Il regno dei Fab Four è al tramonto?

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Il regno dei Fab Four è al tramonto?

Il 2018 è l’anno del fisiologico calo dei Fantastici Quattro dell’era moderna, che tuttavia è iniziato già da tempo. Con i giovani che scalpitano, è tempo di porsi un paio di domande

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“Fratelli! Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità”. Così parlava Massimo Decimo Meridio nel film “Il Gladiatore”, espressione spiccatamente guerresca ed epica, ma che inquadra alla perfezione anche lo spirito dei quattro “gladiatori” del tennis moderno. Ciò che hanno fatto Rafael Nadal, Roger Federer, Novak Djokovic e Andy Murray nelle ultime quindici stagioni lascerà un segno profondo nella storia dello sport, un predominio fuori dal comune, sia per il livello degli interpreti, sia per la sua durata. Ma poiché tutte le epoche prima o poi arrivano al capolinea, da qualche anno ci si chiede quali saranno gli eredi dei “Fantastici Quattro” e soprattutto in quanto tempo il loro regno cesserà definitivamente di esistere. Per dare una risposta completa è doveroso dare uno sguardo alla loro stagione.

RAPIDO FLASHBACK – Le avventate sentenze sui Fab Four hanno accompagnato tutta la pre-season dell’annata 2018. L’infortunio all’anca di Murray e le precarie condizioni del gomito di Djokovic lasciavano molti dubbi sulla riaffermazione del quartetto nella nuova stagione, vuoi anche perché era difficile pensare che Federer e Nadal ripetessero il loro favoloso 2017. Ecco quindi che i talenti emergenti e quelli già parzialmente affermati del Tour maggiore intravedono la speranza di poter fare la voce grossa nei tornei Major, soprattutto vedendo che nei primi mesi dell’anno il serbo non riusciva più a ritrovare la sua dimensione. Come dodici mesi prima, Federer e Nadal si confermano in Australia e a Parigi, in più Roger a febbraio torna al numero uno del mondo dopo sei anni scalzando il suo eterno rivale. Ma dopo il Roland Garros qualcosa scatta nella mente di Nole. Approfittando di un Federer sottotono e di un Nadal acciaccato e allergico al cemento, Nole domina la seconda parte di stagione vincendo a Wimbledon e a New York, e la riconquista del numero uno ATP addolcisce anche le sconfitte in finale a Bercy e alle Finals. Murray invece riesce a disputare solo dodici incontri e scivola oltre la 200esima piazza in classifica, forse non sarà più in grado di tornare tra i grandi.

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2018

 
  • Federer: 48 V – 10 S, 4 titoli (Australian Open, Rotterdam Stoccarda, Basilea)
  • Djokovic: 53 V – 12 S, 4 titoli (Wimbledon, Cincinnati, US Open, Shanghai)
  • Nadal: 45 V – 4 S, 5 titoli (Montecarlo, Barcellona, Roma, Roland Garros, Toronto)
  • Murray: 7 V – 5 S, 0 titoli

Per il secondo anno di fila, tutti i tornei Major sono proprietà dei Fab Four, alla faccia di chi credeva che fossero da rottamare. Degli ultimi 48 tornei dello Slam (dal 2006 ad oggi) ben 43 sono divisi tra Federer, Nadal, Djokovic e Murray (uniche eccezioni del Potro, Cilic e Wawrinka) e solo in una finale non era presente nemmeno uno dei quattro (US Open 2014, Nishikori-Cilic). Dati che confermano – qualora ce ne fosse bisogno – la longevità dei fenomeni del XXI secolo.

LE FRAGILITÀ – Tuttavia, analizzando più attentamente i risultati delle ultime annate, emergono forti segnali di cedimento del regno dei Fab Four. Il primo è il definitivo tramonto di Andy Murray, che nelle ultime due stagioni non è mai riuscito ad essere competitivo a causa dei problemi fisici. Si dovrebbe quindi parlare di “Fab Three”, ma, memori degli insegnamenti degli ultimi anni, meglio non dare mai per finiti campioni di tale calibro. In secondo luogo, se guardiamo alle ultimi finali dei Grand Slam (filtro maggiormente selettivo per valutare la condizione dei giocatori), manca da troppo tempo una finale tra Fab, precisamente da sette tornei, dal Federer-Nadal all’Australian Open 2017. Il 2018 è il primo anno dal 2005 in cui non si è disputata nemmeno una finale tra due Fab Four. Tra il 2006 e il 2017 il numero ha sempre oscillato da due a tre finali, con sole due eccezioni (2009 e lo stesso 2017, quando ce n’è stata solo una) e anche due stagioni (2011 e 2012) in cui tutte le finali Major vennero contese da due dei Fantastici Quattro.

L’abbraccio tra Roger e Rafa dopo la finale a Melbourne del 2017

Qualcosa sta cambiando, sia nel fronte degli avversari (vedi Thiem e Anderson alle prime finali Slam), sia a livello fisico, com’è inevitabile. In questo senso c’è un terzo indizio che suggerisce un imminente declino della stagione Fab Four e ci mostra che in realtà la vera flessione del gruppo è iniziata nel 2015. Per fare maggiore chiarezza, è necessario ripescare i bilanci delle due passate stagioni.

