Kvitova chiude un pessimo torneo, Pliskova va in semifinale

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Kvitova chiude un pessimo torneo, Pliskova va in semifinale

Il primo verdetto di queste Finals arriva dal derby ceco: Pliskova batte la sua connazionale per la prima volta in carriera e si qualifica. Ora Wozniacki è costretta a vincere in due set

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La qualità di gioco di queste Finals di Singapore stenta a decollare, ma almeno il campo ha decretato il nome della prima semifinalista: si tratta di Karolina Pliskova, che ha battuto per la prima volta in carriera Petra Kvitova eliminandola dal torneo. Il risultato è maturato al termine dell’ennesima partita non entusiasmante, nella quale Kvitova ha pagato un avvio parecchio insufficiente (per un pelo non è finita sotto 5-o) e non ha saputo dare seguito al tentativo di rimonta nel secondo set, quando la sua esclusione dalle semifinali era ormai matematica.

Karolina Pliskova e Petra Kvitova – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

Nonostante appaia tirata a lucido fisicamente – ha perso dei chili rispetto alla prima parte di stagione – Kvitova fatica a tenere la palla il campo. Si congeda dal primo set con ben quindici errori non forzati, che contribuiscono quasi per metà al totale dei punti di Pliskova, concentrandoli quasi interamente nei primi quattro game del parziale giocati sotto la soglia dell’insufficienza grave. Pliskova non ha neanche modo di imbattersi nelle dinamiche di gioco che di solito la sfavoriscono contro la sua connazionale, che infatti aveva vinto tutti e tre i precedenti, e si assicura la certezza di servire per il set quando un dritto impreciso di Kvitova la spedisce sul 5-2; aveva perso ai vantaggi i due giochi precedenti, ma a tranquillizzarla arrivano anche i consigli di Rennae Stubbs che da settembre siede sulla sua panchina. Nel game che chiude il set Pliskova dimostra buona lucidità, soprattutto continuando a costringere la sua avversaria a colpire in corsa sul lato del dritto, e riscuote con puntualità: altri due dritti mancini fuori fase e Pliskova torna a vincere un set nel derby a quattro anni dall’unico vinto sul cemento di Wuhan. Questo 6-3 le assicura anche un posto in semifinale ed elimina Kvitova dal torneo.

 

Deresponsabilizzata, o forse solo delusa dal suo cattivo rendimento, Kvitova comincia il secondo set con un altro spirito. In parte è un riflesso del rilassamento della sua avversaria, che ormai qualificata si lascia tentare dall’idea di risparmiare qualche energia; aggirandosi pensosa e ben più fallosa del primo set nei pressi della riga di fondo campo, Pliskova perde i primi tre game. Si desta giusto in tempo per evitare di perdere anche il quarto, annullando due palle break con l’aiuto del servizio, poi un falco provvidenziale le risparmia di fronteggiarne una terza e la aiuta a sbloccarsi. Per una decina di minuti il livello di gioco è finalmente apprezzabile: Kvitova ha già superato i dieci vincenti nel solo secondo set ma continua a soffrire i rovesci molto angolati di Pliskova, che recupera il break di svantaggio con un bel tocco nei pressi della rete. Kvitova rovista nel suo bagaglio di risorse odierno e trova qualche grammo di orgoglio che le consente di giocare un game di risposta molto aggressivo e avvantaggiarsi nuovamente sul 4-2: è però la sua ultima carta, che non si rivela utile neanche a guadagnare il terzo set. Pliskova vince quattordici dei quindici punti successivi e si ritrova a due punti dalla vittoria, che si concretizza un paio di errori di Kvitova più tardi: 6-3 6-4, prima delusione inflitta alla sua connazionale e seconda semifinale consecutiva a Singapore. Non ci sono ancora indicazioni sul nome della sua avversaria, poiché nel girone rosso sono tutte ancora in gioco.

Petra Kvitova – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

Non posso essere più felice di così, ho giocato un gran match contro una giocatrice che mi aveva sempre battuto. Tutto ha funzionato al meglio, ringrazio il mio team per il grande lavoro di questa settimana” dice Karolina appena concluse le sue fatiche. “C’è ancora strada da fare per vincere il torneo e soprattutto devo recuperare energie in vista della semifinale“: lo scorso anno a negarle l’accesso in finale fu Wozniacki, che quest’anno è inserita nel suo girone e potrà al massimo riaffrontare nell’incontro per il titolo.

