Le chiavi del rompicapo serbo

Cosa non ha funzionato nel gioco di Federer a Cincinnati e Bercy, in occasione delle ultime due sconfitte con Djokovic? Nadal è stato 'tatticamente' risolto da Federer, ma il serbo rimane un rebus... proviamo a capire perché

Le chiavi del rompicapo serbo
Roger Federer e Novak Djokovic - ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

La più lunga sfida due set su tre fra il serbo e lo svizzero ha regalato al pubblico di Bercy tre ore di emozioni e spettacolo. Se Roger negli ultimi due anni ha trovato le contromisure – rosso a parte – per mettere il guinzaglio alla sua nemesi storica, alias Rafa Nadal, le cose con RoboNole da un po’ di tempo a questa parte si stanno mettendo male. Negli ultimi tre anni il bilancio è di 7-3 per il serbo, con l’ultima vittoria di un certo peso di Federer risalente a Cincinnati 2015. Per capire allora quali sono le chiavi tattiche che potrebbero permettere a Federer di riportare le cose in parità, esaminiamo anche con l’aiuto dei dati hawk-eye quattro match peculiari:

  • Federer vs Djokovic – Bercy 2018
  • Federer vs Djokovic – Cincinnati 2018
  • Federer vs Nadal – Miami 2017
  • Federer vs Nadal – Shanghai 2017

Abbiamo quindi a disposizione due incontri ben giocati da Federer (Bercy 2018 e Miami 2017), uno perso malamente (Cincinnati 2018) e uno in cui Roger ha probabilmente espresso un picco assoluto di rendimento indoor (Shanghai 2017).

 

RENDIMENTO AL SERVIZIO (FEDERER)

Bercy18 Cinci18 Shanghai17 Miami17
First serve % 67% 58% 68% 63%
Point won 1st serve 74% 67% 83% 87%
Point won 2nd serve 54% 47% 79% 48%

Sotto il profilo della continuità al servizio la partita di Bercy è stata di assoluto spessore, con una percentuale di prime che ha sfiorato il 70% come a Shanghai, la prestazione di riferimento per determinare probabilmente il picco di rendimento a disposizione di Roger. Confrontando anche i dati con la prestazione di Cincinnati, la soglia di sopravvivenza per il campione di Basilea si attesta su una percentuale di prime palle del 65%.

Bercy18 Cinci18 Shanghai17 Miami17

SERVES UNRETURNED

33% 38% 48% 26%

1ST SERVES UNRETURNED

43% 49% 56% 31%

2ND SERVES UNRETURNED

13% 22% 29%

17%

AVERAGE 1ST SERVE NET CLEARANCE 23 CM 20 cm 21 CM

24 CM

AVERAGE 2ND SERVE NET CLEARANCE 31 CM 30 cm 24 CM

27 CM

Se a Shanghai sembra essere stata una giornata di grazia al servizio, è curioso notare come Bercy e Cincinnati siano state in termini di resa pura al servizio migliori rispetto a Miami 2017. In quell’occasione i punti ottenuti direttamente con il servizio erano stati decisamente inferiori rispetto a Cincinnati e Bercy. Il problema di Federer sta nel fatto che quando Nole è riuscito ad avviare lo scambio in maniera sufficiente, poi sono stati quasi sempre dolori. Nel match di Miami contro Nadal, invece, lo svizzero era riuscito ad ottenere buoni risultati anche nelle situazioni di scambio mediamente prolungato (tra cinque e nove colpi). Risulta vitale quindi per Federer contro Djokovic poter disporre di un servizio che assicuri un flusso importante di punti diretti. Condizioni più lente come quelle di Miami sembrano di base proibitive e il target minimo che Roger dovrebbe assicurarsi con questo fondamentale sembra quindi nell’ordine del 45% con la prima e del 15% con la seconda in termini di punti diretti.

Come nota a margine va rilevato che a Bercy la seconda era molto lavorata e ben alta sopra la rete. Considerando la capacità di Djokovic di gestire questo tipo di rotazioni, allo svizzero potrebbe essere utile considerare un approccio meno conservativo sulla seconda, anche a costo di commettere qualche doppio fallo in più.

RENDIMENTO IN RISPOSTA

Bercy18 Cinci18 Shanghai17 Miami17

1ST SERVE RETURNS MADE

73%

68% 72% 76%
2ND SERVE RETURNS MADE 68% 33% 78%

77%

Per quanto riguarda il rendimento in risposta la prima evidenza è data dalla capacità dello svizzero di far partire lo scambio. È interessante notare come contro Djokovic la percentuale di risposte positive sia stata superiore contro la prima di servizio: ciò è sicuramente dovuto al tentativo dello svizzero di essere incisivo in avvio di scambio. A Cincinnati lo scarto è stato addirittura clamoroso: solo il 33% delle risposte sulla seconda di Djokovic si sono rilevate efficaci, il che ha implicato un totale incapacità di manovrare sui servizi teoricamente meno incisivi del serbo. Tale statistica ha sicuramente avuto il suo peso anche nell’approccio alla partita di Bercy, come si può vedere meglio dall’ulteriore dettaglio dei dati sulla risposta.

