Grand Slam, parte prima: Australian Open

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Grand Slam, parte prima: Australian Open

La prima puntata di un racconto che vi terrà incollati allo schermo, da oggi fino al 2019

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Rod Laver Arena, Melbourne – Domenica, 30 Gennaio, ore 21:43

“Quiet please”, ripetè per la terza volta il Chair Umpire, nel tentativo di calmare una folla esaltata. “Mr Kiràly to serve”. Kìrai”, corresse mentalmente il giovane tennista ungherese, come a voler rimproverare l’arbitro della sbagliata pronuncia del suo cognome. Fra poche ore, in conferenza stampa, ripeterà per l’ennesima volta che la L in Kiraly è muta e l’accento, come in tutte le parole ungheresi, va sulla prima sillaba. Soprattutto le parole importanti come Kiraly, che significa Re. E questa conferenza stampa sarà molto più affollata e partecipe del solito, ancora più di quelle che finora han seguito l’incredibile cavalcata di questo diciottenne, partito dalle qualificazioni. La sua federazione non è potente come quella statunitense, non ha accordi in Australia come quella francese. Ma Sàndor Kiraly non ha avuto bisogno di Wild Card come qualche suo coetaneo. Si è fatto strada a suon di servizio e dritto e se tutto va bene, fra circa tre minuti o poco più, diverrà il primo teenager da tempo immemore, e il primo classificato fuori dalla top 100 da tempo ancora più immemore, a trionfare in uno Slam.

“Serving for the championship” appare ora chiaro sui tabelloni a bordo campo, anche se non c’è bisogno di ricordarlo a nessuno. Tutti lo sanno, tutti hanno seguito la cavalcata del nuovo talento contro il numero 7 del mondo, Roy Bartlett, già campione di Wimbledon due anni fa. Bartlett partiva favorito, ma così partivano anche tutti gli avversari affrontati fin lì da Kiraly. Nove capitomboli uno dietro l’altro; dal primo match delle qualificazioni, dominato 6-0 6-0 contro l’italiano Aldo de Ioveri, fino al capolavoro delle semifinali contro il numero uno del mondo e idolo di casa Scott Foley. 6-7 7-5 6-4 5-2, recitava il tabellone a bordo campo. Dopo un primo set combattuto Sàndor era riuscito a cambiare l’inerzia del match e nel quarto set aveva ottenuto addirittura un doppio break di vantaggio. Fece rimbalzare la pallina come sempre per cinque volte, un lancio alto, trophy pose perfetta, frustata rapida e slice esterno a uscire. 201 Kmh. Ace. Quindici Zero.

Smash Headquarter, Londra, Mercoledì 5 Gennaio, ore 10:00

“Buongiorno Signor Kìrai”, fece Mr Madison ricevendo, con corretta pronuncia, la giovane promessa del tennis ungherese. “Spero abbia iniziato l’anno con gioia”. “Iniziato benissimo, grazie mille”. La sede della Smash è un palazzetto nuovo, dal design minimalista ma non per questo meno lussuoso. Un design nordico, quella semplicità che si paga quasi quanto i fronzoli. Ma le sedie sono decisamente comode. Forse un po’ troppo comode per chi si è appena sciroppato 14 ore di volo dal Sud-Est asiatico e potrebbe addormentarsi vittima del jet-lag da un momento all’altro. “È stato in vacanza per capodanno, signor Kìrai?” “Sì, Indonesia. Un po’ di caldo e mare. Ma mi chiami pure Sàndor”. “Certamente. Allora in questo caso, io sono Clarence. Posso offrirle qualcosa?” “Un caffè doppio non sarebbe male”.

Il Signor Madison fece un cenno a un usciere, il quale dopo nemmeno due minuti fu di ritorno con un caffè lungo, forte e bollente. “Vengo subito al dunque Signor Kir… Sàndor. Perché so che ha un aereo per Budapest, dico bene?” “Sì, manco da casa da prima di Natale”. “Ci sentiamo un po’ responsabili per questo…”. “Con tutti i soldi che mi date partecipo volentieri a ogni evento che mi proponete!” “Ah ah. Vedo che lo humour non le manca. Bene Sandor. Anzitutto, vorrei ripeterle in qualità di manager del reparto Marketing della Smash, quanto siamo orgogliosi di averla nel nostro team. Siamo anche noi un’azienda emergente nel panorama dell’equipaggiamento tennistico e dobbiamo, come lei, farci largo a suon di risultati tra vari affermati campioni del settore”. “Conosco il feeling”.

“Lei è la nostra maggiore scommessa. Abbiamo scelto un giovane emergente piuttosto che un campione affermato come primo testimonial, in linea con il nostro Brand Placement, che punta alla novità e alla freschezza prima di tutto. Lei, con i suoi 18 anni, il suo volto acqua e sapone e lo sguardo vispo e allo stesso tempo deciso, incarna alla perfezione gli ideali della Smash. E sono certo che presto arriveranno per lei grandi risultati”. “Lo spero anch’io”. “A questo proposito, Sandor, vorrei parlarle in maniera molto franca: i suoi risultati, sono anche i nostri risultati. Converrà che abbiamo ogni interesse affinché lei guadagni in popolarità non solo attraverso l’attività social, ma anche con i trofei, sul campo. È la dura legge del business”. “Dura Lex sed Lex”.

“Come scusi?” “Un latinismo. Ho studiato latino alle superiori. Intendo, quei pochi anni in cui sono riuscito a frequentare”. “Fantastico. Io sono molto ignorante in materia”. “Ma sicuramente è ben capace in altre”. “Si trova bene con la nuova racchetta, Sandor?” “Perfettamente, avrei solo un piccolo accorgimento da suggerire”. “I consigli sono sempre benvenuti. Potrà parlarne dopo con il nostro team tecnico. Quello per cui le ho proposto questo incontro è però un altro motivo. Vorremmo inserirla, se lei è d’accordo, in un nostro programma specifico”. “Un programma di marketing?” “No. Un vero programma tecnico che crediamo possa migliorare velocemente le sue prestazioni e permetterle di sfruttare da subito al 100% il suo chiaro talento. Se lei è interessato, ovviamente”.

Lo sguardo di Mr Madison non mutò. Il suo fare rimase allegro e gentile, come se stesse offrendo un qualcosa di poco importante. Mentre invece certamente, se lo avevano voluto a Londra così in fretta, lo era. “Guardi, non capisco bene la natura della sua proposta. Per quanto riguarda il mio sviluppo come tennista ho già una squadra a seguirmi. Con il mio allenatore stiamo…”. “Non sono qui per mettere in discussione le indubbie qualità del signor Demtchenko. Diciamo che il nostro contributo sarebbe un surplus. Un qualcosa che potrebbe portarla ad ottenere risultati fin da subito. Già dal prossimo Australian Open”. “Non sono neanche nel tabellone principale dell’Austral…”. “Signor Kiraly, mi permetta di mostrarle qualcosa. Poi lei mi dirà di Sì, oppure di No. Ma mi permetta di mostrarle”. Cinque palleggi, lancio, Trophy Pose, Frustata, Ace centrale. Trenta Zero.

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