SCENARI DI QUALIFICAZIONE – Pliskova è sicura della semifinale ma non della posizione in classifica: sarà seconda qualora Svitolina dovesse battere Wozniacki, mentre chiuderà al primo posto se a vincerà sarà la danese. Wozniacki però è costretta a vincere in due set per qualificarsi come seconda: una vittoria in tre set avrebbe infatti il sapore della beffa perché a passare sarebbe comunque Svitolina.


Risultati (Gruppo Bianco):

[7] Ka. Pliskova b. [4] P. Kvitova 6-3 6-4
[6] E. Svitolina b. [2] C. Wozniacki 5-7 7-5 6-3

La classifica dei gironi e il calendario
Gruppo Rosso: le cronache della prima e della seconda giornata
Gruppo Bianco: le cronache della prima e della seconda giornata

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Quattro temi da Indian Wells

La sorpresa Andreescu, le trasformazioni di Naomi Osaka, lo strano cambio campo di Elina Svitolina e altro ancora sul torneo californiano

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Bianca Andreescu ed Elina Svitolina - Indian Wells 2019

1. Sul cemento avanzano le giovani
Sono trascorsi quasi tre mesi di tennis della stagione 2019, e finora in WTA è emersa una novità significativa: i tornei più importanti sin qui disputati sono stati tutti vinti da giovani o giovanissime. In ordine cronologico: Australian Open a Naomi Osaka (nata nel 1997), Premier 5 di Dubai a Belinda Bencic (anche lei del 1997), Premier Mandatory di Indian Wells a Bianca Andreescu (nata nel 2000).

Questa è la Race 2019 (la classifica dei punti ottenuti solo nell’anno in corso): 1 Kvitova, 2 Osaka, 3 Bencic, 4 Pliskova, 5 Andreescu, 6 Svitolina, 7 Kerber, 8 Bertens. In questo caso, almeno parzialmente, le giocatrici più mature come Kvitova e Pliskova tengono alto il ruolo delle generazioni precedenti, ma lo fanno soprattutto grazie alla vittoria in tornei di medio livello o alla costanza di piazzamento: in Australia e a Dubai ha perso in finale Petra Kvitova (29 anni), a Indian Wells Angelique Kerber (31 anni). Tutti match equilibrati, conclusi al terzo set, ma che al dunque hanno sempre visto prevalere le più giovani.

 

Un altro dato che fa riflettere è che per trovare la leader del ranking delle ultime stagioni, Simona Halep (27 anni), occorre scendere fino al decimo posto della Race. In sostanza molti numeri ci comunicano la novità. Però credo sia ancora troppo presto per sancire un definitivo ricambio generazionale; per almeno due motivi. Primo: per chiudere questo periodo iniziale sul cemento manca ancora il Premier Mandatory di Miami, possibile occasione di riscatto delle anziane. Secondo, e ancora più importante: occorrerà verificare il rendimento delle meno esperte di fronte al cambio di superficie. Dopo Miami, infatti, arriveranno i grandi appuntamenti sulla terra battuta: prima quella verde di Charleston, poi quella rossa europea.

Sarà interessante scoprire se le giovani sapranno mantenere la leadership anche su un terreno in cui normalmente conta un po’ di più l’aspetto tattico, mentre sul piano fisico sono più rilevanti le doti di resistenza rispetto a quelle di reattività e agilità. La terra è una superficie in cui la padronanza nell’interpretare il gioco unita a un fisico più strutturato (meglio se da diversi anni di circuito) potrebbero aiutare le tenniste più navigate a tornare in alto.