Bercy18 Cinci18 Shanghai17 Miami17

AVERAGE RETURN SPEED ON 1ST SERVE

84 KMH 88 KMH 97 KMH 93 KMH

AVERAGE RETURN SPEED ON 2ND SERVE

97 KMH 103 KMH 107 KMH 106 KMH
FOREHAND RETURNS % 36% 42% 53%

62%

BACKHAND RETURNS %

64% 58% 47%

38%

RETURN SPINS – TOPSPIN / SLICE

50% / 50%

63% / 37% 95% / 5%

95% / 5%

La partita di Bercy è quella che registra i colpi di risposta con le velocità più basse fra quelli esaminati. L’indicazione sembra chiara: dopo la batosta di Cincinnati, match nel quale i colpi non sarebbero entrati in campo neanche con una rete da ping pong, Roger ha deciso di sollevare il piede dall’acceleratore e far almeno partire lo scambio, con velocità di crociera più basse e un uso massiccio dello slice. Se nelle sfide con Nadal la chiave di volta era stata la risposta coperta aggressiva, sia di diritto che di rovescio, nella partita di Bercy la tendenza è opposta: risposte in (relativa) sicurezza con lo slice di rovescio. E se il 2017 è stato l’anno della svolta, nel quale Roger ha cominciato a rispondere coperto e aggressivo alle uncinate di Nadal soprattutto dal lato del vantaggio, con Nole siamo ancora in mezzo al guado.

Roger Federer – ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

Il servizio kick sul rovescio di Roger è ancora una rompicapo senza soluzione e consente al serbo il vantaggio tattico di iniziare lo scambio su di una palla facilmente aggredibile. L’indicazione tattica pertanto sembra chiara: pur giocando una partita gagliarda, Federer ha raccolto la miseria di due palle break in 18 turni di servizio del serbo. Una performance insufficiente, almeno in risposta, sebbene lo svizzero abbia saputo tenersi a galla in modo mirabile grazie agli altri comparti del gioco. Volendo dare anche in questo caso dei “numeri magici”, ci sembra di poter dire che Roger non può prescindere dal giocare almeno un 65% di risposte coperte sul servizio di Nole, mantenendo però una percentuale di risposte positive non inferiore al 60% sulla seconda.

RENDIMENTO NEL PALLEGGIO

Bercy18

Cinci18 Shanghai17

Miami17

FOREHANDS %

46% 51% 56% 65%

BACKHANDS %

54% 49% 44% 35%

BACKHAND SHOT SPINS – TOPSPIN / SLICE

49% / 51% 66% / 34% 70% / 30%

55% / 45%

Il rovescio sembra decisamente la chiave tattica che può indirizzare la partita. Nadal a Miami, reduce dallo shock del quinto set di Melbourne e dalla scoppola di Indian Wells, tenta di sottrarsi alla solita strategia di attaccare il rovescio dello svizzero sparigliando le carte e attaccando sul diritto, senza però ottenere successo. A Shanghai addirittura si abbatte sul malcapitato maiorchino la tempesta perfetta, con Roger che gioca rovesci coperti in quantità che spazzolano il campo. Roger prova a riproporre il ‘tema’ del rovescio anche a Cincinnati contro Djokovic, ma – come abbiamo visto – con scarsi risultati. E anche qui emerge una certa memoria tattica; nella testa di Federer l’idea sembra quindi: “Non sono riuscito a incidere, anzi, sono andato incontro a una valanga di errori non forzati? Ok, allora applico una tattica più conservativa e cerco di rimanere in partita e trovare ritmo con i colpi, giocando se necessario con le unghie”. Risultato? Un ritorno prepotente del rovescio in back che a Bercy torna a superare il 50% delle esecuzioni dopo il minimo storico di Shanghai.

Bercy18

Cinci18 Shanghai17

Miami17

POINTS WON UNDER 5 SHOTS as % of TOTAL POINTS PLAYED

30% 27% 41% 32%

POINTS WON BETWEEN 5-9 SHOTS as % of TOTAL POINTS PLAYED

14% 15% 18%

20%

RATIO BREAK POINT FOR/AGAINST

17% 17% Nessun BP affrontato 225%
BREAK POINT SAVED % 100% 50% Nessun BP affrontato

100%

Considerando l’attuale fase della carriera di Federer, i punti giocati sopra i 9 scambi dovrebbero essere una parte residuale e da limitare il più possibile, una strategia per cui optare solo quando il punteggio lo richieda necessariamente. Per non andare troppo in sofferenza, l’obiettivo di Roger dovrebbe essere idealmente un 47-48% di punti vinti sotto i 9 scambi. Nella partita di Bercy tale soglia non è stata raggiunta e infatti la pressione nei turni di servizio è stata spesso enorme, traducendosi in un rapporto break point a favore/contro quasi insostenibile. A Miami le palle break a disposizione di Federer sono state 2,25 volte quelle di Nadal, mentre a Cincinnati e a Bercy sono state in entrambi i casi il 17% di quelle avuti a disposizione di Djokovic. Una delle grandi differenze dell’ultima sfida è stata evidentemente la tigna con cui Roger si è aggrappato al servizio con le unghie e con i denti, azzerando le 12 (!) palle break e salvando il servizio in tutti e 18 i suoi turni di battuta.

Novak Djokovic e Roger Federer – ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Se siete tifosi di Roger la speranza è quella di vedere queste statistiche a fine match:

London18

First serve %

65%

Point won 1st serve

80%

Point won 2nd serve

55%

SERVES UNRETURNED

35%
1ST SERVE RETURNS MADE

75%

2ND SERVE RETURNS MADE

60%

RETURN SPINS – TOPSPIN / SLICE

65% / 35%
AVERAGE RETURN SPEED ON 2ND SERVE

103 KMH

BACKHAND SHOT SPINS – TOPSPIN / SLICE

65% / 35%

RATIO BREAK POINT FOR/AGAINST

1:1
BREAK POINT SAVED %

80%

POINTS WON UNDER 5 SHOTS as % of TOTAL POINTS PLAYED

33%

POINTS WON BETWEEN 5-9 SHOTS as % of TOTAL POINTS PLAYED

15%

Se poi neanche una cosa del genere fosse sufficiente, allora meglio farsene una ragione e aspettare che RoboNole torni in letargo.

Federico Bertelli

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