Umago Stories - parte 2: tutto tranne che Cecchinato

Focus

Umago Stories – parte 2: tutto tranne che Cecchinato

C’è stato il secondo trionfo ATP di Marco. Ma tutto intorno era una sequela di altri eventi…

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Umago Stories – Parte 1

Stranger Than Fiction

Sei quasi arrivato al Tennis Center di Umago. Entri in una piccola rotatoria di cui non ricordavi l’esistenza. Compi un paio di giri e decidi che un anno fa non esisteva. I cambiamenti ti preoccupano: un giorno, questo nerd del Neolitico inventa la ruota e, in men che non si dica, devi districarti fra emissioni inquinanti e targhe alterne. Esci dalla rotonda con visibile sollievo degli altri automobilisti e, guardando alla tua sinistra, scopri sgomento che, dove c’era campagna a perdita d’occhio, ora sorge una città. Di case mobili. “Mobili”… Credi che nemmeno con l’aiuto di alcuni energumeni riusciresti a spostarne una – tentativo che, peraltro, potrebbe provocare l’intervento della policija. Ma non è questo il punto. Il punto, no, la tragedia è che il tuo parcheggio prediletto, a base di ombra gratis, è stato sventrato e reso pressoché inutilizzabile. Non ci saranno più ricerche dell’auto a notte fonda allucinate da birra e stanchezza, senza contare che dovrai ripiegare sull’assolato parcheggio a pagamento. Non un gran affare. Pensi che, se non fosse per una nota fiction, a nessuno verrebbe in mente di (far) pagare per un posto al sole.

 

Deliciano è altrove

Incontri colei che, in quell’estate al tempo del punk o poco dopo, era la ragazzina dai capelli rossi che ti piaceva. All’epoca, come Charlie Brown, indossavi i pantaloni corti ed eri imbranato. Le cose sono cambiate. La saluti chiamandola per nome con un notevole effetto sorpresa. Lei ovviamente non si ricorda di te. Meglio così, a ben pensarci. Con lo scopo di far notare il badge che porti al collo e che ti identifica generosamente come membro della stampa accreditato, ti lanci in una battuta divertente che la lascia inspiegabilmente perplessa. Spiazzato, bofonchi un altro paio di cose senza senso e, con la scusa di dover andare a seguire l’incontro di Feliciano Lopez, ti allontani nei tuoi pantaloni corti prima di peggiorare ulteriormente la situazione. E sì, Lopez non gioca questa settimana.

Prison break

Mentre aspetti che, davanti a te, Rogerio Dutra Silva finisca la sua operazione all’ATM per prelevare qualche centinaio di kune, noti che l’ingresso della banca sembra avere tutti i requisiti di sicurezza antirapina. Ma non era così fino a pochi anni fa. Da quella stessa filiale, avevi visto l’impiegata che usciva per la pausa pranzo chiudere la porta in legno e vetro (dall’aspetto anche meno solido di quella che dava sul balcone della tua casa d’infanzia) con due giri a una serratura identica a quella della porta del tuo bagno. Mentre valutavi se chiamare un fabbro per proteggere la tua privacy, avresti voluto domandarle: “Ci fidiamo, eh?”. Qualcuno ti aveva suggerito l’idea che nessuno sarebbe voluto finire in un prigione croata e quella che ti era subito parsa una verità incontrovertibile garantiva la sicurezza necessaria. Deduci compiaciuto che l’attuale tecnologia che ha sostituito quella vecchia porta non possa che riflettere un netto miglioramento delle condizioni delle carceri locali. Ciò non significa che, nottetempo, scavalcherai la recinzione del tuo defunto parcheggio per tentare di spostare una casa mobile.

Presunzioni

Dopo dieci partecipazioni consecutive, un bilancio di 20 vittorie, 9 sconfitte e il titolo del 2016, Fabio Fognini non sarà a Umago: l’azzurro ha deciso di giocare il torneo di Bastad questa settimana (che finirà con il vincere). Le ipotesi sui motivi di tale scelta che raccogli in giro per il complesso Stella Maris sono le più disparate: ingaggio migliore, perché no?, Flavia voleva vedere un posto nuovo, e allora?, così non deve sprecare energie con voi di Ubitennis. L’ultima non è male, forse ovvia ma simpatica. Poi, un lampo ti riaccende la memoria. Lo scorso anno, a Kitzbühel, Fognini ti aveva promesso un’intervista e, come dicevano i latini registratore digitale alla mano, verba manent. Potrebbe davvero aver cambiato destinazione solo per evitare quello che lui forse considererebbe uno spiacevole incontro? No.

