Fognini fallisce la rimonta: fuori agli ottavi del Roland Garros

PARIGI - Fabio parte lento e non riesce a riprendere il match. Finisce in cinque set con Cilic. Cecchinato unico azzurro ancora in gara

Fognini fallisce la rimonta: fuori agli ottavi del Roland Garros
Fabio Fognini - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 23- Non basta il cuore di Fabio

[3] M. Cilic b. [18] F. Fognini 6-4 6-1 3-6 6-7(4) 6-3 (da Parigi, il nostro inviato)

 

Niente da fare. Con la sconfitta di Fabio Fognini per mano di Marin Cilic sfuma il sogno di avere due azzurri ai quarti di finale del Roland Garros. L’azzurro ha ceduto al quinto set al numero quattro del mondo al termine di una partita lunga ed emozionante nella quale era riuscito a recuperare uno svantaggio di due set, salvando anche un match point nel quarto set poi vinto in uno straordinario tiebreak. Restano i rimpianti per Fabio che nei primi due set era apparso abulico e claudicante, facendo addirittura temere un ritiro anticipato. “Nel secondo set ero bloccato, la stessa cosa che mi è successa a Ginevra. Ora dovrò affrontare e risolvere questo problema fisico”.  Ed invece nel quarto e quinto set Fognini ritrovava aggressività da fondo e solidità al servizio, regalando allo Chatrier sprazzi di un tennis scintillante. Prima di arrendersi al croato in un amaro finale.

PARTENZA SHOCK – Fabio cominciava il match posizionandosi in risposta a quattro metri dalla riga di fondocampo e impostando il gioco su scambi di ritmo senza variazioni: il tennis perfetto per esaltare le qualità di colpitore del croato, che subito sprintava sul 3-0. Dinanzi ad uno Chatrier semivuoto e deluso dal ritiro di Serena Williams, Cilic si addormentava regalando un paio di gratuiti che consentivano all’azzurro di rientrare nel set (3-3). L’illusione durava poco perché Fabio, si salvava sul 3-4 ma giocava un pessimo game di servizio sul 4-5 che gli costava il primo set.

MONOLOGO CROATO – E l’inizio del secondo era la fotocopia del primo, con l’azzurro che scivolava subito indietro di un break e sul 2-0 chiedeva per la prima volta l’intervento del medico. Il body-language di Fognini non prometteva niente di buono ed anche i classici monologhi che cominciavano ad uscire dalla bocca del nostro. Sul 3-0 altro intervento del medico con il pubblico preoccupato di assistere ad un’altra beffa e quindi pronto ad accogliere con un’ovazione il rientro in campo di Fabio. Il set scivolava via rapidamente (6-1), Fabio lasciava il campo e in tribuna cresceva il sospetto che, dopo un’ora e diciotto minuti, potesse non rientrare.

FINALMENTE FABIO – Per fortuna invece l’azzurro rientrava e inaspettatamente era Cilic a riammettere Fabio alla partita (“Sono un po’ calato all’inizio del terzo set, specie con la risposta e gli ho permesso di rientrare nel match“). Fognini era bravo – finalmente! – a sporcare un po’ il gioco, con qualche drop che chiamava Marin in avanti e con qualche variazione di rovescio. “Ci credevo anche quando ero sotto due set, sapevo che potevo giocarmela alla pari anche con il numero 4 del mondo”. Sprecato il break di vantaggio preso in apertura (2-0) – con annesso secondo lancio di racchetta puntualmente sottolineato dai fischi del pubblico – Fognini riusciva finalmente ad entrare in partita, assumendo un atteggiamento più propositivo sin dalla risposta. E così, mentre le prime gocce di pioggia cominciavano a cadere,  il numero uno d’Italia riusciva a portarsi sul 4-1. Andando a servire sul 5-3, Fabio vedeva annullarsi un primo set point da un dritto sulla riga di Cilic, il secondo se lo annullava da solo con un rovescio a mezza rete in palleggio ma per fortuna tirava fuori dal cilindro un ace sul terzo che gli consentiva dopo un’ora e cinquantasette di dimezzare lo svantaggio.

QUARTO SET SHOW – Ed era l’inizio dello show. Il quarto set assumeva i contorni di un romanzo che vedeva Fabio prima battibeccare con una signora in tribuna (alla quale alla fine manda baci e un cuore con le mani), poi chiamare un MTO sul 3-2 Cilic e infine sprecare due palle break nel settimo gioco. Si arrivava così al decimo game sul 5-4 Cilic con Fabio al servizio ed il croato che spingeva al massimo issandosi a match point dopo due ore e trequarti di partita. Fabio era stupendo a piazzare tre grandi  prime in fila e a salvarsi (“Non ho rimpianti su quel match point, è stato bravo lui, ha giocato in maniera fantastica la fine del quarto” il commento di Cilic). Era il tiebreak a decidere, uno show nello show, con i due che alzavano il livello di gioco a livelli straordinari e con Fabio che portava a casa almeno due punti fantasmagorici:  il cross di diritto del 3-2 ed il passante ad una mano dalle tribune che gli dava il decisivo 5-3, che diventava 7-4 ancora grazie al servizio. Sedici minuti dopo essere stato ad un punto dalla sconfitta, c’era un altro quinto set per l’azzurro.

AMARO FINALE – Un ambito nel quale solitamente Fognini si esalta, avendo recuperato ben sette match da una situazione di due set a zero sotto. Ma Marin Cilic è abituato a queste battaglie (“Una partita molto dura mentalmente. Sono soddisfatto di come sono rimasto dentro al match di testa.“). Il settimo game è la “summa” della partita e forse della carriera di Fognini. L’azzurro si salvava da 0-30 con  un miracoloso passante di rovescio e un ace ma sprofondava sotto due gratuiti ed un doppio fallo che davano a  Cilic il break decisivo, sublimato nel 6-3 finale dopo 3 ore e trentasette. “Peccato per quel game lì, ho rischiato la seconda come in tutto il match e un diritto me l’ha sporcato il nastro” Onore al croato, che affronterà nei quarti di finale Juan Martin del Potro. “Per vincere dovrò alzare il mio livello del gioco rispetto ad oggi. Specie alla risposta, dove oggi non sentivo proprio la palla. Credo di poter crescere nel complesso di qualche punto percentuale“. Resta da capire perché Fabio abbia atteso un’ora e diciotto prima di scendere in campo e regalare al pubblico il suo tennis stellare. “Guardando indietro nella mia carriera, visto il livello di tennis che ho, sbatterei la testa sul muro e mi lascerei il bernoccolo. Il mio problema non è mai stato il tennis, ma la capoccia”.  A trentuno anni, non è ancora troppo tardi. Sto bene, gioco bene su tutte le superfici. Vado via qui che rosico, ma il ranking è una conseguenza dei miei risultati. La top-10 sarebbe un premio alla carriera”.

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