I numeri di una settimana per numeri uno. Ma gloria ai secondi

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I numeri di una settimana per numeri uno. Ma gloria ai secondi

Rafael Nadal e Simona Halep consolidano la leadership anche sul cemento, dopo la continuità dimostrata su terra. Tsitsipas suggerisce grandeur, Stephens invece è già grande

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1- sola la finale vinta (Montreal 2016) in tornei Premier sul cemento all’aperto negli ultimi tre anni da Simona Halep, quando è arrivata la scorsa settimana a giocare il Canadian Open. Alla suddetta vittoria, da agosto 2015 vanno poi aggiunte solo altre tre finali raggiunte dalla numero 1 al mondo in tornei di questa categoria. Dopo aver perso contro Serena Williams la finale di Cincinnati nel 2015, Halep aveva appunto poi vinto a Montreal nel 2016 (in finale su Keys) e perso nel 2017 la finale del Western&Southern Open prima (da Muguruza) e di Pechino poi (contro Garcia). In totale dalla seconda metà del 2015 sono da contarsi solo altre due finali di Halep sul cemento, tutte lo scorso gennaio: nell’International di Shenzhen (vincitrice in finale su Siniakova) e a Melbourne (perdente a un soffio dal titolo contro Wozniacki). Un buon rendimento, ma ben diverso da quello avuto su terra battuta nello stesso periodo, nel quale ha raggiunto ben quindici finali. A Montreal ha ritrovato un buon rendimento dopo dopo aver deluso a Wimbledon (eliminata al terzo turno) e sul cemento a Miami e Indian Wells: dopo una battaglia di oltre tre ore ha sconfitto Pavlyuchenkova, 28 WTA, mentre poi ha sconfitto con minor patemi Venus (duplice 6-2), 14 WTA; Garcia (7-5 6-1) 6 WTA; e Barty (6-4 6-1), 16 WTA. Al termine di una bella finale ha poi conquistato il secondo titolo in Canada, il quinto del 2018 e il 18° della carriera, sconfiggendo Stephens col punteggio di 7-6(6) 3-6 6-4. Ennesima conferma di quanto sia attualmente meritata la sua leadership.

3 – le semifinali raggiunte da Karen Khachanov nel circuito ATP prima del suo exploit canadese. Il classe ’96 russo era arrivato così avanti in un torneo ATP a Chengdu nel 2016 e a Marsiglia lo scorso febbraio, coronando in entrambe le circostanze il suo cammino con la vittoria del titolo (rispettivamente su Ramos e Pouille). Terza semifinale ad Halle nel 2017, fermato però da Federer. Nel 2017 Karen sembrava pronto a salire il famoso ultimo gradino: a fine agosto entra nella top 30 per la prima volta, ma una sola vittoria negli ultimi sei tornei stagionali gli costa la chiusura della scorsa stagione in 45° posizione. Karen, mostratosi quest’anno competitivo su ogni superficie (ottavi al Roland Garros e a Wimbledon, oltre al titolo sul duro indoor di Marsiglia), ancora doveva compiere il salto di qualità nei tornei che contano. Non aveva raggiunto nemmeno una volta i quarti nei Majors e nei Masters 1000, avendo la meglio solo una volta (su Goffin a Barcellona 2016) in tredici partite giocate contro un top ten. A Toronto il russo ha però superato alcuni di questi suoi tabù sconfiggendo nell’ordine Kraijinovic (6-3 6-2), 30 ATP, Carreno Busta (6-4 7-6), 13 ATP, Isner (duplice tie-break), 9 ATP, e Haase (6-3 6-1), 39 ATP.

 

4- le sconfitte contro tennisti non presenti nella top 50 rimediate da Dominic Thiem dopo la finale al Roland Garros 2018. Il numero 8 al mondo è arrivato in Canada avendo vinto appena tre partite dopo Parigi e con quattro sconfitte evitabili (Sugita ad Halle, Baghdatis a Wimbledon, Jarry ad Amburgo e Klizan a Kitzbuhel). Contro Tsistipas, già affrontato quattro volte (e sconfitto tre) nel 2018, il quasi 25enne (compie gli anni il 3 settembre) austriaco ha perso nettamente in due set confermando, oltre al non brillante stato di forma, i soliti problemi fuori dalla terra: appena due titoli (sul cemento di Acapulco e sull’erba di Stoccarda, e una finale sull’indoor di Metz, tutti nel 2016), nessun quarto di finale raggiunto nei Major non giocati sul rosso di Parigi e nessuna semi nei Masters 1000 che non si giocano sul mattone tritato (e in questa categoria di tornei appena quattro volte ha raggiunto i quarti). In un tennis oramai universale, Thiem resta al momento l’esempio anacronistico di specialista sul rosso.

5- le partite vinte da Jack Sock nel 2018. Un bilancio misero, ancor più se si nota che solo uno dei successi è arrivato contro un top 50 (Ferrer a Roma) e appena altre due contro top 100. Numeri impietosi, come le ben dieci eliminazioni al primo turno rimediate in questi primi otto mesi dell’anno. Una incredibile crisi di risultati, il cui ultimo episodio si è verificato a Toronto: lo statunitense, rientrato nel circuito dopo lo stop al primo turno di Wimbledon patito contro Berrettini, si è arreso in tre set a Medvedev, 68 ATP. Non accenna così a terminare la crisi di Sock, il quale, grazie al successo al Masters 1000 di Parigi Bercy e alla semifinale al Masters aveva chiuso il 2017 come ottavo giocatore del mondo e che ora rischia di uscire dalla top 20. Non sono certo problemi fisici quelli che attanagliano il 26enne del Nebraska, che in doppio nel 2018 ha invece vinto ben quattro titoli (tra i quali Indian Wells con Isner e, soprattutto, Wimbledon, con Mike Bryan).

