Fognini fallisce la rimonta: fuori agli ottavi del Roland Garros

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Fognini fallisce la rimonta: fuori agli ottavi del Roland Garros

PARIGI – Fabio parte lento e non riesce a riprendere il match. Finisce in cinque set con Cilic. Cecchinato unico azzurro ancora in gara

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 23- Non basta il cuore di Fabio

[3] M. Cilic b. [18] F. Fognini 6-4 6-1 3-6 6-7(4) 6-3 (da Parigi, il nostro inviato)

Niente da fare. Con la sconfitta di Fabio Fognini per mano di Marin Cilic sfuma il sogno di avere due azzurri ai quarti di finale del Roland Garros. L’azzurro ha ceduto al quinto set al numero quattro del mondo al termine di una partita lunga ed emozionante nella quale era riuscito a recuperare uno svantaggio di due set, salvando anche un match point nel quarto set poi vinto in uno straordinario tiebreak. Restano i rimpianti per Fabio che nei primi due set era apparso abulico e claudicante, facendo addirittura temere un ritiro anticipato. “Nel secondo set ero bloccato, la stessa cosa che mi è successa a Ginevra. Ora dovrò affrontare e risolvere questo problema fisico”.  Ed invece nel quarto e quinto set Fognini ritrovava aggressività da fondo e solidità al servizio, regalando allo Chatrier sprazzi di un tennis scintillante. Prima di arrendersi al croato in un amaro finale.

 

PARTENZA SHOCK – Fabio cominciava il match posizionandosi in risposta a quattro metri dalla riga di fondocampo e impostando il gioco su scambi di ritmo senza variazioni: il tennis perfetto per esaltare le qualità di colpitore del croato, che subito sprintava sul 3-0. Dinanzi ad uno Chatrier semivuoto e deluso dal ritiro di Serena Williams, Cilic si addormentava regalando un paio di gratuiti che consentivano all’azzurro di rientrare nel set (3-3). L’illusione durava poco perché Fabio, si salvava sul 3-4 ma giocava un pessimo game di servizio sul 4-5 che gli costava il primo set.

MONOLOGO CROATO – E l’inizio del secondo era la fotocopia del primo, con l’azzurro che scivolava subito indietro di un break e sul 2-0 chiedeva per la prima volta l’intervento del medico. Il body-language di Fognini non prometteva niente di buono ed anche i classici monologhi che cominciavano ad uscire dalla bocca del nostro. Sul 3-0 altro intervento del medico con il pubblico preoccupato di assistere ad un’altra beffa e quindi pronto ad accogliere con un’ovazione il rientro in campo di Fabio. Il set scivolava via rapidamente (6-1), Fabio lasciava il campo e in tribuna cresceva il sospetto che, dopo un’ora e diciotto minuti, potesse non rientrare.

FINALMENTE FABIO – Per fortuna invece l’azzurro rientrava e inaspettatamente era Cilic a riammettere Fabio alla partita (“Sono un po’ calato all’inizio del terzo set, specie con la risposta e gli ho permesso di rientrare nel match“). Fognini era bravo – finalmente! – a sporcare un po’ il gioco, con qualche drop che chiamava Marin in avanti e con qualche variazione di rovescio. “Ci credevo anche quando ero sotto due set, sapevo che potevo giocarmela alla pari anche con il numero 4 del mondo”. Sprecato il break di vantaggio preso in apertura (2-0) – con annesso secondo lancio di racchetta puntualmente sottolineato dai fischi del pubblico – Fognini riusciva finalmente ad entrare in partita, assumendo un atteggiamento più propositivo sin dalla risposta. E così, mentre le prime gocce di pioggia cominciavano a cadere,  il numero uno d’Italia riusciva a portarsi sul 4-1. Andando a servire sul 5-3, Fabio vedeva annullarsi un primo set point da un dritto sulla riga di Cilic, il secondo se lo annullava da solo con un rovescio a mezza rete in palleggio ma per fortuna tirava fuori dal cilindro un ace sul terzo che gli consentiva dopo un’ora e cinquantasette di dimezzare lo svantaggio.

