Davis, Noah prova l'ennesimo colpo: Paire al posto di Gasquet

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Davis, Noah prova l’ennesimo colpo: Paire al posto di Gasquet

Mentre Bruguera da copione schiererà nei singolari Carreno Busta e Bautista Agut, il capitano francese spariglia le carte. “Molte opzioni anche per sabato e domenica”

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Verso Francia-Spagna: equilibrio senza Nadal. Si parte con Paire vs Carreno Busta

dal nostro inviato a Lille

È il solito Noah quello che, dopo il sorteggio delle sfide che inizieranno venerdì allo stadio Pierre Mauroy di Lille (26.429 posti la capienza della zona dedicata al tennis con lo stadio di calcio letteralmente chiuso a metà e dotato di tetto e campo di calcio retrattile, chissà quando in Italia realizzeremo una cosa del genere) si presenta in sala stampa. Guascone, scherzoso, sicuro dei propri mezzi e di avere in pugno una signora squadra, ma soprattutto un gruppo coeso ed unito.

 

Il capitano francese ha sorpreso (ancora una volta) tutti. Benoit Paire, uno tra i più estrosi ed imprevedibili tennisti del circuito, è stato scelto infatti come singolarista insieme a Lucas Pouille e sarà proprio lui domani ad aprire la semifinale scendendo in campo contro Pablo Carreno Busta, nr.1 spagnolo (3-3 i precedenti nel circuito ATP che diventano 4-4 se consideriamo Future e Challenger, in fondo a questo articolo i dettagli delle sfide tra i due, una sola sfida è stata quella giocata sul veloce). Benoit è all’esordio in Coppa Davis e fino all’anno scorso era stato tenuto da Noah fuori dal gruppo che poi la Davis l’ha vinta. Proprio per questo ha sorpreso la scelta del capitano francese di preferire Paire al posto dell’esperto Gasquet.

Queste le dichiarazioni di Noah nella conferenza stampa post-sorteggio: “Abbiamo tante opzioni a nostra disposizione, e ne abbiamo tante anche per sabato e per domenica. Benoit mi ha dimostrato di voler far parte di questo gruppo e di voler giocare la Davis. L’ho convocato perché volevo vedere come si comportava durante gli allenamenti. È andato tutto benissimo, il gruppo è unito e ha vissuto questi giorni in maniera perfetta, sono stati davvero bravi. Sono lontani i tempi in cui Benoit era fuori da questa squadra. Certo, noi ci aspettiamo che possa rompere 5/6 racchette (ride), quando accadrà mi vedrete urlare, sarà divertente (Paire diventa rosso), ma abbiamo preso un accordo. Non più di 3 racchette per set (altra risata generale). Comunque non è facile, ci sarà tensione. Per sabato ho indicato come formazione Mahut e Benneteau, ma Richard sa che deve eventualmente farsi trovare pronto, è un’opzione sia per il doppio che per domenica”.

A chi gli fa notare che in caso di sconfitta questa potrebbe essere l’ultima volta di questo gruppo insieme (Noah lascerà la panchina l’anno prossimo ad Amelie Mauresmo), risponde: “Io non so se noi andremo in finale o verremo sconfitti. Comunque vada abbiamo passato dei momenti bellissimi insieme, qui in questo stadio, dei momenti indimenticabili. Siamo una squadra forte e sappiamo che possiamo andare in finale. La Spagna è una squadra molto forte, con dei giocatori che hanno a cuore di partecipare alla Coppa Davis, un po’ come i nostri. Hanno un capitano esperto e sono un buon gruppo, credo che le due squadre siano molto vicine come valori tecnici”.

La parola passa così all’ex ribelle Paire, molto felice di poter esordire in questa semifinale e soprattutto nella Coppa Davis così com’è oggi: “Mi sono detto: ‘Fai di tutto per partecipare alla Davis. L’anno prossimo questa competizione sarà morta (riferimento al nuovo format), datti da fare’. Sono molto concento di far parte di questo gruppo, l’integrazione è stata semplicissima, ho trovato un collettivo super. È la forza di questa squadra, un’armonia consolidata. Sono contento di poter onorare questa mia prima convocazione, ho desiderato essere qui. Abbiamo lavorato benissimo questa settimana, anche Mannarino (che ha fatto da sparring partner). Ho giocato spesso con Carreno Busta, so come gioca. Sarà un match molto tattico, è un giocatore molto solido”.

