Berrettini e uno US Open non poi così importante – Ubitennis

Interviste

Berrettini e uno US Open non poi così importante

“Pazienza è la parola d’ordine. È il primo anno”, dice coach Vincenzo Santopadre. “I tennisti si costruiscono per la maratona, non per i 100 metri”

Ubaldo Scanagatta

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La prima parte dell’intervista – Santopadre: “Berrettini qui è stato più grande”

Come ormai sapete Matteo Berrettini ha battuto, per la seconda volta, anche il settimo avversario che si è parato dinanzi alla sua strada… di montagna. Prima Gstaad e poi Kitzbuhel. Il giorno che organizzeranno un ATP 250 a Cortina d’Ampezzo sarà uno dei favoriti. Stanco come l’ho visto contro Albot, dopo 11 incontri in 8 giorni, non sono troppo ottimista per il suo match con Jarry, che più alto di cinque centimetri serve più o meno come lui. Potrebbe essere stanchino anche il cileno, reduce da due battaglie di tre set con Carballes Baena e Verdasco.

Vincenzo Santopadre è il coach che lo segue da quando Matteo aveva 14 anni con santa pazienza: “Ma neppure troppa pazienza in verità, anche se vivere fianco a fianco con un ragazzo di una generazione diversa per 100 giorni non è la cosa più semplice di questo mondo se devi continuamente trasmettere qualcosa. Però lui è un ragazzo speciale, è intelligente, educato, ascolta, segue, è disponibile a lavorare duro”.

 

Al collega della Gazzetta Riccardo Crivelli Santopadre aveva detto diverse cose interessanti: “La costruzione di un giocatore è come una maratona, e invece in giro vedo troppi centometristi. Se a 14/15 anni vinci con un certo tipo di gioco, è difficile convincerti che devi cambiarlo per migliorare. La mia parola d’ordine è proprio pazienza”. È stato forse perché da altri ragazzi del ’95 e del ’96 (Quinzi, Baldi, Dinati, Napolitano) tutti, anche in ambito federale, si aspettavano di più, che tutto sommato Matteo ha potuto crescere un po’ più sottotraccia, più nell’ombra: “Beh sì, c’è stata meno pressione di fare subito risultati e questo non lo ha gravato di aspettative, ha potuto lavorare pensando al lungo periodo. Non abbiamo avuto fretta e non gliene ha mai messa la sua famiglia”.

C’è un altro concetto di Santopadre da tenere presente: “Troppi genitori si fermano alle apparenze, si arrabbiano per una mancata convocazione al campionato regionale o fidandosi delle classifiche, che da junior sono deleterie”.

Vincenzo Santopadre – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

L’INTERVISTA

Vincenzo tanti aspettavano a gloria di vederlo partecipare ai prossimi Masters 1000, magari senza sapere che ancora la sua classifica non gli avrebbe permesso di entrare in tabellone. Capisco che non sia il caso di sfibrarlo con le qualificazioni, prima dell’US Open, ma se per esempio arrivasse una (improbabile) wild card da Cincinnati?
No, guarda, non ci interessa una wild card. Avevamo deciso in partenza di non giocare quei due tornei ancora prima dell’exploit di Gstaad e di questo buon inizio a Kitzbuhel. Sta già facendo tante esperienze nuove quest’anno. Non volevo sovraccaricarlo. Questa è la sua prima vera stagione da giocatore (fino a quest’anno non aveva ancora mai vinto un match del circuito maggiore ATP; n.d. ubs), tanti viaggi, l’Australia, l’America, la trasferta sull’erba, poi questi tornei sulla terra battuta, e poi andremo a Winston-Salem prima dell’US Open, poi chissà se l’Asia… insomma tanta roba davvero. Matteo è un ragazzo che spende tanto negli allenamenti, si applica, anche negli ultimi cinque minuti lui ci dà dentro. Non spreca nulla del tempo che dedica al tennis.