In attesa di capire come si comporterà Andreescu sul rosso, al momento sapiamo che la più adatta fra le giovani è forse Daria Kasatkina, che però sta attraversando un periodo di crisi come mai prima nella carriera. Finalista lo scorso anno a Indian Wells, quest’anno Daria ha perso all’esordio contro Marketa Vondrousova raccogliendo appena tre game (6-2, 6-1). Vedremo se l’abbandono del cemento la aiuterà a girare pagina e a ritrovare risultati degni del recente passato.

a pagina 2: Un nuovo cambio campo per Elina Svitolina

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Interviste

Andreescu genuina: “Sono la fo***ta campionessa di Indian Wells!”

La conferenza stampa della vincitrice del BNP Paribas Open 2019. “Un anno fa stavo giocando un 25k in Giappone. Sono rilassata. Mi fido dei miei colpi”

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Bianca Andreescu con trofeo - Indian Wells 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

IL PODCAST DEI NOSTRI INVIATI

 

Una nuova stella si è aggiunta al firmamento del tennis femminile. Quella della 18enne canadese (di chiare origini rumene) Bianca Andreescu, che ha sconfitto in una finale incerta sin dalle prime battute Angelique Kerber con un 6-4 3-6 6-4, diventando la prima wild card nella storia di Indian Wells a vincere il torneo.

La tennista canadese ha continuato una tradizione crescente di Indian Wells, quella di lanciare i talenti migliori del tennis femminile. Qui Serena Williams nel 1999 vinse il suo primo Premier Mandatory in finale contro la Graf, e lo scorso anno Naomi Osaka vinse il suo primo titolo WTA in assoluto, lanciandola nella corsa che l’avrebbe portata alla vittoria di due Slam consecutivi. E vista la giovane età di Andreescu, sono stati fatti molti paralleli in conferenza stampa, non dribblati dalla diretta interessata. “Sì, è stata sicuramente un’ispirazione vederla vincere prima qui l’anno scorso e poi due Slam, è stato fantastico.”.

Andreescu non si è mostrata timida davanti alla stampa, come abbiamo imparato a conoscerla durante questo torneo. Esprimendo tutte le sensazioni provate durante la partita, ma parlando con la calma e la spigliatezza di una veterana. La tennista canadese ha ricordato i periodi difficili passati per via degli infortuni, ma in momenti del genere è quasi impossibile non lasciarsi andare almeno un po’; diciamo che non ha avuto molti peli sulla lingua. “Un anno fa, di questi tempi, ho avuto molti problemi con il mio corpo ed il mio tennis. Quindi è pazzesco cosa può cambiare in un anno. Stavo giocando un 25k in Giappone, e ora sono il – posso dire quella parola con la F? No, non posso. (Sorridente). La fo***ta campionessa di Indian Wells! È pazzesco”.

Il suo tennis ha rappresentato una vera e propria novità questa settimana. Ricco di variazioni e di creatività, oltre che solido nei fondamentali, si è rivelato un vero e proprio rebus per qualsiasi sua avversaria, anche contro una giocatrice reattiva ed esperta come Angie Kerber. La stessa Andreescu è stata esplicita sulle soluzioni tattiche adottate durante la partita, soprattutto sulla scelta di giocare una palla molto alta sul rovescio della tedesca. “Sì, è stato sicuramente d’aiuto ma non si tratta di alzare la palla. Ho colpito forte sul suo rovescio e con più rotazione. Sembra una palla molto alta perché non l’ho impostata correttamente, ma non è mia intenzione”.

L’aspetto più impressionante della ragazza canadese è senza dubbio la forzao mentale.  Sul punteggio di 2-1 nel secondo set ha accusato dei problemi fisici al braccio destro, e si è vista costretta a chiamare il medical time-out, per poi subire un break subito dopo. Non si è scomposta, così come dopo i tre match point falliti, in un misto di coraggio ed incoscienza. Sicuramente ha aiutato la sua passione per la meditazione, che spiega parte del suo approccio. Sono rilassata. Mi fido di me stessa. Mi fido dei miei colpi. Sono fiduciosa. In quei momenti, provo a respirare il più possibile, per concentrarmi. Questo è quello che faccio di solito prima della partita. In questo torneo, mi ha sicuramente aiutato. Sono stata concentrata ogni partita. Ci sono stati alcuni alti e bassi in alcune partite, ovviamente. Il tennis non è uno sport perfetto. Questo vuol dire tutto per me”.

