Suarez Navarro in finale a New Haven: ma ha vinto una sola partita – Ubitennis

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Suarez Navarro in finale a New Haven: ma ha vinto una sola partita

Cammino incredibilmente fortunato per la spagnola che arriva in finale avendo sfruttato tre ritiri consecutivi. Troverà però una Sabalenka in condizioni strepitose

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Si può raggiungere la finale di un Premier WTA concludendo una sola partita e stando in campo appena tre ore? A quanto pare sì, se sei Carla Suarez Navarro e sfrutti la morìa di atlete e le precauzioni dovute a uno Slam ormai alle porte. La spagnola approfitta del terzo (!) ritiro consecutivo, quello di Puig, e raggiunge la finale più fortunata della sua carriera a due anni e mezzo di distanza dall’ultima disputata e vinta a Doha contro Ostapenko. A meno che i suoi poteri qui a New Haven siano davvero sconfinati, la sua fortuna dovrebbe essere finita qui: nel match per il titolo affronterà infatti una Sabalenka che fa davvero paura.

La bielorussa sta attraversando la fase più positiva della sua giovane carriera: negli ultimi due mesi ha disputato la finale sull’erba di Eastbourne (sconfitta da Wozniacki), raggiunto gli ottavi di finale a Montreal (sconfitta da Elise Mertens dopo aver avuto un match point) e infine la semifinale la settimana scorsa a Cincinnati (dove si è arresa alla numero 1 del mondo Simona Halep). Costretta ad arrendersi in semifinale Julia Goerges, n.9 WTA, giocatrice che la sua parte fulgida di carriera la sta vivendo a 29 anni, impreziosita dalla semifinale a Wimbledon (sconfitta da Serena Williams) che le ha portato in dote il suo attuale best ranking.

Aryna, a dispetto dell’inesperienza, ha giocato al meglio nei momenti topici della partita, ma l’andamento del punteggio conferma che si è trattato di un match lottato e giocato da entrambe con caparbietà e grinta, deciso da pochi punti che avrebbero potuto anche determinare un epilogo diverso. Fin dai primissimi punti si comprende che la tattica più aggressiva è quella della bielorussa che mette pressione in risposta alla sua avversaria obbligandola ad annullare sette palle break; dal canto suo Goerges si difende egregiamente e riesce ad arrivare al decimo gioco senza perdere il servizio. Sabalenka a questo punto aumenta ancora la precisione in risposta e si conquista tre set point che le consentono di avvantaggiarsi di un parziale.

 

In avvio di seconda frazione la bielorussa dimostra anche un’insolita lucidità, evitando di ripartire con troppa foga per strappare subito il servizio all’avversaria. Nonostante l’incontro sembri compromesso Julia non si arrende e continua a lottare su ogni palla, ottenendo in premio l’annullamento dello svantaggio e addirittura l’occasione di andare a servire per prolungare il match. Qui rispunta quella capacità di lettura e gestione dell’incontro della giovane tennista bielorussa che riesce invece a rimettere tutto in equilibrio e lasciare che l’eventualità di un decider venga stabilita dal tie-break. Negli ultimi punti dell’incontro a fare capolino ancora è la debordante personalità di Sabalenka, che dà prova di non temere alcuna dinamica di gioco. Se sbaglia è per mano sua, ma la partita passa sempre per le sue corde e probabilmente il canovaccio non cambierà in finale.

Aryna Sabalenka – New Haven 2018 (via Twitter, @connecticutopen)

CARLITA ‘QUADRIFOGLIO’ – Discorso a parte merita invece la seconda finalista Carla Suarez Navarro che sicuramente affronterà la finale di domani molto meno affaticata. La sua semifinale contro Monica Puig è durata appena otto giochi, peraltro equamente ripartiti, prima che la tennista portoricana si ritirasse per un problema ai muscoli addominali, certamente sollecitati nei giorni scorsi considerando che Monica è giunta alle semifinali partendo dalle qualificazioni. Quando la tua avversaria si ritira in semifinale è già una discreta mano della dea bendata, ma quando succede per la terza volta di fila? Carla ha infatti già beneficiato del ritiro dell’avversaria nei due precedenti incontri con Petra Kvitova (dopo un set vinto dalla spagnola) e con Johanna Konta (a incontro non ancora cominciato), e arriverà in finale avendo giocato appena quaranta game. Sabalenka sembra scoppiare di salute, ma fossimo nei suoi panni qualche scongiuro cominceremmo a farlo tanto per non lasciare nulla di intentato.

