende, nonostante abbia scagliato 6 ace e fatto registrare un bilancio tra winner e unforced di +6 (22/16), al mostruoso rendimento in battuta del nativo di Johannesburg: 81% di prime in campo, 82% di realizzazione, 89% di punti vinti con la seconda e dulcis in fundo 0 break point offerti. Il n. 11 ATP è stato pressoché perfetto, lo testimoniano i soli 5 errori nell’intero incontro a fronte di ben 19 vincenti.

Conferma invece l’ottimo stato di forma il finalista del Citi Open Yoshito Nishioka, che ha superato per 6-2 6-3 il sempre più irriconoscibile Benoit Paire. Il giapponese dopo il grande balzo in classifica, ha potuto prendere parte al main-draw grazie allo Special Exempt e nel quarto match sul Court 5 ha surclassato il 33enne di Avignone, il quale ha comunque mandato giù 12 ace ma è stato anche artefice di 36 non forzati.

Sul Court 9 invece a seguito di Tiafoe/Bonzi, si sono dati battaglia Miomir Kecmanovic (n. 35 ATP) e Botic Van De Zandschulp (n. 25 ATP). La sfida era un remake dello scontro tenutosi al BNP Paribas Open del deserto californiano, nel quale vinse il serbo in due parziali tirati dando il là alla miglior fase della sua stagione conquistando due quarti consecutivi nel Sunshine Double. In realtà però l’ultimo confronto diretto, è datato al mese di aprile quando sul rosso di Monaco di Baviera l’olandese trionfò in rimonta accedendo alla finale del torneo – che poi avrebbe perso con Rune ritirandosi per problemi respiratori. Ebbene il tennista orange, dando continuità a quel successo si è imposto per 6-1 7-5 in poco più di un’ora. Eccezionale performance al sevizio per BVDZ: doppia cifra di ace (12), 85% di punti vinti con la prima. A questi numeri ha aggiunto un trentello di vincenti, oltre ad aver annullato 4 delle cinque possibilità di break offerte.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP

ATP Montreal: avanza Rune sul qualificato Fognini

Già bravo a qualificarsi, Fabio Fognini cede al primo turno contro Holger Rune a Montreal

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Holger Rune - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

H. Rune b. [Q] F. Fognini 6-3 7-5 (da Montreal il nostro inviato)

Dopo l’uscita di scena di Berrettini, il tennis italiano perde un altro rappresentante a Montreal. Fabio Fognini, che era riuscito a conquistarsi un posto nel tabellone principale dell’Omnium Banque Nationale passando attraverso le qualificazioni, ha perso il suo match di primo turno in due set contro il danese Holger Rune, n. 26 dell’ultimo ranking ATP e quartofinalista all’ultimo Roland Garros, ma reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive interrotta solamente la scorsa settimana a Washington.

Fognini ha lasciato scappare il suo avversario subito all’inizio del primo set, concedendo il break al secondo game e dovendo annullare anche due chance dello 0-4 due game più tardi. Una volta scampato il pericolo Fognini ha iniziato a tenere meglio gli scambi, lavorando molto bene con i lungolinea e chiamando anche a rete il suo avversario con la palla corta, situazione nella quale Rune ha dimostrato di non essere totalmente a suo agio nonostante la sua grande rapidità di spostamento.

 

Nel nono game, con Rune al servizio per il primo set, Fognini ha avuto ben quattro opportunità del controbreak per rientrare nel parziale, ma non è riuscito a prendere il comando dello scambio in nessuna di quelle occasioni e ha finito poi per cedere il set per 6-3.

Il secondo set è iniziato con un Fognini più proiettato verso la rete che ha messo in mostra anche alcuni ottimi serve and volley. Il ritmo degli scambi era sostenuto e il pubblico del campo 5, che contava anche un buon numero di italo-canadesi impegnati a incoraggiare Fognini nella lingua di Dante senza peraltro troppo successo, dimostrava di apprezzare lo spettacolo e sovente iniziava a celebrare i punti prima che fossero finiti.

