Torna il tennis 'pro' a Firenze, 24 anni dopo

Focus

Torna il tennis ‘pro’ a Firenze, 24 anni dopo

I ricordi di un torneo che fu… Questo è il challenger (64.000 euro) Toscana Aeroporti. “Quali” nel weekend. Lorenzo Sonego uno dei 3 top100 in gara con Djere, Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Andujar, Gimeno Traver, Moroni, Virgili…

Pubblicato

il

Da questo sabato con le gare di qualificazione del challenger ATP “Firenze Cup-Toscana Aeroporti da 64.000 euro di premi, il Circolo Tennis Firenze che proprio quest’anno celebra il suo 120mo compleanno – vedi video straordinario che ripercorre la sua storia con immagini uniche – riapre i campi delle Cascine ai tennisti professionisti. Sarà la prima di almeno tre edizioni, a quanto ha assicurato il direttore organizzativo Carlo Alagna, nel corso di una suggestiva presentazione effettuata nella prestigiosa Sala d’Arme di Palazzo Vecchio corredata dalle immagini del video montato con la consulenza del direttore del CT Firenze Flavio Benvenuti e del membro di consiglio Barbara Anzillotti. Gli onori di casa li hanno fatti il presidente del CT Firenze Giorgio Giovannardi (ex seconda categoria) e l’assessore allo sport del comune di Firenze Andrea Vannucci, grande appassionato di tennis, oltre al presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. Ovviamente presenti anche i responsabili di Aeroporti Toscana, il presidente Marco Carrai in testa, nonché Federcio Barraco quale responsabile della comunicazione.

 

Ci saranno Lorenzo Sonego, vittorioso nel challenger di Genova  e avendo appena festeggiato il fresco ingresso nei top 100, ma anche Djere, che ha vinto il challenger milanese all’Harbour Club organizzato dalla stessa società (Makers Milano) Carballes Baena. Ma anche Tommy Robredo, ex n.5, Bolelli, Quinzi, Travaglia, Gimeno Traver, e un nutrito gruppo di italiani, ivi incluse le wild card federali, da Filippo Baldi a Julian Ocleppo (figlio dell’ex davisman Gianni), a Giovanni Fonio che viene considerato un interessante prospect, così come Edoardo Lovagno.

Ma consentitemi, prima di addentrarmi su quella che si prospetta di essere a livelli di partecipazione la Firenze Cup di quest’anno, ripercorrere un po’ della storia organizzativa, a livello internazionale, del circolo di tennis fiorentino, visto che pochi possono dire di conoscerla come il sottoscritto che l’ha vissuta fin da bambino e da figlio di un ex presidente del circolo.

È passato tanto tempo da quando su questi stessi campi si sono esibiti fin dal 1953  – e non erano esibizioni ma tornei – fra una Coppa Davis e l’altra (cinque in tutto, contro  India 1958, Sud Africa ’59, Russia ‘62, Polonia ’76, Australia ’93; le ricordo bene: nel primo e nel secondo fui raccattapalle, nel terzo fui “promosso” al tabellone segnapunti con i numeri stampati su piastrelle di ferro da attaccare sui chiodi, nel quarto feci il programma e fui capufficio stampa…), grandi campioni come Budge Patty, Sven Davidson, Drobny, Roche e Newcombe diciottenni alla vigilia del loro primo trionfo a Wimbledon, Rose, Nielsen, Ayala, Morea, Osuna, Cooper e fra le donne Maureen Connolly e Althea Gibson, Marie Esther Bueno. C’erano ovviamente anche i  migliori italiani dell’epoca, Merlo (che mi avrebbe impostato il rovescio a due mani mentre bambino giocavo al muretto del circolo!), Gardini, Pietrangeli e Sirola che vinsero il doppio nel 1955. Attrarre i migliori tennisti del mondo divenne col tempo uno sforzo superiore alle possibilità di un circolo privato, i cui soci non se la sentivano di esporsi a troppi rischi finanziari, ma il torneo internazionale riusciva sempre ad allineare ai nastri di partenza ottimi giocatori. Nel 1969 vinse l’egiziano El Shafei, che da junior aveva vinto l’Orange Bowl e Wimbledon, nel 1970 un rumeno baffuto che, più volte finalista in Davis,  si sarebbe poi imposto come “primo manager” dei tennisti, di Nastase e Vilas, poi di Becker e Ivanisevic prima di diventare proprietario e organizzatore di grandissimi tornei (Stoccarda, Madrid) nonché uno degli uomini più ricchi del mondo: Ion Tiriac. A quei tempi doveva sbarcare il lunario in qualche modo e io ricordo bene come Ion, pur di raggranellare qualche soldino, fosse capace di improvvisare spettacoli nei quali trangugiava… bicchieri di vetro!

