Zverev contro Zverev, a Washington il primo derby in famiglia – Ubitennis

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Zverev contro Zverev, a Washington il primo derby in famiglia

I due fratelli si sono incontrati negli anni scorsi solo a livello di qualificazioni, ma Sascha aveva 15 anni. “Ha vinto sempre Mischa già da quando giocavamo nel giardino di casa, devo invertire il trend” sorride il numero tre del mondo

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Il derby di casa Zverev non l’avevamo ancora visto, a livello di Tour. L’opportunità ce la offre l’ATP 500 di Washington, che agli ottavi di finale mette l’uno di fronte all’altro il campione in carica Sascha (numero tre ATP e prima testa di serie) e il fratellone Mischa (15 del seeding, 43 del ranking). Ci sono arrivati entrambi senza perdere un set al secondo turno, rispettivamente contro Jaziri e Smyczek. “Non penso che mio padre siederà nel mio box – ha raccontato Sascha in conferenza stampa – probabilmente sceglierà un posto normale. Gli altri componenti dei nostri team saranno invece nei rispettivi angoli. Sarà una giornata interessante, sicuramente qualcosa da vedere: due fratelli che si affrontano in uno dei più grandi tornei del mondo. Spero sarà un match divertente“.

In realtà la sfida non sarà del tutto inedita: due precedenti esistono, a livello di qualificazioni, vinti dal fratello maggiore (nove anni più grande) quando Sascha era poco più che un bambino (Dallas 2012, Houston 2014). “La prima a 14 anni direi che non vale proprio – sorride – nella seconda avevo 15 anni e mezzo ed ero troppo magro, nel terzo set mi sono dovuto ritirare per i crampi. I “precedenti” sull’erba invece hanno avuto come scenario il giardino di casa: “Avevo circa 12 anni – racconta Sascha – lui quasi 22, non credo di aver mai vinto anche allora. Speriamo le cose possano cambiare“.  La conoscenza tennistica tra i due è, in ogni caso, tutt’altro che superficiale: fanno coppia fissa in doppio e si sono tolti anche qualche soddisfazione: su tutte, il titolo a Montpellier nel 2017.

UNA LUNGA STORIA

 

L’occasione ci ha offerto l’assist per rispolverare il lungo elenco di famiglie che al tennis hanno dato un significativo contributo. Tra avversari e/o compagni di doppio, c’è chi è passato alla storia e chi meno. Proviamo a rinfrescarci la memoria, in ordine sparso, avendo certamente dimenticato qualcuno.