La grande truffa

Sul palco sotto la tribuna ovest del Goran Ivanišević Stadion, suona da ormai mezz’ora Prljavo Kazalište, in italiano “il teatro sporco”. Si tratta di una band molto famosa (su questa sponda dell’Adriatico) e il suo rock innocuo come un dritto di Adrian Mannarino sulla terra di Monte Carlo mette un po’ di tristezza pensando che questi ex ragazzi della ex Iugoslavia hanno iniziato nel 1977 con il punk. Qualche incursione nello ska alle soglie degli anni ’80 mentre non rifuggivano il commerciale abbraccio della new wave e adesso fanno roba che si attacca al lavoro del tuo dentista. Che due ballads. Però, il loro suono dal vivo che ti raggiunge in sala stampa non è male rispetto a quello che avevi ascoltato in rete. Non sembrano neanche loro. Forse, è proprio questo il trucco: capire quando è il momento di abbandonare l’insegnamento “it’s OK to be yourself” dei grandi classici cinematografici del 1985 e dintorni (i teen movie di John Hughes) e i retaggi ferradiniani del “cerca di essere quello che sei”. Chissà se Feliciano dà lezioni private.

Preparativi

La tournament press officer, l’impagabile Loreta, è impegnata in un’opera di proselitismo tra i giornalisti perché partecipino alla conferenza stampa con i vincitori della gara di doppio. Chiede anche a te se vuoi andare nella sala interviste tra cinque minuti. Certo che sì. Chi ha vinto?

La tua raccolta di informazioni nel web comincia con l’ascolto ripetuto di Middelkoop che pronuncia il proprio nome, ma non riesci assolutamente a capire, anzi, a sentire, assordato dal volume della festa del sabato sera in cui centinaia di persone – alcune giovani, altre più giovani – si accalcano sotto il palco manifestando un entusiasmo ingiustificato per un tipo che usa una mano per tenere la cuffia appoggiata all’orecchio sinistro e l’altra per premere il tasto play. Ti avvicini il più possibile agli altoparlanti del portatile fino a ritrovarti con la faccia sulla tastiera, spaventando il tuo collega che, vedendoti così, pensa che tu sia collassato, presumibilmente stremato dalla realizzazione dell’ultimo articolo. Lo tranquillizzi dicendo che stai solo cercando di ascoltare Matwe dire (forse) matve e lo sforzo di estrarre dalla borsa gli auricolari ti pareva insostenibile. Ciò pare non rassicurarlo granché, ma ti domanda solo il motivo di tale interesse. “In modo da chiamarlo per nome facendogli una domanda” rispondi saputo. “Ah, e quale sarebbe la domanda?”. Touché.

Incompleto

Dietro il tavolo con il trofeo appena conquistato in bella mostra, ci sono i vincitori del doppio Matwe Middelkoop, tutto sorridente e proteso in avanti nel riassumere l’andamento del match vittorioso, e Robin Haase, sconfitto con rimpianti da Guido Pella nella semifinale di nemmeno quattro ore prima, con la faccia di chi vorrebbe essere altrove mentre litiga con una scarpa: ha alzato la coppa, ma ha l’aria di portarsi in giro un’urna con le ceneri della sua carriera. Lo chiami per nome riportandolo perfidamente alla realtà e sfoderi una domanda che permette a te di dare sfoggio di tutta la conoscenza derivante da tre minuti di internet e a lui di trovare un gancio per sfogarsi riguardo all’incontro di singolare – che, poi, è quello che più ti interessava sentire. Per una volta, esci dalla sala interviste dandoti un paio di figurate pacche sulle spalle. Ovviamente, però, l’ex ragazza dai capelli rossi non era lì ad ammirarti.