Gli aerei in decollo dal vicino aeroporto Trudeau passavano proprio sopra il campo con cadenza sostenuta, dando l’impressione che ci si trovasse a Flushing Meadows più che a Montreal, ma la temperatura ancora decisamente rigida per la stagione estiva non lasciava dubbi che non ci si potesse trovare a New York. L’allungo decisivo arrivava all’undicesimo gioco, quando due errori inguaiavano Fognini sullo 0-30 e il ragazzo danese finiva per ottenere quello che sarebbe stato l’unico break del set permettendogli di mettere in cassaforte la vittoria.

Al prossimo turno Rune se la dovrà vedere con Pablo Carreno Busta (due vittorie su due per lo spagnolo nei precedenti) che nel pomeriggio aveva superato il nostro Berrettini.

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Flash

WTA Toronto: l’aria canadese fa bene a Giorgi, abbattuta Raducanu, ora Mertens. Passeggiano Gauff e Anisimova, Osaka senza pace

Per la prima volta Camila vince a Toronto, avrà la belga al secondo turno. Senza sudare le due giovani americane. Si ritira Osaka dopo un set e mezzo contro Kanepi

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Camila Giorgi Toronto

Sembrerà paradossale, essendo campionessa in carica della Rogers Cup WTA, dell’Open del Canada, eppure Camila Giorgi non aveva mai vinto una partita a Toronto nella sua carriera (data l’alternanza tra Montreal e quest’ultima negli anni, per ospitare i due 1000 ATP e WTA). Almeno fino ad oggi, il giorno in cui ha iniziato la sua difesa del titolo più prestigioso della carriera. E quale modo migliore di farlo, se non battendo una top 10 e campionessa Slam (per quanto in crisi), come Emma Raducanu. 7-6(0) 6-2 il punteggio dei due set che all’esordio già condannano la nona forza di questo torneo e mandano avanti la nostra Camila, a larghi tratti brillante, pesante sul rovescio e quasi dominante, come nel tie-break in cui non ha perso neanche un punto. Per quanto la britannica sicuramente abbia giocato male, tanto merito va anche a Camila che ha saputo metterla in difficoltà, non permettendole di trovare i punti di appoggio e le certezze necessarie, specie dopo un primo set versione rollercoaster.

Il match – Inizio che appare tranquillo per Giorgi, avanti 40-0, ma un clamoroso passaggio a vuoto porta 3 doppi falli su 4 punti, oltre a due non forzati che sono una manna dal cielo per Raducanu, regalandole un importante break in avvio. Ma l’inizio in risposta è di altissimo livello per Camila, che trova subito ritmo e profondità nelle ribattute, riuscendo in un subitaneo contro-break. Peccato che il conto dei doppi falli e degli errori si ripresenti ben salato nel terzo gioco, con un netto calo e un’altra papera sulla terza palla break che riaccende le montagne russe e rimette avanti Raducanu. Ma oggi in risposta il passo di Giorgi è di tutt’altra velocità, e può così approfittarne per rientrare operando un buon forcing e verticalizzando per recuperare nuovamente il break, e mantenerlo (ma la prima è ancora un miraggio).

E proprio questa mancanza di prime pesa con l’andare del tempo: permette a Raducanu di impostare sin dalla risposta il gioco come preferisce e mettere in difficoltà Camila, che da parte sua continua a sbagliare e subisce il terzo break su quattro game di servizio. Le cose per la britannica non vanno meglio, dato che anche lei non brilla in battuta, mentre Giorgi sul rovescio trova grandi angoli e si mostra propositiva, con l’ennesimo, stavolta ancora più sudato, break di questo vertiginoso primo set. Da lì in poi si prosegue sui binari dei servizi, con una qual certa stabilità trovata da ambo le parti, per quanto Giorgi sembri avere qualcosa in più da fondo; non a caso nel tie-break, anche per qualche errore di troppo di Raducanu, è un dominio dell’azzurra, perfetta su entrambi i colpi di inizio gioco, che le permettono di non perdere neanche un punto.

