L'efficienza di Madrid, il fascino di Roma

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L’efficienza di Madrid, il fascino di Roma

Sfida aperta tra i due grandi tornei su terra che puntano all’upgrade: la freddezza della Caja Magica è compensata dai servizi. A favore degli Internazionali gioca lo scenario

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Due edizioni come inviato di Ubitennis al Mutua Madrid Open possono far pensare di conoscere abbastanza bene la Caja Magica, l’impianto che dal 2009 ospita il Masters 1000 della capitale madrilena. Un’esperienza che può tornare utile per esprimere un’opinione su un tema che gli appassionati hanno discusso più volte: il paragone tra i due grandi eventi su terra battuta che anticipano il Roland Garros. Da quando nel 2009 è stata costruita la Caja Magica, ed è nato l’antagonismo con Roma e il Foro Italico – soprattutto relativamente alla possibile scelta dell’ATP di premiare uno dei due tornei con un allargamento del tabellone a 96 giocatori – il confronto si è inevitabilmente posto. Tanti hanno detto la loro, magari anche senza aver conosciuto e vissuto in prima persona entrambi i tornei.

A FAVORE DI ROMA 

 

QUESTIONE DI BELLEZZA – Partendo nel confronto tra i due tornei, se si parla di bellezza del contesto in cui l’impianto è inserito, il paragone non si pone nemmeno: così come Roma è molto più bella di Madrid, gli Internazionali si giocano in un impianto incastonato in un quartiere centrale di Roma, mentre la Caja Magica, è situata nella periferia della capitale spagnola. Arrivando al Foro Italico, tra la zona Ponte Milvio e il quartiere Flaminio, con alle spalle Monte Mario, attraversi il Tevere, ti godi il verde di Roma, le strade larghe, l’eterna storia e i magnifici panorami della capitale. Per giungere dal centro madrileno a San Fermin, il quartiere periferico di tradizione operaia e politicamente orientato a sinistra, dove si disputa il Mutua Madrid Open, invece, impieghi almeno 30 minuti e, quando arrivi, intorno non hai che palazzine basse e mal conservate o enormi palazzoni popolari. Di sera, a dire il vero, quando siamo andati a prendere la metro non abbiamo mai avuto problemi, ma la sensazione di sicurezza è stata sempre piuttosto bassa, nei dieci minuti a piedi che occorrono per arrivare alla stazione della metro più vicina.

I CAMPI PRINCIPALI – Il Centrale del Foro Italico non sarà bellissimo – e comunque quelli sono gusti personali – e ha, specie nelle tribune superiori, una seduta non comoda, pensata più per guadagnare file, capienza e incassi Che non per far stare comodo lo spettatore. Tuttavia, da ogni suo angolo, la visibilità verso il terreno di gioco è sicuramente buona. Non si può dire lo stesso del campo principale della Caja Magica: la pianta quadrata dello stadio fa si che per ampie zone delle tribune, situate agli angoli dell’impianto, se ci si siede appoggiando la schiena allo schienale del sediolino, la visuale non ricada sul campo stesso. In questi due anni, abbiamo visto tante persone costrette, sedendosi in maniera scomoda, a guardare la partita sporgendosi verso il campo, invadendo lo spazio di un altro sediolino. A questo, sebbene molto meno fastidioso del risultato che si ha attraverso gli schermi della televisione, si aggiunga l’antipatico effetto luci-ombre, che, durante le ore pomeridiane provoca il tetto rimovibile dello stadio. Gli altri due campi principali madrileni, l’Arantxa Sanchez e il Campo 3, rispettivamente dalla capienza di 3500 e 2500 posti, sono comodi per assistere al tennis e belli – fatto salvo il già citato problema di luci e ombre – ma non possono certamente paragonarsi al fascino unico dello stadio Nicola Pietrangeli. Le tribune in marmo, le statue dei gladiatori che lo circondano, lo rendono unico e affascinante, uno dei più belli al mondo, secondo il parere di tantissimi giocatori.

I GROUND – Un altro paragone che l’impianto romano vince a man basse è quello dei campi dei rispettivi ground: a Roma i terreni di gioco che ospitano allenamenti, singolari non giocati da stelle di prima di grandezza e doppi, sono immersi nel parco del Foro Italico e – almeno per chi non soffre di allergia al polline – assistere allo sport professionistico, circondati dalla natura ha un fascino incredibile. Difficile dire lo stesso dei campi secondari della Caja Magica: le tribune sono comode, tutte dotate di sediolini con schienale – cosa impensabile dalle nostre parti – ma sostanzialmente asettiche: a prescindere dal caldo forte che si soffre quando nelle ore pomeridiane batte il fortissimo sole della capitale spagnola, potremmo stare a Madrid, ma anche in qualunque altra parte del mondo a osservare giocare i campioni scesi sul terreno di gioco.

