50 anni di US Open, i campioni del passato: 1980-83

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50 anni di US Open, i campioni del passato: 1980-83

In occasione della 50esima edizione professionistica degli US Open, ripercorriamo l’albo d’oro dal 1968 al 2018. Nel 1981 Bjorn Borg perde in finale nel suo ultimo Slam

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50 anni di US Open, i campioni del passato

Il passaggio del testimone tra John McEnroe e Jimmy Connors segna il primo quadriennio degli Ottanta sul cemento di Flushing Meadows. Chris Evert taglierà il traguardo dei sei successi, senza risentire del cambio di superficie. Seconda gioia per la giovanissima Tracy Austin, mentre Martina Navratilova riesce a interrompere la sua tradizione negativa nello Slam statunitense. 

US OPEN 1980

 
  • John McEnroe b. Bjorn Borg 7-6(4) 6-1 6-7(5) 5-7 6-4
  • Chris Evert b. Hana Mandlikova 5-7 6-1 6-1

John McEnroe si conferma campione, sollevando il suo secondo titolo a Flushing Meadows al termine di una finale combattutissima contro Bjorn Borg in cui si è preso la rivincita dell’epica finale di Wimbledon che l’aveva visto soccombere qualche settimana prima. Nel torneo femminile, arriva il quinto successo in sei anni di Chris Evert. Contro Hana Mandlikova riscatta il ko in finale dell’anno precedente (battuta da Tracy Austin), dimostrando così di aver tratto giovamento dal periodo sabbatico di inizio anno. Il torneo fa registrare intanto il record di spettatori, a quota 364370.

US OPEN 1981

  • John McEnroe b. Bjorn Borg 4-6 6-2 6-4 6-3
  • Tracy Austin b. Martina Navratilova 1-6 7-6(4) 7-6(1)

McEnroe piazza il tris, regolando Borg in quella che sarà l’ultima apparizione Slam per lo svedese, ko per la quarta volta in finale agli US Open. Gli Stati Uniti festeggiano così il ritorno della coppia vincente del 1979. A 18 anni infatti torna al successo Tracy Austin, beneficiando di un doppio fallo al match point da parte di Martina Navratilova. Per la tennista di Praga è stata la prima finale a Flushing Meadows, conquistata superando in semifinale Chris Evert.

US OPEN 1982

  • Jimmy Connors b. Ivan Lendl 6-3 6-2 4-6 6-4
  • Chris Evert b. Hana Mandlikova 6-3 6-1

Nel replay della finale di due anni prima, Chris Evert conquista il suo sesto e ultimo US Open superando Hana Mandlikova. Il torneo verrà però ricordato per l’inatteso ko ai quarti di Martina Navratilova, grande favorita e campionessa in carica di Roland Garros e Wimbledon. Battuta da Pam Shriver, lascerà il campo in lacrime. Jimmy Connors si riprende invece il torneo maschile dopo quattro anni, battendo Ivan Lendl. Il ceco, a sua volta, in semifinale aveva stoppato la serie di 26 match vinti consecutivamente agli US Open da John McEnroe. Per la prima volta, il montepremi del torneo arriva a superare il milione di dollari.

US OPEN 1983

  • Jimmy Connors b. Ivan Lendl 6-3 6-7(2) 7-5 6-0
  • Martina Navratilova b. Chris Evert 6-1 6-3

All’undicesima partecipazione, ma solo alla seconda finale, Martina Navratilova rompe il tabù superando nettamente in finale la sei volte campionessa Chris Evert. In finale maschile è ancora Connors a battere Lendl, conquistando nove game consecutivi tra terzo e quarto set. Per Jimmy arriva il quinto titolo in carriera.

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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Diriyah Tennis Cup: Medvedev vola in finale. Berrettini in coppia con Rublev per il titolo in doppio

Dopo la sconfitta in singolare, arriva il successo in doppio per Matteo Berrettini. Battuti Zverev e Thiem

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Daniil Medvedev - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Il russo conquista la finale della Diriyah Tennis Cup con la vittoria su Stan Wawrinka. In doppio, Matteo Berrettini in coppia con Andrey Rublev vincono e convincono. Domani le finali.
La prima semifinale della Diriyah Tennis Cup ha visto opposti Daniil Medvedev, vittorioso ieri su Alexander Zverev e Stan Wawrinka, che ha avuto ragione dell’altro russo in gara Andrey Rublev in una giornata particolarmente ventosa.

Il campione in carica della Diriyah Tennis Cup, Daniil Medvedev proverà a riconfermarsi domani dopo il successo del 2019. Il russo ha avuto ragione nella prima semifinale del torneo-esibizione saudita di uno stanco Stan Wawrinka. In un’ora e 21 minuti, Daniil ha archiviato la pratica elvetica con un doppio 6-4. Decisivi due break, uno per set: uno nel nono gioco che ha portato il russo a servire per chiudere il primo set; nel secondo, dopo aver subito un break subito ripreso, il set e la partita sono stati decisi dal break agguantato nel quinto gioco.

Una partita tutto sommato abbastanza divertente, sebbene Wawrinka sia apparso un po’ più stanco del suo avversario. Medvedev è ricorso spesso al drop-shot e al serve-and-volley facendo divertire il pubblico. Attende per la finale di domani il vincente tra Cameron Norrie e Taylor Fritz, in campo stasera non prima delle 18:00 ora italiana.

 

La prima semifinale di doppio (tabellone al quale partecipano gli sconfitti dei quarti e del primo turno), ha visto opposte le coppie formate da Matteo Berrettini in coppia con Andrey Rublev contro due grandi amici quali Alexander Zverev e Dominic Thiem, entrambi reduci da seri infortuni.

Un match godibile con scambi divertenti vinto dalla coppia italo-russo in due set (6-3 7-6(3)). Nel primo set, grazie al break ottenuto strappando il servizio a Thiem, un po’ sottotono e ancora non al 100% della forma, Matteo e Andrey chiudono 6-3. Il secondo set è più equilibrato e si giunge giustamente al tie-break. Qualche pasticcio, soprattutto nella zona delle rete, commesso della coppia germanofona regala la finale agli avversari.

Berrettini e Rublev attendono di conoscere la coppia avversaria che sarà la vincente del match Tsitsipas/Kyrgios contro Stricker/Hurkacz, in programma intorno alle 20, ora italiana. Come nella scorsa edizione, anche quest’anno un azzurro sarà protagonista della giornata conclusiva: nel 2019 fu Fabio Fognini in singolare ad affrontare in finale Daniil Medvedev, al quale cedette 6-2 6-2.

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Berrettini: “Alcaraz merita il n. 1, ma se può diventarlo Ruud possiamo riuscirci anche noi”

“Serve continuità, ma ho il tennis per tornare in top 10”. Impegnato nell’esibizione saudita, Matteo Berrettini ha le idee chiare sulla prossima stagione

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

La stagione da dimenticare (o da ricordare?) di Matteo Berrettini si è conclusa con il discusso doppio di Coppa Davis. Ora è tempo di preparazione per il 2023 – che peraltro inizierà ufficialmente nel 2022 con l’esordio nella United Cup – e il primo appuntamento fuori stagione per Matteo è stato alla Diriyah Tennis Cup. Trentacinque minuti indolori (speriamo anche letteralmente, visti i guai fisici del nostro) di fronte a Stan Wawrinka che lo ha eliminato in tre tiebrekkoni al primo turno dell’esibizione saudita, dove l’azzurro è in gara anche nel doppio (venerdì pomeriggio in campo assieme a Rublev, contro Thiem/Zverev).

Proprio a proposito dei problemi che lo hanno perseguitato, Matteo inizia la sua conversazione con Reem Abulleil per ArabNews. “Mentalmente, è stata dura. Ero al best ranking, stavo giocando bene ed è arrivato l’infortunio” spiega riferendosi al problema alla mano destra che ha richiesto l’intervento chirurgico. “Mi sono detto, userò questa pausa per migliorare, magari fare qualcosa che non riuscirei quando sono nel Tour. Ha funzionato perché al rientro mi sentivo pronto. Poi, ovviamente, dopo il Covid a Wimbledon tutto è andato un po’ peggiorando, ma sono alti e bassi e, spero, il prossimo anno ci saranno più alti”.

Gli stop forzati hanno chiaramente contribuito a generare stress, con un quasi obbligo di vincere quando riusciva a giocare. “Sentivo che in ogni torneo dovevo giocare bene e guadagnare punti altrimenti la mia classifica sarebbe precipitata ancora di più e non è facile gestire questo genere di pressione. Restare in salute significa quindi anche essere meno stressato ed è uno degli obiettivi. Ovviamente vorrei tornare in top 10 perché il tennis c’è, devo solo essere più continuo”.

 

Che il tennis ci sia non pare in discussione, come dimostrano la permanenza tra i migliori dieci del mondo per due anni e mezzo e i risultati Slam – una finale, una semi e tre quarti negli ultimi cinque Major disputati.

Se è presto per parlare di ricambio generazionale, nel senso che da anni se ne parla ma poi vincono (quasi) sempre Djokovic e Nadal, al vertice del ranking c’è una novità importante, il diciannovenne Carlos Alcaraz. “È incredibile se pensi a tutto quello che ha fatto in così poco tempo” osserva Matteo che lo ha battuto in Australia, perdendoci poi a Rio. “Ho capito che era un giocatore fantastico, ma ciò che ha fatto rimane impressionante per la sua età, per la fisicità che già possiede, per la gestione mentale di tutto quello che gli sta capitando. È stato un anno strano con Novak che non ha giocato metà degli Slam, ma Carlos merita il numero 1 e penso che ciò abbia cambiato un po’ le cose, del tipo forse possiamo farcela anche noi. Prima i numeri 1 erano Novak e Rafa, poi c’è riuscito Daniil [Medvedev] ed è stato impressionante, ma ora anche Casper [Ruud] ha avuto la possibilità dopo lo US Open”.

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