Le domande virano sul carattere notoriamente fumantino di Benoit che dice: È da più di un anno che sto cercando di essere più calmo, di pensare di più al gioco che a rompere le racchette. Vero, c’è stato l’episodio di Washington (tre racchette distrutte in un amen nel match poi perso contro Baghdatis con annessi 16.500 dollari di multa, n.d.r.), ma dall’inizio dell’anno le cose vanno molto meglio. Io in questo momento ho solo a cuore di portare il punto alla Francia nella gara di domani. Questa sfida può permettermi di far cambiare a buona parte del pubblico il giudizio che ha su di me di ragazzo terribile”. Vedremo venerdì se Noah è riuscito nell’ennesimo miracolo.

Sulla sponda spagnola ermetico Sergi Buruguera, capitano delle “furie rosse”: “Certo, mi sarei aspettato Richard Gasquet in campo, ma se hanno deciso così vuol dire che ci avranno riflettuto abbastanza e saranno arrivati alla conclusione che questa è la scelta migliore. Per noi cambia poco, credo che tutti e cinque i match possono essere aperti, è una semifinale molto equilibrata”. Inevitabile chiedergli dell’assenza di Nadal: “Una cosa è poter contare su Nadal, un’altra cosa è non averlo. Quando seppi che al termine del match con Khachanov aveva la tendinite mi dispiacque non poco, ma la situazione è questa e non si può far altro che accettarla. Ritengo che la Francia sia favorita, perché chi in Davis gioca in casa ha dalla sua il pubblico e può scegliere la superficie che preferisce. Però noi siamo una squadra competitiva e composta da ottimi giocatori”.

Infine un cenno alle dichiarazioni di Federer, apparentemente ostili all’entrata di Piqué nel mondo del tennis con la proposta di cambiare la Coppa Davis e le impressioni sul nuovo ruolo di capitano di Davis: Non mi hanno sorpreso le dichiarazioni di Federer in quanto tali, ma in quanto rilasciate da uno che forse negli ultimi 13 anni ha giocato una o due partite nella competizione (qualcuna in più ma il concetto è chiaro, n.d.r.). Il ruolo di capitano mi costringe a prendere delle decisioni sgradevoli, sia quando devo fare le convocazioni e devo lasciare qualcuno fuori, sia quando devo scegliere chi va in campo e mi dispiace per quelli che non giocano. Ma cerco di fare il tutto con molta umiltà e quando devo prendere queste decisioni lo faccio con il massimo del rispetto vero i giocatori” .

Molto tranquillo anche Carreno Busta nella veste di nr.1 spagnolo: “Ero un po’ inquieto dopo New York ma mi sento al 100% e domani penso di poter giocare un buon match”. Molto fiducioso anche l’altro singolarista spagnolo, Roberto Bautista Agut: ”Ho avuto molto tempo per prepararmi (sconfitto al 1° turno agli US Open), mi sono allenato in maniera molto dura, bene e mi sono adattato alla superficie che ho trovato qui. Le condizioni di gioco sono buone, va tutto bene”. Tutto pronto quindi, la semifinale può iniziare, il via venerdì alle ore 13.


PRECEDENTI TRA I SINGOLARISTI DELLA 1° GIORNATA

PAIRE vs CARRENO BUSTA 3-3 (4-4 compresi challenger e futures)

2010 Spagna F14 Futures,clay, SF, Paire 6-3 6-4
2011 Barcellona, clay, R64, Paire 6-7(7) 6-3 6-2
2011 Como (challenger), SF, Carreno Busta 6-4 7-6(2)
2013 Stoccolma, hard, R16, Paire 6-4 6-4
2014 US Open, Hard, R64, Carreno Busta 6-1 6-4 3-6 6-3
2016 Estoril, clay, SF, Carreno Busta 6-3 6-3
2017 Madrid, clay, R64, Paire 6-3 6-4
2018 Barcellona, clay, R32, Carreno Busta 6-3 6-3

POUILLE vs BAUTISTA AGUT 1-3

2015 San Pietroburgo, hard, QF, Bautista Agut 6-2 6-3
2015 Mosca, hard, QF, Bautista Agut, 6-4 6-2
2016 US Open, hard, R32, Pouille 3-6 7-5 2-6 7-5 6-1
2018 Dubai, Hard, F, Bautista Agut 6-3 6-4