8- i tornei giocati da Sloane Stephens e appena tre le partite vinte dopo gli US Open 2017, prima di imporsi a inizio aprile al Premier Mandatory di Miami, in finale su Ostapenko. Il grande successo professionale ed economico, specie se inaspettato, è difficile da gestire e la venticinquenne statunitense deve averlo provato duramente sulla sua pelle. Tra ottobre e febbraio, mesi nei quali aveva preso parte ai Premier di Zhuhai, Pechino e Sydney, ai due singolari della finale di Fed Cup persa con la Bielorussia e agli Australian Open, aveva dimenticato completamente il gusto della vittoria, perdendo tutti i match disputati. In cinque di queste sconfitte le avversarie non erano comprese nemmeno nella top 50. In Florida cinque mesi fa arrivava però la resurrezione: il ritorno nella top ten era solo il primo passo. Stephens si issava sino al terzo posto del ranking grazie a un’ottima stagione sulla terra, con il culmine della finale del Roland Garros persa di un soffio contro Halep. Dopo le grande delusione vissuta a Wimbledon (eliminata nettamente al primo turno da Vekic) e il brutto passo falso di Washington (sconfitta da Petkovic al secondo turno) a Montreal è arrivata in finale in scioltezza e mostrando di aver ritrovato fiducia e condizione. Sloane in Canada ha estromesso dal torneo, nell’ordine, Abanda (6-0 6-2),191 WTA; Suarez Navarro (6-2 7-5), 27 WTA; Sevastova (duplice 6-2), 19 WTA; e Svitolina (6-3 6-3), 5 WTA. In finale ha avuto diverse chance, ma si è arresa in tre set alla numero 1 del mondo. Ormai non vi sono dubbi: Sloane Stephens non è una meteora.

25 – le partite vinte da Rafa Nadal sul cemento all’aperto, da quando lo scorso fine agosto iniziò il trionfale cammino che lo portò alla vittoria degli US Open. Nello stesso periodo Rafa è incappato in appena due sconfitte: contro Federer in finale al Masters 1000 di Shanghai e in semifinale a Melbourne (si è ritirato sotto 2-0 nel quinto set contro Cilic). Un bilancio più che positivo per il campione maiorchino, anche allargando il periodo analizzato e facendolo iniziare con gli Australian Open 2017: in questo caso, si registrano 45 successi e 7 sconfitte (quattro contro Federer, una rispettivamente contro Cilic, Kyrgios e Shapovalov). Nell’ultimo anno e mezzo il numero 1 al mondo, su una superficie da lui mai troppo amata, oltre al Major newyorkese ha vinto l’Open del Canada la scorsa settimana, l’ATP 500 di Pechino e raggiunto la finale a Shanghai e Miami. Risultati ottimi per il tennista più forte di sempre sulla terra battuta, tornato a disimpegnarsi molto bene sul cemento dopo tre anni e mezzo di calo. Prima di Shanghai 2017, nei Masters 1000 sull’hard outdoor non arrivava infatti in finale da Miami 2014 e non vinceva un titolo dalla doppietta nell’estate americana 2013, quando si impose a Montreal (su Raonic) e Cincinnati (su Isner). Anche considerando uno spettro più ampio di tornei, dopo la magica estate 2013 culminata con la vittoria degli US Open, prima dell’agosto scorso, aveva vinto un solo titolo sul cemento, a Doha 2014 in finale su Monfils. Non è più il giocatore esplosivo e ingiocabile di qualche anno fa ma è altrettanto dominante: la parola fenomeno con lui non è sprecata.

52- settimane, l’arco temporale nel quale Stefanos Tsitsipas, autore della brillante cavalcata che lo ha portato a Toronto a sconfiggere nello stesso torneo quattro top 10 (Thiem, Djokovic, Zverev e Anderson) non aveva ancora vinto una partita nel circuito maggiore. Il greco esattamente un anno fa si era già qualificato per cinque tornei (tra cui Roland Garros e Wimbledon) ma non aveva ancora vinto un incontro ATP  (a fine marzo 2017 perdeva addiritura una semifinale all’ITF di Santa Margherita di Pula dal nostro Giustino). Stefanos è stato autore di una crescita eccezionale dallo scorso settembre, quando ha vinto il Challenger di Genova e poi è arrivato in finale in quello di Brest. Nei mesi finali della passata stagione, soprattutto, ha sconfitto tre top 50 (Struff, Kachanov e Cuevas) e ad Anversa addirittura il beniamino di casa David Goffin, che nelle settimane successive sarebbe assurto ad assoluto protagonista del tennis mondiale con la finale al Masters e in Davis.

Nel 2018 erano sin qui arrivate la finale all’ATP 500 di Barcellona (sconfiggendo Thiem), le semifinali all’Estoril (vittoria su Anderson) e a Washington (sconfitta contro Zverev). Anche molto importanti potevano considerarsi i successi conseguiti contro top 20 (Schwartzmann e Carreno Busta a Barcellona, Pouille ad Halle, nuovamente Goffin nella capitale statunitense). In Canada è arrivata la conferma di essere di fronte a un talento cristallino. Per giungere in finale, Tsitsipas ha mostrato soprattutto carattere e coraggio: sia contro Zverev (due) che contro Anderson (uno) ha dovuto annullare match point dopo aver rimontato un set di svantaggio. Contro Nadal, dopo aver regalato il primo set al numero 1 al mondo, ha avuto la chance di portare la finale al terzo e decisivo set ma non l’ha colta. Il greco giocherà Cincinnati da n.15 del mondo e si prepara agli US Open con la fiducia di chi sa di essere già pronto a giocarsela con qualunque campione.

129 – il best ranking raggiunto da Ashleigh Barty nella sua “prima” carriera professionistica. L’australiana classe ’96, dopo un brillante percorso tra gli Juniores (finale a Wimbledon e semi agli US Open nel 2011) tra i pro aveva inizialmente brillato solo in doppio (finali nel 2013 in tre Major su quattro: a Melbourne, Londra e New York). Una pressione troppo forte le aveva tolto la gioia di stare in campo: dopo un 2014 molto deludente, trovava il coraggio di abbandonare il circuito. “Amo il tennis ma ero diventata una robot, e non era ciò che volevo“, spiegava alla stampa. Provava così a diventare giocatrice professionista della sua altra grande passione, il cricket, ma nei primi mesi del 2016 ci ripensava e tornava al suo primo amore, tornando dopo diciotto mesi nuovamente su un campo di tennis. Nel 2016 da n.623 WTA raggiungeva i quarti all’International di Nottingham. Tuttavia è il 2017 l’anno della svolta: parte da 271 e termina in top 20, grazie al titolo a Kuala Lumpur e due finali nei Premier di Birmingham e Wuhan, torneo nel quale sconfigge ben tre top 10 (Pliskova, Ostapenko e Konta).

