L'efficienza di Madrid, il fascino di Roma

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L’efficienza di Madrid, il fascino di Roma

Sfida aperta tra i due grandi tornei su terra che puntano all’upgrade: la freddezza della Caja Magica è compensata dai servizi. A favore degli Internazionali gioca lo scenario

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Due edizioni come inviato di Ubitennis al Mutua Madrid Open possono far pensare di conoscere abbastanza bene la Caja Magica, l’impianto che dal 2009 ospita il Masters 1000 della capitale madrilena. Un’esperienza che può tornare utile per esprimere un’opinione su un tema che gli appassionati hanno discusso più volte: il paragone tra i due grandi eventi su terra battuta che anticipano il Roland Garros. Da quando nel 2009 è stata costruita la Caja Magica, ed è nato l’antagonismo con Roma e il Foro Italico – soprattutto relativamente alla possibile scelta dell’ATP di premiare uno dei due tornei con un allargamento del tabellone a 96 giocatori – il confronto si è inevitabilmente posto. Tanti hanno detto la loro, magari anche senza aver conosciuto e vissuto in prima persona entrambi i tornei.

A FAVORE DI ROMA 

 

QUESTIONE DI BELLEZZA – Partendo nel confronto tra i due tornei, se si parla di bellezza del contesto in cui l’impianto è inserito, il paragone non si pone nemmeno: così come Roma è molto più bella di Madrid, gli Internazionali si giocano in un impianto incastonato in un quartiere centrale di Roma, mentre la Caja Magica, è situata nella periferia della capitale spagnola. Arrivando al Foro Italico, tra la zona Ponte Milvio e il quartiere Flaminio, con alle spalle Monte Mario, attraversi il Tevere, ti godi il verde di Roma, le strade larghe, l’eterna storia e i magnifici panorami della capitale. Per giungere dal centro madrileno a San Fermin, il quartiere periferico di tradizione operaia e politicamente orientato a sinistra, dove si disputa il Mutua Madrid Open, invece, impieghi almeno 30 minuti e, quando arrivi, intorno non hai che palazzine basse e mal conservate o enormi palazzoni popolari. Di sera, a dire il vero, quando siamo andati a prendere la metro non abbiamo mai avuto problemi, ma la sensazione di sicurezza è stata sempre piuttosto bassa, nei dieci minuti a piedi che occorrono per arrivare alla stazione della metro più vicina.

I CAMPI PRINCIPALI – Il Centrale del Foro Italico non sarà bellissimo – e comunque quelli sono gusti personali – e ha, specie nelle tribune superiori, una seduta non comoda, pensata più per guadagnare file, capienza e incassi Che non per far stare comodo lo spettatore. Tuttavia, da ogni suo angolo, la visibilità verso il terreno di gioco è sicuramente buona. Non si può dire lo stesso del campo principale della Caja Magica: la pianta quadrata dello stadio fa si che per ampie zone delle tribune, situate agli angoli dell’impianto, se ci si siede appoggiando la schiena allo schienale del sediolino, la visuale non ricada sul campo stesso. In questi due anni, abbiamo visto tante persone costrette, sedendosi in maniera scomoda, a guardare la partita sporgendosi verso il campo, invadendo lo spazio di un altro sediolino. A questo, sebbene molto meno fastidioso del risultato che si ha attraverso gli schermi della televisione, si aggiunga l’antipatico effetto luci-ombre, che, durante le ore pomeridiane provoca il tetto rimovibile dello stadio. Gli altri due campi principali madrileni, l’Arantxa Sanchez e il Campo 3, rispettivamente dalla capienza di 3500 e 2500 posti, sono comodi per assistere al tennis e belli – fatto salvo il già citato problema di luci e ombre – ma non possono certamente paragonarsi al fascino unico dello stadio Nicola Pietrangeli. Le tribune in marmo, le statue dei gladiatori che lo circondano, lo rendono unico e affascinante, uno dei più belli al mondo, secondo il parere di tantissimi giocatori.