FRATELLI

  • JURGEN (classe 1981) e GERALD (classe 1990) MELZER: Jurgen raggiunge l’ottava posizione del ranking ATP, una semifinale al Roland Garros e vince cinque titoli; Gerald balla dentro e fuori la top 100. In coppia hanno sinora giocato nove partite insieme, vincendo un challenger a Graz nel 2008
  • CRISTOPHE (classe 1978) e OLIVIER (classe 1981) ROCHUS: ottiene risultati migliori il più piccolo, Olivier, che vince due titoli e raggiunge gli ottavi in tre Slam su quatttro; Christophe si ferma a due finali perse. In doppio giocano 50 partite e perdono due finali. Nativi del Belgio
  • BOB e MIKE BRYAN (classe 1978): tra le coppie di doppio più vincenti della storia del tennis con 16 Slam nel palmares, pochi ricordano che si sono affrontati in singolare 7 volte; il bilancio sorride a Bob, in vantaggio 4-3 (ultima sfida a Stoccolma nel 2001)
  • MICHAEL (classe 1972) CARL CHANG (classe 1969): promettente da junior, Carl abbandona quasi subito l’attività professionistica per dedicarsi ad allenare suo fratello Michael. Giocano 22 incontri di doppio assieme, vincendone 4
  • JOHN (classe 1959) e PATRICK (classe 1966) McENROE: anche qui c’è un chiaro squilibrio di valori. Pat raggiunge la 28esima posizione come best ranking e una semifinale Slam (Australian Open). In singolare si affrontano tre volte con tre vittorie di John (una in finale a Chicago), in doppio vincono due titoli (Richmond 1984 e Paris Masters 1992)
  • VIJAY (classe 1953), ANAND (classe 1952) E ASHOK (classe 1957) AMRITRAJ: tra i tre fratelli indiani il miglior singolarista è Vijay, best ranking al n.16 e due volte ai quarti di Wimbledon. Batte Anand (al massimo n.74 in singolare) nell’unico confronto diretto, insieme vincono otto titoli in doppio e sfiorano una finale a Wimbledon nel 1986. Ashok è ‘l’anello debole’: non entrerà mai in top 200 di singolare
  • NOVAK (classe 1987), MARKO (classe 1991) e DJORDJE (classe 1995) DJOKOVIC: difficile competere con un fenomeno, e infatti né Marko né Djordje si sono avvicinati al livello necessario per riuscire a sfidare Novak in singolare. In doppio Nole ha diviso il campo sia con Marko (cinque sconfitte) che con Djordje (una vittoria e una sconfitta, Pechino 2015)
  • NICOLAS (classe 1976) e GIOVANNI (classe 1983) LAPENTTI: arrivato al n. 6 del ranking, Nicolas ha vinto cinque titoli e vanta una semifinale all’Australian Open, mentre Giovanni ha solo sfiorato l’ingresso nella top 100. In doppio, i nipoti di Andres Gomez hanno giocato insieme 25 tornei senza grossi risultati; in singolare, si sono affrontati una sola volta con la vittoria del fratello maggiore.
  • MARCEL (classe 1986) e GERARD (classe 1989) GRANOLLERS: Marcel è quello più forte con tanto di ingresso nella top 20 e 4 titoli all’attivo. A Gerard non è riuscito l’ingresso nei primi 200 ed è stato sconfitto dal fratello nella finale del Challenger di Burnie. Insieme hanno giocato gare di doppio quasi esclusivamente nei circuiti minori conquistando alcuni titoli.
  • ELIAS (classe 1996) e MIKAEL YMER (1998): la storia dei fratelli svedesi è ancora quasi tutta da scrivere. Elias è a ridosso dei primi 100 e ha battuto Mikael (ancora oltre il n. 300) un paio di volte nei circuiti minori dove giocano insieme qualche doppio.
  • SANDY (classe 1952) e GENE (classe 1956) MAYER: vincitori del doppio al Roland Garros 1979, l’ex n. 4 della classifica di songolare Gene ha battuto il fratello maggiore, ex n. 7, le tre volte in cui si sono scontrati.
  • ADRIANO (classe 1950) e CLAUDIO (classe 1950) PANATTA: non c’è gara per quanto riguarda risultati e celebrità raggiunti, ma l’eleganza del rovescio slice di Claudio – che ha comunque toccato un notevole 46° posto del ranking – non lasciava dubbi sullo stretto legame di sangue.
  • TIM e TOM GULLIKSON (classe 1951): i gemelli del Wisconsin hanno conquistato dieci titoli di doppio. Tim, scomparso nel 1996, si è spinto fino al n. 15 in singolare. Tom, best ranking n. 34, vanta una trentennale carriera come coach. 2-2 le sfide fra i due.
  • ANDY (classe 1987) e JAMIE (classe 1986) MURRAY: rispettivamente in singolare e in doppio, mamma Judy ha cresciuto due numeri 1. Tre titoli Slam per sir Andrew, cinque per Jamie. Come coppia, oltre a un paio di titoli ATP, le tre vittorie a partire dai quarti di finale che hanno portato la Gran Bretagna alla conquista della Coppa Davis 2015.

