A San Pietroburgo la prima di Cecchinato e l'ultima di Youzhny

ATP

A San Pietroburgo la prima di Cecchinato e l’ultima di Youzhny

Marco conquista la prima vittoria nel tour maggiore su cemento contro Lacko. Berrettini cede di schianto al terzo contro Shapovalov. Youzhny saluta il tennis con orgoglio

Pubblicato

il

FINALMENTE CECK! – Tra i pochissimi intimi del campo 1, Marco Cecchinato riesce finalmente ad ottenere la sua prima vittoria ATP sul cemento (0-9 il suo bilancio in carriera sin qui) e si prende la rivincita della semifinale persa pochi mesi fa ad Eastbourne contro lo slovacco Lukáš Lacko (77 ATP). L’inizio sembrava presagire un’ altra sconfitta senza appello come quella sull’erba inglese, con il numero 22 al mondo in affanno nello scambio e molto falloso col rovescio, ma dal 4-2 sotto comincia a prendere feeling con i colpi e prova ad anticipare più spesso la palla in modo da non dare il tempo allo slovacco di poter liberare il suo dritto a sventaglio. È una tattica che paga, prima con due palle break nell’ottavo gioco annullate dallo slovacco e poi con il break al decimo gioco, quando Lacko è andato a servire per chiudere il set. L’inerzia del set è ormai segnata, e nel dodicesimo game Marco alza ulteriormente il livello, regge molto bene la diagonale di sinistra dove Lacko martella col dritto inside out e si prende il parziale. Il trend positivo per la testa di serie nr. 3 continua, che va avanti di un break nel quarto gioco grazie ad un bellissimo lob in recupero da fuori dal campo su una veronica cortissima di Lacko. Il match sembra ormai ben indirizzato, ma nel settimo gioco Cecchinato ha un inspiegabile black out con alcuni gratuiti decisamente evitabili che rimettono il set in parità. Prima del tie break, l’unico episodio degno di nota è una grandissima occasione sprecata dal tennista palermitano che non chiude un comodo schiaffo che l’avrebbe portato a due match point in risposta.

Il jeu decisif sembra a senso unico, Cecchinato commette due brutti errori col rovescio mentre Lacko scaglia due ace e una risposta all’incrocio delle righe per procurarsi cinque set point. Marco sul suo servizio con degli ottimi scambi giostrati col rovescio annulla i primi due e nel momento della verità Lacko spreca i due minibreak di vantaggio incartandosi proprio con il dritto che l’ha portato fino a qui. Da questo momento lo slovacco sembra aver subìto il contraccolpo psicologico, Cecchinato si limita a tenere lo scambio e questo basta a convertire il primo match point e completare il parziale di 7 punti a zero che lo portano ai quarti di finale, dove inconterà, sicuramente da sfavorito, il vincente tra Bautista Agut e Youzhny

MATTEO COMBATTE, POI CEDE – Il programma del day 4 del ricco St. Petersburg Open si apre con il match inedito e proiettato al futuro tra Denis Shapovalov (34 ATP) e Matteo Berrettini (62 ATP). Le condizioni molto veloci (caratterizzate da una superficie rapida come il Rebound Ace utilizzato per gli Australina Open per 20 anni oltre che il contesto indoor) e la spiccata propensione offensiva dei due contendenti producono un primo set in cui gli scambi brevi sono una costante e le discese a rete frequenti, anche grazie all’ottima resa al servizio di entrambi. Il primo e unico sussulto prima di arrivare al tie break è una palla break nell’ottavo gioco per il canadese, conquistata a suon di risposte incisive con il suo mai banale rovescio monomane ma annullata dal ventiduenne romano con una stop volley titubante ma bastevole.

