Australian Open: Giorgi vince e scherza, Fognini chirurgo dei tie-break

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Australian Open: Giorgi vince e scherza, Fognini chirurgo dei tie-break

MELBOURNE – L’azzurra travolge la giovane Swiatek (terzo turno con Pliskova) e poi regala una delle sue conferenze più allegre. Fognini vince e convince: è 5/5 quest’anno al tie-break, ora il tabù Carreno Busta

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Camila Giorgi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Melbourne, il nostro inviato

CAMILA TROPPO SUPERIORE – Apre la quarta giornata dell’Australian Open 2019, sulla 1573 Arena, la nostra Camila Giorgi, opposta alla giovane di belle speranze Iga Swiatek, che sta partecipando per la prima volta a un tabellone principale nel circuito maggiore. 17 anni, polacca, Iga gioca bene, ma siamo ancora ben lontani dal livello di una professionista top-30 come Camila. La ricordiamo finalista al torneo del Bonfiglio nel 2017, e soprattutto vincitrice del titolo junior a Wimbledon l’anno scorso. A questo, si aggiunge la soddisfazione di una medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, una carriera appena iniziata ma decisamente promettente. La vittoria al primo turno su Ana Bogdan è già da considerarsi un’impresa, ma Giorgi è un’altra categoria e si vede da subito.

Giusto uno scambio di break all’inizio, con entrambe le ragazze che stanno adattandosi alle condizioni di gioco (freschetto e nuvoloso oggi, minaccia pioggia), e dal 2-2 del primo set Camila ingrana la marcia, saluta e se ne va, piazzando 10 game di fila, e archiviando la pratica per 6-2 6-0 in 59 minuti. Il suo ritmo è semplicemente non sostenibile per l’avversaria, Swiatek ci prova, fa vedere a tratti anche cose interessanti (qualche rovescio molto anticipato), oltre a questo serve bene (4 ace, e una ventina di “unreturned serves”, bottino interessante), ma per Giorgi in questo momento è poco più di una sparring partner. Quasi nulla da raccontare quindi, non sono match che ci permettono di valutare nessuna delle due. Portiamo a casa con piacere un’altra vittoria in scioltezza, siamo a 5 game lasciati in due match per l’azzurra, e 2 set vinti 6-0. Giorgi ora avrà Karolina Pliskova al terzo turno (precedenti, 4-1 Pliskova, ultima partita in favore di Karolina a Cincinnati nel 2017). Brava Camila, andiamo avanti e vediamo che succede.

 

Dopo un’unica domanda del solo collega straniero presente, la conferenza si sviluppa in modo più intimo tra i pochi italiani presenti, poi nel giro di due minuti diventa un esilarante teatrino. Rompe il ghiaccio Dario Castaldo: “Come valuti il suo livello ora come ora?”“Sento di stare giocando il miglior tennis della mia vita”, risponde Camila, visibilmente soddisfatta e allegra. Chi scrive, come saprete, si interessa principalmente alla tecnica, e la domanda è sulla notevole affidabilità della battuta: “Il servizio è davvero solido, sì, ci abbiamo lavorato tanto con papà, il dettaglio principale è che ora è più fluido. Con Karolina, beh, come dico sempre, dovrò concentrarmi sul mio gioco” (sorride autoironica).

Quello che fa definitivamente sciogliere Camila è la curiosità di Ubaldo sugli outfit sfoggiati dalla marchigiana: “I vestitini che hai sono molto belli, li fa sempre tua mamma?”. I miei completini li fa sempre mia madre, sì, Giomila è il suo marchio. Quando usciranno sul mercato? Prossimamente, come al cinema! (e ride). Io uso la taglia XS, la più piccola, ma certo, usciranno con molte misure diverse, magari non la XL, ecco (ride ancora, si apre la cerniera della felpa mostrando la maglia con scritta decorata di strass, che è molto attillata, per spiegarne il motivo). Ubaldo prova a riportare il discorso sul tennis, chiedendo una valutazione sulle nuove palle del torneo, ma ormai Camila è partita in quarta“Mi hanno chiesto in tanti come mi trovo con le palle Dunlop, le ho usate anche in preparazione, non trovo differenze tra una palla e l’altra (ride sottovoce). Sì, le palle prima sono dure (comincia a non riuscire più a trattenere le risa), poi però si gonfiano e… (si interrompe ridendo, con lei tutta la sala conferenze). Vabbè ragazzi, chiudiamola qui che è meglio!“.