SORELLE

  • KATERYNA (classe 1986) e AL’ONA (classe 1984) BONDARENKO: vincono l’Australian Open 2008 in doppio, in singolare le loro carriere sono accostabili. Kateryna ha all’attivo due titoli e un best ranking di numero 29, Al’ona lo stesso numero di titoli e un best ranking leggermente migliore (19)
  • SERENA (classe 1981) e VENUS (classe 1980) WILLIAMS: 23 titoli Slam in singolare per Serena, 7 per Venus e 14 in coppia nel doppio fanno di loro “le” sorelle del tennis. Gli scontri diretti dicono 17-12 per la minore.
  • AGNIESZKA (classe 1989) e URSZULA (classe 1990) RADWANSKA: Agnieszka conduce 3-1 le sfide in famiglia, è stata la numero 2 del mondo, ha vinto 20 titoli WTA e raggiunto la finale di Wimbledon. Urszula vanta la top 30 e l’inventiva fuori dal campo da tennis.
  • KAROLINA e KRYSTINA PLISKOVA (classe 1992): ex numero 1 del mondo e finalista all’US Open 2016, Karolina supera la gemella mancina anche in altezza, ma non negli scontri diretti: 4 pari. E quattro sono anche i titoli di doppio vinti insieme.
  • ANTONELLA (classe 1980) e ADRIANA SERRA (classe 1976) ZANETTI: con un best ranking, rispettivamente, al n. 69 e al n. 60, le sorelle di Modena hanno vinto insieme un titolo in doppio. Antonella ha vinto 3 sfide su 5.
  • MAGDALENA (classe 1975), KATERINA (classe 1969) e MANUELA (classe 1967) MALEEVA: le sorelle di Sofia (la città) si sono fatte valere nel circuito, con Manuela che ha raggiunto il n. 3 WTA (ed è prima nelle sfide intra-familiari), Magdalena il n.4 e Katerina il n. 6.
  • KATHY (classe 1959) e BARBARA (classe 1957) JORDAN: statunitensi, Kathy raggiunge la quinta posizione del ranking, vince tre titoli ma negli Slam si ferma in finale (Australian Open 1983); Barbara è complessivamente meno forte e non va mai oltre la posizione 78, ma nel 1979 riesce a vincere l’Australian Open. In compenso Kathy vince tutti e quattro gli Slam in doppio
  • JEANNE (classe 1957) e CHRIS (classe 1954) EVERT: 18 Slam (20 considerando il doppio) e 154 titoli complessivi per Chris, tra le più grandi di sempre. La sorella minore Jeanne è singolarista un po’ più che modesta (best ranking di n.42, due volte al terzo turno dell’US Open) e assieme a Chris vince un titolo di doppio, perdendo altre due finali

FRATELLI e SORELLE

  • MARAT SAFIN (classe 1980) e DINARA (classe 1986) SAFINA: entrambi hanno raggiunto la vetta della classifica mondiale, ma Dinara non è mai riuscita a vincere uno Slam nonostante le tre finali raggiunte; missione compiuta invece dal fratello in due occasioni.
  • JAVIER (1968), EMILIO (classe 1965) e ARANTXA (classe 1971) SANCHEZ: dei tre fratelli catalani dai risultati invidiabili sia singolarmente che, soprattutto, nel complesso, è Arantxa ad aver sbancato, con tre titoli a Parigi, uno a New York e le finali raggiunte negli altri due Slam, oltre al numero 1 WTA. Dei maschietti ha fatto meglio Emilio, che ha anche battuto 10 volte su 12 Javier, oltre ad averci giocato qualche torneo di doppio insieme (ma il compagno storico era Sergio Casal), e ha raggiunto la finale del misto all’US Open in coppia con la sorella.
  • TRACY (classe 1962), JOHN (classe 1957), JEFF (classe 1951) e PAM AUSTIN (1950): ex regina della classifica e due volte vittoriosa all’US Open, la più giovane Tracy fa tesoro dell’esperienza di famiglia e oscura sia il buon John (top 40, con cui ha vinto il doppio a Wimbledon) sia Jeff. Pam ha raggiunto due volte il secondo turno in uno Slam.
  • ERNESTS GULBIS (classe 1998) e LAURA GULBE (classe 1995): frequentatrice del circuito ITF, Laura non ha gli stessi problemi del fratellastro con il dritto, che comunque è meno naturale del rovescio e, ovviamente, parecchio più leggero di quello in continua evoluzione (?) di Ernests.
  • MARIO (classe 1984), IVICA (classe 1979) e SANJA (classe 1988) ANCIC: la mononucleosi ha fermato, solo dal punto di vista tennistico, il talentuoso Mario, semifinalista a Wimbledon e n. 7 del mondo. Con il fratello Ivica, ex coach di Borna Coric, ha frequentato i doppi dei circuiti minori. Sanja è arrivata al n. 159 WTA.
  • RICHARD (classe 1971) e MICHAELLA KRAJICEK (classe 1989): campione di Wimbledon 1996 e quarto miglior giocatore del mondo tre anni dopo, il fratellastro fa sua la sfida tennistica virtuale con Michaella, ex n. 30 WTA e vincitrice di tre titoli.

