Il regno dei Fab Four è al tramonto?

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Il regno dei Fab Four è al tramonto?

Il 2018 è l’anno del fisiologico calo dei Fantastici Quattro dell’era moderna, che tuttavia è iniziato già da tempo. Con i giovani che scalpitano, è tempo di porsi un paio di domande

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“Fratelli! Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità”. Così parlava Massimo Decimo Meridio nel film “Il Gladiatore”, espressione spiccatamente guerresca ed epica, ma che inquadra alla perfezione anche lo spirito dei quattro “gladiatori” del tennis moderno. Ciò che hanno fatto Rafael Nadal, Roger Federer, Novak Djokovic e Andy Murray nelle ultime quindici stagioni lascerà un segno profondo nella storia dello sport, un predominio fuori dal comune, sia per il livello degli interpreti, sia per la sua durata. Ma poiché tutte le epoche prima o poi arrivano al capolinea, da qualche anno ci si chiede quali saranno gli eredi dei “Fantastici Quattro” e soprattutto in quanto tempo il loro regno cesserà definitivamente di esistere. Per dare una risposta completa è doveroso dare uno sguardo alla loro stagione.

RAPIDO FLASHBACK – Le avventate sentenze sui Fab Four hanno accompagnato tutta la pre-season dell’annata 2018. L’infortunio all’anca di Murray e le precarie condizioni del gomito di Djokovic lasciavano molti dubbi sulla riaffermazione del quartetto nella nuova stagione, vuoi anche perché era difficile pensare che Federer e Nadal ripetessero il loro favoloso 2017. Ecco quindi che i talenti emergenti e quelli già parzialmente affermati del Tour maggiore intravedono la speranza di poter fare la voce grossa nei tornei Major, soprattutto vedendo che nei primi mesi dell’anno il serbo non riusciva più a ritrovare la sua dimensione. Come dodici mesi prima, Federer e Nadal si confermano in Australia e a Parigi, in più Roger a febbraio torna al numero uno del mondo dopo sei anni scalzando il suo eterno rivale. Ma dopo il Roland Garros qualcosa scatta nella mente di Nole. Approfittando di un Federer sottotono e di un Nadal acciaccato e allergico al cemento, Nole domina la seconda parte di stagione vincendo a Wimbledon e a New York, e la riconquista del numero uno ATP addolcisce anche le sconfitte in finale a Bercy e alle Finals. Murray invece riesce a disputare solo dodici incontri e scivola oltre la 200esima piazza in classifica, forse non sarà più in grado di tornare tra i grandi.

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2018

 
  • Federer: 48 V – 10 S, 4 titoli (Australian Open, Rotterdam Stoccarda, Basilea)
  • Djokovic: 53 V – 12 S, 4 titoli (Wimbledon, Cincinnati, US Open, Shanghai)
  • Nadal: 45 V – 4 S, 5 titoli (Montecarlo, Barcellona, Roma, Roland Garros, Toronto)
  • Murray: 7 V – 5 S, 0 titoli

Per il secondo anno di fila, tutti i tornei Major sono proprietà dei Fab Four, alla faccia di chi credeva che fossero da rottamare. Degli ultimi 48 tornei dello Slam (dal 2006 ad oggi) ben 43 sono divisi tra Federer, Nadal, Djokovic e Murray (uniche eccezioni del Potro, Cilic e Wawrinka) e solo in una finale non era presente nemmeno uno dei quattro (US Open 2014, Nishikori-Cilic). Dati che confermano – qualora ce ne fosse bisogno – la longevità dei fenomeni del XXI secolo.

LE FRAGILITÀ – Tuttavia, analizzando più attentamente i risultati delle ultime annate, emergono forti segnali di cedimento del regno dei Fab Four. Il primo è il definitivo tramonto di Andy Murray, che nelle ultime due stagioni non è mai riuscito ad essere competitivo a causa dei problemi fisici. Si dovrebbe quindi parlare di “Fab Three”, ma, memori degli insegnamenti degli ultimi anni, meglio non dare mai per finiti campioni di tale calibro. In secondo luogo, se guardiamo alle ultimi finali dei Grand Slam (filtro maggiormente selettivo per valutare la condizione dei giocatori), manca da troppo tempo una finale tra Fab, precisamente da sette tornei, dal Federer-Nadal all’Australian Open 2017. Il 2018 è il primo anno dal 2005 in cui non si è disputata nemmeno una finale tra due Fab Four. Tra il 2006 e il 2017 il numero ha sempre oscillato da due a tre finali, con sole due eccezioni (2009 e lo stesso 2017, quando ce n’è stata solo una) e anche due stagioni (2011 e 2012) in cui tutte le finali Major vennero contese da due dei Fantastici Quattro.

