A scuola dai 'pro': facciamo attenzione. E alleniamola

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A scuola dai ‘pro’: facciamo attenzione. E alleniamola

Torna la rubrica ISMCA. Con ancora più contenuti. Questo mese il preparatore atletico Salvatore Buzzelli ci parla dell’importanza dell’allenamento delle capacità attentive nell’ambito della preparazione funzionale del giocatore di tennis

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La ISMCA (International Sport Mental Coaching Association), nel corso dell’anno ha deciso di ampliare il tuo ambito di attività. Oltre infatti a formare professionisti di livello nel mental coaching la sua mission si è allargata anche alla formazione, sempre in ambito tennistico, nel campo della preparazione fisica. Ad esempio, il corso che si tiene in questi giorni a Milano, in sinergia con il Simposio Internazionale di Tennis e la GPTCA, permetterà di ottenere le qualifiche di mental coach ISMCA di 1° e 2° livello e di pyhsical coach di 1° livello. La rubrica ISMCA ovviamente si allinea a questa evoluzione ed offrirà contributi sia in ambito mental coaching che in quello della preparazione fisica. L’articolo di questo mese in realtà interessa entrambi gli ambiti in questione. A scriverlo è Salvatore Buzzelli, famoso preparatore atletico – in campo tennistico ha lavorato con Camporese, Narducci e Garbin – ma soprattutto ricercatore e metodologo dell’allenamento e della preparazione atletica.


È da quando ho iniziato a frequentare i campi da tennis che sento ripetere il tormentone che recita: “Per vincere, bisogna tirare la palla sopra la rete e mandarla dentro le righe, una volta in più dell’avversario!”. L’ovvietà di questo “adagio” racchiude l’essenza del tennis agonistico! Se di primo acchito la frase può far pensare ad un’operazione semplice e banale da realizzare, in realtà, metterla in pratica è alquanto difficile e complicato. Me ne sono accorto fin da subito e questo pensiero si è andato rafforzando sempre più nell’arco degli ultimi quarant’anni passati ad allenare tennisti di qualsiasi livello, in cui progressivamente si è registrata una evoluzione sempre più “fisica” del tennis giocato. Infatti, attualmente più che nel passato, per primeggiare e vincere non basta saper gestire la tecnica dei vari colpi, ma occorre essere atleti veri. Non a caso il tennista professionista, oggi più che mai, si è dovuto evolvere fino a farsi considerare il paradigma dell’atleta completo: ordinato, disciplinato, organizzato, consapevole, responsabile, impegnato tout court a consolidare le opportune qualità motorie, a studiare nuove strategie vincenti e a rafforzare una robusta e necessaria “forza mentale”.

Quindi, come avviene ormai per tutti gli sport, anche per praticare il tennis agonistico è importantissimo sviluppare, fin dai primi momenti dell’attività motoria organizzata, un serio progetto di allenamento che si attenga ad indicazioni scientifiche ed alcune linee guida di pratica consolidata, che aiutino in ultima analisi a creare o a rendere il gioco più solido e più efficace possibile oltre che a prevenire gli infortuni. Tutto ciò sta alla base concettuale della moderna preparazione atletica funzionale, il cui punto focale è incentrato sul “modello di prestazione”, che suggerisce le indicazioni di tipo motorio, neuromuscolare, cardiorespiratorio, metabolico e quant’altro, necessarie per una decodifica dello sforzo globale indotto dalla pratica di tale sport. Il “modello di prestazione” solitamente emerge da studi scientifici organizzati ad hoc proprio per definire cosa, come e quanto intervengono gli elementi sopracitati, nella prestazione agonistica. Tra questi si annoverano anche due ricerche scientifiche condotte dal mio staff di collaboratori, in cui vengono messe in evidenza l’importanza dell’Attenzione, che si troverebbe a rivestire il ruolo fondamentale nella prestazione agonistica, e di come poterla allenare.