Pietro Scognamiglio e Michelangelo Sottili

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Australian Open

Australian Open: Sharapova batte la campionessa in carica, ma la ribalta è di Anisimova

MELBOURNE – La siberiana batte Caroline Wozniacki, rimette in palio il trofeo e torna a ruggire. Impressiona la 17enne Anisimova che spazza via dal campo Sabalenka: prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo Slam

Vanni Gibertini

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

dal nostro inviato a Melbourne

La sfida di terzo turno tra Maria Sharapova e la campionessa uscente Caroline Wozniacki è una di quelle dal sapore antico: due veterane del circuito, ex n.1 con tanti allori alle spalle e alle quali la vita ha riservato più di un ostacolo da superare: una spalla martoriata da infortuni e una lunga squalifica per doping per Sharapova, un fidanzamento interrotto davanti a tutto il mondo con gli inviti già mandati ee una terribile malattia (artrite reumatoide) per Wozniacki. Il primo incontro tra le due negli ultimi tre anni e mezzo ha rappresentato una motivazione in più per Maria che a causa della squalifica e di vari successivi infortuni non ha avuto l’occasione di sfidare molte giocatrici di alta classifica, “e questi sono gli incontri per i quali mi alleno così duramente” ha detto la russa dopo la partita.

Alla fine è stata la potenza di Sharapova ad avere la meglio di Wozniacki, che ha provato a sopperire alla mancanza di “cavalli” con gli angoli e la posizione dei colpi. Sicuro rammarico per Caroline, che cede così lo scettro di campionessa in carica, perché in entrambi i primi due set si era trovata con un vantaggio di un break sia nel primo (4-1) sia nel secondo set (3-0). Tuttavia nel primo parziale Sharapova ha messo a segno una serie di cinque giochi consecutivi e una striscia di 20 punti a 6 (due dei quali sono stati doppi falli) che ha ribaltato l’esito del set, mentre nel parziale successivo Wozniacki, dopo essersi fatta rimontare, ha piazzato la zampata finale nel decimo game grazie ad un doppio fallo di Maria sul 30-30 e un successivo errore gratuito di diritto. Nel set decisivo Sharapova ha infilato quattro giochi consecutivi dal 2-3 facendo finalmente prevalere la sua maggiore spinta da fondocampo e soprattutto la sua aggressività in fase di risposta.

Maria Sharapova e Caroline Wozniacki – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Agli ottavi di finale Maria affronterà la beniamina di casa Ashleigh Barty, che ha superato al terzo turno Maria Sakkari: la giocatrice greca ha opposto resistenza nel primo set, snaturando anche in parte il suo gioco, ma nel secondo il grande stato di forma di Barty e la qualità del suo tennis hanno prevalso.

FOLGORE AMANDA – Se vogliamo però, ‘l’ooooh‘ di giornata è da legarsi all’affermazione perentoria di una 17enne su una 20enne. Amanda Anisimova ha letteralmente spazzato dal campo Aryna Sabalenka, presentatasi qui a Melbourne addirittura con qualche velleità di titolo. Le speranze di gloria della bielorussa, rimaste intatte dopo le prime due – buone – apparizioni, sono state sbriciolate dai fendenti anticipati della giovane giocatrice statunitense, addirittura impressionante con esecuzioni lungolinea. Ad agevolarla c’è stato l’avvio ad handicap di Sabalenka (finita sotto 3-1 in pochi minuti) che probabilmente né si aspettava un’avversaria centrata sin dal primo punto né che potesse sciorinare un tennis tanto brillante. Fatto sta che Aryna ha sempre dovuto inseguire, e quando nel primo set è riuscita ad avventurarsi sino ai vantaggi sul servizio avversario – una sola volta, nella pancia del set – Anisimova ha gestito la difficoltà con una calma da fare invidia a un tiratore scelto. 6-3 tanto cristallino che puoi guardarci attraverso e scorgere lo sguardo spaesato di Tursunov, coach dell’imponente ragazza di Minsk.

