Torna il tennis 'pro' a Firenze, 24 anni dopo

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Torna il tennis ‘pro’ a Firenze, 24 anni dopo

I ricordi di un torneo che fu… Questo è il challenger (64.000 euro) Toscana Aeroporti. “Quali” nel weekend. Lorenzo Sonego uno dei 3 top100 in gara con Djere, Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Andujar, Gimeno Traver, Moroni, Virgili…

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Da questo sabato con le gare di qualificazione del challenger ATP “Firenze Cup-Toscana Aeroporti da 64.000 euro di premi, il Circolo Tennis Firenze che proprio quest’anno celebra il suo 120mo compleanno – vedi video straordinario che ripercorre la sua storia con immagini uniche – riapre i campi delle Cascine ai tennisti professionisti. Sarà la prima di almeno tre edizioni, a quanto ha assicurato il direttore organizzativo Carlo Alagna, nel corso di una suggestiva presentazione effettuata nella prestigiosa Sala d’Arme di Palazzo Vecchio corredata dalle immagini del video montato con la consulenza del direttore del CT Firenze Flavio Benvenuti e del membro di consiglio Barbara Anzillotti. Gli onori di casa li hanno fatti il presidente del CT Firenze Giorgio Giovannardi (ex seconda categoria) e l’assessore allo sport del comune di Firenze Andrea Vannucci, grande appassionato di tennis, oltre al presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. Ovviamente presenti anche i responsabili di Aeroporti Toscana, il presidente Marco Carrai in testa, nonché Federcio Barraco quale responsabile della comunicazione.

Ci saranno Lorenzo Sonego, vittorioso nel challenger di Genova  e avendo appena festeggiato il fresco ingresso nei top 100, ma anche Djere, che ha vinto il challenger milanese all’Harbour Club organizzato dalla stessa società (Makers Milano) Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Gimeno Traver, e un nutrito gruppo di italiani, ivi incluse le wild card federali, da Filippo Baldi a Julian Ocleppo (figlio dell’ex davisman Gianni), a Giovanni Fonio che viene considerato un interessante prospect, così come Edoardo Lovagno.

 

Ma consentitemi, prima di addentrarmi su quella che si prospetta di essere a livelli di partecipazione la Firenze Cup di quest’anno, ripercorrere un po’ della storia organizzativa, a livello internazionale, del circolo di tennis fiorentino, visto che pochi possono dire di conoscerla come il sottoscritto che l’ha vissuta fin da bambino e da figlio di un ex presidente del circolo.

È passato tanto tempo da quando su questi stessi campi si sono esibiti fin dal 1953  – e non erano esibizioni ma tornei – fra una Coppa Davis e l’altra (cinque in tutto, contro  India 1958, Sud Africa ’59, Russia ‘62, Polonia ’76, Australia ’93; le ricordo bene: nel primo e nel secondo fui raccattapalle, nel terzo fui “promosso” al tabellone segnapunti con i numeri stampati su piastrelle di ferro da attaccare sui chiodi, nel quarto feci il programma e fui capufficio stampa…), grandi campioni come Budge Patty, Sven Davidson, Drobny, Roche e Newcombe diciottenni alla vigilia del loro primo trionfo a Wimbledon, Rose, Nielsen, Ayala, Morea, Osuna, Cooper e fra le donne Maureen Connolly e Althea Gibson, Marie Esther Bueno. C’erano ovviamente anche i  migliori italiani dell’epoca, Merlo (che mi avrebbe impostato il rovescio a due mani mentre bambino giocavo al muretto del circolo!), Gardini, Pietrangeli e Sirola che vinsero il doppio nel 1955. Attrarre i migliori tennisti del mondo divenne col tempo uno sforzo superiore alle possibilità di un circolo privato, i cui soci non se la sentivano di esporsi a troppi rischi finanziari, ma il torneo internazionale riusciva sempre ad allineare ai nastri di partenza ottimi giocatori. Nel 1969 vinse l’egiziano El Shafei, che da junior aveva vinto l’Orange Bowl e Wimbledon, nel 1970 un rumeno baffuto che, più volte finalista in Davis,  si sarebbe poi imposto come “primo manager” dei tennisti, di Nastase e Vilas, poi di Becker e Ivanisevic prima di diventare proprietario e organizzatore di grandissimi tornei (Stoccarda, Madrid) nonché uno degli uomini più ricchi del mondo: Ion Tiriac. A quei tempi doveva sbarcare il lunario in qualche modo e io ricordo bene come Ion, pur di raggranellare qualche soldino, fosse capace di improvvisare spettacoli nei quali trangugiava… bicchieri di vetro!