L’ATMOSFERA – Senza dimenticare che, negli ultimi anni, trascorrere una giornata al Foro Italico è piacevole per l’atmosfera di festa dello sport che vi si respira varcando i suoi cancelli: i viali e gli stand sempre pieni di gente trasmettono allegria. Non si può dire lo stesso della Caja Magica: solo nel primo week-end, grazie ai prezzi popolari, l’abbiamo vista riempirsi davvero. Nei giorni successivi, sempre spazi vuoti hanno fatto da contorno alle partite. A eccezione dei match giocati da Nadal. La bellezza e il piacere di assistere a una partita di tennis sono dunque decisamente a favore del Foro Italico e degli Internazionali d’Italia, ma non si possono trascurare gli elementi a favore della Caja Magica e del Mutua Madrid Open.

A FAVORE DI MADRID

L’ARCHITETTURA – Va innanzitutto precisato che una volta arrivati nell’ l’impianto madrileno, quest’ultimo regali un piacevole impatto visivo. Del resto, il suo autore, l’architetto francese Dominic Perrault, è un professionista dalla fama internazionale e vincitore di importanti premi per i suoi lavori (ha lavorato anche in Italia, progettando la risistemazione di uno degli spazi civici più importanti di Napoli, Piazza Garibaldi). Anche i costi, di certo non indifferenti, occorsi per costruire l’impianto – circa 300 milioni di euro- che nelle previsioni doveva servire a sostenere la candidatura di Madrid alle Olimpiadi del 2016, fanno del resto immaginare che questo impianto – costruito facendo ricorso esclusivamente ad acciaio, cemento e vetro – abbia peculiarità positive. Caja Magica, che in italiano significa “Scatola Magica”, dall’idea progettuale che questo sia un impianto scatolare (le forme dei tre stadi principali le ricordano fortemente). Sfruttando la sua capacità di cambiare aspetto grazie al tetto che, pur pesando svariate tonnellate, è movibile, ci si è avvicinati poi all’effetto “magia” evocato nel nome. Un impianto che non vive solo durante i dieci giorni del torneo di tennis: ha più volte ospitato le gare interne del Real Madrid di basket ed è sede durante l’anno di festival e concerti musicali. Alcuni osservatori hanno sottolineato la pesantezza architettonica della Caja Magica, che pure pero’ presenta vari angoli di comfort e di piacevolezza visiva.

MUJERES – Uno degli aspetti – che il patron del torneo spagnolo, il manager rumeno Ion Tiriac, più volte ha giustamente sottolineato – per i quali il Mutua Madrid Open si fa preferire è sicuramente relativo al suo torneo femminile, di una categoria superiore rispetto a quello romano (a Madrid si gioca un Premier Mandatory, la categoria di torneo più importante dopo quella degli Slam, a Roma un Premier 5). Una differenza che si concretizza per il pubblico spagnolo nella possibilità di vedere otto partite in più con protagoniste le prime otto giocatrici del seeding, in genere tutte top ten, le quali non accedono, come accade agli Internazionali, con un bye direttamente al secondo turno. Avendo vissuto tra il pubblico le prime giornate di entrambi i tornei, avere un numero di partite maggiori con le star del tennis in rosa fa sicuramente la differenza, nella ricchezza dell’offerta che si propone, a favore del torneo madrileno.

TETTI PROVVIDENZIALI – Un altro comfort importante, non solo per le TV, ma per gli appassionati, specie quelli non residenti in nessuna delle due città, è la garanzia che offre Madrid di svolgere integralmente il programma di gioco sui suoi tre campi principali: è accaduto anche in quest’ultima edizione, quando per ben tre volte i temporali improvvisi –  a Madrid li chiamano “Tormentas“- nel tardo pomeriggio hanno costretto a chiudere il tetto, permettendo però la continuità di gioco. Cosa sarebbe successo a Roma in condizioni analoghe? Quale sarebbe stato il disagio per gli spettatori paganti che aspettano un anno quel giorno e in molti casi pagano un caro biglietto, se si fosse dovuto attendere la fine della pioggia? Ricordiamo l’anno scorso la grande delusione dei tifosi italiani, quando, nel serale del venerdì fu interrotto a fine primo set il quarto di finale tra Del Potro e Djokovic, lasciandoli, tra l’altro, nel caos di una metropoli di notte, paralizzata da acqua e traffico? Un disagio che a Madrid non può mai verificarsi.