 

Il gioco decisivo (dei quali il canadese ha il magro bottino di 9 vinti e 16 persi nel 2018 a fronte di un equilibrato 7-6 per Matteo) propone diversi punti degni di nota, tra i quali figura un notevole rovescio incrociato stretto per Shapovalov e un bellissimo punto con accelerazione di dritto, smorzata millimetrica con l’avversario lontano e chiusura a rete per Berrettini prima che quest’ultimo si porti al set point, annullato con particolare lucidità dal canadese grazie a un ottima seconda slice esterna tipica per un mancino nei momenti di difficoltà. Al cambio campo, Berrettini concede a sua volta un set point insaccando un rovescio agevole a metà rete ma non riesce ad annullarlo, costretto a rincorrere sin dall’uscita dal servizio a causa di una risposta di rovescio sporca ma profonda del nr.7 del seeding propedeutica a costruire il punto poi chiuso con agio con uno smash sopra la rete. Il grande equilibrio del primo set si protrae anche nel secondo, nonostante gli scambi più lunghi diventano più frequenti e soventemente vengono vinti dal tennista canadese sopratutto sulla diagonale di sinistra, ma Berrettini rimane solido e molto costante al servizio grazie anche alla sua seconda spesso giocata vicino alle righe, ma in risposta il tennista romano appare in difficoltà sulle seconde cariche del mancino 19enne.

L’equilibrio si incrina nel proverbiale settimo gioco, nel quale Berrettini concede con qualche ingenuo gratuito due palle break non consecutive, annullate con la collaudata combinazione servizio-dritto e un ace. L’andamento del gioco suggerisce che il canadese abbia in mano l’inerzia del match, ma quando egli si ritroverà a servire per rimanere nel set nel decimo gioco, Berrettini si porta 0-30 grazie ad un bel passante agevolato da uno Shapovalov avvicinatosi a rete con sufficienza e che sotto pressione sbaglia due dritti, uno dei quali a campo spalancato, e concede a zero il primo break del match e procastina il verdetto di questo incontro al set decisivo.

Verdetto che non si farà attendere, poiché il canadese si riprende già dal primo game, nel quale gioca ottime risposte e si porta a palla break con un grande rovescio lungolinea, ma è annullata dalla solita ottima prima di Berrettini. Negli scambi lunghi comunque il tennista azzurro continua a subìre, annulla la seconda palla break con una prima a 220 km/h esterna sulla riga ma concede il servizio alla terza con una stop volley a rete. Da questo momento il match sfugge dalle mani di Berrettini, travolto da uno Shapovalov esaltato dal break che chiude virtualmente la contesa con una difesa in lob su uno smash dell’italiano che si trasforma in un perfido lob imprendibile e poi dilaga sino al 6-0 finale che lo porterà a sfidare Martin Kližan, giustiziere di Fognini e campione di questo torneo nel 2012.

IL GRAN SALUTO DEL COLONNELLOMikhail Youzhny lascia il tennis giocato con un match fantastico contro lo spagnolo Roberto Bautista Agut (26 ATP) che rovina la festa di un Petersburg Sports and Concert Complex di San Pietroburgo gremito. In palio c’è solo un quarto di finale in un ATP 250, ma per Misha ogni match qui può essere l’ultimo e questo si vede già nel primo set, nel quale i ribaltamenti di fronte sono continui e ogni game è una lotta senza quartiere. Sicuramente, oggi il moscovita ha mostrato tutto il suo incredibile campionario tecnico dal lato del rovescio, che ad ogni colpo poteva diventare spada con vincenti lungolinea fulminanti o fioretto con squisite variazioni in back. Dall’altro lato, la regolarità di Bautista, oggi frutto di un algoritmo rigoroso nel quale nulla è lasciato al caso, crea un confronto di stili stupendo dal quale è difficile non essere ammaliati. Il primo parziale è una maratona lunghissima, conclusasi al tie break dopo un’ora e 10 di gioco: il russo a suon di rovesci vincenti si guadagna due set point, ma Bautista è bravissimo ad annullarli con un servizio vincente ed un ottimo scambio comandato da fondo. Alla fine, è proprio lo spagnolo ad aggiudicarsi il set, sfruttando un insolito rovescio lungo del russo che nei punti importanti sembra sentire la tensione.