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Coppa Davis

La parola a Kosmos: la genesi della nuova Coppa Davis

Intervista esclusiva con Javier Alonso, CEO di Kosmos, e il responsabile sportivo Galo Blanco. Un viaggio dietro le quinte della discussa riforma: “Cambiamento necessario, anche se radicale. Stiamo continuando a trattare con l’ATP. Di coppa del mondo ce ne sarà solo una”

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Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCup)

Madrid, 18 novembre 2019. Dopo oltre 100 anni di onorata carriera questa sarà una data fatidica per la coppa Davis, una delle manifestazioni sportive più cariche di fascino e di storia, che a partire da quest’anno cambia completamente pelle. In termini di formula si avrà una prima fase a gironi (qui il sorteggio dei gruppi effettuato il 14 febbraio) che precederà un succoso weekend di quarti, semifinali e finale in rapida sequenza. Superficie rapida, per una ‘Caja Magica’ che ritorna alle origini rispetto all’attuale collocazione nello swing primaverile del mattone tritato.

Niente più weekend spalmati nel corso dell’anno, niente più epiche sfide fuori casa contro il ruggito del pubblico amico, niente più maratone decisive al quinto. Ma è anche vero che le diserzioni ormai erano tante, e l’interesse oggettivamente in declino. Solo il tempo potrà dirci se ne sarà valsa la pena e se questa nuova versione della Davis sarà o meno il grande successo dell’uomo che sta dietro a tutto questo. Come noto ai più questa avventura ha un nome e un cognome ben precisi, Gerard Piquè, il vulcanico capitano del Barca, ma anche insospettabile poliedrico uomo d’affari, fondatore fra le altre cose di Kosmos, la società di media management che è il vettore di questa business venture.

Per capire un po’ meglio allora le dinamiche, il dietro le quinte, i protagonisti, le logiche sottostanti a questa scommessa, siamo andati a Barcellona nel quartier generale di Kosmos, a due passi dalla famosa Avinguda Diagonal. Qua ci hanno accolti Galo Blanco, il responsabile sportivo, e Javier Alonso, CEO di Kosmos Tennis con un passato pluriennale in Dorna, la società di gestione diritti della MotoGp. Chi scrive al momento della decisione presa da ITF era iscritto nel partito degli scettici, ed era quindi mosso da particolare curiosità, visto che sul tema si è detto e scritto tanto. L’impressione alla fine è sicuramente positiva: ci sono effettivamente tanti tasselli che lasciano ben sperare nella riuscita di un evento che obiettivamente negli ultimi ITF faticava a gestire e a far rimanere al passo coi tempi in termini di interesse generato.

L’intervista completa con Javier Alonso e Galo Blanco sarà pubblicata in due parti. In questa prima parte, come è nata la vision di Kosmos, le discussioni con ITF e ATP e l’analisi della prospettiva sportiva. Nella seconda e ultima parte, saranno invece affrontati i temi della sostenibilità economica, i diritti televisivi, la profilazione degli utenti e i social media.

 

I PRIMI PASSI


Innanzitutto un ringraziamento a entrambi (Javier Alonso e Galo Blanco) per la disponibilità e per cominciare vorrei chiedervi com’è nata l’idea di Kosmos Tennis.
Alonso: Kosmos ha due anni di anzianità come impresa. L’idea di Gerard nasce circa tre anni fa, all’epoca di una conversazione tra lui e un amico di Lugo, Ivan Modià. Ivan, che aveva cominciato la carriera di giornalista, si era poi dedicato all’attività di agente di giocatori di calcio ma voleva in quel momento cambiare ambito di attività. Ivan all’epoca era in contatto con Antonio Pereiro, presidente della federazione tennis di Galizia, che stava preparando la propria candidatura alla presidenza della federazione spagnola e voleva riportare un ATP 250 in terra iberica.