L’abbraccio tra Roger e Rafa dopo la finale a Melbourne del 2017

Qualcosa sta cambiando, sia nel fronte degli avversari (vedi Thiem e Anderson alle prime finali Slam), sia a livello fisico, com’è inevitabile. In questo senso c’è un terzo indizio che suggerisce un imminente declino della stagione Fab Four e ci mostra che in realtà la vera flessione del gruppo è iniziata nel 2015. Per fare maggiore chiarezza, è necessario ripescare i bilanci delle due passate stagioni.

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2017

  • Federer: 52 V – 5 S, 7 titoli (Australian Open, Indian Wells, Miami, Halle, Wimbledon, Shanghai, Basilea)
  • Nadal: 67 V – 11 S, 6 titoli (Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roland Garros, US Open, Pechino)
  • Djokovic: 32 V- 8 S, 2 titoli (Doha, Eastbourne)
  • Murray: 25 V – 10 S, 1 titolo (Dubai)

IL BILANCIO DEI FANTASTICI 4, 2016

  • Federer: 21 V- 7 S, 0 titoli
  • Nadal: 39 V – 14 S, 2 titoli (Montecarlo, Barcellona)
  • Djokovic: 65 V – 9 S, 7 titoli (Doha, Australian Open, Indian Wells, Miami, Madrid, Roland Garros, Toronto)
  • Murray: 78 V – 9 S, 9 titoli (Roma, Queen’s, Wimbledon, Olimpiadi Rio, Pechino, Shanghai, Vienna, Bercy, ATP Finals)

L’ULTIMO VALZER DEI FAB – Il 2015 è stata la stagione di Novak Djokovic, arrivato a un passo dal Grande Slam, sfumato solamente per merito di uno straordinario Stan Wawrinka in finale a Parigi. Tuttavia è stato l’ultimo anno in cui almeno tre Fab su quattro si sono espressi ad alti livelli. Murray vince tre titoli (più la Coppa Davis), tra cui i Masters di Madrid e Montreal. Gioca quattro match importanti contro Djokovic, le finali all’Australian Open, a Miami e a Bercy e la semifinale al Roland Garros, ma li perde tutti. Anche Federer contrasta onorevolmente il dominio serbo, giocando due discrete finali a Wimbledon e a New York, ma perdendole entrambe, lo stesso esito dei Masters di Indian Wells, Roma e delle ATP Finals. Se Djokovic, Murray e Federer occupano rispettivamente le prime posizioni della classifica, Rafael Nadal è acciaccato e in piena crisi di risultati. Passa un anno senza disputare match di rilievo coi suoi rivali e scivola al quinto posto in classifica. Ma gli altri tre vanno alla grande.

DOMINI A METÀ – Nel 2016 si rompe qualcosa. È l’infortunio al ginocchio di Federer a scombussolare le gerarchie, unito ai problemi fisici di Nadal nel finale di stagione (per lui ancora deludente). I Fantastici quattro sono dimezzati: Murray e Djokovic si spartiscono le portate più succulente dell’annata, vincendo rispettivamente nove e sette trofei. Ma all’inizio del 2017 lo scenario si ribalta. Federer è al diciassettesimo posto nel ranking e Nadal al nono. Tuttavia i due rivali giocano una fantastica quanto inaspettata finale all’Australian Open e Nole e Andy iniziano a barcollare. L’anca tormenta lo scozzese e il serbo ha male al gomito: entrambi finiscono in anticipo la stagione. Ne viene fuori un altro anno (secondo consecutivo) in cui i Fab sono solo due, stavolta Roger e Rafa, in perfetta alternanza col 2016.