FOGNINI, ‘SPECIALISTA DEI SETTE PUNTI’ – Sullo stesso campo, dopo il match vinto da Elise Mertens su Margarita Gasparyan, tocca a Fabio Fognini affrontare l’argentino Leonardo Mayer. I due giocano per la prima volta in 6 confronti sul cemento all’aperto; 3-2 per Fognini i precedenti, tutti sulla terra battuta, ma gli ultimi due (entrambi nel 2018) sono andati all’argentino. Questa volta Fognini gioca con maturità e vince in tre set, ricorrendo due volte al tie-break.

Il primo set è equilibrato, nessun break, un’occasione per Leo e due per Fabio all’inizio, un’altra palla-break per l’azzurro (molto più delicata) sul 4-4, annullata da Mayer. Il tie-break è la giusta conclusione del parziale, lo incamera Fabio piuttosto nettamente, 7-3, è il terzo su tre in questo torneo. L’argentino spinge tanto, piazza molti vincenti, ovviamente sbaglia la sua parte di accelerazioni, mentre l’italiano è più accorto e manovriero. L’impressione, dalla tribuna, è che il margine di Fognini sia netto, Leo per stare alla pari con il nostro giocatore deve arrivare al limite, e a volte va fuorigiri. La cosa si fa evidente a inizio secondo set, quando nel quarto game Fabio strappa la battuta a zero all’avversario per poi allungare 4-1. Il rovescio lungolinea funziona bene, è un buon match in generale, a parte qualche erroraccio a rete da parte di entrambi. Nel frattempo, arriva la sospensione per pioggia, la giornata è nuvolosa e fresca in effetti. Lo scroscio non si rivela passeggero, e i giocatori rientrano negli spogliatoi.

L’interruzione dura un’ora circa, al rientro in campo Leo e Fabio tengono due servizi a testa senza sussulti, il che si traduce in un 6-3 per l’azzurro e nel vantaggio di due set a zero. Sull’1-1 nel terzo set Mayer commette doppio fallo, nel punto successivo Fognini spinge bene col rovescio e si prende il break. La partita sembra decisamente in pugno, valutando da fuori non si vede cosa possa fare l’argentino per cambiarne l’inerzia. Dal quarto game del primo set Fabio non ha concesso l’ombra di una palla break, e in risposta è spesso pericoloso. Sempre belli da sentir schioccare i dritti anticipati di Fognini, il rovescio è preciso in manovra e la variazione lungolinea è spesso decisiva.

Fabio Fognini – Australian Open 2019 (foto di Roberto Dell’Olivo)

In scioltezza l’azzurro sale 4-2, ma poco dopo, sul 4-3, ecco un gratuito che offre in modo onestamente imprevedibile a Leo l’opportunità di rientrare nel match: un altro errore dell’azzurro gli costa il primo break subito nell’incontro, siamo 4-4, un attimo dopo Mayer tiene salendo 5-4, e alla fine si arriva a un altro tie-break, che disdetta questo passaggio a vuoto. Va anche sotto di un mini-break, Fabio, ma per fortuna la versione “specialista dei sette punti” del Fognini di questo Australian Open (4 tie-break su 4 vinti, che diventano 5 su 5 contando quello di Auckland contro Gojowczyk) non tradisce: recupera lo svantaggio, e al primo match-point chiude la contesa con un bel dritto diagonale dopo una super-risposta. Terzo turno contro Pablo Carreno Busta, con cui c’è da smuovere una statistica dei precedenti impietosa, siamo infatti 5-0 per lo spagnolo che ha eliminato Luca Vanni al primo turno. Se saprà stare concentrato e concreto, Fabio ha tutte le possibilità per farcela.

Ho giocato molto molto bene”, analizza Fabio. “Nel terzo ho avuto un attimo di deconcentrazione con quei due errori, ma poi alla fine è andato tutto bene. Qui ho fatto sempre fatica, ma sono contento, ora ho un avversario con cui non ho mai vinto, ma ci voglio provare. Lui spinge bene, forse è per questo che mi dà fastidio. No, non so se possa essere utile sentire Luca Vanni, lui è troppo diverso da me, tira più forte e più piatto, e io mi muovo meglio, non saprei cosa chiedergli”.

