WTA Ranking: Sabalenka di nuovo vicina alla top 10. Exploit Andreescu

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WTA Ranking: Sabalenka di nuovo vicina alla top 10. Exploit Andreescu

La bielorussa eguaglia il best ranking: l’ingresso tra le prime 10 è solo rimandato. Andreescu divora 45 posti e si prepara ad entrare in top 100. Si rivede Zvonareva

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Aryna Sabalenka - WTA Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @ShenzhenOpenWTA)

Non ci sono nuovi ingressi in top10 e in top20. Aryna Sabalenka non riesce per il momento ad entrare nelle prime dieci: i due posti in più grazie al titolo a Shenzhen non le consentono di andare oltre l’11° posto, suo best ranking. Retrocede di due posti Sevastova (n.13). Lei e la bielorussa sono le due più titolate ad entrare in top10 a breve. Tra le dieci  la novità più rilevante è la retrocessione al 6° posto di Svitolina. Guadagnano una posizione Osaka (n.4, best ranking anche per lei), Stephens (n.5) e Pliskova (n.7), vincitrice a Brisbane. Kvitova scivola al n.8.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Simona Halep 6641 16
2 0 Angelique Kerber 5875 19
3 0 Caroline Wozniacki 5436 19
4 1 Naomi Osaka 5270 21
5 1 Sloane Stephens 5023 21
6 -2 Elina Svitolina 4940 19
7 1 Karolina Pliskova 4750 23
8 -1 Petra Kvitova 4630 22
9 0 Kiki Bertens 4360 25
10 0 Daria Kasatkina 3415 25
11 2 Aryna Sabalenka 3365 25
12 0 Elise Mertens 3165 24
13 -2 Anastasija Sevastova 3160 23
14 0 Julia Goerges 3055 24
15 0 Ashleigh Barty 2985 20
16 0 Serena Williams 2976 10
17 0 Madison Keys 2976 16
18 0 Garbiñe Muguruza 2910 22
19 0 Caroline Garcia 2660 23
20 0 Anett Kontaveit 2525 24

Molto più movimentata la classifica alle spalle delle migliori 20 giocatrici del mondo. Raggiungono il Career High Lesia Tsurenko (+3, n.24), finalista a Brisbane, Donna Vekic (+5, n.29) e Viktoria Kuzmova (+4, n.46). ma i movimenti più eclatanti non riguardano giocatrici di primo piano. Si tratta della ex n.2 del mondo Vera Zvonareva (+14, n.94) di nuovo in top100, e soprattutto della giovane rivelazione canadese Bianca Andreescu, sconfitta da Goerges in finale ad Auckland, che fa un salto di 45 posti e si porta al n.107. Iniziano bene l’anno anche Alison Riske (+14, n.48), Eugenie Bouchard (+8, n.79) e Monica Niculescu (+11, n.88). Qualche dolore invece per Katerina Siniakova (-5, n.36) che non riesce per ora ad andare oltre il suo best ranking di n.31,  Kaia Kanepi (-9, n.70), Irina-Camelia Begu (-9, n.76) e Kristyna Pliskova (-7, n.101).

CASA ITALIA

 

Perdono posizioni tutte le prime italiane classificate. Quella più in difficoltà è Jasmine Paolini (-13, n.205) che esce addirittura dalle prime 200 del mondo. Camila Giorgi (-1, n.27) è l’unica italiana in top100. Di seguito le prime 20 giocatrici italiane presenti nel ranking WTA:

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
27 -1 Camila Giorgi 1800 20
114 -2 Sara Errani 522 14
187 -3 Martina Trevisan 315 20
194 -1 Martina Di Giuseppe 302 20
205 -13 Jasmine Paolini 289 29
222 -3 Giulia Gatto-Monticone 267 27
229 -1 Anastasia Grymalska 254 25
264 -6 Deborah Chiesa 195 29
301 1 Jessica Pieri 151 19
315 2 Stefania Rubini 136 22
362 2 Georgia Brescia 101 24
372 3 Camilla Rosatello 92 15
374 3 Federica Di Sarra 91 20
382 5 Gaia Sanesi 88 13
391 4 Martina Caregaro 84 19
421 2 Lucrezia Stefanini 72 16
437 1 Cristiana Ferrando 66 21
447 2 Martina Colmegna 60 17
466 3 Dalila Spiteri 55 11
503 2 Lucia Bronzetti 46 13