COSA ASPETTARSI ORA? – Il ritorno di Djokovic nella seconda metà del 2018 è stato dirompente e allo stesso tempo provvidenziale per il regno dei quattro, che mai come quest’anno si è visto minacciato dai vari Thiem, Zverev, Anderson, Coric e compagnia. Tre Fab su quattro hanno portato a casa almeno uno Slam, ma a differenza del 2015 ci sono meno segnali incoraggianti per l’anno prossimo. I motivi? Sicuramente Federer, che ad agosto ha spento 37 candeline, dopo l’inverno è calato in intensità e propositività, incappando in una serie di sconfitte insolite, vedi Kokkinakis a Miami, Coric sull’erba di Halle e anche la sconfitta in finale a Indian Wells, con due match point buttati al vento. Sarà difficile per lo svizzero tornare ad inanellare vittorie come nel 2017, anzi, il rischio è un calo in classifica (soprattutto dopo marzo) da cui stavolta potrebbe non essere semplice riprendersi. Stesso discorso vale per Rafa Nadal, alle prese con l’infortunio agli addominali. Nel 2018 ha sì fatto man bassa nei mesi della terra battuta, ma non è (quasi) mai stato competitivo nei tornei su cemento, tradito sempre dal suo fisico negli appuntamenti importanti. Unica eccezione, la vittoria a Toronto.

Su Andy Murray resta invece un enorme punto interrogativo: il tipo di infortunio suggerisce che non sarà più in grado di avvicinarsi al livello del 2016. Partirà con più certezze invece Djokovic, che non vorrà però rimanere l’unico Fab Four nelle prime posizioni. Perciò, i Fantastici Quattro sono al crepuscolo? Secondo quanto osservato, si direbbe più sì che no. Anche la vittoria di Zverev alla O2 Arena è un segnale importante lanciato ai Fab. Tuttavia ci hanno più volte dimostrato che più si parla di declino, tanto più ritrovano lo smalto per brillare ancora, meglio giudicare con moderazione. Altrimenti non li chiameremmo mica “Fantastici Quattro”.

Novak Djokovic – Shanghai 2018 (foto via Twitter, @SH_RolexMasters)

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Roland Garros, i numeri dei quattro semifinalisti

Tsitsipas e Djokovic più efficaci al servizio, Nadal e Zverev in risposta. Rafa e il greco hanno però avuto avversari mediamente più competitivi

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Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Giornata di semifinali maschili sullo Chatrier, dove saranno di scena quelli che al momento sono probabilmente i quattro giocatori più forti sulla terra battuta: Tsitsipas-Zverev aprirà il programma (5-2 nei confronti diretti), seguita da Nadal-Djokovic LVIII (28-29). In attesa dei due incontri, siamo andati a vedere i numeri dei quattro durante il torneo, come sequel al pezzo della scorsa settimana.

Tutte le premesse fatte allora sono ancora valide, perché in fondo cinque match non sono molti più di due. Detto questo, però, i quattro semifinalisti hanno adesso numeri comparabili in termini di ore passate in campo (si va dalle 10:54 di Zverev alle 12:31 di Djokovic) e di set disputati (dai 16 di Nadal e Tsitsipas ai 18 di Djokovic), cosa che permette paragoni più ragionevoli. Certo, è difficile valutare questi dati in relazione al valore degli avversari affrontati: Zverev, in particolare, non ha avuto avversari al di sopra del quarantaseiesimo posto ATP, con una media di 96.8, mentre Nadal ha affrontato solo avversari fra i primi 63 e Tsitsipas ne ha battuti quattro fra i primi 60.

Di sicuro, però, si possono trarre delle conclusioni (ancorché sommarie) su quali siano stati i punti di forza dei semifinalisti durante il torneo. Vediamo quali, evidenziando le differenze più marcate a partire da Tsitsipas-Zverev, la prima partita in programma.

 

TSITSIPAS VS ZVEREV

Advantage Tsitsipas:

  • Come spesso accade, i doppi falli di Sascha andranno tenuti d’occhio: finora ne ha commessi 27, più del doppio del suo avversario odierno, fermo a 12
  • Tsitsipas ha la terza miglior seconda del torneo, con il 62 percento di punti fatti, peraltro dietro solo a giocatori eliminati presto (Bautista Agut e Karatsev). Anche Zverev ha fatto molto bene con questo colpo però, vincendo il 59 percento dei punti
  • Una differenza netta emerge sulle palle break: Tsitsipas ne ha salvate il 75 percento, Zverev solo il 44. Il tedesco ha concesso meno chance (25 a 36) ma è stato breakkato più spesso (14 a 9): Tsitsipas infatti tiene l’89 percento dei turni di servizio contro l’81 dell’avversario
  • Un altro duello importante sarà quello sulla diagonale di dritto: il 10 percento dei punti giocati da Tsitsipas si è infatti concluso con un vincente con il fondamentale, contro il 7 di Zverev (hanno la stessa percentuale di non forzati da quel lato)
  • Più in generale, il greco ha sbagliato pochissimo durante il torneo: solo il 12 percento dei punti giocati si è chiuso con un suo non forzato, contro il 16 per Zverev
  • Curiosamente, i due sono scesi a rete praticamente lo stesso numero di volte: 126-125 Tsitsipas. L’efficacia, però, pende tutta dalla parte del greco: 78 percento contro 64