 

Gli ultimi trent’anni anni del mio impegno di ricerca nel campo della preparazione specifica del tennista sono stati dedicati a capire come incidere significativamente nella prestazione di gioco e soprattutto per creare un metodo di lavoro sicuro ed efficace. Dodici anni fa finalmente sono approdato ad una soluzione soddisfacente a questo mio interesse, che la comunità dei preparatori fisici ha accettato e utilizzato su larga scala. Alla base del mio pensiero c’era una riflessione banale. Mi chiedevo come mai, se è vero come afferma la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori che il risultato agonistico nel tennis sia determinato dal 50% dalla “testa” intesa come qualità mentali, il 40% dal “fisico” inteso come preparazione atletica, il 10% dalla “tecnica”, nell’allenamento il più delle volte si constata che le proporzioni nell’applicazione pratica, in relazione all’importanza dei predetti settori, non sono esattamente rispettate.

Infatti non è una novità che gli allenamenti siano perlopiù incentrati su ore e ore di tecnica e palleggio, integrati da preparazione atletica ma raramente completati da esercitazioni a carattere mentale. Per aspetto mentale nel tennis, non ci si riferisce solo all’approccio motivazionale, al rilassamento, alla gestione dei momenti topici della partita compresa l’ansia da prestazione ma riguardano anche l’Attenzione e la Concentrazione. Infatti, nell’evento agonistico, le azioni di gioco si sviluppano in un susseguirsi a volte schematico, a volte casuale, di movimenti che ancor prima della efficienza organica, richiedono una considerevole capacità di Attenzione e Concentrazione, aspetti questi che devono rientrare di diritto nel “modello di prestazione” e di conseguenza caratterizzare l’allenamento, che dovrà contemplare questa condizione mentale di fondo.

Ed è proprio questo il nucleo centrale del mio metodo di lavoro: l’allenamento del tennista, per rispondere al principio della funzionalità, deve strutturarsi mirando al miglioramento delle varie qualità fisiche (neuromuscolari, coordinative, condizionali e metaboliche) ma sotto l’egida dell’aspetto attentivo, cioè, le esercitazioni scelte per stimolare il miglioramento dei vari requisiti motori devono svolgersi mentre l’allievo è obbligato stare attento e concentrato, esattamente come si richiede in partita. Infatti il tennista si sposta nel campo perché è stimolato a farlo dal colpo che l’avversario mette in gioco e se provassimo a rappresentare schematicamente quello che avviene durante il gioco, potremmo creare uno schema logico così rappresentato:

L’AVVERSARIO TIRA UN COLPO

IO OSSERVO L’EVENTO

DECODIFICO LA SITUAZIONE

MI ATTIVO PER UNA CONGRUA AZIONE MOTORIA DI RICEZIONE E DI RISPOSTA

Questa successione di azioni dà luogo allo schema metodologico seguente:

EMISSIONE DI UNO STIMOLO

PERCEZIONE SENSORIALE

ELABORAZIONE MENTALE

MOVIMENTO REAZIONALE O DI SCELTA

Partendo da questo modello, che riassume esattamente quello che avviene in campo, si possono proporre esercitazioni realmente specifiche per il gioco del tennis, organizzando gli idonei mezzi allenanti, che richiedano: elevata funzionalità degli analizzatori sensoriali, rapidità di elaborazione mentale, velocità di risposta motoria ed anticipazione motoria, allorquando si manifesta uno stimolo equipollente a quello di natura tennistica, cioè improvviso ma soprattutto visivo e/o anche minimamente di tipo acustico. La reazione motoria che si metterà in atto, sarà determinata dal tempo di reazione, uno degli elementi fondamentali per la prestazione, fortemente influenzato dalle capacità percettive e dalla velocità di elaborazione mentale. Infatti il tempo di reazione, che qualifica anche il livello di un tennista, è dato dal periodo di latenza che intercorre tra il manifestarsi di uno stimolo e la relativa azione di risposta.

Le reazioni motorie di tipo tennistico, si manifestano in relazione alle velocità della palla in ricezione. Potremo avere quindi reazioni semplici di tipo istintivo, come per esempio nella risposta al servizio, in cui le velocità possono essere elevatissime ed il tempo a disposizione per agire poco, fa sì che il tennista reagisca istintivamente alla sollecitazione (mediamente 0,45 secondi per servizi intorno ai 200 Km/h), o risposte complesse di tipo cognitivo-razionale, come avviene negli scambi per la costruzione di un punto, in cui le velocità più ridotte permettono di operare le scelte tattiche.