NEXT GEN RANKING

Salto in avanti di 5 posti di Bianca Andreescu che si assesta al n.5 del ranking. Perdono posizioni Danilovic (-1, n.6), Zhuk (-2, n.8) e Bellis (-2, n.10) che retrocede di 15 posti anche in classifica generale. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Dayana Yastremska 2000 59
2 0 Marketa Vondrousova 1999 67
3 0 Amanda Anisimova 2001 87
4 0 Anastasia Potapova 2001 90
5 5 Bianca Andreescu 2000 107
6 -1 Olga Danilovic 2001 109
7 0 Marta Kostyuk 2002 116
8 -2 Sofya Zhuk 1999 119
9 0 Claire Liu 2000 139
10 -2 Catherine Bellis 1999 145

NATION RANKING

Le prime due posizioni sono sempre appannaggio degli Stati Uniti e della Repubblica Ceca. Risale al n.3 la Germania. Perde 3 posizioni la Romania, che si assesta al n.9. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 38
2 0 Repubblica Ceca 47
3 1 Germania 79
4 -1 Russia 82
5 0 Ucraina 89
6 1 Bielorussia 96
7 1 Australia 94
8 1 Cina 100
9 -3 Romania 102
10 0 Francia 109

 

LE TOP 50            
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [ROU] Simona Halep 27 6641 16
2 0 [GER] Angelique Kerber 30 5875 19
3 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 5436 19
4 1 [JPN] Naomi Osaka 21 5270 21
5 1 [USA] Sloane Stephens 25 5023 21
6 -2 [UKR] Elina Svitolina 24 4940 19
7 1 [CZE] Karolina Pliskova 26 4750 23
8 -1 [CZE] Petra Kvitova 28 4630 22
9 0 [NED] Kiki Bertens 27 4360 25
10 0 [RUS] Daria Kasatkina 21 3415 25
11 2 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3365 25
12 0 [BEL] Elise Mertens 23 3165 24
13 -2 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3160 23
14 0 [GER] Julia Goerges 30 3055 24
15 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 2985 20
16 0 [USA] Serena Williams 37 2976 10
17 0 [USA] Madison Keys 23 2976 16
18 0 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2910 22
19 0 [FRA] Caroline Garcia 25 2660 23
20 0 [EST] Anett Kontaveit 23 2525 24
21 0 [CHN] Qiang Wang 26 2485 23
22 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2362 22
23 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 2153 21
24 3 [UKR] Lesia Tsurenko 29 2005 20
25 -1 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1820 26
26 -1 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1805 20
27 -1 [ITA] Camila Giorgi 27 1800 20
28 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1640 24
29 5 [CRO] Donna Vekic 22 1580 25
30 -1 [RUS] Maria Sharapova 31 1552 13
31 1 [CRO] Petra Martic 27 1465 20
32 1 [CZE] Barbora Strycova 32 1430 23
33 -3 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1340 21
34 1 [AUS] Daria Gavrilova 24 1335 24
35 1 [USA] Danielle Collins 25 1319 23
36 -5 [CZE] Katerina Siniakova 22 1313 24
37 2 [USA] Venus Williams 38 1266 13
38 -1 [GBR] Johanna Konta 27 1255 24
39 -1 [CHN] Saisai Zheng 24 1224 25
40 0 [CHN] Shuai Zhang 29 1190 25
41 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1164 25
42 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1160 23
43 0 [FRA] Kristina Mladenovic 25 1155 28
44 0 [KAZ] Yulia Putintseva 23 1145 24
45 1 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1127 24
46 4 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1114 28
47 -2 [FRA] Alizé Cornet 28 1085 26
48 14 [USA] Alison Riske 28 1072 25
49 -2 [BEL] Kirsten Flipkens 32 1058 25
50 -2 [SVK] Magdalena Rybarikova 30 1056 23

 

RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti
1 0 [CZE] Karolina Plískova 470
2 0 [CHN] Shuai Peng 311
3 0 [UKR] Lesia Tsurenko 305
4 0 [BLR] Aryna Sabalenka 280
4 0 [GER] Julia Goerges 280
6 0 [CAN] Bianca Andreescu 257
7 0 [SRB] Ivana Jorovic 203
8 0 [SVK] Viktoria Kuzmova 200
9 0 [RUS] Ekaterina Alexandrova 190
10 0 [THA] Luksika Kumkhum 186
11 0 [JPN] Naomi Osaka 185
12 0 [CRO] Donna Vekic 185
13 0 [USA] Alison Riske 180
13 0 [RUS] Evgeniya Rodina 180
15 0 [RUS] Vera Zvonareva 167
16 0 [USA] Lauren Davis 141
17 0 [CHN] Yafan Wang 135
18 0 [SUI] Belinda Bencic 130
19 0 [TPE] Su-wei Hsieh 110
20 0 [NED] Bibiane Schoofs 106

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ATP

Federer firma la decima ad Halle, Goffin dura solo un set

Lo svizzero vince il titolo numero 102 della carriera in Germania, il 19esimo su erba. Sarà testa di serie numero a Wimbledon

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Roger Federer - Halle 2019 (foto via Twitter, @ATPHalle)

[1] R. Federer b. D. Goffin 7-6(2) 6-1 (da Halle, il nostro inviato)

Roger Federer entra nel ristrettissimo club (due soli soci) di quelli che hanno vinto un torneo almeno 10 volte nell’Era Open. 10 Halle per Roger, 11 Montecarlo, 11 Barcellona e 12 Roland Garros per Nadal. La finale ha deluso, perché Goffin non ha ripetuto la grandi prove di venerdì contro Zverev e di sabato contro Berrettini. La formidabile risposta di ieri è rimasta nello spogliatoio, ma il merito è anche di Federer, che a differenza del giovane azzurro ha un servizio molto più vario e oggi ha incantato con questo fondamentale, impedendo sistematicamente la lettura all’avversario.

David ha giocato un primo set alla pari, ma i numerosi errori specie col dritto si sono manifestati anche nel tie-break, perso nettamente (7-2). Il servizio perso subito dopo nel soffertissimo gioco d’apertura del secondo set l’ha smontato mentalmente, dando via libera a Roger, oggi non molto spettacolare ma dannatamente efficace e vincente. Grazie a questo successo lo svizzero sarà testa di serie numero 2 a Wimbledon, scavalcando Nadal nella speciale classifica che tiene conto dei risultati su erba.

IL MATCH -Il venticello che ieri in alcuni momenti era anche bello frizzantino è già un lontano ricordo. Torna il forte caldo ma il pubblico assisterebbe alla finale con Federer con qualsiasi temperatura. Sulle note della vera colonna sonora di questi Noventi Open (quel Seven Nation Army dei The White Stripes che batteva a tempo con le palpitazioni dei nostri cuori ai Mondiali di Germania 2006) il primo a essere annunciato ed entrare in campo è Carlos Bernardes, anche lui accolto quasi come una rock star. Ovvio che il boato per i due protagonisti sia ben più fragoroso, con la standing ovation che dalla tribuna stampa amiamo sempre tanto, visto che ci impedisce di goderci l’entrata in scena di Roger Federer e David Goffin.

 

Oggi la risposta di David sembra ben al di sotto di quella monumentale di ieri contro Berrettini, ma è per merito della varietà del servizio svizzero efficace sia al centro sia in slice esterno. Sul 2 pari però il belga torna sui livelli di ieri e indovina risposte sontuose. Due pesanti gratuiti di dritto in rete costringono il nove volte campione qui ad annullare tre palle break, stavolta con la complicità di Goffin, che sbaglia a sua volta due dritti (grave il dritto in lungo linea sul 30-40). Il gioco dura 12 punti ma alla fine il campione di 20 Major ne esce indenne. Nel successivo turno di servizio Roger va sotto 0-30 ma rimedia alla grande con servizi vincenti sempre diversi.

Quando è il belga a trovarsi 0-30 sul 5 pari dopo aver fallito malamente una volée banale, tutto fa pensare che il suo dritto deficitario gli faccia perdere il servizio, ma David reagisce bene e rimanda la contesa al tie-break. Sono passati 47 minuti ma il tie-break ne dura solo 5: Goffin è troppo falloso col dritto, mentre al servizio Federer è molto più efficace dell’avversario e così non c’è storia, ma sarebbe criminale non sottolineare la siderale demivolée di rovescio a seguito del servizio di Re Roger.