Michelangelo Sottili

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ATP

ATP Acapulco: Paul elimina Sascha Zverev, Nadal ai quarti

Primo successo contro un Top 10 per Tommy Paul contro un Sascha Zverev senza servizio. Eliminato Auger-Aliassime, avanza Nadal

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Tommy Paul - Acapulco 2020 (foto Twitter @AbiertoTelcel)

Continuano le sorprese all’Abierto Mexicano Telcel di Acapulco: la testa di serie n.2 Alexander Zverev è stata eliminata a sorpresa mercoledì sul campo centrale dall’americano Tommy Paul, n. 66 del ranking mondiale che ha così conquistato la sua prima vittoria contro un Top 10 oltre che l’accesso ai quarti di finale di un torneo ATP 500.

L’inizio del match ha fatto rivivere a Zverev gli incubi dell’estate scorsa, quando il suo servizio si era semplicemente volatilizzato, costringendolo a commettere più di una dozzina di doppi falli a match. Nei primi due turni di battuta il tedesco è incappato in ben sei doppi falli, alcuni dei quali con la seconda di servizio finita in fondo alla rete o fuori di svariati metri, ed ha rischiato di andare subito sotto di due break, salvando ben quattro palle per lo 0-4. Paul ha giocato piuttosto teso, commettendo qualche errore da fondocampo ma cercando quasi sempre di condurre il gioco con Zverev spesso costretto alla difensiva ben oltre la linea di fondo. Anche lo statunitense ha dovuto annullare quattro palle break nel settimo game, ma a differenza del suo avversario il servizio lo ha sempre assistito, e alla fine i primi disastrosi 10 minuti di Zverev hanno fatto la differenza nel primo parziale, vinto da Paul per 6-3 in 46 minuti.

La battuta di Zverev era sembrata essersi ricomposta dopo il catastrofico inizio, tanto che l’inizio del secondo set è andato piuttosto liscio seguendo la regola dei servizi. Zverev però era chiaramente nervoso e si lasciava andare a qualche protesta plateale contro il sistema di chiamata elettronico Foxtenn, reo a suo dire di non valutare correttamente l’impatto della palla sul terreno di gioco, ma chiaramente il tedesco aveva scelto la vittima sbagliata per le sue invettive, dal momento che anche volendo il giudice di sedia non può far nulla per cambiare la valutazione elettronica (che peraltro era sembrata il più delle volte corretta). Il disastro per Sascha però era in agguato: sul 4-4, un game orribile fatto altri due doppi falli (non ne aveva commesso alcuno dal terzo game del match) e due errori gratuiti da fondo hanno condannato il giovane teutonico al break e alla sconfitta da lì a poco.

 

Come detto si tratta della prima affermazione di Tommy Paul contro un Top 10: il ragazzo del 1997, parte della “covata” di tennisti americani che ha conquistato tre titoli Slam junior nel 2015: lui si impose al Roland Garros, Reilly Opelka vinse a Wimbledon e Fritz conquistò il titolo a Flushing Meadows. Al contrario dei suoi due amici, con i quali passa parecchio tempo fuori dal campo, non era finora riuscito ad imporsi nel circuito maggiore, trascorrendo più di tre anni a viaggiare per Challenger. Paul proverà a dare l’assalto alla Top 50 affrontando nei quarti di finale John Isner, che ha superato al secondo turno il qualificato Marcos Giron.

In precedenza il torneo aveva già perso in questa giornata la testa di serie n. 4, il canadese Felix Auger-Aliassime, uscito sconfitto dal match tra due dei giocatori più in forma di questo periodo. Edmund si è infatti aggiudicato il torneo di Long Island un paio di settimane fa, mentre Auger-Aliassime aveva ottenuto due finali consecutive in Europa (a Rotterdam e Marsiglia) prima di prendere un aereo ed esordire sulla costa del Pacifico nemmeno 48 ore dopo aver giocato la finale in Provenza.

In apertura di sessione serale, la partita tra Grigor Dimitrov (n.22 ATP) e Adrian Mannarino (n. 42 ATP) ha intrattenuto gli spettatori per 2 ore e 47 minuti di lunghi scambi tra due giocatori estremamente abili a colpire la palla. Mannarino ha tentato di tessere la sua solita tela appoggiandosi ai colpi di Dimitrov, ma è mancato proprio nel momento decisivo del tie-break finale, anche perché il suo avversario ha giocato in maniera esemplare in quel frangente. Il francese si era aggiudicato il primo set salvando un set point ed aggiudicandosi gli ultimi tre punti del tie-break; poi, dopo aver ceduto il secondo parziale ed essere andato sotto di due break nel terzo, Mannarino aveva rimontato gioco dopo gioco fino ad arrivare ad avere due match-point consecutivi sul 5-4, peraltro ben cancellati da Dimitrov. Il tie-break decisivo è stato a senso unico, chiuso da uno splendido passante di rovescio da parte del bulgaro che ha chiuso con un punto esclamativo una splendida partita.