Per portare a casa quel risultato tuttavia aveva bisogno di qualcuno che ci potesse investire e da lì l’idea di chiamare Piqué: riuscì a concretizzare un incontro all’inizio del 2016. Il gallego presentò allora il progetto al capitano del Barcellona, la cui risposta fu contundente: “Vuoi organizzare un piccolo torneo o stare su Wikipedia?”. L’idea di Gerard era convertire la Coppa Davis in una specie di Coppa del mondo. Da questa premessa nasce quindi il progetto di Kosmos tennis (di cui Ivan fa parte, ndr). Nel dicembre 2017 siamo riusciti a presentare l’idea ai massimi rappresentanti dell’ITF, poi a febbraio è stato presentato al board della federazione internazionale, da febbraio ad agosto il progetto si è limato sulla base degli input dei vari soggetti interessati, fino ad arrivare alla versione definitiva votata il 16 agosto negli Stati Uniti, dove siamo riusciti ad ottenere il consenso del 71% delle federazioni tennistiche dell’ITF.

Quando avete iniziato… avete iniziato da zero, e non deve essere stato facile anche solo capire con chi parlare, considerando la frammentazione della governance nel mondo del tennis (ITF, vs ATP, vs Slam, ndr). Come avete deciso di rivolgervi alla ITF? O in qualche momento avete pensato di avviare un tavolo con ATP?
Alonso: Sì, abbiamo parlato anche con ATP. Abbiamo iniziato con la ITF, poi abbiamo intavolato una discussione anche con ATP, per poi tornare nuovamente a parlare con ITF. Alla fine però è vero che c’è un po’ di casino (letterale ndr), però la nostra idea è quella di creare una Coppa del mondo di tennis per nazioni che è qualcosa che mancava. E questo non è solamente importante per la ITF o per la ATP, credo che sia importante per il mondo del tennis in generale. Alla fine era qualcosa che mancava e che invece è presente in ogni altro sport di punta. È chiaro che la Davis era l’unica competizione per nazioni nel tennis e che si prestava a questo scopo, ma noi crediamo nella necessità di parlare con tutti. Abbiamo parlato con ATP, abbiamo parlato con i tornei del Grande Slam, e vogliamo cercare di trovare una collaborazione con tutti. È vero che qualsiasi cambiamento è difficile, tanto più nel mondo dello sport. Pertanto è importante avere anche un orizzonte temporale di lungo periodo, per consentirci di convincere tutti a poco a poco della bontà del progetto.

Blanco: Siamo l’unico gruppo che ha tentato di mediare con tutti gli attori. Io ho passato tutta la vita nel mondo del tennis, e non mi risulta che ATP, ITF e Slam siano mai stati uniti. Ognuno ha sempre pensato per sé e secondo me sarebbe molto importante per il mondo del tennis che tutti questi attori possano ricongiungersi. La nostra idea è parlare con tutti e arrivare ad accordi e sinergie di cui tutti possano beneficiare. Nel mondo dello sport è sempre necessario che vi sia un investimento sul movimento e di solito questo viene fatto dalle federazioni. È vero che nel calcio ormai sono tanti i club che investono direttamente per coltivare i talenti di domani, però questo non succede nel mondo del tennis. Se le federazioni non continuano a organizzare e a dare impulso al movimento al livello junior sarà difficile il ricambio. Io personalmente ho aperto una Accademia, ma normalmente le Accademie sono private e sono costose. E nel mio caso mi piacerebbe contribuire alla crescita del movimento iberico, ma gli spagnoli da me sono solo due, perché non se la possono permettere.

LA PROSPETTIVA SPORTIVA


L’idea è stata quindi quella di comprare i diritti della Davis, un evento con grande tradizione, che praticamente tutti i migliori del mondo sono riusciti a conquistare. Quindi in sostanza investire in un marchio consolidato e con grande tradizione. Ma allora come si concilia questo investimento con lo stravolgimento di quello che è stata per oltre 100 anni la Davis? Ci sono state moltissime discussioni in questo senso, qual è quindi il vostro punto di vista?
Blanco: È tutto verissimo, tutti i migliori l’hanno vinta e tutti aspiravano a vincerla. Però quello che ti posso dire da ex giocatore, è che la Davis poco a poco stava morendo, stava perdendo la sua essenza. Il mio sogno era quello di rappresentare il mio paese e giocare per il mio paese. Alla fine un tennista gioca solo per se stesso tutte le settimane dell’anno, ma le sfide di Davis sono l’unico momento in cui sei parti di una squadra, rappresentando i colori del tuo paese. Ma cosa stava succedendo? Che ultimamente a causa dell’affollamento del calendario i giocatori dovevano dedicare moltissimo tempo a questa competizione.