I risultati degli italiani:

[27] C. Giorgi b. [Q] I. Swiatek 6-2 6-0
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(5)

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Australian Open: Kyrgios gioca sul serio, Sonego sconfitto con onore

Nick c’è con la testa, Lorenzo gioca due set alla pari ma li perde al tie-break: “Sono partite da cui imparo tanto”. Kyrgios si propone come mina vagante del torneo

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @atptour)

[23] N. Kyrgios b. L. Sonego 6-2 7-6(3) 7-6(1) (da Melbourne, il nostro inviato)

Dire che la serata alla Melbourne Arena è perfetta per giocare a tennis è poco. Temperatura gradevole, aria pulitissima (che di questi tempi, da queste parti, non è scontato), una bella luce di inizio tramonto, il pubblico assiepato in ogni ordine di posti. Lorenzo Sonego, il ragazzo di Torino allenato da Giampiero Arbino, detto Gipo, affronta la croce e delizia degli appassionati australiani, Nick Kyrgios, che è il paradigma del genio e della sregolatezza nel tennis attuale. Quando hai davanti uno che è perfettamente in grado di nascondere la palla a Djokovic e Nadal, ma poi è capace di perdere da chiunque se quel giorno ha solo voglia di andare a casa a guardare l’NBA, le opzioni tecnico-tattiche non sono molte. Bisogna stare lì a difendere i propri turni di servizio a ogni costo, aspettando l’eventuale inciampo dell’avversario. Se non arriva, c’è poco da fare.

Parte Sonego alla battuta, tirando a tutta (214 kmh per il primo ace dell’azzurro), come a far capire a Kyrgios che in campo il fucile di grosso calibro non ce l’ha solo lui. Chiaramente, Nick se c’è da scatenare la sparatoria non è certo il tipo da tirarsi indietro. Il risultato è che i primi quattro game volano via in pochi minuti, tra gli applausi sorprendentemente “bipartizan” del pubblico, che non eccede nel tifo per il ragazzo di casa. L’impressione è che Lorenzo, con la sua aria un po’ stralunata e lo sguardo sorridente, stia simpatico agli “aussie”, e ci sta, qui apprezzano lo sport e i suoi protagonisti ben oltre i miseri campanilismi nazionalistici, dovrebbero prenderne nota in tanti da noi.

Sul 2-2, dopo uno scambio di mazzate notevoli, arriva la prima palla break della partita in favore di Kyrgios, annullata alla grande da Sonego con un dritto diagonale in uscita dal servizio. Nick se ne conquista una seconda in attacco, ma fallisce il passante di rovescio. Non sono trascorsi nemmeno 20 minuti, e siamo già in una fase potenzialmente decisiva del primo set. L’australiano ha davvero voglia di azzannare il turno di battuta di Lorenzo, e poco dopo un recupero largo dell’azzurro su una buona palla corta di Kyrgios decreta il break, alla terza opportunità. Voluto e meritato, poco da dire. Una volta arrivato sopra nel punteggio, Nick diventa incontenibile, risponde in anticipo e spazzola drittoni in chiusura, e si prende un secondo break. Il 6-2 è inevitabile, è passata poco più di mezz’ora. Il 74% di prime palle in campo (59% Sonego), quando si parla di roba che viaggia dai 215 kmh in su, è il dato che spiega meglio la superiorità dell’australiano fino adesso. 12 vincenti, 5 errori Nick, 7-2 Lorenzo, stanno giocando bene, ma uno dei due per ora è semplicemente più forte.


Non riuscivo a rispondergli, ha un servizio impressionante per varietà di angoli e precisione. Ed è bravissimo a leggere il gioco, magari accorciava, io gli tiravo nell’angolo, e lui era già li che mi aspettava. Sa già prima dove tiri, questo credo che ce l’abbia di natura

 

Il rischio, davanti a un Kyrgios voglioso e concentrato (il che può significare ingiocabile, come sanno bene tutti, mostri sacri da decine di Slam compresi), è di farsi prendere dalla frenesia, andando sovraritmo per l’ansia di non farsi aggredire. Bravo Sonego a rimanere ordinato senza strafare, pur tenendo alto il ritmo e spingendo a tutto braccio appena possibile. Sul 4-3 Lorenzo, servizio Nick, una brevissima interruzione dell’energia elettrica nello stadio diverte molto il pubblico, che crea un bell’effetto di luci con i cellulari. La cosa si risolve in pochi istanti, siano benedetti gli impianti a LED. Fosse successo con i riflettori alogeni vecchio stampo, prima di riaccenderli (dovevano raffreddarsi), sarebbero dovuti passare parecchi minuti. Il set continua in modo equilibrato, e questo è un grande merito di Sonego, quando Kyrgios sta in campo di buzzo buono farsi travolgere è un attimo.