Non dissimile dal primo set è la partenza del secondo, con entrambe imprecise al servizio ma con la capacità di trovare un pizzico di iniziativa e profondità in più in risposta. Il primo break, guidato da un passaggio a vuoto di Giorgi, è a favore di Raducanu, molto “sportiva” però a restituirlo subito dopo con improponibili colpi da fondo sballati. E da lì il set assume tratti a tinta unita, di colore azzurro: Camila Giorgi dimostra perché sia campionessa in carica di questo torneo (seppur a Montreal) e come sia determinata a fare una figura di livello anche quest’anno. Alza il tasso dei colpi e del proprio palleggio, mentre la n.9 del seeding sembra accusare questo improvviso ritmo alto, non riuscendo a reggerlo né da fondo né mettendo in campo servizi che possano disturbare l’azzurra, in pieno controllo. 5 game di fila vengono vinti dalla n.29 al mondo per portare a casa set e match nettamente, facendo ben sperare alla luce di ciò che ha mostrato.

Avversaria di Camila, al secondo turno, sarà un’altra giocatrice decisamente pericolosa come Elise Mertens. La belga, nel suo esordio, ha battuto senza faticare eccessivamente Ana Bondar con il punteggio di 7-6(2) 6-1, facendo suo il campo e il gioco dopo un set di adattamento, in cui è stata capace di farsi rimontare servendo per chiudere sul 5-1. Nel secondo parziale scende in campo più decisa e concentrata, capitalizzando sopra il 60% sia con la prima che con la seconda, e facendo soprattutto ben fruttare i tanti errori accumulati dall’ungherese, specie verso la fine quando è apparsa decisamente scoraggiata dall’ottimo tennis, brillante, della n.37 al mondo.

Delle altre partite finora disputate, ben poco da segnalare che possa agitare gli animi o far sobbalzare. Esordio tranquillo e dominato per Coco Gauff, tds n.10, che vuole fare bella figura sul “suo” cemento dopo la finale al Roland Garros; e l’inizio è ottimo, con un netto 6-1 6-3 in poco più di un’ora a Madison Brengle. Chiude con l’81% di conversione con la prima la giovane americana, che si prepara ora ad affrontare la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, in uno scoppiettante secondo turno. Altrettanto comodo l’esordio di Amanda Anisimova, altra americana, n.22 del mondo, che ha lasciato solo 4 game in 57 minuti alla canadese Carol Zao, infliggendole un severo e speculare (a Gauff) 6-1 6-3. La percentuale di conversione con la prima è buona anche per lei, un onesto 72% che le ha permesso una partita tranquilla e in discesa; certamente da alzare, accompagnandolo ad un costante buon gioco da fondo, in vista della prossima partita contro la vicecampionessa in carica Karolina Pliskova, anche lei non però in un periodo particolarmente generoso come risultati.

OSAKA SI RITIRA – Un altro dei match attesi della giornata era quello tra Naomi Osaka e la rediviva Kaia Kanepi ma il match non è riuscito nemmeno a concludersi con la giapponese costretta al ritiro sotto 7-6(4) 3-0 per un problema fisico.

Kanepi mostra un buon tennis nel primo set, attacca bene da fondo e gestisce bene il servizio, a fronte di un’Osaka che accusa un grave passaggio a vuoto nel quinto game, l’unico in cui gioca davvero male, che le costa il break a 0, anche a causa di qualche acciacco, che la costringe a un lungo medical time out tra settimo e ottavo game. L’estone è però ben centrata, gioca con regolarità, pur non avendo i numeri della giapponese, che appena trova un buon filotto infila il contro-break. Ma Kanepi sfrutta la mano non certo chirurgica di Naomi quest’oggi, e unendo gli errori a una palla sempre pesante, rimette il muso avanti. Seppur con qualche patema in più del dovuto, con un ulteriore contro-break di Osaka che porta il set al tie-break, è infine la n.31 al mondo a portare il parziale a casa per 7 punti a 4, proseguendo nella sua buona prestazione e sfruttando ancor più i troppi errori e problemi dell’avversaria.
Il secondo set si apre con un break immediato in favore di Kanepi, che sfruttando i diversi gratuiti di Osaka s’invola rapidamente sul 3-0. Un parziale di 12 punti a 3 per l’estone che segna la definitiva conclusione del match, dato che al primo cambio campo prolungato la giapponese si ritira in lacrime: un altro infortunio colpisce la sua sfortuna stagione, oggi problemi a livello lombare che seguono quelli agli addominali accusati ad inizio stagione e l’infortunio alla caviglia sinistra, che l’ha messa fuori dai giochi per tutto lo swing erbivoro.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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