Con il formato home and away che esisteva fino all’anno scorso, sono quattro settimane all’anno che era necessario dedicare alla Davis, se si voleva arrivare in finale e vincerla. E questo cosa significava? Che se uno voleva fare le cose per bene doveva arrivare per tempo, magari anche la settimana prima… e la settimana dopo uno aveva nelle gambe un impegno di un weekend con magari tre partite consecutive al meglio dei cinque set e questo poteva avere un effetto anche sulla settimana seguente. Risultato? La Davis così com’era, nel caso più estremo andava a impattare per dodici settimane nel calendario di un giocatore. E con quello che pagava la federazione per giocare, per i tennisti non compensava più. E soprattutto per i giocatori che la competizione l’avevano già vinta, diventava pesante, visto che ormai si erano tolti il peso. E con il passare degli anni, con l’aumentare della calibrazione nella preparazione e l’attenzione a non sovraccaricare il fisico, la scelta per una tennista era ovvia.

Il primo torneo che veniva lasciato andare, spesso e volentieri era proprio la Davis. Inoltre va ricordato che la Davis non dà neppure ranking ATP. Quindi ribadisco, dal mio punto di vista la Davis stava perdendo appeal prima di tutto fra i giocatori, specie se consideriamo che secondo me invece la Davis dovrebbe avere il valore e il prestigio di uno Slam. Quello che noi allora facciamo è mantenere il meccanismo home and away per il turno di qualificazione, ma concentrato in una settimana, riducendo l’impegno previsto, e portando la fase finale sulla stessa superficie su cui in quel periodo sono abituati a giocare. Quest’anno ad esempio la fase finale a Madrid è collocata giusto dopo le Finals, e verrà giocata sullo stesso tipo di superficie per evitare cambi drastici che possono portare anche a degli infortuni. Crediamo quindi che questa formula sia valida e che il cambiamento fosse necessario, anche se radicale.

Credo che il primo anno sarà molto importante, voi che ne pensate?
Alonso: In tutti gli eventi il primo anno è ovviamente importante, ma direi che è quasi più importante il secondo. Il primo è facile che si possa avere successo, non fosse altro che per il tema del cambiamento. Abbiamo da poco cominciato a vendere i biglietti e siamo già molto contenti dei risultati raggiunti fin qua. Abbiamo già venduto un buon 10% dei tagliandi a disposizione. A livello di infrastruttura credo che quello che stiamo organizzando a Madrid riuscirà davvero bene. Anche perché la ‘Caja Magica’ è un posto spettacolare, così come la città di Madrid si presta molto bene ad un evento del genere.

L’ideale sarebbe che la coppa Davis e la ATP Cup si potessero unire, e che la Davis potesse fornire punti ATP, anche per incentivare i giocatori.
Alonso: Sono d’accordo, di Coppe del mondo ce ne sarà una sola. Il vantaggio della Davis è che sono le federazioni a rappresentare davvero i paesi. Nadal che gioca come spagnolo è una cosa, altra cosa è che un paese sia rappresentato in una competizione internazionale. Come dicevo prima non siamo preoccupati del breve termine, quello che ci interessa è il medio lungo termine. Abbiamo messo sul tavolo tutte le risorse possibili per poter negoziare e conseguire anche un miglioramento del mondo del tennis. Nell’ultima riunione in cui siamo stati a Londra a novembre, erano presenti tutti gli stakeholders del mondo del tennis e stiamo continuando a cercare soluzioni valide per tutte le parti. Con il vecchio formato la Davis occupava quattro settimane, con il nuovo siamo scesi a due e continuiamo a proporre miglioramenti nel calendario che è uno dei punti critici, anche in relazione alla ATP Cup. Vediamo come si evolveranno le cose.

Articolo e intervista a cura di Federico Bertelli

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Coppa Davis

L’Italia di Davis era da prime otto. Ma sarà un successo non retrocedere

Davvero sfortunati gli azzurri nella nuova Coppa Davis. Con USA e Canada al completo non avremmo possibilità. I gironi di ferro e di coccio. Dura perfino per la Spagna di Nadal

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Team Italia - Coppa Davis 2019 (via Twitter, @CopaDavis)

Coppa Davis, sorteggio Finali Madrid 2019: l’Italia pesca USA e Canada

Ci sarà tempo, da qui a novembre, per capire chi giocherà e chi non giocherà la nuova Coppa Davis. Oggi come oggi è difficile fare qualsiasi previsione. Ma ad occhio c’è un vero girone di ferro, quello del gruppo B dove sono capitate la Croazia detentrice della Coppa, la Spagna aiutata dal fattore campo e dalla presenza di Nadal (salvo infortuni che non gli auguriamo) e la Russia che fra Khachanov, Medvedev, Rublev, giovani rampanti e fra un anno quasi certamente più forti di quanto siano oggi, non ha che da scegliere la formazione migliore: sarà comunque forte.

Mi sembra invece che ci sia un girone di coccio, quello del gruppo E, perché a meno che Andy Murray sconfigga le previsioni che lo vedono assai difficilmente in grado di tornare ai suoi antichi livelli, una Gran Bretagna ingiustamente premiata da una wild card che potrà schierare Edmund, Norrie e Evans, un Kazakistan che schiera i suoi soliti vecchi cavalli Kukhushkin e Nedovyesov più (lui cavallo… pazzo) Bublik, e l’Olanda di Haase e De Bakker e i due Griekspoor, sarebbero state tre squadre ampiamente battibili per la nostra Italia.

Per l’Italia sarebbe stato meglio capitare nel girone D (dove ci sono il Belgio di Goffin e nessun altro, l’Australia di De Minaur e forse Millman e di non si sa chi perché garantire la presenza di Kyrgios e Kokkinakis sarebbe un grosso azzardo, la Colombia che ha due buoni doppisti come Farah e Cabal ma nessun singolarista a meno che si consideri tale Santiago Giraldo n.252 ATP) o anche nel girone C, perché se Zverev mantiene il proposito di non giocare la nuova Davis, la Germania di Marterer e Kohlschreiber, l’Argentina probabilmente senza del Potro e il Cile di Jarry, non sono davvero squadroni.

Dovendo giocare indoor era difficile scegliere peggio del girone F con gli USA, che con Isner (sebbene Long-John sia stato fra i testimonial dell’ATP Cup a Londra e potrebbe anche non scendere in campo), Tiafoe e/o Querrey, i fratelli Bryan o anche uno solo dei due con Sock, sembrano al di fuori della nostra portata. Così come lo sarebbe il Canada se si presentasse con i vari Raonic, Shapovalov e anche Pospisil e Auger-Aliassime, n.101 e n.102 che sul “veloce” danno più garanzie dei nostri, che al di fuori della terra battuta valgono molto meno.

Oggi si può forse sperare su grandi progressi di Matteo Berrettini, ma riguardo a Fognini e Cecchinato sul veloce si può fare modesto affidamento, tanto che forse anche a 35 anni e mezzo potrebbe essere ancora Seppi uno dei nostri due singolaristi a novembre. Mentre il doppio Fognini/Bolelli non è più brillante come quando vinse l’Open d’Australia battendo in finale Herbert/Mahut, che poi hanno vinto 4 Slam, incluso l’ultimo Australian Open.

È possibile, a parziale consolazione, che il veloce indoor della Caja Magica non sia così veloce, perché la Spagna non ha alcun interesse a danneggiare Nadal. E con la Spagna la Kosmos di Piqué, perché si è sempre detto che l’aspetto più fascinoso della Davis era il clima delle partite con un tifo non calcistico ma quasi. Se arrivassero di fronte in finale a Madrid squadre come Serbia, Russia, Giappone, USA e Australia o una nazione sudamericana (la cui tifoseria non avrebbe fatto a tempo ad organizzare una trasferta che per la propria squadra potrebbe esaurirsi nell’arco dei primi tre giorni della settimana), dubito che il clima in tribuna sarebbe esaltante. Insomma secondo me si farà di tutto per aiutare la Spagna ad andare avanti e del resto una Spagna con Nadal, Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco, Munar, ha le armi per farsi strada anche senza aiutini.

Io credo che alla fine, poiché pecunia non olet – e di soldi ce ne sono tanti, 50 milioni di euro di montepremi da distribuirsi fra una cinquantina di giocatori di 18 Paesi – e poiché le federazioni e i vari sponsor cercheranno di persuadere i propri giocatori a scendere in campo perché la copertura televisiva sarà importante e già hanno aderito alcuni sponsor molto importanti e prestigiosi (Rolex fra questi), il torneo godrà anche di una grande copertura mediatica. Le testate giornalistiche più importanti di tutti i 18 Paesi partecipanti vorranno essere presenti a Madrid. La cassa di risonanza sarà dunque notevole, notevolissima. Fioccheranno certamente ancora le critiche alla formula, si farà fatica a chiamarla Coppa Davis perché ci sembrerà di oltraggiare quella che abbiamo amato e vissuto dal 1900 a ieri 2018, però l’interesse ci sarà anche se Djokovic, Federer, Zverev decidessero insieme a qualche altro big (del Potro) di restarsene a casa.

Peccato, per quanto riguarda l’Italia, che le chances di approdare ai quarti di finale siano modestissime. Peccato perché sebbene finora gli azzurri non abbiano entusiasmato, l’Italdavis avrebbe potuto ambire ad un posto fra le prime otto. Vale inoltre la pena ricordare che la formula delle Finali prevede che le quattro semifinaliste del 2019 si qualifichino di diritto per le Finali del 2020 e che le squadre classificate tra il quinto e il sedicesimo posto partecipino alle sfide preliminari, mentre le altre due (le peggiori classificate) saranno retrocesse nei rispettivi gruppi zonali. Considerando le difficoltà proposte dal sorteggio, una di queste potrebbe appunto essere l’Italia. Vincendo un incontro ai danni dell’avversaria sorteggiata nell’area europea (tra cui ci sono tante compagini temibili) ad aprile o settembre 2020, gli azzurri si guadagnerebbero a quel punto la chance di giocare i turni di qualificazione nel 2021, ma sarebbe preclusa in ogni modo la finale 2020, a meno di ricevere una wild card da parte di Kosmos. Che dire, la dea bendata proprio non ci ha voluto bene.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2019: Italia girone di ferro, sfiderà Stati Uniti e Canada

Gli azzurri nel Gruppo F contro gli Stati Uniti di Isner e Tiafoe e il Canada di Raonic e Shapovalov. Gruppo B da non perdere con Croazia, Spagna e Russia

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La cerimonia del sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid viene presentata da Eddy Vidal (giornalista spagnolo) e Caroline Withaker, giornalista che spesso lavora per Eurosport UK. Inanzitutto vengono ricordate le sfide di primo turno e viene anche mostrato un video con le immagini salienti delle sfide disputate. Si passa poi alla presentazione di David Haggerty, presidente ITF e sostenitore convinto del nuovo corso della Coppa Davis.

Il presidente tiene a sottolineare la grande tradizione della competizione, quanto la vecchia formula abbia contraddistinto la manifestazione in passato, precisando però che erano necessari dei cambiamenti per riportarla agli antichi fasti. Soprattutto il presidente ITF sottolinea il vantaggio con la nuova formula di sapere con netto anticipo dove si giocherà e quindi anche la possibilità per i giocatori di poter preparare con la dovuta calma la partecipazione alla fase finale, con la certezza anche della sede (con la vecchia formula la sede della finale era decisa circa un mese e mezzo prima della data nella quale si sarebbe giocata). Haggerty evidenzia la grande atmosfera che ci sarà alla Caja Magica di Madrid che ospiterà le Finals, dove ci saranno ben 18 squadre e quindi tanti giocatori e tanti match da ammirare. Per questo Haggerty si augura che a novembre (18-24 novembre lo ricordiamo) giungano nella capitale spagnola tanti tifosi per assistere allo spettacolo della fase finale manifestazione. Haggerty cita poi la Kosmos, società multinazionale e sponsor finanziario principale che ha avuto un importantissimo ruolo nel progetto di rinnovamento della manifestazione (soprattutto economico, n.d.r.), con la quale è soddisfatto di aver lavorato in maniera congiunta per rinnovare la competizione.

Davanti ai capitani delle 18 nazionali finaliste dell’edizione 2019 viene poi chiamato sul palco Gerard Piqué, giocatore del Barcellona ma soprattutto elemento di spicco della Kosmos che ha spinto per la sponsorizzazione della manifestazione e soprattutto convinto sostenitore della nuova formula. Piqué dichiara che a Madrid ci sarà un festival del tennis, con tante squadre e tante sfide che costelleranno il programma. Confessa il suo amore per il tennis da calciatore e per questo è convinto che la nuova manifestazione sarà un successo e che riporterà molta attenzione sulla Coppa Davis.