Dal punto di vista neurologico, ogni tipo di risposta impegna aree motorie differenti dell’encefalo, per l’esattezza: le risposte semplici-istintive sono frutto dell’attivazione sottocorticale e cerebellare (movimenti automatizzati), mentre quelle complesse o cognitive-razionali coinvolgono principalmente la corteccia cerebrale. Tutti questi fenomeni, comunque, dipendono dalla funzionalità dell’insieme – sistema di ricezione dello stimolo (analizzatore sensoriale) e tempo di elaborazione mentale dello stesso – e sono facilitati dall’Attenzione. L’attenzione è la capacità mentale che permette di focalizzarsi su un determinato obiettivo (focus) eliminando la più alta quantità di informazioni estranee alla corretta interpretazione dello stimolo attivante. Essa è strettamente connessa col gioco del tennis e di conseguenza va allenata, alla stregua di tutte le altre qualità evidenziate dal modello di prestazione.

In conclusione ne deriva che l’allenamento del tennista, qualunque voglia essere l’approccio metodologico scelto dall’allenatore, deve tener conto e fissare come prioritario lo sviluppo della capacità di Attenzione al fine di favorire i tempi di reazione. Il prolungarsi di questa condizione mentale, migliora anche la capacità di Concentrazione. A tale riguardo le ricerche scientifiche condotte dal mio staff su questo tema, ci hanno aiutato a confermare, dati alla mano, che la capacità di attenzione condiziona fortemente il rendimento fisico e quindi ha rafforzato la convinzione che allenando l’attenzione si può migliorare di molto anche il rendimento fisico anche per coloro che non sono in possesso di ottime qualità metaboliche.

Da queste evidenze, ne è conseguita a maggior ragione, l’idea che il “Modello di Preparazione Funzionale” del Tennista deve contemplare prioritariamente l’impegno delle capacità attentive sotto la cui influenza vanno esercitate le altre qualità di tipo motorio determinando un nuovo concetto di allenamento che dovrebbe essere strutturato nel modo seguente:

CAPACITÀ ATTENTIVE

Rapidità

Esplosività

Velocità

Flessibilità

Agilità

Forza

Resistenza

Partendo da queste considerazioni sono nati lo strumento “SensoBuzz” (strumento ideato per l’allenamento e la valutazione delle capacità percettivo-cinetiche, neuromuscolari e metaboliche)  ed il “Metodo Coordinabolico” (Coordinabolico sta per: Cognitivo, Condizionale, Coordinativo e Metabolico).

Attraverso la stimolazione dell’attenzione per mezzo di segnali acustici e visivi, si attiva il sistema percettivo-cognitivo-cinetico e conseguentemente, utilizzando i mezzi allenanti selezionati e dosati opportunamente dall’allenatore, si permette all’allievo di sviluppare anche le varie qualità motorie specifiche del tennis. Dalle nostre ricerche condotte tra il 2012 e il 2017 si evince anche come l’acuità attentiva sottragga energia metabolica per la prestazione, dimostrando che esiste un “Costo Energetico dell’Attenzione” e che allenamenti specifici in questo senso riducano il gap energetico tra potenzialità soggettiva ed effettiva resa agonistica in campo. Quanto espresso in questo articolo e tutte le indicazioni relative al metodo di lavoro, saranno gli argomenti del libro, il cui titolo sarà: “La Preparazione Ottimale del Tennis: il Metodo Coordinabolico”, che sto ultimando in collaborazione con il mio allievo, il dott. Marco Mazzilli.

