Fuori Muguruza, Wimbledon perde un'altra campionessa

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Fuori Muguruza, Wimbledon perde un’altra campionessa

Sono già uscite tre delle cinque giocatrici capaci di vincere Wimbledon. Senza Sharapova, Kvitova e Muguruza, solo le sorelle Williams possono ripetersi. Altrimenti avremo un nome nuovo

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Sembrava una giornata interlocutoria per il torneo femminile, visto che sino alle 8 di sera era stata eliminata una sola testa di serie, Johanna Konta, in parte anche prevedibilmente. Invece proprio in chiusura è arrivato il botto: fuori al secondo turno la campionessa in carica Garbiñe Muguruza.
Prima di parlarne devo fare una premessa. Nei primi giorni del torneo è impossibile coprire di persona tutti i campi, a meno che non si decida di rimanere in sala stampa al proprio desk facendo zapping tra un match e l’altro. Personalmente non credo sia il modo giusto di fare l’inviato, penso abbia senso andare di persona a un torneo solo se poi si vedono le partite il più possibile dal vivo, per cogliere gli aspetti che la TV non riesce a comunicare. Se devo sostituire il televisore di casa con il monitor della sala stampa ho quasi la sensazione di ingannare i lettori.

Dico tutto questo perché verso la fine della giornata avevo deciso di andare al Court 3 per seguire almeno in parte Jelena Ostapenko impegnata contro Kirsten Flipkens. Nel frattempo sul Court 2 cominciava a giocare Muguruza. Favorita per i bookmaker, si presentava con l’ombra di un primo match giocato non bene: con tanto nervosismo e una certa approssimazione tecnica. Ma l’avversaria avuta in sorte, Naomi Broady non era di quelle in grado di metterla in difficoltà.

 

Nel secondo turno Garbiñe ha iniziato male contro Alison Van Uytvank (2-4 diceva il livescore, mentre ero altrove), e visto che nel frattempo Ostapenko aveva finito il suo impegno, ho deciso di seguire dal vivo lo sviluppo degli eventi. Sono arrivato al Court 2 giusto in tempo per vedere Muguruza vincere il primo set, ma devo dire che anche in quel momento, già dopo pochi scambi, non ne ho ricavato una buona impressione. Dalla partita di martedì scorso era apparso evidente che non fosse perfettamente registrata nel dritto (un problema ricorrente, che indica il suo stato di forma); ma contro Van Uytvank quello che lasciava perplessi era un po’ tutto. Siccome non dovevo fare la cronaca del match, mi sono concentrato su altri aspetti; poco sul punteggio e più sul suo modo di stare in campo e di colpire. A cominciare dal rovescio.

Ora se c’è un colpo impressionante dal vivo per potenza ed efficacia è il rovescio di Muguruza. Lo ricordavo dal torneo dell’anno scorso: potevano attaccarle il lato sinistro con palle profonde e pesantissime, che pensavi sarebbero state dei vincenti diretti. E invece non solo Garbiñe le raggiungeva, ma era in grado di piegarsi bassissima, assorbire la potenza della parabola e caricarla a sua volta di ulteriore energia, trasformando una situazione difensiva in offensiva. Qualcosa di straordinario, tanto che a un certo punto della finale perfino Venus Williams ha deciso di lasciar perdere, e cominciare a giocare solo nell’angolo opposto. Il rovescio di Muguruza era un movimento di grande atletismo, in perfetta coordinazione e senza un muscolo fuori posto: una spada.

Ecco, di quel gesto così speciale, contro Van Uytvank non c’era traccia. Incerta nell’avvicinamento alla palla, incerta nel caricare il colpo, incerta nel chiuderlo. Una giocatrice piena di titubanze, che stava in campo senza prendere un indirizzo chiaro: senza decidere se spingere alla ricerca del punto, o invece trattenere sperando che l’avversaria sbagliasse. Più la partita si sviluppava, più mi ritrovavo a pensare che non sarebbe stato molto importante il risultato del match, perché tanto giocando così, di strada non ne avrebbe potuta fare in ogni caso.

