Torna il tennis 'pro' a Firenze, 24 anni dopo

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Torna il tennis ‘pro’ a Firenze, 24 anni dopo

I ricordi di un torneo che fu… Questo è il challenger (64.000 euro) Toscana Aeroporti. “Quali” nel weekend. Lorenzo Sonego uno dei 3 top100 in gara con Djere, Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Andujar, Gimeno Traver, Moroni, Virgili…

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Da questo sabato con le gare di qualificazione del challenger ATP “Firenze Cup-Toscana Aeroporti da 64.000 euro di premi, il Circolo Tennis Firenze che proprio quest’anno celebra il suo 120mo compleanno – vedi video straordinario che ripercorre la sua storia con immagini uniche – riapre i campi delle Cascine ai tennisti professionisti. Sarà la prima di almeno tre edizioni, a quanto ha assicurato il direttore organizzativo Carlo Alagna, nel corso di una suggestiva presentazione effettuata nella prestigiosa Sala d’Arme di Palazzo Vecchio corredata dalle immagini del video montato con la consulenza del direttore del CT Firenze Flavio Benvenuti e del membro di consiglio Barbara Anzillotti. Gli onori di casa li hanno fatti il presidente del CT Firenze Giorgio Giovannardi (ex seconda categoria) e l’assessore allo sport del comune di Firenze Andrea Vannucci, grande appassionato di tennis, oltre al presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. Ovviamente presenti anche i responsabili di Aeroporti Toscana, il presidente Marco Carrai in testa, nonché Federcio Barraco quale responsabile della comunicazione.

Ci saranno Lorenzo Sonego, vittorioso nel challenger di Genova  e avendo appena festeggiato il fresco ingresso nei top 100, ma anche Djere, che ha vinto il challenger milanese all’Harbour Club organizzato dalla stessa società (Makers Milano) Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Gimeno Traver, e un nutrito gruppo di italiani, ivi incluse le wild card federali, da Filippo Baldi a Julian Ocleppo (figlio dell’ex davisman Gianni), a Giovanni Fonio che viene considerato un interessante prospect, così come Edoardo Lovagno.

 

Ma consentitemi, prima di addentrarmi su quella che si prospetta di essere a livelli di partecipazione la Firenze Cup di quest’anno, ripercorrere un po’ della storia organizzativa, a livello internazionale, del circolo di tennis fiorentino, visto che pochi possono dire di conoscerla come il sottoscritto che l’ha vissuta fin da bambino e da figlio di un ex presidente del circolo.

È passato tanto tempo da quando su questi stessi campi si sono esibiti fin dal 1953  – e non erano esibizioni ma tornei – fra una Coppa Davis e l’altra (cinque in tutto, contro  India 1958, Sud Africa ’59, Russia ‘62, Polonia ’76, Australia ’93; le ricordo bene: nel primo e nel secondo fui raccattapalle, nel terzo fui “promosso” al tabellone segnapunti con i numeri stampati su piastrelle di ferro da attaccare sui chiodi, nel quarto feci il programma e fui capufficio stampa…), grandi campioni come Budge Patty, Sven Davidson, Drobny, Roche e Newcombe diciottenni alla vigilia del loro primo trionfo a Wimbledon, Rose, Nielsen, Ayala, Morea, Osuna, Cooper e fra le donne Maureen Connolly e Althea Gibson, Marie Esther Bueno. C’erano ovviamente anche i  migliori italiani dell’epoca, Merlo (che mi avrebbe impostato il rovescio a due mani mentre bambino giocavo al muretto del circolo!), Gardini, Pietrangeli e Sirola che vinsero il doppio nel 1955. Attrarre i migliori tennisti del mondo divenne col tempo uno sforzo superiore alle possibilità di un circolo privato, i cui soci non se la sentivano di esporsi a troppi rischi finanziari, ma il torneo internazionale riusciva sempre ad allineare ai nastri di partenza ottimi giocatori. Nel 1969 vinse l’egiziano El Shafei, che da junior aveva vinto l’Orange Bowl e Wimbledon, nel 1970 un rumeno baffuto che, più volte finalista in Davis,  si sarebbe poi imposto come “primo manager” dei tennisti, di Nastase e Vilas, poi di Becker e Ivanisevic prima di diventare proprietario e organizzatore di grandissimi tornei (Stoccarda, Madrid) nonché uno degli uomini più ricchi del mondo: Ion Tiriac. A quei tempi doveva sbarcare il lunario in qualche modo e io ricordo bene come Ion, pur di raggranellare qualche soldino, fosse capace di improvvisare spettacoli nei quali trangugiava… bicchieri di vetro!