Sullo scambio sentivo di tenere il livello, il drittone lo reggevo. Sfortuna nei sorteggi? Ma meno male, giocare partite così mi fa imparare più velocemente, mi capitasse più volte di giocare con gente che serve così e gioca così, potrei avvicinarmi di più al loro livello

Applausi di Nick e di tutta l’arena per una splendida palla corta di Lorenzo, e per una successiva chiusura acrobatica a rete sul 5-5, poco dopo siamo al tie-break. Considerato che Kyrgios in tutto il set ha fatto tre punti in risposta, e Sonego quattro, è un epilogo più che giusto. Uno scambio di terrificanti mazzate concluso da Nick con la palla corta vincente dà all’australiano un minibreak, Lorenzo lo recupera subito con uno splendido dritto, ma poi un errore in lunghezza lo manda di nuovo sotto. Sul 5-3, Kyrgios mette prima un gran rovescio lungolinea, poi chiude a rete dietro al drop shot, ed è due set a zero per lui. 23 vincenti e 17 errori Nick, 16-9 Lorenzo, bellissima partita, peccato per l’italiano non aver avuto spiragli significativi per incidere nel punteggio (zero palle break finora nel match).

Per quello che ho visto penso che lui in realtà ci tenga al tennis, e che si diverta in campo e col pubblico. Nei punti importanti non ne fa quasi mai di sciocchezze, palle strane, guarda i tie break, li ha giocati perfetti

Nel terzo set, Kyrgios entra in fase “tweener”, divertendo ripetutamente il pubblico con i colpi tra le gambe e facendo pure punto con un pallonetto in contropiede su cui Sonego sbaglia lo smash. Sono brutti segnali per l’italiano, che infatti nel quarto game affronta una palla break potenzialmente letale, ma si salva col servizio. Il passante basso di Kyrgios ne porta una seconda, cancellata da un ace. Bravo l’azzurro, ma sta camminando in bilico sul proverbiale cornicione. Sul 2-2 una risposta vincente di dritto spaventosa sulla prima palla di Nick vale a Lorenzo il meritato boato della Melbourne Arena, ma l’australiano sale 3-2 senza affanni. Senza sussulti, ma con un bel tennis di attacco e spinta da parte di entrambi, si arriva al 6-6, e per quello che si è visto, un altro tie-break alla fine è una conclusione abbastanza giusta del parziale, anche se Kyrgios ha avuto un paio di occasioni.

“Lui è correttissimo, se dà di matto lo fa con se stesso. Il mio problema oggi è stato non riuscire a rispondergli, sto cercando di migliorare proprio alla risposta come è riuscito a fare Matteo (Berrettini). Queste partite mi servono a questo, a capire dove stare in risposta, in allenamento lavoro quasi solo su quello

Un drittaccio scappato lungo regala subito un minibreak a Kyrgios, un paio di bastonate alla battuta lo portano 4-1, Sonego è nei guai adesso. Un doppio fallo dell’azzurro e un colpo steccato portano l’australiano al 6-1 e servizio, il primo match-point è quello buono. Ottima prova di Lorenzo, contro un Nick Kyrgios di questo livello sarebbero stati spazzati via dal campo in tanti, averlo tenuto a lottare punto a punto per due set va registrato come un risultato positivo. Zero palle break concesse da Nick in tre set di cui due lunghi, solo per dare un’idea. Il ragazzo di Camberra c’è, e dovranno starci attenti tutti.

Sono stati due mesi difficili, è bello essere qua, buon anno a tutti a proposito! Lui è forte, lo sapevo, ho dovuto giocare bene. Sono contento di quello che stiamo raccogliendo con le donazioni, con i miei ace, grazie a tutti quelli che donano e ci sostengono. Stare qua fuori con voi ragazzi mi fa sentire forte, grazie ancora! Ho fatto una buona preparazione, mi sento bene, spero di potermi giocare le mie possibilità nel tabellone. ma non guardo avanti, penso turno per turno!”, racconta Nick a John McEnroe, e si gode il boato del pubblico quando il campione americano annuncia che donerà 1000 dollari per ogni set vinto da Kyrgios.