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2017

  • Federer: 52 V – 5 S, 7 titoli (Australian Open, Indian Wells, Miami, Halle, Wimbledon, Shanghai, Basilea)
  • Nadal: 67 V – 11 S, 6 titoli (Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roland Garros, US Open, Pechino)
  • Djokovic: 32 V- 8 S, 2 titoli (Doha, Eastbourne)
  • Murray: 25 V – 10 S, 1 titolo (Dubai)

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2016

  • Federer: 21 V- 7 S, 0 titoli
  • Nadal: 39 V – 14 S, 2 titoli (Montecarlo, Barcellona)
  • Djokovic: 65 V – 9 S, 7 titoli (Doha, Australian Open, Indian Wells, Miami, Madrid, Roland Garros, Toronto)
  • Murray: 78 V – 9 S, 9 titoli (Roma, Queen’s, Wimbledon, Olimpiadi Rio, Pechino, Shanghai, Vienna, Bercy, ATP Finals)

L’ULTIMO VALZER DEI FAB – Il 2015 è stata la stagione di Novak Djokovic, arrivato a un passo dal Grande Slam, sfumato solamente per merito di uno straordinario Stan Wawrinka in finale a Parigi. Tuttavia è stato l’ultimo anno in cui almeno tre Fab su quattro si sono espressi ad alti livelli. Murray vince tre titoli (più la Coppa Davis), tra cui i Masters di Madrid e Montreal. Gioca quattro match importanti contro Djokovic, le finali all’Australian Open, a Miami e a Bercy e la semifinale al Roland Garros, ma li perde tutti. Anche Federer contrasta onorevolmente il dominio serbo, giocando due discrete finali a Wimbledon e a New York, ma perdendole entrambe, lo stesso esito dei Masters di Indian Wells, Roma e delle ATP Finals. Se Djokovic, Murray e Federer occupano rispettivamente le prime posizioni della classifica, Rafael Nadal è acciaccato e in piena crisi di risultati. Passa un anno senza disputare match di rilievo coi suoi rivali e scivola al quinto posto in classifica. Ma gli altri tre vanno alla grande.

DOMINI A METÀ – Nel 2016 si rompe qualcosa. È l’infortunio al ginocchio di Federer a scombussolare le gerarchie, unito ai problemi fisici di Nadal nel finale di stagione (per lui ancora deludente). I Fantastici quattro sono dimezzati: Murray e Djokovic si spartiscono le portate più succulente dell’annata, vincendo rispettivamente nove e sette trofei. Ma all’inizio del 2017 lo scenario si ribalta. Federer è al diciassettesimo posto nel ranking e Nadal al nono. Tuttavia i due rivali giocano una fantastica quanto inaspettata finale all’Australian Open e Nole e Andy iniziano a barcollare. L’anca tormenta lo scozzese e il serbo ha male al gomito: entrambi finiscono in anticipo la stagione. Ne viene fuori un altro anno (secondo consecutivo) in cui i Fab sono solo due, stavolta Roger e Rafa, in perfetta alternanza col 2016.

COSA ASPETTARSI ORA? – Il ritorno di Djokovic nella seconda metà del 2018 è stato dirompente e allo stesso tempo provvidenziale per il regno dei quattro, che mai come quest’anno si è visto minacciato dai vari Thiem, Zverev, Anderson, Coric e compagnia. Tre Fab su quattro hanno portato a casa almeno uno Slam, ma a differenza del 2015 ci sono meno segnali incoraggianti per l’anno prossimo. I motivi? Sicuramente Federer, che ad agosto ha spento 37 candeline, dopo l’inverno è calato in intensità e propositività, incappando in una serie di sconfitte insolite, vedi Kokkinakis a Miami, Coric sull’erba di Halle e anche la sconfitta in finale a Indian Wells, con due match point buttati al vento. Sarà difficile per lo svizzero tornare ad inanellare vittorie come nel 2017, anzi, il rischio è un calo in classifica (soprattutto dopo marzo) da cui stavolta potrebbe non essere semplice riprendersi. Stesso discorso vale per Rafa Nadal, alle prese con l’infortunio agli addominali. Nel 2018 ha sì fatto man bassa nei mesi della terra battuta, ma non è (quasi) mai stato competitivo nei tornei su cemento, tradito sempre dal suo fisico negli appuntamenti importanti. Unica eccezione, la vittoria a Toronto.

Su Andy Murray resta invece un enorme punto interrogativo: il tipo di infortunio suggerisce che non sarà più in grado di avvicinarsi al livello del 2016. Partirà con più certezze invece Djokovic, che non vorrà però rimanere l’unico Fab Four nelle prime posizioni. Perciò, i Fantastici Quattro sono al crepuscolo? Secondo quanto osservato, si direbbe più sì che no. Anche la vittoria di Zverev alla O2 Arena è un segnale importante lanciato ai Fab. Tuttavia ci hanno più volte dimostrato che più si parla di declino, tanto più ritrovano lo smalto per brillare ancora, meglio giudicare con moderazione. Altrimenti non li chiameremmo mica “Fantastici Quattro”.