Certo, c’era sempre la possibilità di un recupero di condizione, o che si trattasse di una giornata particolarmente negativa, ma naturalmente non ne avremo la controprova visto che Van Uytvank è stata molto brava a mettere a nudo tutte le debolezze dell’avversaria. Il tennis è inesorabile: quanto più Muguruza lasciava trasparire le sue fragilità, tanto più in Van Uytvank aumentava la fiducia e l’efficacia del suo tennis. Un po’ come è accaduto tra Kvitova e Sasnovich. Petra ha chiuso con uno 0-6, Garbiñe con un 1-6. Nel finale di partita ormai si era al limite del KO, tanto erano le differenze in campo.

Forse sembrerò molto severo nel giudicare Garbiñe, ma se il riferimento è la Muguruza di Wimbledon 2017,  la giocatrice capace di mettere in fila tutta la concorrenza mondiale, si capisce quanto possa essere ampio lo scarto con quella vista quest’anno. Con i 1930 punti WTA che perde, Muguruza scende dal terzo al sesto posto del ranking, ma rischia che qualcuna delle giocatrici ancora in corsa riesca a superarla facendola arretrare ulteriormente.

Al via dell’edizione 2018 di Wimbledon c’erano cinque giocatrici già vincitrici ai Championships. Tra sono già state eliminate: Sharapova, Kvitova, Muguruza. Sono ancora in corsa Venus e Serena Williams: se non vincerà una Williams significa che avremo un nome inedito nell’albo d’oro.

Dopo l’uscita di Muguruza il bilancio è questo: erano impegnate 10 teste di serie e 8 sono sopravvissute. A questi numeri occorre aggiungere il completamento delle partite rinviate dal Day 3 per la pioggia: la testa di serie numero 23 Strycova ha sconfitto Lesia Tsurenko, mentre l’altro match di recupero ha finalmente definito l‘avversaria di Camila Giorgi. Sarà Katerina Siniakova che ha battuto 9-7 al terzo Ons Jabeur.

La seconda testa di serie eliminata nel Day4 è dunque Johanna Konta, per mano di Dominika Cibulkova. Malgrado i bookmaker vedessero Konta chiaramente favorita, (1,44 a 2,75) personalmente consideravo la partita come minimo da 50 e 50. Cibulkova è una giocatrice di quelle importanti del circuito: ex numero 4 del mondo (marzo 2017), finalista agli Australian Open, vincitrice del Masters, solo per citare tre dei tanti traguardi raggiunti in carriera. Il match quasi non ha avuto storia: 6-3, 6-4 con una sola palla break concessa da Dominika, peraltro salvata. Konta è riuscita a rimanere in scia soprattutto grazie al servizio, che ha funzionato piuttosto bene, molto meglio di tutti gli altri aspetti del suo gioco. E così la vera speranza inglese di fare strada nel torneo lascia già al secondo turno, dopo che l’anno scorso era stata semifinalista.

Numero 32 del ranking al momento del sorteggio, Cibulkova si era ritrovata fuori dalle teste di serie per la decisione degli organizzatori di avanzare alla numero 25 Serena Williams. Scelta coraggiosa (era inevitabile che qualche polemica l’avrebbe sollevata) e secondo me tecnicamente motivata. Ma forse se si voleva ragionare in termini strettamente tecnici, di pure forze in campo, la decisione di far uscire dalle 32 proprio Dominika non si è rivelata altrettanto coerente. Capisco che la procedura più neutra era arretrare tutte di un posto, ma in pratica alla fine accaduto è questo: da testa di serie Cibulkova è stata trasformata in una “mina vagante”, e questa mina è finita per esplodere proprio contro la giocatrice che probabilmente gli organizzatori inglesi non avrebbero mai voluto danneggiare, cioè la tennista di casa Konta. Dominika non stava attraversando il momento migliore della sua carriera, e se per caso aveva bisogno di nuove motivazioni per risollevarsi, questa vicenda ha contribuito a dargliele. Intanto vincendo due match è approdata fra le ultime 32 ancora in gara.

