ATP vs ITF: chi vince?

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ATP vs ITF: chi vince?

La riforma della Coppa Davis appena approvata mostra che l’ITF continua a mangiare la polvere dell’ATP; la federazione è stata battuta sul tempo anche per la competizione a squadre

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La Coppa Davis riposi in pace. A Orlando l’hanno uccisa

Tutti lo abbiamo detto, pensato e sentito dire tante volte: la grande anomalia del tennis è avere troppe sigle che gestiscono questo sport: ATP, WTA, ITF. D’altronde il tennis essendo sport individuale e molto spesso individualistico, difficilmente potrà mai diventare una macchina perfetta come, ad esempio, le quattro grandi leghe americane (NFL, MLB, NBA e NHL). Un modello basato quindi sul bene della “lega” e non su quello dei giocatori. Il tennis da quasi 30 anni è invece gestito in modo sostanzialmente “sindacale” con il bene dei giocatori e delle giocatrici che deve venire prima di qualsiasi altro aspetto.

Dal 1990 a oggi il peso dell’ATP è progressivamente aumentato e quello dell’ITF costantemente diminuito fino a quello che abbiamo visto in queste settimane: cioè il ritorno della “guerra fredda” con l’associazione giocatori in grado di accordarsi con Tennis Australia per la rinascita in grande stile della World Team Cup, che avrà ben poco a che fare con la simpatica esibizione di Dusseldorf del passato.

Un colpo anticipato degno del miglior Andre Agassi per usare una metafora tennistica: l’annuncio del 1° luglio ha anticipato di un mese e mezzo la votazione di Orlando per la “nuova” Coppa Davis.

Risultato finale: in un solo colpo l’ATP ha sostanzialmente colpito a morte le uniche due competizioni annuali di rilievo del circuito maggiore gestite dall’ITF:

  • La “nuova Coppa Davis” che si giocherà poco più di un mese prima, a stagione finita
  • La Hopman Cup, competizione a squadre miste che occupava con grande successo di pubblico la prima settimana del nuovo anno a Perth, ora a rischio sparizione

La domanda che potremmo porci è: ma se la Davis si gioca prima non è un vantaggio per l’ITF?

Non proprio, perché la collocazione in calendario è nettamente peggiore: la nuova Davis avrà inizio il 18 novembre 2019 a Madrid, il giorno dopo la finale delle ATP Finals di Londra, ovvero quando i giocatori sono già in vacanza o non aspettano altro  andarci dopo undici mesi di stagione stressante.

L’accordo ATP-Tennis Australia è invece molto più efficace: si giocherà dopo l’off-season in Australia, dove la maggior parte dei giocatori deve comunque recarsi per preparare come si deve il primo Slam dell’anno, adattandosi all’estate australiana. Questo comporterà quasi certamente la scomparsa dei due tornei ATP 250 di Brisbane (settimana 1) e Sydney (settimana 2). Così chi vorrà giocare “Down Under” per iniziare l’anno nuovo sarà sostanzialmente obbligato a disputare la nuova competizione a squadre dell’ATP.

E avrebbe altri due succulenti fattori a suo favore: 15 milioni di dollari di montepremi e fino a 1.000 punti ATP in caso di vittoria di tutti gli incontri giocati. Una competizione che dovrebbe giocarsi nell’arco di dieci giorni dal post-Natale alla prima domenica dell’anno nuovo.

L’ITF ha poche settimane a disposizione nel calendario ATP, quelle storicamente riservate alla Coppa Davis: la prima di febbraio (#5), la prima di aprile (#14), la seconda di settembre (#37) e la terza di novembre (#47) e deve usare quindi gli spazi che ha, anche se due di questi quattro spazi rimarranno vuoti a seguito della nuova riforma. Una parte dei fondi di Kosmos dovrebbe infatti essere dedicata a organizzare manifestazioni da disputarsi in quelle due settimane.

Anche l’antica idea secondo cui l’ITF avrebbe il “controllo” sui tornei del Grande Slam è ormai completamente obsoleta. Oggi i quattro super tornei del tennis sono riuniti in una sorta di consorzio, il cosiddetto Grand Slam Board, in cui si autogestiscono sotto tutti gli aspetti. Questo comitato è formato ovviamente da membri delle quattro Federazioni dei quattro paesi che li ospitano: Tennis Australia, FFT, LTA/All England Club, USTA.

Il Grand Slam Board controlla tutti gli aspetti dei 4 majors

 

Dovendo il board rispondere alle necessità dei giocatori, ovviamente sarà molto più sensibile alle richieste di ATP e WTA rispetto a quelle della Federazione Internazionale.

E allora cosa resta di veramente importante in mano all’ITF? Vista l’autogestione dello Slam, la “vendita” più o meno ufficiale della Coppa Davis al gruppo Kosmos e la probabile morte della Hopman Cup, resta il torneo olimpico che probabilmente sarà usato come leva per far disputare la “nuova Davis” cambiando i criteri di eleggibilità per Tokyo 2020.

Capite bene che sebbene le Olimpiadi abbiamo acquisito grande valore per i tennisti, avere in gestione come unico evento di rilievo un torneo che si gioca ogni quattro anni è molto riduttivo per un organismo che dovrebbe – in teoria – essere il principale ente tennistico. La speranza dell’ITF è che la nuova formula della Davis sia abbastanza ricca di denaro e di appeal da mettersi in competizione come quinto evento dell’anno dopo gli Slam. Ma sappiamo bene che le ATP Finals hanno un peso specifico molto grande per i primissimi del mondo e la stessa ATP ha messo in piedi una competizione a squadre simile alla Davis con indubbi vantaggi logistici e competitivi.

Insomma la guerra continua ma mai come oggi sembra più una recita che una reale lotta: il vincitore ormai da tempo sembra essere “il sindacato”, sebbene sia quello nato “solo” 28 anni fa.

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