Alexandrova sprecona abbandona Budapest, Van Uytvanck cercherà il bis contro Vondrousova

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Alexandrova sprecona abbandona Budapest, Van Uytvanck cercherà il bis contro Vondrousova

Alexandrova non converte cinque match point contro la campionessa uscente Van Uytvanck. Delude il derby tra teenager dominato da Vondrousova

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Marketa Vondrousova - Budapest 2019 (via Twitter, @HUNgarianTENNIS)

Ad aprire le danze del sabato all’Hungarian Tennis Open di Budapest sono state Alison Van Uytvanck e Ekaterina Alexandrova, per la prima volta una di fronte all’altra. L’ottimo stato di forma di Alexandrova, certificato dalle otto partite vinte su nove prima di questa semifinale (unica sconfitta quella con Sabalenka a San Pietroburgo), faceva pendere la bilancia dei pronostici leggermente in suo favore. Come dimostrano i cinque match point da lei falliti, le previsioni, almeno sulla carta, non erano così campate in aria. Tuttavia se c’è una cosa che non è quantificabile a livello statistico è l’incidenza del fattore mentale; la russa infatti, ogni volta che si è trovata ad un passo dal chiudere la partita ha fatto un passo indietro mentre Van Uytvanck, al tie-break decisivo, l’ha beffata per 9 punti a 7. Dopo il match di oggi la parola “Budapest”, molto probabilmente, troverà riparo accanto alla definizione di ‘rammarico’ nella mente di Alexandrova, perché è la parola che meglio si associa alla sua prestazione.

Van Uytvanck ha cercato spesso di imporre il suo gioco con il dritto sin dai primi colpi ma la russa, quando riusciva a limitare i danni a inizio scambio, grazie alla sua maggior profondità era in grado di ribaltare la situazione andando a pungere la sua avversaria proprio sul lato destro. Van Uytvanck in molte occasioni si è dimostrata poco reattiva, a partire dal primissimo game dove è arrivato il break che ha inevitabilmente indirizzato il primo set. In apertura di secondo Ekaterina ha avuto la palla per salire 3-0 e già qui si è verificato il primo passaggio a vuoto di una lunga serie. Il rovescio – il suo colpo migliore – ha iniziato a perdere di incisività e la scelta di aggredire di più la rete non ha pagato; secondo set alla belga per 6-4.

Una volta che il match è tornato in parità, Alexandrova è sembrata come risvegliarsi dal torpore: ha iniziato il set decisivo con tanto vigore da far sembrare Van Uytvanck sull’orlo di un crollo tanto fisico quanto emotivo. La campionessa in carica infatti si è ritrovata sotto 5-2 e se non altro ha avuto il merito di non lasciarsi andare, ma d’altronde non sarebbe stato da lei. Tagliandola un po’ con l’accetta, ha preso ad affidarso a colpi piatti e semplici sperando in un miracolo… che in effetti si è verificato. La 24enne di Chelyabinsk l’ha graziata mancando i tre match point del decimo game che, come detto, sarebbero poi diventati cinque.

 

Van Uytvanck ha chiuso dopo 2 ore e 18 minuti alla seconda occasione – grazie all’intervento di occhio di falco su una palla fuori della russa non chiamata – e la sua difesa del titolo, seppur in maniera rocambolesca, può procedere. Alexandrova invece, classificata al di fuori della top 100 meno di sei mesi fa, potrà consolarsi con l’ingresso nella top 60.

VONDROUSOVA IN FINALE – Decisamente sotto le attese – per lo meno dal punto di vista del punteggio – è stata la seconda semifinale che ha visto affrontarsi per la prima volta a livello maggiore le due teenager Marketa Vondrousova e Anastasia Potapova. Quest’ultima, prima giocatrice nata nel nuovo millennio – assieme a Danilovic – a raggiungere una finale WTA (lo scorso anno a Mosca), è incappata oggi in una giornataccia e ha vinto appena due game contro la 19enne mancina. Vondrousova, ultimo prodotto della florida scuola ceca, ha mantenuto un ritmo martellante dal primo all’ultimo ’15’, incitandosi vigorosamente anche dopo qualche errore di troppo della russa. Con questo suo atteggiamento dominante ha annichilito la sua avversario sotto ogni aspetto del gioco, finendo per chiudere in un’ora esatta; giocherà adesso la seconda finale della carriera dopo quella vinta nel 2017 a Biel.

