Caso Lahyani-Kyrgios, Herbert furioso: "Ci prendono per stupidi"

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Caso Lahyani-Kyrgios, Herbert furioso: “Ci prendono per stupidi”

NEW YORK – L’intervento dell’arbitro, sceso a stimolare Kyrgios a un maggior impegno, ha forse cambiato il match. Così la pensa Herbert. E anche Federer: “Non succederà più, l’arbitro non deve far così!” La brutta figura dell’USTA. E Roddick…

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Quando c’è Kyrgios in giro non ci si annoia mai, anche quando tutto sommato non combina nulla di che. Ovviamente per i suoi standard, che non sono esattamente quelli di tutti gli altri. Kyrgios aveva perso il primo set 64 e era sotto 3-0 con il francese Pierre Hughes Herbert. Non aveva dato alcuna sensazione di impegnarsi, come tante altre volte in passato. A quel punto l’arbitro svedese Mohamed Lahyani ha deciso di scendere dalla sedia per parlargli (dimenticando che i microfoni oggi fanno sentire tutto a tutti): Sei meglio di così, Nick. Ti voglio aiutare. Non è un bello spettacolo quello che stai offrendo”. Dell’episodio c’è un video che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti, come ormai accade sempre nell’era dei social media. Quell’intervento era opportuno o no? Era davvero necessario che scendere dalla sedia e parlargli in quel modo? Può essere considerato coaching? Qual era il suo scopo?

Le reazioni non si sono fatte attendere: secondo il giornalista del New York Times Ben Rothenberg era necessario togliere immediatamente Lahyani dalla sedia e sostituirlo con un altro arbitro. Tuttavia, dal punto di vista strettamente regolamentare, è difficile sostenere che Lahyani abbia fatto un errore tecnico così grave da giustificare la sua sostituzione, senza aver potuto sentire esattamente quello che ha detto a Kyrgios. Le frasi infatti diffuse dalla televisione erano per lo più annegate dalla musica che viene trasmessa durante il cambio di campo e di esse è stato possibile cogliere solamente alcuni frammenti. Il comportamento di Lahyani ha comunque sollevato tante polemiche, anche da parte di personaggi noti nel settore dell’officiating come Richard Ings, ex responsabile dei regolamenti per conto dell’ATP. “Mi sto spremendo le meningi – ha scritto quest’ultimo sul proprio account Twitter – per individuare una situazione che richieda che il giudice di sedia parli in quel modo con un giocatore. Ho arbitrato migliaia di incontri, sono stato responsabile degli ufficiali di gara dell’ATP, ma non me ne viene in mente nemmeno una”.

Si erano susseguiti tweets su tweets. Così le conferenze stampa dei due giocatori sono state programmate entrambe nella sala principale. Kyrgios ovviamente ha minimizzato il tutto: “Lahyani non mi aiutato per nulla!”. E poi:  “Non mi ha dato parole di incoraggiamento, mi ha solamente detto che il mio scarso impegno profuso in campo non contribuiva a dare un bello spettacolo. Mi era già capitato altre volte, a Shanghai, dove l’arbitro mi aveva parlato più o meno negli stessi termini usati oggi da Mohamed. Non va bene per l’integrità dello sport, non è un bello spettacolo”. È un fatto comunque che da quel momento in poi Kyrgios ha iniziato a giocare meglio e dallo 0-3, ha iniziato la rimonta, recuperando il break di svantaggio quando Herbert stava servendo per il set ed arrivando a vincere il match in quattro set. “Ma non si può certo dire che Mohamed mi abbia dato dei consigli da allenatore – ha riaffermato Kyrgios -. L’avrebbe fatto dall’alto dei suoi straordinari risultati nel circuito professionistico?”.

Ovviamente di altro tono è stata la replica di Pierre-Hugues Herbert, che il capo degli arbitri aveva avvicinato prima della sua conferenza stampa (e di solito chi perde al secondo turno non finisce nella sala principale delle interviste) suggerendogli moderazione (“Me l’hanno chiesto, ma non devono prendermi per un coglione” ha detto Herbert): “Quello che è certo è che fino al 4-1 o 3-0 nel secondo set Nick stava giocando e non giocando, non era concentrato sul match al 100%, e poi qualcosa è cambiato. Da quel momento in poi è stato il giocatore migliore in campo ed ha vinto meritatamente. Ho visto che Mohamed è sceso dalla sedia, fatto piuttosto insolito, ma ho cercato di rimanere concentrato sul mio gioco. Non ho però sentito quel che diceva lì per lì. Dopo invece sì”.

Come prima cosa sono molto arrabbiato con me stesso per non aver vinto la partita dopo aver vinto il primo set e aver servito per salire due set a zero. Se ci andavo chissà come si sarebbe comportato Kyrgios.  È un fatto che Mohamed ha parlato a Nick e non sappiamo cosa sarebbe successo se lui non gli avesse parlato. L’arbitro non ha il dovere di parlargli scendendo dalla sua sedia. L’unica cosa che ha, semmai, è dirgli di fare attenzione perchè in caso di scarso impegno ci possono essere sanzioni disciplinari. Non deve scendere dalla sedia, non deve dire le parole che gli ho sentito dire nel video. Questo non è il suo lavoro, è andato oltre, è un arbitro e dovrebbe rimanere sulla sedia”. 

Non so perché Mohamed ha fatto quello che ha fatto. È un ottimo arbitro, conosce tutti, credo che volesse impedire a Nick di incorrere in critiche e sanzioni. Ed era forse anche preoccupato della qualità dello spettacolo. La gente aveva cominciato ad andarsene già dopo il primo set, e dopo il 3-0 ancor di più, perché vedevano che Nick non era in giornata. Nick può essere un giocatore straordinario, solo che a volte non è concentrato, come è accaduto oggi nei primi due set. Lahyani è uno dei suoi migliori amici, lo sanno tutti, è molto comprensivo con i problemi di noi tutti. Però se fuori poteva parlarci, sul campo invece no”. Alla fine della conferenza stampa Herbert ha detto che non vedeva nessun motivo per parlare con Nick dell’accaduto (“Lui non ha fatto nulla, era seduto al cambio di campo ed un arbitro è sceso dal seggiolone per andargli a parlare”). E con Layani? “Non penso di dover cercare Lahyani, è lui che deve venire a scusarsi con me”.

Il comunicato ufficiale diramato dall’USTA a commento della vicenda è tra il comico e il grottesco. Ricorda molto da vicino una nota faccenda che ha coinvolto una possibile nipote del presidente egiziano Mubarak: “Sullo 0-3 Mohamed Layani è sceso dalla sedia per controllare le condizioni di Kyrgios. L’ha lasciato per poter comunicare in maniera efficace con Kyrgios dato il livello di rumore nello stadio durante il cambio di campo. Lahyani era preoccupato che Kyrgios avesse bisogno di cure mediche e ha detto che poteva richiedere l’intervento del medico. Lahyani ha anche comunicato a Kyrgios che se avesse continuato con il suo scarso impegno sarebbero stati presi provvedimenti disciplinari”.

Al successivo cambio di campo Kyrgios ha effettivamente ricevuto la visita del medico del torneo: “Ho chiesto dei sali per reintegrare quelli persi a causa della sudorazione”. Pierre-Hugues Herbert, una volta visto il comunicato USTA, su Twitter non ha avuto peli sulla lingua: “La USTA ci sta chiaramente prendendo per stupidi. Abbiamo sentito tutti, nel video, quello che l’arbitro ha detto a Nick“.

Dopo la dichiarazione ufficiale dell’USTA, che in effetti copre le responsabilità dell’arbitro svedese, è altamente improbabile che vengano accolte le istanze di chi ne ha suggerito la sospensione nel corso di questo torneo. Andy Roddick da un lato sottolinea la grande umanità di Lahyani, dall’altro dice che ha sbagliato e poi conclude augurandosi che non si prendano provvedimenti troppo severi nei suoi confronti.

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Djokovic: “Mentalmente è stato il match più duro della mia carriera”

LONDRA – “Magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala”, dice il serbo finalmente con il sorriso dopo il successo a Wimbledon contro Federer. “Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Djokovic si presenta in sala stampa circa quaranta minuti dopo Roger Federer, ed è accolto dall’applauso scrosciante dei presenti. Il tempo trascorso dalla fine del match ha aiutato a cancellare dal volto di Novak i segni della fatica. Il primo commento è su come ha accolto il successo: “Grazie a tutti. Non ho celebrato molto in campo alla fine della partita, perché è stato soprattutto un enorme sollievo. Ma questi successi sono quelli che danno un senso a ogni minuto speso in campo ad allenarsi e prepararsi”.

La conferenza entra poi nel vivo. Come si è adattato, Nole, a una situazione in cui il pubblico era tutto dalla parte del suo avversario? “Sapevo che dovevo cercare di stare calmo e controllare le mie emozioni, sapevo come sarebbe stato l’ambiente visto che giocavo contro Roger, me l’ero immaginato prima nella mia testa, l’avevo visualizzato in anticipo. Sapevo anche come avrebbe reagito il pubblico. Avere gli spettatori dalla tua parte aiuta, ma se non è così devi trovare il modo di superare la difficoltà. Quando la folla gridava ‘Roger’ io sentivo ‘Novak’. È allenamento mentale… e poi Roger e Novak sono simili!”, sorride il serbo.

 

Il numero 1 del mondo è ben consapevole di quanto sia stato vicino alla sconfitta; nelle due precedenti finali contro Federer aveva più o meno sempre mantenuto il controllo della situazioni, oggi l’andamento è stato diverso. “Sono stato a un solo colpo dalla sconfitta e Roger serviva benissimo. Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato. Ci sono energie che non vengono solo dal tuo corpo, ma anche dalla tua mente e dalla tua essenza. Per me è sempre una lotta interiore, oggi ho cercato di chiudere fuori di me tutto ciò che mi succedeva intorno. In alcune fasi ho cercato di lottare. Il coraggio deriva dal potere della visualizzazione che si può fare prima. Ho provato a costruirmi lo scenario in cui io potevo essere il vincente”.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

“La stabilità mentale mi ha salvato nei match-point”, continua Nole, “e mi ha permesso di rimontare e vincere. Mentalmente è stato il match più duro che ho giocato nella mia carriera. Più duro di quello contro Nadal in Australia. Quello più fisico, questo più mentale”.

Poi le questioni tecniche, e le difficoltà proposte da una avversario speciale come Federer: “Contro Federer su erba è difficilissimo perché lui sta attaccato alla linea di fondo e anticipa tutto, qualsiasi palla a qualsiasi velocità. E’ così talentuoso in questo tipo di tennis. Giocare contro Roger significa essere costantemente sotto pressione. Non è facile affrontarlo, a tratti ho sentito di non colpire al meglio la palla. Sapevo avrei dovuto essere incisivo sulle palle meno profonde di Roger: a volte ci sono riuscito, a volte no. Ma soprattutto non ho risposto bene sulle seconde di servizio. La maggior parte della partita ho dovuto difendere, ma ho saputo salire di livello quando contava di più, nei tre tie-break“.

Infine uno sguardo sul futuro e sulla sua eterna rivalità con Nadal e Federer. “Quei due tipi, Roger e Rafa, sono il motivo per cui gioco ancora, mi motivano a provare a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, ma è il mio scopo. Intendevo esattamente quello che ho detto in campo, che Roger mi ispira vedendo quello che fa a quella età. Sì, chissà, potrei immaginarmi qui a 37 anni, se mi divertirò e amerò ancora farlo. Non ho più obblighi verso il tennis, lo faccio per me, e magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala!”.

“Come è il gusto di questa vittoria? Il miglior gusto di sempre”, assicura il campione di Belgrado. Cinque a Wimbledon, come Borg. Nelle ultime nove edizioni dello Slam londinese, Djokovic ne ha dunque vinti più della metà. E adesso si è tolto anche la soddisfazione, primo in Era Open, di vincerne uno dopo aver annullato match point. Not too bad, come direbbe lui stesso.

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Federer: “Similitudini con il 2008? La delusione. Niente Montreal, torno a Cincinnati”

Wimbledon, lo svizzero dopo la sconfitta più amara della carriera: “Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due”. E salta l’Open del Canada

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Roger Federer è ancora incredulo quando si presenta in sala stampa dopo l’incredibile finale di Wimbledon persa al tie-break del quinto set sul 12-12 contro Novak Djokovic, probabilmente la più dolorosa sconfitta della carriera: “Certo mi sento triste, forse anche arrabbiato. Non riesco a credere di aver mancato una possibilità così grande”.

Nonostante la delusione tremenda si sforza di trovare dei lati positivi. “Ero sotto un break e l’ho rimontata nel quinto poi un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle. Certo, lui ha sempre gestito bene il mio slice, si abbassa molto bene e sbaglia poco. Devi sempre essere aggressivo con lui. E non importa se ho fatto molti punti in più, io so quanto ci sono arrivato vicino, e devo essere contento della mia prestazione. Sappiamo tutti quanto forte sia Novak, quanto lo sia stato per tanti anni, ogni vittoria in più aumenta la sua grandezza. Trovo motivazione in tante differenti situazioni, non sono diventato un giocatore di tennis solo per conquistare record“.

Si sforza poi di guardare già avanti, forse cercando di distogliere il pensiero dalla delusione: “Per riprendermi da una sconfitta così, beh, è come quando sei un break avanti, servi per il match, non va, ma prosegui lo stesso. Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello.
Io lo sono. Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho avuto un buon ritmo partita, anche a Halle prima di qui”.

Non è dato sapere se la scelta dipende anche dal fatto di aver allungato la stagione disputando anche i tornei di Madrid, Roma e Parigi, ma Roger annuncia che tornerà in campo soltanto per il secondo dei ‘1000’ sul cemento nordamericano. “Guardando avanti, salterò Montreal, per darmi tempo di prepararmi bene per Cincinnati e gli US Open“.

 

Qualche collega gli chiede infine un paragone con la finale persa contro Nadal 11 anni fa e lui trova il modo di sorridere: “Ci sono stati grandi punti oggi, grandi emozioni. Rispetto al 2008? Mah, questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento“.

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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