I GROUND – Un altro paragone che l’impianto romano vince a man basse è quello dei campi dei rispettivi ground: a Roma i terreni di gioco che ospitano allenamenti, singolari non giocati da stelle di prima di grandezza e doppi, sono immersi nel parco del Foro Italico e – almeno per chi non soffre di allergia al polline – assistere allo sport professionistico, circondati dalla natura ha un fascino incredibile. Difficile dire lo stesso dei campi secondari della Caja Magica: le tribune sono comode, tutte dotate di sediolini con schienale – cosa impensabile dalle nostre parti – ma sostanzialmente asettiche: a prescindere dal caldo forte che si soffre quando nelle ore pomeridiane batte il fortissimo sole della capitale spagnola, potremmo stare a Madrid, ma anche in qualunque altra parte del mondo a osservare giocare i campioni scesi sul terreno di gioco.

L’ATMOSFERA – Senza dimenticare che, negli ultimi anni, trascorrere una giornata al Foro Italico è piacevole per l’atmosfera di festa dello sport che vi si respira varcando i suoi cancelli: i viali e gli stand sempre pieni di gente trasmettono allegria. Non si può dire lo stesso della Caja Magica: solo nel primo week-end, grazie ai prezzi popolari, l’abbiamo vista riempirsi davvero. Nei giorni successivi, sempre spazi vuoti hanno fatto da contorno alle partite. A eccezione dei match giocati da Nadal. La bellezza e il piacere di assistere a una partita di tennis sono dunque decisamente a favore del Foro Italico e degli Internazionali d’Italia, ma non si possono trascurare gli elementi a favore della Caja Magica e del Mutua Madrid Open.

A FAVORE DI MADRID

L’ARCHITETTURA – Va innanzitutto precisato che una volta arrivati nell’ l’impianto madrileno, quest’ultimo regali un piacevole impatto visivo. Del resto, il suo autore, l’architetto francese Dominic Perrault, è un professionista dalla fama internazionale e vincitore di importanti premi per i suoi lavori (ha lavorato anche in Italia, progettando la risistemazione di uno degli spazi civici più importanti di Napoli, Piazza Garibaldi). Anche i costi, di certo non indifferenti, occorsi per costruire l’impianto – circa 300 milioni di euro- che nelle previsioni doveva servire a sostenere la candidatura di Madrid alle Olimpiadi del 2016, fanno del resto immaginare che questo impianto – costruito facendo ricorso esclusivamente ad acciaio, cemento e vetro – abbia peculiarità positive. Caja Magica, che in italiano significa “Scatola Magica”, dall’idea progettuale che questo sia un impianto scatolare (le forme dei tre stadi principali le ricordano fortemente). Sfruttando la sua capacità di cambiare aspetto grazie al tetto che, pur pesando svariate tonnellate, è movibile, ci si è avvicinati poi all’effetto “magia” evocato nel nome. Un impianto che non vive solo durante i dieci giorni del torneo di tennis: ha più volte ospitato le gare interne del Real Madrid di basket ed è sede durante l’anno di festival e concerti musicali. Alcuni osservatori hanno sottolineato la pesantezza architettonica della Caja Magica, che pure pero’ presenta vari angoli di comfort e di piacevolezza visiva.

MUJERES – Uno degli aspetti – che il patron del torneo spagnolo, il manager rumeno Ion Tiriac, più volte ha giustamente sottolineato – per i quali il Mutua Madrid Open si fa preferire è sicuramente relativo al suo torneo femminile, di una categoria superiore rispetto a quello romano (a Madrid si gioca un Premier Mandatory, la categoria di torneo più importante dopo quella degli Slam, a Roma un Premier 5). Una differenza che si concretizza per il pubblico spagnolo nella possibilità di vedere otto partite in più con protagoniste le prime otto giocatrici del seeding, in genere tutte top ten, le quali non accedono, come accade agli Internazionali, con un bye direttamente al secondo turno. Avendo vissuto tra il pubblico le prime giornate di entrambi i tornei, avere un numero di partite maggiori con le star del tennis in rosa fa sicuramente la differenza, nella ricchezza dell’offerta che si propone, a favore del torneo madrileno.