Novak Djokovic – Shanghai 2018 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

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Estremi azzurri anche nei numeri: Berrettini al top, le ragazze nei guai

Il best ranking del romano conferma il momento d’oro dei tennisti italiani, che fa da contraltare alle difficoltà del movimento femminile: solo sette match vinti nel 2019 nel circuito maggiore

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Matteo Berrettini - Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

3 – le sconfitte rimediate da Alexander Zverev contro tennisti non presenti nella top 100 nelle ultime 52 settimane. Dopo i quarti raggiunti nell’ultimo Roland Garros, il ventiduenne tedesco sembrava in ripresa, ma la scorsa settimana, nel suo esordio a Stoccarda, ha perso contro il 34 enne Dustin Brown, 170 ATP. Quella rimediata contro il connazionale è stata la terza sconfitta contro un giocatore in quella fascia di classifica, dopo quella patita con Gulbis all’ultimo Wimbledon e quella di marzo a Miami, contro Ferrer. Il suo 2019, sebbene sia ancora nella top 10 della Race, grazie ai quarti al Roland Garros, al titolo a Ginevra e alla finale ad Acapulco, è stato molto deludente, anche non dimenticando qualche malanno che lo ha condizionato nella trasferta di marzo sul cemento nord americano.

Nel 2019 ha vinto infatti sinora “appena” 23 partite, lo stesso numero di partite da lui conquistato dopo il Roland Garros nel 2o16, quando ancora doveva esplodere ai massimi livelli nel circuito. Preoccupa per il tedesco che quest’anno in sei incontri contro giocatori nella top 30 ne abbia vinti solo due (Fognini al Roland Garros e De Minaur a Acapulco) su sei complessivi, senza dimenticare il suo bilancio complessivo contro top 50, fermo a sei vittorie e altrettante sconfitte. Nonostante la meravigliosa vittoria alle ATP Finals, che sembrava averlo lanciato nell’Olimpo del tennis, a ben vedere la crisi del tedesco è però nata già lo scorso agosto: successivamente alla vittoria dell’ATP 500 di Washington nei seguenti 19 tornei giocati, solo in sette ha vinto almeno tre partite. 

7 – le vittorie complessive di tenniste italiane nei tabelloni principali del circuito WTA in questi primi sei mesi del 2019. Alle tre di Giorgi, si aggiungono le due di Errani e le uniche di Paolini e Trevisan: un bilancio davvero magro. Contemporaneamente a un momento davvero ottimo del nostro settore maschile – Fognini nella top 10, Berrettini vicino alla top 20, altri cinque giocatori nella top 100 e ulteriori nove tra i primi 200 del mondo – le tenniste italiane, sino a qualche anno fa autrici di momenti indimenticabili vivono una crisi più che profonda. Nessuno pretendeva ci fossero subito giocatrici in grado di ripetere i risultati di Schiavone, Pennetta, Vinci e Errani, per nominare solo quelle entrate nella top 100.

Le grandi giocatrici capaci di vincere Slam (ma anche le top 20) arrivano piuttosto casualmente e non ha senso esigere che sempre un’azzurra sia una di loro. Ma che un movimento tennistico come quello italiano da più di un anno non abbia una top 150 consolidata se non la sola (ormai lungodegente) Giorgi, tra l’altro caso di tennista venuto fuori nel professionismo in modo del tutto “privato”, è grave. La miglior giocatrice italiana per classifica a non aver compiuto ancora 23 anni è Jessica Pieri (288 WTA), quella a non averne fatti già 21 è Lucia Bronzetti (399 WTA): numeri impietosi, che dicono come qualcosa non abbia funzionato nell’ultimo decennio nel reclutamento e nella formazione di nuove giocatrici. La speranza è che quantomeno chi di dovere se ne sia accorto e abbia preso i giusti provvedimenti per correggere la rotta: la voglia di chiudere un occhio, dovuta alla gratitudine per il passato, non può durare ancora a lungo. 

10 – la striscia aperta di vittorie consecutive di Alison Riske. La classe ’90 statunitense, aveva terminato con appena due set vinti la sua stagione sulla terra, da sempre la superficie più ostica per il suo tennis (in quarantaquattro tornei giocati sul rosso, solo due volte ha raggiunto i quarti e appena in una di esse, nel 2018, si è spinta sino alla finale, nel piccolo International di Norimberga). Ha però iniziato come meglio non avrebbe potuto la stagione sull’erba, superficie sulla quale riesce a esprimersi al meglio (a Wimbledon vanta tre dei sei terzi turni raggiunti negli Slam, sebbene l’unico ottavo sia arrivato agli Us Open, nel 2013).

Quando ancora si giocava il Roland Garros, due settimane fa ha vinto l’ITF da 100.000 dollari di Surbiton, in finale su Rybarikova, mentre la scorsa settimana ha vinto il secondo titolo della carriera a S’Hertogenbosh, interrompendo una serie di sei finali perse, grazie alla vittoria nella finale contro Bertens, ottenuta dopo averle annullato ben cinque match point. Per riuscire a giocarsi il titolo, l’ex 36 WTA, da questa settimana nuovamente nella top 50, aveva prima battuto, non senza soffrire, quattro tenniste racchiuse tra la 50° e la 70° posizione: nell’ordine, Riske ha superato Muchova (6-7 6-3 6-2), Hercog (6-4 7-6), Alexandrova (7-5 6-3) e Kudermetova (6-4 3-6 7-6).