Advantage Zverev:

  • Meglio Sascha in risposta (anche perché non ha affrontato Isner o Medvedev, verrebbe da dire, ma neanche Chardy…): vince il 42 percento dei punti contro la prima (Tsitsipas il 36), mentre guida 62-55 contro la seconda
  • Durante il torneo, e soprattutto negli ultimi due incontri, Sascha ha breakkato a piacimento: ha infatti vinto il 49 percento dei game in risposta contro il 32 di Tsitsi (vedi sopra per spiegare il numero abbastanza basso)
  • Anche a livello di conversione delle palle break Zverev si è comportato decisamente meglio: 59 percento (36 su 61) contro 50 (25 su 50)
  • Il dato più confortante per Zverev riguarda l’efficacia da fondo campo: ha infatti vinto il 57 percento dei punti contro il 51 del suo avversario

NADAL VS DJOKOVIC

Advantage Nadal:

  • Come detto inizialmente, Nadal ha passato meno tempo in campo (una differenza per la verità risibile), ma contro avversari mediamente più forti rispetto a quelli del serbo: il ranking medio delle sue prime cinque vittime è stato di 38, contro il 67.2 di Djokovic (certo, Musetti vale più del suo attuale 76, ma lo stesso vale per Cameron Norrie ed il suo 45)
  • Nole ha un leggero vantaggio nei punti vinti contro la prima (40 percento a 39), ma Nadal ne ha uno decisamente più cospicuo contro la seconda (60-55)
  • Di conseguenza, Rafa ha vinto quasi la metà dei game di risposta: 47 percento contro il 37 dell’avversario odierno
  • Il 13 volte campione è primo nel torneo per scambi vinti da fondo (58 percento), anche se pure Djokovic ha fatto benissimo con il 56
  • Infine, a rete lo spagnolo è stato non sorprendentemente più efficace: Nole ci è andato 33 volte in più, ma ha ottenuto solo il 70 percento dei punti contro il 78 della tds N.3

Advantage Djokovic:

  • Nole ha servito alla grande durante il torneo: solo Isner, Struff e Berrettini hanno messo a segno più ace di lui, 40 contro i 23 di Rafa. In termini di punti gratis la differenza è ancora più netta quando si guardano i doppi falli: Nadal ne ha commessi 20 (con un saldo di +3, dunque), mentre Djokovic solo 11 (+29)
  • Nadal ha un leggero vantaggio sulla prima (80-79), ma Djokovic ne ha uno decisamente più pronunciato sulla seconda: 57-53
  • Di conseguenza, il numero uno al mondo è primo per percentuale di palle break salvate (86 percento, Nadal 50) e per game di servizio vinti (96 percento, perdendolo solo due volte con Musetti e una con Cuevas, contro l’85 di Rafa)
  • Djokovic non è stato solo estremamente efficace con il servizio, ma anche molto cinico in risposta: ha infatti convertito il 63 percento delle palle break avute (fra i giocatori che hanno una percentuale più alta di quella di Djokovic, l’unico ad averne avute almeno dieci è Tommy Paul); Rafa si assesta al 49
  • Quest’ultimo ha una percentuale di vincenti leggermente superiore (20-19), ma Djokovic ha sbagliato meno: la sua percentuale di non forzati è del 12 percento contro il 16 di Nadal, soprattutto in virtù della differenza sul dritto, con cui il maiorchino fa molto più gioco (8% di errori contro il 5 dell’avversario, 10-8 Nadal sui vincenti)

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Roland Garros, le curiosità storiche di Djokovic-Musetti e Nadal-Sinner

Era dal 1990 che due teenager dello stesso Paese non raggiungevano gli ottavi a Parigi. Né Lorenzo né Jannik hanno mai battuto un Top 5