LA LOGISTICA – A proposito di caos e disagio nei trasporti, si fa davvero grande, in questo caso, il divario a favore della Caja Magica e di Madrid, specie nel programma serale. Infatti, in quello diurno a Roma, sebbene in maniera non comoda e coi lunghi tempi del traffico romano, preferibilmente col bus 190, a meno di farsi lunghe camminate dalle stazioni della metro più vicine, lo spettatore ha la possibilità di muoversi da e per il Foro Italico. Nel serale, però, iniziano le grosse difficoltà, se non si ha la fortuna di poter arrivare con una propria auto in prossimità dell’impianto. Con la metro romana che chiude alle 23, se si vuole assistere a entrambe le partite del serale, si rischia, specie negli ultimi turni, di vivere una piccola Odissea. Purtroppo, se non si ha la pazienza, la forza e il tempo di voler aspettare il bus della linea notturna, la richiesta di taxi – pubblici e privati – è infinitamente più grande dell’offerta logistica preparata per l’evento. Tra litigi e gente che tenta furbate, si può rischiare di stressarsi e stancarsi almeno un’ora prima di trovare una via notturna per lasciare il Foro Italico. Volontariamente, stendiamo un velo pietoso in questa trattazione sull’eventualità che piova durante il serale, soprattutto dopo le 23. Circostanze scomode che il Mutua Madrid Open non presenta ai suoi ospiti: la capitale madrilena ha un servizio metropolitano che funziona ogni giorno sino alle 2 di notte. La stazione della metro più vicina alla Caja Magica è distante circa 700 metri: si può ben dire che allo spettatore pagante del torneo madrileno, lo stress di non sapere come tornare ai propri alloggi non viene nemmeno posto.

I PREZZI – Una serie di disservizi, siano essi colpa o meno dell’organizzazione, che non vengono nemmeno compensati – anzi è il contrario – da un proporzionale minore politica dei prezzi del torneo romano rispetto a quello madrileno. A prescindere dalle meritorie iniziative del Mutua Madrid Open, che con un biglietto non superiore ai 10 euro, nel corso delle giornate del primo week-end di torneo, consente di entrare in tutti i campi della Caja Magica, ad eccezione del Manolo Santana, un facile confronto dei prezzi nei giorni centrali e finali fa vedere come quelli di Madrid siano circa il 20% meno cari. Se a questa differenza si aggiunge anche quella eventuale del costo della vita mediamente maggiore di Roma rispetto a quello della capitale spagnola, chi vuole pernottare per magari vedere più giornate di tennis, vede aumentare ancora la differenza nell’investimento.

I BILANCILa Federtennis si è molto vantata in questi anni, anche giustamente, del grande successo economico degli Internazionali d’Italia. Si tratta di un merito indiscutibile, visto che gli utili sono reinvestiti per il nostro tennis (in che modo venga effettivamente fatto, è un discorso che esula da questa analisi). Tuttavia, l’evento tennistico più importante in Italia deve essere per la Federtennis non solo una fonte di introiti, ma una grossa (e la migliore) occasione per promuovere il tennis, facendo conoscere dal vivo il grande tennis ai ragazzini. Per riuscirci, per decidere i prezzi si deve rinunciare alla semplice logica della domanda e dell’offerta e invece trovare il modo affinché il Centrale e i vari Nadal, Djokovic, Del Potro siano accessibili agli under 18 e a qualunque tasca, quantomeno sino ai quarti di finale. Se si vuole che un bambino si innamori del tennis e poi lo giochi con assiduità, una cosa è fargli ammirare i suddetti giocatori e vivere il fascino che emanano; un’altra, con tutto il rispetto, è metterlo nel ground a vedere i numeri 30 (o peggio) del mondo. Tiriac non sarà mosso certamente da questi fini promozionali per lo sport (i 12500 seggiolini del Manolo Santana si riempiono davvero soltanto per la finale maschile o se gioca Nadal) ma il suo torneo, nella pratica, può essere molto più facilmente accessibile a tutti, in ogni senso.

I MEDIA – Infine, colpisce come sia molto diverso, rispetto a quello storicamente avuto dal torneo romano, il rapporto che l’organizzazione spagnola assume con i media. Se a Roma il giornalista non solo non viene coccolato, ma nemmeno sempre messo in condizione di lavorare dignitosamente; se agli Internazionali ogni scelta logistica adottata non tiene mai in conto di come essa possa inficiare il lavoro di chi poi racconta alla gente il torneo, a Madrid la storia è ben diversa. La sala delle conferenze stampa dei giocatori è praticamente a fianco della sala stampa e, contemporaneamente, è distante pochissimi minuti dai principali campi di gioco. Ogni corrispondente è certo di poter avere il biglietto per ogni sessione di gioco del Manolo Santana, ha a disposizione due ticket per il pranzo e la cena e ha la facoltà di poter pernottare, a un prezzo convenzionato, in un hotel quattro stelle, con incluso servizio shuttle – in macchine di lusso, le stesse usate per il trasporto dei giocatori – da e per la Caja Magica. Una serie di servizi che fa capire come l’organizzazione ritenga la stampa un veicolo fondamentale per far conoscere al meglio il torneo, un approccio forse comprensibile meglio con un aneddoto. Al termine di un turno serale, siamo stati “costretti” ad attendere una ventina di minuti oltre all’orario stabilito l’arrivo dello shuttle che ci riportasse all’hotel. Il giorno successivo, per questo piccolo inconveniente, assolutamente comprensibile nel caos di un torneo così grande, il responsabile della sala stampa sarà venuto nel corso della giornata almeno una decina di volte a scusarsi per l’accaduto. Come si legge, la differenza nel rispetto per il lavoro del corrispondente è anche qui ben diversa.