Ci fu poi un gap di pochi anni fino a che nel ’73 il torneo, che sarebbe diventato poi parte del circuito ATP, fu incluso nel Grand Prix del Mediterraneo e Nastase vinse una spettacolare finale (64 al quinto) su Adriano Panatta, con centinaia di spettatori che rimasero fuori dai cancelli perché i 5.000 posti delle tribune erano stati tutti sold out.

Dall’anno successivo, al ritorno dall’Università negli USA, fui nominato direttore del torneo. Era un’epoca in cui i giocatori erano liberi di iscriversi a questo o quel torneo senza particolari vincoli. C’erano anche più tornei nella stessa settimana. Così c’era una gran lotta per cercare di acquisire i partecipanti di maggior nome e richiamo.  Nonostante un montepremi irrisorio rispetto alla concorrenza (50.000 dollari…quando già i più forti del mondo erano capaci di guadagnarli in un paio di serate di esibizione), escogitando tutte le strategie possibili – organizzando feste e serate nelle discoteche fiorentine per i giocatori, moglie e fidanzate per far sì che il torneo venisse “votato” per più anni, come il torneo più piacevole del circuito europeo, persuadendo la De Beers diamanti a mettere qualche diamantino nei sandwich (!!!) dei cocktail per centinaia di persone, organizzando una mostra fotografica per la signora Ashe,  organizzando visite “private” per le compagne dei tennisti alle sedi delle “firme” fiorentine della moda, Gucci, Ferragamo, Pucci – riuscimmo ad avere giocatori di grandissimo nome, non solo Ashe e Solomon, ma anche Gerulaitis, Clerc, Gomez, Ramirez, i giovanissimi Noah e Lendl, i più anziani Vilas e Kodes, oltre ovviamente ai “nostri” Panatta e Bertolucci che vinsero anche alcune edizioni del torneo. Si arrivò poi, dopo 3 edizioni vinte da Thomas Mustern1991-92-93  (con i soci che, tipicamente fiorentini brontoloni incontentabili,  quasi si lamentavano per il fatto che non ci fosse troppo ricambio , che ci fosse sempre il mancino austriaco  fra i protagonisti! Nel 1995 Muster avrebbe vinto il Roland Garros e sarebbe diventato poi anche n,1 del mondo!) all’ultima edizione del torneo internazionale ATP di Firenze (1994) con ultimo tennista a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro l’uruguagio Marcelo Filippini. Con il torneo che era stato “appaltato” ad organizzazioni professionistiche extrafiorentine, si era persa quella che in passato era stata l’anima del torneo, la partecipazione del corpo sociale che non sentiva più il torneo internazionale come una cosa propria. Quell’anima che è invece sopravvissuta nel torneo giovanile, lanciato a metà degli anni Settanta, quando presidente del circolo era mio padre Giancarlo Scanagatta e presidente FIT era Paolo Galgani che grande merito ebbe nell’imprinting agonistico ed organizzativo del circolo delle Cascine.

Per 24 anni, e cioè dal 1995 in poi, il lawn tennis club Firenze nato ufficialmente nel 1898 – ma nel 1880 era già sorto un primo campo di tennis! – dove nel 1910 sedici circoli italiani dettero vita alla Federazione Italiana Tennis con primo presidente Piero Antinori, ha dato vita a un torneo internazionale giovanile di notevole prestigio e palmares. Sempre giocato nella settimana di Pasqua.