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Rafa Nadal e Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Oggi Novak Djokovic e Rafa Nadal affronteranno Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, i giovani azzurri che sono riusciti a raggiungere il quarto turno a Parigi (nel caso dell’altoatesino per la seconda volta). Come antipasto per i due match dello Chatrier, abbiamo dato un’occhiata alle note che il Roland Garros invia giornalmente agli organi di stampa accreditati per vedere quali siano i dati storici più interessanti relativi ai due quarti turni. Queste curiosità hanno un’attinenza ai match odierni pari a zero, sono sostanzialmente delle sincronicità junghiane, ma possono comunque dare un’idea della portata storica di ogni match di Nole e Rafa negli Slam e, al contempo, del momento senza precedenti del tennis italiano. Vediamo dunque di seguito le più rilevanti

NADAL E DJOKOVIC VS GLI ITALIANI

  • Sia Nadal che Djokovic hanno perso solo una volta contro degli italiani negli Slam: Rafa allo US Open 2015 con Fognini, che recuperò due set; Nole proprio a Parigi nel 2018 con Cecchinato
  • Djokovic è 11-1 negli Slam con gli italiani, 3-1 al Roland Garros, 41-3 in totale (oltre alla sconfitta con Cecchinato ci sono quelle con Sonego a Vienna 2020 e con Volandri ad Umago 2004)
  • Nadal è 9-1 negli Slam contro gli italiani, 6-0 a Parigi, 49-5 in totale (quattro con Fognini più una con Seppi a Rotterdam 2008)

NADAL E DJOKOVIC NEGLI SLAM

  • Entrambi cercheranno il quindicesimo quarto di finale a Parigi su 17 partecipazioni. Stranamente, visto che si parla di terra battua, il record di quarti consecutivi è di Djokovic, che ha una striscia aperta di 11; suo anche quello di ottavi consecutivi con 12 (Federer e Nadal ne hanno fatti 11 fra il 2005 e il 2015). Sarebbe il quarantanovesimo quarto Slam per Djokovic, secondo dietro a Federer (57, 36 consecutivi). Nadal è terzo e cerca il numero 44
  • Il Roland Garros è il secondo miglior Slam di Djokovic per partite vinte (77, ha superato lo US Open con la vittoria su Cuevas al secondo turno) ed è quello dove ha raggiunto più quarti di finale, anche se è il peggiore in termini percentuali (83,7%) e di titoli vinti, uno solo. Qualora vincesse quest’anno, diventerebbe il primo uomo nell’Era Open ad aver vinto ogni Major almeno due volte
  • Nadal è il giocatore con più ottavi raggiunti a Parigi con 16 (vale a dire ogni volta che ha giocato il torneo ad eccezione del 2016, quando si ritirò per un infortunio al polso prima di giocare il suo match di terzo turno). Djokovic e Federer hanno fatto gli ottavi a Parigi 15 volte a testa, ma guidano per ottavi totali: Federer 68, Djokovic 54, Nadal 50
  • Djokovic e Nadal guidano la classifica degli Slam maschili vinti dopo i 30 anni con sei ciascuno: il vincitore di questo torneo prenderebbe la testa solitaria di questa speciale classifica
  • Nadal ha una striscia aperta di 32 set consecutivi vinti a Parigi (il record è 41, di Borg, fra il 1979 e il 1981); il personale di Rafa è 38 (fra il 2016 e il 2018, ancorché con il sopracitato walkover a sfavore di mezzo)
  • Il record del maiorchino a Parigi è ora di 103 vittorie e 2 sconfitte (è 128-2 sulla terra nel tre su cinque). Battendo Norrie ha superato il record di partite vinte in uno Slam (Federer ne ha 102 a Melbourne e 101 a Wimbledon)
  • Se Nadal vincesse quest’anno, diventerebbe il secondo dopo Federer ad aver vinto cinque Slam di fila per due volte (nel suo caso i pokerissimi sarebbero entrambi a Porte d’Auteuil, 2010-2014 e 2017-2021, mentre Roger ha suddiviso i suoi fra Wimbledon, 2003-2007, e Flushing Meadows, 2004-2008)

MUSETTI

  • Lorenzo sta cercando di diventare il secondo giocatore del 2021 a raggiungere i quarti Slam al suo debutto dopo Karatsev a Melbourne a febbraio (sarebbe l’ottavo nell’Era Open)
  • Sarebbe il dodicesimo a raggiungere i quarti a Parigi al debutto, il quarto negli ultimi 20 anni (dopo l’indimenticato Verkerk più Nadal e Sinner)
  • Sarebbe il secondo teenager a fare i quarti a Parigi nell’ultimo decennio dopo Sinner lo scorso autunno (quest’ultimo era comunque più giovane di Musetti di 46 giorni quando c’è riuscito)
  • Solo una volta Djokovic ha perso contro un avversario dal ranking più basso di quello di Musetti in uno Slam: Denis Istomin, N.117 all’Australian Open 2017; il giocatore con la classifica peggiore a batterlo a Parigi è stato proprio Cecchinato, N.72 all’epoca
  • Musetti sarebbe il diciannovesimo teenager a raggiungere i quarti a Parigi nell’Era Open, il sesto negli ultimi 20 anni dopo i Big Three, Gulbis e Sinner
  • Sarebbe il decimo italiano a fare i quarti a Parigi (Panatta, Barazzutti, Berrettini, Bertolucci, Cecchinato, Fognini, Furlan, Mulligan e Sinner gli altri); diventerebbe poi il giocatore con la classifica più bassa a raggiungere i quarti a Parigi dal 2008 (Gulbis, N.80)
  • Due curiosità finali: è la prima volta che affronta un N.1 o un Top 5 (è 1-2 contro la Top 10), ed è imbattuto nei tie-break a livello ATP (8-0, 6-0 nel 2021)

SINNER

  • Sinner diventerebbe l’ottavo italiano a raggiungere i quarti a Parigi più di una volta, il terzo nell’Era Open dopo Panatta e Barazzutti
  • Sinner è 0-5 con la Top 5, 0-1 negli Slam (il suo scalpo di maggior valore negli Slam è Sascha Zverev, N.7 lo scorso anno al Roland Garros)

SINNER, MUSETTI E I RECORD ITALIANI

  • Entrambi non hanno mai battuto dei Top 5
  • Se uno dei due vincesse, ci sarebbero due italiani ai quarti in uno Slam. L’ultima volta che è successo è stato al Roland Garros 1973 (Panatta e Bertolucci). Ovviamente non ce ne sono mai stati tre (quello con Berrettini è peraltro il quinto walkover di Federer, primo in uno Slam)
  • Si tratta della prima volta nell’Era Open con tre italiani al quarto turno, la prima dal Roland Garros 1962 (allora ci riuscirono Jacobini, Merlo e Pietrangeli)
  • Musetti e Sinner sono i primi teenager agli ottavi al Roland Garros dal 2006 (Djokovic e Monfils), i primi in tutti gli Slam dallo US Open 2017 (Rublev e Shapovalov)
  • Sono peraltro i primi teenager dello stesso Paese a fare gli ottavi del Roland Garros dal 1990 (Chang e Courier)
  • Se vincessero entrambi, diventerebbero la prima coppia di teenager nei quarti a Parigi da Andrei Medvedev e Hendrik Dreekman nel 1994, ma sarebbe la prima in assoluto per teenager dello stesso Paese

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Roland Garros, i numeri maschili: Berrettini primo per dritti vincenti, Sinner con la seconda

Djokovic salva palle break in serie, Nadal, Medvedev e Schwartzman dominano da fondo, Federer sta sbagliando poco. Nishikori due ace in otto ore!

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Jannik Sinner
Jannik Sinner - Roland Garros 2021 (foto Twitter @RolandGarros)

Siamo al sesto giorno del Roland Garros (anche se dentro e fuori dal campo ne sono capitate a sufficienza per tre Slam), e si può quindi iniziare a tirare qualche somma… letteralmente, visto che abbiamo guardato le statistiche ufficiali che il torneo mette a disposizione per la stampa per vedere chi si stia distinguendo nelle varie categorie.

Si tratta di numeri che ovviamente vanno presi con un po’ di distacco, due match non sono un grande campione statistico, soprattutto perché le statistiche che se ne ricavano possono dipendere quasi più dal tipo di avversario che dal soggetto stesso. In particolare, andrebbero tracciate delle linee fra chi ha già perso dei set e chi non l’ha fatto. Di questa seconda categoria fanno parte Djokovic, Musetti, Nadal, Schwartzman, Fognini, Tsitsipas e Isner: avendo prevalso in tutti i parziali giocati finora, questi giocatori difficilmente avranno delle categorie estremamente negative, non avendo avuto passaggi a vuoto estesi, mentre lo stesso non si può dire dei loro 25 rivali. Alcuni dati interessanti comunque si possono trarre, come vedremo di seguito.

ITALIANI

 

Al di là del terzo set perso contro Taro Daniel (che peraltro era stato il giocatore più convincente delle quali dopo Taberner e Alcaraz, vincendo sei set su sei e perdendo 19 game), Matteo Berrettini ha giocato nel modo autoritario a cui ci ha abituati negli ultimi tornei, e per farlo ha fatto leva sulle sue armi principali, vale a dire servizio e dritto:

  • è primo per percentuali di dritti vincenti al 13% (47 dritti vincenti totali), davanti alla leggenda svizzera… Henri Laaksonen al 12%
  • è secondo per percentuale di vincenti al 25% (93 vincenti); lo precede Isner al 27
  • è secondo per punti vinti con la prima con l’86%, superato ancora da Long John all’87
  • è sesto per percentuale di prime in campo al 69%, terzo fra i 32 ancora in gara
  • ha concesso solo quattro palle break (due break subiti)
  • ha tirato il secondo servizio più veloce del torneo contro Daniel, assestandosi a 223 km/h (Opelka ha toccato i 224)
Matteo Berrettini – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Berrettini si è anche procurato un buon numero di palle break, 23, convertendone un pochino meno della metà, 11.

Meglio di lui in questa categoria ha fatto Jannik Sinner, che pur avendone meno a disposizione (21), ne ha convertite due in più, 13. L’altoatesino ha rischiato di uscire al primo turno contro Herbert (eufemismo), ma si è comunque distinto in diverse specialità:

  • è primo per punti fatti con la seconda al 64% – come lui solo Federer e Kohlschreiber
  • è sesto per percentuale di rovesci vincenti al 5%; il migliore qui è Schwartzman al 7, l’unico giocatore ancora in corsa che lo precede
  • sempre con il colpo bimane, la sua percentuale di errori non forzati è del 4%, seconda solo al 3 di Djokovic fra i 32 giocatori rimasti
  • più in generale, Sinner sta sbagliando poco: fra chi è ancora in gara, solo Kohlschreiber ha una percentuale di unforced inferiore alla sua (9 percento per il tedesco, 12 per il classe 2001)

Gli altri italiani compaiono in meno azimut delle varie categorie numeriche:

  • Lorenzo Musetti è secondo per percentuale di prime in campo al 73%; solo Simon ne ha messe di più (79), uscendo però al primo turno. Conseguentemente, il monomane toscano è il giocatore con meno doppi falli commessi fra i tennisti ancora in gioco con due. Sta inoltre rispondendo benissimo sulla seconda: è ottavo con il 63%; va però detto che né Goffin né Nishioka sono dei battitori particolarmente temibili, e infatti Musetti si è procurato ben 34 palle break contro di loro, convertendone 13
  • Fabio Fognini è sesto per punti vinti contro la prima (42%) e ha convertito la metà delle 24 palle break avute. Il ligure sta cercando di fare la partita il più possibile: nonostante sia il peggiore fra i 32 ancora in gioco per percentuale di non forzati di dritto (12%), è anche al quinto posto per punti vinti da fondo campo con il 56%
  • Marco Cecchinato sta facendo ancora meglio sulla prima degli avversari: è terzo in questa speciale classifica (punti vinti in risposta alla prima) con il 44%

ESTREMISMI

Alcuni giocatori hanno la coperta corta, raggiungendo il top in alcuni settori e facendo decisamente male in altri. Il prossimo avversario di Sinner, Mikael Ymer, è un caso emblematico:

  • in risposta è primo per punti vinti contro la prima (46%), convertendo 14 palle break su 25 e vincendo il 49% dei game in risposta. Come l’azzurro, il 5% percento dei suoi punti si chiudono con un vincente di rovescio
  • D’altro canto, però, lo svedese ha solo il 5% di vincenti di dritto (il peggiore fra i 32 con Davidovich Fokina e Struff), e soprattutto è disastroso al servizio: nonostante il 71 percento di prime in campo, è ultimo (sempre fra chi è ancora in gioco) per punti vinti con la prima (61%) e con la seconda (42%), ed è stato breakkato 14 volte su 38 turni di servizio

Casi simili sono quelli di Jan-Lennard Struff:

  • Il tedesco è secondo per ace (40), ha vinto l’80% sulla prima e colpito il terzo servizio più rapido (222 km/h) ma è quarto per doppi falli (15) e ultimo per percentuale di prime in campo (50%)
  • è quello che sbaglia di meno con il dritto (4%), ma allo stesso tempo ha solo il 5% di vincenti ed è quello che è sceso di più a rete, 93 volte in due partite (Herbert è il migliore come prestazione singola, visto che contro Sinner ha giocato di volo 72 volte)
  • Sta inoltre andando abbastanza male in risposta: ha vinto solo il 15% dei game (ultimo fra i terzoturnisti) e convertito solo sei palle break su 26; se è vero che ha affrontato Rublev al primo, va detto che al secondo ha fatto fatica a strappare la battuta anche a Facundo Bagnis

Anche Reilly Opelka ha i suoi antipodi:

  • a sorpresa ha vinto “solo” il 75% dei punti con la prima e non è fra i primi cinque per ace messi a segno (ha già battuto un ribattitore di livello come Munar), d’altronde, ma come già scritto ha comunque messo a segno il servizio più rapido del torneo ed è terzo per percentuale di vincenti al 25%
  • allo stesso tempo, è di gran lunga primo per percentuale di non forzati (sempre 25) ed è di gran lunga ultimo per percentuale di punti vinti da fondo campo, un pedestre 40 percento
Reilly Opelka – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Altri stanno invece facendo benissimo senza grosse tare:

  • John Isner è primo per ace a 45, per percentuale di vincenti al 27 e per punti vinti con la prima all’87, è anche ottavo con la seconda al 61; non ha ancora perso il servizio, salvando le cinque palle break concesse
  • Diego Schwartzman è sesto per punti vinti con la seconda al 62, mentre ha vinto il 42 percento sulla prima avversaria ed è primo per rovesci vincenti (7%) e punti vinti da fondo (61%), vincendo il 48% dei game in risposta e commettendo solo il 12% di non forzati
  • Il prossimo avversario di Fognini, Federico Delbonis, ha vinto un clamoroso 70 percento di punti sulla seconda avversaria, vincendo il 54 percento dei game in risposta e convertendo 19 palle break su 30

Philipp Kohlschreiber, redivivo, è sia quello che sbaglia di meno (9%) che quello con meno vincenti (14% come Fokina). Una prece, infine, per il povero Kei Nishikori, che ha già speso otto ore e due minuti in campo (anche se il match più lungo rimane Andujar-Thiem a 4:28) ma ha messo a segno solo due ace, meno di uno ogni quattro ore – il mio regno per un punto gratis.

BIG THREE

Un’occhiata infine a cosa stanno combinando Federer, Nadal e Djokovic:

  • Lo svizzero è stranamente il peggiore dei tre con la prima (77%), ma ne sta mettendo tante in campo (69%, sesto posto) ed è primo con la seconda al 64; in più è terzo per percentuale di vincenti (25%) e secondo fra quelli ancora in gara per la minor percentuale di non forzati al 12
  • Nadal, insieme a Federer, è secondo solo a Isner per il minor numero di palle break concesse (otto) ed è stato breakkato solo due volte; è terzo per punti vinti contro la seconda (65%) e per punti vinti da fondo (58%). Stranamente, né Nadal né Roger stanno tirando un numero esagerato di vincenti di dritto: otto percento lui, nove il rivale
  • Djokovic ha salvato 14 delle 15 palle break concesse, ha vinto il 42% contro la prima avversaria ed è primo per percentuale di non forzati di rovescio (3%)

Fra gli altri big si può segnalare Medvedev, che ha una percentuale di prime in campo molto bassa (52) ma con una conversione dell’80; il russo sembra aver trovato la quadra sulla terra (per ora), visto che è secondo per punti vinti da fondo con il 59 percento e per punti vinti contro la seconda con il 66. Zverev è primo per doppi falli con 18 (non una gran sorpresa) e ha salvato solo tre delle dieci palle break concesse, mentre Tsitsipas sta vincendo il 64 percento dei punti sulla seconda avversaria ed è terzo per percentuali di dritti vincenti con l’11.

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