Ci fu poi un gap di pochi anni fino a che nel ’73 il torneo, che sarebbe diventato poi parte del circuito ATP, fu incluso nel Grand Prix del Mediterraneo e Nastase vinse una spettacolare finale (64 al quinto) su Adriano Panatta, con centinaia di spettatori che rimasero fuori dai cancelli perché i 5.000 posti delle tribune erano stati tutti sold out.

Dall’anno successivo, al ritorno dall’Università negli USA, fui nominato direttore del torneo. Era un’epoca in cui i giocatori erano liberi di iscriversi a questo o quel torneo senza particolari vincoli. C’erano anche più tornei nella stessa settimana. Così c’era una gran lotta per cercare di acquisire i partecipanti di maggior nome e richiamo.  Nonostante un montepremi irrisorio rispetto alla concorrenza (50.000 dollari…quando già i più forti del mondo erano capaci di guadagnarli in un paio di serate di esibizione), escogitando tutte le strategie possibili – organizzando feste e serate nelle discoteche fiorentine per i giocatori, moglie e fidanzate per far sì che il torneo venisse “votato” per più anni, come il torneo più piacevole del circuito europeo, persuadendo la De Beers diamanti a mettere qualche diamantino nei sandwich (!!!) dei cocktail per centinaia di persone, organizzando una mostra fotografica per la signora Ashe,  organizzando visite “private” per le compagne dei tennisti alle sedi delle “firme” fiorentine della moda, Gucci, Ferragamo, Pucci – riuscimmo ad avere giocatori di grandissimo nome, non solo Ashe e Solomon, ma anche Gerulaitis, Clerc, Gomez, Ramirez, i giovanissimi Noah e Lendl, i più anziani Vilas e Kodes, oltre ovviamente ai “nostri” Panatta e Bertolucci che vinsero anche alcune edizioni del torneo. Si arrivò poi, dopo 3 edizioni vinte da Thomas Mustern1991-92-93  (con i soci che, tipicamente fiorentini brontoloni incontentabili,  quasi si lamentavano per il fatto che non ci fosse troppo ricambio , che ci fosse sempre il mancino austriaco  fra i protagonisti! Nel 1995 Muster avrebbe vinto il Roland Garros e sarebbe diventato poi anche n,1 del mondo!) all’ultima edizione del torneo internazionale ATP di Firenze (1994) con ultimo tennista a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro l’uruguagio Marcelo Filippini. Con il torneo che era stato “appaltato” ad organizzazioni professionistiche extrafiorentine, si era persa quella che in passato era stata l’anima del torneo, la partecipazione del corpo sociale che non sentiva più il torneo internazionale come una cosa propria. Quell’anima che è invece sopravvissuta nel torneo giovanile, lanciato a metà degli anni Settanta, quando presidente del circolo era mio padre Giancarlo Scanagatta e presidente FIT era Paolo Galgani che grande merito ebbe nell’imprinting agonistico ed organizzativo del circolo delle Cascine.

Per 24 anni, e cioè dal 1995 in poi, il lawn tennis club Firenze nato ufficialmente nel 1898 – ma nel 1880 era già sorto un primo campo di tennis! – dove nel 1910 sedici circoli italiani dettero vita alla Federazione Italiana Tennis con primo presidente Piero Antinori, ha dato vita a un torneo internazionale giovanile di notevole prestigio e palmares. Sempre giocato nella settimana di Pasqua.

Quest’anno lo ha vinto Lorenzo Musetti, poi giunto in finale all’US Open junior pur avendo solo 16 anni. 20 anni fa lo vinse un certo Roger Federer. In una quarantina d’anni sono passati sotto Pasqua dal club delle Cascine tanti altri  giovani di grande talento: basti citare qualche n.1 del mondo quali Halep, Hingis, Capriati, Mauresmo, Safina, Clijsters, e fra gli uomini Murray. E ovviamente tutti i migliori tennisti italiani.

Tornando al torneo challenger che da questo sabato mattina vedrà in campo i protagonisti delle qualificazioni e da lunedì il via al tabellone principale, già le quali sono di ottimo livello, il supervisor è Carmelo Di Dio. Il cut off del main draw era al numero 215 con Moroni. Il tabellone di quali è di 32 giocatore, si comincia a giocare su 4 campi fin dalle 10 di sabato mattina. Una wild card è stata data a Adelchi “Bobo” Virgili, un’altra al tesserato del CT Firenze Daniele Capecchi.

Poiché la firma degli iscritti alle “quali” è fissata per le 21 di venerdì 28… aggiorneremo i nomi degli iscritti dopo quell’ora, o al più tardi domattina presto, insieme al tabellone. Avevano segnalato di voler partecipare tanti nomi interessanti (ma da confermare per le 21, appunto classificati fra il n.219 e il 300: Pavlasek, Taberner, Giustino, Brkic, Giannessi, Tatlot, De Greef, Grigelis, Roca Batalla, Pavic, Oliveira, Masur, Zapata, Krawietz, Benchetrit, Mager, Viola, Safranek, Ojeda, Bellotti, Zekic (306). Ma sono attesi anche Marcora, Bega, Pellegrino e altri.