L’ultimo match della giornata è stato quello tra la prima testa di serie Rafael Nadal e il serbo Miomir Kecmanovic, nel quale il giovane balcanico è stato quasi travolto nel primo set (subito sotto 1-5 in un attimo), ma è riuscito a riprendersi dopo che il “tram Nadal” lo aveva investito giocando un ottimo secondo set. Non è però bastato, perché dopo sette game senza palle break Nadal si è inventato un passante di diritto in corsa su uno smash di Kecmanovic che sembrava aver aperto la partita come una scatoletta di tonno. Il serbo però aveva altre idee: nonostante fosse mezzanotte passata, Kecmanovic ha alzato il ritmo degli scambi strappando il servizio allo spagnolo mentre stava servendo per il match sul 5-3, ha tenuto quel ritmo folle per una splendida decina di minuti, ma poi, sul 5-6, ha iniziato a deragliare commettendo i tre errori gratuiti che hanno concluso la partita. Nadal proseguirà la sua rincorsa al titolo nei quarti di finale contro il sud coreano Soonwoo Kwon (n. 76 ATP).

I risultati completi:

K. Edmund b. [4] F. Auger-Aliassime 6-4 6-4
S. Kwon b. [8] D. Lajovic 7-6(2) 6-0
[5] J. Isner b. [Q] M. Giron 6-3 7-6(4)
[Q] T. Paul b. [2] A. Zverev 6-3 6-4
[7] G. Dimitrov  b. A. Mannarino 6-7(8) 6-4 7-6(2)
T. Fritz b. U. Humbert 6-4 6-1
[3] S. Wawrinka b.  [SE] P. Martinez 6-4 6-4
[1] R. Nadal b. M. Kecmanovic 6-2 7-5

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WTA

Jabeur firma un’altra impresa. Barty e Kuznetsova ai quarti di Doha senza giocare

Rybakina, stanca e leggermente infortunata, lascia via libera alla numero uno. Jabeur batte Pliskova… da ferma: entrerà in top 40

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La notizia del giorno, per quanto riguarda l’universo WTA, forse non solo del giorno e forse non solo per quanto riguarda l’universo WTA, è il ritiro dal tennis di Maria Sharapova. A lei prima, seconda e terza pagina; le altre per oggi possono accontentarsi delle retrovia dei quotidiani. Ed in effetti un peccato, perché l’ennesima meraviglia di Ons Jabeur in questo primo scorcio di 2020 avrebbe meritato la copertina.

A dire il vero, di concorso di colpa si è trattato perché nella seconda metà del terzo set la partita con Karolina Pliskova si è trasformata in una folle giostra. Il piatto principale sono stati i tre break consecutivi, il condimento le condizioni fisiche via via meno brillanti di Jabeur che, probabilmente a causa di un principio di crampi, ha disputato gli ultimissimi game quasi da ferma (ricordandoci un po’ la finale di Mosca persa contro Kasatkina). Il conto – salatissimo – l’ha però pagato Karolina, incapace di tenere la palla in campo di fronte a un’avversaria quasi incapace di muoversi, che pure aveva regalato i soliti novanta minuti di spettacolo di fronte a un pubblico apertamente schierato a suo favore. Per Jabeur è la quarta vittoria contro una top 10 (la seconda contro una top 5) che le vale il quarto di finale con Kvitova e la certezza di un nuovo best ranking: entrerà in top 40.

Petra Kvitova ha avuto ragione di Aliona Ostapenko in tre set, nonostante una giornata a corrente alternata. Al set decisivo, in questa stagione, Petra-ex-Petrona sta facendo sfracelli: nel 2020 ne ha giocati sei e, fatto salvo quello ceduto a Madison Keys in quel di Brisbane, ne ha vinti cinque senza mai concedere più di tre game. Occorrerebbe qui sottolineare anche la giornata censurabilissima di Ostapenko, il cui gioco non proprio percentuale mal si abbina alle ventose condizioni qatariote. Oggi il voto peggiore in pagella lo ha meritato il servizio: sei su trentuno con la seconda e undici doppi falli sono i numeri di un disastro.