QUARTO SET SHOW – Ed era l’inizio dello show. Il quarto set assumeva i contorni di un romanzo che vedeva Fabio prima battibeccare con una signora in tribuna (alla quale alla fine manda baci e un cuore con le mani), poi chiamare un MTO sul 3-2 Cilic e infine sprecare due palle break nel settimo gioco. Si arrivava così al decimo game sul 5-4 Cilic con Fabio al servizio ed il croato che spingeva al massimo issandosi a match point dopo due ore e trequarti di partita. Fabio era stupendo a piazzare tre grandi  prime in fila e a salvarsi (“Non ho rimpianti su quel match point, è stato bravo lui, ha giocato in maniera fantastica la fine del quarto” il commento di Cilic). Era il tiebreak a decidere, uno show nello show, con i due che alzavano il livello di gioco a livelli straordinari e con Fabio che portava a casa almeno due punti fantasmagorici:  il cross di diritto del 3-2 ed il passante ad una mano dalle tribune che gli dava il decisivo 5-3, che diventava 7-4 ancora grazie al servizio. Sedici minuti dopo essere stato ad un punto dalla sconfitta, c’era un altro quinto set per l’azzurro.

AMARO FINALE – Un ambito nel quale solitamente Fognini si esalta, avendo recuperato ben sette match da una situazione di due set a zero sotto. Ma Marin Cilic è abituato a queste battaglie (“Una partita molto dura mentalmente. Sono soddisfatto di come sono rimasto dentro al match di testa.“). Il settimo game è la “summa” della partita e forse della carriera di Fognini. L’azzurro si salvava da 0-30 con  un miracoloso passante di rovescio e un ace ma sprofondava sotto due gratuiti ed un doppio fallo che davano a  Cilic il break decisivo, sublimato nel 6-3 finale dopo 3 ore e trentasette. “Peccato per quel game lì, ho rischiato la seconda come in tutto il match e un diritto me l’ha sporcato il nastro” Onore al croato, che affronterà nei quarti di finale Juan Martin del Potro. “Per vincere dovrò alzare il mio livello del gioco rispetto ad oggi. Specie alla risposta, dove oggi non sentivo proprio la palla. Credo di poter crescere nel complesso di qualche punto percentuale“. Resta da capire perché Fabio abbia atteso un’ora e diciotto prima di scendere in campo e regalare al pubblico il suo tennis stellare. “Guardando indietro nella mia carriera, visto il livello di tennis che ho, sbatterei la testa sul muro e mi lascerei il bernoccolo. Il mio problema non è mai stato il tennis, ma la capoccia”.  A trentuno anni, non è ancora troppo tardi. Sto bene, gioco bene su tutte le superfici. Vado via qui che rosico, ma il ranking è una conseguenza dei miei risultati. La top-10 sarebbe un premio alla carriera”.

Il tabellone maschile

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ATP Cup, Santopadre: “Non mi posso lamentare del sorteggio, siamo preparati per giocare” [AUDIO]

Le impressioni a caldo di capitan Santopadre sul sorteggio della ATP Cup. “Berrettini fisicamente sta bene, anche Fognini lo vedo voglioso di giocare”

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Vincenzo Santopadre - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Vincenzo Santopadre, capitano di ATP Cup di cui è stato appena svolto il sorteggio dei gironi, è contento dello stato di forma dei suoi. L’ho sentito al telefono alle tre e un quarto del mattino. E al di là di quanto registrato, che potete udire nell’audio, mi ha detto anche qualche altra cosa che nell’audio non troverete perché parte di una conversazione tenuta prima che scattasse la registrazione.