IL MOVIMENTO CANADESE – Non sono mancate domande sulla nuova generazione di talenti del Canada, che accomuna Andreescu (classe 2000) a Shapovalov (1999) e Auger-Aliassime (2000). Bianca non ha nascosto che la vittoria di qualsiasi canadese dà a ciascuno di noi la motivazione e l’ispirazione per fare bene. Se loro possono farlo, noi possiamo. Penso che questa vittoria darà fiducia a tante persone, giovani atleti o magari che aspirano a diventarlo. E io ho solo 18 anni, quindi, sì, se io posso farlo, loro possono”. Che sia il Canada il futuro del tennis? Certamente con questo exploit il paese nordamericano promette di ritagliarsi anche uno spazio importante nel circuito femminile, sperando che Andreescu non tradisca le aspettative come già fatto da Eugenie Bouchard.

Certo, stando alla mentalità che dimostra di avere, è difficile che questa ragazza non faccia strada. L’unica pressione che sento è quella che metto su me stessa. Cerco di non pensare alla stampa, ai fan e nulla. Quindi mi concentro solo su me stessa, è tutto ciò che conta per me.”.

STUDI E FUTURO – Ovviamente non è mancato l’accenno alle sue origini rumene, sopratutto per il saluto finale in rumeno che ha riservato al pubblico – “Ho detto, grazie, ragazzi, per il supporto che mi date. Vi amo.” – e alla sua giovane età, in risposta a una precisa domanda sui suoi studi, che ha dovuto un po’ tralasciare. “No, in realtà sono indietro di un anno. Sto facendo online. Ci sto lavorando. Ma è difficile perché dopo gli allenamenti questa è l’ultima cosa che voglio fare. Sono solo così stanca. Ma credo che la conoscenza sia potere, quindi sto facendo del mio meglio per finirlo. E spero in futuro di riuscire a fare alcuni corsi online durante la mia carriera per tenere la mente allenata.”

Chissà che Bianca non possa divenire una vera e propria minaccia per quella che sembrava già pronta a diventare “l’era Osaka”. Lei dopotutto, ancora non ci pensa. Non voglio davvero concentrarmi sul futuro ora. Voglio solo godermi questo momento, perché non voglio dare nulla per scontato. Non si sa mai cosa porterà la prossima settimana. Voglio solo godermelo senza pensarci” . Come darle torto. D’altronde, per pensare in grande c’è ancora molto tempo.

IL VIDEO DELLA CONFERENZA

Giorgio Di Maio

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Focus

Andreescu da impazzire, Indian Wells è suo

Incredibile Bianca, campionessa da wild-card. Angie Kerber travolta in un finale al cardiopalmo

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IL PODCAST DEI NOSTRI INVIATI

 

[WC]B.Andreescu b. [8]A.Kerber 6-4 3-6 6-4

da Indian Wells, il nostro inviato

In modi molto diversi, la finale del Premier Mandatory di Indian Wells che va in scena nel caldo primo pomeriggio californiano è una partita delle potenziali prime volte per entrambe le giocatrici. Ovviamente per la sorpresa del momento Bianca Andreescu, appena diciottenne, che non era mai nemmeno arrivata vicina a un traguardo del genere (è la prima volta, nella storia di questo torneo, che una “wild card” arriva in finale, tra l’altro). Ma anche la sua esperta avversaria, Angelique Kerber, a dispetto dei tre titoli Slam in bacheca, non ha mai vinto un titolo in eventi di questa categoria, ovvero l’equivalente dei Masters 1000 obbligatori dell’ATP. Come abbiamo avuto modo di ammirare tutti nelle ultime due settimane, Bianca gioca davvero bene, e soprattutto è una tra quelle che variano di più le traiettorie, le velocità e le rotazioni dei colpi. Pallonetti liftati anche non in difesa ma per rompere il ritmo, palle corte a ripetizione, accelerazioni piatte da fondo, un repertorio completo e spesso spiazzante per le avversarie, poco abituate a tanta imprevedibilità.