Si sa che Youhzny è un lottatore ed è evidente nel secondo set, nel quale invece di scoraggiarsi alza ancora il livello e domina, complice anche un lieve calo di Bautista al servizio. Si arriva dunque al set decisivo, che nei primi giochi vive una fase di transizione per poi accendersi dal sesto gioco, nel quale il russo si ritrova 0-30 al servizio ma torna su grazie ad un servizio vincente e sopratutto grazie ad un pazzesco scambio lungo 24 colpi nel quale il russo ha corso da una parte all’altra del campo prima di scagliare un vincente di rovescio incrociato alla velocità di 141 chilometri orari. Il game successivo Youhzny sente che è il momento decisivo per aggiudicarsi il match e si porta a due palle break consecutive dando fondo alle ultime energie, ma Bautista è davvero una macchina oggi e le annulla comandando lo scambio con estrema attenzione tattica. Il vincitore della Coppa Davis 2002 (e che vittoria!) e bi-semifinalista a New York è visibilmente stremato dalla dura lotta e paga la fatica profusa cedendo il break, tradito proprio dal suo celebre rovescio ad una mano. Non ci sarà più niente da fare per il moscovita, che riceve il foglio di congedo dal tennista di Valencia che chiude la contesa con un serve & volley.

THIEM AVANZA – Per l’ultimo match di giornata, Dominic Thiem (8 ATP) batte in due set equilibrati il tedesco Jan-Lennard Struff (50 ATP). La prima testa di serie ha bisogno di qualche game di acclimatamento e va anche sotto di un break prima di conquistare il primo set al tie-break, chiuso da una splendida risposta incrociata di rovescio. Nel secondo parziale invece basta un break nel terzo gioco all’austriaco, che ha annullato col dritto (colpo spesso sottovalutato) le tre palle break conquistate dal coriaceo avversario teutonico. Thiem affronterà domani nei quarti l’ultimo russo in tabellone Daniil Medvedev, che ha battuto in due comodi set il kazako Kukushkin. Infine, bene anche Dzumhur, che nel 2017 riuscì a compiere una doppietta in terra russa vincendo sia qui (battendo in finale Fabio Fognini) che a Mosca. Il bosniaco affronterà Wawrinka, battuto quest’anno nell’unico precedente di Dubai nel quale lo svizzero era ancora in fase di rodaggio.

Niccolò Masiero

Risultati:

[7] D. Shapovalov vs M. Berrettini 7-6(6) 4-6 6-0
[6] D. Dzumhur b. G. Pella 6-4 6-4
[8] D. Medvedev b. M. Kukushkin 6-3 6-4
[3] M. Cecchinato b. L. Lacko 7-5 7-6(6)
[5/WC] R. Bautista Agut b. [WC] M. Youzhny 7-6(6) 3-6 6-3
[1] D. Thiem b. J.L. Struff 7-6(4) 6-4

Il tabellone completo

Continua a leggere
Commenti

ATP

Ecco le prime 18 squadre dell’ATP Cup: presenti i big 3 e l’Italia

Ci sono la Spagna di Nadal, la Serbia di Djokovic e la Svizzera di Federer. Italia con Fognini e Berrettini, manca Wawrinka

Pubblicato

il

Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 2020 tennistico si aprirà con una grande e attesa novità: l’ATP Cup (3-12 gennaio). Questa competizione per nazioni sostituisce di fatto i classici tornei di inizio anno con una “Davis” tutta targata ATP (con l’eccezione del 250 di Doha che si svolgerà regolarmente nella prima settimana dell’anno). La prima delle due deadline (13 settembre e 13 novembre) stabilite per la selezione delle 24 squadre partecipanti è stata raggiunta e sono dunque stati resi noti i primi 18 paesi qualificati in base al ranking, cui si aggiunge l’Australia in qualità di paese ospitante.