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WTA

Psicodramma Svitolina a Doha: Azarenka infortunata la beffa in due set. Semifinale con Muguruza

Vika entra in campo con evidenti problemi alla schiena, ma riesce a portare a casa il match grazie anche alla complicità della propria avversaria. Kvitova supera Kontaveit in tre set, Pegula rulla Pliskova

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La giornata dei quarti di finale al WTA 500 di Doha è stata davvero interessante e ricca di sorprese. Il primo incontro, quello tra Petra Kvitova e Anett Kontaveit, è stato sicuramente il più bello dal punto di vista della qualità di gioco. Entrambe le giocatrici si sono infatti scambiate legnate da fondo e vincenti (più di 30 per tutte e due le giocatrici) per tre set e quasi due ore. Alla fine è stata Kvitova a spuntarla, ma l’estone ha giocato davvero bene. I primi due set hanno avuto andamento simile e identico punteggio: nel primo Kvitova ha preso subito il sopravvento, salendo 5-1 e chiudendo 6-3; nel secondo è stata Kontaveit a guidare fin dall’inizio. Nel terzo parziale ci si aspettava grande equilibrio, ma la ceca è partita con una marcia in più e in un battibaleno si è trovata avanti 3-0 con un doppio break di vantaggio.

A questo punto Kontaveit ha trovato la forza e il tennis per reagire, strappando il servizio all’avversaria e inaugurando una serie di quattro break consecutivi (cinque considerando anche quello che ha dato il 3-0 a Kvitova). Sul 5-2 però Petra non ha esitato e alla prima occasione ha posto fine ad una partita davvero divertente e di buonissimo livello. La sua avversaria in semifinale sarà Jessica Pegula che, a sorpresa (ma non troppo), ha dominato la partita contro Karolina Pliskova. La statunitense, recentemente giunta ai quarti di finale dell’Australian Open, ha impiegato appena un’ora per sbarazzarsi di una Pliskova troppo brutta per essere vera, con il punteggio di 6-3 6-1.

Il quarto di finale teoricamente più stuzzicante alla vigilia, ovvero quello che vedeva opposte Elina Svitolina e Vika Azarenka, è stato molto deludente sotto il profilo del gioco, ma ricco di pathos. Nonostante quello che il 6-2 6-4 potrebbe lasciare intendere, per Vika vincere questa partita è stata tutt’altro che una passeggiata, anzi è stato un mezzo miracolo, incoraggiato dalla prestazione davvero da dimenticare della sua avversaria. La bielorussa si è presentata in campo in evidenti difficoltà fisiche: sin dal palleggio e dai servizi di riscaldamento si potevano notare plateali smorfie di dolore, legate probabilmente a qualche problema alla schiena o al fianco. I primi punti hanno confermato il sospetto, con Vika che dopo ogni colpo appariva corrucciata e dolorante. Nonostante questo, Svitolina le ha regalato un immediato break in apertura, prontamente recuperato nel game successivo, durante il quale Azarenka si è fermata per farsi trattare la parte bassa della schiena.

 

Giocare contro un’avversaria infortunata non è mai facile, ma Svitolina è sembrata completamente in balìa della situazione, schiacciata dai troppi pensieri. L’ucraina non è riuscita a far muovere a sufficienza Vika, permettendole anzi di colpire da posizioni piuttosto comode. Colpendo quasi da ferma, la bielorussa si è costruita un piccolo tesoretto di quattro game consecutivi che l’hanno proiettata sul 5-1, permettendole poi di chiudere sul 6-2. Nel secondo set la musica non è cambiata molto: Svitolina, sempre molto frustrata e incapace di venire a patti con la situazione, ha tenuto botta fino al 2-2 prima di perdere tre giochi di fila. Sotto 5-2, Elina ha prima recuperato uno dei due break di svantaggio e poi si è portata sul 5-4 al termine di un game fiume da diciotto punti nel corso del quale ha annullato anche due match point. Chiamata a servire una seconda volta per chiudere la partita, Azarenka è riuscita finalmente a vincere al terzo match point, avviandosi poi a rete a testa bassa, senza neanche la forza di esultare.

A sfidare Vika nelle semifinali sarà Garbine Muguruza, che ha impiegato 68 minuti a sbarazzarsi di Maria Sakkari nell’ultimo match in programma. Una prova brillante della giocatrice spagnola, capace di approfittare delle difficoltà al servizio di Sakkari. Il primo set è rimasto relativamente in equilibrio fino al 3-3, momento in cui Garbine ha cambiato marcia e ha infilato tre giochi consecutivi per portarsi avanti. Dominio assoluto invece nel secondo parziale. La greca ha provato a scuotersi e a restare in partita nonostante l’immediato tentativo di break della sua avversaria, ma a suon di colpi vincenti Muguruza le ha rifilato un 6-1 e ha centrato la semifinale. 2-2 i precedenti, l’ultimo vinto dalla spagnola sulla terra di Roma nel 2020.