Nel 2018 sta confermando tutto il suo potenziale. Giunta a Montreal col best ranking (16 WTA) ha impiegato quasi tre ore per avere la meglio su Begu, 55 WTA. Fino alla semifinale persa contro Halep non ha poi perso più un set per avere la meglio su Van Uytvanck (7-6 6-2), 31 WTA, Cornet (7-6 6-4), 44 WTA e Bertens (6-3 6-1) 18 WTA.

1881 – l’anno della prima edizione del torneo maschile degli Open del Canada (il 1892 è la data iniziale del torneo femminile): una competizione con un albo d’oro pieno di campioni che hanno fatto la storia del tennis e che per numero di edizioni è inferiore solo a Wimbledon e US Open. Giocato a Toronto sino al 1979 su campi in terra, soprattutto nella versione maschile ha sempre avuto un grande prestigio, con Ivan Lendl mattatore (6 titoli e altre tre finali per lui). Dal 1981 il torneo maschile si tiene negli anni dispari a Montreal – quello femminile a Toronto – con inversione negli anni pari. Dal 2011, per ovviare a una calendarizzazione penalizzante dell’evento femminile precedentemente ‘incollato’ all’US-Open, i due tornei sono stati accorpati nella stessa settimana: una soluzione che ha garantito la continuità del prestigio del torneo. Per conferma consultare le entry list dell’ultima edizione. nella quale l’unico top ten – tra uomini e donne -assente è stato Roger Federer, vincitore nel 2004 e nel 2006 del Canadian Open.

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Classifica ATP: sei italiani in top 100

Sonego ritorna tra i migliori giocatori del mondo (e dopo Montecarlo salirà ancora). Salti in ‘alto’ per Garin e Ruud

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In attesa che il Masters 1000 di Montecarlo emetta le sue sentenze, dedichiamo un commento “light“ alla classifica ATP, poiché i principali tornei disputati la scorsa settimana – a Houston e Marrakech – hanno determinato poche variazioni di rilievo se non nelle posizioni di seconda fascia e sulla classifica riservata ai giovani leoni della NextGen.
Nella “Race to Milan” il norvegese Casper Ruud, sfortunato protagonista della finale texana, ha guadagnato due posizioni e si è portato al sesto posto. Davanti a lui troviamo De Minaur, Tiafoe, Shapovalov Aliassime e Tsitsipas. Alle sue spalle Kecmanovic e Ugo Humbert.

Dando per certo il forfait del capolista greco nell’ipotesi in cui raggiungesse la qualificazione alle Finals londinesi, la lista dei partecipanti alla kermesse milanese è quindi attualmente composta dai giocatori sopra menzionati ai quali si aggiungerà una wild card italiana di pari età. Una lista di lusso dal momento che tra loro il peggio classificato è Kecmanovic, al momento numero 91 del mondo.

 

Immutata invece sia la classifica dei primi otto giocatori della Race…

RACE TO LONDON
Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
4SvizzeraFederer2280
1SerbiaDjokovic2225
2SpagnaNadal1605
8GreciaTsitsipas1460
5AustriaThiem1145
10USAIsner1060
19FranciaMonfils995
14RussiaMedvedev895
22SpagnaBautista Agut890
6GiapponeNishikori890

… sia quella relativa ai primi 20 della classe:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20
PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic11070 =
2SpagnaR. Nadal8725 =
3GermaniaA. Zverev6040 =
4SvizzeraFederer5590 =
5AustriaThiem4765 =
6GiapponeNishikori4200 =
7Sud AfricaAnderson4115 =
8GreciaTsitsipas3240 =
9Argentinadel Potro3225 =
10USAIsner3085 =
11CroaziaCilic3015 =
12RussiaKhachanov2810 =
13CroaziaCoric2345 =
14RussiaMedvedev2295 =
15CanadaRaonic2140 =
16ItaliaCecchinato2021 =
17GeorgiaBasilashvili1930 =
18ItaliaFognini1885 =
19FranciaMonfils1875 =
20CanadaShapovalov1820 =

È del norvegese figlio d’arte – suo padre Christian a metà anni ‘90 giunse al numero 39- il progresso più significativo messo a segno da un top 100 negli ultimi sette giorni: grazie alla finale di Houston Casper Ruud ha infatti scalato 27 gradini. Colui il quale in  quella finale ha invece trionfato, Cristian Garin al suo primo successo ATP, fa quasi altrettanto bene: + 26. Entrambi hanno abbondantemente migliorato il loro precedente best ranking, come avremo presto modo di vedere.

CASA ITALIA -Lorenzo Sonego , giunto ai quarti di finale a Marrakech, è rientrato tra le fila dei 100 migliori giocatori del pianeta. Mentre scriviamo il ventiquattrenne torinese è però già virtualmente intorno alla settantacinquesima posizione grazie al terzo turno brillantemente raggiunto a Montecarlo.

Terzo turno raggiunto nel principato anche da Marco Cecchinato con una superba prestazione di tecnica e personalità. Il siciliano è ora a soli nove punti di distanza dal quindicesimo posto di Milos Raonic assente a Monaco. Non aggiungiamo altro per scaramanzia.

Anche da Gianluca Mager giungono buone nuove per il nostro movimento tennistico. Dopo il Challenger di Coblenza vinto a gennaio, Mager ha vinto anche quello di Barletta ed ha fatto per la prima volta il suo ingresso nella top 150; sono quasi 130 le posizioni conquistate dall’allievo di Matteo Civaroli da inizio stagione.