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Sharapova fuori da Australian Open e top 300: “Difficile pensare ai prossimi 12 mesi”

Prestazione molto negativa per l’allieva di Piatti, che non occupava una posizione così bassa in classifica da quasi 18 anni. Siamo al capolinea per Masha? “Non so se sarò qui tra 12 mesi”

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Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Trecentosessantasei (366). Tra poco meno di due settimane, al prossimo aggiornamento di classifica, Maria Sharapova sarà seduta su questo gradino del ranking WTA. La sconfitta (6-3 6-4) inflittale da Donna Vekic, testa di serie n.19 del torneo, le toglie 240 punti e quasi altrettante posizioni scaraventandola fuori dalla top 300, come non le accadeva da quasi 18 anni (settembre 2002, Masha aveva solo quindici anni). A seguito della squalifica per doping, infatti, la siberiana era passata direttamente dalla top 100 all’oblio del niente rankingsenza transitare per posizioni intermedie; nell’ottobre del 2016 il computer si riprese in blocco i 690 punti delle Finals 2015 facendola uscire di classifica.

In questo caso la cambiale in scadenza era quella dell’Australian Open 2019, forse l’ultimo grande torneo giocato ad alti livelli dalla tennista russa che riuscì ad eliminare Wozniacki al terzo turno prima di lottare alla pari con Ashleigh Barty agli ottavi, uscendo dal campo con l’onore delle armi. Adesso Sharapova può vantare poco più di un centinaio di punti in classifica, racimolati lo scorso anno tra San Pietroburgo, Maiorca e Cincinnati.

LA SCONFITTA – Nella parte centrale dell’incontro Sharapova si è prodotta in qualche buona risposta, provando a convincere se stessa di poter lottare come ha sempre saputo fare in carriera, e ha guadagnato un break di vantaggio nel secondo set. Purtroppo per lei, però, a incidere negativamente sugli esiti del match ci hanno pensato un inizio incerto e una fine quasi drammatica, segnata da un parziale di cinque game a zero in favore di Vekic. Diversi rovesci in corsa a metà rete, le solite paturnie al servizio, una gestualità negativa. A nulla è valso il supporto di Jannik Sinner, che dopo aver concluso la sua pratica di primo turno si è palesato nel box di Maria (i due condividono Piatti come allenatore). La strada per tornare in alta, se ancora ce n’è una, appare ogni giorno più in salita.

 

IL COMMENTO –Ho fatto tutto ciò che era giusto fare” ha detto con sguardo triste una volta arrivata in sala stampa, “questo però non ti garantisce una vittoria al primo turno, al terzo turno o in finale. È lo sport e per questo è così speciale essere campionesse anche solo per una volta. Non so se posso guardare il ranking e pensare che rispecchi la mia situazione. Lo scorso anno ho giocato 7-8 tornei, ero infortunata per la maggior parte della stagione e devo tenerne conto”. Poi dà conferme sulla collaborazione con Piatti: “Ho lavorato bene con lui e andremo avanti insieme”.

Potrebbe essere l’ultimo Australian Open della sua carriera? Sharapova ha risposto così: Non lo so, non lo so. Sono stata fortunata quest’anno e ringrazio Craig (Tiley, CEO di Tennis Australia, ndr) per avermi permesso di fare parte di questo evento. È difficile per me pensare cosa succederà nei prossimi dodici mesi“. Infine, anche Masha (come Federer prima e Nadal poi) non ha lesinato lodi per il giovane Sinner, conosciuto nel corso della sua collaborazione con Piatti: “Abbiamo passato qualche settimana insieme in Italia durante l’off-season. È sotto gli occhi di tutti, migliora ogni settimana. È divertente e soprattutto è un ragazzo umile“.

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Australian Open: Halep, Pliskova e Bencic superano le insidie del debutto

Simona cade e salva tre set point nel primo set contro Brady. La ceca e la svizzera arginano i ritorni di Mladenovic e Schmiedlova. Successi anche per Bertens e Svitolina, subito fuori Anisimova

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Tra le top player WTA Karolina Pliskova è quella che ha iniziato meglio la nuova decade. Il terzo titolo della carriera alzato a Brisbane le ha dato la giusta carica per l’Australian Open, dove difende la semifinale. La ceca ha iniziato la sua rincorsa con una convincente vittoria sulla Rod Laver Arena nella mattinata di Melbourne. 6-1 7-5 a Kristina Mladenovic, forse uno dei sorteggi peggiori tra tutte le favorite del tabellone principale. Prima del match i precedenti erano fermi sul 2-2 dal 2017: memorabile la vittoria in Fed Cup della francese nel 2016, 16-14 nel set decisivo. La numero due del tabellone non aveva intenzione che la storia si ripetesse in un grande appuntamento.