Il tabellone completo di Doha

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ATP

Tsitsipas supera Hurkacz al terzo e raggiunge i quarti a Rotterdam. Chardy elimina Goffin

Il greco (nei quarti anche in doppio) ha la meglio su una buona versione di Hurkacz, che si perde sul più bello. Terza volta in quarti nel 2021 per Chardy

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Dopo le sconfitte al primo round di Daniil Medvedev e Sascha Zverev (primo e terzo favorito sulla carta) il torneo di Rotterdam non perde la sua seconda testa di serie, Stefanos Tsitsipas. Il greco ha raggiunto i quarti di finale superando 7-5 al terzo Hubert Hurkacz. Tsitsipas è nei quarti di finale sia in singolo che in doppio questa settimana. Infatti mercoledì è sceso in campo con il fratello Petros, vincendo 6-2 6-3 contro i campioni dell’ATP 250 di Singapore Gille e Vliegen. È la prima vittoria della coppia nel Tour maggiore, appena la seconda in 18 incontri per Stefanos. I due hanno anche annunciato un’iniziativa benefica: doneranno 3000 euro all’associazione ‘Together for Children” per ogni match che vinceranno assieme in doppio, aiutando i bambini con disabilità e le loro famiglie.

Stefanos e Petros Tsitsipas – ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Nel match contro Hurkacz non ha trovato grandi risposte dal suo tennis, ma è comunque riuscito a strappare una preziosa vittoria. Il che conta più di tutto, soprattutto quando i suoi principali avversari per vincere il torneo sono tutti eliminati. Tsitsipas si è preso un equilibrato primo set, dove l’unico a concedere palle break è stato il polacco. A dire il vero ne è bastata una a Stefanos per chiudere il set. Si è portato sullo 0-40 nel decimo game e ha chiuso il primo parziale alla prima occasione utile, 6-4. A partire dai primi game del secondo set, il suo servizio ha perso in efficacia (nonostante il buon 67% di prime in campo) e dall’altro lato Hurkacz ha giocato con più coraggio.

Il campione del torneo di Delray Beach in gennaio ha preso il sopravvento una volta conquistato il break di vantaggio sul 3-3 con un rovescio vincente (sull’unico break point concesso da Tsitsi). Hubert si trova bene su questa superficie e se aggiungiamo le difficoltà di Tstisipas nel secondo parziale (troppo lontano dal campo e riluttante nel prendere in mano lo scambio) il set non può che finire nelle sue mani, 6-4. È stato ancora il servizio però a dare una mano a Tsitsipas all’inizio del terzo set per non concedere ulteriori occasioni al polacco, che ha comunque continuato a piazzare vincenti con una certa naturalezza e a vincere scambi di una certa importanza psicologica.

 

Tuttavia per ben due volte ha commesso un doppio fallo con Tsitsipas a due punti dal match: prima sul 4-5, ma si è salvato con la complicità del greco (volée facile affossata in rete sulla parità). Poi sul 5-6 ha cancellato il match point con un servizio vincente. Poco dopo Tsitsipas ha infilato un passante perfetto col rovescio in lungolinea e sul terzo match point il tentativo di replica di un convincente Hurkacz (42 vincenti in tutto il match) è finito in corridoio, chiudendo così l’incontro.

“Vincere un match senza troppi sforzi è buono perché conservi più energie, ma riuscire a vincere una partita difficile ti dà tutta un’altra fiducia e questo fa bene al tuo giocoha detto Tsitsipas nell’intervista a caldo dopo la vittoria. “Adoro trovarmi in situazioni di questo tipo, quando devo dimostrare di essere ‘presente’ sul campo”. Nel prossimo turno servirà un’altra prova solida contro Karen Khachanov, che ha eliminato Norrie al secondo round.