Capisco rinunciare ai Masters 1000, ma andare a Winston-Salem che finisce giusto alla vigilia dell’US Open non è un rischio? Se Matteo perde al primo o al secondo turno del primo torneo sul cemento rischia di arrivare a New York un po’ sfiduciato; se invece arriva in fondo… rischia di arrivare cotto a Flushing dove se capiti nella parte del tabellone che gioca al lunedì ti mettono in campo di lunedì, infischiandosene se hai appena finito di giocare anche una finale a Winston-Salem…
Avresti ragione al 300×100 per un giocatore che punta forte a far bene all’US Open, ma per Matteo al primo anno non è ancora così, c’è tempo. Te lo dicevo, ci vuole pazienza.

Matteo Berrettini – Indian Wells 2018

Quindi non riusciremo a seguire Matteo sui campi in cemento fino a quando giocherà nella “Twin City”, la città di 212.000 abitanti del North Carolina che ha riunito due quartieri gemelli, Winston e Salem (più antica) fin dal 1913. Qualcuno la chiama anche Camel City, per essere la sede della grande industria di tabacco R. J. Reynolds Tobacco Company, che commercializza i suoi prodotti con il marchio Camel.

Una curiosità Vincenzo: di cosa ha sofferto esattamente Matteo al ginocchio sinistro al punto da perdere quasi tutto il 2016 e scendere al n.883 in classifica ATP? È stato per via di una crescita troppo accelerata? Ricordo bene che Richard Krajicek nel ’90 era cresciuto di 23 cm in un solo anno e aveva un sacco di problemi alle ginocchia (poi l’avrebbero anche preso un po’ in giro: “L’olandese di vetro” anziché “L’olandese volante”, ma questa apparente fragilità non gli impedì di vincere Wimbledon nel ’96 e di battere Sampras 6 volte su 10!). Nel ’91 lo vidi perdere in Australia dal nostro Caratti: all’epoca Krajicek di rovescio la prendeva davvero poco, era solo servizio (dall’alto di un metro e 96) e dritto…
Eh proprio un po’ come Matteo – se la ride Vincenzo – se ricordo bene anche Krajicek aveva le gambe fini, magre come Matteo, e un po’ arcuate, e poi invece era grosso sopra, busto, spalle. A Matteo fu riscontrata una osteocondrite dissecante – nota da Wikipedia: è un disturbo piuttosto comune, che prevede la formazione di necrosi, di lesioni e vere e proprie crepe nella cartilagine articolare (osteocondrosi), con infiammazione. Solitamente questo tipo di disturbo si manifesta con dolore e gonfiore dell’articolazione interessata – insomma c’era una zona d’ombra laddove lui sentiva male, non tantissimo ma abbastanza. Era in Asia per giocare dei challenger a inizio anno, tornò a Roma, si fece visitare e si fermò fino a quando il dolore passò e gli furono date certe rassicurazioni. Sia ai polsi sia alle gambe Matteo aveva ancora le cartilagini di un ragazzino e avrebbe potuto danneggiarle seriamente. Fu prudente fermarsi.

È sempre una questione di pazienza insomma. Senti, il rapporto con la Lotto che lo sponsorizza com’è? Scommetto che lo ha avviato Veso Matijas che il manager dell’azienda di Montebelluna che lo deve aver scoperto e deve aver creduto in lui più di altri… Matteo ha un contratto per più anni immagino?
Eh sì, credo per almeno tre o quattro. Ha rinnovato non molto tempo fa, mi pare. Veso lo vediamo sempre nei tornei dello Slam, mi pare di averlo visto anche in America. È una persona molto a modo, uno che non si occupa solo dell’aspetto professionale, ha un’umanità che davvero non guasta. Lo conosco da una vita, viene a vedere le partite dei suoi ragazzi, ma non perché lo deve fare… perché ha passione, perché quasi si innamora di quelli che scopre, va a vedere tornei giovanili perché cerca di capire, e capisce, quelli che hanno più chance di andare avanti anche se sul momento non sono i più forti. Una grande persona.