Risultati:

[1] A. Van Uytvanck b. [5] E. Alexandrova 3-6 6-4 7-6(7)
M. Vondrousova b. A. Potapova 6-0 6-2

Il tabellone completo

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Krajinovic: “Djokovic guiderà la Serbia in Davis. Non andrò all’Australian Open in caso di quarantena”

Il numero due serbo è pronto a mettere le mani sull’Insalatiera, ma non andrà in Australia se dovrà rimanere in isolamento per più di cinque giorni

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Filip Krajinovic a Sofia 2021 (Credit: Ivan Mrankov)

Ci sono pochi dubbi che la quarantena australiana di inizio 2021 non sia un’esperienza che i tennisti smaniano di ripetere, soprattutto gli sfortunati che sono capitati sullo stesso aereo di un collega risultato positivo al COVID-19 e costretti al completo isolamento per due settimane, ma anche coloro che potevano uscire solo per il tempo prefissato per gli allenamenti e poi dovevano tornare nelle loro stanze con le finestre sigillate. A peggiorare l’umore c’è stata l’evidente disparità con i privilegiati di Adelaide che, tra l’altro, potevano godere del balcone. Tra quelli sicuramente non disposti a sottostare di nuovo a due settimane di quarantena c’è Filip Krajinovic, appena eliminato dalla Kremlin Cup (è stato battuto da Pedro Martinez dopo il bye al primo turno), evento a cui pensava di rinunciare per riposarsi dopo il Indian Wells per poi giocare in seguito “a Vienna e Parigi, ma Medvedev si è ritirato da Mosca, sono entrato come quarta testa di serie, un bye al primo turno, quindi ho deciso di andare”, spiega a Sport Blic il ventinovenne di Sombor.

IPOTESI AUSTRALIANE – È notizia degli scorsi giorni che solo i tennisti con doppia dose riceveranno il visto per volare a Melbourne, dove, secondo Martin Pakula, ministro (anche) del Turismo, Sport e Grandi Eventi dello Stato della Victoria, essere vaccinati darà ai tennisti l’opportunità di giocare al meglio l’Australian Open, con le minori limitazioni possibili“. Limitazioni che, come anticipato, hanno un… limite per Krajinovic. “Sono molto rigorosi lì e onestamente, se devo stare in quarantena per quattordici giorni dopo l’arrivo a Melbourne, non andrò in Australia. Sono stato vaccinato, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per proteggere me stesso e le persone intorno a me, quindi non vedo davvero alcun motivo per sedermi lì per quattordici giorni in una stanza. Se dicono che dopo l’arrivo devo stare, diciamo, cinque giorni in isolamento, per me va bene, ma tutto ciò che va oltre è inaccettabile per me”. E ci sono anche i tempi piuttosto stretti, con la Coppa Davis che termina il 5 dicembre: “La stagione finisce tardi, avrò venti giorni per prepararmi e partire. Verranno ancora organizzati voli charter, l’ultimo dei quali è previsto per il 28 dicembre, l’ultima data utile per andare in Australia. Vedrò quale sarà la decisione finale di Melbourne, quindi deciderò la cosa migliore da fare”. In ogni caso, una decisione finale sulla durata di un’eventuale quarantena non è ancora stata presa da parte del governo locale.

IL RITORNO DI NOLE – Il numero 1 ATP ha dichiarato negli scorsi giorni che la sua programmazione di fine anno includerà Bercy, le Finals di Torino e la Davis. E proprio in quest’ultima manifestazione Krajinovic spera di ottenere un trionfo storico, con la compagine guidata da Djokovic in partenza il 25 novembre. “Avremo la formazione più forte perché vogliamo tentare di vincere l’Insalatiera come nel 2010”, rivela Filip, che userà i prossimi tre tornei per arrivare al meglio a Innsbruck (la Serbia è nel girone con Germania e Austria, prive rispettivamente di Zverev e Thiem) e a Madrid. Viaggiamo guidati da Novak e di certo non andremo lì per perdere. Eravamo già tutti d’accordo per giocare e provare a vincere”. In programma c’è una mini-preparazione a Belgrado prima di dirigersi verso l’Austria, “quattro o cinque giorni di allenamento insieme per rafforzare lo spirito di squadra, ma non so esattamente quando cominceremo perché dipende da chi gioca cosa da qui a fine stagione”.