Ci fu poi un gap di pochi anni fino a che nel ’73 il torneo, che sarebbe diventato poi parte del circuito ATP, fu incluso nel Grand Prix del Mediterraneo e Nastase vinse una spettacolare finale (64 al quinto) su Adriano Panatta, con centinaia di spettatori che rimasero fuori dai cancelli perché i 5.000 posti delle tribune erano stati tutti sold out.

Dall’anno successivo, al ritorno dall’Università negli USA, fui nominato direttore del torneo. Era un’epoca in cui i giocatori erano liberi di iscriversi a questo o quel torneo senza particolari vincoli. C’erano anche più tornei nella stessa settimana. Così c’era una gran lotta per cercare di acquisire i partecipanti di maggior nome e richiamo.  Nonostante un montepremi irrisorio rispetto alla concorrenza (50.000 dollari…quando già i più forti del mondo erano capaci di guadagnarli in un paio di serate di esibizione), escogitando tutte le strategie possibili – organizzando feste e serate nelle discoteche fiorentine per i giocatori, moglie e fidanzate per far sì che il torneo venisse “votato” per più anni, come il torneo più piacevole del circuito europeo, persuadendo la De Beers diamanti a mettere qualche diamantino nei sandwich (!!!) dei cocktail per centinaia di persone, organizzando una mostra fotografica per la signora Ashe,  organizzando visite “private” per le compagne dei tennisti alle sedi delle “firme” fiorentine della moda, Gucci, Ferragamo, Pucci – riuscimmo ad avere giocatori di grandissimo nome, non solo Ashe e Solomon, ma anche Gerulaitis, Clerc, Gomez, Ramirez, i giovanissimi Noah e Lendl, i più anziani Vilas e Kodes, oltre ovviamente ai “nostri” Panatta e Bertolucci che vinsero anche alcune edizioni del torneo. Si arrivò poi, dopo 3 edizioni vinte da Thomas Mustern1991-92-93  (con i soci che, tipicamente fiorentini brontoloni incontentabili,  quasi si lamentavano per il fatto che non ci fosse troppo ricambio , che ci fosse sempre il mancino austriaco  fra i protagonisti! Nel 1995 Muster avrebbe vinto il Roland Garros e sarebbe diventato poi anche n,1 del mondo!) all’ultima edizione del torneo internazionale ATP di Firenze (1994) con ultimo tennista a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro l’uruguagio Marcelo Filippini. Con il torneo che era stato “appaltato” ad organizzazioni professionistiche extrafiorentine, si era persa quella che in passato era stata l’anima del torneo, la partecipazione del corpo sociale che non sentiva più il torneo internazionale come una cosa propria. Quell’anima che è invece sopravvissuta nel torneo giovanile, lanciato a metà degli anni Settanta, quando presidente del circolo era mio padre Giancarlo Scanagatta e presidente FIT era Paolo Galgani che grande merito ebbe nell’imprinting agonistico ed organizzativo del circolo delle Cascine.

Per 24 anni, e cioè dal 1995 in poi, il lawn tennis club Firenze nato ufficialmente nel 1898 – ma nel 1880 era già sorto un primo campo di tennis! – dove nel 1910 sedici circoli italiani dettero vita alla Federazione Italiana Tennis con primo presidente Piero Antinori, ha dato vita a un torneo internazionale giovanile di notevole prestigio e palmares. Sempre giocato nella settimana di Pasqua.

Quest’anno lo ha vinto Lorenzo Musetti, poi giunto in finale all’US Open junior pur avendo solo 16 anni. 20 anni fa lo vinse un certo Roger Federer. In una quarantina d’anni sono passati sotto Pasqua dal club delle Cascine tanti altri  giovani di grande talento: basti citare qualche n.1 del mondo quali Halep, Hingis, Capriati, Mauresmo, Safina, Clijsters, e fra gli uomini Murray. E ovviamente tutti i migliori tennisti italiani.