Dopo questa lunga panoramica sulle caratteristiche dei due tornei, è difficile trarre una conclusione univoca su quale dei due sia il torneo migliore e la sensibilità di ogni lettore farà assumere a ciascuno le proprie conclusioni. Personalmente, ad esempio, e non per stupido campanilismo,  il fascino della tradizione e la bellezza del Foro Italico, nonostante i disservizi organizzativi romani e la minore offerta al pubblico garantita dal torneo romano, fanno preferire gli Internazionali d’Italia.

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Coppa Davis

La Serbia di Djokovic domina l’esordio in Davis, ma Nole critica i canadesi

MADRID – Facile 3-0 al Giappone, domani Serbia-Francia sarà decisiva per il primo post. Il n.2 del mondo sul forfait del Canada in doppio: “Non dovrebbe essere permesso”

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Novak Djokovic - Finali Coppa Davis 2019, Madrid (photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

La situazione aggiornata dei gironi (con tutti i risultati)

Gruppo A: SERBIA – GIAPPONE 3-0 (da Madrid, Stefano Tarantino)
F. Krajinovic (SRB) b. Y. Sugita (JPN) 6-2 6-4
N. Djokovic (SRB) b. Y. Nishioka (JPN) 6-1 6-2
Tipsarevic/Troicki (SRB) b. Mclachlan/Uchiyama (JPN) 7-6(5) 7-6(4)

La Serbia di Djokovic è l’unico team che chiuderà il mercoledì di incontri senza incontri né set persi. Il netto 3-0 inflitto al Giappone, adesso eliminato dalla competizione, mette i serbi in un’ottima posizione: contro la Francia sarà uno spareggio per il primo posto, ma anche con una sconfitta complessiva per 2-1 – e con Djokovic il traguardo non sembra irraggiungibile – la Serbia sarebbe in buona posizione per qualificarsi come migliore seconda.

KRAJINOVIC FACILE SU YUGITA – La sfida inizia con Yuichi Sugita che sostituisce – rispetto alla sfida di ieri contro la Francia – Yasutaka Uchiyama sulla sponda giapponese. Dall’altra parte della rete capitan Zimonjic schiera Filip Krajinovic. La sfida si svolge sul campo Centrale dove rispetto al pienone di ieri sera con la Spagna c’è un quarto degli spettatori sugli spalti, ma in un giorno lavorativo, per quanto si aspetti Djokovic nel secondo singolare, non si poteva chiedere di più.

 

Il giapponese tiene la battuta in apertura ma Krajinovic mostra subito di avere più armi nel suo gioco. Il tennista serbo si invola velocemente sul 5-1 comandando agevolmente gli scambi da fondo campo e prendendo quando possibile la rete dove si difende egregiamente. Il primo set si chiude con un perentorio 6-2 serbo. La musica non cambia (e sarebbe strano) nel secondo set. Ancora break serbo nel terzo gioco, quanto basta a Krajinovic per aggiudicarsi anche il secondo set con il punteggio di 6-4 e portare la Serbia sull’1-0 dopo 63 minuti. Per i serbi questa sfida pare, come in effetti sarà, un ottimo riscaldamento in vista del big match di domani contro la Francia che deciderà le sorti del girone.

I VETERANI CHIUDONO LA PRATICA – Esordio del n.2 del mondo Novak Djokovic nella nuova Coppa Davis, avversario di turno il buon Nishioka visto ieri vittorioso contro Monfils nella prima giornata del gruppo A. Nole parte bene, subito break per il 2-0 iniziale, ma il rovescio va a strappi. Arrivano bei vincenti ma anche gratuiti inopportuni. Nishioka da fondo campo si mostra combattivo, così c’e subito il contro-break, 2-1. Gli scambi sono lunghi, Nole va al piccolo trotto, ma alla quarta palla break allunga di nuovo, 3-1. Sono stati giocati solo quattro game in ben 24 minuti. Nishioka pero si disunisce e ne approfitta Nole che velocizza la pratica, tre giochi consecutivi per il 6-1 in 33 minuti.

Il n. 2 del mondo potrebbe subito indirizzare anche il secondo set, ma sul 15-40 servizio Nishioka un suo fan lo distrae dagli spalti chiamando un “out” inopportuno (e inesistente) che lo fa sbagliare il colpo successivo. Nishioka si salva ma capitola nel terzo game. La partita da quel momento in poi non ha più storia, Nole fa il minimo indispensabile e chiude complice un altro break con un 6-2 la sfida. Nel doppio, ininfluente ai fini del risultato finale ma che potrebbe sempre rivelarsi utile per un’eventuale classifica avulsa tra seconde, i veterani Tipsarevic e Troicki regolano con un doppio tie-break la coppia giapponese per il 3-0 finale.