È un duro colpo per l’ex top ten belga, ma il primo game del secondo set, sul suo servizio, sarà per lui una caienna. Le braccia allargate come a dire ‘non ne metto più una di làmanifestano il suo disagio, ma dopo aver annullato due break-point arriva il secondo doppio fallo del game e la terza palla break da annullare. Federer chiede il falco perché vede out la prima di Goffin che ha preso il net e vince la sfida contro la sua bestia nera non maiorchina (Mr Hawk-eye). Giocare la seconda è l’ultima cosa che vorrebbe il ventottenne belga, che cede alla pressione mentale e commette il terzo doppio fallo. A quel punto la tensione la può scaricare gettando via la racchetta, ma il danno è fatto. Anche se tiene il servizio successivo, David è quasi del tutto uscito dal match e sul 3-1 Federer subisce il secondo break: un dritto in chop lunghissimo sancisce di fatto la sua sconfitta.

Federer chiude la pratica e solleva al cielo il decimo trofeo di Halle della sua sempre più sconfinata bacheca, che ora conta 102 titoli, mentre il pubblico applaude in visibilio e si accalca – ma sempre con molto ordine – verso le file più vicino al campo per procacciarsi più che l’autografo la firma, firma d’oro, è firma di Re.

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WTA

Barty si prende il trofeo di Birmingham e il n.1

L’australiana salva un set point nel secondo parziale e supera Goerges per il terzo titolo su tre superfici diverse. Da lunedì sarà in vetta al ranking WTA

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[2] A. Barty b. [8] J. Goerges 6-3 7-5

Ashleigh Barty è la nuova numero uno del mondo. Dopo il primo titolo Slam, conquistato un paio di settimane fa al Roland Garros, la vittoria nel WTA Premier di Birmingham in finale contro Julia Goerges le consegna anche la vetta del ranking. Un traguardo ampiamente meritato per quanto fatto vedere in questa prima metà di 2019, nella quale Barty ha stupito per continuità e adattabilità a tutte le superfici. Il torneo inglese è il terzo vinto in stagione dall’australiana dopo le affermazioni sul cemento di Miami e, ovviamente, sulla terra rossa di Parigi. In totale sale a cinque il numero dei trofei custoditi nella sua bacheca.

Barty scalza dunque Naomi Osaka, prima della classe da 21 settimane, e diventa la 27esima numero uno da quando per la prima volta fu stilata una classifica delle migliori giocatrici del mondo, nel novembre del 1975. Allora fu Chris Evert a sedere per prima sul trono del tennis femminile, seguita a ruota dall’unica altra australiana capace di issarsi in cima al ranking, anche se solo per due settimane, ovvero Evonne Goolagong. Il regno di Barty è presumibilmente destinato a durare più a lungo, se il livello di gioco messo in mostra negli ultimi mesi la sosterrà. Oltre al tennis vario ed elegante sorprende la forza mentale della 23enne di Ipswich, che le ha permesso di trionfare anche nella finale odierna. In una giornata in cui tecnicamente non era proprio straripante, Barty ha vinto grazie alla maggiore costanza, che le ha permesso di assorbire gli urti degli alti di Goerges e di approfittare dei suoi (numerosi) bassi.

 

In avvio di match, sembrava infatti che la tedesca fosse padrona della situazione. Impeccabile al servizio e da subito pungente in risposta (due palle break mancate nel primo gioco dell’incontro), Goerges si è però accartocciata nel quinto game che le è di fatto costato il primo set. Nel secondo parziale, Barty ha avuto l’occasione di mettere in ghiaccio la situazione sin da subito, ma dopo aver sciupato due palle break ha dovuto fare i conti con la rinnovata aggressività e precisione di Goerges. La tedesca ha cominciato a mettere i piedi in campo sin dalla risposta, mietendo vincenti da entrambi i lati del campo. Sul 3-1 però un altro black out ha permesso a Barty di impattare sul 3-3.

Le fasi finali del set sono state piuttosto concitate: prima Barty ha perso l’occasione di andare a servire per il match sul 4-4, poi ha concesso addirittura un set point nel decimo game (annullato con l’ace) e infine è riuscita ad ottenere l’agognato break grazie ad un altro brutto game al servizio giocato da Goerges. Chiudere il match è stata una formalità per una Barty in missione, che nella valigia per Wimbledon metterà, oltre alla salsiera ornata di nastri giallo-verdi di Birmingham, anche tanta fiducia, una striscia aperta di dodici vittorie consecutive e la certificazione di essere ufficialmente la migliore giocatrice del mondo.