Le teste di serie che invece troveremo ancora in gioco sono: la 1 Halep, e poi Kerber (11), Ostapenko (12), Kasatkina (14), Mertens (15), Barty (17), Osaka (18), Gavrilova (26) Suarez Navarro (27), Kontaveit (28).
Chi ha sofferto oltre il previsto è stata Angelique Kerber, che ha perso il primo set contro la qualificata Liu, giovanissima campionessa di Wimbledon Junior 2017 (3-6, 6-2, 6-4). Tutte le altre hanno vint in due set.
Come si vede dai numeri a latitare sono le Top 10: in questa parte di tabellone è rimasta solo Simona Halep. Mentre dall’altra parte sono ancora in gara la 7 Karolina Pliskova, la 9 Venus Williams e la 10 Madison Keys.

Prima di oncludere con la partita di Camila Giorgi ricordo che Belinda Bencic ha sconfitto la specialista dell’erba Alison Riske 1-6, 7-6, 6-2, salvando quattro match point nel tiebreak sel secondo set, che ha poi finito per vincere 12 punti a 10. Purtroppo non ho seguito la partita, ma rimane il fatto che Belinda sembra sulla strada del recupero ad alti livelli. Prossimo impegno contro Carla Suarez Navarro

Chiudo con il match che si disputerà domani in apertura di giornata (le 12.30 italiane) tra Camila Giorgi e Katerina Siniakova. Trovate a parte (vedi QUI)  un articolo che racconta qualcosa in più dell’avversaria di Camila. Secondo i bookmaker chi è indietro nel ranking (cioè Giorgi, attualmente numero 52 del mondo) è favorita contro chi è davanti (Siniakova, numero 42). E nemmeno di poco: 1.53 a 2.50. Personalmente non vedo un vantaggio tale da parte di Camila, anche se non è scontato che Katerina abbia del tutto recuperato lo sforzo fisico e mentale del secondo turno giocato con 24 ore di ritardo. Contro Ons Jabeur ha seriamente rischiato di uscire, visto che la sua avversaria conduceva 5-2 ed è arrivata ad avere un match point. Ma le cose sono finite diversamente: in parte perchè Jabeur ha sofferto di braccino, in parte perchè Katerina ha anche alzato il livello, chiedendo a se stessa davvero il massimo possibile. In questo modo è riuscita a raddrizzare la situazione, ma potrebbe esserle costato molto sul piano delle energie fisiche e nervose.

I precedenti tra Giorgi e Siniakova sono in parità: 1-1. Il secondo match, vinto nettamente da Camila (6-2, 6-2) a Cincinnati 2017 confesso che non me lo ricordo, al punto che non so dire se l’ho dimenticato o proprio non l’ho visto. Mentre ricordo piuttosto bene il loro primo confronto, vinto da Siniakova nel torneo indoor di Mosca 2014, a livello di quarti di finale (7-6, 4-6, 7-5). Con Giorgi che aveva servito per il match sul 5-4 prima di perdere 7-5.

Partita di qualità altalenante, ma indimenticabile per l’ambiente. Infatti mentre si giocava il match, in un altro lato del palazzetto, separato solo da un telo, era in corso un evento (forse una festa di ritiro di qualche tennista) e veniva letteralmente sparata a tutto volume la musica. Mai vista (né sentita) una situazione del genere. In alcuni momenti il frastuono era tale che non si capiva nemmeno il punteggio del giudice di sedia. Sinceramente non ricordo un altro match a livello di circuito WTA disputato in condizioni così folli. Diciamo che, comunque vada, a Wimbledon dovrebbe essere garantita una atmosfera più rispettosa.

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Wimbledon 2021, tre opzioni al vaglio: porte aperte, porte chiuse o pubblico ridotto

Lo Slam londinese, che non si è disputato quest’anno, sta cercando la miglior soluzione possibile per il 2021

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il sito ufficiale del torneo più antico del mondo, Wimbledon, ha iniziato a fornire degli aggiornamenti sullo stato attuale della prossima edizione in seguito alla cancellazione di quella del 2020. Stando al comunicato stampa dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il circolo che organizza i Championships, la pianificazione per Wimbledon 2021 è in attiva fase di svolgimento; gli scenari considerati sono “molteplici”, ma ricadono “essenzialmente in tre categorie”, la cui attuabilità dipende da quali saranno le linee guida per la salute pubblica in vigore il prossimo luglio.

La prima opzione è quella consueta, vale a dire uno Wimbledon a pieno regime (nel 2019 si era toccata la cifra record di 500.397 biglietti venduti), con panna, fragole, Henman Hill o Murray Mount che dir si voglia, insomma tutti gli elementi che rendono quello londinese il torneo di tennis più riconoscibile al mondo.