 

14 – le partite vinte negli ultimi 21 tornei giocati da Adrian Mannarino nel circuito maggiore. Con questo misero bottino il francese ha iniziato la parte della stagione che si gioca su erba. L’ex 22 ATP (nel marzo dello scorso anno) viveva un momento difficile iniziato dagli ultimi US Open e testimoniato da ben quattordici eliminazioni al primo turno rimediate negli ultimi dieci mesi. Nel suddetto periodo erano anche arrivate per lui ben otto sconfitte contro tennisti non inclusi nella top 50, di cui ben quattro contro giocatori posizionati oltre la centesima posizione del ranking. La Race post Roland Garros vedeva il 31enne francese fuori dai primi 100 e del resto Adrian aveva raggiunto i quarti in una sola circostanza quest’anno, a Delray Beach.

L’arrivo del periodo della stagione nel quale si gioca sulla sua superficie preferita – sull’erba ha vinto quasi il 60% delle partite giocate nel circuito maggiore e ha raggiunto tre volte gli ottavi a Wimbledon, mentre negli altri Major ha raggiunto appena quattro volte il terzo turno – gli ha dato la forza per fargli trovare la settima finale della carriera, la terza sull’erba. Per riuscirci, Mannarino, dopo aver superato la wild card locale De Bakker (6-2 6-1), ha sconfitto tre giocatori di buonissimo livello come Verdasco (1-6 6-3 6-4), Goffin (era sotto di un set e un break prima di vincere 4-6 7-5 6-3) e Coric (4-6 6-3 7-6).  Nell’atto conclusivo del torneo è poi arrivata la vittoria su Thompson (7-6 6-3), capace di regalargli il primo titolo della carriera, dopo aver vissuto il “fallimento” di ben sei finali. L’erba gli fa bene.

15 – le partite vinte da Caroline Garcia nei dodici tornei a cui aveva partecipato nel 2019, prima di giocare a Nottingham. Un ruolino di marcia davvero misero per colei che appena a settembre scorso era la quarta giocatrice al mondo, e adesso ha perso la top 20. La 25enne francese solo tre settimane fa a Strasburgo aveva vinto per la prima volta quest’anno tre partite consecutive, per poi perdere in finale contro Yastremska. Uno scadimento di forma che non era però terminato con quel buon piazzamento: al Roland Garros Caroline aveva raccolto la settima sconfitta del 2019 contro una tennista non tra le prime 50, perdendo al secondo turno contro Blinkova e deludendo il pubblico di casa per l’ennesima volta (in nove partecipazioni, solo un anno è arrivata ai quarti e un’altro agli ottavi).

Nella sua prima partecipazione al torneo di Nottingham, in una sfortunata edizione – a causa della pioggia sino ai quarti di finale non si è giocato sull’erba, ma solo sui campi indoor in duro – ha vinto il suo settimo titolo (e secondo sui prati, dopo quello di Maiorca nel 2016). Dopo tre turni molto facili contro tenniste nemmeno presenti nella top 200 -nell’ordine, Bains (6-1 6-2), Lumsden (6-3 6-1) e Ruse (4-6 7-6 6-1)- si è presa la rivincita sulla Brady (4-6 6-3 6-3) che l’aveva sconfitta a Indian Wells. In finale ha sconfitto, dopo più di due ore e mezza di battaglia, Vekic (2-6 7-6 7-6), in quello che è stato il secondo miglior successo del 2019, relativamente alla classifica della tennista superata (in Fed Cup aveva sconfitto Mertens, allora 21 WTA). 

433 – la classifica di Matteo Berrettini a inizio 2017. In meno di due anni e mezzo il tennista romano, conscio dei suoi ottimi mezzi tecnici e fisici, ma anche di tutti i miglioramenti da dover ancora compiere per divenire un tennista da primissima fascia, ha scalato più di quattrocento posizioni. Lo ha fatto sfruttando doti non comuni alle nostre latitudini, come la forza d’animo nei momenti difficili, la grande dedizione al lavoro e l’umiltà nell’approcciarsi ai primi complimenti. Matteo è riuscito a migliorarsi passo dopo passo, accettando la gavetta, senza farsi distarre dalle aspettative sempre maggiori che con il passar del tempo ricadevano su du lui. Il 2017, chiuso da 135 ATP, è stato l’anno della prima vittoria di un torneo Challenger (a San Benedetto) e di altre quattro finali nella stessa categoria, piazzamenti impreziositi dalla prima vittoria su un top 100 (Donskoy). Dopo aver iniziato il 2018 con gli esordi nei main draw ATP e Slam, nella primavera dello scorso anno, quando era 22enne, sono arrivati i primi successi nei tornei importanti, in concomitanza dell’accesso nella top 100: la vittoria su Tiafoe a Roma e il terzo turno al Roland Garros hanno certificato che Matteo fosse già pronto per il circuito maggiore.