Diciannove gli italiani presenti nella top 200. Rispetto a sette giorni manca all’appello Matteo Donati:

ClassificaGiocatorePuntiVariazione
16Cecchinato2021=
18Fognini1885=
46Seppi9701
55Berrettini927=
93Fabbiano6481
96Sonego6227
110Lorenzi545-2
142Quinzi3914
144Mager38731
146Vanni3801
150Caruso3684
151Baldi364=
154Travaglia3571
159Bolelli340-16
162Giannessi333-5
173Giustino315-4
189Napolitano28010
196Marcora271-3
198Arnaboldi267-18

Alle loro spalle Lorenzo Musetti, reduce da un’ottima performance al Challenger di Barletta, sale di 98 posizioni ed entra in top 500 al numero 498, mentre il suo gemello diverso, Jannik Sinner, si avvicina alla top 300: è 311esimo e primo italiano nella classifica NextGen al numero 14.

Questa settimana i complimenti per avere raggiunto il “career best ranking” vanno a:

  • Cristian Garin – n. 47
  • Casper Ruud – n. 6

e, ca va sans dire, all’immancabile indiano Gunnaswaran che, zitto zitto, dopo una breve pausa ha ripreso  la sua lenta ma inesorabile ascesa al proprio Nirvana tennistico sedendosi sulla poltrona numero 80. Ma siamo pronti a scommettere che non si fermerà lì.

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Focus

Numeri: futuro radioso per il tennis polacco? Italiani, è ora di rialzarsi

A Hurkacz si affianca Swiatek: la Polonia ha di che sperare per il futuro. Italia, la scorsa settimana bene solo Sonego: bisogna cambiare marcia

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Iga Swiatek - Lugano 2019 (via Twitter, profilo ufficiale della giocatrice)

0 – i quarti di finale nel circuito maggiore raggiunti prima della scorsa settimana dalla non ancora maggiorenne Iga SwiatekVincitrice dell’ultima edizione di Wimbledon juniores, sebbene già nell’aprile di un anno fa in un ITF avesse sconfitto una top 100 come Duque Marino, sino allo scorso luglio non era nemmeno presente nella top 300 del ranking WTA. La giovane polacca era stata comunque capace di chiudere lo scorso anno come 186 WTA, grazie alla vittoria nella seconda parte dell’anno di due ITF da 60000$. Nel 2019 è riuscita a fare ulteriori passi in avanti, qualificandosi agli Australian Open, nei quali ha anche guadagnato l’accesso al secondo turno, dove ha perso contro Giorgi. Dopo essersi qualificata e aver raggiunto gli ottavi anche all’International di Budapest (giocato sul duro indoor), non è riuscita ad accedere al main draw nè a Indian Wells nè a Miami.

Sulla terra rossa di Lugano è arrivata però sino alla finale (vinta da Hercog 6-3 3-6 6-3), superando molto facilmente la qualificata Zavatska (6-3 6-0) e una ex 35 WTA come Krystina Pliskova (6-0 6-1). Soprattutto, Iga ha sconfitto due tenniste di buonissima classifica come Kuzmova (4-6 6-3 6-2), 46 WTA agli ottavi e Lapko (4-6 6-4 6-1), 65 WTA ai quarti. L’accesso alla finale del torneo svizzero le è valso l’ingresso nella top 100 e lo scettro di numero 1 polacca. Una nazione sino a un decennio fa senza grandi tradizioni tennistiche, che però meno di un anno fa ha visto ritirarsi l’ex numero 2 del mondo Agnieska Radwanska (unica del suo Paese ad essere arrivata nella top 20), ma alla quale appartengono parte dei geni di due numero 1 come Kerber (che ha la cittadinanza polacca) e Wozniacki (i genitori lo sono e lei parla polacco). La Polonia ha un bel presente e un probabile futuro radioso nel tennis, con Hurkacz e Swiatek.

Iga Swiatek

8 – le sconfitte contro tennisti oltre la 50° posizione del ranking rimediate da Zverev negli ultimi sedici tornei da lui giocati. Un bilancio preoccupante per il numero tre del mondo, che nel prossimo mese ha pure il grosso peso psicologico di dover difendere oltre un terzo dei punti complessivi della sua classifica, derivanti dai titoli di Madrid e Monaco di Baviera, dalla finale a Roma e dalla semi a Monte Carlo. Gulbis, Haase, Jaziri, Copil, Kyrgios, Struff, Ferrer e Munar per ultimo la settimana scorsa a Marrakech i nomi di chi, da Wimbledon in poi, lo ha sconfitto pur avendo, per motivi diversi, una classifica piuttosto mediocre. A rendere ancora più fosco il quadro per il quasi 22enne tedesco -compie gli anni sabato prossimo- ci sono i pochi picchi di rendimento avuti nel recente periodo: negli ultimi dieci mesi – oltre allo splendido titolo conquistato alle ATP Finals – ha vinto solo il torneo di Washington e raggiunto la finale ad Acapulco. Nei restanti tredici tornei giocati da giugno scorso in poi, solo a Shanghai, Basilea e Melbourne ha quantomeno almeno tre partite. Un fattore può far sorridere il tedesco: sulla terra battuta negli ultimi due anni ha trovato per la prima volta la dimensione da grande giocatore (vincendo a Roma nel 2017 il primo grande titolo della carriera entrò per la prima volta nella top 10).Nel complesso, da aprile di due anni fa sulla terra rossa, ha vinto 38 delle 47 partite giocate: un ottimo bilancio, molto probabilmente sufficiente a risollevarlo in un 2019 che, prima di Monte Carlo, lo vede fuori dalla top 20 della Race.