TETTI PROVVIDENZIALI – Un altro comfort importante, non solo per le TV, ma per gli appassionati, specie quelli non residenti in nessuna delle due città, è la garanzia che offre Madrid di svolgere integralmente il programma di gioco sui suoi tre campi principali: è accaduto anche in quest’ultima edizione, quando per ben tre volte i temporali improvvisi –  a Madrid li chiamano “Tormentas“- nel tardo pomeriggio hanno costretto a chiudere il tetto, permettendo però la continuità di gioco. Cosa sarebbe successo a Roma in condizioni analoghe? Quale sarebbe stato il disagio per gli spettatori paganti che aspettano un anno quel giorno e in molti casi pagano un caro biglietto, se si fosse dovuto attendere la fine della pioggia? Ricordiamo l’anno scorso la grande delusione dei tifosi italiani, quando, nel serale del venerdì fu interrotto a fine primo set il quarto di finale tra Del Potro e Djokovic, lasciandoli, tra l’altro, nel caos di una metropoli di notte, paralizzata da acqua e traffico? Un disagio che a Madrid non può mai verificarsi.

LA LOGISTICA – A proposito di caos e disagio nei trasporti, si fa davvero grande, in questo caso, il divario a favore della Caja Magica e di Madrid, specie nel programma serale. Infatti, in quello diurno a Roma, sebbene in maniera non comoda e coi lunghi tempi del traffico romano, preferibilmente col bus 190, a meno di farsi lunghe camminate dalle stazioni della metro più vicine, lo spettatore ha la possibilità di muoversi da e per il Foro Italico. Nel serale, però, iniziano le grosse difficoltà, se non si ha la fortuna di poter arrivare con una propria auto in prossimità dell’impianto. Con la metro romana che chiude alle 23, se si vuole assistere a entrambe le partite del serale, si rischia, specie negli ultimi turni, di vivere una piccola Odissea. Purtroppo, se non si ha la pazienza, la forza e il tempo di voler aspettare il bus della linea notturna, la richiesta di taxi – pubblici e privati – è infinitamente più grande dell’offerta logistica preparata per l’evento. Tra litigi e gente che tenta furbate, si può rischiare di stressarsi e stancarsi almeno un’ora prima di trovare una via notturna per lasciare il Foro Italico. Volontariamente, stendiamo un velo pietoso in questa trattazione sull’eventualità che piova durante il serale, soprattutto dopo le 23. Circostanze scomode che il Mutua Madrid Open non presenta ai suoi ospiti: la capitale madrilena ha un servizio metropolitano che funziona ogni giorno sino alle 2 di notte. La stazione della metro più vicina alla Caja Magica è distante circa 700 metri: si può ben dire che allo spettatore pagante del torneo madrileno, lo stress di non sapere come tornare ai propri alloggi non viene nemmeno posto.

I PREZZI – Una serie di disservizi, siano essi colpa o meno dell’organizzazione, che non vengono nemmeno compensati – anzi è il contrario – da un proporzionale minore politica dei prezzi del torneo romano rispetto a quello madrileno. A prescindere dalle meritorie iniziative del Mutua Madrid Open, che con un biglietto non superiore ai 10 euro, nel corso delle giornate del primo week-end di torneo, consente di entrare in tutti i campi della Caja Magica, ad eccezione del Manolo Santana, un facile confronto dei prezzi nei giorni centrali e finali fa vedere come quelli di Madrid siano circa il 20% meno cari. Se a questa differenza si aggiunge anche quella eventuale del costo della vita mediamente maggiore di Roma rispetto a quello della capitale spagnola, chi vuole pernottare per magari vedere più giornate di tennis, vede aumentare ancora la differenza nell’investimento.