Per il sorteggio non mi posso lamentare che ci sia capitata l’Austria che ha il secondo singolarista, Novak, sulla carta più debole di quello di altre squadre, e Thiem che è un tennista molto forte e certamente progredito ma con il quale tutto sommato Matteo si trova abbastanza bene. Lo ha battuto a Shanghai, ci ha perso di misura in Austria. Matteo è in forma, gli manca la gara ma ha recuperato fisicamente dopo un anno difficile. E quanto a Fognini l’ho visto carico, volitivo, determinato… per il gioco l’ho visto più ad Antalya che qui, perché qua perfino quando si gioca nelle stesse ore non c’è possibilità di passare da da un campo all’altro. Ma l’ho incontrato diverse volte in palestra. In albergo no… è impossibile incontrarsi, siamo tutti chiusi in camera. Anche Fabio come Matteo è reduce dai noti problemi fisici, ma mi sembra che si sia ben ripreso e ho fiducia. Contro Novak è favorito anche se si sa che nelle competizioni a squadre i numeri in classifica contano poco. Ma Fabio in Davis e per la nazionale ha sempre giocato bene…“.

E la Francia? 
Beh se come squadra di prima fascia l’Austria è forse più debole rispetto alle altre, fra quelle di terza Francia e Canada erano le più forti. La Francia ha un giocatore più incostante in Paire, che giocherà con Fabio un match abbastanza imprevedibile date le caratteristiche del francese, mentre Matteo se la vedrà con Monfils, il francese con il quale Matteo disputò quel grande match allo US Open. Potrebbe venirne fuori un duello spettacolare“.

 

Beh forse dobbiamo augurarci che non si arrivi a giocare il doppio… Mahut e Roger Vasselin sono una coppia ultratitolata negli Slam…
“Sì, però anche i nostri sono forti, Vavassori è uno specialista, Simone ha vinto con Fabio un Australian Open (e contro due francesi, Herbert e Mahut, ndr), non è stato facile allenarsi qua. Ognuno separato dall’altro, ma il 29 saremo finalmente tutti liberi e insieme e avremo due giorni per prepararsi per bene…“. 

Al momento della nostra chiacchierata non era ancora stato deciso il calendario delle partite.  

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Challenger

Challenger Istanbul 125: fuori tutti gli italiani. Il coach di Musetti: “Era molto nervoso”

“Il campo non era veloce, il problema non era quello” ammonisce Simone Tartarini. Che torna sulle quali di Doha: “Quasi un sollievo essere stati eliminati. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti”

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Simone Tartarini e Lorenzo Musetti - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 125 di Istanbul i tre italiani rimasti in gara si fermano tutti al secondo turno. La sconfitta più dolorosa è quella di Lorenzo Musetti che, a dispetto dei due precedenti favorevoli, viene eliminato (6-1 6-4) dal francese Benjamin Bonzi (n.164 ATP) che è più cinico a sfruttare le occasioni favorevoli (quattro palle break convertite su cinque, contro l’unica messa a segno dall’italiano).

Lorenzo fatica a entrare in partita e nel primo set non vede praticamente palla, come conferma coach Tartarini, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “È partito subito male e poi non è riuscito a sfruttare le chance che ha avuto per rientrare in partita. Era molto nervoso e non è mai stato capace di prendere il giusto ritmo. Avrebbe bisogno di giocare molte partite e purtroppo non ci sta riuscendo“.

Le occasioni si sono presentate nel secondo set, quando il nostro portacolori ottiene il suo unico break e va avanti 3-0. Purtroppo nel settimo gioco Musetti restituisce il break e lì finisce la sua partita, nonostante i soliti sprazzi di gran gioco. Gli è mancata quella continuità che sarebbe servita; inoltre Lorenzo ha dato l’impressione di essere un po’ in ritardo sui colpi. Per questo non si può nemmeno dare la colpa al tappeto indoor, una superficie che spesso ha messo in difficoltà il nostro tennista: “No no, il campo non era per niente veloce. Il problema non è stato quello.

 

Adesso Musetti andrà in Turchia per un altro Challenger, questa volta su terra battuta, ma coach Tartarini torna per un attimo sull’esperienza delle qualificazioni per il primo Slam dell’anno, disputate a Doha: “Certo è stata una delusione non esserci qualificati per l’Australian Open, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere se questa serie di Challenger ci aiuterà a trovare un po’ di continuità. Soprattutto ora che andiamo sulla terra battuta. Poi sarò sincero, essere venuti via in anticipo da Doha (dove si è svolto il torneo di qualificazione per gli Australian Open, ndr) è stato quasi un sollievo. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti: eravamo confinati in un angolo tipo arresti domiciliari ma poi in ascensore stavamo tutti pigiati, assieme al personale di servizio. Stesse scene al ristorante, isolati ma allo stesso tempo assembrati. Non mi stupisco per niente dei casi di positività che stanno emergendo nella bolla di Melbourne“.

TUTTI FUORI A ISTANBUL

Anche per Federico Gaio stop al secondo turno (7-6 7-5) contro l’esperto egiziano Mohamed Safwat (n.153 ATP), che a 30 anni continua a essere un avversario ostico, che non regala mai niente, per battere il quale è necessario essere al meglio delle proprie condizioni – cosa che a Federico non accade da un po’ di tempo. Sembra che il lungo lockdown lo abbia profondamente destabilizzato e che nemmeno il cambiamento di guida tecnica riesca a dargli una scossa (adesso si allena a Torino presso il Circolo della Stampa, lo stesso di Lorenzo Sonego, agli ordini di Fabio Colangelo, ndr). Contro Safwat, in una partita non entusiasmante, Gaio ha avuto le sue occasioni come nel primo set quando, dopo essersi portato avanti 5-2, ha fallito due set point consecutivi sul 6-5. Anche nel secondo parziale, sul 4-4, ha sprecato ben cinque palle break – ancora a causa di quel diritto che continua a costargli diversi errori. A quasi 29 anni, Gaio è consapevole del fatto che la sua carriera sia ormai a una svolta decisiva. Vedremo in quale direzione.

Non ha avuto maggiore fortuna Lorenzo Giustino, eliminato dall’altro francese Antoine Hoang (n.121 ATP) che ha chiuso 6-4 6-4 senza mai lasciare una vera chance all’azzurro. Giustino ha perso subito il servizio a seguito di una partenza lenta, ha recuperato sul 2-2 per poi cedere nuovamente il servizio e salutare definitivamente il primo set. Nella seconda partita, il break per Hoang arriva al settimo gioco e da lì per il francese è tutta discesa. Le statistiche del match non danno indicazioni rilevanti; forse solo Giustino potrebbe spiegarci come mai il suo tennis sembri essere rimasto al Roland Garros, a quell’incredibile maratona vinta contro Corentin Moutet – il secondo match più lungo della storia del torneo.

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A Tokyo senza bandiera e inno: l’Italia fa ancora in tempo a evitare una brutta figura

Il 27 gennaio dal CIO potrebbe arrivare un warning per l’Italia, per le ingerenze di Sport e Salute sull’autonomia del CONI. Un decreto legge potrebbe però risolvere il problema, almeno nell’immediato

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Fabio Fognini alle Davis Cup Finals 2019 a Madrid (foto Twitter @DavisCupFinals)

Sommerso dalla pandemia e – negli ultimissimi giorni – dalle dinamiche della crisi di governo, torna a galla con una certa urgenza un tema su cui lo sport italiano rischia di scivolare. Il CIO, nella riunione del 27 gennaio, potrebbe esprimersi con un pesante avvertimento nei confronti dell’Italia. L’accusa è quella di aver violato il principio di autonomia dello sport dalla politica, stabilito all’articolo 27 della Carta olimpica. Il contratto di servizio firmato a novembre 2019 con la nuova società pubblica Sport e Salute ha sottratto infatti attribuzioni al CONI, tra cui quelle sulle sedi e sul personale non più sotto la responsabilità di Giovanni Malagò. Il CIO non procederebbe già in automatico alla peggiore delle sanzioni – la perdita dell’inno e della bandiera per gli atleti italiani all’Olimpiade di Tokyo -, ma anche il warning rappresenterebbe comunque un significativo danno d’immagine. Non solo per la storia sportiva del nostro Paese, ma anche in prospettiva. L’Italia, non dimentichiamo, ha ottenuto l’organizzazione dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina 2026.