Quest’anno lo ha vinto Lorenzo Musetti, poi giunto in finale all’US Open junior pur avendo solo 16 anni. 20 anni fa lo vinse un certo Roger Federer. In una quarantina d’anni sono passati sotto Pasqua dal club delle Cascine tanti altri  giovani di grande talento: basti citare qualche n.1 del mondo quali Halep, Hingis, Capriati, Mauresmo, Safina, Clijsters, e fra gli uomini Murray. E ovviamente tutti i migliori tennisti italiani.

Tornando al torneo challenger che da questo sabato mattina vedrà in campo i protagonisti delle qualificazioni e da lunedì il via al tabellone principale, già le quali sono di ottimo livello, il supervisor è Carmelo Di Dio. Il cut off del main draw era al numero 215 con Moroni. Il tabellone di quali è di 32 giocatore, si comincia a giocare su 4 campi fin dalle 10 di sabato mattina. Una wild card è stata data a Adelchi “Bobo” Virgili, un’altra al tesserato del CT Firenze Daniele Capecchi.

Poiché la firma degli iscritti alle “quali” è fissata per le 21 di venerdì 28… aggiorneremo i nomi degli iscritti dopo quell’ora, o al più tardi domattina presto, insieme al tabellone. Avevano segnalato di voler partecipare tanti nomi interessanti (ma da confermare per le 21, appunto classificati fra il n.219 e il 300: Pavlasek, Taberner, Giustino, Brkic, Giannessi, Tatlot, De Greef, Grigelis, Roca Batalla, Pavic, Oliveira, Masur, Zapata, Krawietz, Benchetrit, Mager, Viola, Safranek, Ojeda, Bellotti, Zekic (306). Ma sono attesi anche Marcora, Bega, Pellegrino e altri.

Sono tanti gli sponsor che hanno creduto al ritorno del tennis professionistico a Firenze – la Toscana, che è l’unica regione ad ospitare tre tornei internazionali junior di grande livello, Santa Croce sull’Arno, Firenze e Prato, è una regione leader a livello organizzativo e con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Umbria e Lazio all’avanguardia secondo i parametri Google nel campo del tennis – e oltre al main sponsor Aeroporti Toscana che sta combattendo un’annosa battaglia (cominciata 40 anni fa!) per dotarsi di una pista parallela all’Autosole…l’8 novembre si conoscerà l’esito del ricorso presentato al TAR da quei comuni limitrofi a Firenze che non la vogliono (Sesto, Campi, Prato etcetera), ci sono anche Brandini AutoEur, top 5 dei concessionari di automobili in Italia con le sue 16 marche, Fantinel che festeggerà i vincitori con il suo spumante, Unicredit, Babolat, il negozio di biancheria per la casa Mazzoni. So che l’elenco degli sponsor risulta noioso per i lettori – come le frasi dei giocatori premiati che ringraziano gli sponsor “senza i quali questo torneo non avrebbe potuto svolgersi – però è giusto dare una visibilità, sia pur minima, a chi effettivamente contribuisce a farli vivere. Quindi mi par d’obbligo citare anche Levissima, Il Lievito, Dr Farmer, GianMariaAmatori, Destination Florence, Pegaso Systems, Taxi 0554242, Data Management (tutti nomi di cui Ubitennis è disponibile a pubblicare il link al sito aziendale… se si premureranno di farcelo avere). Si ricorda inoltre che le semifinali e la finale del Challenger Aeroporti Toscana saranno trasmesse in diretta da Supertennis sabato 6 e domenica 7 ottobre.

