Serena è di un altro pianeta in tutti i sensi

LONDRA - L’imprevedibilità del tennis femminile ha tante spiegazioni. Può piacere, a volte, più di quello maschile. L’ignoranza e la presunzione diffusa. Djokovic-Nadal: un’incognita per uno

Serena è di un altro pianeta in tutti i sensi
Serena Williams - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il Direttore

Sulle semifinali femminili non so più che scrivere. Sono state prive di ogni suspence. La Ostapenko ha colpi esplosivi ma sbaglia davvero troppo, la Goerges è una piacevole realtà di questi ultimi tempi, ha fatto progressi enormi,. È in testa agli aces e ai dritti vincenti (lei 89 e Serena 39!), ma come è arrivata vicina a Serena, 5-4 nel secondo set, si è sciola come neve al sole, quasi si fosse spaventata di cotanto ardire. Sulle due partite AGF e Luca Baldissera hanno già scritto tutto e di più. Il momento più interessante della giornata è stato il fuoco di fila di domande cui è stata sottoposta Serena Williams che è indubbiamente, oltre che una straordinaria campionessa, anche una donna davvero straordinaria e lo ha dimostrato anche con le sue risposte che abbiamo raccolto e tradotto per filo e per segno. Le trovate sul sito. È intelligente, spiritosa, acuta,  sensibile e – per quanto lo può essere una campionessa che deve rispondere a minimo 100 giornalisti dopo ogni partita – sincera, diretta.

Tennisticamente rispetto a tutte le altre tenniste è di un’altra categoria. Altrimenti non avrebbe vinto tutto quel che ha vinto – inutile qui che io vi stia a snocciolare tutti i 72 trionfi –  e non continuerebbe a dominare le sue avversarie anche ora che ha quasi 37 anni e che ha avuto tutti i problemi fisici che ha avuto, embolie prima e dopo il travagliatissimo parto cesareo.  Non ricordo di aver sentito una sola sua risposta stupida, almeno in tempi recenti. Con le ragazzine, si sa, bisogna essere più indulgenti. Ma certe interviste ti fanno venire il latte alle ginocchia. Sono di una banalità e talvolta di una stupidità disarmante. Di uomini e donne. Spesso gente che non ha letto un libro, che non sa nulla di quel accade nel mondo extratennistico, ma spesso è imbarazzante scoprire chi ignora tutto perfino del mondo nel quale vive, chi non ha nessuno curiosità di apprendere, di studiare. Va detto, a contrario, che i famosi Fab Four sono invece tutti personaggi straordinari anche fuori dal rettangolo di gioco dove sono stati i migliori per una decade e più.

Le semifinali maschili saranno certamente più avvincenti di quelle femminili, ci vuole poco a prevederlo. Ma il mio non è un commento maschilista. Spesso in altri Slam, anche recenti, è avvenuto il contrario ed è stato il torneo femminile a risultare molto più interessante nelle fasi finali. Il tennis femminile è spesso imprevedibile per tanti motivi, anche perché le donne hanno obiettivamente dei giorni in cui non possono essere al massimo, e questo torneo di Wimbledon con la prematura uscita di scena delle prime dieci teste di serie ha battuto tutti i record… ma, come accennavo nei giorni scorsi, se poi il torneo viene vinto per l’ottava volta da Serena Williams nessuno lo ricorderà più come il torneo delle sorprese. A volte il tennis femminile è anche più piacevole da seguire per il fatto che sembra più facilmente imitabile, abbordabile, per i cosiddetti tennisti della domenica. Però può essere anche irritante quando si vedono errori incredibili o rovesciamenti inspiegabili di situazioni, così come certe carenze tecniche che ti fanno riflettere sulle qualità di certi presunti coach. Devo dire che più frequento l’ambiente del tennis, nazionale e internazionale, ormai da 40 anni, e più riscontro una generale presunzione e anche una diffusa ignoranza all’ennesima potenza.

C’è ancora molta improvvisazione, ad esempio, nel circuito femminile che pure distribuisce premi e prebende interessanti ed è sport professionistico dacché Billie Jean King ha dato una bella scossa a tutto il movimento (lasciamo stare la pioniera Lenglen eh, perché li era preistoria). Per questo è molto più facile emergere in quello femminile che non in quello maschile. Ci sono tenniste costantemente presenti fra le prime 100 che hanno limiti fisici e tecnici paurosi. E che ti fanno domandare: ma com’è possibile, ad esempio, che dopo le 4 azzurre che hanno fatto irruzione fra le top-ten, ci sia questo vuoto abissale? Forse è conseguenza di una mentalità italica. Il genitore medio italiano appassionato di tennis, se ha un figlio e una figlia, è più naturalmente propenso a stimolare il maschio che la femmina perché si avvicini al tennis agonistico. Anche se ha – e lo scopre dopo pochissimo – molte meno probabilità di raggiungere lo scopo che vorrebbe – forse eh – raggiungere per il suo erede.

Dopo queste divagazioni concludo dicendo che spero che Serena-Kerber sia una bella finale. Le premesse ci sono. Per fare il punto alla Kerber occorre farlo sei volte. Difatti la Ostapenko se ne è accorta: dopo quattro missili sbagliava il quinto. La Kerber è formidabile, mi faceva notare in corso di partita AGF, quando tira il dritto lungolinea e il rovescio in cross. Lì ha anche più potenza, incisività. Ma resta soprattutto una tennista fortissima nella difesa. Quindi Serena non potrà permettersi di essere troppo fallosa. Contro Camila lo era stata, soprattutto in risposta e nel primo set. Vedremo. Sono molto curioso di vedere Djokovic-Nadal. Perché le incognite sono due, una per uno. Per Djokovic se davvero è tornato quello che era. Mancano controprove. A Parigi non avrebbe perso da Cecchinato, anche se non giocò male, se fosse stato quello che era. Qui gli sono mancati i veri test. Per quanto concerne Nadal l’ho già detto: a 32 anni quattro ore e 45 minuti di battaglia possono far pagare il dazio, a differenza di quanto accadde con il Nadal che fu costretto a 5,14 ore di lotta da Verdasco in Australia e poi 48 ore dopo battè Roger Federer. Ma era il 2009. Nadal aveva 23 anni. Anche Nadal, come Federer a 37 anni, è umano. Un umano straordinario, ma pur sempre un umano.

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