Jeremy Chardy – ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Non sono mancate le sorprese anche in questa giornata. David Goffin, campione la scorsa settimana sul cemento di Montpellier, ha ceduto in due tie-break a Jeremy Chardy. Il francese, in silenzio, sta conquistando risultati di tutto rispetto nel 2021. Sarà infatti il suo terzo quarto di finale della stagione: nei primi due, al Murray River Open di Melbourne e ad Antalya, è riuscito a vincere, fermandosi però in semifinale. Avrà un ostacolo molto difficile da superare stavolta, perché si troverà di fronte Andrey Rublev. In mattinata ha vinto anche Tommy Paul, in rimonta sul finalista di Singapore Bublik che non è riuscito a confermarsi dopo la vittoria su Zverev all’esordio.

Risultati:

[2] S.Tsitsipas b. H. Hurkacz 6-4 4-6 7-5
J. Chardy b. [6] D. Goffin 7-6(3) 7-6(5)
T. Paul b. A. Bublik 6-7(5) 6-3 6-1
D. Lajovic vs B. Coric
[Q] M. Fucsovics vs A. Davidovich-Fokina

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Flash

Arriva Clara Tauson. “Non sono una giocatrice di squadra”

La diciottenne danese a Lione ha battuto la seconda Top 50 della carriera. “Mi piacerebbe somigliare a Petra Kvitova”. Con la benedizione di Justine Henin

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Clara Tauson - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Attesa, chiacchierata, indicata come possibile stella del tennis mondiale almeno da quando, appena sedicenne, vinse il titolo under 18 all’Open d’Australia 2019 battendo in finale l’altra campioncina Leylah Fernandez. Sin da allora la sua ascesa al tennis che conta ha avuto pochi eguali tra le coetanee, e la prova del fuoco con il professionismo non la sta scottando più del necessario. Clara Tauson, danesina di Copenaghen data alla luce pochi giorni prima del Natale 2002, sta iniziando a confermare le attese tra le grandi: lo scorso settembre, nel primo turno dell’inedito Roland Garros autunnale, ha subito eliminato Jennifer Brady, che pochi mesi dopo si sarebbe spinta sino alla finale di Melbourne. Ieri l’altro, dopo aver ancora una volta superato le qualificazioni, ha fatto fuori al primo round di Lione la prima testa di serie in gara, quell’Ekaterina Alexandrova che a partire dal 2018 vanta il numero più alto di vittorie conquistate sottotetto.

Non sapevo avesse ottenuto quei risultati indoor – ha detto candidamente Clara nella bella intervista rilasciata al sito ufficiale della WTA -, l’ho saputo da mio padre, che ho chiamato subito dopo il match e ho trovato incredulo ed entusiasta. Ma sapete una cosa? Speravo di essere sorteggiata contro Alexandrova o contro Fiona Ferro (prima e seconda testa di serie a Lione, NdR), perché sono due ottime giocatrici e da match simili si impara in fretta“. Numero centotrentanove del mondo, nove titoli ITF in carriera di cui due conquistati nel 2021 (a Fujairah e Altenkirchen), Tauson già a questo punto dell’anno avrebbe potuto godere di un ranking decisamente migliore, ma la pandemia le ha ingarbugliato i piani, riducendo il numero dei tornei e di conseguenza rendendole più ostica la chance di accedere ai tabelloni, vista la posizione non ancora solida in classifica.

Il resto l’ha fatto la politica del ranking congelato, che per sua stessa natura respinge i tentativi di scalata. Poco male, c’è tempo. “Ho comunque giocato molti tornei da 25.000 dollari – ha ricordato la teenager -. Lì non si guadagnano molti punti, nemmeno se vinci il trofeo, ma sto ancora sviluppando il mio gioco e sono giovane, quindi ogni esperienza in campo è benaccetta. Certo, affrontare tenniste abituate a giocare ad alti livelli rappresenta una grande opportunità. Anche se Alexandrova mi avesse battuto nettamente sarei stata felice, avrei imparato molto in ogni caso“.