 

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Race to Milano: Sinner vince il derby contro Musetti ad Anversa

SPONSORIZZATO – Le giovani stelle del tennis italiano si sono sfidate agli ottavi: è stato il campione uscente delle Next Gen ATP Finals a prevalere

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Riflettori puntati sullo European Open, dove agli ottavi di finale è andata in scena la sfida che gli appassionati italiani sperano possa ripetersi nella prossima decade su palcoscenici e in turni ben più prestigiosi, vale a dire quella fra il leader delle classifiche Next Gen Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, attualmente al sesto posto ma, ricordiamolo, più giovane di un anno. I due non si erano mai affrontati nel tour principale: la loro unica sfida risaliva infatti al 2019, quando si giocarono una wild card nelle prequalificazioni per gli Internazionali d’Italia al Foro Italico. Come allora, è stato Sinner ad aggiudicarsi la sfida, allungando in vetta alla Race to Milano e tenendo vive le speranze di qualificarsi per le ATP Finals di Torino.

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Sorpresa all’ATP di Mosca: Rublev eliminato da Mannarino. Avanza Karatsev

Il francese (sconfitto nella finale 2019) si prende una dolce rivincita sul numero 5 della Race ATP, salvando anche un match point

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Andrey Rublev - Mosca 2021 (foto Telegram VTB Kremlin Cup)

È una vera e propria storia d’amore (ma mai a lieto fine, sinora) quella che intercorre tra Adrian Mannarino e l’ATP di Mosca. Il francese ha raggiunto la finale per ben due volte nell’evento, nel 2019 e nel 2018 e un anno prima si è fermato solo in semifinale. Ancora non sa se riuscirà ad arrivare in fondo quest’anno, ma è comunque riuscito a conquistare un risultato di altissimo livello. Nel secondo turno ha infatti estromesso dal torneo la testa di serie numero 1 Andrey Rublev, salvando anche un match point sul 5-6 del secondo parziale. I due si erano affrontati nella sopra citata finale del 2019 a Mosca, quando Rublev si impose nettamente (6-4 6-0), alzando il trofeo di fronte alla sua gente.

Rublev conduceva 5-2 il primo parziale, ma ha rischiato di subire una clamorosa rimonta: sul 5-5 ha salvato un break point e ha chiuso il set nel dodicesimo gioco. Le difficoltà palesate sul finale del primo parziale sono state però un campanello d’allarme per Rublev. Nel secondo set ha ceduto per due volte il servizio e Mannarino sul 5-4 ha avuto sulla racchetta due set point. Il russo ha reagito e, come accaduto un’oretta prima, si è portato a un punto dalla conquista del set. Un rovescio in rete sul match point gli ha negato l’opportunità di archiviare una partita molto complessa con un doppio 7-5 e Mannarino ha forzato la partita al terzo set nel tie-break. Rublev è apparso affaticato nel finale, incapace di reagire al break subìto nel quinto game. “Siamo entrambi migliorati rispetto alla finale di due anni fa” ha detto il 33enne francese. Andrey è migliorato molto più di me, ma anche se un giocatore ti è superiore, tutto può succedere. Oggi sono stato un po’ fortunato, sono comunque contento della mia performance”. Lo attende Berankis nei quarti di finale, un match totalmente alla sua portata.

Il primo favorito del torneo è diventato dunque Aslan Karatsev che ha aperto il suo torneo (dopo il bye al primo round) contro Egor Gerasimov. Non ha impiegato molto più tempo del necessario a disfarsi del suo avversario, nemmeno 90 minuti ad essere precisi. Ha chiuso 6-4 6-3 e attende ora il vincente dell’incontro tra Simon e McDonald.

 

Il tabellone dell’ATP di Mosca

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