 

9 – i tennisti italiani impegnati nel circuito la scorsa settimana. Ben tre di loro si sono fermati al primo turno: Lorenzi non è riuscito a tornare a vincere una partita sulla terra in un evento ATP (l’ultima volta risale allo scorso maggio a Istanbul) ed è stato sconfitto 7-6 6-4 da Galan Riveros, 241 ATP. Thomas Fabbiano, impegnato a Marrakech nell’unico torneo del circuito maschile sul continente africano, ha dovuto rimandare il ritorno al successo in un main draw ATP, che al momento manca dal terzo turno raggiunto a Melbourne. Non è andato bene neanche il ritorno di Fabio Fognini nel Gran Prix Hassan II, giocato per tre volte tra il 2009 e il 2012, nelle quali aveva raggiunto in una sola circostanza i quarti di finale. Il ligure, impegnato contro Vesely, sconfitto in tre occasioni su quattro, ha purtroppo visto ripetersi il risultato dello scontro diretto dell’ultimo Wimbledon, con il ceco vincitore per 7-6 6-4: è arrivata per l’ex 13 ATP così la settima sconfitta negli ultimi otto incontri giocati in questo sinora maledetto 2019.

Le buone notizie arrivano da Lorenzo Sonego: il quasi 24enne piemontese torna nella top 100 grazie ai quarti raggiunti in Marocco: dopo essersi qualificato senza perdere un set contro Vatutin e Berlocq, nel tabellone di singolare ha avuto la meglio su avversari di buonissimo livello come Djere (duplice 6-3), 32 ATP – quella contro il serbo è stata la sua settima vittoria in dodici confronti contro top 50 – e Haase (7-6 6-3), per poi arrendersi a Tsonga (6-3 6-2). Continuano i progressi di Lorenzo, qualificatosi anche a Montecarlo e impegnato oggi nel derby contro Seppi: sino a inizio dell’anno scorso, a 22 anni e mezzo, non era mai riuscito a entrare nella top 200. Grazie al duro lavoro di questi anni adesso è in lenta ma costante ascesa e, c’è da scommetterci, non si fermerà dove è arrivato sinora.

Tra le donne, la maggiore soddisfazione è arrivata da Sara Errani, tornata ai quarti di un torneo WTA, un risultato che non centrava da inizio maggio scorso (International di Rabat). Quello colombiano era il sesto torneo giocato da quando a febbraio l’ex finalista del Roland Garros è rientrata dalla squalifica per doping (da lei sempre contestata). Con una classifica che la vede fuori dalla top 200, ha affrontato con umiltà le quali, dove è stata anche fortunata. Dopo aver sconfitto nel tabellone cadetto la statunitense Lao in tre set, in altrettanti parziali aveva infatti perso il derby contro Paolini. Il ritiro di tre giocatrici ha permesso il suo ripescaggio nel tabellone principale, dove ha sconfitto due top 200 come Bara (4-6 6-2 6-3) e Schoffs (6-2 6-1) prima di avere semaforo rosso da Sharma, 138 WTA (6-1 7-5). Brava anche Paolini a bissare il secondo turno conquistato lo scorso anno a Bogotà: non giocava un torneo WTA dal maggio scorso a Praga e in Colombia, dopo essersi qualificata, ha vinto su Di Lorenzo (6-2 3-6 6-4) per poi arrendersi a Arrabuarrena (7-6 6-1). Raggiunge intanto il best ranking personale, 165 WTA, Giulia Gatto Monticone, brava a Lugano a guadagnarsi il terzo tabellone principale della carriera, a cinque anni di distanza dall’ultimo. La prima vittoria a livello WTA è stata però rimandata per la 31enne torinese, sconfitta da Kuzmova con un duplice 6-2. In Svizzera hanno disputato le qualificazioni anche Martina Di Giuseppe – la 28enne romana vincendo un incontro ha guadagnato il best career ranking di 179 WTA – e Deborah Chiesa, ma entrambe non sono riuscite a qualificarsi.

16 – gli anni che Christian Garin aveva quando nel febbraio 2013 sconfiggeva al primo turno dell’ATP di Vina del Mar il qualificato Dusan Lajovic. Sembrava l’epifania di un campione annunciato: dal 2000 in poi era appena il quinto giocatore – dopo Nadal, Gasquet, Harrison e Tomic – a vincere una partita del circuito maggiore da non ancora diciassettenne. Tanto più che il cileno in quell’anno trionfava al Roland Garros juniores in finale su Alexander Zverev. Ma se il tedesco entrava nel maggio 2105 -poche settimane dopo essere diventato maggiorenne – per la prima volta nei primi 100, il cammino nel tennis professionistico del tennista nato a Santiago del Cile si è rivelato decisamente più travagliato. Dopo il successo nel 2013 su Lajovic non aveva infatti vinto nessuna partita nel circuito maggiore sino all’inizio di quest’anno: negli anni precedenti, nel suo palmares c’erano solo due qualificazioni a Wimbledon e ad altri due eventi ATP, un’unica vittoria su un top 50 (Almagro) e quattro titoli a livello Challenger (tutti sulla terra rossa). Tre di questi successi erano stati ottenuti nel 2018 e gli avevano consentito, assieme a tre finali nello stessa categoria di tornei, di chiudere lo scorso anno come 84 ATP.

Nel 2019, dedicatosi esclusivamente al circuito maggiore, non aveva brillato sino all’ultima tappa del circuito sulla terra rossa sudamericana, quella di San Paolo, nella quale si è spinto, senza dover eliminare nessun top 50, sino in finale, persa contro Pella. Dopo aver saltato Indian Wells e Miami, è tornato sull’amata terra rossa, a Houston, dove ha lottato contro Cuevas (6-4 4-6 6-2) e, soprattutto, contro Chardy, al quale ha annullato cinque match point (3-6 7-6 7-6) per ottenere la prima vittoria della carriera in un torneo ATP contro un top 50. Nei quarti ha eliminato facilmente Laaksonen (6-3 6-2), così come in semi analogamente si è liberato dell’ostacolo rappresentato da Querrey (7-6 6-2). La seconda finale della carriera a livello ATP è stata quella giusta per vincere il primo titolo e fare un salto di circa 25 posizioni, capace di farlo entrare nella top 50: Ruud è stato sconfitto 7-6 4-6 6-3.

Christian Garin – Houston 2019 (via Twitter, @mensclaycourt)

19 – le semifinali conquistate nel circuito maggiore da Benoit Paire. Dalla prima, raggiunta sette anni fa sulla terra di Belgrado (si arrese poi in finale al nostro Seppi) ne erano arrivate altre diciotto – due sull’erba e il resto quasi perfettamente distribuito tra terra, duro indoor e cemento all’aperto – in ogni condizione di gioco, a riprova dell’eccleticità di questo tennista. Facile individuare la più importante in quella persa al Masters 1000 di Roma nel 2013 contro Roger Federer: eccezion fatta per quelle a Tokyo e Barcellona, tutte le altre sono giunte in ATP 250. Il talentuoso francese, escludendo il disgraziato 2014, anno in cui si operò al ginocchio sinistro, uscendo per la prima volta dalla top 100, fascia del ranking in cui aveva esordito nel 2010, ha sempre avuto una buona classifica. Grazie agli ottimi piazzamenti nei tornei minori (negli Slam vanta appena due ottavi, US Open 2015 e Wimbledon 2017; nei Masters 1000, a parte quello romano non è nemmeno più arrivato ai quarti) in due momenti separati della carriera, prima e dopo della suddetta operazione, è riuscito a entrare nella top 30, sin su all’ingresso tra i primi 20 nel mondo e al best career ranking di 18 ATP (gennaio 2016).

Sulla soglia dei trenta anni – li compie tra meno di un mese – stava però vivendo una preoccupante flessione di rendimento: da gennaio 2018 non andava oltre i quarti di finale in un torneo ATP, in conseguenza a uno scadimento di forma evidenziatosi con particolare gravità dall’ultimo Roland Garros in poi. Infatti, dopo lo Slam parigino in appena due circostanze – terzo turno a Wimbledon e quarti a Pune – aveva vinto due partite di fila nello stesso torneo del circuito maggiore. Come inevitabile conseguenza, da quasi due mesi era uscito dalla top 60, nella quale era costantemente stato sin dal sinora unico torneo vinto a Baastad nel luglio 2015 (vanta altre quattro finali). A Marrakech ha ottenuto il secondo titolo della sua carriera: dopo aver molto sofferto al primo turno – prima di sconfiggerlo 3-6 6-4 7-5, Bedene nel decimo gioco del terzo è andato a servire per il match – ha trovato fiducia, mettendo in riga Herbert (6-4 6-2), Munar (6-1 6-3), Tsonga (2-6 6-4 6-3) e in finale Andujar (6-2 6-3). Buona notizia per il tennis, vedere Paire avere grande voglia di vincere partite.

34 – i tornei del Grande Slam giocati da Polona Hercog, ma solo in due di essi è riuscita ad arrivare al terzo turno. Non ha dunque sinora reso al meglio nei tornei importanti la 28enne slovena, ancora mai in grado di superare in carriera una top 10, ma ha vinto la scorsa settimana il torneo di categoria International di Lugano. Quello svizzero è il terzo messo in bacheca da Polona, in una carriera che le ha sinora permesso di issarsi sino al 35° posto del ranking WTA (nel settembre 2011) grazie a numerosi piazzamenti (sette finali complessive per lei, tutte sulla terra rossa) nei tornei più piccoli (anche nei Premier, in tutta la carriera ha raggiunto una sola volta i quarti, quando giunse in semifinale a Charleston nel 2012). La tennista riconoscibile anche per la sua scelta di tatuare completamente le due braccia, staziona stabilmente nelle prime 100 – ad eccezione di una piccola manciata di settimane nella primavera 2013, dal luglio 2009 – da quando, appena ventenne, confermava il talento mostrato da juniores nella cui categoria aveva vinto due Slam in doppio.

Il maggiore momento di difficoltà lo ha vissuto tra la fine del 2016 e inizio del 2017, quando, per recuperare da una frattura da stress alla spalla e dagli infortuni al ginocchio sinistro e alla scapola destra, si assentò dal circuito per sei mesi, rientrando solo al Roland Garros di due anni fa, ormai fuori dalla top 200. A gennaio 2018 era però nuovamente tra le prime 100 e nello scorso maggio raggiungeva anche la finale a Istanbul, persa contro Parmentier. Nelle ultime settimane aveva mostrato di essere in un buon momento superando le quali a Doha, Dubai e Miami e a Lugano ha raccolto il lavoro dei precedenti mesi. Ha esordito eliminando Suarez Navarro (3-6 6-3 6-4) al primo turno, ha ottenuto la seconda vittoria negli ultimi quattro anni contro una top 30, poi ha fermato Cirstea, andata a servire per il match nel secondo parziale (3-6 7-6 6-0). Nei quarti ha eliminato Kudermetova (6-4 6-1), poi Fierro (7-5 6-4). In finale ha infine impiegato due ore e sedici minuti per imporsi su Swiatek (6-3 3-6 6-3).

39 – il best career ranking di Christian Ruud, ex tennista professionista e padre di Casper, la settimana scorsa finalista sulla terra di Houston. Il 20enne norvegese sembra avere tutte le carte in regola per fare ancora meglio del genitore e attuale coach, capace da giocatore di arrivare in finale a Baastad nel 1995 e di sconfiggere agli Australian Open Corretja, 3 del mondo, e Kafelnikov a Monte Carlo, allora quarto giocatore del ranking. L’attuale 68 ATP (best career ranking) si era fatto conoscere al grande pubblico già due anni fa, quando, a diciotto anni compiuti da nemmeno due mesi aveva raggiunto la semifinale all’ATP 500 di Rio De Janeiro, un risultato che gli era servito da volano per fargli sfiorare la top 100. Allontanatosi da quel range di classifica nuovamente nella prima parte del 2018 -un anno fa perdeva da 205 del mondo a Francavilla la finale contro Quinzi- nell’ultima edizione di Baastad sconfiggeva, in uno scontro generazionale, per la prima volta un top 50, Ferrer, e arrivava sino ai quarti.