Consentitemi, infine, di dedicare un piccolo ricordo di un ex Presidente del C.T.Firenze, Alessandro Dalgas scomparso soltanto pochi giorni fa e grande amico, compagno e avversario di mille battaglie tennistiche. Campione italiano junior di doppio insieme a Nicola Migone, Sandro era il figlio di quel Fred Dalgas che è stato presidente del CT Firenze prima e dopo la guerra, dal 1935 al 1947 e poi dal 1952 al 1972. Quasi 50 anni nel corso dei quali Fred Dalgas aveva regalato al suo amato circolo la splendida piscina che ancora oggi si può ammirare nel magnifico impianto del CT Firenze. Nel ’67 all’ingegner Dalgas il presidente della Repubblica Saragat aveva consegnato la Stella d’Oro al merito sportivo. A reggere il gagliardetto del CT Firenze al Quirinale, assai emozionato, c’ero io. Ad Alessandro Dalgas – che per il suo fisico esile ai tempi junior e quel suo strano contorcersi all’atto del servizio (uno dei primi dell’epoca a essere provvisto di un grande lift sulla seconda palla…con le racchette di legno lo sapevano fare in pochi alla battuta prima degli anni Settanta) era stato affibbiato il simpatico e curioso soprannome di “Baccello” che lo ha seguito per tutti i suoi giorni – è dovuta la pubblicazione di un magnifico libro stampato con le foto di Alinari nell’anno del centenario del CT Firenze, il 1998. Alcune di quelle foto avete potuto rivederle nel video che da You Tube potete “linkare” in alto. Ma nell’elegantissimo libro curato da Alessandro ci sono 265 fotografie dell’archivio Alinari e non solo, molte delle quali straordinario reperto fotografico.

Il tabellone delle qualificazioni

Continua a leggere
Commenti

Focus

ll cammino Eroico dell’atleta. Come attivare il potenziale implicito dentro di sé

Manuela Caputi illustra come l’utilizzo della metafora del cammino dell’eroe abbinato alle tecniche di Focusing possa portare il giocatore, con il supporto del coach, ha sviluppare le proprie potenzialità

Pubblicato

il

L’articolo di questo mese per la rubrica ISMCA è di Manuela Caputi, Counselor Bioenergetica e Trainer di Focusing, diplomata in Sport Coaching ed esperta di storytelling.

La storia dell’allenamento tennistico, e sportivo in generale, ha seguito e si è modellata non solo sulle capacità individuali ma anche sull’evoluzione delle esigenze di volta in volta emergenti. Nel caso del tennis, dopo l’attenzione data alla preparazione tecnico-tattica e alla preparazione atletica, oggi affiora la consapevolezza di una nuova necessità. Per garantire un’ottima performance è necessaria anche una particolare attitudine mentale. In questo modo il giocatore riesce a raggiungere uno stato di presenza in campo tale da permettergli di sfruttare appieno le risorse allenate e la preparazione raggiunta. Emerge quindi la necessità di considerare anche l’aspetto mentale dell’allenamento e renderlo parte integrante del programma di training.

 

Con ciò ci si riferisce non tanto alla capacità cognitiva dell’individuo ma soprattutto ad una sua capacità di gestione emotiva. Lo psicologo statunitense Daniel Goleman per primo parlò di “Intelligenza Emozionale” intendendo lo sviluppo di una serie di capacità intrapersonali ed interpersonali che vanno dall’autoconsapevolezza all’autoregolazione, all’empatia. Un approccio più olistico dell’allenamento viene chiamato in causa, un approccio che preveda l’evoluzione dell’atleta come individuo nella sua totalità.

Con l’intento di ispirare e allo stesso tempo evidenziare che tale evoluzione prevede un percorso e che questo percorso è individuale, si è scelto di utilizzare in questa sede la metafora del cammino dell’eroe presente nella struttura narrativa delle favole e dei miti, cosi come elaborata dallo studioso di religioni comparate Joseph Campbell. Il percorso di trasformazione da individuo ordinario a individuo straordinario che compie l’eroe è lo stesso percorso che l’atleta, nel nostro caso il tennista, è chiamato a compiere nella sua ascesa da giovane promettente a campione. È un percorso composto da differenti momenti di passaggio. Campbell li definisce tappe, rappresentanti le fasi evolutive della coscienza umana nel suo cammino verso l’autoconsapevolezza. Si ritiene che conoscere le tappe del cammino dell’eroe possa servire da guida al giocatore e al suo staff , per intraprendere e supportare tale percorso. Per antonomasia, un percorso di cambiamento interiore prima che esteriore.