Lo scorso luglio, vincendo a Gstaad senza perdere un set e non cedendo mai il servizio, conquistava il suo primo torneo a livello ATP, un titolo che gli dava l’abbrivio per chiudere la stagione in prossimità dei primi 50. La prima parte del 2019 non è stata eccezionale: Matteo è arrivato in aprile a Budapest con sei eliminazioni al primo turno sul groppone, molto parzialmente compensate dalla vittoria del Challenger di Irving e dalla semifinale a Sofia. In Ungheria però Berrettini ha cambiato marcia, sino a riuscire a vincere il torneo, superando in finale Krajinovic, dopo aver eliminato tra gli altri Cuevas e Djere. La settimana successiva a quella ungherese ha poi portato a nove la serie di successi consecutivi (eliminando anche tennisti esperti e insidiosi come Kohlshreiber e Bautista Agut) prima di arrendersi, stremato per le due gare in un giorno, in finale a Garin. A Roma contro Zverev è arrivata anche la prima vittoria della carriera su un top 10, ma ha poi parzialmente deluso in ottavi, perdendo contro Schwartzman. Al Roland Garros una brutta partita persa da Berrettini contro Ruud non lo ha depresso, come si è ben visto dalla pronta reazione avuta a Stoccarda. 

L’anno scorso a Wimbledon, eliminando Sock, aveva ottenuto la prima vittoria della carriera contro un top 20 e in Germania ha confermato le grandi potenzialità del suo tennis sui prati, vincendo il torneo, come accaduto a Gstaad, senza mai perdere il servizio, né tantomeno, un set. Ma se in Svizzera aveva superato due soli top 50 (Rublev e Bautista Agut), nella città della Mercedes il valore tecnico della conquista del titolo che gli è valso il 22° posto nel ranking ATP è stato decisamente superiore. Se si eccettua il successo nei quarti su Kudla, tennista in ogni caso specialista dei prati, Matteo ha infatti superato tennisti di prim’ordine come Kyrgios, il top ten Khachanov, Struff, e, in finale, l’enfant prodige Auger-Auliassime. Attualmente, solo cinque tennisti che lo sopravanzano in classifica sono più giovani di lui: un indizio che fa ben sperare, ma comunque secondo alla voglia di migliorarsi e alla grande professionalità del romano. Senza fretta (ma senza pausa) continua la sua scalata al grande tennis.

698 – le settimane nella top 50 da parte di Richard Gasquet. Una presenza costante fermatasi con la classifica pubblicata lo scorso lunedì, in concomitanza del suo trentaduesimo compleanno: iniziata nel maggio 2010, aveva avuto in precedenza altri tre anni quasi ininterrotti tra maggio 2005 e ottobre 2009. Le aspettative altissime avute durante lo scorso decennio sul francese hanno fatto passare in secondo piano una carriera svoltasi comunque ad altissimo livello: Gasquet è stato 7 ATP è stato per circa 146 settimane complessive nella top 10 (fascia di classifica nella quale ha terminato quattro stagioni) e ben 421 nella top 20, ha vinto 15 tornei (tutti ATP 250) e raggiunto 16 finali (tra cui tre in Masters 1000) e ha guadagnato più di 17 milioni di dollari di soli montepremi, 24° in tal senso in una classifica all time dei guadagni.

Ha vinto tornei su ogni superficie e condizione (indoor e outdoor), vanta 31 vittorie contro ten (tra i big 4, non ha mai sconfitto il solo Nadal) e nel tennis moderno 32 anni non sono affatto tanti per poter sperare di togliersi altre belle soddisfazioni. Del resto, per spiegare il crollo in classifica non va dimenticato che Gasquet nel 2019 aveva esordito nel circuito solo a maggio, dopo aver concluso la degenza per l’infortunio all’inguine, costatogli l’allontanamento dai tornei per cinque mesi. Una semifinale come quella sui prati olandesi, al quarto torneo stagionale, è un buon risultato, sebbene gli sia costata i punti persi per il titolo vinto l’anno scorso, attualmente anche l’ultimo di quelli da lui conquistati. A S’Hertogenbosh ha sconfitto tre buoni giocatori come Bedene (era stato sotto di un set e di un break prima di chiudere al terzo col punteggio di 6-7 7-6 6-4), Kukhushkin (6-4 6-3) e Jarry (7-6 6-4), prima di cedere a Thompson (7-5 6-4). Sulla via del recupero.

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Focus

ATP Ranking: Berrettini a ridosso della Top 20

Il titolo a Stoccarda vale a Matteo un balzo di otto posizioni e una possibile ottima testa di serie a Wimbledon. Pochi punti da difendere da qui a fine anno. Sognare è lecito

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La classifica ATP negli ultimi sette giorni è rimasta immutata sino alla ventunesima posizione.