La seconda è quella di un contingentamento del pubblico sulla falsariga del Roland Garros appena conclusosi. Va detto che attualmente il circolo ha una dimensione di circa 17 ettari contro i 12 di quello parigino, e quindi potrebbe esserci la possibilità di garantire le distanze a più spettatori. L’AELTC ha acquistato i terreni del Wimbledon Park Park Club nel 2018, una mossa che triplicherà le dimensioni del torneo (circa 48,5 ettari), consentendo di giocare le qualificazioni in situ invece che a Roehampton, ma solo a partire dal 2022, visto che fino al 31 dicembre 2021 il circolo continuerà ad essere attivo – è anzi probabile che l’espansione si finalizzi ancora più avanti, data l’enormità del lavoro.

 

Se la soluzione precedente è quella parigina, l’ultima è ovviamente quella newyorchese, vale a dire un torneo a porte chiuse. Questa via è certamente indigesta allo Slam londinese, che ha potuto annullare l’edizione 2020 grazie alla copertura assicurativa proprio per scongiurare le perdite monetarie che un evento senza pubblico né merchandising avrebbe causato. I circa 125-130 milioni di euro di rimborso per la pandemia erano però validi una sola volta, e quindi il torneo si dovrà svolgere anche qualora non fosse possibile accogliere gli appassionati.

Il comunicato sottolinea che la prima preoccupazione degli organizzatori rimane la salute di tutti gli interessati, dai giocatori allo staff agli astanti, e che si sta facendo di tutto per cooperare con il governo e con altre manifestazioni sportive per arrivare alla soluzione più appropriata.

Per rafforzare la comunicazione con l’ATP, la WTA e la ITF è stato coinvolto Jamie Baker, che supporterà la nuova direttrice del torneo, Sally Bolton, in veste di Head of Professional Tennis and Tournament Director. Baker, oltre che un ex-tennista (è stato anche N.2 del Regno Unito) è l’ex-responsabile delle Tennis Relations del circolo londinese, e avrà l’incarico di gestire tutte le questione legate al tennis giocato, collaborando fra gli altri anche con Tim Henman, presidente del Professional Tennis Committee.

In coda alle notizie sul futuro, il press release ha annunciato un prolungamento di contratto con Rolex, Jaguar e IBM (fra gli altri), oltre ad un nuovo accordo di sponsorizzazione con Sipsmith, il primo “Official Gin of The Championships”. Si è inoltre sottolineato il grande sforzo fatto dal torneo per sostenere i più bisognosi durante questi mesi, visto che la cucina del torneo ha fornito (e continuerà a fornire fino a Natale) 200 pasti caldi al giorno, mentre la Wimbledon Foundation sta valutando se donare altro denaro a varie associazioni benefiche locali, a rischio chiusura per colpa della pandemia, dopo aver già donato 1,2 milioni di sterline, 750.000 delle quali sono già state distribuite. Il torneo ha anche donato 30.000 asciugamani per il riutilizzo in campo medico e distribuito un prize money di 10 milioni ai 620 giocatori che sarebbero entrati in un tabellone (principale o di qualificazione) per meriti di classifica.

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Wimbledon, la nostalgia dei segni

L’ultima concessione alla nostalgia del Wimbledon 2020 che non c’è stato. E ora appuntamento al 2021

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

NOTA DELLA REDAZIONE – Sarebbe dovuto essere il lunedì dedicato al commento, dopo le due finali di Wimbledon. Invece nulla è stato e nulla sarà fino al prossimo luglio. Con questo breve pensiero, ci congediamo dalla nostalgia e diamo appuntamento al prossimo anno


Cala il sipario su un Wimbledon privo di vincitori e vinti mentre un percettibile ‘down’ reclama la sua parte di mestizia. L’indomani dei tornei è sempre un po’ così: poca realtà tanti ricordi! Sullo stesso tono, il lato etereo degli Championships si trascina ormai da un anno e un altro ancora dovrà attendere prima di tornare in sé. E in un clima ovattato, il lato onirico della faccenda rimanda ad applausi scroscianti ridotti a brusii appena percepiti e a palline gialle senza più rumore. Quindi evoca bianchi soggetti che tra le righe si muovono qua e là con fare felpato mentre tutt’intorno, visi attoniti esprimono stupore per via di un proprio linguaggio.