CRITICHE AL CANADA – Così come Andy Murray, che in conferenza stampa ha bacchettato il regolamento che ha permesso al Canada di non scendere in campo per il doppio ‘regalando’ così un doppio 6-0 agli Stati Uniti, che potrebbe rivelarsi cruciale per la classifica delle migliori seconde, anche Novak Djokovic si è detto infastidito da questo episodio. “Non mi piace e non dovrebbe essere permesso. Tutti dovrebbero essere obbligati a scendere quantomeno in campo” ha detto il campione serbo, che ha poi riaperto l’antica ferita tra ITF e ATP parlando della possibilità – in apparenza logica per tutti, nello specifico difficile da concretizzare per questioni politiche – di creare un’unica competizione. “Il periodo ideale dell’anno sarebbe dopo lo US Open, probabilmente alla fine di settembre. Sarebbe il periodo migliore per organizzare la competizione, e speriamo che in futuro sia soltanto una“.

Novak Djokovic – Finali Coppa Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

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Coppa Davis

Finali Davis: la Germania vince anche senza Zverev. I Murray guidano i britannici

MADRID – Vittoria sofferta della Gran Bretagna, che elimina l’Olanda e domani si giocherà la qualificazione. La Germania inguaia l’Argentina ed è quasi ai quarti

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Andy Murray - Finali Coppa Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

La situazione aggiornata dei gironi (con tutti i risultati)

da Madrid, il nostro inviato

Gruppo E: GRAN BRETAGNA – OLANDA 2-1
A. Murray (GRB) b. T. Griekspoor (NED) 6-7(7) 6-4 7-6(5)
R. Haase (NED) b. D. Evans (GBR) 3-6 7-6(5) 6-4
J. Murray/Skupski (GBR) b. Koolhoof/Rojer (NED) 6-4 7-6(6)

Il quarto scontro in Davis fra Gran Bretagna e Olanda, con i britannici avanti 3-0 nei precedenti, non fa segnare un’inversione di tendenza e nel tenere in corsa i britannici – domani opposti al Kazakistan in una sorta di ottavo di finale, chi vince passa – elimina dalle Finals gli olandesi.

Per i sudditi di sua maestà si tratta della presenza numero 108 nella competizione, unica rappresentativa sempre presente nella storia della Davis iniziata nel 1900. Uno dei temi ricorrenti di questi primi giorni è l’atmosfera, e sotto questo punto di vista le cose non vanno male oggi. Il colpo d’occhio è buono: su una capienza teorica di 2500 posti, i presenti sono stimabili a occhio in circa 1500, equamente divisi fra olandesi e britannici. Ovviamente l’arena raccolta aiuta a creare un clima più godibile. Fino ad oggi, solo la Spagna è riuscita come prevedibile a massimizzare l’effetto del campo principale, il Manolo Santana (anche se ieri sera il doppio, giocato a orari improponibili, ha visto le tribune deserte). Siamo comunque in linea con i numeri della giornata di martedì, che depurati dal pienone della sessione serale spagnola vedono una media di spettatori per contesa di circa 1600 persone.

MURRAY, SUDORE E SANGUE – Sul campo numero 3 fa il suo ingresso in scena Andy Murray, nell’insolita veste di numero 2 del team britannico e numero 126 del mondo, che si trova a fronteggiare il 23nne numero 2 olandese Tallon Griekspoor, n.178 del mondo. Per Andy si tratta del rientro in Davis dopo oltre tre anni, ovvero dalla semifinale del 2016 persa dai britannici contro l’Argentina a Glasgow.

Il tema tattico del match è quello di un Griekspoor che cerca di martellare il suo avversario con l’inside in di dritto. Tattica che sembra pagare in quanto Murray sembra un po’ in difficoltà negli spostamenti, con il risultato che Andy è costretto in varie occasioni a lasciare la presa bimane. Il set fila via senza particolari scossoni fino al tie break, nel quale continua a regnare sovrano l’equilibrio. Il momento decisivo è proprio in dirittura d’arrivo, quando emerge quanto Murray sia ancora lontano dalla miglior forma. Prima sul 7-6 Andy non riesce a saltare sopra la seconda del proprio avversario, poi nel punto successivo, durante un palleggio prolungato sulla diagonale di rovescio, sbaglia per primo e manda nuovamente l’olandese a set point. Sulla seconda di servizio di Murray l’olandese entra con coraggio di dritto e va a conquistarsi il punto e il set.

Nel secondo parziale Murray tenta di scuotersi e nel primo game si procura subito due palle break, con la seconda che finalmente viene convertita regalando al team britannico il primo break dell’incontro. Le cose comunque non vanno via tanto facilment: nel sesto gioco Andy si trova a dover cedere le armi e concedere il controbreak a un Griekspoor che si limita a far giocare un Murray incapace di trovare soluzioni offensive degne di nota. A questo punto Andy, con le polveri bagnate e in difficoltà fisica, si affida al suo uno spirito combattivo, di grinta porta a casa un nuovo break e si issa non senza difficoltà sul 5-3, andando poi a chiudere il set per 6-4.