È partita a tavoletta (5-0) chiudendo il primo parziale in 25 minuti. “Penso di aver iniziato molto bene” ha ammesso al termine della partita. “Ero un po’ nervosa all’inizio, poteva andare peggio. È stato comunque un buon match, un buon test come primo turno“. Karolina ha rischiato di rimettere in partita Mladenovic a metà secondo set, concedendo un controbreak sul 4-3. Nell’undicesimo game le ha strappato ancora il servizio e ha archiviato la pratica in un’ora e 24 minuti, chiudendo col ventesimo vincente della sua partita. Al prossimo turno sfiderà Laura Siegemund, che ha battuto nettamente l’ex semifinalista a Melbourne (e a Flushing Meadows) Coco Vandeweghe.

È ancor meno fortunata nei sorteggi a Melbourne la campionessa di Wimbledon Simona Halep, approdata con qualche patema al secondo round. Dopo che l’anno passato aveva dovuto superare Kanepi, Kenin (due delle giocatrici più in forma al tempo) e Venus Williams, per poi perdere con onore da Serena Williams in ottavi, stavolta l’urna le ha regalato Jennifer Brady. La 24enne di Harrisburg è stata capace di eliminare Barty a Brisbane la scorsa settimana e nel primo set ha confermato il suo ottimo stato di forma. Si è portata avanti di un break fino al 4-3, poi ha subito il ritorno di Simona, che però sul 5-5 è caduta mentre colpiva in recupero sul lato destro. MTO e fasciatura al polso per lei, come se non bastasse il break da recuperare.

Halep ha dovuto giocare già sui livelli di una seconda settimana Slam. Salvati ben tre set point sul servizio di Brady, ha chiuso un primo set durato 70 minuti al tie-break (7-5), giocato con attenzione e consueta solidità. Superato il nervosismo e la tensione post-caduta, la numero quattro del tabellone ha preso il largo nel secondo set e la statunitense ha subìto gli effetti di un parziale perso in quel modo. Con un 6-1 in 26 minuti ha vinto un match insidioso e si è guadagnata il secondo turno.

Sulla Margaret Court Arena è partito con un successo l’Australian Open di Belinda Bencic, semifinalista agli ultimi US Open, ma mai oltre il terzo round nel primo Slam dell’anno. La sua è una rivincita, ottenuta in due set su Anna Karolina Schmiedlova, che l’aveva battuta lo scorso anno in finale a Hobart. Dopo aver messo in cascina un primo set agevole, Bencic ha dovuto rimontare da sotto 0-3 nel secondo. “È importante avere la capacità di uscire dalle situazioni difficili” ha detto alla stampa la svizzera dopo la vittoria. “Non giochi mai la partita perfetta, perciò devi sempre risolvere dei problemi”. Jelena Ostapenko sarà la sua avversaria nel secondo turno. La campionessa del Roland Garros 2017 ha superato in due set Ludmilla Sasmonova.

Sullo stesso campo Ajla Tomljanovic ha esaltato il pubblico australiano ‘tritando’ l’altra lettone Sevastova. Un doppio 6-1 l’ha proiettata al secondo round: non è mai riuscita ad andare oltre. Sulla sua strada c’è una ritrovata Garbine Muguruza, che dopo aver smaltito un virus beccato la scorsa settimana, ha battuto Shelby Rogers al terzo set (con un ambiguo 0-6 6-1 6-0). Tra le top 10, Elina Svitolina e Kiki Bertens (nello stesso ottavo) hanno vinto senza troppe fatiche, la prima su Katie Boulter e l’altra contro la rumena Begu. La possibile avversaria di terzo turno di Bertens è caduta al primo round. Si tratta della semifinalista uscente del Roland Garros Anisimova, eliminata da Zarina Diyas.

Nei recuperi dei match cancellati nel day 1, spicca la vittoria di Caroline Garcia. La francese ha recuperato un set di svantaggio a Madison Brengle e ha ritrovato la vittoria in un Major (mancava dall’ultimo Open di Francia). Al prossimo turno la attende Ons Jabeur, che ha eliminato subito la britannica Johanna Konta. Jabeur, uno dei talenti più puri del Tour WTA, ha regalato questa perla ai giornalisti, che le chiedevano pareri tecnici in conferenza stampa: “La superficie? Le palle? Lo chiedete alla persona sbagliata. A me basta che mi diano una racchetta qualsiasi, su un campo qualsiasi, con palle qualsiasi. È lo stesso, io vado e gioco a tennis”.

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