Casper chiudeva la scorsa stagione nuovamente in prossimità dei primi 100, anche grazie a due finali e tre semi a livello Challenger. La terra rossa brasiliana che gli aveva consentito i primi importanti risultati, ha permesso lo scorso febbraio al promettente norvegese – solo Auger-Aliassime, Shapovalov e De Minaur, tra chi gli è più avanti in classifica, sono più giovani di lui – l’ingresso nella top 100, grazie ai quarti a Rio e alla semifinale di San Paolo. A Houston per arrivare un finale non ha ha dovuto eliminare nessun top 50: ha prima sconfitto il numero 1 boliviano e 76 ATP Delien (7-6 6-4), poi Opelka (4-6 6-4 6-4) e Granollers (6-0 6-1) e, in semi, Galan Riveros (7-5 6-2).In finale contro Garin, come accaduto già nella semifinale di San Paolo, non ha potuto fare altro che arrendersi.

Casper Ruud – Rio de Janeiro 2019 (foto via Twitter, @RioOpenOficial)


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Focus

WTA Ranking: Anisimova vicina alla top 50, Swiatek nelle 100

Amanda Anisimova, con il primo titolo WTA, si posiziona al n.54, la polacca, finalista a Lugano, sale al n.88. Per entrambe c’è la possibilità di guadagnare molte posizioni in classifica nei prossimi mesi. Rientra in top100 Kuznetsova

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Questa settimana non ci sono movimenti rilevanti nella top20, nella quale soltanto Julia Goerges (+1, n.17) ed Elise Mertens (-1, n.18) si muovono, scambiandosi la posizione. Scorrendo la classifica, vediamo che Camila Giorgi cede il n.30 a Mihaela Buzarnescu. Le protagoniste del ranking, sebbene in posizioni di seconda fascia, sono le diciassettenni Amanda Anisimova e Iga Swiatek.

La giovane americana ha vinto il suo primo titolo WTA a Bogotà. Questa affermazione le permette di salire di 22 posti e di vedere da vicino la top50. Infatti oggi è al n.54, ritoccando di 5 posti il suo precedente best ranking (n.59). Ora l’aspetta una parte della stagione dove non ha alcun risultato da difendere. Infatti il primo torneo in scadenza è a fine luglio (San Josè, 80 punti). Guardando al ranking e considerato che da ora fino ad agosto qualsiasi risultato otterrà saranno punti in entrata, possiamo affermare che la top40 è alla sua portata, anzi, se non la centrasse, sarebbe una mezza débâcle. Infatti, oggi, il n.40 dista solo 197 punti, ampiamente “guadagnabili” nei prossimi tornei anche con un minimo sforzo. La top30, invece, è a poco più di 600 punti: sarebbe un traguardo raggiungibile con due Premier Mandatory, due Slam e altri tornei Premier a disposizione. Ben più impegnativo, ma non precluso, l’ingresso tra le 20. Attualmente Belinda Bencic, n.20, è a 1467 punti di distanza: servirebbe una prestazione di rilievo in uno o più Slam o in entrambi i Mandatory per arrivare a coprire questo gap. Ad onor del vero, anche se non entrasse in top20, potrebbe comunque avvicinarvisi molto. Ad esempio, la n.23, Bianca Andreescu, è avanti di “soli” 931 punti. Certo, sono quasi il doppio di quelli che ha ora ma è probabilmente un obiettivo più realistico, seppur molto ambizioso,  per il proseguo della stagione, rispetto alla top20. A 17 anni, senza aver nulla da perdere, mi sembra sia giusto puntare in alto.

 

Iga Swiatek, invece, non è riuscita ad assicurarsi il titolo a Lugano, arrendendosi in finale a Polona Hercog (+25, n.64). Questo risultato permette però alla polacca di entrare per la prima volta in top100. Sono ben 27 posti in più per Swiatek, che sale dal n.115 fino al n.88. Per lei nel 2018 ci sono stati ottimi risultati ma solo a livello ITF. Ad esempio la prossima settimana le scadranno i 51 punti della vittoria  a Pelham e con ogni probabilità perderà qualche posizione. Tuttavia, con questa nuova classifica potrà accedere al main draw dei prossimi slam e con essi alla possibilità di guadagnare punti pesanti per scalare posizioni. Dove la troveremo a fine anno?

Altri movimenti di rilievo riguardano Svetlana Kuznetsova (+9, n.100), nei quarti al Samsung Open di Lugano, Vitalia Diatchenko (+22, n.73), vincitrice a Instabul,  Kristyna Pliskova (+14, n.87) e Fiona Ferro (+16, n.92), entrambe semifinaliste in Svizzera. Fuori dalle 100, Astra Sharma, battuta da Anisimova a Bogotà, guadagna 36 posti e si posiziona al n.102.

Escono dalla top100 Dalila Jakupovic (-13, n.103), semifinalista in Colombia un anno fa, Anna Karolina Schmiedlova (-39, n.105), campionessa uscente a Bogotà, e Stefanie Voegele (-12, n.109), semifinalista nella precedente edizione del torneo di Lugano.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 5967 18
2 0 Simona Halep 5782 17
3 0 Petra Kvitova 5645 21
4 0 Karolina Pliskova 5580 22
5 0 Angelique Kerber 5220 20
6 0 Elina Svitolina 5020 19
7 0 Kiki Bertens 4640 26
8 0 Sloane Stephens 4386 22
9 0 Ashleigh Barty 4275 19
10 0 Aryna Sabalenka 3520 26
11 0 Serena Williams 3461 10
12 0 Caroline Wozniacki 3421 19
13 0 Anastasija Sevastova 3145 23
14 0 Madison Keys 3011 15
15 0 Anett Kontaveit 2845 23
16 0 Qiang Wang 2812 22
17 1 Julia Goerges 2630 25
18 -1 Elise Mertens 2580 24
19 0 Garbiñe Muguruza 2525 22
20 0 Belinda Bencic 2515 24