Tornando al torneo challenger che da questo sabato mattina vedrà in campo i protagonisti delle qualificazioni e da lunedì il via al tabellone principale, già le quali sono di ottimo livello, il supervisor è Carmelo Di Dio. Il cut off del main draw era al numero 215 con Moroni. Il tabellone di quali è di 32 giocatore, si comincia a giocare su 4 campi fin dalle 10 di sabato mattina. Una wild card è stata data a Adelchi “Bobo” Virgili, un’altra al tesserato del CT Firenze Daniele Capecchi.

Poiché la firma degli iscritti alle “quali” è fissata per le 21 di venerdì 28… aggiorneremo i nomi degli iscritti dopo quell’ora, o al più tardi domattina presto, insieme al tabellone. Avevano segnalato di voler partecipare tanti nomi interessanti (ma da confermare per le 21, appunto classificati fra il n.219 e il 300: Pavlasek, Taberner, Giustino, Brkic, Giannessi, Tatlot, De Greef, Grigelis, Roca Batalla, Pavic, Oliveira, Masur, Zapata, Krawietz, Benchetrit, Mager, Viola, Safranek, Ojeda, Bellotti, Zekic (306). Ma sono attesi anche Marcora, Bega, Pellegrino e altri.

Sono tanti gli sponsor che hanno creduto al ritorno del tennis professionistico a Firenze – la Toscana, che è l’unica regione ad ospitare tre tornei internazionali junior di grande livello, Santa Croce sull’Arno, Firenze e Prato, è una regione leader a livello organizzativo e con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Lazio all’avanguardia secondo i parametri Google nel campo del tennis – e oltre al main sponsor Aeroporti Toscana che sta combattendo un’annosa battaglia (cominciata 40 anni fa!) per dotarsi di una pista parallela all’Autosole…l’8 novembre si conoscerà l’esito del ricorso presentato al TAR da quei comuni limitrofi a Firenze che non la vogliono (Sesto, Campi, Prato etcetera), ci sono anche Brandini AutoEur, top 5 dei concessionari di automobili in Italia con le sue 16 marche, Fantinel che festeggerà i vincitori con il suo spumante, Unicredit, Babolat, il negozio di biancheria per la casa Mazzoni. So che l’elenco degli sponsor risulta noioso per i lettori – come le frasi dei giocatori premiati che ringraziano gli sponsor “senza i quali questo torneo non avrebbe potuto svolgersi – però è giusto dare una visibilità, sia pur minima, a chi effettivamente contribuisce a farli vivere. Quindi mi par d’obbligo citare anche Levissima, Il Lievito, Dr Farmer, GianMariaAmatori, Destination Florence, Pegaso Systems, Taxi 0554242, Data Management (tutti nomi di cui Ubitennis è disponibile a pubblicare il link al sito aziendale… se si premureranno di farcelo avere). Si ricorda inoltre che le semifinali e la finale del Challenger Aeroporti Toscana saranno trasmesse in diretta da Supertennis sabato 6 e domenica 7 ottobre.

Consentitemi, infine, di dedicare un piccolo ricordo di un ex Presidente del C.T.Firenze, Alessandro Dalgas scomparso soltanto pochi giorni fa e grande amico, compagno e avversario di mille battaglie tennistiche. Campione italiano junior di doppio insieme a Nicola Migone, Sandro era il figlio di quel Fred Dalgas che è stato presidente del CT Firenze prima e dopo la guerra, dal 1935 al 1947 e poi dal 1952 al 1972. Quasi 50 anni nel corso dei quali Fred Dalgas aveva regalato al suo amato circolo la splendida piscina che ancora oggi si può ammirare nel magnifico impianto del CT Firenze. Nel ’67 all’ingegner Dalgas il presidente della Repubblica Saragat aveva consegnato la Stella d’Oro al merito sportivo. A reggere il gagliardetto del CT Firenze al Quirinale, assai emozionato, c’ero io. Ad Alessandro Dalgas – che per il suo fisico esile ai tempi junior e quel suo strano contorcersi all’atto del servizio (uno dei primi dell’epoca a essere provvisto di un grande lift sulla seconda palla…con le racchette di legno lo sapevano fare in pochi alla battuta prima degli anni Settanta) era stato affibbiato il simpatico e curioso soprannome di “Baccello” che lo ha seguito per tutti i suoi giorni – è dovuta la pubblicazione di un magnifico libro stampato con le foto di Alinari nell’anno del centenario del CT Firenze, il 1998. Alcune di quelle foto avete potuto rivederle nel video che da You Tube potete “linkare” in alto. Ma nell’elegantissimo libro curato da Alessandro ci sono 265 fotografie dell’archivio Alinari e non solo, molte delle quali straordinario reperto fotografico.