Sono tanti gli sponsor che hanno creduto al ritorno del tennis professionistico a Firenze – la Toscana, che è l’unica regione ad ospitare tre tornei internazionali junior di grande livello, Santa Croce sull’Arno, Firenze e Prato, è una regione leader a livello organizzativo e con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Lazio all’avanguardia secondo i parametri Google nel campo del tennis – e oltre al main sponsor Aeroporti Toscana che sta combattendo un’annosa battaglia (cominciata 40 anni fa!) per dotarsi di una pista parallela all’Autosole…l’8 novembre si conoscerà l’esito del ricorso presentato al TAR da quei comuni limitrofi a Firenze che non la vogliono (Sesto, Campi, Prato etcetera), ci sono anche Brandini AutoEur, top 5 dei concessionari di automobili in Italia con le sue 16 marche, Fantinel che festeggerà i vincitori con il suo spumante, Unicredit, Babolat, il negozio di biancheria per la casa Mazzoni. So che l’elenco degli sponsor risulta noioso per i lettori – come le frasi dei giocatori premiati che ringraziano gli sponsor “senza i quali questo torneo non avrebbe potuto svolgersi – però è giusto dare una visibilità, sia pur minima, a chi effettivamente contribuisce a farli vivere. Quindi mi par d’obbligo citare anche Levissima, Il Lievito, Dr Farmer, GianMariaAmatori, Destination Florence, Pegaso Systems, Taxi 0554242, Data Management (tutti nomi di cui Ubitennis è disponibile a pubblicare il link al sito aziendale… se si premureranno di farcelo avere). Si ricorda inoltre che le semifinali e la finale del Challenger Aeroporti Toscana saranno trasmesse in diretta da Supertennis sabato 6 e domenica 7 ottobre.

Consentitemi, infine, di dedicare un piccolo ricordo di un ex Presidente del C.T.Firenze, Alessandro Dalgas scomparso soltanto pochi giorni fa e grande amico, compagno e avversario di mille battaglie tennistiche. Campione italiano junior di doppio insieme a Nicola Migone, Sandro era il figlio di quel Fred Dalgas che è stato presidente del CT Firenze prima e dopo la guerra, dal 1935 al 1947 e poi dal 1952 al 1972. Quasi 50 anni nel corso dei quali Fred Dalgas aveva regalato al suo amato circolo la splendida piscina che ancora oggi si può ammirare nel magnifico impianto del CT Firenze. Nel ’67 all’ingegner Dalgas il presidente della Repubblica Saragat aveva consegnato la Stella d’Oro al merito sportivo. A reggere il gagliardetto del CT Firenze al Quirinale, assai emozionato, c’ero io. Ad Alessandro Dalgas – che per il suo fisico esile ai tempi junior e quel suo strano contorcersi all’atto del servizio (uno dei primi dell’epoca a essere provvisto di un grande lift sulla seconda palla…con le racchette di legno lo sapevano fare in pochi alla battuta prima degli anni Settanta) era stato affibbiato il simpatico e curioso soprannome di “Baccello” che lo ha seguito per tutti i suoi giorni – è dovuta la pubblicazione di un magnifico libro stampato con le foto di Alinari nell’anno del centenario del CT Firenze, il 1998. Alcune di quelle foto avete potuto rivederle nel video che da You Tube potete “linkare” in alto. Ma nell’elegantissimo libro curato da Alessandro ci sono 265 fotografie dell’archivio Alinari e non solo, molte delle quali straordinario reperto fotografico.

Il tabellone delle qualificazioni

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ATP

Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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Wimbledon, prosegue la favola di Maria: battuta Ostapenko dopo due match point annullati. Ai quarti anche Bouzkova e Niemeier

La lettone butta via una grande occasione. Ai quarti derby tedesco Maria-Niemeier

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Tatjana Maria continua a sognare. La giocatrice tedesca, che negli ultimi 9 Slam giocati non aveva mai superato il primo turno o le qualificazioni, è nei quarti di finale di Wimbledon dopo aver battuto Jelena Ostapenko in tre set (5-7 7-5 7-5). La lettone ha anche avuto due match point sul 7-5 5-4, ma Maria è stata fredda nell’annullarli con due prime vincenti. L’incontro è stato gradevole nel corso del primo set anche in virtù dello scontro tra due stili molto diversi: la costante – e in alcuni casi scriteriata – ricerca del vincente di Ostapenko contro i back di dritto e di rovescio di Maria. Nel secondo e nel terzo, però, la quantità di errori della lettone si è alzata notevolmente e allora la tedesca ha intelligentemente optato per una strategia sempre più attendista, costringendo l’avversaria a spingere su palle basse e senza peso. Al prossimo turno sarà un inedito derby tedesco con Niemeier: due giocatrici – mai affrontatesi – a cavallo della top 100 che giocheranno martedì il match più importante della loro carriera. In palio c’è la semifinale a Wimbledon.