Per l’eroe il punto di partenza per il viaggio interiore, lo stimolo a cambiare, è sempre determinato da una situazione di disagio. Lo stesso vale per il giocatore. Per quest’ultimo il disagio può essere dato dalla sensazione di avere un problema e non riuscire a risolverlo, dal trovarsi in una situazione di stallo, come ad esempio il ripetersi nel match di errori tecnico-tattici, o il ripresentarsi di comportamenti non funzionali. In genere il linguaggio con cui in questi casi il tennista si rivolge agli altri – e soprattutto a se stesso – mostra il disagio percepito. Frasi come “Mi va tutto male”, “L’altro prende solo righe” riflettono la sensazione di essere in balia di forze esterne che non si riesce a controllare. In altri momenti il senso di disfatta viene anticipato da espressioni come “Tanto con quello non ci vinco mai”. In tutti i casi l’incapacità di prendere consapevolezza e di gestire le proprie emozioni risulta fatalmente determinante per il risultato finale del match. Questo insieme emozionale e psichico è quello che nella nostra metafora viene definito il mondo ordinario dell’eroe. Si tratta di un insieme di schemi mentali e credenze limitanti che mantengono il nostro tennista-eroe lontano dall’ottimizzazione delle proprie risorse impedendogli di raggiungere i propri obiettivi. Ma a prescindere da quali siano questi schemi e queste credenze,  ciò che spinge il tennista-eroe ad intraprendere il proprio viaggio di scoperta di sé, è sentire che la necessità di cambiare la realtà – o quantomeno di controllarla – si scontra con l’inefficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento.

Il primo passo consiste proprio nella presa di coscienza da parte del nostro tennista-eroe del suo mondo ordinario, ossia della situazione in cui si trova. È necessario che l’individuo prenda consapevolezza delle proprie azioni iniziando ad osservare la realtà esterna e ad osservarsi agire in essa. A stimolare questo primo movimento servono quelle che Campbell definisce chiamate, ossia eventi e accadimenti che turbano e scuotono, la goccia che può far traboccare il vaso e far prendere al nostro eroe una nuova direzione. Per il giocatore  possono essere i richiami del coach, una non convocazione in Coppa Davis o Fed Cup, un evento familiare inaspettato o infine un evento fisico traumatico (in base all’unità funzionale mente-corpo un evento traumatico al livello fisico è comunque un campanello d’allarme anche mentale).

Non tutti però sono pronti a ricevere e seguire la chiamata. Trattandosi sempre di un evento che comunque va a toccare una certa fragilità dell’individuo o una sua paura, la reazione più comune è il cosiddetto rifiuto della chiamata. Questo momento implica che il nostro giocatore si rifugi ancor di più nella propria comfort zone e si accanisca nel voler continuare a “cambiare la realtà esterna agendo solo sulla realtà esterna stessa”. Sono i momenti in cui si cambia coach, si cambia sede di allenamento, si cambia fidanzata, ogni causa è ritenuta esterna e va cambiata.

Spesso è solo con l’arrivo del mentore, ossia di un aiuto esterno, che il giovane eroe riesce a credere che esista una via d’uscita e riesce ad affrontare il momento della scelta che lo spinge all’attraversamento della soglia. Solo ora è pronto ad intraprendere il proprio cammino. Nel mondo del tennista, lo staff è chiamato a ricoprire il ruolo di mentore. Un ruolo questo che ha un grande potenziale detonante. Un potenziale che a sua volta, per essere tale, deve venir coltivato con la stessa consapevolezza che si richiede all’atleta per gestire la propria vita. Un coach deve essere in grado di ispirare, motivare, supportare. Soprattutto è importante che creda nel giocatore, spesso più di quanto il giocatore stesso creda in sé. Forte di questo supporto il nostro tennista-eroe può accogliere ora la possibilità di intraprendere il proprio viaggio accettando di “cambiare la realtà esterna cambiando la propria realtà interna”.

Si tratta di un vero e proprio capovolgimento, e come tale viene rappresentato nella nostra metafora dove l’eroe entra letteralmente in un nuovo mondo, il mondo straordinario. Questo passaggio prevede l’acquisizione di nuove competenze e un nuovo linguaggio. È questo l’inizio di una diversa fase e una diversa modalità di allenamento che implica ora un’esperienza diretta dell’intero individuo. Si tratta di passare dal “pensare con la mente” al “pensare con tutto il corpo” attraverso un sentire il corpo dall’interno. Il nostro atleta è chiamato a scoprire la propria Forza Interiore che risiede implicita dentro di sé. Questa viene attivata allenando una nuova consapevolezza corporea, cosi nuova che il filosofo americano Eugene Gendlin, fondatore del metodo del Focusing, inventò per descriverla il neologismo di “sensazione sentita significativa”.