DUE FORFAIT E UNA SORPRESA – Elena Rybakina ha preferito addirittura togliersi di mezzo, e c’era da aspettarselo. Quando nella serata di ieri abbiamo visto l’order of play odierno, che prevedeva il suo ottavo con Barty secondo incontro sul Centrale, circostanza che le avrebbe concesso circa sedici ore appena di riposo dopo la maratona vinta su Van Uytvanck, in redazione abbiamo iniziato a fiutare la possibilità che la kazaka import oggi potesse non scendesse in campo.

La cosa ha effettivamente preso corpo intorno all’ora di pranzo, sotto forma di un walk over che la giocatrice addebita a un leggero stiramento alla gamba destra e che noi sospettiamo abbia a che fare con la più ampia situazione contingente: il match di oggi contro la numero uno al mondo sarebbe stato il ventiseiesimo in meno di due mesi e il tredicesimo negli ultimi sedici giorni calcando i campi di tre diversi tornei. Lo sforzo di ieri, classica goccia di troppo nel vaso esondante, deve aver fatto riflettere la rampantissima Elena: tra poco si parte per il Sunshine Double, non vale la pena arrivarci con il serbatoio secco.

Per Ash qualificazione senza versare una goccia di sudore: nei quarti troverà Muguruza, emersa più facilmente di quanto sarebbe stato lecito attendersi dall’esame Yastremska. E senza giocare è entrata tra le prime otto anche Svetlana Kuznetsova, la quale ha approfittato di un ritiro un po’ meno prevedibile, quello di Amanda Anisimova. La veterana da San Pietroburgo, che ha giocato la prima delle due sfortunate finali in Qatar sedici anni fa, affronterà per un posto in semifinale Belinda Bencic, brava a dribblare qualche blackout di troppo e a eliminare la bestia nera Yulia Putintseva, vincitrice in tre dei passati quattro scontri diretti. In controllo fino al cinque a due, la quarta favorita si è fatta risucchiare fino al cinque a quattro, per poi strappare il break che ha deciso il primo set – e di fatto la partita, da quel momento in poi in discesa – in un decimo gioco da tredici punti in cui è stata costretta a cancellare quattro palle per il cinque pari.

Da quelle parti del draw è arrivata la prima sorpresa di giornata, ossia l’inopinata sconfitta patita da Kiki Bertens contro la comunque fastidiosa Saisai Zheng: la cinese, per la quinta volta in carriera ai quarti di un Premier e per la seconda a Doha, affronterà Arina Sabalenka, che ha lasciato appena tre game a Maria Sakkari.

Risultati:

[8] P. Kvitova b. J. Ostapenko 6-2 5-7 6-1
[1] A. Barty b. [14] E. Rybakina W/O
S. Kuznetsova b. A. Anisimova W/O
S. Zheng b. [7] K. Bertens 3-6 6-3 6-4
[9] A. Sabalenka b. [15] M. Sakkari 6-3 6-0
[4] B. Bencic b. Y. Putintseva 6-4 6-3
[WC] O. Jabeur b. [3] K. Pliskova 6-4 3-6 6-3
[11] G. Muguruza b. D. Yastremska 6-2 6-4

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ATP

Djokovic, un’ora di lezione a Kohlschreiber. A Dubai avanza ancora un Evans miracolato

Nole gioca una gran bella partita: ora gli manca una sola vittoria per difendere il primo posto, almeno per questa settimana. Struff batte Basilashvili in appena 39 minuti, avanza Tsitsipas

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dal sito ufficiale del Dubai Duty Free Tennis Championships

Pare che Novak Djokovic stia affrontando il torneo di Dubai come il warm-up del Sunshine Double che sarà, tra un paio di settimane. Per meglio dire: la rilassatezza è quella con cui si scende in campo quando non c’è nulla in palio (e si prova ogni soluzione tecnica traendone profitto), ferocia e concentrazione tradiscono il facilmente intuibile motivo per cui il serbo ha fatto scalo negli Emirati. Difendere la prima posizione in classifica riconquistata in Australia, trono per la cui difesa dovrà spendersi verosimilmente con un certo ardore fino alle falde del torneo di Roma, quando per il suo rivale Nadal inizierà a suonare un allarme da 3000 punti (i 1000 degli Internazionali e i 2000 di Parigi).