È Lotto anche Jacopo, il fratello di Matteo?
No, lui no, è con Mizuno, perché Corrado Tschabushnig (il manager dei Berrettini), ha un buon rapporto con quell’azienda. Beh, e poi Jacopo è ancora giovane, ha tempo davanti a sé. La parola d’ordine, anche per lui, è sempre la stessa: pazienza.


Qui riporto una pagina del libro che ho scritto nel 2011, “Roma 2011: gli 80 azzurri agli Internazionali d’Italia” e che dovevo presentare al Foro Italico a Roma durante il torneo, ma di cui il presidente FIT mi fece interdire la presentazione che doveva avvenire nello stand della Ford. Uno degli 80 tennisti che nell’era Open avevano giocato al Foro (anche un solo match, ma lui in 4 anni ne giocò 6) fu Vincenzo Santopadre. Perse 76 62 da Berasategui al primo turno del ’96, battè Karol Kucera 64 63 e perse da Haas 62 61 nel ’98, perse da Sanguinetti 16 62 63 nel ’99, battè Magnus Norman 64 63 e perse da Vinciguerra 36 75 63 nel 2001.

VINCENZO SANTOPADRE – Mancino d’attacco, serve&volley, tennis in via d’estinzione, potrà raccontare a Matteo e Giulia, 7 e 5 anni, i figli che gli ha dato la bellissima Karolina Boniek (figlia del calciatore polacco che con Platini faceva brillare la Juventus di notte in tutt’Europa), d’essere stato un top 100. Proprio n.100 per l’appunto. Fermarsi a n.101 sarebbe stata una beffa. A Roma Vincenzo… “Giocavo al 200 per 100. Altrimenti non avrei battuto il n.10 e il n.5 Atp, Kucera e Norman. La prima vittoria la devo un po’ a te, Ubaldo. Avevi commentato il torneo di Monaco e notato un suo problema alla caviglia. Mi cercasti per dirmi che Kucera correva male in avanti e che aveva problemi con il dritto… Quando battei Norman, campione uscente al Foro, fu doppia soddisfazione: avevo avuto una wild card criticata perché non data a chi aveva rifiutato di giocare la Davis in Finlandia. Si protestava contro la FIT per le nomine dall’alto dei rappresentanti di noi giocatori in consiglio e per aver scelto Barazzutti capitano di Davis senza consultare i Davisman d’allora. Con Navarra avevamo dato 3 set a 0 a Nieminen-Ketola: dimostrai che non ero così scarso come si leggeva sui giornali. Scaramucce sugli spalti fra i miei tanti tifosi del Parioli – sono stato lì dai 13 ai 33 anni prima di passare all’Aniene di Malagò – e quelli di Sanguinetti c’erano state invece l’anno prima…

Vincenzo è popolarissimo fra i giocatori anche per via del ristorante di famiglia vicino piazza Fiume, Il Santopadre, appunto. Durante gli Internazionali sarebbe tappa obbligata anche se il timido Vincenzo non ne avesse pubblicizzato per scherzo l’indirizzo in conferenza stampa dopo la più bella vittoria! Clienti abituali? Un tempo Andre Agassi. Ora Roger Federer.

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Focus

Binaghi a tutto campo: bilanci, prospettive e quella prudenza su Torino

Il punto di inizio stagione del presidente federale ai microfoni Rai: l’entusiasmo per la Davis, il nuovo corso della Fed Cup, le speranze al maschile per un grande risultato nel 2019. Sulle Finals: “Le candidate sono tutte sullo stesso piano”. E la questione può diventare politica

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Angelo Binaghi, presidente FIT

Il presidente della Federtennis Angelo Binaghi è intervenuto ai microfoni RAI di Gr Parlamento, a cavallo dei due weekend di Davis e Fed Cup. L’Italia punta al bottino pieno ed è a metà dell’opera, dopo il convincente successo di Calcutta al debutto nella nuova Davis.

CON FABIO A MADRID -“Contro l’India eravamo più forti nei singolari e li abbiamo vinti agevolmente senza perdere un set – l’analisi del presidente federale – complimenti a Barazzutti e a tutta la squadra. La formula di Madrid si preannuncia divertente (l’Italia pare abbia votato a favore della rivoluzione, ndr), i due set su tre appiattiscono i valori e quindi prevedo grande equilibrio. Puntiamo a conquistare un ottimo risultato, sperando di riavere con noi anche Fognini. Nessun caso sulla sua assenza in India, oltre i 30 anni credo sia anche giusto lasciar libero di tirare il fiato un giocatore che da più di un decennio si esprime su alti livelli in maglia azzurra. Abbiamo utilizzato la stessa politica in passato con Farina, Schiavone, Pennetta e Vinci in Fed“.

CAMILA & SARA ARE BACK– E proprio da Biel, dove le azzurre stanno per sfidare la Svizzera, la nazionale femminile può provare a rilanciare un nuovo ciclo. Il ritorno al sereno con Camila Giorgi (“con lei è tutto a posto – precisa Binaghi – ci attendiamo molto perché può fare risultato su qualsiasi superficie“) e il rientro dalla squalifica di Sara Errani regalano sostanza ed esperienza alle più giovani su cui sta lavorando Tathiana Garbin. Il (recente) passato è ormai distante, ma bisogna guardare avanti. “Abbiamo avuto la fortuna di vivere un’epopea del tennis italiano con delle ragazze straordinarie, un momento però difficilmente ripetibile (quattro Fed in bacheca tra il 2006 e il 2013). Sono molto curioso di rivedere in campo Sara – tiene a precisare Binaghi -, visto che rientra da una squalifica ingiusta per il caso doping. Me la aspetto carica e con una gran voglia di giocare, pur consapevole che star ferma per mesi come è accaduto a lei può essere un problema per una giocatrice professionista di alto livello“.

 

FATTORE MUSETTI – Il numero uno del tennis italiano è tornato anche sul successo di Lorenzo Musetti a Melbourne. “Dopo il grande risultato, segnale di un movimento che funziona – le sue parole -, sarebbe opportuno adesso spegnere i riflettori su questo ragazzo e lasciarlo crescere e lavorare in tranquillità“. L’analisi si è poi estesa in generale al 2019 del nostro tennis maschile, anno per il quale Binaghi ha alzato l’asticella: “Abbiamo una grossa potenza di fuoco, magari in uno Slam o proprio in Davis potrebbe arrivare un risultato importante. Da Marco Cecchinato mi aspetto la stagione della maturità e della continuità, magari  anche senza picchi come la semifinale a Parigi ma con un rendimento costante ai più alti livelli“.

TORINO, QUESTIONE POLITICA?  – Binaghi non si è tirato indietro nell’esprimere un pieno sostegno alla riforma dello sport italiano firmata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, digerita però a fatica nelle stanze del Foro Italico. “La FIT è tra i primi sostenitori di questa riforma che va completata in molti aspetti – va diretto -, a regime le novità porteranno una scossa positiva allo sport italiano. Mi sembra sbagliato definire la nostra posizione agli antipodi rispetto a quella di Malagò. Nessun personalismo, siamo solo favorevoli a una riforma piena di cose giuste pur ridisegnando per il CONI un nuovo ruolo meno importante del precedente“. Lecito chiedersi a questo punto se gli espliciti buoni rapporti tra la Federtennis e il governo renderanno anche più fluida la collaborazione nella corsa alle ATP Finals 2021-2025. Torino è tra le candidate, la decisione arriverà a marzo ma Binaghi sceglie di smarcarsi: “A oggi c’è un equo 20 per cento di possibilità per ciascuna delle cinque contendenti. La nostra candidatura è forte ma combattiamo contro colossi, ci siamo e abbiamo una proposta convincente, vediamo cosa deciderà il board ATP a Indian Wells“. Una prudenza opportuna, che si discosta un po’ dall’ottimismo emerso da altri fronti, e che potrebbe essere in qualche modo collegata con la discussione prevista sul tema in consiglio dei Ministri alla voce “varie ed eventuali”. Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, sembra non sia così scontato l’ok governativo alla concessione del contributo economico necessario a rispettare i parametri imposti dall’ATP per l’assegnazione dell’evento (78 milioni in cinque anni). Si parla di cifre ben diverse, ma va tenuto presente come la parallela candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali 2026 stia viaggiando senza il supporto economico di Roma. Per Torino e l’amministrazione pentastellata di Chiara Appendino le Finals rappresentano anche un’occasione di riscatto dopo l’esclusione dalla corsa a cinque cerchi. E l’eventuale sponda governativa – è un rischio – può finire nel più ampio calderone di contrappesi ed equilibri tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Se ne saprà di più nei prossimi giorni.