LE NUMERO 1 WTA DAL 1975

1 USAChris Evert
2 AUSEvonne Goolagong
3 USAMartina Navratilova
4 USATracy Austin
5 FRGSteffi Graf
6 YUGMonica Seles
7 ESPArantxa Sánchez
8 SUIMartina Hingis
9 USALindsay Davenport
10 USAJennifer Capriati
11 USAVenus Williams
12 USASerena Williams
13 BELKim Clijsters
14 BELJustine Henin
15 FRAAmélie Mauresmo
16 RUSMaria Sharapova
17 SRBAna Ivanovic
18 SRBJelena Janković
19 RUSDinara Safina
20 DENCaroline Wozniacki
21 BLRVictoria Azarenka
22 GERAngelique Kerber
23 CZEKarolína Plíšková
24 ESPGarbiñe Muguruza
25 ROUSimona Halep
26 JPNNaomi Osaka
27 AUS Ashleigh Barty

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Editoriali del Direttore

A Juan Martin del Potro l’Oscar della sfortuna. Ce la farà a risorgere?

Cinque operazioni chirurgiche e molti più stop avrebbero messo KO chiunque. Ma l’argentino è tipo che non si arrende. Non c’è, nel circuito, chi non gli voglia bene. E noi di Ubitennis pure

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Juan Martin del Potro - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Certo che al mondo c’è gente più sfortunata. E certamente anche fra i tennisti che non sono riusciti a sfondare. Ma fra quelli che invece certe soddisfazioni, di successi, di ranking, di soldi, beh Juan Martin del Potro è certo uno dei più… ‘sfigati’ (mi passino il termine anche i tanti leoni da tastiera e Clerici in pectore che scrivono commenti su questo sito pretendendo di dare lezioni di italiano al colto e all’inclita, di insegnare tennis, di diffondere genialità a tutto il resto del mondo, ammantandosi talvolta di finta, ipocrita modestia oppure salendo in cattedra con insopportabile arroganza e prosopopea).

Affibbiategli l’aggettivo che preferite, ma il fatto è uno solo: lo sfortunato Juan Martin si è rotto di nuovo. Al ginocchio stavolta. E dovrà affrontare una quinta operazione. Non si sa nemmeno se per tornare a giocare a tennis oppure più semplicemente per tornare a camminare e a vivere da persona non colpita da zoppia.

Juan Martin del Potro – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Fino al 2020 di tennis di sicuro non se ne parla. Essere alti un metro e 98, avere ossa fini, alle gambe lunghe come pertiche, ai polsi logorati dalle terribili frustate che Delpo tira fin da molto prima di essere diventato la Torre di Tandil, gli sta facendo pagare un prezzo indubbiamente assai caro. Quante volte si è dovuto fermare, ha dovuto ricominciare da capo? Riprendere a combattere di nuovo o rassegnarsi? Questo il suo continuo dilemma scespiriano. Si potrebbe scrivere che i suoi infortuni non fanno più notizia. E invece la fanno, perché non c’è aficionado che non lo abbia in simpatia. Che non tifi per lui quando abbandona i ferri del chirurgo, il letto di un ospedale, le cliniche e le palestre del recupero ogni volta più sofferto, complesso, difficile.

 

Nell’autunno del 2018, grazie all’eccellente US Open, era riuscito ad issarsi al terzo posto, si ipotizzava addirittura un possibile assalto alla leadership mondiale sempre detenuta da uno dei soliti Fab, ma anche lì, ad ottobre, ecco uno scivolone e addio rotula destra. Quante volte ormai l’abbiamo sentito ripetere frasi tristemente simili: “È un duro colpo, mi lascia senza forze, non so in questo momento se ce la farò a riprendermi, a tornare a giocare”.

In questo momento? Ma sono stati almeno cinque, quante le operazioni, quei momenti – tre gli interventi al polso sinistro (24 marzo 2014, 20 gennaio 2015, 18 giugno 2015) e uno a quello destro (4 maggio 2010). Senza ripensare a tutti quei momenti in cui lo spettro dell’operazione veniva allontanato nella speranza di poterla scansare. Ma, alla fine, sempre perdendo la battaglia. E poi però vincendola, determinato e testardo come un mulo. Irriducibile. Non ho mai avvertito, da parte degli altri tennisti, forti e meno forti, altrettanta solidarietà quanto quella mostrata a Delpo.