Set decisivo nel quale il primo ad avere un’occasione buona è Griekspoor, che nel quarto gioco non si lascia sfuggire l’occasione e con il dritto lungolinea sigilla il break, prima di vanificare il tutto poco dopo con un game orribile. Si arriva così sul 4-4 e da qui in poi la partita si gioca sui nervi, con il pubblico che si fa sentire eccome e il set che giunge un’altra volta al tie-break. Subito 2-0 Olanda, con i due giocatori ormai sulle ginocchia dopo oltre 2 ore e 40 minuti di lotta. Murray però non molla e ricuce lo strappo con uno scambio commovente in cui salva il punto almeno tre volte e poi riesce in qualche modo a rimandare al di là della rete due smash per il punto del 4-4. Si arriva così sul 6-5 per lo scozzese che al primo match point riesce a chiudere il match dopo 2 ore 51 minuti di battaglia.

Con questa vittoria Andy si porta a 40 successi in Davis, quarto giocatore all time del Regno Unito, agganciando Tim Henman. Al termine della partita, Murray si è detto felice di aver portato a casa il match (Alla fine sono stato un po’ fortunato), e ha espresso parole di apprezzamento per il clima sugli spalti: anche lo scozzese alla vigilia aveva ammesso di avere qualche perplessità, oggi completamente fugate.

 
Andy Murray alle Davis Cup Finals 2019 a Madrid (foto Twitter @the_LTA)

HAASE ILLUDE, JAMIE DECIDE – All’Olanda non basta la vittoria di un ottimo Haase, perché il doppio guidato da Jamie Murray porta ai britannici il punto decisivo dopo il momentaneo pareggio.

Risolto il ballottaggio della vigilia fra Edmund ed Evans a favore di quest’ultimo, costretto come Murray a giocare tre set ma senza successo. Nel primo set la partita scivola via rapidamente in poco più di mezz’ora con Evans che comanda il gioco, ma nel secondo c’è molto più equilibrio e i giocatori combattono per più di un’ora; entrambi riescono a strappare il servizio all’avversario una volta, ma il giusto epilogo è il tie-break dove Haase riesce a capitalizzare il mini-break strappato e chiudere per 7 punti a 5. Nel terzo set subito scappa avanti Haase (2-0) sull’onda del set vinto con Evans che fa maledettamente fatica a riprendere il filo del gioco. I primi giochi sono di pura sofferenza per il britannico che nei game successivi riesce comunque a salvare il servizio e a rimanere in scia al suo avversario. Non c’è però tempo per ricucire lo strappo e al terzo match point Haase chiude la pratica e porta il punto del pareggio all’Olanda. Jamie Murray e Skupski sono però glaciali in doppio, nel quale evitano di concedere un altro prezioso set agli avversari recuperando da 5-2 nel secondo parziale.

Per l’Italia questo è un buon risultato, in quanto nessuna delle squadre ancora in corsa nel gruppo E potrà arrivare seconda con quattro match vinti e due persi, verosimilmente l’asticella che si dovrà superare per qualificarsi. La Russia ha già raggiunto questo risultato grazie al punticino di ieri di Rublev e ha infatti buone possibilità di superare il turno.

Gruppo C: GERMANIA-ARGENTINA 3-0
P. Kohlschreiber (GER) b. G. Pella (ARG) 1-6 6-3 6-4
J.L. Struff (GER) b. D. Schwartzman (ARG) 6-3 7-6(8)
Krawietz/Mies (GER) b. Mayer/Gonzalez (ARG) 7-6(4) 6-7(2) 7-6(18)

Un doppio carico di emozioni regala alla Germania una preziosissima vittoria per 3-0 che vale tre quarti del biglietto per i quarti di finale. Al team tedesco basterà infatti vincere un solo match domani contro il Cile per assicurarsi il primo posto nel girone.

KOHLI IN RIMONTA – Grande vittoria per Philipp Kohlschreiber che supera in rimonta una buonissima versione di Guido Pella e conquista il primo punto per la Germania, infliggendo la prima sconfitta della settimana all’Argentina. E dire che il primo set tutto avrebbe lasciato presagire tranne un risultato del genere. Pella parte infatti fortissimo, mettendo grande pressione a Kohlschreiber sin dalla risposta e dominando gli scambi, soprattutto sulla diagonale di sinistra. Perso il primo set 6-1, il tedesco capisce che non può continuare a fare semplicemente a schiaffi da fondo e che deve cambiare qualcosa. Arriva qualche slice in più, qualche intelligente discesa a rete e il servizio finalmente si fa più incisivo. In questo modo, Kohlschreiber riesce a ribaltare l’inerzia del match e a centrare il break nel sesto gioco. Sul 5-3, annulla due palle del controbreak e incamera il set. In avvio di terzo parziale, Kohlschreiber strappa subito il servizio a Pella che lotta, ma non ha più il pallino degli scambi. L’argentino annulla tre match point sul 5-3, ma è costretto a cedere nel gioco seguente.