Per essere certo di volare in California da capoclassifica gli serve un’altra vittoria, e proverà a ottenerla ai quarti contro Karen Khachanov. Il russo costituirà certamente un banco di prova più affidabile, poiché né lo sfortunato Jaziri due giorni fa né tantomeno Kohlshcreiber oggi sono riusciti a costringere Nole al sudore. Anzi, il tedesco già sconfitto undici volte su tredici ha addirittura visto l’impietoso cronometro arrestarsi 33 secondi prima che scattasse l’ora di gioco, quasi il serbo avesse da onorare un appuntamento per cena. A lezione finita, Djokovic ha abbracciato l’avversario con fare guascone e vagamente consolatorio, somministratagli che aveva l’amara dozzina (sono infatti dodici, adesso, le sconfitte subite contro il serbo).

Kohlschreiber sicuramente non si è divertito, Djokovic – e i tifosi – certamente di più. Il serbo ha colpito con grande agio, per ricordare a chi ne lamenta un gioco troppo noioso che il suo modo di colpire la palla è un grande spettacolo, quando praticato con questa libertà d’esecuzione. E come spesso accade quando il serbo non ‘sente’ il timore di perdere, si è prodotto in vincenti di pregio assoluto. La splendida palla corta scoccata da lontanissimo – era quasi oltre il corridoio – e rivelatasi irraggiungibile per Kohli a inizio secondo set, per creare i presupposti di un immediato break, o il passante brutale con cui ha fulminato il tedesco che aveva incautamente guadagnato la rete nel terzo gioco .

Visibilmente e comprensibilmente scoraggiato, Kohlschreiber ha pure fallito un paio di comodissime benedizioni a rete (un devoto grazie a Rino per averci donato l’espressione) che se non altro hanno avuto il pregio di accorciargli l’agonia. Non era certo questo il giorno in cui dimostrare che a 37 anni può avere ancora qualcosa da dire nel circuito, sebbene il trend di classifica l’abbia visto sgusciare fuori – lo scorso maggio – da una top 50 difesa quasi ininterrottamente per dodici anni, e questo vorrà pur dire qualcosa.

GLI ALTRI INCONTRI – Nessuna grossa sorpresa, nessuno scossone consistente per il tabellone guidato da Djokovic. Degna di menzione la memorabile stesa subita da Basilashvili per mano di Struff, un 6-1 6-0 durante appena 39 minuti e 8 secondi che senza gli storici ventotto minuti dell’iconico Nieminen-Tomic di sei anni fa avrebbe forse ottenuto un piazzamento più dignitoso nella top 10 dei match più corti in Era Open. Tsitsipas ha annullato cinque palle break al tumultuoso Bublik senza per questo concedergli set, Rublev ha vinto il quindicesimo match stagionale contro Krajinovic e andrà a sfidare un sempre più miracolato Dan Evans.

Proprio il britannico è stato protagonista dell’unica partita davvero vibrante di giornata, nella quale si è permesso di annullare ben tre match point a Herbert nel tie-break del terzo set (è stato sotto 6-4 e poi 7-6). Da un lato è il francese che sta prendendo questa cattiva abitudine, se è vero che anche a Marsiglia ne aveva mancati tre contro Auger-Aliassime, dall’altro è Evans che dopo aver approfittato degli sciupii di Fognini ha trasformato un’altra sconfitta in una vittoria. Si dice che non ci sia due senza tre: dovesse ripetere l’impresa anche contro il centratissimo Rublev di queste settimane, avrebbe ottime possibilità di firmare un nuovo best ranking.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. P. Kohlschreiber 6-3 6-1
D. Evans b. P-H. Herbert 7-5 3-6 7-6(7)
[6] A. Rublev b. F. Krajinovic 7-6(3) 6-0
[2] S. Tsitsipas b. A. Bublik 7-6(1) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] D. Novak 6-3 6-4
J-L. Struff b. Basilashvili 6-1 6-0
R. Gasquet b. [8] B. Paire 6-4 6-4
[3] G. Monfils b. [Q] Y. Uchiyama 6-1 6-2

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