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12715=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer6420=
4AustriaThiem4685=
5GermaniaZverev4360=
6GreciaTsitsipas4215=
7GiapponeNishikori4040=
8Sud AfricaAnderson3565=
9RussiaKhachanov2980=
10ItaliaFognini2785=
11USAIsner2715=
12Argentinadel Potro2695=
13RussiaMedvedev2625=
14CroaziaCoric2615=
15CroaziaCilic2395=
16FranciaMonfils2055=
17GeorgiaBasilashvili1970=
18CanadaRaonic1900=
19SvizzeraWawrinka1715=
20SpagnaBautista Agut1690=
21CanadaAugier-Aliassime1522=
22ItaliaBerrettini15058


Alle spalle del diciannovenne canadese troviamo Matteo Berrettini che ha guadagnato otto posti grazie alla vittoria di Stoccarda.Con un’espressione mutuata dal lessico musicale potremmo definire l’ascesa del tennista romano al vertice del ranking mondiale “andante con brio”. Una crescita significativa in termini numerici (più 30 da inizio anno e più 59 nelle ultime 52 settimane) ma, allo stesso tempo armoniosa, costante, senza bruschi strappi. Segno che Berrettini si è messo alle spalle i problemi alle articolazioni (non inconsueti in un teen ager con quella morfologia) che nel 2016 lo costrinsero ad una pausa di sei mesi e sta raggiungendo la piena maturità fisica e tecnica.

Alcuni dei tennisti appartenenti alla NextGeneration sotto il profilo della precocità hanno fatto meglio di lui, ma adesso in qualche caso la scontano o sotto il profilo fisico (Chung, Rublev), oppure tecnico (Shapovalov e, si parva licet, Zverev Jr).

Cosa possiamo aspettarci da Matteo nei prossimi mesi? Mettendo da parte per un attimo la scaramanzia  se dovessimo fare una scommessa sul suo ranking al termine dell’anno punteremmo su un numero inferiore al 20. Quanto inferiore lo lasciamo alla maggiore o minore propensione all’ottimismo dei nostri lettori. Il nostro pronostico è sostenuto da due considerazioni. La prima che da oggi e sino alla fine della stagione l’italiano difende 533 punti, metà dei quali provenienti dalla vittoria a Gstaad, mentre a Wimbledon e agli Us Open nel 2018 ne raccolse soltanto 55 su 4000 potenziali. La seconda – più banale ma non meno vera della prima – che il distacco dai più diretti antagonisti è poco significativa in termini numerici. A partire da questa settimana ad Halle la caccia di Berrettini al best ranking è quindi aperta.

Oltre all’allievo di Santopadre un altro italiano si è distinto sul campo ed ha ottenuto il proprio best ranking: Stefano Travaglia.Il marchigiano grazie alla finale del Challenger di Shymkent si è portato vicinissimo alla top 100 nella quale sono presenti 7 italiani ed ai quali se ne aggiungono altri 9 tra la centesima e la duecentesima posizione:

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
10Fognini2785=
22Berrettini15058
40Cecchinato1130-1
69Seppi7703
74Sonego7322
96Lorenzi5721
99Fabbiano5575
103Travaglia5439
124Caruso458-2
129Mager444-1
141Giustino4093
149Baldi3792
162Giannessi348-10
177Napolitano2941
185Bolelli281-5
200Gaio26410


Jannik Sinner è al numero 209. Chi invece è riuscito a entrare per la prima volta tra i migliori 100 tennisti del mondo è il francese Corentin Moutet. Il ventenne francese, che sembra uscito da una puntata della macchina del tempo con il suo fisico e il suo modo di disegnare tennis più in linea con tennisti degli anni ’60 che non quelli contemporanei, ci è riuscito grazie alla vittoria ottenuta nel Challenger di Lione ed ha così consolidato la sua posizione nella classifica avulsa riservata agli under 21, che è la seguente:

RACE TO MILAN
Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nel
6GreciaTsitsipas1998
21CanadaAuger-Aliassime2000
25CanadaShapovalov1999
36USATiafoe1998
60NorvegiaRuud1998
26Australiade Minaur1999
86FranciaMoutet1999
82SerbiaKecmanovic1999


Immutata la lista dei migliori 10 in assoluto dell’anno:

RACE TO LONDON
Posizione ATPNazioneGiocatore
2SpagnaNadal
1SerbiaDjokovic
3SvizzeraFederer
4AustriaThiem
6GreciaTsitsipas
7GiapponeNishikori
13RussiaMedvedev
10ItaliaFognini
5GermaniaZverev
16FranciaMonfils


I complimenti per il best ranking vanno a:

ClassificaGiocatoreNazione
22BerrettiniItalia
35StruffGermania
46ThompsonAustralia
82KecmanovicSerbia
86MoutetFrancia
97MadenGermania


Thompson e Moutet sono i giocatori più migliorati in classifica: + 16 gradini. Un commento a parte lo merita Jordan Thompson. Questo ragazzo australiano dall’aria gentile e una vaga somiglianza con Charlie Chaplin in un colpo solo domenica scorsa ha realizzato tre record personali: ha raggiunto la prima finale ATP in carriera; ha ottenuto il best ranking; è stato il primo giocatore battuto in una finale da Adrian Mannarino, che sino ad allora ne aveva perse sei su sei. Non sappiamo quanto il terzo possa averlo reso felice.