SCIATTERIA – Per cogliere l’essenza di una questione insidiosa, è utile sottolineare come “sottovalutazione” sia la parola chiave tirata tirata in ballo su più livelli di analisi. Un problema – non irrisolvibile – di cui si conosce l’esistenza, ma rinviato e trascurato fino a farlo diventare di strettissima attualità. È utile stabilire anche le reali proporzioni della vicenda. Il caso italiano è ben lontano da quelli di Russia e Bielorussia. Che per diverse ragioni (il doping di Stato e l’ingerenza di un regime ritenuto autoritario) non potranno mandare i loro atleti a Tokyo sotto le rispettive bandiere, ma li vedranno gareggiare da indipendenti. Molto difficile immaginare che per l’Italia – in una situazione enormemente diversa, fortunatamente – si possa arrivare a questo. Ma visto che una violazione della Carta olimpica comunque sussiste, non porvi rimedio rappresenterebbe un momento di sciatteria politica comunque grave e foriero di ripercussioni.

QUESTIONE DI PRIORITÀ – Malagò, in una delle tante recenti interviste sul tema, ha parlato del 27 gennaio come di una “data sacra”. In effetti si tratterà dell’ultima riunione del CIO prima di quella elettiva che rinnoverà il mandato del presidente Thomas Bach. C’è anche da registrare come i rapporti formali tra il Comitato Olimpico e il governo italiano siano nel segno della cordialità. Il 24 gennaio 2019, giorno dell’assegnazione dei Giochi, una stretta di mano tra Conte e Bach sembrava promettere sviluppi rapidi. A seguito dell’approvazione della legge Olimpica che alimenta Milano-Cortina 2026 (oltre alle ATP Finals di Torino), Bach ha poi scritto al presidente del Consiglio una lettera di congratulazioni.

Lasciando un po’ tra le righe l’auspicio che fosse premura del governo italiano, dopo tanto sforzo, sistemare in tempo utile anche i problemi burocratici. Il tutto, nella cornice di un rapporto più che collaudato tra i vertici di Losanna e Giovanni Malagò. “Ci rendiamo conto che ci sono altre priorità – le recenti parole del numero uno del CONI a La Gazzetta dello Sport -, ma dopo due anni di via crucis ci auguriamo che ciò che ci era stato promesso venga mantenuto“. Nell’immediato si tratterebbe di mettere una pezza formale: un decreto legge – anche solo in formato scatola, senza grandi contenuti – che restituisca al CONI l’autonomia delle risorse umane e degli asset. Rinviando a un momento successivo, superata l’urgenza, la definizione del rapporto con la società voluta dal governo pentastellato al posto di Coni Servizi.

 

POI VEDIAMO… – “Il CIO non può perdere la sua credibilità“, ha proseguito Malagò. Lasciando intendere come sarà impossibile ignorare del tutto la mancanza italiana, pur nella piena consapevolezza che si tratti di qualcosa di ben diverso dalle violazioni in atto in altri Paesi. Franco Carraro, che del CIO è membro, ha sintetizzato così: “Non so se ci sia malafede o ignoranza, c’è stata sicuramente una sottovalutazione, l’atteggiamento tipico che si usa in Italia, quello del ‘prima o poi vediamo’. Il Governo è in ritardo, spero si trovi una soluzione entro il 27 gennaio per non fare la figura di ricevere un warning che non sarebbe di prestigio per il nostro Paese. In questo momento non ottemperiamo ad alcune norme perché il CONI non ha la garanzia della funzionalità, ma non credo si possa pensare a un’ipotesi (il divieto di inno e bandiera, ndr) che di solito accade per Paesi dove gli atleti vengono drogati o non c’è democrazia“.

Lo sforzo di questo momento deve essere isolare l’immediata prospettiva olimpica da una più complessa diatriba politica, quella che ha portato all’esautoramento di alcune funzioni del CONI. I tempi per un decreto volante ci sarebbero. Resta da capire se – nel caos degli sviluppi della crisi di Governo – qualcuno riesca a mettere in evidenza sul tavolo del presidente Conte (e dei ministri Spadafora e Gualtieri) il rischio di una pessima figura per uno dei settori d’eccellenza del nostro Paese.

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