Attraverso una serie di passi, allenabili ed insegnabili, il Focusing risulta essere un metodo particolarmente efficace per attivare risorse nascoste e sbloccare processi di stallo. Migliora la qualità dello stato di presenza e sviluppa un affidabile contatto interno con se stessi che permette all’atleta di verificare il proprio stato emotivo ed eventualmente intervenire per cambiarlo. Questo potenzia fiducia e autostima e favorisce un atteggiamento propositivo verso le situazioni esterne. Sfrutta la capacità intrinseca del corpo, che a differenza della mente, è in grado di recepire e rielaborare in modo immediato e sintetico in un’unica sensazione fisica “tutto ciò che riguarda una certa situazione”. Ciò favorisce analisi e decisioni tempestive ma allo stesso tempo congruenti, essenziali in uno sport di situazione come il tennis. Con queste nuove risorse a disposizione il nostro eroe può finalmente affrontare la prova centrale e nella nostra metafora uccidere il drago. Per il tennista significa affrontare i momenti topici con fondata fiducia e forza interiore superando le proprie paure.

Il nostro eroe cosi rinnovato può intraprendere la via del ritorno. Avendo acquisito la capacità di vedere altro e di scorgere un nuovo significato, la stessa realtà può diventare ora una nuova realtà. Ecco che il cerchio si chiude e il nostro giocatore può affrontare adesso le stesse situazioni in modo diverso. Questa è la conquista suprema, l’Elisir: la possibilità di “cambiare la realtà esterna agendo sulla propria realtà interna”. Questo è ciò che distingue un individuo ordinario da un individuo straordinario, un giovane promettente da un Campione: colui che ha completato il proprio percorso di trasformazione. Avendo presente tutto ciò, non solo il ruolo del giocatore cambia, ma cambia anche il ruolo dello staff che è chiamato a prendere consapevolezza dell’esigenza di questa trasformazione — e di conseguenza a creare un ambiente che favorisca la crescita personale del giovane. In questo senso la chiamata è valida per tutti. È valida per l’atleta, chiamato ad essere Eroe, e per il coach, chiamato ad essere Mentore cioè colui che conosce e mostra la via del cammino eroico.

Continua a leggere

ATP

A Marsiglia Paire batte Bolelli ma Berrettini pareggia il conto

Francia-Italia 1-1: Berrettini vince una gran partita contro Chardy, agli ottavi avrà Rublev.

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Matteo Berrettini conferma quanto di buono fatto vedere anche in questo di inizio di 2019 battendo il beniamino di casa Jeremy Chardy, dopo due tie-break diametralmente opposti per andamenti ma finiti entrambi nelle mani dell’italiano. La partita non ha particolari brividi nei primi nove game, in cui i due offrono un gioco molto gradevole, legato ad un alto rendimento al servizio e arricchito da numerosi vincenti. In particolare, è il rovescio di Chardy a funzionare benissimo, cui Matteo contrappone la grande efficacia del suo dritto. Le occasioni offerte dai due nell’ottavo e nono gioco sono solo il prologo di un tie-break emozionante, dai mille capovolgimenti di fronte. Berrettini riesce ad annullare ben sei set point giocando meravigliosi passanti: da segnalare quello di rovescio in corsa per il 6-6 e uno di dritto sull’11-11. Chiuderà il tie break 14-12, dimostrando una grande voglia di non arrendersi mai e una grande capacità di mantenere il sangue freddo. Alla ripresa del secondo parziale i due sentono un fisiologico calo nelle prestazioni al servizio: le occasioni per il break fioccano e i due si sottraggono rispettivamente la battuta. La qualità del gioco però non scende, e la partita scorre fino al tie break. Tutti si aspettano un’altra chiusura di set emozionante, ma Matteo cambia passo: mette in difficoltà Chardy nelle sue discese a rete con ottimi passanti, e raggiunge in un lampo il 4-0, sigillato grazie ad una magnifica palla corta. Da lì è un monologo fino al 7-0 che lo conduce all’ottavo con Rublev.