Col passare del game l’elefante nella stanza si fa evidente a tutti: Anisimova sta giocando un tennis migliore sotto ogni profilo, e nel confronto tattico con quello di Sabalenka ha un vantaggio naturale rappresentato dai suoi colpi anticipati. La bielorussa è quasi totalmente incapace, come si rende evidente dalla postura del corpo, di gestire le traiettorie che la statunitense fa partire sistematicamente quando la palla è in fase ascensionale. Risultando lenta e goffa nelle sue rincorse, Sabalenka cerca disperatamente il tempo di gioco che Anisimova le sta sottraendo. E non lo trova mai. Soltanto l’orgoglio le risparmia uno 0-4 immediato anche nel secondo set, ma la partita né c’è né ci sarà mai. In occasione dell’unica palla break che la 17enne offre nel secondo set – e in tutto il match – le basta giocare un dritto negli ultimi centimetri di campo per ricavarne l’ennesimo errore forzato dell’avversaria. Il resto è una marcia inesorabile di Anisimova verso il 6-2 finale. Bilancio finale dei vincenti di Amanda, ventuno: due passanti, una volée, quattro ace e quattordici da fondocampo, equamente divisi tra dritto e rovescio che fanno male praticamente allo stesso modo. Con la prima di servizio ha perso soltanto sette punti, in risposta ha fatto letteralmente sfracelli.

Anisimova è il primo essere umano nato nel nuovo millennio a qualificarsi per gli ottavi di uno Slam. Incontrerà Petra Kvitova, già battuta nettamente a Indian Wells lo scorso anno. Si fanno tanti pronostici nel tennis, i più dei quali ritornano buoni a distanza di anni per farsi delle grasse risate, ma difficilmente ci sarà da sorridere rispetto alle considerazioni che stiamo facendo oggi. Questa ragazzina nata 17 anni fa nel New Jersey può veramente squassare il mondo del tennis.

Amanda Anisimova – Australian Open 2019 (via Twitter, @ESPNStatsInfo)

GLI ALTRI INCONTRI – La disfatta bielorussa si completa con i soli tre game che Sasnovich sa vincere al cospetto di Pavlyuchenkova, che sta disputando un gran torneo sinora e adesso andrà a sbattere sulla sua nuova nemica Sloane Stephens, con la quale le acredini sono nate dopo il litigio di Pechino. La quinta favorita del seeding ha vinto una partita molto piacevole con Petra Martic. Non che stupisca di vedere del bel tennis quando in campo c’è la croata, né di ritrovare la statunitense concentrata quando la posta in gioco si alza: Sloane gestisce in modo perfetto entrambi i tie-break senza concedere alla sua avversaria alcuna occasione di portarsi in vantaggio né di pareggiare i conti. E chiusura di programma in sordina, per un tabellone che tuttavia sta assumendo una conformazione molto interessante. In sordina perché, intenzionate a risparmiare energie in vista dell’intenso rettilineo finale, Petra Kvitova, Danielle Rose Collins e Angie Kerber sono scese al lavoro in stato di massima concentrazione, finendo per lasciare undici giochi complessivi alle ammutolite colleghe Bencic, Garcia e Birrell.

Se i facilissimi successi di ceca e tedesca erano ampiamente prevedibili, vista la forma ancora precaria di Belinda e l’inesperienza a certe latitudini della ventenne wild card australiana, la quale prima dell’infilata dei giorni scorsi aveva vinto due partite di tabellone principale a livello WTA in tutta la (breve) carriera, a sorprendere per la semplicità con cui è arrivata è la vittoria di Collins su Caroline Garcia. Deflagrata lo scorso anno sul suolo di casa facendo semifinale a Miami da novantatré al mondo partendo dalle qualificazioni, la giocatrice da San Pietroburgo di Florida aveva retto fino all’estate, per pagare in seguito lo scotto dell’esposizione ai quattro venti mediatici vincendo due partite in croce dal due agosto fino al termine della stagione. Ricaricate le batterie, la raffinatissima Danielle s’è presentata down under armata di propositi bellicosi, e dopo essersi trovata a meno di un passo dal baratro nell’esordio contro Julia Goerges ora può provare a infastidire un’altra tedesca, ben più tignosa, come la sopracitata Kerber.