Un ‘oooh’ breve vale un fastidioso doppio fallo così come un ‘oooohhh’ esteso premia un passante andato a segno. Un ‘ooooooohhhhh‘ infinito rimanda, invece, a un gratuito madornale. Immagini che restituiscono all’immaginario collettivo dissolvenze opache e surreali cullate in un’improbabile nebbia londinese di metà luglio. Un Purgatorio dantesco in cui tutto è fermo ai maledetti match point di un anno prima, buttati alle ortiche da un Federer frettoloso contro un Djiokovic freddo e calcolatore.

Poi tutto si attarda sui fili d’erba! I miliardi del grande centrale offrono dimora a macchie color dell’ocra foriere di una loro verità circa l’evoluzione di questo sport. La più corposa si spande da destra a manca a ridosso di una polverosa baseline e dice che il taglio a 8mm ha spostato il gioco all’indietro favorendo la via dello scambio in luogo dell’attacco puro che, ai tempi, dilungava volentieri il coloraccio verso rete sulla scia di Edberg, Sampras e McEnroe.

Lungo gli out, poi, aloni ristretti rimandano a raccattapalle lesti e sempre all’erta mentre altri più lontani lasciano rimpiangere compassati giudici di linea per i quali ogni chiamata vale un pezzo d’amor proprio. Un viottolo giallastro dai contorni definiti rasenta rapido il giudice di sedia vagheggiando campioni ciondolanti verso una sospirata panca e solerti fisioterapisti al capezzale di eroi più malandati.

In un clima di amarcord degno del miglior Fellini, i Championships 2020 consumano così il loro pizzico di nostalgia, scevri da soverchie pandemie che vorrebbero privarli della guadagnata eternità. Qualcosa svanirà, altro rimarrà: il resto è già attesa! Questo Wimbledon va in archivio così, senza lo straccio di un rumore. Sssssst… tutto tace: luglio 2021 è ancora lontano.

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Focus

Fiabe a Wimbledon: chi sarà l’erede di Federer?

Federer tornerà a Wimbledon forse un’altra volta, per salutare il suo giardino. Nel frattempo è già partita la caccia all’erede

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Nell’ideale collettivo, Wimbledon è il torneo temprato a tutto: pioggia, critiche e ogni sorta di imprevisto. Un appuntamento che incurante di tutto va dritto alla meta con il suo seeding prettamente erbivoro – anzi, non più: è stato appena eliminato – concepito talora in barba al ranking, quello vero. Preso in contropiede da un virus sferico malamente spelacchiato, anche il torneo più importante al mondo si è arreso a ragioni di salute pubblica cancellando l’ottimismo che per breve durata ha serpeggiato tra le stanze al dieci di Dowining Street. Senza rinunciare al solito aplomb, il comitato organizzatore ha sorvolato su possibili negoziati con ITF e ATP rimandando ogni cosa al 2021. Con grande eleganza, ha persino deciso di elargire un montepremi compensativo ai giocatori che avrebbero preso parte al torneo per classifica. 

Per quest’anno, dunque, non ci saranno che gli highlights erbivori di cui straripa il web, scegliendo, magari, quelli più evocativi degli abbondanti tre lustri ormai alle spalle. Per apprendere che, tolto qualche estemporaneo finalista, nello stesso periodo lo Slam londinese, più degli altri tre, ha espresso bene l’idea di dominio, quello ristretto al perimetro dei Fab Four. Come se il tennis degli ultimi anni non fosse stata che una questione da dipanare tra quattro anime o poco più. 

E se a giugno prossimo quelli appena oltre gli …enta saranno certamente ai nastri di partenza, l’unico sull’orlo degli …anta potrebbe incappare, invece, negli inconvenienti  dell’età. Si tratta di un re vestito di bianco vicino ad abdicare, seppure ancora felicemente regnante. Insensibile, ormai, a faccende di fredda classifica, Roger Federer sopravvive più arzillo che mai, per la gioia di un popolo sterminato che lo considera unico e irripetibile. Senza impedire, nondimeno, che a un anno dai prossimi Championships il quesito affiori di getto: tornerà col piglio di sempre o gli acciacchi avranno la meglio? Con i marcantoni in giro per il circuito non sarà facile tenere botta.

 

Dunque il pensiero del  ‘dopo’ prende corpo via, via che il tempo scorre impietoso. E anche se otto titoli e quattro finali restituiscono al mondo un fuoriclasse inarrivabile, l’idea della successione serpeggia furtiva insieme all’incognita di un gioco arduo da replicare. Oltre ai naturali successori, ben oltre la trentina, toccherà dunque a un moderno randellatore della Next Gen raccogliere lo scettro o sarà piuttosto un cesellatore a tutto campo, magari un po’ vintage? Dalla nuvola di supposizioni  piove anche qualche certezza: per accedere al cuore della gente, l’erede dovrà comunque avere grande dignità, talento da vendere e portamento regale. Qui non si tratta solo di scalare il ranking ma di bucare il video salvando il tennis dalla noia

Fosse stato Dickens a scrivere il seguito della fiaba, avrebbe fatto del successore un bel giovane dall’infanzia negata, chiamato a grandi privazioni  pur di guadagnare la via del successo. Dalla penna di Perrault, sarebbe, invece uscito il profilo di uno sfigato Pollicino che vive il tennis con tenera furbizia. Meglio avrebbero fatto i fratelli Grimm che, tagliando corto, sarebbero andati dritti a un principe volleatore che risveglia Biancaneve e tutto il resto.  

Di fronte a un tennis ricco di denari ma povero di creatività, gli scribi dell’era moderna ipotizzano pretendenti alla Thiem, Tsitsipas, Zverev. Figure di spicco, per carità, ma forse poco inclini alla nobile magia con cui il monarca ha disegnato traiettorie stellari facendo dei colpi una sfilza infinita di rime baciate. Non dimentichiamo, ad ogni modo, che il terzo giocatore più vincente del torneo in Era Open è ancora in attività e si chiama Novak Djokovic, che condivide il gradino più basso del podio con Bjorn Borg, entrambi a cinque successi. Non si può parlare però di Djokovic come un vero erede, prima di tutto perché il serbo ha vinto durante l’epoca di Federer, e poi perché, pur sei anni più giovane di Federer, è comunque nella fase finale della sua carriera.

Come ricordare, dunque, il passaggio storico di un re tanto amato? A molti basterebbe l’iscrizione in qualche albo d’oro o nella Hall of Fame. Un privilegio non da poco rispetto ai comuni mortali in fila al botteghino, ma poca cosa per quel sovrano che per tante volte ha deliziato l’anima dei 15.000, Windsor inclusi, stipati fianco a fianco nell’atmosfera unica del Centre Court

Non sappiamo come i neonati di oggi che, bontà loro, giocheranno un giorno a tennis, penseranno in futuro a quel re dai modi garbati e amante del bello. Molti ne sentiranno parlare da genitori  rigati da qualche luccicone, altri si getteranno in biografie ricche di minuzie mentre i più curiosi spulceranno filmati su YouTube. Per venire al corrente, che tra vittorie e finali, si narra anche della splendida vittoria del 2009 contro Andy Roddick finita 16-14 al quinto dopo che l’americano aveva fallito un set point d’oro su una facile volée alta di rovescio. O del match clou del 2008 perso con Nadal 9-7 al quinto, giudicato da tutti come il più bello di Wimbledon versione Open. E un po’ di amaro scorrerà per i maledetti 68 game dello scorso anno snocciolati contro un Djokovic irriducibile e finiti male per via di due match point gettati alle ortiche per questioni d’ansia. 

Ma bando alla mestizia, panta rei dice Eraclito, tutto scorre. E poiché le fiabe finiscono sempre per salvare capra e cavoli, l’epilogo migliore potrebbe essere che in futuro, accanto al vincitore in Church Road, troverà spazio il classico tormentone della nonna: ‘Eh, mio caro lei…. se ci fosse stato Lui!’. E quando anche quest’epopea sarà fuggita via, noi contemporanei ripenseremo al King Roger di questi anni come alle ninfee di Monet o ai girasoli di Van Gogh. 

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