Kvitova e Sharapova, la caduta di due regine

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Kvitova e Sharapova, la caduta di due regine

Nel secondo giorno di torneo sono uscite a sorpresa due ex vincitrici di Wimbledon

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Day Two a Wimbledon, con quattro teste di serie eliminate. Mi verrebbe da dire: con due eliminazioni eccellenti e due meno sorprendenti, ma così farei un torto alla classifica di Caroline Garcia. Andiamo con ordine. Seguendo la gerarchia della di teste di serie, sono uscite: la numero 6 Garcia (contro Belinda Bencic), la 8 Kvitova (da Sasnovich) la 24 Sharapova (da Diatchenko) e la 30 Pavlyuchenkova (da Hsieh).

Quindi in termini di ranking la “caduta” più alta è stata quella di Caroline Garcia. Sono bastati due set a Belinda Bencic per eliminarla (7-6, 6-3). Però non so in quanti credessero davvero in una Garcia protagonista sui prati inglesi. A Wimbledon in carriera l’unica giocatrice Top 40 che Caroline ha sconfitto è stata Sara Errani, che sull’erba ci si trova come sappiamo, cioè male. Sorprende piuttosto che a batterla sia stata Belinda Bencic, una tennista sulla quale da troppo tempo non si poteva più fare conto (oggi è numero 61 del ranking). Proprio a Wimbledon 2016 Bencic si era dovuta ritirare per un problema al polso sinistro. Mi è rimasta impressa l’intervista di allora in cui spiegava ottimisticamente: ”Non è niente di grave, non so ancora cosa sia, dovrò controllarlo. È cominciato un paio di giorni fa”.  (“It’s my left wrist. I don’t know what it is yet. It’s nothing too serious. I think I have to get it checked. Started a couple of days ago”).
Sembrava qualcosa di routine, un semplice stop precauzionale. E invece proprio da quel momento sarebbe iniziato un lungo periodo di tribolazioni mediche, con operazione inclusa, fino a precipitare fuori dalle prime 100 e quasi mettere a rischio la carriera.

È presto per dire che tutti i problemi di Belinda siano alle spalle, ma sarebbe suggestivo, e perfino simbolico, se riuscisse a chiudere il cerchio di un periodo nerissimo proprio dove i peggiori guai sono cominciati, cioè a Wimbledon. La strada per tornare in Top 10 (e lei lo è diventata diciottenne, tanto per dare la misura del talento che abbiamo perso nelle ultime stagioni) è ancora lunga, ma speriamo sia un passo nella giusta direzione.

 

Non per snobbare Garcia, ma le due eliminazioni eccellenti sono quelle di Petra Kvitova e Maria Sharapova. È il palmarès a Londra a fare la differenza: tre titoli a Wimbledon complessivi (Sharapova 2004, Kvitova 2011 e 2014) e anche l’attenzione dei bookmaker come possibili vincitrici. Kvitova era la più accreditata dalle agenzie di scommesse. E invece è bastato un solo match, contro Aliaksandra Sasnovich (numero 50 del ranking) per tornare a casa.

Nelle dichiarazioni post partita Petra è stata estremamente severa con se stessa: “Non stavo bene, ero nervosissima. Probabilmente sono stata io stessa la mia peggiore avversaria”. (“I just didn’t feel well obviously. The nerves were there again”. “I just tried to kind of fight with myself”. “Probably was the biggest opponent which I have”).
Autocritica estrema che da una parte apprezzo, ma dall’altra non credo sia giusto dimenticare i meriti di Sasnovich, che ha giocato davvero un grande match. Anche i numeri dei “rilevatori” di Wimbledon ce lo dicono. Petra ha chiuso il saldo vincenti/errori non forzati a zero (36/36), che non è affatto così tragico. Ma Sasnovich ha fatto meglio con un ottimo +8 (30/22).

Certo la Kvitova nelle giornate di grazia può fare di più, ma credo che il maggiore problema per lei sia stato che Sasnovich ha avuto bisogno di nemmeno un game per adattarsi alla palla pesante di un’avversaria che pure non aveva mai incontrato. Kvitova ha cominciato a concedere palle break dal terzo game e per tutto il primo set ha dovuto lottare per rimanere in partita, con un affanno costante e la sensazione che fosse al limite del precipizio, con la caduta imminente. Come infatti è accaduto.
Il fatto è che Aliaksandra incontrava benissimo i colpi di inizio gioco di Petra, con grande reattività in risposta, a cui faceva seguire una rapidità di copertura del campo ammirevole. E una volta entrata nello scambio giocava colpi profondi, solidi, conteneva benissimo e quando c’era l’occasione contrattaccava.

Forse c’è stato un momento in cui avrebbe potuto indirizzare diversamente il match: quando nel primo set, sul 3-2 a suo favore e Sasnovich al servizio, Petra ha mancato una palla break con uno schiaffo al volo di dritto non complicatissimo, che invece ha mandato in rete. Fosse salita 4-2 magari avrebbe giocato più rilassata. Ma imputare a quell’errore la sconfitta sarebbe del tutto sproporzionato. Certo colpisce il 6-0 finale, ma lì davvero ha fatto la differenza il morale, con Kvitova sempre più sfiduciata e Sasnovich sempre più convinta, in piena trance agonistica.

Al terzo Slam stagionale disputato, Kvitova ha confermato di stare vivendo una specie di rovesciamento rispetto all’inizio della carriera: ha iniziato giocando meglio gli Slam dei tornei WTA, e oggi le capita il contrario. Nel 2018 ha già vinto 5 tornei, ma in compenso è uscita due volte al primo turno nei Major (Australia e Wimbledon) e una volta al terzo (Roland Garros). Un rendimento davvero insufficiente.

Da una delusione all’altra: Maria Sharapova è stata eliminata da Vitalia Diatchenko. Numero 132 del ranking e proveniente dalle qualificazioni. Come ho già scritto nella cronaca, personalmente guardo sempre con molto rispetto e considerazione le qualificate che arrivano a giocarsi il primo turno degli Slam, anche contro avversarie sulla carta più forti. La ragione è che in un Major non è sempre facile trovare il ritmo-partita, e invece le qualificate arrivano con tre match di rodaggio vinti, che aumentano anche il carico di fiducia e autostima.

L’aspetto che mi ha colpito di più del match è che per le tre ore di gioco non si sia vista una sostanziale differenza fra le giocatrici in campo. Sul piano tattico entrambe adottavano scelte simili (grande aggressività sin dalla risposta, ricerca della profondità di palla, pressione costante, pochissime variazioni sulla verticale); in più anche nel grunting il loro suono era praticamente identico. Aggiungiamoci un fisico sopra il metro e 80 per tutte e due e si capisce che in alcuni momenti sembravano una lo specchio dell’altra.
Ma naturalmente c’è un ma: da una parte c’era la numero 132 del mondo, dall’altra Maria Sharapova. Possiamo valutare questa percezione di eguaglianza in modi diversi: come un segno della grande giornata di Diatchenko, oppure come un sintomo di crisi per Sharapova, oppure le due cose insieme.

In conferenza stampa a Sharapova sono state fatte diverse domande legate alla sua condizione fisica, all’età, al confronto tra passato e presente della carriera. Il tempo avanza per tutti, e per gli sportivi ancora più velocemente. Qualche anno fa era la sorpresa diciassettenne che stupiva il mondo vincendo i Championships, oggi spiega che ormai il suo corpo fatica sempre di più a digerire la transizione tra terra battuta ed erba. ( “I think the transition from clay to grass has been a little bit tougher for me as I’ve gotten older”. ) La delusione di Maria appariva profondissima. E probabilmente bruciava particolarmente visto che nel secondo set si era trovata 7-6, 5-3 e servizio, a un passo dal chiudere la partita. “Non ho giocato nel modo giusto nei momenti più importanti”. (“I didn’t play the right way in the crucial moments”).

Ma naturalmente non tutte le favorite hanno perso. Anzi, rispetto al Day One le teste di serie hanno fatto  meglio. Non solo hanno vinto in dodici su sedici, ma tutte hanno vinto in due set.
Rivedremo quindi al secondo turno Halep (testa di serie numero 1), Muguruza (3), Kerber (11), Ostapenko (12), Kasatkina (14), Mertens (15), Barty (17), Osaka (18), Konta (22), Gavrilova (26), Suarez Navarro (27), Kontaveit (28). E anche la “ex” numero 32 Cibulkova, che ha perso il posto tra le teste di serie in extremis, a favore di Serena Williams. Cibulkova ha sconfitto in due set Alizè Cornet.

No, no mi sono dimenticato della quarta testa di serie eliminata. Si tratta di Anastasia Pvlyuchenkova, che sta vivendo un 2018 al di sotto della passata stagione, e che è stata eliminata da Su-Wei Hsieh in tre set. 6-1, 4-6, 6-4. Per la verità poteva finire tutto in due set visto che ad un certo punto Hsieh era arrivata a condurre 6-4, 4-1, 15-40 sul servizio Pavlyuchenkova. Poi Anastasia ha iniziato una rimonta che si è rivelata solo parziale: sufficiente per vincere un set, non la partita.

Ho tenuto Hsieh-Pavlyuchenkova alla fine per chiudere con un breve spunto tecnico. Due delle quattro “giustiziere” delle teste di serie, Hsieh e Diatchenko, sono quadrumani. Giocano cioè sia il dritto che il rovescio a due mani. Stessa categoria tecnica, a grandi linee, eppure interpretazione del tennis diversissima: tutta di ritmo e di potenza quella di Diatchenko, di tocco e creativià quella di Hsieh.

E poi a voler approfondire, non utilizzano nemmeno lo stesso tipo di dritto bimane. Tutte e due adottano una impugnatura ancora più anomala rispetto agli standard (Monica Seles, Marion Bartoli) della doppia mano. Impugnatura per entrambe anomala, ma non la stessa. Diatchenko infatti quasi sovrappone le mani, creando attorno al manico uno strano “groviglio” di dita, che avrebbe bisogno di riprese rallentate e ravvicinate per essere compreso al 100%.
Hsieh invece inverte la posizione della mano dominante, come faceva oltre mezzo secolo fa Pancho Segura (QUI l’approfondimento nel dettaglio). Insomma, a dispetto di chi dice che “oggi giocano tutte uguali” il tennis riesce ancora a offrire eccezioni e casi interessanti, per chi ha davvero voglia di prenderli in considerazione.

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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