CASA ITALIA

Come già detto, Camila Giorgi esce dalla top30. Dietro di lei, ci sono 4 giocatrici in forte ascesa: Sara Errani (+36, n.207)Jasmine Paolini (+9, n.178), rispettivamente nei quarti e agli ottavi a Bogotà, Giulia Gatto-Monticone (+8, n.165), Martina Di Giuseppe (+7, n.179). Crollano, invece, Anastasia Grymalska (-17, n.247), finalista a Santa Margherita di Pula nel 2018, e Gaia Sanesi (-30, n.424), che si è fermata prima della finale a Jackson, raggiunta invece  un anno fa. In discesa, ma in modo più contenuto, Jessica Pieri (-9, n.301) e Cristiana Ferrando (-9, n.466).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
31 -1 Camila Giorgi 1604 18
146 1 Martina Trevisan 405 24
165 8 Giulia Gatto-Monticone 357 31
178 9 Jasmine Paolini 336 31
179 7 Martina Di Giuseppe 335 27
207 36 Sara Errani 286 14
247 -17 Anastasia Grymalska 223 29
301 -9 Jessica Pieri 157 19
309 1 Stefania Rubini 150 23
323 1 Deborah Chiesa 138 27
386 -6 Georgia Brescia 94 19
410 0 Lucrezia Stefanini 81 18
424 -30 Gaia Sanesi 76 13
426 -2 Martina Caregaro 76 16
431 0 Lucia Bronzetti 75 15
449 2 Camilla Rosatello 64 11
460 -2 Martina Colmegna 60 18
466 -9 Cristiana Ferrando 58 16
479 -3 Dalila Spiteri 54 10
504 0 Federica Di Sarra 45 19

NEXT GEN RANKING

Amanda Anisimova scala una posizione e sale al n.4 del ranking. L’americana è a pochi posti dal n.3 di Vondrousova, ma non dista molto nemmeno dal n.2 di Yastremska. Kaja Juvan sale al n.8. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Bianca Andreescu 2000 23
2 0 Dayana Yastremska 2000 37
3 0 Marketa Vondrousova 1999 47
4 1 Amanda Anisimova 2001 54
5 -1 Anastasia Potapova 2001 74
6 0 Iga Swiatek 2001 88
7 0 Olga Danilovic 2001 119
8 1 Kaja Juvan 2000 141
9 -1 Elena Rybakina 1999 161
10 0 Claire Liu 2000 167

NATION RANKING

Non ci sono novità rilevanti nella classifica per Nazioni. L’Australia aggancia al n.7 la Bielorussia, la Spagna rientra al n.10, estromettendo il Belgio. Le altre posizioni sono stabili, rispetto al ranking di sette giorni fa. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 33
2 0 Repubblica Ceca 48
3 0 Ucraina 69
4 0 Germania 82
5 0 Russia 84
6 0 Cina 101
7 0 Bielorussia 106
  1 Australia 106
9 0 Romania 115
10 Spagna 121
LE TOP 50
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 5967 18
2 0 [ROU] Simona Halep 27 5782 17
3 0 [CZE] Petra Kvitova 29 5645 21
4 0 [CZE] Karolina Pliskova 27 5580 22
5 0 [GER] Angelique Kerber 31 5220 20
6 0 [UKR] Elina Svitolina 24 5020 19
7 0 [NED] Kiki Bertens 27 4640 26
8 0 [USA] Sloane Stephens 26 4386 22
9 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 4275 19
10 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3520 26
11 0 [USA] Serena Williams 37 3461 10
12 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3421 19
13 0 [LAT] Anastasija Sevastova 29 3145 23
14 0 [USA] Madison Keys 24 3011 15
15 0 [EST] Anett Kontaveit 23 2845 23
16 0 [CHN] Qiang Wang 27 2812 22
17 1 [GER] Julia Goerges 30 2630 25
18 -1 [BEL] Elise Mertens 23 2580 24
19 0 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2525 22
20 0 [SUI] Belinda Bencic 22 2515 24
21 0 [FRA] Caroline Garcia 25 2460 22
22 0 [RUS] Daria Kasatkina 21 2355 23
23 0 [CAN] Bianca Andreescu 18 1979 19
24 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1960 24
25 0 [CRO] Donna Vekic 22 1875 23
26 0 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1767 17
27 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1718 22
28 0 [RUS] Maria Sharapova 31 1706 13
29 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 1665 24
30 1 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 25
31 -1 [ITA] Camila Giorgi 27 1604 18
32 0 [USA] Danielle Collins 25 1536 22
33 0 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1512 18
34 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1510 24
35 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 25 1495 22
36 0 [USA] Sofia Kenin 20 1458 25
37 0 [UKR] Dayana Yastremska 18 1400 22
38 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1291 23
39 0 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1253 25
40 0 [CRO] Petra Martic 28 1245 21
41 0 [CZE] Katerina Siniakova 22 1237 24
42 0 [CHN] Shuai Zhang 30 1220 23
43 0 [CHN] Saisai Zheng 25 1205 28
44 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1197 24
45 1 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1195 27
46 1 [GBR] Johanna Konta 27 1180 22
47 -2 [CZE] Marketa Vondrousova 19 1167 16
48 0 [CZE] Barbora Strycova 33 1166 23
49 0 [USA] Venus Williams 38 1115 12
50 0 [USA] Alison Riske 28 1103 24
RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti Tornei
1 0 [CZE] Petra Kvitova 2735 7
2 0 [JPN] Naomi Osaka 2371 5
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 2305 5
4 0 [AUS] Ashleigh Barty 1855 4
5 0 [SUI] Belinda Bencic 1784 10
6 0 [CAN] Bianca Andreescu 1757 8
7 0 [GER] Angelique Kerber 1455 7
8 0 [UKR] Elina Svitolina 1366 6
9 0 [ROU] Simona Halep 1246 6
10 0 [NED] Kiki Bertens 1176 9
11 0 [USA] Danielle Collins 1037 7
12 0 [ESP] Garbiñe Muguruza 965 7
13 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 926 8
14 0 [BLR] Aryna Sabalenka 886 8
15 0 [BEL] Elise Mertens 833 8
16 0 [EST] Anett Kontaveit 791 7
17 0 [CRO] Donna Vekic 746 7
18 0 [USA] Sofia Kenin 740 8
19 0 [USA] Madison Keys 730 4
20 0 [CZE] Marketa Vondrousova 680 4

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