New York-Tashkent: notizie dal rovescio a una mano - Pagina 3 di 3

Al femminile

New York-Tashkent: notizie dal rovescio a una mano

Da Francesca Schiavone a Margarita Gasparyan, passando per Carla Suarez Navarro, è stato un periodo ricco di spunti per il rovescio a una mano

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3. Il ritorno di Margarita Gasparyan
Il ritiro di Schiavone, i trent’anni di Suarez Navarro: in prospettiva le notizie americane sul rovescio a una mano sembravano tutte negative. Ma per fortuna a New York c’è stata anche una sorpresa in controtendenza: nel primo turno di Flushing Meadows contro Angelique Kerber si è ripresentata dopo oltre due anni di assenza dagli Slam (Wimbledon 2016 – US Open 2018) Margarita Gasparyan.

La sua storia in breve: dopo la crescita di gioco e di rendimento del 2015-16, Margarita ha avuto un problema al ginocchio sinistro che si è trasformato in un vero e proprio calvario medico, che l’ha fermata in un momento cruciale della carriera. Nata a Mosca, di origini armene, Gasparyan vive nel 2015 l’anno della affermazione: comincia la stagione da numero 219 del ranking e la conclude al 61. E durante la scalata di 150 posti riesce anche a vincere il primo torneo WTA, l’International di Baku (dove sconfigge fra le altre Cibulkova e Knapp). Verso la fine della stagione entra stabilmente nel circuito WTA, e nei tornei indoor di ottobre supera avversarie come Lepchenko, Giorgi, Mladenovic.

Nel gennaio dell’anno successivo, esordiente agli Australian Open 2016 riesce a spingersi sino al quarto turno. Sale ancora in classifica (best rank numero 41 in febbraio) e sembra sempre più lanciata verso le posizioni di vertice. A 21 anni (è nata l’1 settembre 1994) è ormai considerata una delle maggiori promesse del circuito. Ma qualcosa nel ginocchio sinistro comincia a non funzionare; nella stagione su terra non riesce a più a vincere e nel primo turno di Wimbledon deve ritirarsi a match in corso contro Denisa Allertova. Da allora sparisce dai radar del tennis giocato. E dato che è molto riservata e poco incline ai “social”, le notizie che la riguardano si diradano sempre più; si sa solo che è stata operata al ginocchio e che fatica a recuperare.

Occorre attendere più di un anno perché finalmente torni in campo, alla fine del 2017; ormai senza più classifica, visto che sono passati più di dodici mesi dall’ultimo incontro. Inizia dalle qualificazioni di Mosca in ottobre, e dall’ITF di Dubai in dicembre. Ai giornalisti Margarita racconta che è stata operata tre volte allo stesso ginocchio, perché i primi due interventi non avevano risolto il problema. A un certo punto ha pensato perfino al ritiro, prima di trovare (in Austria) la cura fisioterapica in grado di restituirla al tennis agonistico.

Nel 2018 la sua classifica di inizio anno è oltre il millesimo posto: numero 1116. La ripresa è inizialmente rallentata da un guaio alla schiena, poi decolla graduale: dai piccoli ITF locali sale via via sino alle qualificazioni e agli International WTA. Infine lo Slam americano, a cui prende parte grazie alla classifica protetta. Gasparyan torna sotto la luce dei riflettori su un palcoscenico che conta, e lo fa al meglio: perde contro Kerber, ma la sua prestazione è sorprendentemente positiva. Due set combattuti e davvero ben giocati, che fanno sperare in un concreto ritorno ad alti livelli.

E la conferma di quanto sia sulla buona strada l’abbiamo avuta con la vittoria della scorsa settimana nell’International di Tashkent, dove ha superato Sharipova, Maria (7-6 al terzo, in uno dei rarissimi confronti tra monomani), Stollar, Barthel e in finale la giovanissima Potapova. Bisogna essere realisti: al via del torneo uzbeko mancavano le più forti, impegnate a Wuhan, ma quello che conta è che Gasparyan ha dimostrato di essere sana, e su livelli di gioco apprezzabili. Grazie a questo successo è risalita al numero 138 del ranking, con 433 punti; significa che ne occorrono altri 160-170 per avvicinarsi alle posizioni 100-110, che garantiscono l’accesso diretto ai tabelloni degli Slam.
In questa stagione Margarita ha anche individuato una nuova base di allenamento in Spagna, presso l’accademia CMC Competition (la stessa di Svetlana Kuznetsova) e al suo angolo durante il torneo di Tashkent c’era come coach Carlos Martinez che ha seguito per molti anni proprio Sveta.

Sul piano fisico-tecnico, rispetto alle giocatrici più anziane di cui ho parlato prima (Henin, Schiavone, Vinci, Suarez Navarro); Margarita rappresenta una tipologia differente; è alta 1,83 con una struttura atletica più potente che agile; probabilmente la mobilità è la caratteristica sulla quale ha i maggior margini di miglioramento. Ma pur essendo lontana dai modelli di Henin & Co., in ogni caso il suo gesto di rovescio mantiene una certa eleganza e fluidità. Secondo me non ai livelli di Suarez Navarro, ma sicuramente il suo movimento è molto più apprezzabile di quello “strappato” di un’altra delle poche monomani under 30 del circuito, l’inglese Naomi Broady, che basa il suo gioco quasi esclusivamente sul servizio.

Al di là di queste differenze, a mio giudizio il ritorno di Gasparyan nel circuito WTA è una notizia straordinariamente positiva. Non solo per lei, ma per tutti gli appassionati di tennis. Perché, a dispetto della chiave interpretativa “darwiniana” di cui ho parlato all’inizio, in quanto spettatore mi interessa relativamente quale sia lo stile di gioco più vincente. Al contrario: a me sta invece a cuore la ricchezza e la varietà di gioco, prima ancora della sua efficacia. Per questo considero con particolare attenzione ogni tennista che propone qualcosa di differente rispetto alla norma, di alternativo rispetto all’indirizzo dominante.

Tenendo conto che nel tennis chi scende in campo lo fa per vincere, l’aspetto più sorprendente di Gasparyan, che la rende ancor più una eccezione, è la ragione che l’ha spinta a scegliere il rovescio a una mano. Come lei stessa ha raccontato a Luca Baldissera in un articolo-intervista del 2016 (dal minuto 1′ 20” della traccia audio), la sua decisione non è nata da una motivazione utilitaristica, ma estetica: dopo avere imparato a giocare con il colpo bimane, verso i dodici anni ha deciso che le piaceva di più quello a una mano, e ci si è applicata. Non senza fatica, tanto che per un periodo riusciva a eseguire solo il movimento slice. Scelta forse irrazionale, ma è difficile darle torto nella valutazione estetica: fra i movimenti del tennis, il finale dello swing del rovescio a una mano è forse il più spettacolare di tutti, con le due braccia che si aprono in un gesto ampio e maestoso, come in una coreografia dal gusto perfino un po’ rétro.

Margarita in latino significa perla, e forse nel nome è scritta parte del suo destino: diventare qualcosa di speciale per il tennis femminile. Oggi Gasparyan riparte da una base fisico-tecnica che fa ben sperare per ulteriori progressi: le potenzialità per raggiungere livelli interessanti ci sono, andando quindi al di là di un semplice ruolo di testimonianza tecnica di un colpo che rischia l’estinzione. Anche se già questo ruolo è importante, perché, se pensiamo al futuro, possiamo affidarci soltanto a lei e a Viktorija Golubic per sperare di continuare a vedere sui campi da tennis un gesto tecnico diventato sempre più raro e prezioso.

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