Il tabellone delle qualificazioni

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WTA

A Birmingham riecco Venus e Ostapenko. A Kristyna il derby di casa Pliskova

La neo-trentanovenne Williams non vinceva un match sull’erba fuori da Wimbledon dal 2011. Aliona centra i primi quarti di finale dell’ultimo anno solare. Alla gemella meno famosa una maratona chiusa al tie break del terzo

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Parecchia sostanza e diversi spunti tra i prati delle Midlands occidentali, laddove a Maiorca si è detto e fatto il minimo indispensabile. Appena quattro match in programma alle Baleari – dove il bel tempo stabile ha consentito di diluire la programmazione – di cui uno addirittura monco. La sfortuna ha colpito ancora una volta Ons Jabeur, ragazza tunisina dal talento grande quanto la predisposizione agli infortuni, anche se oggi, con ogni probabilità, il massimo della salute non l’avrebbe comunque salvata contro l’astro Sofia Kenin, che aveva dominato fino all’obbligo di ritiro. Nel frattempo Elise Mertens aveva sbrigato in due la comoda pratica Stosur e Yafan Wang, sinora quasi digiuna d’erba, si era sbarazzata molto più facilmente del previsto di Alison Van Uytvanck. In chiusura, la seconda favorita Sevastova ha concesso le briciole, sotto forma di tre giochi, all’impotente Ajla Tomljanovic.

Molta più ciccia a Birmingham, come dicevamo, e conferme su conferme per la signora campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty: la rovente australiana ha letteralmente spianato Donna Vekic, non la prima venuta, una che sul verde gioca bene e che era reduce, per quanto molto delusa, dalla finale giocata a Nottingham domenica scorsa. Segnali preoccupanti, per le avversarie s’intende, quelli lanciati da Ash, la quale a Wimbledon sarà temuta e pericolosa anche in ottica numero uno del mondo: Naomi Osaka è autorizzata a fare tutti gli scongiuri del caso.

Ma è stata soprattutto la giornata dei ritorni, ovviamente graditi: quello di Venus Williams – trentanove candeline spente ieri l’altro, auguri – al successo in un match su erba lontano da Church Road, evento che non capitava alla meno giovane della dinastia Williams addirittura dal 2011 (secondo turno a Eastbourne contro Ana Ivanovic), ma anche quello di Jelena Ostapenko. Buona la prova offerta dalla lettone nonostante la classica zavorra di doppi falli (oggi sono stati otto), tuttavia emendati da un numero di vincenti più che sufficienti a investire una spenta Johanna Konta. Per Aliona quella ottenuta poche ore fa è la prima vittoria contro una top 20 degli ultimi quindici mesi (ultimo hurrà a Miami 2018 contro Elina Svitolina): un opportuno brodino in vista di Wimbledon dove, non dovesse avvicinare le semifinali guadagnate lo scorso anno, i problemi di classifica potrebbero per lei rivelarsi di difficilissima soluzione.

 

È planato tra le mani della gemella mancina, infine, il derby di casa Pliskova, iniziato nell’ilarità delle contendenti e salomonicamente deciso al tie break del terzo dopo quasi due ore di zuffa. Tremarella nel gioco dirimente, chiuso da Kristyna al secondo match point, come il primo cortesemente offerto da un doppio fallo della sorella. Vinto in modo sorprendentemente agevole il primo set, la numero 112 WTA era nel corso del match riuscita a contenere la rimonta della più famosa parente affidandosi soprattutto al potentissimo archibugio in dotazione (24 ace e l’82% di punti con la prima in campo alla fine).

Birmingham, primo turno:

J. Brady b. L. Tsurenko 6-3 6-3
[2] A. Barty b. D. Vekic 6-3 6-4
[6] Q. Wang b. [Q] L. Davis 6-3 6-2
[WC] V. Williams b. A. Sasnovich 6-3 6-4

Secondo turno:

B. Strycova b. S-W. Hsieh 7-6(3) 6-3
J. Ostapenko b. [7] J. Konta 6-3 6-4
P. Martic b. M. Gasparyan 6-3 7-6(4)
Kr. Pliskova b. Ka. Pliskova 6-2 3-6 7-6(7)

Il tabellone completo

Maiorca, secondo turno:

Y. Wang b. A. Van Uytvanck 7-6(3) 6-3
[4] E. Mertens b. [WC] S. Stosur 6-3 6-3
[7] S. Kenin b. O. Jabeur 6-2 2-0 (rit.)
[2] A. Sevastova b. A. Tomljanovic 6-2 6-1

Il tabellone completo






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ATP

ATP Halle: avanzano Khachanov e Coric, grandi battaglie con Struff e Sousa

HALLE – Le tds 3 e 4 superano per un ciuffo d’erba Struff e Sousa. Tanto pathos e gran tennis. OK anche Goffin ed Herbert

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Borna Coric - Halle 2019 (foto NOVENTI OPEN_KET)

Dal nostro inviato ad Halle

La giornata che non ti aspetti, doveva essere un day 3 di transizione – per la gioia di chi scrive, che ha potuto rilassarsi facendo shopping tra gli stand del torneo: l’asciugamano ufficiale, ma di fatto è un telo mare, richiama forse troppo spudoratamente i colori di Wimbledon, ma costa solo 15 euro (scontati) ed è pur sempre di un grande torneo, come dimostrato anche oggi. David Goffin ha avuto bisogno di tre set per superare un Radu Albot versione monstre nel primo parziale. All’inizio del secondo, il campione belga si sveglia come folgorato e alla lunga impone la legge del più forte: “Albot non è mai un avversario facile, nel primo set mi ha sorpreso il suo livello sull’erba, nel secondo il servizio mi ha fatto uscire da molti guai, poi ho trovato il mio tennis (molti bei passanti, anche favoriti da attacchi disperati del rumeno, nda). Giocare qui è sempre bello, il pubblico ti coinvolge molto”. Non è affatto una frase fatta, chiedere a Jan-Lennard Struff.

Il secondo match tra lui e Karen Khachanov, tds n.3, è una battaglia da Grande Guerra, metro dopo metro, punto dopo punto, ma condotta da due soldati talentuosi che non rinunciano mai ai colpi da erba, quelli per palati fini. Punti spettacolari uniti a continui ribaltamenti di fronte e un tennis atletico da parte di entrambi. Una gioia per gli occhi e autentici brividi per il cuore. Struff è partito subito molto carico e per lunghi tratti del match ha alternato passanti vincenti e discese a rete. Ci ha provato fino all’ultimo, ma Khachanov è stato molto solido, soprattutto mentalmente.

Non puoi sperare in un suo passaggio a vuoto, devi smontarlo punto dopo punto, non proprio un compito facile con uno così regolare, veloce e potente. Il tedesco è stato ingenuo quando ha subito un break tutt’altro che inevitabile che gli è costato il primo set. Nel secondo il n.35 ATP veniva spesso avanti in controtempo con magnifiche palle tagliate. Il n.9 del mondo perde i riferimenti e il set, cedendo il servizio sul 4-3 Struff. Nel set decisivo, il servizio ha tolto molte castagne al campione di Parigi-Bercy, che sul 5-4 30 pari su servizio avversario ha approfittato di una seconda forzata di Struff che diventa un doppio fallo.

Sul match-point Karen spara un gran passante cui Lennard oppone una bella volée, ma sfortunata e out. Khachanov esulta troppo smaccatamente sull’errore avversario, con un salto plateale, per poi subito scusarsi a rete con l’avversario (che apprezza) e in conferenza stampa non usa mezzi termini: “Wow che partita! Mi spiace per aver eliminato il vostro Struff, il ragazzo di casa. Guardate che dico sul serio, ha giocato davvero benissimo. Match così sono importanti da vincere perché se le porti a casa ti danno molta fiducia”.  

 

Il pubblico prosegue il suo divertimento di qualità e quantità col match tra Herbert e Stakhovsky, dove il secondo sembra avere la meglio ma alla distanza emerge il grande talento, perfetto per l’erba, del francese (sempre bello e pulito il suo serve&volley). La partita che difficilmente dimenticheremo però deve ancora esserci. Borna Coric rimane nel torneo a suon di missili al servizio e col dritto, giocati quando più serve con classe da campione, ma la partita indomita e tecnicamente magnifica di Joao Sousa esalta il pubblico.

Il match parte subito con un buon livello di gioco, ma i servizi subito in palla di entrambi portano quasi a distrarsi, convinti che il break, se arriverà, sarà sul finire del set. Invece non solo arriva al sesto game, ma è per Sousa. Paradossalmente. È un vantaggio per Coric, che prende la sberla perfetta per abbandonare l’idea che basti limitarsi al compitino. Contro-break immediato e qualche game più tardi arriva il tie-break, che il croato porta a casa da campione: massimo risultato col minimo sforzo.

Nel secondo set non cambia la musica per il pur mai domo Sousa: per portare a casa un 15 deve fare il punto 3 volte (addirittura il campione uscente stava per recuperare il secondo smash consecutivo, non fosse stato per una barra dell’impianto di chiusura del tetto). Però il portoghese non ha nessuna intenzione di spegnersi lentamente, così l’equilibrio persiste. Il talento del trentenne lusitano (pregevoli certe palle corte da mano vellutata), accompagnato da una tenacia così ammirevole conquista il pubblico, che piano piano passa dalla sua parte. Solo che Coric non perdona e ad ogni grossa opportunità per l’avversario alza il livello, sempre quando serve. Si chiama classe.

Insomma, facile piangersi addosso o almeno scoraggiarsi di fronte a un giocatore meno forte che resiste indomito fino alla fine, incurante della realtà, a un avversario che appena alzi la testa ti spara in faccia un ace o un missile di dritto. Lo fanno in molti sulle tribune (non certo la ragazza vicino a noi con la maglia della Croazia vicecampione del mondo di Russia 2018), Sousa no. Non l’ha mai fatto, non lo farà mai. L’avversario è più forte? Sei in ballo e devi ballare, Joao vuole vincere, gli applausi non possono bastare. E allora, sul 6-5 Sousa e servizio Coric, la goccia d’acqua che batte sempre sulla roccia riesce finalmente a scalfirla. La terza palla break è quella buona, vincente del n.71 del ranking e terzo set. Pubblico in visibilio. 

Dopo pochi punti del parziale decisivo, un gratuito del semifinalista di Dubai e ‘s-Hertogenbosch è il cavallo di troia del suo disagio. Racchetta per terra, Coric dimostra di non avere messo in conto gli straordinari del terzo set. Sul 2-1 Coric, il n.14 ATP chiede il MTO per la schiena dolorante ed esce dal campo. Falso allarme, il match prosegue e l’usurpatore del trono teutoburgico di Federer l’anno scorso comincia a non contenere il rovescio. Si arriva al tie-break, giusto atto finale di questo magnifico match.  

Risultati

[4] B. Coric b. [Q] J. Sousa 7-6(4) 5-7 7-6(4)
P. Herbert b. [Q] S. Stakhovsky 2-6 7-6(4) 6-4
[3] K. Khachanov b. J-L Struff 6-3 3-6 6-4
D. Goffin b. R. Albot 4-6 6-4 6-3

Il tabellone completo

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Focus

Paris c’est chic? Il meglio e il peggio degli outfit del Roland Garros

La moda parigina on court. Da Serena Williams a Roger Federer, passando per Fabio Fognini. Nike, Adidas, Armani, Uniqlo, Fila e Lacoste. I migliori e i peggiori outfit del Roland Garros 2019

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Parigi e la moda, un mariage inossidabile, quantomeno nell’immaginario collettivo e nella haute couture. Ma, nel quotidiano, non è più un connubio così scontato e lo si vede, a volte, anche in occasione del grande rendez-vous tennistico di Porte d’Auteuil. In campo e fuori. E allora diamo uno sguardo agli outfit dei protagonisti del Roland Garros 2019. Quali sono i più eleganti, i più improbabili, i più originali e i più banali?

Serena Williams – Virgil Abloh x Nike

Serena Williams – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un gusto che lascia un po’ a desiderare il due pezzi sfoggiato da Serena Williams che, lasciando scoperta la pancia, ricorda soprattutto un completino “da spiaggia”. L’associazione del bianco e del nero ci può anche stare ma il misto della fantasia “zebrata” e a macchie lo rende ancora meno elegante e troppo aggressivo. La mantella “a pipistrello” che completa la mise della campionissima non ne addolcisce per nulla l’effetto. Anzi. Insomma, non proprio classy.

 

Valerio Vignoli: bisogna riconoscere dei meriti a Virgil Abloh, creatore di questo outfit in collaborazione con Nike. Non è facile prendere delle scarpe da ginnastica, scrivere “air” sulla suola o “laces” sui lacci, aggiungere un pezzo di plastica arancione e rivenderle a quasi il doppio. Con questo stile “didascalico” è riuscito a diventare direttore artistico di Louis Vuitton. Così come non è facile vincere 23 titoli dello Slam venendo dalla malfamata periferia di Los Angeles, essere donna, essere nera, essere madre ed essere allo stesso tempo anche… umile. Nel mantello che copre questa sorta di bikini zebrato, tanto audace quanto difficile da portare con eleganza, erano scritte in francese le parole “madre, campionessa, regina, dea”. Messaggio positivo ma anche ambizioso soprattutto se poi dichiari che “lo so, è tanto da portare con sé. Ma lo è anche essere Serena Williams”. Insomma, dopo la polemica dell’anno scorso per la tutina aderente nera da pantera, la fuoriclasse statunitense piazza un altro (fashion) statement a Parigi. “More than an athlete”, come LeBron James, che piaccia o no.

Roger Federer – Uniqlo

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobali: una certa finezza per il completo vintage anni Settanta di Roger Federer, che alterna una polo color crema con striscia grigio-tortora sulla manica corta a pantaloncini (anch’essi grigio-tortora) con banda laterale dello stesso colore della polo. Un tocco di rosso ai bordi delle strisce – su maniche e shorts – e con i polsini “accende” la mise dello svizzero, il rosso che ovviamente richiama il logo del brand giapponese. Molti lo hanno trovato un po’ scialbo. Sarà, ma il color crema e il grigio, per giunta indossati da Federer, sul campo in terra rossa fanno un gran bell’effetto…

Valerio Vignoli: no l’ispirazione per i colori di questo completo di Federer non è arrivata dagli impiegati della posta. Ma dagli anni Settanta. A rivelarlo lo stesso campione elvetico che si era reso conto di non avere mai indossato il crema con il marrone (più tortora in realtà ad essere precisi). La mente però va anche al completo indossato da Gustavo Kuerten in occasione della sua ultima vittoria nel 2001, con il rosso al posto del blu come terzo colore. In generale come al solito sempre molto stylish lo svizzero, anche se avrei visto questo outfit meglio per la stagione nordamericana, che sulla terra rossa, dove colori sul blu o azzurro risaltano meglio sull’arancione vivo della superficie.

Novak Djokovic – Lacoste

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: per questo Roland Garros, il brand francese indossato da Djokovic punta su strisce oblique e asimmetriche nere e arancioni sulla polo bianca. Un outfit un po’ troppo banale e senza verve, che non manca invece al campione serbo. Molto più vivace la variante della polo arancione intenso che, richiama, ovviamente, la stagione sull’ocra.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: prosegue sempre all’insegna della geometria il sodalizio tra Djokovic e il marchio del coccodrillo. Tutto in perfetto stile “RoboNole”. Peccato che la macchina si sia inceppata questa volta. La strada però è segnata nel gioco come negli outfit: essenzialità e sostanza sono le parole chiave. A qualcuno può annoiare ma di solito si rivela vincente. L’assenza di creatività è innalzata ormai a tratto distintivo e quasi motivo di vanto. Lacoste l’ha capito e sposa questa filosofia, con il pericoloso rischio di cadere nella ripetizione.

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: lasciano alquanto perplessi i completini Nike dedicati al Roland Garros 2019, soprattutto quelli dal tema macabro e spettrale con tanto di scheletri bianchi che impugnano una racchetta, immersi in una sorta di “selva oscura”, il tutto su fondo ovviamente nero. Cosa vorrà dire? Molto meglio la versione più “bucolica” e decisamente green indossata dalle ragazze (Halep e Garcia), con tante piccole api sulla t-shirt (anch’esse bianche su fondo nero). Che sia un messaggio contro l’inquinamento e il riscaldamento climatico? Se sì, l’idea è decisamente carina. Però molto meno carini gli shorts con le api indossati da Khachanov; sui maschietti pantaloncini così fanno inesorabilmente un effetto pigiama!