Da par suo Kvitova, giunta all’ottavo hurrà consecutivo dopo il torneo vinto a Sydney, sembra la contendente più in palla del lotto, benché gli inopinati capitomboli, quando si parla di Petra, non siano in alcun modo da escludere: lo scontro in ottavi con la detonante teenager Anisimova dirà molto circa il futuro del torneo e probabilmente non solo.

hanno collaborato Emmanuel Marian e Alessandro Stella

Risultati:

[15] A. Barty b. M. Sakkari 7-5 6-1
A. Pavlyuchenkova b. A. Sasnovich 6-0 6-3
A. Anisimova b. [11] A. Sabalenka 6-3 6-2
[5] S. Stephens b. [31] P. Martic 7-6(6) 7-6(5)
[8] P. Kvitova b. B. Bencic 6-1 6-4
D. Collins b. [19] C. Garcia 6-3 6-2
[30] M. Sharapova b. [3] C. Wozniacki 6-4 4-6 6-3
[2] A. Kerber b. [WC] K. Birrell 6-1 6-0

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Australian Open

Finisce senza rimpianti l’Australian Open di Fabbiano

MELBOURNE – Il pugliese gioca un’ottima partita e impegna Dimitrov, ma purtroppo per lui il bulgaro è in giornata e vince con merito. Rimane un gran torneo per Thomas: un nuovo punto di partenza

Luca Baldissera

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[20] G. Dimitrov b. T. Fabbiano 7-6(5) 6-4 6-4 (dal nostro inviato a Melbourne)

La Melbourne Arena, con tetto chiuso a causa della variabilità del meteo, è un gran bel palcoscenico per il terzo turno che vede opposti Thomas Fabbiano e Grigor Dimitrov. Il bulgaro è avversario di livello, ma l’azzurro, sopravvissuto nel match precedente al bombardamento terrificante di Opelka (“Dopo questa, il servizio di Dimitrov mi sembrerà lento!“), non si fa intimorire, e inizia subito a giocare con grinta e attenzione. Per i primi cinque game Thomas regge bene lo scambio, ma purtroppo paga – senza colpe, dato il gap di altezza – una minore efficacia al servizio, la cosa si concretizza in negativo sul 3-2, con un break subìto a zero. La reazione di Fabbiano è immediata e da applausi, fuori tutto in aggressione e a rete, arriva lo 0-40, e alla terza occasione il dritto tradisce Grigor, il set ritorna in equilibrio. Che bravo Thomas.

Gli applausi continuano quando nel primo punto del decimo game l’azzurro tira in sequenza rovescio in controbalzo più dritto strepitoso chiuso sempre in demi-volée dalla riga di fondo, roba da Federer questa, è bello e riempie di orgoglio sentire l’“oooh” dello stadio. Anche Dimitrov spara diversi vincenti dei suoi, bellissimi alcuni rovesci e soprattutto una smorzata di classe su passante basso di Fabbiano, ottimo livello, ci stiamo divertendo tutti.

Il tie-break giusta conclusione del parziale. Agassi, in tribuna a seguire Grigor, non ha proprio una faccia rilassata. Thomas cerca di essere aggressivo appena può, è anche sfortunato quando un passante che sarebbe stato vincente gli viene deviato fuori dal nastro, e sul 5-5 mette uno slice in rete: set point col servizio per Dimitrov, che tira giù una bella botta e chiude. 7-6 e un set a zero per il bulgaro. Non deve avvilirsi l’azzurro, però, è ancora lunga.

Grigor Dimitrov – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

EPILOGO Thomas accusa il colpo psicologicamente e va subito sotto 2-0, ma è ancora bravo a scuotersi immediatamente e a rimanere in scia all’avversario. Grigor si rende conto che l’azzurro non è disposto a mollargliela facilmente e cerca di salire il più possibile di livello, lasciando andare i colpi appena può. Fabbiano, encomiabile, stringe i denti, e riesce a piazzare il contro-break del 3-3. Ma la mini-rimonta presenta il conto, ed è il bulgaro a riprendersi il vantaggio brekkando ancora, per poi chiudere 6-3. Per risolvere il secondo set, comunque, ci è voluto il miglior Dimitrov, il che non è poco. Un colpo in particolare testimonia quanto abbia dovuto mettercela tutta Grigor: un lungolinea vincente di dritto da fantascienza, cose che si vedono davvero raramente, e che suscita anche l’ammirato applauso dell’azzurro, tutto molto bello.

Sta di fatto, però, che siamo sotto due set a zero, e la salita da scalare ora appare insormontabile. L’italiano cerca di stare lì, nella speranza di poter approfittare di un eventuale calo dell’avversario, però ora Grigor ha ingranato definitivamente una marcia superiore, e sul 3-3 capitalizza un paio di errori di Thomas per prendersi il break decisivo. Non ci sono altri sussulti, e alla fine il rovescio fallito in risposta da Fabbiano conclude il suo ottimo Australian Open, 6-4 e partita Dimitrov. Il bulgaro giocherà gli ottavi di finale contro Frances Tiafoe, che ha superato Andreas Seppi al quinto, Thomas va a casa, ma deve essere orgoglioso di aver costretto l’ex numero 3 ATP, e vincitore delle Finals poco più di un anno fa, a dare il suo meglio.

“Beh, sì, in effetti il servizio di Grigor mi pareva lento dopo l’altro giorno con Opelka”, sorride Fabbiano, molto sereno e tranquillo nonostante la sconfitta. “Sono stato molto lucido per tutta la partita, che è stata ottima anche se l’ho persa. Me la sono goduta tutta. Quel passante nel tie-break del primo set, oh, io stavo già esultando accidenti… poi lui giocava benissimo. Sì, il drittone pazzesco lo ricordo bene, gli ho fatto l’applauso, ma se avessi dovuto dirgli bravo ogni volta che lui faceva qualcosa di straordinario, mi si sarebbe seccata la gola. Accidenti, ha perso Andreas proprio ora? Uff…

Sì, ho dato uno sguardo sul maxischermo a un certo punto, ho visto una testa pelata nel suo box (Andre Agassi), e ho detto ‘oh, che ca…, c’è qualcuno di interessante a vedere la partita’. Ha dovuto dare il suo meglio, ha dovuto giocare bene, abbiamo espresso entrambi un buon tennis. Mi porto a casa da questo torneo il fatto di essere stato capace di rimanere tranquillo e zitto mentre prendevo 67 ace l’altro ieri, questa ultima partita è stata la migliore anche se l’ho persa. Non so se ora andrò in India con la squadra di Davis, ancora non abbiamo avuto informazioni, in ogni caso giocherò Sofia, Indian Wells e Miami”.

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Australian Open

Retroscena Federer: “Da giovane ho rinunciato a giocare troppo”

In conferenza stampa a Melbourne lo svizzero racconta il piano a lungo termine dietro la sua longevità tennistica. La rinuncia agli assegni di ieri per creare il campione di oggi

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Roger Federer - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Secondo Novak Djokovic, i favoriti per le grandi coppe saranno i soliti anche nel 2019. Roger Federer, pur noto per una modestia sportiva ma spesso poco realistica, non si è nascosto dietro un dito e ha confermato: “Noi tre sappiamo come si vincono gli Slam, Novak, Rafa e io”. Manca un nome, il quarto, quello che in questi primi giorni di Australian Open è stato al centro dell’attenzione mediatica e di una sorta di lutto collettivo: quello di Andy Murray.