Il match si apre a suon di parziali: il primo è della tedesca che, dopo aver perso il primo gioco, infila 15 punti dei successivi 20. Ciò però non le vale il doppio break per colpa di un paio di brutti errori in lunghezza con il dritto. Ne approfitta per mettersi in partita la lettone che mette a segno un parziale di 12-3. La campionessa al Roland Garros del 2017 trova la pazienza e il timing per spingere senza esagerare sulle variazioni in back della tedesca e si porta così sul 4-3. Dopo l’alternarsi degli strappi nella prima parte del set, la volata finale è più regolare e infatti si va molto vicini al tie-break. Maria ha una palla per il 6-6 ma la prima non l’aiuta nel tentativo di arginare la spinta costante di Ostapenko. Commette poi un doppio fallo rilevato dalla sola Jelena che si ferma per chiamare il falco: la lettone vince la scommessa e poi mette il punto esclamativo con il dritto che le vale il 7-5 dopo 40 minuti.

Il secondo set si apre sulla scia di come era finito il primo. Ostapenko, a mente libera dopo essersi scrollata di dosso la tensione del primo parziale, si porta sul 3-0 in 10 minuti. Maria, però, rimane mentalmente nel match in attesa di un calo dell’avversaria. Gli errori di Jelena, in effetti, arrivano sul 4-2 in suo favore e la tedesca brekka. Sul 5-4 per Ostapenko, Tatjana deve però servire per rimanere nel match ed è la sua battuta a fare il bello e il cattivo tempo: sulla seconda della tedesca Jelena non ha problemi ad aggredire, ma quando la prima entra fa male. Proprio con due prime pesanti la numero 103 del mondo annulla altrettanti match point e nel gioco successivo brekka anche. Con freddezza invidiabile, Maria chiude poi il set tenendo a zero il servizio.

 

Anche in avvio di terzo set Ostapenko parte bene ma poi sul 2-0 in suo favore si blocca, sbagliando tutto il possibile e anche qualcosa di più. La lettone fa sempre più fatica a piegarsi sui colpi senza peso in back della tedesca. È comunque la numero 17 del mondo ad avere in mano le sorti della partita rimanendo in grado di tirare fuori vincenti non scontati. Maria, invece, è attendista, chiama spesso a rete l’avversaria e prova a farle giocare sempre un colpo in più. È questo il copione del punto che dà alla tedesca il break per poter servire per il match: Ostapenko sbaglia uno smash ed è 5-4. Maria, però, tentenna e parte con un doppio fallo. La lettone, invece, deresponsabilizzata dal punteggio, si lascia andare e rientra nel match. Ma Maria continua a crederci, mentre Jelena torna a sbagliare: chiuderà con 57 non forzati. Questa volta la 34enne tedesca non trema e sfrutta il crescente nervosismo di Ostapenko (senza challenge ma convinta che la palla che ha dato il break del 6-5 all’avversaria fosse fuori) per mettere la parola fine su questa partita, ma non sul suo sogno. Prima di questo Wimbledon, solo una volta era arrivata al terzo turno in uno Slam: nel 2015, proprio ai Championships.

BOUZKOVA E NIEMEIER OK – Primo quarto Slam in carriera anche per Maria Bouzkova, che ha battuto Caroline Garcia 7-5 6-2. Per lei una cavalcata senza macchia: per lei sono otto i set consecutivi vinti dopo aver perso il primo del suo torneo contro Danielle Collins. In tre occasioni su quattro ha battuto giocatrici davanti a lei nel ranking. E dire che nei precedenti 13 Slam non aveva mai oltrepassato il secondo turno. Una ceca ha raggiunto i quarti di Wimbledon in ciascuna delle precedenti tre edizioni. Ora per lei c’è la vincente di Jabeur-Mertens.

Se Bouzkova è l’outsider che sta giocando il miglior torneo della carriera, la 22enne tedesca Jule Niemeier è la giovane emergente che si sta proponendo come possibile protagonista del tennis femminile. Jule ha centrato anch’essa il suo primo quarto Slam cancellando le ultime speranze britanniche nel tabellone femminile: sconfitta Heather Watson con un secco 6-2 6-4. Al suo battesimo sul Centre Court, Niemeier ha mostrato grande personalità vincendo cinque game di fila per vincere il primo set, e sei degli ultimi otto nel secondo set, dopo essere stata sotto 2-0. Ora per lei c’è il derby tedesco contro Maria.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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