I BILANCILa Federtennis si è molto vantata in questi anni, anche giustamente, del grande successo economico degli Internazionali d’Italia. Si tratta di un merito indiscutibile, visto che gli utili sono reinvestiti per il nostro tennis (in che modo venga effettivamente fatto, è un discorso che esula da questa analisi). Tuttavia, l’evento tennistico più importante in Italia deve essere per la Federtennis non solo una fonte di introiti, ma una grossa (e la migliore) occasione per promuovere il tennis, facendo conoscere dal vivo il grande tennis ai ragazzini. Per riuscirci, per decidere i prezzi si deve rinunciare alla semplice logica della domanda e dell’offerta e invece trovare il modo affinché il Centrale e i vari Nadal, Djokovic, Del Potro siano accessibili agli under 18 e a qualunque tasca, quantomeno sino ai quarti di finale. Se si vuole che un bambino si innamori del tennis e poi lo giochi con assiduità, una cosa è fargli ammirare i suddetti giocatori e vivere il fascino che emanano; un’altra, con tutto il rispetto, è metterlo nel ground a vedere i numeri 30 (o peggio) del mondo. Tiriac non sarà mosso certamente da questi fini promozionali per lo sport (i 12500 seggiolini del Manolo Santana si riempiono davvero soltanto per la finale maschile o se gioca Nadal) ma il suo torneo, nella pratica, può essere molto più facilmente accessibile a tutti, in ogni senso.

I MEDIA – Infine, colpisce come sia molto diverso, rispetto a quello storicamente avuto dal torneo romano, il rapporto che l’organizzazione spagnola assume con i media. Se a Roma il giornalista non solo non viene coccolato, ma nemmeno sempre messo in condizione di lavorare dignitosamente; se agli Internazionali ogni scelta logistica adottata non tiene mai in conto di come essa possa inficiare il lavoro di chi poi racconta alla gente il torneo, a Madrid la storia è ben diversa. La sala delle conferenze stampa dei giocatori è praticamente a fianco della sala stampa e, contemporaneamente, è distante pochissimi minuti dai principali campi di gioco. Ogni corrispondente è certo di poter avere il biglietto per ogni sessione di gioco del Manolo Santana, ha a disposizione due ticket per il pranzo e la cena e ha la facoltà di poter pernottare, a un prezzo convenzionato, in un hotel quattro stelle, con incluso servizio shuttle – in macchine di lusso, le stesse usate per il trasporto dei giocatori – da e per la Caja Magica. Una serie di servizi che fa capire come l’organizzazione ritenga la stampa un veicolo fondamentale per far conoscere al meglio il torneo, un approccio forse comprensibile meglio con un aneddoto. Al termine di un turno serale, siamo stati “costretti” ad attendere una ventina di minuti oltre all’orario stabilito l’arrivo dello shuttle che ci riportasse all’hotel. Il giorno successivo, per questo piccolo inconveniente, assolutamente comprensibile nel caos di un torneo così grande, il responsabile della sala stampa sarà venuto nel corso della giornata almeno una decina di volte a scusarsi per l’accaduto. Come si legge, la differenza nel rispetto per il lavoro del corrispondente è anche qui ben diversa.

Dopo questa lunga panoramica sulle caratteristiche dei due tornei, è difficile trarre una conclusione univoca su quale dei due sia il torneo migliore e la sensibilità di ogni lettore farà assumere a ciascuno le proprie conclusioni. Personalmente, ad esempio, e non per stupido campanilismo,  il fascino della tradizione e la bellezza del Foro Italico, nonostante i disservizi organizzativi romani e la minore offerta al pubblico garantita dal torneo romano, fanno preferire gli Internazionali d’Italia.