 

Purtroppo la lista di Federer è corretta: oggi non ha più senso parlare di Fab Four. Nella più ottimistica delle previsioni, il futuro di Murray rimane appeso a un filo. Tra le lacrime di frustrazione, lo scozzese ha confessato che, potendo tornare indietro, eviterebbe di sovraccaricare il proprio fisico, ascoltandone i segnali e prendendosi più giorni off. L’esperienza di Federer è invece diametralmente opposta, e i risultati si vedono. “Ricordo bene una conversazione avuta con Pierre Paganini, il mio preparatore atletico, nel 2004, proprio qui a Melbourne, quando ero appena diventato numero 1. Mi disse: ‘Per favore, non inseguire ogni gettone di presenza e non giocare tutti i tornei che ti propongono’. Gli risposi che non lo avrei fatto, e che se l’offerta fosse stata esorbitante, o se io avessi avuto desiderio di giocare in un certo posto, ne avremmo parlato in anticipo”.

“Sono molto felice di aver fatto quella scelta” ha proseguito Federer. “All’epoca avevo ventitré anni, non avevo idea di quanto a lungo sarei rimasto al vertice, né di quante altre volte avrei ricevuto offerte come quelle. Semplicemente, non sapevo quando successo avrei ancora avuto”. In effetti, all’epoca in cui lo svizzero iniziava a imporsi nel circuito, le prime posizioni del ranking e le finali dei grandi tornei mostravano una alternanza di facce molto più serrata. I trent’anni inoltre sembravano ancora un limite temporale per molte carriere, mentre Federer ne compirà ormai trentotto il prossimo agosto. Penso che la vita di un tennista sia fatta di piani a breve termine. È un equilibrio difficile: non abbiamo contratti da cinque anni come negli sport di squadra. Dobbiamo condurre vite normali, in un certo senso, cosa che credo ci aiuti tutti a rimanere umili”.

Le rinunce di Federer, che non gioca un match su terra battuta ormai da tre anni proprio dietro consiglio di Paganini, hanno pagato: insieme al suo talento naturale, sono la ragione per la sua longevità ad altissimo livello in un’era di infortuni sempre più frequenti. Al di fuori dell’incidente domestico di inizio 2016, nessun grave infortunio direttamente causato dal tennis ha fermato un corpo da novantanove titoli di singolare. Dal gennaio 1999 per più di diciassette anni, Federer non è mai stato costretto a saltare una singola presenza Slam. Qui emerge il delicato equilibrio di questa ultima fase della carriera dello svizzero: proprio dai risultati nei grandi tornei, oggi, dipendono la riuscita del suo progetto e insieme la sopravvivenza del suo ranking stellare. Anche se non sempre è facile tenere fede alle proprie scelte di gioventù, soprattutto quando il tempo sembra sempre meno.

È dura sottopormi a un blocco di allenamento per cinque, sei settimane durane la stagione mentre gli altri vincono tornei e io penso: ‘Oh, potrei starne vincendo un paio anche io'”. In effetti Federer, scalati i punti del titolo all’Australian Open che difende in queste settimane, si ritrova virtualmente fuori dalla top 5. La stessa situazione si ripeterà in febbraio a Rotterdam, con altri 500 punti da difendere. Per le ragioni già spiegate da lui stesso, il numero di eventi a cui Federer può partecipare nel corso della stagione non può essere aumentato di troppo (e nella maggior parte dei casi la sua programmazione già include quelli che sono i suoi punti di forza, come erba, cemento nordamericano, e i maggiori indoor). Questo fa appunto sì che il suo margine di errore, ogni volta che si ripresenta a Melbourne, a Wimbledon o a Flushing Meadows, sia quasi inesistente.

A proposito di Slam: da quest’anno ogni major avrà il proprio modo di risolvere un eventuale 6-6 al quinto set. L’Australian Open ha adottato una formula intermedia, quella del tie-break ai dieci punti (già felicemente sfruttata dal nostro Thomas Fabbiano). “Penso sia divertente avere quattro finali diversi” ha commentato Federer. Dopo una riflessione romantica sui campioni delle ere passate, in cui il tie-break non era stato ancora inventato per nessuno dei set, e sul non potersi confrontare con loro, lo svizzero è tornato pragmatico. Capisco che il gioco oggi chiede molto di più al nostro fisico. E giocare un tie-break finale, come qui o agli US Open, aumenta le possibilità di proseguire il torneo giocando al meglio. Spero comunque di non trovarmici in prima persona ha concluso con un sorriso. Perché alla fine è sempre meglio giocare di meno, per giocare di più.

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