Andrea Franchino

Risultati:

A. Sabalenka b. [6] J. Georges 6-4 7-6(3)
C. Suarez-Navarro b. [Q] M. Puig 4-4 rit.

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Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

 

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

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Focus

WTA Dubai: fuori Mertens, altro ritiro per Wozniacki

Esausta, la campionessa di Doha cede alla qualificata cinese Lin Zhu: con le eliminazioni di Sevastova, Goerges e Kontaveit sono già quattro le teste di serie costrette a lasciare l’emirato. Continua il nebuloso periodo di salute di Caroline Wozniacki

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Primo turno di un lunedì uggioso a Dubai, eppure qualche piccolo sconquasso, perdonerete l’ossimoro, è avvenuto. Assecondando ancora un volta l’implacabile eppure ancora incredibilmente discussa norma di diritto tennistico conosciuta dai più con il nome di “legge Tommasi”, la campionessa del torneo chiuso a Doha sabato scorso, ossia quell’Elise Mertens capace di sconfiggere in finale Simona Halep, è stata cacciata all’esordio dalla qualificata cinese Lin Zhu. Venticinque anni da Wuxi, lungo gli argini del Fiume Azzurro, Zhu è considerata una giocatrice “hit or miss“, stavolta perdonerete l’anglicismo: spara tutto e se entra, entra, altrimenti c’è il torneo di settimana prossima. Approfittando di un’avversaria con le batterie scariche, la numero centosette della classifica mondiale è riuscita a utilizzare il cannone in modo ragionevole, finendo per vincere in rimonta.

Se Mertens non si cruccerà per la precoce eliminazione, essendo alquanto probabile una sua valutazione positiva del bilancio mediorientale, altre teste di serie subito costrette a rincasare avranno qualche domanda da porsi nelle due settimane abbondanti che le separano da Indian Wells: Anett Kontaveit e Julia Goerges, rispettivamente falciate da Shuai Zhang e dalla vendicativa Alison Riske, che dalla tedesca era stata battuta la scorsa settimana in Qatar, si sono aggiunte ad Anastasija Sevastova, già sconfitta ieri e ancora incapace di vincere una partita nel Tour dopo l’Open d’Australia.

Un rumore piuttosto acuto lo ha prodotto l’eliminazione di Donna Vekic per mano di Ons Jabeur; uno più attenuato lo ha causato quella patita da Jelena Ostapenko, la quale ha incassato anche un bagel da Jennifer Brady nel mezzo di una crisi che al momento non sembra facilmente reversibile. Da notare, seguito a quelli già assimilati di Camila Giorgi e Samantha Stosur, il ritiro dal torneo di Caroline Wozniacki, il secondo consecutivo dopo quello annunciato a Doha. La danese ha addebitato la decisione a generici problemi di salute, anche se l’artrite reumatoide che da qualche tempo l’affligge potrebbe essere stato alla base della decisione: un problema fastidioso, cronico e recidivante. Padre Piotr ne ha parlato di recente dipingendo un quadro piuttosto fosco, noi ci limitiamo a stare alla finestra, sperando che gli spifferi di ritiro se ne stiano fuori.

 

Risultati:

O. Jabeur b. D. Vekic 6-4 7-6(9)
[LL] D. Jakupovic b. [Q] Z. Diyas 1-6 6-1 6-2
S. Kenin b. M. Buzarnescu 6-3 6-0
A. Riske b. [13] J. Goerges 6-4 7-5
K. Siniakova b. P. Martic 6-4 6-3
S. Zhang b. [15] A. Kontaveit 7-6(3) 6-3
[Q] J. Brady b. J. Ostapenko 6-4 6-0
C. Suarez Navarro b. B. Strycova 6-1 6-3
[Q] L. Zhu b. [16] E. Mertens 5-7 6-4 7-5
[LL] S. Voegele b. [LL] P. Hercog 6-3 6-2
D. Cibulkova b. [Q] L. Arruabarrena 5-7 6-1 6-2
[14] C. Garcia vs A. Pavlyuchenkova

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evidenza

Osaka sul divorzio da Bajin: “Non mi sentivo più felice con lui”

La n.1 del mondo parla per la prima volta della improvvisa separazione dal coach che in meno di un anno l’ha portata a vincere due Slam. E ci tiene a precisare: “Non è stata una questione di soldi”

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

La recente notizia della fine della collaborazione tra Naomi Osaka e Sascha Bajin ha totalmente colto di sorpresa il mondo del tennis. In un anno, Bajin, ex sparring partner di Serena Williams e Caroline Wozniacki, ha portato la talentuosa Osaka a vincere i suoi primi due Slam, US Open e Australian Open, e a diventare a soli 21 anni la n.1 al mondo. Ma qualcosa evidentemente si era incrinato nel loro sodalizio già da qualche tempo. Durante il discorso di premiazione a Melbourne, la nipponica premiazione a Melbourne aveva ringraziato tutti meno che il suo coach. L’annuncio del divorzio è arrivato pochi giorni dopo con un tweet molto scarno sul profilo di Osaka, al quale è seguita una replica di circostanza da parte dello stesso Bajin.

Da Dubai, dove si sta preparando per il primo Premier 5 della stagione WTA, la giapponese ha per la prima volta parlato dell’improvvisa interruzione del sodalizio con il giovane allenatore tedesco. Senza ovviamente entrare troppo nei dettagli, Osaka ha fatto capire che i rapporti con Bajin erano diventati piuttosto tesi. Queste frizioni non la rendevano felice e non le permettevano di allenarsi con il sorriso. “Penso che la ragione dietro alla separazione sia che non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi e felice di avere attorno le persone che ho attorno. E non sono disposta a sacrificare questo per tenere una persona nel team”.

Osaka ha anche negato fermamente che la ragione del divorzio sia di natura finanziaria. “Tutti pensano che sia una questione di soldi ma non lo è”, ha aggiunto la due volte campionessa Slam. “È una delle cose più offensive che ho mai sentito sia sul mio conto. Viaggio sempre con tutti i componenti del mio team. Li vedo più della mia famiglia. Non lo farei mai a loro”. Nonostante gli screzi, Osaka non prova alcun risentimento nei confronti di Bajin e lo ha ringraziato per averla aiutata ad ottenere risultati indubbiamente straordinari. “Non dirò nulla di male nei suoi confronti perché gli sono grata per tutto quello che ha fatto”, ha affermato di fronte ai giornalisti dagli Emirati Arabi. “Non sono venuta qua per dire delle cose cattive sul suo conto. Non voglio separarmi da lui in maniera molto negativa. Perché penso che lui sia stato quello che mi ha spinto ad essere più aperta con le persone. Non voglio essere ostile nei suoi confronti”.

 

E poi la conferma di quello che si era già potuto intuire: i due erano già ai ferri corti durante gli ultimi Australian Open. “La decisione stava già maturando in Australia. Alcune persone potevano notarlo da come interagivamo”, ha detto. Nonostante gli attriti con il suo coach, Osaka, a soli 21 anni, è riuscita ad isolarsi e a vincere il suo secondo Major consecutivo a Melbourne. Ciò la dice molto lunga sulla forza mentale oltre che tecnica della giocatrice del sol levante. A Dubai è accompagnata dal padre, dal preparatore atletico Abdul Sillah, dalla fisioterapista Kristy Stahr e dall’allenatore giapponese Masashi Yoshikawa. Quest’ultimo però non è che un collaboratore a tempo determinato. “Yoshikawa non è il mio vero coach”, ha precisato. “Mi segue da quando avevo 16 anni. È una delle persone che conosce meglio il mio gioco in assoluto. Viene solo in alcuni tornei e mi aiuta molto. Ho pensato che sarebbe stata una bella idea per lui venire qua ora che sono da sola. In questo torneo ho bisogno di qualcuno che mi sia di aiuto”.

FUTURO – Al termine di questa settimana, inizierà però la caccia al vero successore di Bajin. Perché presentarsi ad Indian Wells, dove difende il titolo conquistato lo scorso anno, senza allenatore sarebbe, per sua stessa ammissione “non la cosa ideale”. Ma che qualità deve avere un allenatore per essere ingaggiato dalla nuova numero uno al mondo? “Deve avere una mentalità positiva innanzitutto”, ha detto Osaka, “Non voglio qualcuno nel box che dica cose negative. Sarebbe la cosa peggiore. Poi sì qualcuno che sia diretto e non abbia paura di dirmi le cose in faccia invece che alle mie spalle. Questa è una delle cose più importanti”. Siamo sicuri che in tanti busseranno alla sua porta. Ma chissà chi avrà i requisiti giusti per diventare l’allenatore della tennista che sembra pronta a prendersi in mano il circuito femminile per molti anni a venire.

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