Juan Martin del Potro – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

“Ho chiesto ai medici cosa avrei dovuto fare, pensando alla mia salute, non al tennis. Tutti mi hanno consigliato l’intervento chirurgico. Non c’era altra scelta possibile. Evvai, si ricomincia!”.

Guillermo Vilas, che sta purtroppo malissimo, non è mai riuscito a sopportare l’ingiustizia di non essere diventato n.1 del mondo nel ’77 quando vinse due Slam e un Masters infilando strisce impossibili di vittorie sui campi rossi. Juan Martin è stato certamente il tennista argentino più forte degli ultimi 40 anni e quello che più di chiunque si è avvicinato al trono del tennis mondiale, anche se di Slam ne ha vinto uno solo e ha centrato solo una finale e quattro semifinali.

Non ha ancora 31 anni, li compirà il 23 settembre, ma di lui già si può dire che è stato un “increible luchador”. Nel 2016, uscito dai primi 1000 giocatori ATP, è stato capace di risollevarsi dall’inferno per risalire fino all’undicesimo posto dopo avere giocato un memorabile torneo olimpico a Rio, quando fece piangere al primo turno Djokovic e in semifinale Nadal, conquistando una medaglia d’argento che per poco non fu d’oro, tanto rese dura la vita a Andy Murray. In quell’anno della Resurrezione, in cui vinse anche il torneo di Stoccolma, riuscì anche a coronare il sogno di un intero Paese, quello argentino, che non aveva mai visto i propri eroi – neppure ai tempi illuminati da Vilas e Clerc – trionfare in Coppa Davis a dispetto di varie finali. Accadde in Croazia, a Zagabria, quando rimontò due set di handicap a Marin Cilic in un’atmosfera che certamente con la nuova brutta copia della Davis non vivremo più.

Juan Martin del Potro – Olimpiadi Rio 2016 (foto Ray Giubilo)

Forse nessuno ha mai avuto un dritto più poderoso, pesante, schioccante, di Delpo. È stato capace di tirarlo da tutte le posizioni, su palle basse come su palle alte sulle quali si è avventato come una furia, per scagliarli in tutti gli angoli. Il suo ultimo grande match a Roma contro Djokovic, con quel matchpoint a fine secondo set in cui fu tradito proprio dal suo colpo migliore, non potrà essere dimenticato da chiunque abbia avuto la ventura di assistervi.

Capirei benissimo se Juan Martin dicesse adesso “no mas” come Mano de Piedra Duran con Sugar Ray Leonard, però spero di non sentirglielo dire mai. Il suo tennis, la sua storia non lo meritano. Chissà quanti successi avrebbe potuto cogliere, dopo quello straordinario ed illusorio US Open 2009, se non fosse incappato in tutta questa implacabile, davvero impietosa serie di infortuni.

Mentre i successi di Matteo Berrettini mi lasciano finalmente sognare qualcosa di grande per il tennis italiano anche sull’erba quasi sempre indigesta di Wimbledon – e se non sarà quest’anno, sarà magari l’anno venturo o uno dei prossimi –, senza essere argentino consentitemi di sognare anche l’ennesimo recupero del giocatore di Tandil, perché davvero non vorrei che la sua carriera finisse così. L’ho sempre ammirato come giocatore, ma l’ho sempre considerato anche una bella persona. E non mi sentirei di dire la stessa cosa per molti dei suoi colleghi. Che però, a onor del vero, nei confronti di Juan Martin hanno sempre manifestato stima, affetto, solidarietà, simpatia.

L’abbraccio tra Juan Martin del Potro e Rafa Nadal al termine della splendida sfida di Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

I numeri di Delpo

  • 30 anni (Tandil, 23 settembre 1988)
  • 22 titoli in carriera, tra cui 1 Slam (US Open 2009) e un 1000 (Indian Wells 2018)
  • 1 medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e una medaglia di bronzo a Londra 2012
  • un trionfo in Coppa Davis nel 2016
  • 13 finali perse, tra cui 1 a livello Slam (US Open 2018), 3 a livello 1000 (Rogers Cup 2009, Indian Wells e Shanghai nel 2013) e una finale Masters nel 2009
  • 25,857,515 dollari di montepremi
  • best ranking di numero 3 del mondo (13 agosto 2018)
  • record in carriera: 438 vittorie e 173 sconfitte

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