L’apprendimento, sinora, sembra aver prodotto risultati non comuni. In pagella luccicano le vittorie su due colleghe da molto tempo a proprio agio con incombenze di primo livello, e si ha l’impressione che gli sgambetti inflitti a Brady e Alexandrova non rimarranno isolati ancora per molto tempo. Ma il livello, Claretta nostra, è dunque già quello? “E chi lo sa, non ho accumulato dati sufficienti. Due ne ho giocate, due ne ho vinte. Per ora è andata bene, ma serve continuità nel lungo periodo per capire a quale categoria di tennisti appartieni. Di certo, almeno per ora, contro le più forti posso giocare libera di testa, ed esprimere il mio tennis migliore“.

 

Ne passeranno di avversarie sotto i ponti nei prossimi tre lustri. Considerando le campionesse sulla cresta dell’onda nell’anno 2021 quali sono quelle con cui vorrebbe incrociare la racchetta? “Mi viene subito in mente Simona Halep, è una persona incredibile, dà sempre il cento per cento, ovunque si trovi, qualunque sia il punteggio. E poi Petra Kvitova, vorrei capire cosa si prova vedendosi arrivare quelle bordate. Petra è una grande fonte d’ispirazione, un giorno vorrei giocare come lei“. Che tirasse forte già lo si era capito; che il progetto, una volta completato, includesse la possibilità di non far toccare palla all’avversaria, anche. “Mi piace avere il comando delle operazioni, essere aggressiva e venire avanti a prendermi il punto non appena se ne presenta l’opportunità. A livelli più alti è più difficile, me ne rendo conto, ma stiamo lavorando proprio su questo“.

Comandare il gioco, avere il controllo del campo, tenere in pugno, per quanto possibile, le sorti della tizia dall’altra parte del net. Concetti che tornano continuamente nel pensiero di Clara Tauson, la quale sintetizza in maniera lapidaria. “Le giocatrici forti ti propongono rebus difficili, impongono decisioni rapide e possibilmente giuste. Ma mi piace pensare di poter imporre gli scambi, indirizzare la partita. Ciò che amo del tennis è proprio questo: scelgo io cosa fare, quale soluzione adottare, dove tirare i colpi. Io e solo io. Non sono certo una giocatrice di squadra, e infatti non ho mai praticato altro sport in vita mia“.

Detto che fuori dal campo i passatempo sono i soliti sospetti – “videochiamate con gli amici in Danimarca, serie TV su Netflix, con predilezione per quelle a sfondo criminale come The Blacklist” – ed evasa l’ineludibile domanda sull’eroina della pallina di casa Caro Wozniacki – “ci ho parlato un paio di volte ma vive negli Stati Uniti, dunque le occasioni di contatto sono poche, siamo giocatrici di due epoche diverse” – lo spazio finale della chiacchierata è inevitabilmente dedicato a obiettivi e aspettative. “Quando abbiamo ripreso dopo il lockdown il mio scopo era entrare tra le prime 150 e ci sono riuscita giocando solo nove tornei. Adesso non mi cruccio sul ranking, voglio giocare il maggior numero possibile di incontri WTA e vedere come vanno le cose. Il peso delle aspettative? La pressione? Quando Jennifer Brady è andata in finale all’Open d’Australia tutti i miei amici mi hanno tempestata di messaggi, ricordandomi che avevo battuto una finalista Slam, quindi automaticamente dovrei raggiungere quel risultato anch’io. Non mi aspetto una cosa del genere nel breve periodo, innanzitutto occorre lavorare per essere solidi lungo le due settimane come ha fatto Jennifer“.

Orizzonti aperti, dunque, specie se in cabina di regia siede una donna che un po’ di argenteria in bacheca l’ha messa. “Justine Henin guarda tutti gli allenamenti di chiunque, alla sua accademia (dove Clara Tauson lavora insieme a coach Olivier Jeunehomme, NdR). Lei è una leggenda, ma è anche semplice e simpatica, è molto confortevole parlarci“. Tauson si è ripetuta poco fa da favorita contro Timea Babos con un netto 6-2 6-3 al secondo turno dell’Open 6ème Sens Métropole: un altro passo nel percorso verso un luogo che conosciamo bene. Facile capire dove in molti l’aspettino.

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