Spiazzare una vecchia volpe come Angie, però, è difficile, eppure all’inizio della partita Bianca ci riesce molto bene, strappandole il servizio nel primo game, mantenendo il controllo degli scambi anche accettando di commettere diversi errori, e conservando il vantaggio fino al 5-4. Ottimo il piano tattico di Andreescu, probabilmente studiato a tavolino: evitare di spingere con troppa continuità (se fai a pallate, un’incontrista naturale come Kerber la esalti e la metti in ritmo), ma aumentare anche più del consueto le variazioni morbide, gli slice e i drop-shot, come a dire “spingi tu, se ne hai voglia, ai miei colpi non ti ci faccio appoggiare più di tanto“. Al momento di servire per chiudere il primo set, Bianca non fa una piega, tiene a 30 ed è 6-4 per lei, che brava, come una veterana. Non si possono nemmeno imputare grandi colpe ad Angie, ma ora dovrà salire di livello se vuole cambiare l’inerzia della partita.

La svolta in favore di Kerber arriva fra il terzo e il quarto game del secondo set: prima la tedesca è brava a salvarsi da due palle break, poi è lei a piazzare la zampata alla prima occasione in assoluto, strappando il servizio a Bianca e poi allungando fino al 4-1. Decisive, nella circostanza, un paio di ingenuità di Andreescu, una palla corta non ben eseguita, due chiusure fallite da metà campo. Momenti comprensibili, non dobbiamo dimenticarci che la canadese è ancora giovanissima, e sta affrontando una pluricampionessa Slam, ex numero uno, esperta, astuta, che di partite così ne ha giocate a pacchi. Esperienza e solidità che Angie mette in campo tutte e con decisione, intrappolando Bianca nelle sue trame, evitando di farsi sorprendere dai suoi tagli, e chiudendo senza grossi affanni per 6-3. Ottima Kerber, d’altronde c’era da aspettarselo da lei, non è certo una tipa che si fa da parte senza fartela sudare fino alla fine. Vediamo un po’ quest’ultimo set del torneo femminile, Andreescu dovrà stare molto molto attenta, è un attimo farsi scappare via una combattente nata come Angie.

Mentre di fianco a me in tribuna si siede sua Maestà la Regina del serve&volley, Martina Navratilova, e onestamente la cosa mi emoziona quasi più della finale a cui sto assistendo, Bianca tiene il servizio per salire 2-1, c’è equilibrio, ma l’impressione è che la canadese ora sia costretta a fare molto di più che all’inizio per vincere gli scambi. Kerber ha attivato l’antivirus, insomma, e non si fa più fregare facilmente. Fisio in campo per Bianca, che chiede medical time-out, pare un indolenzimento al braccio destro, già fasciato da prima con il “tape” preventivo, e un po’ di irrigidimento muscolare alle gambe. Nel quinto game, e onestamente era nell’aria, ecco il break messo a segno dalla tedesca, 3-2 e servizio per lei. Purtroppo per Andreescu, sembra proprio che Angie le abbia preso le misure, ora ci vorrà qualcosa di speciale per recuperare nel punteggio. La cosa, con gran merito di Bianca, si verifica subito dopo: grandissima combinazione palla corta – pallonetto, poi attacco e smash, poi vincente stretto esterno di dritto, splendida, e siamo 3-3. Ancora super-dritto Andreescu, sono 4 vincenti consecutivi ora, poi errore Angie, poi bene col servizio la canadese, 4-3 per lei, un’accelerata spaventosa, e inaspettata per tutti a partire da Kerber. Wow. Sempre più in difficoltà a causa anche di un inizio di crampi, Bianca però non si ferma più: una sequenza di almeno una quindicina di vincenti netti, altro break, 5-3, poi tre match point falliti (due errori, e un buon recupero di Angie), controbreak Kerber. Andreescu non si muove quasi più, e fa l’unica cosa possibile: spara tutto rifiutando lo scambio, si conquista il quarto match point, e l’errore di Kerber, senza gran demeriti anche in questa fase, le consegna il titolo del torneo più importante dopo gli Slam, e la classifica di numero 24 WTA. Tutti in piedi, perchè per quello che abbiamo visto, è probabile che dopo Naomi Osaka l’anno scorso, Indian Wells ci abbia consegnato una nuova stella del tennis.

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