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WTA Ranking: Garcia si riavvicina alla top 20, Riske rientra in top 50

Caroline Garcia sale al n.23 ma la top 20 resterà un miraggio, anche con una vittoria a Maiorca. Riske si porta al n. 49 ma in Spagna ha i quarti del 2018 da difendere. Bel balzo in avanti di Sara Errani

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Caroline Garcia - Nottingham 2019 (foto via Twitter, @the_LTA)

I primi tornei su erba non hanno smosso la classifica delle prime 22 del mondo. Kiki Bertens, finalista a ‘s-Hertogenbosch, mantiene la posizione n.4 del ranking. Anche l’altra finalista della settimana, Donna Vekic, resta stabile al n.22.  Ben diversa la situazione di chi ha alzato il trofeo: Caroline Garcia e Alison Riske.

La francese, dopo la finale persa a Strasburgo, vince a Nottingham  il 7° titolo in carriera, il secondo sull’erba. Con questo trionfo Caroline risale di 5 posti e si posiziona al n.23, proprio dietro a Vekic, sconfitta in finale in Inghilterra. Questa settimana Garcia sarà impegnata a Maiorca, nel torneo che vinse nel 2016. Si troverà subito di fronte Vika Azarenka, che ha battuto, sempre in due set, nelle precedenti due sfide, entrambe sul cemento. Anche vincendo il suo secondo titolo in Spagna, non tornerebbe in top20.

È iscritta a Maiorca anche Alison Riske, che ha però un primo turno molto più agevole (troverà la WC Badosa). Nel match successivo potrebbe incrociare proprio Garcia. Nel frattempo però si gode il secondo titolo in carriera, arrivato a ‘s-Hertogenbosch in modo quasi sorprendente dopo essere stata sotto 6/0 4/1, e il ritorno in top50: ben 12 posti in più per l’americana, che passa dal n.61 al n.49. Il best ranking (n.36) è ancora distante ed è improbabile che riesca a migliorarlo questa settimana, considerato che a Maiorca difende i quarti raggiunti nella precedente edizione.

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 6377 18
2 0 Ashleigh Barty 6125 17
3 0 Karolina Pliskova 5685 22
4 0 Kiki Bertens 5425 25
5 0 Petra Kvitova 4925 21
6 0 Angelique Kerber 4675 20
7 0 Elina Svitolina 3967 18
8 0 Simona Halep 3963 16
9 0 Sloane Stephens 3682 20
10 0 Aryna Sabalenka 3565 26
11 0 Serena Williams 3411 12
12 0 Anastasija Sevastova 3366 25
13 0 Belinda Bencic 2953 26
14 0 Caroline Wozniacki 2833 18
15 0 Qiang Wang 2752 22
16 0 Marketa Vondrousova 2746 15
17 0 Madison Keys 2615 14
18 0 Johanna Konta 2430 22
19 0 Julia Goerges 2400 25
20 0 Anett Kontaveit 2335 22

Fuori dalla top50, crollano pesantemente alcune delle protagoniste  a  ‘s-Hertogenbosch un anno fa:  la campionessa uscente, Aleksandra Krunic (-44, n.110), la finalista, Kirsten Flipkens (-11, n.80) e soprattutto la semifinalista Coco Vandeweghe (-245, n.557). Anche Mona Barthel (-10, n.98), paga l’uscita dei punti conquistati un anno fa a Nottingham.  Questi invece i progressi più vistosi in top100:

  • Jennifer Brady (+14, n.66): semifinalista a Nottingham;
  • Magda Linette (+21, n.75): vincitrice dell’ITF di Manchester;
  • Madison Brengle (+11, n.87): semifinalista a Manchester;
  • Zarina Diyas (+12, n.89): finalista a Manchester.

CASA ITALIA

Balzo in avanti di ben 109 posti per Sara Errani dopo la vittoria all’ITF Antico Tiro a Volo di Roma. Progressi in classifica anche per Jessica Pieri (+12, n.288), Martina Colmegna (+14, n.454) e Tatiana Pieri (+20, n.519). Perde 10 posti Giulia Gatto-Monticone (n.164). Comanda la classifica italiana Camila Giorgi, oggi stabile al n.39. Per lei però il futuro non sembra roseo: si è ritirata da Birmingham a causa dell’ormai annoso problema al polso e questo getta ombre sulle sue possibilità di riconfermare a Wimbledon i quarti dell’anno scorso (o almeno ben figurare).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
39 0 Camila Giorgi 1345 16
151 0 Jasmine Paolini 395 30
164 -10 Giulia Gatto-Monticone 369 29
166 -2 Martina Trevisan 360 23
191 4 Martina Di Giuseppe 304 28
257 109 Sara Errani 211 13
288 12 Jessica Pieri 170 23
299 2 Anastasia Grymalska 157 29
313 2 Deborah Chiesa 143 28
345 7 Stefania Rubini 123 21
357 0 Cristiana Ferrando 116 21
381 3 Gaia Sanesi 100 16
394 2 Lucrezia Stefanini 94 21
399 6 Lucia Bronzetti 93 20
426 -1 Georgia Brescia 80 16
438 8 Martina Caregaro 75 15
454 14 Martina Colmegna 68 21
489 3 Federica Di Sarra 55 19
493 2 Dalila Spiteri 53 9
519 20 Tatiana Pieri 45 12

NEXT GEN RANKING

Rientra prepotentemente in classifica Elena Rybakina (n.7), in virtù dei 21 posti in più in classifica generale. Esce dalla top10 under20 la cinese Xiyu Wang. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Marketa Vondrousova 1999 16
2 0 Bianca Andreescu 2000 24
3 0 Amanda Anisimova 2001 27
4 0 Dayana Yastremska 2000 35
5 0 Iga Swiatek 2001 65
6 0 Anastasia Potapova 2001 73
7 Elena Rybakina 2000 113
8 -1 Whitney Osuigwe 2001 114
9 -1 Olga Danilovic 2001 121
10 -1 Kaja Juvan 2000 129

NATION RANKING

Stabili le posizioni fino al n.6. Un posto in più per l’Australia e due per la Russia. Abbiamo tre Paesi appaiati al n.9: Spagna, Romania, Francia. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Repubblica Ceca 24
2 0 Stati Uniti 37
3 0 Ucraina 74
4 0 Germania 79
5 0 Bielorussia 87
6 0 Cina 111
7 1 Australia 121
8 2 Russia 124
9 -2 Spagna 127
  0 Romania 127
  Francia 127
LE TOP 50
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 6377 18
2 0 [AUS] Ashleigh Barty 23 6125 17
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 27 5685 22
4 0 [NED] Kiki Bertens 27 5425 25
5 0 [CZE] Petra Kvitova 29 4925 21
6 0 [GER] Angelique Kerber 31 4675 20
7 0 [UKR] Elina Svitolina 24 3967 18
8 0 [ROU] Simona Halep 27 3963 16
9 0 [USA] Sloane Stephens 26 3682 20
10 0 [BLR] Aryna Sabalenka 21 3565 26
11 0 [USA] Serena Williams 37 3411 12
12 0 [LAT] Anastasija Sevastova 29 3366 25
13 0 [SUI] Belinda Bencic 22 2953 26
14 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 2833 18
15 0 [CHN] Qiang Wang 27 2752 22
16 0 [CZE] Marketa Vondrousova 19 2746 15
17 0 [USA] Madison Keys 24 2615 14
18 0 [GBR] Johanna Konta 28 2430 22
19 0 [GER] Julia Goerges 30 2400 25
20 0 [EST] Anett Kontaveit 23 2335 22
21 0 [BEL] Elise Mertens 23 2195 26
22 0 [CRO] Donna Vekic 22 2180 22
23 5 [FRA] Caroline Garcia 25 2105 24
24 -1 [CAN] Bianca Andreescu 18 2013 19
25 -1 [CRO] Petra Martic 28 1975 20
26 -1 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 1925 21
27 -1 [USA] Amanda Anisimova 17 1890 16
28 -1 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1885 24
29 0 [RUS] Daria Kasatkina 22 1790 22
30 0 [USA] Sofia Kenin 20 1743 24
31 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1732 22
32 0 [UKR] Lesia Tsurenko 30 1686 19
33 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1641 26
34 0 [USA] Danielle Collins 25 1572 22
35 0 [UKR] Dayana Yastremska 19 1560 23
36 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 25 1490 20
37 0 [LAT] Jelena Ostapenko 22 1432 24
38 0 [CZE] Katerina Siniakova 23 1387 25
39 0 [ITA] Camila Giorgi 27 1345 16
40 1 [SVK] Dominika Cibulkova 30 1333 17
41 1 [BLR] Victoria Azarenka 29 1320 18
42 -2 [ROU] Mihaela Buzarnescu 31 1315 24
43 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1270 23
44 1 [CHN] Saisai Zheng 25 1210 26
45 1 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1185 23
46 -2 [SVK] Viktoria Kuzmova 21 1185 28
47 0 [AUS] Ajla Tomljanovic 26 1168 26
48 0 [FRA] Kristina Mladenovic 26 1155 28
49 12 [USA] Alison Riske 28 1153 24
50 2 [RUS] Ekaterina Alexandrova 24 1143 28
RACE TO SHENZHEN         
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti Tornei
1 0 [AUS] Ashleigh Barty 4175 7
2 0 [CZE] Petra Kvitova 3525 11
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 3401 9
4 0 [JPN] Naomi Osaka 3091 9
5 0 [NED] Kiki Bertens 2961 14
6 0 [SUI] Belinda Bencic 2419 14
7 0 [CZE] Marketa Vondrousova 2350 7
8 0 [ROU] Simona Halep 2327 9
9 0 [GBR] Johanna Konta 1908 10
10 0 [CAN] Bianca Andreescu 1827 10
11 0 [GER] Angelique Kerber 1630 11
12 0 [UKR] Elina Svitolina 1507 9
13 0 [USA] Amanda Anisimova 1494 10
14 5 [CRO] Donna Vekic 1386 11
15 -1 [USA] Sloane Stephens 1322 10
16 -1 [ESP] Garbiñe Muguruza 1320 10
17 -1 [CRO] Petra Martic 1287 9
18 -1 [USA] Danielle Collins 1233 11
19 -1 [USA] Madison Keys 1230 7
20 0 [EST] Anett Kontaveit 1176 11

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