  1. Serbia: Novak Djokovic – Dusan Lajovic
  2. Spagna: Rafael Nadal – Bautista Agut
  3. Svizzera: Roger Federer – Henri Laaksonen
  4. Russia: Daniil Medvedev – Karen Khachanov
  5. Austria: Dominic Thiem – Dennis Novak
  6. Germania: Alexander Zverev – Jan-Lennard Struff
  7. Grecia: Stefanos Tsitsipas – Michail Pervolarakis
  8. Giappone: Kei Nishikori – Yoshihito Nishioka
  9. Italia: Fabio Fognini – Matteo Berrettini
  10. Francia: Gael Monfils – Benoit Paire
  11. Belgio: David Goffin – Steve Darcis
  12. Croazia: Borna Coric – Marin Cilic
  13. Argentina: Diego Schwartzman – Guido Pella
  14. Georgia: Nikoloz Basilashvili – Aleksandre Metreveli
  15. Sudafrica: Kevin Anderson – Lloyd Harris
  16. Stati Uniti: John Isner – Taylor Fritz
  17. Canada: Felix Auger-Aliassime – Milos Raonic
  18. Gran Bretagna: Andy Murray – Kyle Edmund
  19. Australia (Wild card): Nick Kyrgios – Alex de Minaur

Si tratta delle 18 nazioni che vantano il miglior giocatore con la classifica più alta. La Gran Bretagna è presente grazie al ranking protetto di numero due del mondo di Andy Murray. Gli unici due giocatori che non hanno rispettato il commitment sono i numeri due di Svizzera e Belgio, ovvero Stan Wawrinka e Kimmer Coppejans, sostituito rispettivamente da Henri Laaksonen e Steve Darcis.

Cogliamo l’occasione per un piccolo ripasso sul funzionamento di questo nuovo evento.

 

SEDI E FORMAT L’ATP Cup si svolgerà dal 3 al 12 gennaio e sarà ospitata da tre diverse città australiane (Sydney, Brisbane e Perth). Le ventiquattro nazioni qualificate verranno divise in sei gironi da quattro squadre ciascuno. I gruppi verranno poi ripartiti a due a due nelle tre città ospitanti per il completamento della prima fase. Le vincitrici dei vari gironi e le due migliori seconde andranno poi a disputare la fase finale a eliminazione diretta (quarti, semifinali e finale) che si terrà a Sydney. Ciascun tie prevede due incontri di singolare al meglio dei tre set e un doppio, giocato secondo le regole standard dell’ATP (niente vantaggi e super tiebreak al posto del terzo set). Sarà ammesso il coaching in campo durante i cambi di campo e alla fine del set.

MONTEPREMI E PUNTI ATP – La competizione ha un prize money totale di 15 milioni di dollari americani e offre inoltre punti validi per il ranking. Un singolarista imbattuto può guadagnare fino a 750 punti, mentre un doppista può arrivare a 250.

COME CI SI QUALIFICA – Per essere eleggibile per la competizione una nazione deve avere almeno tre giocatori nelle classifiche ATP, inclusi due singolaristi e un terzo con ranking o da doppista o da singolarista. Ogni nazione può scegliere fino a cinque giocatori. Se una squadra ha cinque giocatori, almeno tre devono avere ranking da singolarista; se ne ha meno di cinque, i singolaristi devono essere almeno due. Per stilare la lista delle squadre partecipanti, l’ATP prende in considerazione la classifica del miglior giocatore di ogni paese.

La presenza o meno di ogni nazione è subordinata alla volontà dei singoli giocatori di iscriversi all’evento entro le due scadenze prefissate: il 13 settembre appunto (per le prime 18 squadre) e il 13 novembre (per le restanti 6). La wild card elargita all’Australia in qualità di paese ospitante, però, riduce a cinque il numero di posti da assegnare alla seconda deadline. Il 13 di settembre, i due giocatori meglio piazzati di ogni nazione saranno ritenuti eleggibili per la competizione, mentre gli altri membri della squadra verranno stabiliti il 13 novembre in base al ranking di lunedì 11 novembre.