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ATP

ATP Anversa: Sinner supera Musetti e continua la corsa alle ATP Finals

Dura solo un set la resistenza di Lorenzo Musetti. Jannik Sinner vince il derby italiano in due set

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Jannik Sinner - Anversa 2021 (foto Twitter @eurppeanopen)

Sinner b. Musetti 7-5 6-2

Va a Jannik Sinner il derby italiano tra lui e Lorenzo Musetti. Il numero 12 del mondo, e testa di serie numero 1 del torneo, legittima il suo status di favorito della vigilia con una prestazione in crescendo, dimostrando come tra lui e Musetti attualmente ci sia una discreta differenza di livello, specialmente sul veloce. Buonissimi segnali comunque per Musetti, che nonostante la sconfitta ha giocato un’ottima partita contro un avversario di grande livello, e ha mostrato notevoli progressi rispetto agli ultimi disastrosi mesi sul cemento.

Non era la prima sfida assoluta tra i due, che si erano già sfidati in occasione della semifinale delle pre-qualificazioni degli Internazionali d’Italia 2019, vinta da Sinner con il punteggio di 6-7(5) 7-6(6) 6-3. Una partita durissima fisicamente e dal tasso tecnico estremamente elevato per un allora 18enne Sinner e 17enne Musetti. Non si sono mai incrociati in partite di livello ATP prima di questa partita, con Musetti che per arrivare qui ha ottenuto contro Mager al primo turno la prima vittoria davvero convincente dal Roland Garros.

 

Chi inizia meglio è sicuramente il tennista toscano, che dimostra da subito una grande concentrazione al servizio, che gli fa passare senza intoppi i primi game. In risposta Musetti è anche il primo ad avere palla break, guadagnata con un rovescio lungolinea spettacolare. Sinner però fa valere il suo peso palla superiore e si toglie l’impaccio con il servizio. Il livello di gioco si mantiene alto per tutto il proseguimento del set, con Musetti che nonostante qualche “cavallo” in meno di potenza rispetto a Sinner riesce a gestire sempre bene lo scambio.

La sfida si gioca per gran parte sulla diagonale di rovescio, la preferita di entrambi, in cui Musetti dimostra di riuscire a tenere testa al suo più quotato avversario. La prima palla break di Sinner arriva sul 5-5, causata da un errore marchiano di dritto del carrarese. E’ quella decisiva, Musetti tenta un coraggioso serve&volley sulla prima ma commette un brutto errore a rete, il primo del match, che lo condanna a cedere il servizio. Pochi problemi invece per Sinner nel chiudere il set sul suo servizio.

Sinner inizia il secondo set sulla spinta del finale del primo, mostrandosi sempre più solido e sempre più presente all’interno dello scambio. La qualità in risposta dell’altoatesino è aumentata col passare dei minuti e si guadagna anche la prima palla break del secondo set, rimontando da 40-15. Musetti dimostra però ancora una volta la sua grande personalità e ritenta il serve and volley, questa volta annullando la prima palla break.

Ritorna il pericolo per Musetti, che si affida ad un servizio oggi molto efficace e riesce a chiudere un game molto complicato. La diagonale che però sta cambiando la partita a favore di Sinner in questo secondo set è quella di dritto, in cui il numero 12 del mondo è molto più potente, preciso e soprattutto meno falloso. Proprio il dritto tradisce Musetti nel terzo game, con due errori non forzati consecutivi che consegnano il primo break del secondo set al suo avversario.

Sinner tiene il servizio senza troppi problemi e si fa di nuovo minaccioso nei turni di battuta di Musetti. Il semifinalista di Acapulco è molto più in difficoltà a gestire il ritmo ora elevatissimo di Sinner, che lo sbatte da un lato all’altro del campo con i suoi colpi. L’altoatesino sfrutta un Musetti ormai sfiduciato e rimedia il secondo break della partita, decisivo per la vittoria finale. Jannik ha la possibilità di chiudere nel settimo game con il terzo break consecutivo, ma sui due match point è bravissimo Musetti a reagire con un ace e uno splendido dritto vincente lungolinea. Il verdetto però è solo rimandato.

Sinner chiude così al primo match point sul suo servizio, sfruttando un rovescio in rete di Musetti e vola nei quarti di finale contro Arthur Rinderknech. Un avversario ostico per una partita che si preannuncia non facile, con l’unico precedente tra i due vinto dal francese negli ottavi di Lione di quest’anno. Musetti tornerà invece a giocare a Vienna, dove usufruirà di una wild card per il tabellone principale.

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ATP

ATP Anversa, Murray show. Batte Tiafoe in 3 ore e 45’: “Mai giocato un match così”

Lo scozzese passa al secondo turno dopo una battaglia vera: è stato il match più lungo del 2021 al meglio dei tre set

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Andy Murray - ATP Antwerp 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

Sarà proibitivo (forse) tornare ai livelli di un tempo, ma Andy Murray di partita in partita e di torneo in torneo sta confermando i suoi progressi in quanto a resistenza fisica e capacità di giocare ad alti livelli per tempi lunghi, nonostante i 34 anni suonati e l’anca di metallo. Lo scozzese nel primo turno dello European Open di Anversa ha superato l’americano Frances Tiafoe in una clamorosa battaglia: 7-6(2), 6-7(7), 7-6(8). E quando Murray ha trasformato il secondo match point con una smorzata vincente di rovescio l’orologio segnava 3 ore e 45 minuti, durata che fa di questo match il più lungo giocato nel 2021 al meglio dei tre set. Superata di una manciata di minuti la finale di Barcellona tra Nadal e Tsitsipas, che durò 3 ore e 38 minuti. Bellissimo l’abbraccio finale tra i due contendenti:

“Penso sia la prima volta nella mia carriera che ho giocato un match con tre tie break – ha detto Murray nell’intervista in campo subito dopo la vittoria -. Sono stanco, ma è stata una battaglia incredibile, non ho mai giocato una partita così. Ovviamente il mio corpo è usurato, ho giocato tantissimi match sul circuito; non mi dispiace giocare partite lunghe, ma questa è stata un’altra cosa. Soprattutto è fantastico poter giocare ancora di fronte al pubblico, fantastica atmosfera”.

 

Contro Tiafoe, Murray ha sofferto le pene dell’inferno: basti pensare che l’americano era andato a servire due volte per il primo set, era avanti di un break nel terzo e ha avuto due match point nel tie-break decisivo, annullati da Andy con due servizi vincenti. Proprio la battuta è stata l’arma che ha permesso all’ex numero uno del mondo di rimanere sempre a contatto col suo avversario: ha fatto registrare 21 aces, salvando sette palle break su dieci.

Murray, che ad Anversa vinse il torneo nel 2019 appena dopo la sua più recente operazione all’anca, era stato sconfitto da Tiafoe a Winston-Salem quest’estate. Da allora ha perso solo da avversari nei primi dieci della classifica mondiale, eccezion fatta per il passo falso nel Challenger di Rennes a settembre dove perse dal russo Roman Safiullin. Anversa è inoltre il quinto torneo consecutivo in cui Murray vince almeno una partita (l’ultima sconfitta al primo turno è stata allo US Open contro Tsitsipas). Al secondo turno in Belgio lo attende un’altra battaglia, quella contro la seconda testa di serie Diego Schwartzman. Andy avrà 48 ore di tempo per recuperare, essendo il match in programma giovedì: vedremo se gli effetti di questa maratona si faranno sentire, ma una cosa è certa. Lo scozzese è tornato a livelli competitivi e per il circuito è una bella notizia.  

Per quanto riguarda gli altri risultati, da segnalare – oltre alla vittoria di Musetti su Mager – anche i successi di Brooksby nel derby americano contro Opelka (6-4 6-4) e dell’altro sorprendente NextGen americano Nakashima contro il più quotato De Minaur (6-4 6-0). Dritto al secondo turno anche il sudafricano Harris, che ha superato con un 7-6 6-3 il giocatore locale Bergs.

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ATP

ATP Anversa: a Musetti il derby contro Mager, ne arriva un altro con Sinner

Lorenzo vince grazie a un doppio tie-break dando segnali di ripresa e sfiderà negli ottavi Jannik, grande favorito del torneo

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Nel match che lo vede prevalere su Gianluca Mager per 7-6(2) 7-6(3) in due ore e nove minuti, è un Lorenzo Musetti completamente diverso da quello rassegnato visto più di una volta in questa seconda parte di stagione caratterizzata anche da vicissitudini extra-tennistiche che hanno contribuito al periodo negativo. Una vittoria non fa primavera, non tanto perché siamo a ottobre, quanto perché rimane solo la terza negli ultimi tredici incontri, ma di sicuro ha fatto piacere ritrovarlo motivato davanti a un avversario che ha giocato un buonissimo tennis, pur mancando nei momenti decisivi (5-3 nel primo, set point nel secondo), quando invece Lorenzo ha mantenuto il suo livello.

Hanno probabilmente contribuito alla giornata di fiducia le vittorie nelle due sfide precedenti, quest’anno a Parma e due anni fa a Ortisei. E nemmeno ha nociuto che Gianluca, a dispetto dei colpi filanti, preferisca anch’egli avere la terra battuta sotto i piedi – ma questo valeva anche per le brutte sconfitte con Ramos-Viñolas, Kuzmanov e Djere. La vittoria di Musetti significa però sconfitta per l’altro azzurro, che veniva dai quarti a Sofia e dalla bella vittoria su Fucsovic all’esordio in California (poi sempre eliminato poi da Monfils), che ha espresso, lo ripetiamo, un tennis di qualità e a cui forse manca un po’ di consapevolezza delle proprie potenzialità sulle superfici meno amiche.

IL MATCH – Musetti parte tenendo il servizio e appare molto centrato con entrambi i colpi a rimbalzo; anche Mager tiene, sfoderando subito un paio di ace. I due non stanno esattamente vicini alla linea di fondo, con il sanremese spesso sulla scritta Antwerp nei game di risposta. Poche prime in campo, il rovescio del teenager fa i capricci e Gianluca passa in vantaggio al terzo gioco, salvo poi farsi riprendere sul 3 pari. Al netto di qualche errore evitabile, il duello offre scambi godibili, impreziositi da variazioni e chiusure vincenti.

È propositivo, Mager, anche per la poca profondità della palla di Lorenzo, strappa di nuovo al settimo game, ma fallisce l’appuntamento per chiudere sul 5-4 anche per merito del rovescio monomane che sale in cattedra in un momento di appannamento del dritto, movimento del quale Lorenzo si era appena ritrovato a mimare, come spesso gli vediamo fare per quel colpo particolarmente sensibile alle fluttuazioni di fiducia. Il tie-break è un assolo di Musetti che mette in mostra buona parte del repertorio e va a sedersi con un set di vantaggio.

La prima di servizio di entrambi si fa più efficace nel secondo parziale, anche se Mager ne mette di meno e ricava poco dalla seconda rischiando nei primi due turni, e i due avanzano appaiati. Sul 4-5, Musetti annulla con un rovescione in uscita dal servizio un set point che Mager si era conquistato con una bella smorzata e una risposta fulminante. Gianluca rimane perplesso sul successivo “not up” chiamato dalla sedia e anche per il silenzio di hawk-eye live sulla palla molto profonda dell’altro; forse ci pensa troppo, ma riesce a risalire dallo 0-30. È ancora tie-break che, complici gli errori sanremesi (esiziale quello sullo smash), scivola di nuovo dalla parte di Lorenzo. Musetti chiude con un serve&(half)volley da delizia per gli occhi e approda al secondo turno dove lo attende la sfida inedita (almeno a livello ufficiale) con Jannik Sinner.

 

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