Si passa così al sorteggio dei vari gironi. Il testimone passa nelle mani del giudice arbitro svizzero Andreas Egli, che alternando un perfetto spagnolo all’inglese procede con l’aiuto dei vari capitani delle nazionali all’estrazione delle squadre che formeranno i vari gironi.

Ecco di seguito i sorteggi e la composizione di tutti i gironi

GRUPPO A: Francia, Serbia, Giappone
GRUPPO B: Croazia, Spagna, Russia
GRUPPO C: Argentina, Germania, Cile
GRUPPO D: Belgio, Australia, Colombia
GRUPPO E: Gran Bretagna, Kazakistan, Olanda
GRUPPO F: Stati Uniti, Italia, Canada

Girone a dir poco duro quindi per la nostra nazionale (l’atteggiamento di Sergio Palmieri presente nelle prime file tradisce non poca preoccupazione). I nostri tennisti affronteranno gli Stati Uniti e il Canada. Da una parte probabilmente Isner, Querrey, Tiafoe e due doppisti di sicuro valore, dall’altra il Canada di Shapovalov, Raonic (ci sarà?), Auger Aliassime. Poteva capitarci di meglio, sul veloce ci sono forse capitati due tra gli avversari peggiori che potevamo trovarci davanti. Certo che una sfida che si regge su due singolari ed un doppio può risultare più livellata ed equilibrata e regalarci anche qualche sorpresa e chiaramente Barazzutti si augura che quelle più clamorose le regali la nostra nazionale.

Sul palco viene poi chiamato Albert Costa, ex tennista e capitano della nazionale spagnola di Davis e direttore della fase finale della competizione a Madrid. Anche a Costa viene chiesto un parere sulla nuova formula e sui vari gironi sorteggiati e naturalmente l’ex vincitore del Roland Garros dichiara di attendersi grande spettacolo a Madrid e sottolinea soprattutto il grande equilibrio che almeno sulla carta contraddistingue alcuni gironi. Insieme a Costa il giudice arbitro Egli sorteggia già la composizione del tabellone dei quarti, dove la vincente del gruppo A e quella del Gruppo B vengono collocate negli slot 1 e 8, mentre negli slot 2 e 7 andranno collocate le due nazionali che si qualificheranno come migliori seconde. Le loro posizioni saranno sorteggiate al termine dei Round Robin. Ecco come sono stati sorteggiati gli altri slot:

QUARTI DI FINALE

Vinc. Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
Vinc. Gruppo D vs Vinc. Gruppo F
Vinc. Gruppo E vs Vinc. Gruppo C
Migliore seconda 1 o 2 vs Vinc. Gruppo B

Chiara l’impronta calcistica che si è cercata di dare all’evento. Il sorteggio ha ricalcato molto quello dei mondiali e degli Europei di calcio con il sorteggio dei gironi. Sicuramente un momento divertente e che ha catalizzato molto l’attenzione degli spettatori e dei presenti. Si è creata quella suspense tipica dei sorteggi calcistici con le facce dei vari capitani che tradivano un minimo di tranquillità o preoccupazione dopo aver visto le proprie avversarie. Onestamente questo è un punto a favore del nuovo corso.

Composizione dei gironi, come a volte capita nel calcio ne è uscito qualcuno molto equilibrato ed incerto e qualcuno sulla carta un po’ più morbido. Certo, bisognerà capire quale tennista delle varie squadre onorerà la fase finale. Ad occhio e croce però il gruppo A sembra una lotta tra Francia e Giappone (se ci sarà Nishikori) con la Serbia che però se avesse Djokovic potrebbe diventare favorita. Molto equilibrio nei gruppi 2 e 5 (occhio alla sorpresa Kazakistan), USA un pelo favoriti sul Canada nel gruppo dell’Italia, Australia e Germania favoriti nei loro raggruppamenti. Occhio naturalmente alle migliori seconde, qui addirittura la qualificazione potrebbe essere decisa dal quoziente punti (che come elemento discriminante ci pare un po’ grossolano). Chi vivrà vedrà, vedremo a novembre quale sarà l’efficacia del nuovo format.

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