Simona Halep – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: ok le fantasie originali, ok il nero su nero, ok le scarpe gialle (per gli uomini) e lilla (per le donne) sul già menzionato total black. Però le fantasie originali diverse tra pantaloncini e maglietta, il nero su nero, e le scarpe a contrasto sono decisamente troppo tutto insieme. Chi come Khachanov e altri maschietti ha scelto di utilizzare questa combo è finito vittima delle esagerazioni del noto brand del baffo. È andata meglio a chi ha usato con parsimonia tutti questi elementi come del Potro o molte delle fanciulle. Insomma, l’originalità va bene quando non si sfocia nella confusione che fa effetto “patchwork”.

Collezione Adidas

Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: la collezione Adidas punta sul classico, utilizzando il nero, ravvivato quanto basta da un tocco di blu elettrico e bianco per le ragazze. Sobri e allo stesso tempo molto eleganti i vestitini indossati da Garbiñe Muguruza e Kiki Mladenovic, che ne esaltano la linea perfetta del corpo slanciato. Bello e originale il gonnellino nero a pieghe con quadrati azzurri sul bordo inferiore, vezzoso quanto basta, che aggiunge un tocco di raffinatezza. Per i ragazzi il contrasto tra le due tinte è molto più netto: un completo classico con t-shirt di un celeste luminoso e pantaloncini scuri. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. E poi, il fatto che questi outfit vengano realizzati con materiali ecologici e promuovano la campagna contro la plastica nei mari, li rende ancora più irresistibili.

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Valerio Vignoli: l’azzurro sulla terra è un must. La causa ecologista è più che lodevole. Però il completo dei vari Thiem e Tsitsipas era veramente un tantino troppo “lineare”, all’apparenza quasi “cheap”. Qualche fronzolo in più non sarebbe guastato. Li hanno tenuti tutti per le ragazze producendo davvero un ottimo risultato e confermando di essere spesso un passo in avanti rispetto agli arcirivali americani negli ultimi tempi.

Fabio Fognini – Emporio Armani

Fabio Fognini – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: un completo in perfetto stile Armani quello indossato da Fabio Fognini. Un po’ austero ma grintoso, ravvivato da alcune strisce azzurre e grigie. Il colletto alla coreana della maglietta aggiunge un tocco di raffinatezza; la parte finale della t-shirt, il cui blu notte sfuma verso il celeste ne addolcisce la linea decisamente grintosa. Insomma, bisogna ammetterlo, anche il completo è da Top 10!

Valerio Vignoli: la collaborazione all’insegna dell’italianità tra Fognini ed Emporio Armani non era partita nei migliori dei modi. Una magliettina mezza verde fluo e mezza grigia in Australia un po’ da pugno nello stomaco, una coreana blu senza infamia né lode a Montecarlo, un’altra coreana bianconera con lo skyline di Roma al Foro Italico fin troppo patriottica. A Parigi le cose vanno meglio con la solita coreana in versione blu scuro, con striature orizzontali bianche e blu chiare. La celeberrima sobrietà del marchio finalmente è uscita fuori per festeggiare l’entrata in Top 10 del nostro miglior tennista negli ultimi vent’anni.

Ashleigh Barty – Fila (Rolando Collection)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Laura Guidobaldi: Fila ha puntato sulla sobrietà, anche se le geometrie “sregolate” della canotta ravvivano un outfit altrimenti tendente al classico. Il gonnellino nero… un must che ha sempre il suo perché.

Valerio Vignoli: il completo perfetto per rappresentare Ashleigh Barty. Semplice ma con un tocco retrò. Come il suo gioco potente e contemporaneo, condito da quelle variazioni che oggi sono sempre più rare nel tennis femminile.

Kei Nishikori – Uniqlo

Kei Nishikori – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Laura Guidobaldi: che dire del completo di Nishikori? Una “tavolozza” di colori decisamente male assortiti. Rosa acceso, bianco, nero, giallo e celeste/petrolio. Non proprio di buon gusto…

Valerio Vignoli: il solito obbrobrio che Uniqlo appioppa a Nishikori. Se si aggiungono i pantaloncini color verde petrolio si conclude una combinazione assolutamente priva di senso. Che contrasta tra l’altro con la semplicità cromatica dei completi riservati dal brand giapponese a Federer. Ma magari è lo stesso Nishikori a scegliersi l’outfit. E allora forse sarebbe perfino più grave, rivelando sintomi evidenti di daltonismo.

a cura di Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

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