IL SORTEGGIO Il sorteggio del tabellone avrà luogo lunedì 16 settembre alle 10 locali (le 02 di notte in Italia, mentre alle 09 si conoscerà il programma degli incontri) nella splendida cornice dell’Opera House di Sydney e coinvolgerà ovviamente solo le prime 18 squadre qualificate ( l’Australia). Le prime sei nazioni saranno divise sei gironi. Le squadre dal settimo al dodicesimo posto saranno invece assegnate per estrazione ad uno dei gironi, seguite dai paesi classificati tra il tredicesimo e il diciottesimo posto. L’Australia, che ha ricevuto una wild card, verrà collocata casualmente in uno dei sei gruppi.

Continua a leggere

ATP

Nadal: “Non posso sprecare energie per diventare n.1”

Rafa si racconta dopo il 19esimo Slam: “Non mi sento più vecchio della mia età. Ma devo prendermi cura di me stesso”. Lo spagnolo conferma: i tornei più importanti della vetta della classifica

Pubblicato

il

Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

In una lunga intervista concessa al sito ATP, Rafael Nadal, ora a Maiorca per riprendersi dalla estenuante finale giocata a New York contro Medvedev, ha raccontato le sue sensazioni dopo la vittoria degli US Open per la quarta volta in carriera. Trionfo che lo ha portato ad un solo titolo Slam di distanza dai 20 di Roger Federer, primatista assoluto. L’intervista di Rafa è un seguito ‘spirituale’ di quanto detto in conferenza stampa a Flushing Meadows, con un Nadal apparso molto fatalista ma soprattutto felice. Il tennista spagnolo si rende infatti perfettamente conto dello scorrere inesorabile del tempo e del fatto che il suo fisico sia sempre meno performante rispetto al passato, ma è proprio questo che rende ogni nuova vittoria un pizzico più speciale.

LE LACRIME DEL GUERRIERO“Dovete capirmi, avevo praticamente vinto. Tornando indietro ho ripensato a quando la partita è girata a favore di Medvedev nel terzo set, e a quanto velocemente le cose possano uscire dal mio controllo. La situazione era critica, sono passato dall’essere a un passo dalla vittoria all’essere a un tanto così dalla sconfitta. Mi sono reso conto non solo di quanto abbiamo lottato, ma anche di quanto siamo andati oltre mentalmente e fisicamente, finché non sono riuscito a rompere il muro al suo primo momento di debolezza”.

IL PESO DELL’ETÀ“Non mi sento più vecchio della mia età. Mi sento gli anni che ho: 33. Ho sempre pensato di non sapere quando arriverà la mia ultima vittoria. Ma penso di essere in una buona fase della mia carriera. Sono semplicemente consapevole che con il passare degli anni non posso perdere di vista la realtà. Devi prenderti più cura di te stesso, prendere decisioni più sagge. Quando sei più giovane sei in grado di giocare molte più partite, mentre è importante essere più selettivi man mano che invecchi. Devi riflettere molto su ciò che sarà più utile per prolungare la tua carriera. Se il mio corpo mi permetterà di allenarmi tutti i giorni a livelli alti continuerò a giocare, visto che sento ancora una grande passione per il tennis. Mi piace darmi obiettivi e assaporare il gusto della competizione.

 

PER CHI NON CI CREDEVADimostrare agli altri che si erano sbagliati non è mai stata una mia motivazione, né nel tennis né nella vita di tutti i giorni. Penso che la motivazione e l’ambizione debbano venire da se stessi e non da fuori. Mi circondo di energia positiva e provo a fare il meglio che posso”.

CHE FINALE È STATA“Non ho rivisto la partita! L’ho solo giocata e senza rivederla è difficile commentare. Quando sei là fuori sei teso ed è impossibile pensare ad altro oltre a quello che devi fare per vincere. La finale aveva sicuramente tutti gli ingredienti necessari per essere una partita avvincente e straordinaria che non sarà dimenticata presto, ma dovrei rivederla dall’inizio alla fine per dare il mio verdetto su dove si colloca tra le mie migliori partite. Sicuramente è tra i momenti più soddisfacenti della stagione, ma la cosa che mi rende più soddisfatto è come mi sono ripreso da Barcellona. Tra Barcellona e Montecarlo ho giocato malissimo (eliminato da Thiem e Fognini in semifinale) e sono orgoglioso di come sono riuscito a riprendermi mentalmente da quei due tornei”.

Rafael Nadal – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

IL NUMERO 1“Il mio obiettivo è essere competitivo il più a lungo possibile nei grandi tornei, e per esserlo devo costringermi a giocarne meno. È vero che essere il numero 1 di fine stagione non è il mio obiettivo principale, anche se ovviamente mi piacerebbe. Non posso sprecare energie per diventarlo, devo concentrarle nell’allenarmi e per quando dovrò giocare. Se poi il numero 1 sarà una conseguenza di quello, ben venga, ma anche se non dovessi finire da numero 1 sarebbe comunque una grandissima annata per me”.

PROGRAMMAZIONE“Sono stanco. La verità è che non mi sono ancora completamente ripreso. Sono tornato a casa e abbiamo già fatto un piccolo lavoro di recupero. Sto riguadagnando le forze a poco a poco. A livello mentale mi basta riposare. Quando finisci una partita del genere devi recuperare facendo tutti gli step necessari per essere sicuro di riprenderti al meglio È troppo presto per elaborare i piani, perché dopo la finale non ho avuto la possibilità di discutere le varie questioni con la mia squadra. Dovrò vedere come risponderà il mio corpo, ma sicuramente la Laver Cup è cerchiata in rosso nel mio calendario”.

LA NEXT GEN “Il cambio della guardia che doveva esserci da anni è stato più lento del previsto, la vecchia guardia ha resistito per anni, ma i pilastri come Ferrer hanno cominciato a passare il testimone. La verità è che io, Roger e Novak abbiamo vinto così tanto negli ultimi 14 anni, e siamo ancora al top del ranking. Ora ci sono Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Khachanov, Medvedev, Zverev e Rublev. Sono giocatori formidabili e la logica suggerisce che la nuova generazione sia già qua. Stanno attirando molta attenzione mediatica ed alcuni di loro sono già nella top 10. A parer mio sentiremo sempre più parlare di loro.

LA GIOVANE SPAGNA“Penso che quanto fatto dalla precedente generazione sia difficilmente replicabile. La federazione spagnola compete con quelle che organizzano gli Slam e i grandi tornei come gli Internazionali di Roma e la Rogers Cup. Hanno tutte un budget più alto della nostra federazione. Durante questi anni del boom mediatico del tennis in Spagna abbiamo fatto l’errore, come federazione, di non riuscire a capitalizzare questa popolarità nei tornei che ospitiamo. In modo da poterli rendere allo stesso livello di quelli che ho appena citato, così da poter generare annualmente più fondi con cui finanziare lo sviluppo dei giovani. Nonostante ciò, vedremo come si svilupperanno i nostri nuovi talenti come Carlos Alcaraz Garfia, Pedro Martinez e Jaume Munar.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI “Cerco sempre di essere me stesso e di fare le cose che mi sembrano giuste. Applico le lezioni che la mia famiglia mi ha dato fin da quando ero ragazzo. I ragazzi possono osservare le cose che fanno i loro idoli e provare a emularli. Allo stesso modo, si ha il potere di evitare comportamenti distruttivi. Mi sforzo sempre di prendere quello che è positivo e ho la consapevolezza di evitare ciò che potrebbe abbattermi. Mi fa molto piacere sapere che ciò che faccio può aiutare e ispirare gli altri. Dobbiamo tutti alzarci per andare al lavoro, combattere qualunque cosa la vita ci ponga davanti e mantenere una visione positiva, e se ciò che faccio in qualche modo ispira qualcuno a farlo, è gratificante. Non c’è niente di più soddisfacente per me che far sentire gli altri più potenti o risollevargli il morale”.

Traduzione dell’intervista e articolo a cura di Giorgio Di Maio

Continua a leggere

ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

Pubblicato

il

Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement