Grand Slam, parte quarta: US Open

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Grand Slam, parte quarta: US Open

Il racconto più intrigante della off season arriva al momento clou. Tappa a New York per entrare nel vivo

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Grand Slam, le prime tre puntate: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon

Rockefeller Plaza, Manhattan, New York City – Lunedì 29 agosto

Le immagini di vari incontri del primo turno degli US Open scorrevano fluide sul megaschermo che, come tutti gli anni, il municipio di Manhattan aveva installato in Rockefeller Plaza a uso e consumo gratuito della popolazione e dei turisti. L’estate si avviava alla fine e l’imminenza del Labor Day avrebbe sancito nei cuori dei newyorkesi il ritorno ai ritmi usuali e frenetici per cui la città era celebre in tutto il mondo. All’uscita dal lavoro, fra una sessione e l’altra di shopping, oppure semplicemente passandovi davanti per caso, erano migliaia ogni giorno le persone che gettavano un’occhiata al megaschermo, oppure prendevano posto con una bibita sulle sedie nell’area attrezzata a gustarsi qualche scambio. A parte i paladini di casa, decisi a riprendersi il titolo di Flushing Meadows dopo diversi anni di astinenza, il pubblico generalista conosceva solo due nomi. Uno per meriti di cronaca: quel Sandor Kiraly che sette mesi prima aveva spaventato milioni di persone e che oggi finalmente, in serata, sarebbe tornato a calcare un campo da tennis. Forte dei suoi 1570 punti nel ranking, frutto quasi interamente di quella sfortunata performance in Australia, aveva la testa di serie numero 26 e un primo turno potenzialmente agevole contro un qualificato. Ma la grande incognita sarebbe stata la sua condizione.

L’altro per meriti sportivi. La clamorosa scalata di Erwin Siles, giunto dalle favelas della Bolivia e capace in pochi mesi di issarsi al numero uno del ranking, era divenuta una favola che tutti volevano raccontare. Roma, Roland Garros, Wimbledon, Cincinnati, messi in cascina da vero dominatore. C’era stato un piccolo intoppo a Montreal con l’uscita in semifinale. Ma in Ohio con la sconfitta anzitempo di Foley, la conquista del titolo l’avrebbe messo sul trono del mondo per qualche decina di punti. Detto fatto. Erwin Siles giungeva a New York da numero uno del ranking e con tutta l’intenzione di aumentare il margine sugli altri conquistando il suo terzo Slam. E la sorte, o forse un’organizzazione lungimirante, aveva messo queste due celebrità nello stesso spicchio di tabellone, pronti ad affrontarsi in un ipotetico terzo turno.


Tennis Integrity Unit Headquarter, Roehampton, Venerdì 17 Febbraio

“Ecco Mister Veyveris, questo è un prospetto di come un ipotetico orologio del genere potrebbe funzionare”, disse il tecnico spiattellando sulla scrivania di Connor un prospetto di una decina di pagine. Il signor Bartow era stato interpellato al riguardo da Yura e subito convocato ad esporre.
“Si tratterebbe, in poche parole, di uno smartwatch come quello che Kiraly indossava, modificato per inviare delle scosse elettriche. Un po’ come i vecchi collari per ammaestrare i cani, per dare l’idea”
Connor era sempre più perplesso e quasi rassegnato davanti alla mole di stupidaggini che stava ascoltando. Ore di lavoro della sua stagista buttate dietro a una pista improbabile, anzi quasi impossibile, solo perché la signorina Sung aveva il gusto per l’inverosimile, le grandi storie e i complotti.
“Mi scusi signorina Sung”
“Mi dica…”
“Ecco, l’ipotesi che mi proponete è che qualcuno possa aver usato un orologio, che in realtà è una batteria, per folgorare un tennista mentre sta giocando?”
“Non esattamente, non è questa la teoria cui stiamo pensando”

“Ora io ho una domanda da idiota quale sono in materia: se il signor Kiraly avesse ricevuto uno shock elettrico, non dovrebbe ricordarselo? E soprattutto, non dovrebbero esserci dei riscontri fisici sul suo corpo di questa avvenuta scossa?”
“Si, se fosse rimasto folgorato sì. Ma come le dicevo noi propendiamo per un’altra teoria”
“Le spiego, Mister Veyveris – irruppe il signor Bartow – La pericolosità di una scarica elettrica per il corpo umano varia a seconda di molti fattori. L’intensità è solo una di questi. A volte ci sono nell’aria condizioni di elettricità statica con differenze di potenziale di migliaia di volt. Eppure non sono pericolose per l’uomo”
“Dov’è quindi il pericolo?”
“Come dicevo, dipende da diversi fattori: uno di questi è l’impedenza del corpo. Un essere umano offre naturalmente una certa resistenza al passaggio della corrente. Sotto una certa soglia, diciamo intorno a un milliAmpere, la scossa non è nemmeno percepita dal cervello. Se una scossa di tale piccola portata viene però ripetuta in continuazione, con il passare del tempo può indurre nel corpo un leggero stato di confusione e spossatezza. Noi crediamo che chiunque abbia escogitato questo piano, volesse produrre delle scariche di questo tipo in direzione di Kiraly. E probabilmente le abbia prodotte nel corso della partita. Con scarso successo”
“Ok. E da qui però come si spiega l’arresto cardiaco?”
“La resistenza rappresentata dal corpo di Kiraly via via è diventata sempre minore per colpa soprattutto di due fattori. Il primo è l’organismo affaticato. Il cuore di Kiraly, per tutta la durata del match, è stato sottoposto a un tour de force dovuto alla stanchezza fisica in buona parte, e anche un po’ probabilmente all’emozione. Un mix che a volte già da solo può causare scompensi cardiaci. Il secondo e ben più importante è il sudore”

“Cosa c’entra il sudore?”
“Sulla pelle bagnata la scossa elettrica ha un’efficacia di gran lunga superiore. E verso la fine dell’incontro, data anche la serata particolarmente afosa di Melbourne quel giorno, Kiraly era molto sudato”
“Ergo?”
“Ergo una scarica di corrente quasi impercettibile, ma protratta nel tempo e aumentata dalle condizioni spossate del soggetto e dall’umidità della pelle, possono aver attivato la fibrillazione cardiaca”
“Un piano diabolico”, concluse Connor Veyveris, con una punta di scherno. Stava cercando di calcolare quali fossero le chance che una cosa del genere fosse davvero la spiegazione al malore del tennista ungherese. Una su mille? No, meno. Una su un milione probabilmente.
“Supponiamo che sia vero… Chi potrebbe costruire un aggeggio del genere?”
“Costruire una sorta di braccialetto elettrico non è così complicato, direi che chiunque potenzialmente può farlo. Anzi, il fatto che qualcosa sia andato storto fa pensare che sia l’opera artigianale di un amatore. Camuffare un congegno del genere inserendolo all’interno di un comune orologio richiede qualche competenza in più”
“E queste scariche elettriche possono essere comandate a distanza?”
“Certo, una persona all’interno dello stadio, seduta vicino al campo, non avrebbe problemi”

“Bene, quindi saremmo ora alla ricerca di una persona rimasta per tutto il match nei pressi del campo e che in quei pochi minuti di confusione abbia potuto rimuovere l’orologio dal polso di Kiraly. Oltre ad aver avuto chance di sostituirlo prima”
“Esatto”
“Insomma: il suo allenatore”
“Vuole che lo faccia convocare per un’udienza? O vuole parlare con Kiraly prima?”
“Sarò franco e diretto cara Yura. La sua pista è, a mio parere, inverosimile. Molto ben articolata lo ammetto, ma non c’è una minima prova a suffragio. Ci sono almeno una dozzina di altre teorie ben più plausibili che spiegano la sparizione dell’orologio. Convocare qualcuno qui a Londra per porre domande su una pista di cui non siamo sicuri può solo avere due effetti: renderci ridicoli se è sbagliata; insospettirlo se è giusta”
“Quindi cosa facciamo?”
“Aspettiamo finchè queste persone che vogliamo sentire saranno in loco”
“E perché mai dovrebbero venire loro da noi?”
“A fine giugno c’è un torneino di tennis, 3 miglia a sud di Roehampton. Si chiama Wimbledon, non so se l’ha mai sentito nominare. Scommetto che qualcuno dei nostri verrà a fare una visita”


Flushing Meadows, Queens, New York City – Venerdì 2 settembre ore 17:30

“Benvenuti cari ascoltatori ad un altro episodio di Gwen, Seb and Match…”, disse Gwen Ridle con il suo usuale sorriso a centinaia di denti dritto in camera.
“Siamo quindi giunti al giorno del match più importante e più atteso di questa prima settimana. Dico bene, Seb?”
“Dici benissimo Gwen. Fin dal sorteggio del tabellone, la settimana scorsa, tutti gli appassionati hanno tifato perché questo incontro avesse luogo. Le due grandi sensazioni dell’anno, uno contro l’altro”
“Anche se ci arrivano con stati di forma diversi…”
“Certamente. Siles è il solito schiacciasassi e ha dominato i suoi incontri senza problemi, da degno numero uno del mondo. Su questo non ci sarebbero stati dubbi. La vera incognita era Kiraly. Nessuno, e credo nemmeno lui, poteva avere davvero idea di quale tennista sarebbe sceso in campo qui a New York e suppongo che l’obiettivo massimo che l’ungherese si era posto fosse proprio il terzo turno”
“Obiettivo centrato dunque”
“Certo, con un po’ di fatica. Diciamo che aver incontrato due tennisti fuori dalla top100 lo ha aiutato. Ma non dimentichiamo che anche Kiraly, paradossalmente, era fuori dalla top100 a gennaio e da allora non ha più giocato. Il suo gioco non è affatto quello scintillante messo in mostra in Australia. Si muove peggio, colpisce peggio ed è in poche parole arrugginito. Ma come dicevo, passare due turni per un agonista nelle sue condizioni è un successo. E’ un primo mattoncino verso il recupero totale di questa straordinaria promessa.

“Un pronostico, Seb?”
“Siles è stato in campo meno di 4 ore in tutto nei primi due turni, ha perso un solo match negli ultimi 28 ed è il numero uno del mondo. Kiraly ha giocato già nove set in due incontri, rientra da una lunga convalescenza e ha un gioco che non convince. Non ho dubbi: vincerà il boliviano in 3 set”

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