SEGNALI RUSSI – Spettacolare accoppiamento di sedicesimi tra l’idolo di casa Tsonga e il giovane russo Rublev. Inizia a servire il francese e la partita si mette subito in discesa per lui: tenuto il primo gioco, il russo cede il suo successivo game alla prima palla break offerta. Davvero in palla ad inizio match Jo, non offre la minima occasione al russo, aiutato anche da un servizio davvero molto efficace: l’ottima resa con le prime palle (ben il 76%) gli consente di frenare i potenti colpi da fondo di Rublev e di condurre agilmente il gioco durante i suoi turni di servizio. È anzi il russo a cedere nuovamente la battuta nell’ultimo gioco del set, lasciando al francese il vantaggio di partire nuovamente con i servizi nel set successivo. È qui però che la partita gira, quasi inaspettatamente. Tsonga gioca un primo game al servizio disastroso, con Rublev che vince 4 punti consecutivi e strappa a zero la battuta al suo avversario. Andrey riesce finalmente a spingere con più continuità il suo dritto e a sfondare la resistenza del francese che, di contro, si trova in difficoltà nello scambio, non riuscendo più ad ottenere punti facili col servizio. Da quel momento, sarà un crescendo continuo per Andrey, che inizia a sommergere Tsonga di dritti vincenti e colpi pesanti, impedendogli di reagire. Chiuderà il set 6-4, preludio al terzo dove Joe sarà costretto il più delle volte a remare da fondo campo nella speranza che i colpi dell’avversario perdano efficacia e potenza. Non sarà così purtroppo e, abbandonato dal servizio, cederà i primi due turni di servizio nel terzo set, spianando la strada al 6-2 finale, con cui Rublev si qualifica agli ottavi.

 

FUORI BOLELLI CON QUALCHE RIMPIANTO – Il primo italiano in campo nel torneo di Marsiglia è reduce dalle qualificazioni e si affaccia a questo incontro molto curioso contro Paire. Pronti via ed è subito vantaggio azzurro: Simone strappa la battuta nel game di apertura, mostrando un ottimo servizio e dei colpi davvero efficaci, specialmente il suo dritto ad uscire. Di contro, il francese commette vari errori e non riesce a trovare le contromisure al gioco dell’azzurro. Tutto questo però cambia improvvisamente dall’ottavo gioco: Benoit riesce a strappare per due volte consecutive la battuta all’avversario, chiudendo il parziale 6-4. Molti errori dell’azzurro in questo frangente, con colpi spesso in rete o fuori dal campo in situazioni di palleggio o di attacco. Bolelli comunque non ci sta: cresce ancora al servizio e in risposta e riesce a portarsi avanti anche nel secondo set, strappando il servizio all’avversario nel terzo gioco. Purtroppo però, Simone non trova continuità, commettendo molti errori anche in fasi di gioco di pura impostazione. Benoit riesce così a pareggiare i conti sul 3-3, e l’onda lunga della partita si sposta verso la sua parte di campo. Da notare come i due abbiano cambiato gioco in questo secondo set, preferendo molto più la via della rete e le palle corte al gioco da fondo che ha caratterizzato il primo parziale. Si arriva al tie break, dove però Paire riesce a strappare subito due mini-break con due ottimi passanti di rovescio. Sostenuto da un ottimo servizio, chiude comodamente 7-1 la contesa lasciando un grande amaro in bocca a Simone, in vantaggio in entrambi i set.

Lorenzo Fattorini

Risultati:

P. Gojowczyk b. D. Dzumhur 6-2 6-4
[LL] S. Stakhovsky b. [Q] C. Lestienne 7-6(3) 1-6 6-3
B. Paire b. [Q] S. Bolelli 6-4 7-6(1)
[5] F. Verdasco b. [Q] E. Gerasimov 4-6 6-3 7-5
A. Rublev b. [WC] J.W. Tsonga 2-6 6-4 6-2
M. Berrettini b. [8] J. Chardy 7-6(12) 7-6(0)

Il tabellone completo

Continua a leggere

Focus

Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

Pubblicato

il

Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement