Serena è di un altro pianeta in tutti i sensi

Editoriali del Direttore

Serena è di un altro pianeta in tutti i sensi

LONDRA – L’imprevedibilità del tennis femminile ha tante spiegazioni. Può piacere, a volte, più di quello maschile. L’ignoranza e la presunzione diffusa. Djokovic-Nadal: un’incognita per uno

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da Londra, il Direttore

Sulle semifinali femminili non so più che scrivere. Sono state prive di ogni suspence. La Ostapenko ha colpi esplosivi ma sbaglia davvero troppo, la Goerges è una piacevole realtà di questi ultimi tempi, ha fatto progressi enormi,. È in testa agli aces e ai dritti vincenti (lei 89 e Serena 39!), ma come è arrivata vicina a Serena, 5-4 nel secondo set, si è sciola come neve al sole, quasi si fosse spaventata di cotanto ardire. Sulle due partite AGF e Luca Baldissera hanno già scritto tutto e di più. Il momento più interessante della giornata è stato il fuoco di fila di domande cui è stata sottoposta Serena Williams che è indubbiamente, oltre che una straordinaria campionessa, anche una donna davvero straordinaria e lo ha dimostrato anche con le sue risposte che abbiamo raccolto e tradotto per filo e per segno. Le trovate sul sito. È intelligente, spiritosa, acuta,  sensibile e – per quanto lo può essere una campionessa che deve rispondere a minimo 100 giornalisti dopo ogni partita – sincera, diretta.

 

Tennisticamente rispetto a tutte le altre tenniste è di un’altra categoria. Altrimenti non avrebbe vinto tutto quel che ha vinto – inutile qui che io vi stia a snocciolare tutti i 72 trionfi –  e non continuerebbe a dominare le sue avversarie anche ora che ha quasi 37 anni e che ha avuto tutti i problemi fisici che ha avuto, embolie prima e dopo il travagliatissimo parto cesareo.  Non ricordo di aver sentito una sola sua risposta stupida, almeno in tempi recenti. Con le ragazzine, si sa, bisogna essere più indulgenti. Ma certe interviste ti fanno venire il latte alle ginocchia. Sono di una banalità e talvolta di una stupidità disarmante. Di uomini e donne. Spesso gente che non ha letto un libro, che non sa nulla di quel accade nel mondo extratennistico, ma spesso è imbarazzante scoprire chi ignora tutto perfino del mondo nel quale vive, chi non ha nessuno curiosità di apprendere, di studiare. Va detto, a contrario, che i famosi Fab Four sono invece tutti personaggi straordinari anche fuori dal rettangolo di gioco dove sono stati i migliori per una decade e più.

Le semifinali maschili saranno certamente più avvincenti di quelle femminili, ci vuole poco a prevederlo. Ma il mio non è un commento maschilista. Spesso in altri Slam, anche recenti, è avvenuto il contrario ed è stato il torneo femminile a risultare molto più interessante nelle fasi finali. Il tennis femminile è spesso imprevedibile per tanti motivi, anche perché le donne hanno obiettivamente dei giorni in cui non possono essere al massimo, e questo torneo di Wimbledon con la prematura uscita di scena delle prime dieci teste di serie ha battuto tutti i record… ma, come accennavo nei giorni scorsi, se poi il torneo viene vinto per l’ottava volta da Serena Williams nessuno lo ricorderà più come il torneo delle sorprese. A volte il tennis femminile è anche più piacevole da seguire per il fatto che sembra più facilmente imitabile, abbordabile, per i cosiddetti tennisti della domenica. Però può essere anche irritante quando si vedono errori incredibili o rovesciamenti inspiegabili di situazioni, così come certe carenze tecniche che ti fanno riflettere sulle qualità di certi presunti coach. Devo dire che più frequento l’ambiente del tennis, nazionale e internazionale, ormai da 40 anni, e più riscontro una generale presunzione e anche una diffusa ignoranza all’ennesima potenza.

C’è ancora molta improvvisazione, ad esempio, nel circuito femminile che pure distribuisce premi e prebende interessanti ed è sport professionistico dacché Billie Jean King ha dato una bella scossa a tutto il movimento (lasciamo stare la pioniera Lenglen eh, perché li era preistoria). Per questo è molto più facile emergere in quello femminile che non in quello maschile. Ci sono tenniste costantemente presenti fra le prime 100 che hanno limiti fisici e tecnici paurosi. E che ti fanno domandare: ma com’è possibile, ad esempio, che dopo le 4 azzurre che hanno fatto irruzione fra le top-ten, ci sia questo vuoto abissale? Forse è conseguenza di una mentalità italica. Il genitore medio italiano appassionato di tennis, se ha un figlio e una figlia, è più naturalmente propenso a stimolare il maschio che la femmina perché si avvicini al tennis agonistico. Anche se ha – e lo scopre dopo pochissimo – molte meno probabilità di raggiungere lo scopo che vorrebbe – forse eh – raggiungere per il suo erede.

Dopo queste divagazioni concludo dicendo che spero che Serena-Kerber sia una bella finale. Le premesse ci sono. Per fare il punto alla Kerber occorre farlo sei volte. Difatti la Ostapenko se ne è accorta: dopo quattro missili sbagliava il quinto. La Kerber è formidabile, mi faceva notare in corso di partita AGF, quando tira il dritto lungolinea e il rovescio in cross. Lì ha anche più potenza, incisività. Ma resta soprattutto una tennista fortissima nella difesa. Quindi Serena non potrà permettersi di essere troppo fallosa. Contro Camila lo era stata, soprattutto in risposta e nel primo set. Vedremo. Sono molto curioso di vedere Djokovic-Nadal. Perché le incognite sono due, una per uno. Per Djokovic se davvero è tornato quello che era. Mancano controprove. A Parigi non avrebbe perso da Cecchinato, anche se non giocò male, se fosse stato quello che era. Qui gli sono mancati i veri test. Per quanto concerne Nadal l’ho già detto: a 32 anni quattro ore e 45 minuti di battaglia possono far pagare il dazio, a differenza di quanto accadde con il Nadal che fu costretto a 5,14 ore di lotta da Verdasco in Australia e poi 48 ore dopo battè Roger Federer. Ma era il 2009. Nadal aveva 23 anni. Anche Nadal, come Federer a 37 anni, è umano. Un umano straordinario, ma pur sempre un umano.

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Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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Editoriali del Direttore

Coronavirus, le maglie larghe del decreto ‘Resto a casa’. I 165 tennisti speciali

La FIT dà il via libera a 165 tennisti in barba al principio generale del decreto Conte. Alla fine sarebbero migliaia di persone, coach, genitori, inservienti, a frequentare circoli aperti anziché chiusi. Basta un “contagiato” che raccoglie una palla per servire, che tocca una maniglia, un rubinetto… e zac

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Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il Coronavirus non fa sconti, l’Italia è quasi in ginocchio ma ho fiducia che si rialzerà. Però le maglie del blocco governativo alla circolazione degli italiani sono troppo larghe: mi riferisco in particolare alla possibilità di consentire allenamenti agli atleti di cosiddetto interesse nazionale. Se mi si parla di atleti che si stiano preparando per le Olimpiadi (anche se chissà se a Tokyo si svolgeranno davvero…) beh saranno sei, sette, dieci fra uomini e donne. E non 165! Con ragazzini e ragazzine che mettiamo a rischio di corona virus – loro e le loro famiglie …e non solo i nonni! – come se due settimane di allenamento fossero assolutamente imprescindibili.

Per il solo tennis la FIT, rifacendosi al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 marzo 2020, art. 1 punto 3 (esso autorizza lo svolgimento a porte chiuse delle sedute di allenamento per atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Coni e dalle rispettive Federazioni) ha autorizzato 165 tennisti a proseguire gli allenamenti. Ma dove? In circoli che allora devono aprirsi per consentire quegli allenamenti? Ma allora che razza di chiusura è? Certo un tennista non ha il campo da tennis in casa, come uno sciatore non ha pista in casa, chi fa volteggio al cavallo non ce l’ha in casa, chi gioca a golf idem (e allora vanno aperti i club di golf), e lo stesso discorso vale per le migliaia di squadre di calcio, basket, volley… E chi fa ciclismo correrà in giardino se ce l’ha?

Allora questo significa che tutti gli sportivi di cosiddetto interesse nazionale – migliaia, forse una decina di migliaia,  se si pensa che le discipline sportive sono oltre 40 – sono esentati dallo “io resto a casa” e possono contagiare tutti quelli che sport non fanno?

 

Se faccio sport, e anche sport di contatto, io il coronavirus non lo becco? Oppure io faccio sport e allora sono libero di contagiare gli altri?”. Inutile illudersi con il fatto che anziché stringersi le mani a fine match, e a darla all’arbitro, ci scambiamo i pugnetti. E le palle allora? Quelle che, con o senza raccattapalle, prendiamo in mano all’atto di servire, siano esse state infilate in tasca? Per carità, va già bene che i “pro” debbano servirsi da soli per il rito dell’asciugamano, ma è un palliativo, se poi le occasioni di contatto con materiali “contagiabili” sono tantissime altre nel corso di una sola partita e prima di andare negli spogliatoi (che non sono tutti quelli di Wimbledon) a farsi una doccia. Ricordo, quando c’erano le doghe di legno dove si poggiavano i piedi, che era facilissima la trasmissione di funghi…

Apro un inciso su questa mania dell’asciugamano che viene utilizzato dopo ogni punto. Prassi ridicola davvero a prescindere dagli aspetti igienici e direi anche morali: ma il raccattapalle deve diventare anche un “servo” dei tennisti? Tennisti che, abituati a servirsene anche dopo un ace sul 15-0 del primo punto del primo game, lo tirano spesso di malagrazia, figurarsi se ringraziano (questo è anche inevitabile se lo puoi fare punto dopo punto…)! Si prendano un fazzoletto, si mettano una pezzolina che pende dai pantaloni (sebbene non elegantissima) come facevano i tennisti americani degli anni Cinquanta-Sessanta, si mettano la segatura in tasca come faceva Ivan Lendl cospargendo tutto il campo, e molto più modestamente anche il sottoscritto che aveva anche il problema degli occhiali e, prima che inventassero gocce antisudore aveva con sé sempre una sequela di fazzoletti per combattere l’appannamento… Sulle reti di recinzione del campo dove giocavo… stendevo il bucato! Ma perché debbano essere i raccattapalle a fare i lacchè ai tennisti iper-viziati proprio non capisco.

Chiuso il lungo inciso, vi dico che ho pubblicato un estratto di quanto ho scritto sopra sul mio Facebook  e su quello di Ubitennis, e ho letto anche alcune obiezioni. Tipo uno che ricordava come deve essere consentito di lavorare a chi deve lavorare. Beh, un vero professionista del tennis effettivamente non può fermarsi per 3 settimane – una magari sì però eh, può sempre fare ginnastica… – ma mica mi vorrete persuadere che i 160  (circa) dell’elenco siano tutti professionisti aspiranti alle Olimpiadi?

Qui di seguito vi copio la mail che, dopo una telefonata di un amico, mi ha scritto uno dei 50 firmatari di un’altra missiva che mi è arrivata in Jpeg (una fotografia) e che vedrete ancora più in basso. Chi mi ha mandato la mail mi chiede alla fine e prima della firma, come potete constatare, di restare anonimo. Voi non potete immaginare quante volte ricevo mail che… gettano il sasso ma nascondono il braccio. Così alla fine non resta che Ubaldo Scanagatta e Ubitennis a non aver paura di lanciare quei sassi che altri vorrebbero lanciare ma non se la sentono.Evidentemente la paura, il timore di possibili vendettine personali, per non chiamarle ritorsioni (sarebbe eccessivo!), è il segnale di un clima che in un ambiente sportivo non dovrebbe albergare. Ma alberga.

Sapeste quanti circoli mi segnalano anche cose di modestissima gravità, per esempio su come viene organizzata (o disorganizzata) la Serie A, ma poi si affrettano a raccomandarsi: ”Oh Ubaldo ma non dire che te l’ho detto io eh! Sai, non vorrei danneggiare il mio circolo, i miei giocatori…”. Succede molto più spesso di quanto possiate immaginare. Del resto basta però pensare a quanto mi accadde nel maggio scorso con il ritiro del mio pass-stampa (l’accredito) agli ultimi Internazionali d’Italia, per far capire a chi ci legge, il clima che si respira per chiunque non resti allineato e coperto. La mail… anonima (per voi, ma non per me):

Gentile Ubaldo

Le scrivo poiché non so se lei è già a conoscenza del fatto che la FIT ha stilato una lista di giocatori che possono allenarsi prendendo le dovute precauzioni nonostante le misure governative. Questa lista include alcuni giocatori junior e giocatori che sono nei primi 600 ATP. Molti di noi crediamo che ciò sia inaccettabile poiché il problema è molto serio e così facendo si mette in pericolo diversi giocatori, allenatori, genitori dei junior e via dicendo e si fa sì che il virus possa proliferare ancora dato che la maggior parte delle persone è asintomatica. E poi è stata fatta una distinzione abbastanza discutibile: il numero 599 può allenarsi mentre il numero 601 no.

A tal proposito è stata scritta una lettera che le invio qui di seguito. È stata firmata col nome “racchette italiane” poiché crediamo che quelle parole racchiudono il pensiero di giocatori, genitori, gestori di circoli, manutentori e via dicendo. Se la sua testata crede che sia un buon motivo pubblicare tale documento, bene che venga fatto. La prego solamente di fare in modo che resti anonima. Un caro saluto e grazie.

Elenco di tutti i giocatori, grandi e piccini, famosi e non, che possono correre (e far correre) rischi anche per questi 15/20 giorni di coprifuoco: Alvisi Eleonora, Andaloro Fabrizio, Arnaboldi Andrea, Arnaboldi Federico, Arnaldi Matteo, Baldi Filippo, Balzerani Riccardo, Basiletti Noemi, Basso Andrea, Battiston Alessandro, Bega Alessandro, Bellucci Mattia, Berrettini Jacopo, Berrettini Matteo, Biagianti Martina, Bilardo Jacopo, Bolelli Simone, Bonadio Riccardo, Bondioli Federico, Bortolotti Marco, Brancaccio Nuria, Brancaccio Raul, Bronzetti Lucia, Buldorini Peter, Cappelletti Monica, Carboni Lorenzo, Caregaro Martina, Caruana Liam, Caruso Salvatore, Cecchinato Marco, Chiesa Deborah, Ciavarella Niccolo’, Cina’ Federico, Cobolli Flavio, Cocciaretto Elisabetta, Colmegna Martina, D’agostino Stefano, Dal Pozzo Giulia, Dalla Valle Enrico, Dambrosi Giacomo, Darderi Luciano, De Marchi Andrea, De Matteo Francesca, Delai Melania, Dessi’ Niccolo’, Dessolis Barbara, Di Giuseppe Martina, Di Muzio Erika, Di Sarra Federica, Donati Matteo, Ercoli Matilde, Errani Sara, Fabbiano Thomas, Ferrando Cristiana, Ferrara Virginia, Ferri Lorenzo, Fognini Fabio, Fonio Giovanni, Forti Francesco, Frinzi Mattia, Furlanetto Marco, Gaio Federico, Gandolfi Gianmarco, Gatto Giorgio, Gatto Monticone Giulia, Giannessi Alessandro, Gigante Matteo, Giorgi Camila, Giovine Claudia, Giustino Lorenzo, Gramaticopolo Biagio, Guerrieri Andrea, Iannaccone Federico, Iaquinto Antonio Matteo, Jevtovic Milena, Lorenzi Paolo, Maestrelli Francesco, Mager Gianluca, Maggioli Emiliano, Malgaroli Leonardo, Marcora Roberto, Mariani Matilde, Martinelli Giulia, Massacri Benito, Mazzola Filippo, Meduri Andrea, Meliss Verena, Miceli Marco, Minighini Daniele, Moratelli Angelica, Moroni Filippo, Moroni Gian Marco, Musetti Lorenzo, Napolitano Stefano, Nardi Luca, N’gantha Lliso Yannick, Nosei Aurora, Nosei Giacomo, Ocleppo Julian, Ornago Fabrizio, Orso Alberto, Paganetti Vittoria, Pampanin Pietro, Paoletti Matilde, Paolini Jasmine, Paradisi Anna, Parenti Luca, Passaro Francesco, Pedone Giorgia, Pellegrino Andrea, Perego Giulio, Perez Wilson Yaima, Petrillo Greta, Pieri Jessica, Pieri Tatiana, Pigato Lisa, Piraino Gabriele, Quinzi Gianluigi, Rapagnetta Daniele, Ricci Beatrice, Ricci Mattia, Rocchetti Sofia, Romano Filippo, Rosatello Camilla, Rossi Federica, Rottoli Lorenzo, Rubini Stefania, Ruggeri Jennifer, Sacco Federica, Sanesi Gaia, Scala Camilla, Sciahbasi Lorenzo, Scotuzzi Federico, Sensi Benedetta, Seppi Andreas, Serafini Asia, Serafini Marcello, Silvi Arianna, Simone Alessandra, Sinner Jannik, Sonego Lorenzo, Stefanini Lucrezia, Tabacco Fausto, Tabacco Giorgio, Tammaro Mariano, Teodosescu Alessandra, Tramontin Alessio, Travaglia Stefano, Trevisan Martina, Trione Riccardo, Turati Bianca, Urgesi Federica, Valente Denise, Valletta Emma, Vanni Luca, Vasami’ Jacopo, Vavassori Andrea, Versteegh Alessandro, Vincent Ruggeri Samuel, Viola Matteo, Zanolini Camilla, Zeppieri Giulio, Ziodato Sara, Zucchini Arianna.

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