 

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Australian Open

Djokovic: “Partita perfetta, fondamentale cominciare bene”

Il serbo commenta la straordinaria prestazione che gli vale il settimo titolo a Melbourne e il terzo slam consecutivo: “Impensabile 12 mesi fa”

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Mats Wilander ha detto che la tua performance è stata la perfezione assoluta. Come la classifichi tu tra tutte le tue finali Slam?
È la prima della lista, date le circostanze: giocare contro Nadal in una partita così importante. È incredibile aver giocato consecutivamente semifinale e finale in cui penso di aver fatto 15 errori non forzati in totale, sorprende piacevolmente anche me, anche se ho sempre pensato di poter giocare a questi livelli, mi sono immaginato me stesso giocare in questa maniera, ma a questo livello e date le circostanze, è stata veramente una partita perfetta.

Sia te che Rafa avete commentato come questo sia il miglior torneo del mondo. Puoi spiegarcelo meglio?
Come ha detto Rafa sul campo, probabilmente non c’è altro torneo al mondo che fa di tutto per migliorare strutture e servizi per i giocatori, per i fan e per i media – spero che anche voi siate d’accordo su questo. È sicuramente un torneo alza molto l’asticella anche per gli altri slam e gli altri tornei. Sono d’accordo con Nadal, senza dubbio, questo è lo slam migliore, almeno per i giocatori.

 

Non hai solo superato Roy Emerson, hai superato Pete per il numero totale di Slam vinti. Cosa significa per te superare il tuo idolo d’infanzia? Quando hai giocato in doppio con lui nel 2013 alla UCLA, ti saresti mai immaginato una simile scenario?
L’ho detto molte volte che nutrivo per lui grande ammirazione. Una delle prime immagini che si sono rimaste impresse quando ho iniziato a giocare a tennis è quella di Sampras che vince il suo primo titolo a Wimbledon che risale al ‘92, credo. Ero un ragazzino a Kopaonik, un resort di montagna nel sud della Serbia. Nessuno aveva mai preso in mano una racchetta da tennis prima di me, non avevo una tradizione tennistica nella mia famiglia, ma avevo una tradizione sportiva. È stato sicuramente un segno del destino iniziare a giocare a tennis, aspirare a essere bravo come Pete. Per il fatto di averlo superato come titoli di Slam, non so cosa dire… Non ho avuto troppo tempo per fermarmi a guardare tutto quello che è successo, ma lo farò.

Hai vinto gli ultimi tre Slam. Il tuo stato di forma in questo momento è forse il migliore della tua carriera. Molti giocatori dicono che potresti eguagliare il record di Roger, e anche superarlo. Come convivi con queste aspettative?
Come ci convivo (risate)?

Sì.
Benissimo (sorride). Sono consapevole che è molto speciale fare la storia dello sport che amo con tutto il cuore. Mi dà grande motivazione. La mia priorità massima in questa stagione e nelle prossime è giocare gli Slam e i maggiori tornei ATP. Quante stagioni ci saranno ancora? Non lo so. Non sto cercando di pensare troppo in anticipo. Voglio concentrarmi sul fatto di continuare a migliorare il mio gioco e di mantenere il benessere generale di questo momento, mentale, fisico, emotivo, in modo da essere in grado di competere a un livello così alto per gli anni che verranno, e di avere la possibilità di avvicinarmi al record di Roger. È ancora lontano.

Sette Australian Opens, 15 Slam.
Non male (detto con accento italiano). (Risata).

Sei rimasto sorpreso dal fatto che nel primo set Nadal non sia stato in grado di fare un solo punto sul tuo servizio per cinque giochi consecutivi?
Questa è stata sicuramente la chiave, entrare bene in partita fin dall’inizio. Partire con la giusta intensità e cercare di essere aggressivo e coprire il campo e fargli sentire pressione da parte mia, ovviamente questo era il piano. Sono riuscito a ottenere un break cruciale già nel secondo gioco e arrivare sul 3-0 in meno di 10 minuti. È stato importantissimo perché Nadal porta sempre con sé un’enorme intensità in campo, il 100% della sua concentrazione e della sua determinazione. L’energia e la potenza che mette nei suoi colpi ti può intimidire veramente dal primo punto della partita. Ma questo ti rende più vigile. Me lo aspettavo e perciò, sapendolo, ho avuto la spinta per essere ancora più pronto a cominciare bene. Credo che sia stata la svolta cruciale della partita.

Se l’anno scorso qualcuno ti avesse detto che saresti stato seduto qui dopo aver vinto tre Slam di fila, cosa avresti pensato?
Non impossibile, ma altamente improbabile. Non voglio sembrare arrogante, ma credo sempre in me stesso. Penso il più grande segreto del mio successo, o il segreto di qualsiasi altro atleta, è la convinzione in se stessi, il fatto di scavare sempre in fondo a se stessi nei momenti di avversità, scavare nei momenti in cui ti sei fiero di te stesso, creare un’immagine vincente di te stesso, cercare di avere un atteggiamento mentale positivo. Ovviamente è molto più facile a dirsi che a farsi. Sono un vero sostenitore del fatto di creare un’immagine di se sessi, lo faccio tantissimo e penso di averlo dovuto fare come mai nella vita 12 mesi fa dopo l’intervento chirurgico perché non stavo giocando bene, non mi sentivo bene in campo, avevo dubbi su tutto, non sapevo nemmeno se sarei stato in grado di giocare con qualcuno a questo livello perché non sapevo fino a che punto l’operazione al gomito avrebbe influito sul mio gioco. È stata una curva di apprendimento enorme e l’intero processo è stato semplicemente speciale. Ho vissuto intensamente tutto il percorso. Sono molto grato di essere riuscito ad affrontarlo. Non cambierei mai nulla se potessi tornare indietro nel tempo perché le cose sono esattamente come dovrebbero essere. Ma 12 mesi fa era altamente improbabile vincere tre Slam. Devo solo esserne cosciente e capire che sono fortunatissimo.

Ricordiamo tutti la conferenza stampa agli Open di Francia dello scorso anno in quella stanzetta.
Sì.

Sembravi molto esaltato oggi per questa partita. Poi riesci a fare una performance del genere. Pensi di avere più fame di successo negli ultimi anni della tua carriera?
Per la verità ho sempre avuto fame di successo. Se non l’avessi, probabilmente non avrei alcuna necessità di competere a questo livello e di viaggiare perché non sarei onesto con me stesso. Allora probabilmente sarebbe una perdita di tempo. Non si tratta solo del successo. Per me, questa è una scuola di vita o un viaggio di consapevolezza all’interno della vita. L’ho già detto in passato: sul campo da tennis sono nudo, sono esposto ai miei massimi in termini di emozioni e carattere. È sul campo che probabilmente imparo più cose su me stesso, che ho l’opportunità di conoscere me stesso. Qual era la domanda (sorride)?

Non sai quanti anni ti sei lasciato alle spalle. Sembra che ti manchino ancora parecchi anni a questi ritmi.
L’hai detto: infuocato.

Più affamato.
Scusa, sono andato fuori strada. La fame c’è sempre, ma oggi per me è più importante organizzarmi meglio la vita, riuscire a essere molto conciso e concreto in quello che faccio e in quello che ho intenzione di fare perché sono un padre e un marito. Non si tratta più solo di tennis. Ecco perché penso di aver spinto al massimo livello la mia professionalità, probabilmente più che mai nella mia carriera.

Hai condiviso un momento carino con quattro leggende australiane. Hai detto qualcosa in particolare all’uomo di cui hai superato il record? Come ci si sente a essere legati alla storia del tennis di questo paese?
Mr. Emerson ha detto che è molto arrabbiato con me perché ho battuto il suo record (sorridendo). È stata l’immagine più preziosa della serata essere vicino a quelle quattro leggende. Lo ricorderò per sempre con immensa gioia.

Quanto sarebbe incredibile sarebbe se potessi vincere l’Open di Francia e vincere tutti e quattro gli Slam uno dopo l’altro? Pensi che un Grande Slam sia fuori questione? Rod Laver pensa che tu abbia il gioco per riuscirci.
Devo portare Rod Laver nella mia squadra per ottenere questo risultato. È l’unico che è riuscito a vincere la sfida impossibile, probabilmente la sfida massima del tennis. Vedremo. Ovviamente è solo l’inizio della stagione. Ci sono molti tornei da giocare prima del Roland Garros, quindi ho un sacco di tempo per migliorare la mia forma poco alla volta, ovviamente prima sul cemento con Indian Wells e Miami, poi iniziando sulla terra. Ovviamente devo lavorare sul mio gioco sulla terra battuta in modo più specifico di quanto abbia fatto nella passata stagione. Devo giocare meglio di quanto abbia fatto la scorsa stagione. Sto già giocando meglio. Ma se voglio vincere il titolo devo lavorare in modo particolare sulla terra. La massima sfida è vincere contro Nadal. Poi contro Thiem e Zverev, Roger probabilmente giocherà. Ci saranno tanti grandi giocatori che sulla terra possono mettere alla prova me o chiunque altro. C’è ancora molto tempo. Ovviamente, per prima cosa mi godrò questa vittoria e la condividerò con la mia famiglia e i miei amici, e poi ripartirò da lì.

Dopo quest’ultima partita hai detto di essere di nuovo in totale concentrazione. Puoi dirci che tipo di perfezione è stata quella di stasera in particolare, il modo di anticipare la palla?
Entrambi abbiamo giocato a un ottimo livello per arrivare in finale. Eravamo entrambi in grande fiducia, sicuri delle nostre possibilità. Come ho detto pochi minuti fa, penso che per me uno degli obiettivi più importanti della partita fosse iniziare con la giusta mentalità e intensità ed essere sicuro che anche lui sentisse la mia presenza. Lui fa sempre in modo che l’avversario al di là della rete, gli spettatori, tutti sentano la sua presenza, perché è fatto così. È così che gioca. È così che si comporta. È così concentrato, porta tanta di quella energia, saltando, scattando. Lo sai fin dal primo punto che ti farà faticare tantissimo. Ho visto le sue partite. Ho visto che ha migliorato il servizio, che è stata la sua nuova arma durante queste settimane, oltre naturalmente a tutte le armi che già ha nel suo arsenale. È stato molto importante cominciare con un break subito all’inizio, è stato lo scenario ideale per me. Avere un set di vantaggio mi ha fatto sentire più rilassato a mi ha dato modo di non preoccuparmi troppo. Poi è andata davvero liscia.

Probabilmente sei l’unica persona che ha risolto la “questione Nadal” Nadal dal punto di vista tattico. Ti senti come se l’avessi “capito”? Che tipo di disciplina tattica richiede?
Non voglio dire che l’ho capito perché non voglio che mi torni indietro in qualche modo in futuro. Posso averlo capito per questa partita, ma non per sempre. Giocheremo tante altre partite su superfici diverse e non vedo l’ora. Lo spero proprio perché questa rivalità è stata la più significativa, quella che ha avuto il maggiore impatto su di me sia a livello personale che professionale. Il suo servizio è migliorato, ma allo stesso tempo ho lavorato anche sul mio servizio. Penso che mi sia stato molto utile, specialmente nelle ultime due partite. Una cosa è certa: entrambi cercheremo di migliorare in futuro, indipendentemente da ciò che succede ora.

Traduzione di Beatrice di Loreto

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Australian Open

Nadal: “Lui ha giocato in maniera fantastica, mia difesa insufficiente”

Dopo la cocente sconfitta in finale a Melbourne lo spagnolo non si nasconde: “La sua miglior partita, mi sarebbe servito difendere bene”

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Indjokabile: Djokovic domina Nadal e vince il settimo Australian Open

 

La finale degli Australian Open 2019 non ha avuto storia. Probabilmente nessuno, nemmeno lo stesso Rafael Nadal avrebbe immaginato un dominio del genere da parte di Novak Djokovic. Invece lo spagnolo oggi non è stato in grado di opporsi minimamente allo strapotere del suo avversario, lanciatissimo verso il settimo titolo a Melbourne. È la prima volta in carriera che Rafa non riesce a vincere neanche un set in una finale Slam, altra testimonianza evidente della straordinaria prestazione di Novak. Forse la migliore di sempre contro Nadal? “È difficile da dire. Sicuramente ha giocato in maniera fantastica. Quando gioca così bene, mi serve qualcos’altro e oggi non sono riuscito ad avere quel qualcosa in più”, ha dichiarato il maiorchino, prima di scendere più nello specifico. “Probabilmente non ero pronto fisicamente. Ho giocato alla grande in queste due settimane quando ero in posizione offensiva, mentre non sono stato costretto spesso sulla difensiva e anche in allenamento mi sono esercitato poco su questo aspetto. Oggi contro un giocatore come lui, mi serviva molto la difesa per poter poi avere l’occasione di attaccare a mia volta. Magari non avrei vinto lo stesso, ma ci sarebbe stata più lotta.”

Il responso del campo in effetti è stato piuttosto impietoso nei confronti di Rafa, specialmente alla luce dell’ottimo torneo disputato. Merito senza dubbio di Djokovic che ha disputato il miglior match del suo torneo, parola di Rafael Nadal. “L’ho seguito in queste due settimane e oggi è stata la sua miglior partita. Quando gioca così è difficilissimo per chiunque batterlo, ma se fossi stato in grado di resistere di più, magari avrei trovato un modo. I colpi che sembrano essere facili per lui, diventano più difficili se sei costretto a tirarli sempre una volta in più. Oggi non sono riuscito a fargli giocare sempre una palla in più.”

C’è stato anche chi ha tentato un paragone tra la situazione odierna di Nadal e quella di Tsitsipas dopo la tremenda sconfitta in semifinale. “Stefanos è molto giovane. Non è stato distrutto abbastanza volte da sapere che sono cose che possono capitare su un campo da tennis. Io so che può succedere, anche ai migliori della storia può capitare. Non sto dicendo di essere stato distrutto oggi. Ho giocato contro un giocatore che era al suo massimo livello possibile stasera. È stato migliore di me. Se il tuo avversario riesce a fare quasi tutto meglio di te, non c’è molto di cui lamentarsi.”

A prescindere dall’esito della finale, Nadal può comunque rientrare a Manacor con la valigia piena di buone sensazioni e di soddisfazione per un torneo veramente eccellente. Gli Australian Open sono stati di fatto il suo primo torneo da quando era stato costretto a ritirarsi in semifinale a New York contro Juan Martin del Potro. “Ho avuto due grandi settimane, non posso essere triste. Non sarebbe giusto esserlo. Sono stato mesi senza potermi allenare e competere. Ho solo bisogno di tempo e di più match.Prossima fermata Acapulco, poi Indian Wells e poi…si vedrà. Rafa non vuole affrettare le decisioni e rischiare di giocare troppo. “Ho una certa età. Questo è il mio calendario per ora. A seconda di come andrà deciderò se giocare qualche altro torneo o riposarmi in vista della terra. La stagione è lunga e la mia priorità, più che vincere altri titoli, è essere felice.”

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