Philipp Kohlschreiber – Davis 2019 (Photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

Nel secondo singolare è servito uno straordinario Jan Lennard Struff per superare Diego Schwartzman e il calorosissimo tifo argentino presente sugli spalti del campo numero 2. Il successo in due set del numero 35 del mondo ha sancito la vittoria della Germania, che dovrà battere il Cile per assicurarsi il primo posto nel girone C. Struff è partito subito col break, ha messo in campo quasi tre prime su quattro e si è portato a casa con relativa facilità il primo set . Nel secondo parziale l’equilibrio si è rotto sul 4-4 con il break della Germania, ma l’orgoglio argentino (un match point annullato) è valso a Schwartzman il contro-break. Struff ha dato l’impressione di avere qualcosa in più anche nel tie-break, nonostante altri tre match point annullati da un eroico Schwartzman. 10-8 il punteggio finale del gioco decisivo, con un set point mancato dall’argentino che avrebbe probabilmente cambiato gli equilibri del tie.

Il doppio ha fissato il punteggio sul 3-0 per i tedeschi al termine di un match indimenticabile, che ha fatto la storia della Coppa Davis. I campioni del Roland Garros Andreas Mies e Kevin Krawietz hanno battuto Leo Mayer e Maximo Gonzalez in tre tie-break dopo tre ore e 18 minuti in cui non c’è stato nemmeno un break tra le due coppie. Le emozioni sono condensate nel game decisivo del terzo set, finito 20-18 (!) per i tedeschi, che hanno annullato la bellezza di sei match point prima di chiudere alla loro settima chance. I quattro giocatori hanno scritto una pagina di storia della competizione. Il tie-break del terzo set è diventato il più lungo (per numero di punti) della storia della Davis, superando di appena due punti il record stabilito in una sfida tra Corea e Pakistan del 2003. Ora, nonostante la vittoria per 3-0 contro il Cile, gli scenari di qualificazione per gli argentini sono ridotti all’osso.

hanno collaborato Lorenzo Colle e Antonio Ortu

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Editoriali del Direttore

Italia nei guai: contro gli USA 3-0 o è notte

Pro e contro di questa Coppa Davis che non poteva cambiare nome. I calcoli… anti-Russia. I tempi e la data all’origine di tanti problemi. 5 top ten, 11 top 18. Macché esibizione

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

da Madrid, il direttore

La duplice vittoria del Canada su Italia e Stati Uniti, quattro singolari vinti su quattro da Pospisil e Shapovalov rispettivamente su Fognini e Opelka e su Berrettini e Fritz, ci costringe a uno spareggio diabolico oggi con gli USA, sapendo che neppure una vittoria per 3-0 ci garantirebbe il passaggio ai quarti che invece il Canada è stato il primo ad assicurarsi. Il Canada aveva perso dal 1965, 15 volte su 15 incontri con gli USA, ma la sua vittoria non sorprende e non sorprenderà se si ripeterà anche nei prossimi anni. Gli USA si sognano giovani come Shapovalov e Auger-Aliassime. Ricordo a chi ancora non avesse metabolizzato il sistema della nuova Davis, che oltre alle sei che finiranno prime in ciascun gruppo passeranno ai quarti le due seconde che avranno vinto – in ordine – il maggior numero di match, a parità il maggior numero di set, e infine il miglior quoziente fra set e game.

I CALCOLI PERCHÉ L’ITALIA SIA… MIGLIOR SECONDA DELLA RUSSIA

Se volete rompervi un po’ il capo con i calcoli, leggete qui, sennò saltate questo paragrafo e andate direttamente alle mie prime considerazioni su questi primi due giorni di Coppa Davis nuovo formato. Sono considerazion che per ora i diversi giocatori cui ho chiesto i “pro” e i “contro” hanno preferito diplomaticamente rinviare più in là con varie scuse. Fra questi anche Nadal, il quale almeno ha accennato nella sua lingua, dopo essere stato evasivo in inglese, ai colleghi spagnoli almeno un “pro” nell’atmosfera e un “contro” negli orari da rivedere: “Non deve poter cominciare un doppio che può durare due ore a mezzanotte e mezzo, significa andare a letto alle quattro dopo tutte le operazioni post-match cui tutti i giocatori si sottopongono per ritrovarsi domani di nuovo in campo!”. Soltanto i francesi, giocatori e capitano, sono stati più espliciti e trasparenti e ne ho parlato in un articolo a parte.

Al momento la Russia, che ha vinto 3-0 con la Croazia (con 6 set vinti e 1 solo perso) e ha perso solo 2-1 con la Spagna (ma vincendo 2 set e perdendone 5) sembra assai ben piazzata come “seconda di gruppo”. Non avesse perso un set con la Croazia e avesse invece vinto un set nei match persi da Khachanov con Nadal e nel doppio perso con Lopez/Granollers, si sarebbe trovata in una assoluta botte di ferro. Ma anche così, come dicevo, mi pare messa benino. Con quasi tutte le altre nazioni è troppo presto e complicato fare calcoli. Fermiamoci per ora – nell’unica prospettiva possibile di un’Italia vittoriosa sugli Stati Uniti e quindi seconda – alla Russia che ha 4 duelli vinti e 2 persi, con 8 set vinti e 6 persi.

L’Italia in questo momento ha 1 solo duello vinto (il doppio) e 2 persi. Per raggiungere la Russia dei 4 duelli vinti come la Russia, l’Italia è obbligata a vincere 3-0 con gli Stati Uniti. Fin qui non ci piove. A quel punto subentra il conto dei set. L’Italia come set fin qui ha un bilancio di 3 set vinti e 5 persi. Chiaro che se vincesse i 3 match che è obbligata a vincere andrebbe a 9 set vinti, quindi uno più della Russia. Ma occorrerebbe che le rimanesse davanti anche nel conto dei set. Se perdesse nei tre match un solo set passerebbe davanti alla Russia: per noi 9 set vinti e 6 persi contro gli 8 vinti e i 6 persi della Russia. Attenzione però: se l’Italia perdesse invece 2 set pur vincendo tutti e tre gli incontri, la Russia avrà una percentuale del 57,14 di set vinti, mentre l’Italia avrebbe una percentuale di 56,25. Quindi l’Italia resterebbe dietro alla Russia. Stessi calcoli da ragionieri andrebbero fatti con tutte le altre nazioni seconde, quando sapremo quali saranno.

NESSUN PARAGONE CON LA VECCHIA, MA IL NOME NON POTEVA CAMBIARE

Voglio sgombrare subito il terreno da ogni equivoco con il dire che nessuno più di me si rende conto che questa Coppa Davis non può essere paragonata con la vecchia che aveva resistito 119 anni. Anche per via di tutti questi calcoli astrusi che la rendono discutibile almeno quanto è discutibile qualunque formula (anche quella del Masters ATP di fine anno) che non sia quella tradizionale dell’eliminazione diretta. Al tempo stesso ci si deve rendere conto che non era pensabile, perché sarebbe stato autolesionistico, immaginare che la Federazione Internazionale (ITF) rinunciasse a un brand – la Coppa Davis – che ha un avviamento di 119 anni, per ricominciare da zero con un nuovo nome. Avrebbe voluto dire autocastrarsi con gli sponsor, le tv, i media. L’avessero chiamata Rakuten Cup, dico un nome a caso, ve l’immaginate che appeal e che eco avrebbe potuto riscuotere?

A MADRID CI SONO 5 TOP 10 E 11 TOP 18

Di conseguenza, capisco i nostalgici della vecchia Davis ai quali appartengo, ma – come dicono a Napoli – “scurdammoce o’ passato” e guardiamo avanti nel modo più costruttivo possibile. Prendiamo atto del fatto che qui ci sono i primi due tennisti del mondo, 5 dei primi 10, 7 dei primi 12, 9 dei primi 15, 11 dei primi 18. I nomi? Nadal n.1, Djokovic n.2, Berrettini n.8, Bautista Agut n.9, Monfils n.10, Goffin n.11, Fognini n.12, Schwartzman n.14, Shapovalov n.15, De Minaur n.17, Khachanov n.18. Siamo sicuri che la Coppa Davis old style avrebbe attirato un egual numero di top-players se anziché concentrarli in una settimana avesse preteso che fossero a disposizione delle loro federazioni per quattro settimane? Io sono quasi sicuro del contrario. E la storia delle ultime edizioni della Davis, con quasi tutti i giocatori che l’hanno vinta che hanno poi smesso di giocarla, lo dimostra.

Quattro settimane che, attenzione, cascando in un Paese piuttosto che in un altro, non erano programmabili con congruo anticipo e potevano significare passare da una prima superficie in un continente ad una seconda del tutto diversa in un altro continente, per poi magari ritornare alla prima superficie attraversando il mondo. Aggiungete al fatto che per gli agenti, i gruppi di management, che in quelle settimane possono organizzare e lucrare su esibizioni super remunerate in giro per il mondo, le settimane di Davis – a volte per alcuni nemmeno retribuite, ma sempre comunque molto meno che non le esibizioni – vedevano le settimane di Davis come il fumo negli occhi. Lucro cessante.

Si potrebbe osservare che, fatte salve le prime quattro semifinaliste che saranno ammesse di diritto alla fase finale dell’anno prossimo, così come due wild card che dovranno essere annunciate questa domenica, i componenti delle altre 12 che dovranno scontarsi il 6 e 7 marzo con le 12 che hanno vinto i playoff zonali potranno dover giocare anche quel weekend lì. Il loro impegno, dunque, potrebbe concernere due settimane, quella di marzo e la terza di novembre. Però trattandosi di giocare solo due singolari e un doppio nel weekend citato di marzo – per 12 squadre contro altre 12, ma non 2 wild card e quattro semifinaliste esentate dal primo turno – non sarà obbligatorio che siano presenti tutti e cinque i titolari. Basteranno anche meno.

A pagina 2: le mie impressioni, orari e data i difetti, le interviste

 

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